domenica 29 marzo 2026

MA QUANT'È BELLO ANDARE IN GIRO CON LE ALI SOTTO I PIEDI...

 Ottanta sono gli anni che compie oggi un mezzo di trasporto assolutamente italiano, ma conosciuto in tutto il mondo per.... Cesare Cremonini? Si...gli piacerebbe...


Sto parlando infatti della Vespa che il 29 marzo del 1946 la Piaggio ha presentato per la prima volta sul mercato nella sua prima forma chiaramente vintage per passare attraverso i decenni con ritocchi estetici via via aggiornati, ma sempre rispettosi del modello iniziale. 
Perché sennò non sarebbe più una Vespa, quella che anche Vasco cita in Bollicine per chi "Mangia Le Mele"

come diceva un vecchio slogan che la pubblicizzava molto prima che la mela morsicata diventasse dominio Apple.
Mito anche nel cinema con Vacanze Romane dove nel 1953 Gregory Peck giornalista ci portava a fare il giro di Roma la principessa Audrey Hepburn, che avercela dietro pesava come niente con quel suo fisico esile invidiato da tutte, ma senza sapere allora che era dovuto a gravi problemi alimentari avuti in tenera età.

Vista la diffusione che ha avuto negli anni, potrei supporre che chiunque in vita sua abbia guidato con soddisfazione almeno un modello di Vespa, trovando magari una concorrenza maggiore più tardi con l'avvento in massa degli scooter giapponesi in prima istanza e poi coreani in anni più recenti, con anche il passo falso della Cosa che avrebbe dovuto sostituire la Vespa PX, ma non piacque a nessuno con, fra le tante modifiche estetiche, quelle scocche laterali che parevano come se fossero state montate al contrario.

Non essendo io il direttore di una rivista specializzata, non starò adesso certamente a spiegare il funzionamento del motore Piaggio, che rimane comunque un tipo di motore unico derivato dall'aeronautica (era un motorino d'avviamento degli aerei).
Giornata anche dedicata  al Pianoforte questa e quindi mi viene da concludere il post con una canzone che non è delle più famose di Umberto Tozzi come potrebbe essere Gloria, ma è ugualmente bella e si chiama appunto AMICO PIANOFORTE.

sabato 28 marzo 2026

LE AQUILE STANNO PER ATTERRARE

 Una pagina di storia della musica sta per chiudersi, infatti Don Henley ha parlato apertamente del futuro degli EAGLES, spiegando che il 2026 segnerà la fine del percorso ormai pluridecennale della band.


E io lo scrivo in questo sabato musicale, perché dopo oltre 50 anni di carriera, ed essere stati i musicisti di Linda Ronstadt, Henley ha raccontato il desiderio di rallentare, dedicare tempo alla famiglia, viaggiare davvero, coltivare passioni lontane dai palchi e affrontare con serenità anche i limiti imposti dall'età.

Età che ultimamente ha sentito pesare anche Keith Richards dei Rolling Stones che per l'artrite ha dovuto rinunciare al prossimo tour perlomeno finché non si sentirà meglio (se si sentirà meglio), ma nel frattempo la band sta lavorando ad un nuovo disco dopo quel sorprendente HACKNEY DIAMONDS che non è certo il loro lavoro migliore, ma avercene dischi così. 
Ma torniamo alle nostre Aquile, perché ALBUM STORICI gli Eagles li hanno incisi

(HOTEL CALIFORNIA sta per compiere 50 anni), concerti sold out li hanno avuti, qualcuno di loro purtroppo non c'è più, quindi una decisione così sembra più che lecita.
Ma per i fans non ci sarà alcun pericolo di dimenticarli perché la loro musica rimane, su qualsiasi supporto disponibile, e quella non dirà mai che è arrivato il capolinea. 
Chiudo il post di oggi con gli auguri a Lady Gaga per i suoi 40 anni,

artista che porta in scena spettacoli molto diversi da quelli degli Eagles, ma tutto sommato dotata di una versatilità tale che, sono sicuro, potrebbe interpretare benissimo anche le loro canzoni esattamente come già si è cimentata nello swing-jazz con Tony Bennett e in altri generi estranei al suo come nel film A STAR IS BORN.

venerdì 27 marzo 2026

QUANDO UNA SERIE ANIME FINISCE, O ALMENO COSÌ SEMBRA

 Il giappone nutre un vero culto per gli anime e infatti ovunque trovi souvenir a forma di Dragonball o Pikachu, con un posto d'onore per i robottoni come Mazinga o quel Gundam la cui enorme replica troneggia davanti ad un edificio e ad orari prestabiliti si produce in movimenti e suoni, ma solo se siete fortunati che non ci sia qualche inconveniente tecnico come è capitato invece al sottoscritto, e inconveniente per colpa del quale lo spettacolo fu molto limitato.


Per una fetta di otaku molto minore rispetto a quelli che osannano i succitati personaggi, ma per i quali l'amore per la serie non cala ormai da trent'anni, il 27 marzo del 1996 è diventato un giorno storico poiché su Tv Tokyo venne trasmesso l'ultimo episodio di Neon Genesis Evangelion, serie di Hideaki Anno della quale ho parlato più volte e di recente in occasione dell'ANNIVERSARIO di quei trent'anni appena compiuti.
Se avete letto, come dovreste aver fatto, quel post precedente saprete già che l'ultimo episodio, in coppia con il penultimo, venne prodotto in un regime di crisi finanziaria per la Gainax, quindi con animazioni ridotte al minimo e con perlopiù pensieri recitati spesso su immagini fisse in un clima introspettivo che scavava dentro al subconscio del giovane Shinji.



Hideaki Anno in seguito realizzò una nuova versione più curata dei due episodi (nel cofanetto che raccoglie gli episodi ci sono entrambe), ma, sotto pressione dei fans, anche un nuovo film per le sale che mostrava un finale diverso e senza risparmiarsi sulle scene violente e disturbanti.

In seguito arriverà sempre per il cinema anche una nuova TETRALOGIA tuttora su Prime Video che parte dallo stesso soggetto per poi seguire strade molto diverse, con nuovi personaggi introdotti nella storia ed eventi eclatanti come l'incidente di Asuka che le costerà la perdita di un occhio.

Insomma mi ci metto anch'io in quel gruppo di otaku appassionati di Evangelion, e la ragione sono i motivi che ho già elencato nei post precedenti e che non ho mai trovato sviluppati in altri anime, magari anche più spettacolari, ma senza quel sottotesto che rende speciale un'opera audiovisiva come questa. 

giovedì 26 marzo 2026

GINO: LA FINE DI UNA LUNGA STORIA D'AMORE CHE SEMBRAVA SENZA FINE

 Come il titolo di quella sua meravigliosa canzone (cantata anche da Mina e da Ornella Vanoni, sua amica e anche compagna per un periodo) è finita a 91 anni la storia di Gino Paoli, cantautore della vecchia scuola genovese che adesso si ritrova tutta riunita nell'aldilà con, partendo da sinistra in senso orario, Umberto Bindi, Paoli, Fabrizio De André,Luigi Tenco,Bruno Lauzi e Vittorio DeScalzi dei New Trolls. 


Uomo magari un pò burbero il Gino, ma che ci lascia un bagaglio musicale mai passato di moda con pezzi che tuttora fanno parte della nostra storia.

SAPORE DI SALE, Il Cielo In Una Stanza, di cui è grandiosa la versione cantata da Mina, Senza Fine che, oltre ad essere anche questa una canzone che Ornella cantava, è il brano che apre NAVE FANTASMA, quel film che parte benissimo, ma che poi si perde per strada, e poi La Gatta, fino ad arrivare al suo ritorno alla vetta delle classifiche nel 1991 con QUATTRO AMICI che ospita anche Vasco Rossi sul finale.

Gino Paoli aveva sfidato la morte nel 1963 quando il cantante si sparò al petto in un momento di depressione, ma la pallottola non colpì organi vitali. 
I medici decisero di non rimuovere il proiettile perché ritenuto troppo rischioso, lasciandola incapsulata nel corpo, precisamente vicino al pericardio, ma contemporaneamente Paoli venne denunciato per possesso illegale di arma da fuoco. 
Gino ha avuto anche un periodo in politica ed era il padre dell'attrice Amanda Sandrelli. 
Prima di Paoli se n'è andato anche Louie Louie Cordero, 64 anni, attore e cantante portoricano che potete vedere nel ruolo del fidanzato di Madonna nel videoclip di BORDERLINE qui sotto.

Infine, dalla musica al cinema, è morto nel sonno per cause naturali l’attore statunitense Nicholas Brendon, noto soprattutto per il ruolo di Xander Harris, uno degli amici della protagonista che ha il volto di Sarah Michelle Gellar in Buffy L’Ammazzavampiri,

una delle serie tv più famose di fine anni 90 e primi anni 2000 tratta da un omonimo film del 1992 con tutt'altro cast che però fu un fiasco colossale. 
Aveva 54 anni.
Addio Gino, Louie Louie e Nicholas. 




mercoledì 25 marzo 2026

QUANDO LA RELIGIONE FA SPETTACOLO

 Giornata molto triste per la musica italiana poiché è mancato ieri il grande Gino Paoli a 91 anni (ne parleremo domani insieme ad altri nomi che se ne sono andati), mentre, secondo la tradizione cattolica, oggi che è il 25 marzo sarebbe stato molto tempo fa il giorno del Passaggio del Mar Rosso, evento che è stato immortalato in I Dieci Comandamenti di Cecil B DeMille,

film kolossal che aveva soffiato l'Oscar per gli effetti speciali a IL PIANETA PROIBITO (infatti anche questo "peplum", come il classico della fantascienza, compirà 70 anni il prossimo ottobre), e che, al contrario di quello che si potrebbe pensare, non è per niente un mattone anche perché si avvale di un cast di altissimo livello con nomi come Charlton Heston (Mosè), Yul Brynner, Anne Baxter,

Edward G. Robinson, John Derek, Yvonne De Carlo, Vincent "Thriller" Price e altre celebrità dell'epoca. 
Tale scena del Mar Rosso che apre le sue acque per permettere il passaggio degli ebrei e le richiude subito dopo mentre stanno passando anche i soldati egizi che gli stanno dando la caccia, rimane tuttora un effetto speciale grandioso specie se si pensa che venne realizzato nel 1956 proiettando al contrario il riempimento di un vascone d'acqua che in questo modo dava l'idea del mare che si apriva.

Molto meno imponente la versione di Franco Zeffirelli nel televisivo Gesù Di Nazareth dove vedevamo l'acqua ritirarsi come una bassa marea, ma a conti fatti forse era questa la versione più realistica. 
Cioè io ve lo confesso anche se vi sembrerà strano, ma quel 25 marzo non c'ero proprio a verificare come fossero andate veramente le cose. 
Certo è che la versione hollywoodiana è senza dubbio più spettacolare, fatta apposta per lasciarti a bocca aperta. 
Restando sempre nel cinema, il 25 marzo è considerato anche il giorno in cui Dio mise alla prova Isacco ordinandogli di sacrificare il suo primogenito, ma fermandolo un attimo prima di compiere il gesto. 
La scena in questo caso era stata inserita da John Houston nel 1966 in La Bibbia,

film dove il regista interpreta Noè e con molti nomi italiani nel cast poiché era una ambiziosa produzione di Dino De Laurentiis. 
Sempre lo stesso giorno di marzo, ma in anni/ere differenti, oltre ad essere anche la data della caduta di Lucifero che, ricordiamolo, era stato un angelo bellissimo (il nome significa "portatore di luce") prima di finire giù negli Inferi, è anche quella che il cristianesimo attribuisce alla creazione di Adamo (anche quella raccontata nel film di Houston) ma, in questo caso, preferisco lasciare la parola al maestro Francesco Guccini che ce la racconta in quell'irresistibile, divertentissimo brano che è LA GENESI.

 Enjoy! 

martedì 24 marzo 2026

MIDGE URE - BREATHE: BASTAVA SOLO ASPETTARE IL MOMENTO GIUSTO

 Anche oggi un pò di musica qui dalle mie parti poiché ha appena compiuto trent'anni BREATHE di Midge Ure, ex Ultravox,


e quando capita di ascoltare la canzone ogni tanto alla radio, nel ritornello succede di andare dietro al cantato in falsetto perché quel pezzo adesso ce l'abbiamo dentro un pò tutti. 
Eppure alla sua uscita il 22 marzo del 1996, il brano con il videoclip qui sopra, scritto dallo stesso Midge Ure e prodotto da Richard Feldman, è stato un clamoroso flop, forse anche perché dall'ex Ultravox (e anche Visage quindi due mondi pieni di new wave elettronica) il pubblico non si aspettava una cosa così, quasi folk scozzese. 
Destino vuole che, senza il bisogno di remix o nuove versioni, una campagna pubblicitaria della Swatch abbia scelto quel brano due anni dopo la sua pubblicazione come colonna sonora del suo SPOT

(tra l'altro bellissimo, ma la qualità del video purtroppo non è granché) mandandolo in breve tempo alla numero 1 della classifica italiana e austriaca, compreso l'album in cui era contenuto. 
L'unica modifica è stata la realizzazione di un NUOVO VIDEO MUSICALE rifatto nello stile dello spot Swatch con anche qualche product placement abilmente inserito.

È proprio il caso di dire che era solo "questione di tempo"... 

lunedì 23 marzo 2026

ANNA "NANNARELLA" MAGNANI: UN'ITALIANA A HOLLYWOOD

  E anche questi Oscar sono passati ormai da una settimana premiando secondo me le persone giuste e nel frattempo, come AVRETE LETTO, ho cominciato a fare i compiti.


Ma torniamo per un attimo al lontano 1956 quando 70 anni fa (per la precisione era il 21 marzo) fu Anna Magnani la prima attrice italiana della storia degli Oscar a ricevere la statuetta per la parte di protagonista del film La Rosa Tatuata e con tale evento si ritrovò tra i grandi nomi di Hollywood. 
Per il pubblico americano allora il cinema italiano era conosciuto per VITTORIO DE SICA, l'attore e regista che aveva guadagnato la prestigiosa ribalta degli Academy Awards, e primo italiano a farlo, con due insuperabili capolavori come Sciuscià (1946) e Ladri di biciclette (1948), per cui venne definito padre del neorealismo cinematografico. 
Nel 1941 la Magnani, già soprannominata Nannarella, ottenne i primi consensi grazie allo stesso De Sica, che la scelse come coprotagonista in Teresa Venerdì. 
Ma quel successo internazionale arrivò quattro anni dopo con la straordinaria interpretazione di Pina nel capolavoro neorealista di Roberto Rossellini (che le fu compagno di vita per un periodo), Roma Città Aperta, per il quale ottenne il Nastro d'argento come "miglior attrice non protagonista".

Con il ruolo principale in Bellissima (1951), del grande Luchino Visconti (regista di cui ho già parlato spesso), le si spalancarono definitivamente le porte di Hollywood. 
A pensare per primo a lei fu lo sceneggiatore Tennessee Williams, quello del dramma teatrale UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERO, portato sullo schermo da Elia Kazan. 
La sceneggiatura che Williams scrisse nacque pensando all'attrice romana nel ruolo della protagonista Serafina. 
Quindi con il regista Daniel Mann le proposero la parte e quest'ultima accettò, seppure ancora incredula di essere stata scelta e con i dubbi sul fatto di lasciare Roma per andare a lavorare oltreoceano.

Uscita nel 1955, la pellicola conquistò la platea statunitense e fece incetta di nomination (otto in tutto) all'edizione degli Oscar dell'anno seguente, portando a casa tre statuette: "miglior fotografia", "miglior sceneggiatura" e "miglior attrice protagonista" vincendo la concorrenza di star del calibro di Susan Hayward e Katharine Hepburn. 
La cosa buffa è che quando le telefonarono per avvertirla della sua nomination, pensò subito a uno scherzo e non si presentò a Los Angeles, ma poi, alle cinque di mattina, un'altra telefonata le fece capire che forse il primo d'aprile era ancora lontano. 
Quindi fu Marisa Pavan, coprotagonista nel film, che le portò la statuetta dopo averla ritirata al posto suo. 
Anche questa è storia del nostro cinema. 

MA QUANT'È BELLO ANDARE IN GIRO CON LE ALI SOTTO I PIEDI...

 Ottanta sono gli anni che compie oggi un mezzo di trasporto assolutamente italiano, ma conosciuto in tutto il mondo per.... Cesare Cremonin...