A DITONELLAPIAGA è stata affidata l'apertura del Festival ed è stata una devastante apertura dato che pareva di sentire gli Underworld, cioè tutto quello che non è un classico brano da Sanremo e forse per questo l'ho già messa tra le mie preferite.
Un Festival questo che rende doverosamente omaggio a parecchi personaggi televisivi e musicali morti più o meno di recente.
Tutto questo sorretto da un grande impianto scenico che definire faraonico non rende l'idea perché adesso la Rai per il Festival non bada a spese con gente che ci lavora su mesi e mesi prima con uno sbattimento che non ti dico.
Ma immaginate invece un festival di Sanremo che andava in onda in tv solo con la serata finale (le altre si sentivano alla radio) organizzato in una manciata di giorni, con un presentatore che invece di stare sul palco rimane seduto a un tavolo sotto (Giancarlo Guardabassi aveva problemi a stare tanto in piedi) come si vede in apertura nel video più avanti, con la diretta della serata finale che finisce prima dell'annuncio del vincitore perché non c'erano santi... il tempo a disposizione per la diretta era già abbastanza (altro che i minutaggi spropositati di adesso) e doveva assolutamente andare in onda il telegiornale (sarà annunciato lì che Peppino Di Capri ha vinto con NON LO FACCIO PIÙ) che chiude la programmazione serale della RAI, allora ancora monopolista.
Era il 1976 e avevo registrato tutte le canzoni dalla tv con quel Philips K7 mio compagno musicale per lungo tempo, in un'Italia stretta tra sacrifici, crisi e poca movida, tra big in declino e tanti sconosciuti. C'era un Toto Cutugno già cotonatissimo, ma in gara come leader degli Albatros portando una canzone bruttissima, VOLO AZ 504, che narra di lui che supplica lei incinta che invece se ne va via da lui con l'intenzione di abortire, in pratica una soap-opera.
Personalmente invece avevo già la mia guilty pleasure in Mara Cubeddu, voce dei Daniel Sentacruz Ensemble che cantavano LINDA BELLA LINDA. Festival che sul fatto di essere sottotono se la giocava con quello dell'anno precedente di cui ho parlato IERI.
Entrambi parevano la sagra paesana citata da Vincenzo De Lucia mentre imitava Laura Pausini.
Poi sono arrivate le tv private e la Rai si è dovuta dare una svegliata per non perdere spettatori, così, anno dopo anno siamo arrivati a quel Festival supermaxi di adesso che personalmente seguo per buona parte il giorno dopo su RaiPlay.
Stasera ci risiamo come il titolo di un VECCHIO WESTERN comico con Tomas Milian,
e riparte il Festival di Sanremo, ma Carlo Conti, con le sue rivelazioni snocciolate giorno per giorno e gli spot dove tutti cantano, ha già fatto la sua bella operazione di marketing.
Abbiamo anche qui Laura Pausini, poi l’attore turco Can Jaman/Sandokan, Achille Lauro, Max Pezzali e altri ancora con pure la faccenda pseudo politica di Pucci.
In gara una serie di figli d’arte di cui uno (Tredici Pietro) identico al padre,
ma rapper, al contrario del genitore che si capisce benissimo chi sia, e molti nomi sconosciuti agli occupanti delle poltrone dell'Ariston e ai nostalgici dei Festival di Baudo e Bongiorno.
Poi ci sono quelli di Amici e X-Factor, e glorie del passato messe lì per il pubblico che ho citato prima.
A proposito di passato sanremese devo segnalare la scomparsa ad 87 anni di Angela Luce, cantante e attrice napoletana che nel 1975 si era piazzata seconda con IPOCRISIA (vinse Gilda con Ragazza Del Sud) e che mi era già capitata da queste parti parlando di un film tutto matto con Tomas Milian e Maria Grazia Buccella, DOVE VAI TUTTA NUDA?, dove lei faceva un personaggio secondario, ma fondamentale.
Aveva lavorato anche per Pasolini nel famigerato IL DECAMERON e per Luchino Visconti.
Ma torniamo a noi, che francamente quest'anno Carlo Conti ci ha già un pò fracassato le palle.
È comunque interessante dare un'occhiata come "magnifiche spie",
a quello che sta dietro, osservando tre cose: chi scrive, chi produce e chi firma.
Cioè sono grosso modo i soliti autori, il che, per certi versi, riporta un pò al modo in cui era stato concepito il Festival ai tempi di Nunzio Filogamo che lo presentava agli "amici vicini e lontani" e dove le canzoni in gara venivano eseguite da tre soli interpreti a cui venivano affidati i brani da portare sul palco.
La differenza è che qui adesso si lavora a più mani, ma tante, nel senso che il brano di Fedez e Marco Masini arriva con sei firme.
Quello delle Bambole Di Pezza ne porta otto.
Forse più che canzoni sono associazioni a delinquere a giudicare da quanti nomi le firmano.
Ci sono quasi solo major discografiche, mentre le alternative sono molto poche nonostante Conti avesse parlato di apertura alle etichetta indipendenti.
Fatto clamoroso, manca LaTarma Management, quello di Marta Donà che ogni anno vince con il suo artista.
Era lei, Marta, quella signora che seguiva passo passo i Maneskin all'Eurovision e non una groupie fuori tempo massimo che qui sta abbracciando e baciando Victoria.
Forse Carlo avrà pensato che, se avesse vinto anche stavolta, alla fine qualcuno si sarebbe chiesto se non ci fosse qualche sotterfugio?
Ma alla resa dei... "Conti" voglio sperare che questi siano solo dei miei pregiudizi e che poi lo spettacolo ci sia...
Può riposare tranquilla Agatha Christie? in questo caso si, mentre invece nutro dei dubbi per il film con Christian DeSica, Lillo e TonyEffe uscito di recente.
Ma niente paura perché invece il titolo del post si riferisce al fatto che parliamo oggi di Wake Up Dead Man: Knives Out, ovvero il terzo episodio, diretto ancora da Rian Johnson, delle avventure, o meglio, le indagini di Benoit Blanc, il detective interpretato da Daniel Craig che stavolta appare nel personaggio decisamente più in forma fisica che negli episodi precedenti dove lo abbiamo visto invece più appesantito rispetto famosa alla spia britannica a cui ha dato il volto negli ultimi cinque capitoli.
Il caso che si presenta parrebbe rasentare il soprannaturale con un parroco sopra le righe di quelli che durante l'omelia si scaldano e lanciano invettive a tutti (Josh Brolin) morto assassinato in uno sgabuzzino in chiesa durante la messa con la chiesa piena (il classico delitto della "camera chiusa") e che risorge testimoniato dalle telecamere di sorveglianza, ed ecco la tomba inquieta che citavo nel titolo del post.
Ecco, si, e sappiamo bene che quando si parla di un giallo, ogni parola di troppo rischia di diventare spoiler, perciò adesso sarò muto come una... tomba...
Haha! Capito il giochino? Morti, tombe, risorgere...
E nemmeno siamo a Pasqua! Però si avvicina...
Scherzi a parte, completano il cast Glenn Close, Jeremy Renner, Mila Kunis e molti altri come in ogni classica storia di delitti misteriosi dove ognuno è sospettato, e segnalo sui titoli di coda la bellissima CANZONE di Tom Waits che vale la pena di lasciare andare e ascoltare per intero, che tanto per la musica più leggera ci penseremo da domani per tutta la settimana.
Anche oggi c'è musica dalle mie parti, legata al fatto che 50 anni fa nella storia dei Genesis, un bel giorno di febbraio (era per la precisione il 13) del 1976, arrivava il momento di una svolta importante poiché usciva allora l'album A Trick Of The Tail, ovvero il primo dopo che Peter Gabriel aveva abbandonato il gruppo portando via con sé tutto il suo bagaglio di particolarità istrioniche teatrali e il suo posto di vocalist sarà preso dal batterista Phil Collins, non senza qualche dubbio iniziale da parte dei colleghi che stavano provinando altri cantanti.
Ecco che i Genesis, che i più davano per finiti, si ritrovano ad essere guidati principalmente dai soliti Tony Banks e Mike Rutherford per un album registrato in tempi relativamente rapidi.
È un disco che non cerca più di disturbare con le storie inventate da Peter, ma di affascinare e avvolgere.
Lo si vede già dalla copertina che mostra una sfilata di personaggi (ce n'è uno per ogni canzone) bizzarri, buffi.
Mai disturbanti.
Il disco è comunque straordinario e contiene anche questo grandi visioni in stile "gabrieliano", quasi dei rimandi a SELLING ENGLAND BY THE POUND.
Le vere novità sono rappresentate dagli inediti accenni jazz rock (DANCE ON A VOLCANO, LOS ENDOS) dato che Phil in quel periodo suonava contemporaneamente anche nei BRAND-X, e da SQUONK dove Collins si è ispirato, per sua stessa ammissione, a John Bonham dei Led Zeppelin. Insomma un gran disco che tornerà con ben quattro brani contenuti nel live Seconds Out, uno dei miei primi approcci con i Genesis.
Tale successo porterà Banks, Rutherford e Collins a voler sempre più indirizzarsi verso il pop più commerciale.
I risultati li conosciamo tutti, nel bene e nel male con ancora un disco a quattro con presente Steve Hackett e in seguito ridotti a trio proprio per le divergenze creative del chitarrista.
Diventeranno sempre più Pop, ma sempre di gran classe.
Grande la musica degli anni 80, eh? E questo sabato, per un preciso motivo, ne abbiamo un pò da ascoltare, ma ci vuole una breve premessa. Se siete stati nel giro della musica eseguita in pubblico, vi sarà capitato di compilare il famoso borderò della SIAE dove scrivevi il titolo della canzone e il cognome di chi l'aveva composta. Badaben.... non il cantante o il paroliere, ma l'autore della musica perché i profitti andavano tutti a lui e su quella questione ci sono stati fior di litigi anche in tribunale.
Beh, compilando quel modulo, molto spesso abbiamo scritto il cognome di Tom Kelly (quello barbuto nella foto) perché, come una macchina instancabile, in quegli anni ha sfornato una quantità enorme di successi. Successi che però contenevano anche delle parole scritte da Billy Steinberg (quello sbarbato nella foto) e parlo di quella top hit piena di doppi sensi che è LIKE A VIRGIN per Madonna che nel video stava tutta pizzi e fiocchi a Venezia, TRUE COLORS e I DROVE ALL NIGHT per Cyndi Lauper, ma la seconda era già stata registrata nel 1987 da Roy Orbison e poi pubblicata solo postuma nel 1992 dopo la sua morte, quindi la variopinta cantante forse tecnicamente ne aveva fatto una pre-cover (?) nel 1989, mentre la prima vanta anch'essa una cover, ma successiva da parte di Phil Collins.
E poi c'è ETERNAL FLAME per le Bangles al cui testo ha collaborato anche la leader Susanna Hoffs per la quale avevamo tutti una cotta, SO EMOTIONAL per Whitney Houston nel suo momento da regina delle discoteche, I'LL STAND BY YOU per i Pretenders lavorandoci su con Chrissie Hynde, ALONE per le Heart, canzone che per me è una delle migliori rappresentanti di quel periodo di A.O.R. seppure il videoclip mostri le sorelle Wilson impegnate in un playback spudoratamente scenico (guardate l'assolo di chitarra), e ancora molte altre che hanno raccolto in una compilation.
Purtoppo oggi parlo di Billy e delle sue canzoni perché il paroliere è mancato a 75 anni.
Anche la musica italiana perde Marzio Mazzanti,
80 anni e cantante/bassista degli Homo Sapiens con i quali aveva vinto il Festival di Sanremo del 1977 con BELLA DA MORIRE, brano tutto cantato con vocine delicate, ma perfetto rappresentante di quel periodo, e infatti nella stessa edizione c'erano anche i Collage e La Bottega Dell'Arte, che se non ci stavi bene attento ci mettevi un attimo a confondere una band per l'altra.
Ancora un addio a Jesse Jackson
attivista per i diritti dei neri deceduto a 85 anni, ma in chiusura finalmente un compleanno per l'ex modella di quel periodo in cui erano inspiegabilmente superpagate, ed ex moglie di Richard Gere, Cindy Crawford che festeggia i suoi splendidi 60 anni.
Paolo Sorrentino con La Grazia rimette al centro della scena Toni Servillo nel ruolo di un inventato Presidente della Repubblica Italiana alla fine del suo mandato che si trova ad esaminare due richieste di grazia e un importante disegno di legge da approvare.
Cemento Armato è il soprannome con cui tutti lo chiamano per la sua nota inflessibilità sulle prese di posizione, ma lui non lo sa e nemmeno sua figlia che lavora per lui glielo ha mai rivelato.
Un personaggio che ricorda a tratti Francesco Cossiga, ma certamente c'è anche dentro un pò di Scalfaro e Mattarella.
Tuttavia credo che nessuno di loro abbia mai rappato un brano di Guè (che appare anche in un cameo nel film con Shablo),
mentre Toni lo fa e pure bene sotto lo sguardo dubbioso di un corazziere (a proposito, questo rap sta da monito contro quelli doppiati male di cui parlavo poco più di UNA SETTIMANA FA).
Servillo per tutto il film ha quell'espressione dubbiosa alla ricerca di qualcosa come lo avevamo visto in LA STRANEZZA dove interpretava Luigi Pirandello.
Ci sono i dubbi su cosa firmare, approvare, il ricordo ricorrente della moglie Aurora, pronunciando il nome con la "o" chiusa, che quarant'anni prima lo aveva tradito e c'è anche chì sa chi fosse l'amante, ma nessuno glielo vuole rivelare.
Tutto intorno Sorrentino mette le sue bellissime inquadrature così suggestive che a volte sembrano create con l'intelligenza artificiale e invece è maestria.
Momenti quasi onirici come il ministro che barcolla al ralenti sotto pioggia e vento, ma se lo aiutano è squalificato...
no, forse quella era un'altra storia.
E pensare che qualcuno, quando glielo avevo proposto, nemmeno voleva vederlo sto film.
Eh, già... IERI Zootropolis compiva dieci anni ed oggi sono sempre dieci gli anni di cui si parla, ma in questo caso riguardano la data della morte di Umberto Eco, scrittore che è diventato ancora più noto al grande pubblico grazie a Sean Connery che ha incarnato il suo Guglielmo Da Baskerville, il frate detective protagonista de Il Nome Della Rosa.
Film di Jean Jacques Annaud con poster originale firmato da quel grande artista che è stato RENATO CASARO, e pellicola che ormai si porta sulla schiena i suoi bei 40 anni che, per la precisione, compirà a settembre.
Sean, sempre con la voce italiana di Pino Locchi, suo doppiatore anche per James Bond, indaga su delle morti misteriose avvenute all'interno di un monastero ed ha come assistente un giovane Christian Slater.
Anche il libro pubblicato nel 1980 era molto bello (forse è anche il migliore di Umberto), confermato dal fatto che è diventato un best-seller internazionale, e le notevoli differenze che ci sono nel film sono state comunque approvate dallo scrittore
che così facendo si è rivelato comprensivo sulle difficoltà di riportare in pellicola tutto esattamente pari pari alle pagine scritte, specialmente le lunghe discussioni teoriche che ci sono nella prima parte del racconto.
Eco ha inoltre apprezzato che la maggior parte dei personaggi del film rispettassero esattamente la sua idea di come li aveva immaginati lui scrivendo il romanzo.
Per questo non poteva che uscirne questo grande film che oggi è passato di qua.