lunedì 9 marzo 2026

IL PIANETA PROIBITO HA COMPIUTO 70 ANNI

 Quest’anno Il Pianeta Proibito (Forbidden Planet) compie 70 anni,


infatti era uscito nel marzo del 1956, prodotto dalla MGM, diretto da Fred M. Wilcox e interpretato da Walter Pidgeon, Anne Francis e Leslie Nielsen, proprio quell'attore che per molti sarà poi legato solo ai film comico-demenziali. 
Qui da queste parti ne avevo già parlato MOLTO TEMPO FA, ma oggi, in occasione dell'anniversario, è il caso di approfondire un pò la conoscenza di questo film
Intanto l'azione stavolta si svolgeva nello spazio e non più sulla terra che, come spesso si vedeva nei film dell'epoca, veniva invasa o perlomeno visitata da esseri di altri pianeti. 
Infatti i nostri protagonisti stanno viaggiando alla velocità della luce su un'astronave alla ricerca di una spedizione scomparsa,

con questo veicolo spaziale che, anche se più essenziale con la forma del classico disco volante, anticipa l'Enterprise di Star Trek, serie tv che arriverà nove anni dopo e proprio Gene Roddenberry (il creatore della serie) disse chiaramente di aver avuto molta ispirazione per il suo prodotto guardando il film. 
E cosi, viaggiando viaggiando, ecco che l'equipaggio arriva su Altair IV, un pianeta lontano in orbita attorno a un’altra stella per trovarsi presto a fare i conti con i misteri del luogo. 
Oltre alla particolare colonna sonora di Bebe e Louis Barron fatta di pulsazioni, echi, vibrazioni tutte ottenute elettronicamente, tutti ricordiamo Robby the Robot, un personaggio che al di fuori del film è diventato una vera e propria icona. 
Pensate che in Italia gli dava la voce Alberto Lupo, mentre Nino Manfredi doppiava il cuoco di bordo.

Il film ottenne la nomination agli Oscar per gli effetti speciali, per l'epoca avanzatissimi, ma niente statuetta che invece andò a I Dieci Comandamenti, altra grande pellicola che bisogna necessariamente avere visto almeno una volta nella vita. 
Già nel precedente post citavo come punto debole la visione del mostro animato che era presente grazie ad un piccolo aiuto della Disney, e infatti risultano molto più efficaci le scene, ottenute con effetti fisici, in cui non lo si vede, ma c'è mentre lascia impronte o piega i gradini della scaletta.

Piccolo ricordo personale: lo avevo visto la prima volta in tv, ancora in bianco e nero, durante una rassegna di film di fantascienza che la Rai mandava in onda nel pomeriggio, e solo in anni successivi ho goduto della visione a colori rendendomi conto di quanto il procedimento della Eastmancolor (più recente, più economico e più naturale nella resa cromatica piuttosto che il Technicolor che dava dei colori molto accesi) aggiungesse alla bellezza del film.  Ma sicuramente le note tecniche non sono la parte più interessante del film, perlomeno per lo spettatore medio, per cui il consiglio migliore è di guardarlo con occhio nostalgico per poter perdonare certe ingenuità che inevitabilmente ci sono in un prodotto di settant'anni fa.  Dubito tuttavia che al mondo ci sia ancora qualcuno che non ha mai visto questo film che pesca la sua sceneggiatura dall'opera di uno piuttosto bravo che si chiamava William Shakespeare e ai suoi tempi l'aveva intitolata "La Tempesta".

domenica 8 marzo 2026

COSA SAREBBE 007 SENZA LE DONNE?

 Buongiorno e buon 8 Marzo a tutte le lettrici di questo blog, e a tutte voi dedico la COMPILATION di donne famose nel video qui sotto. 

Si, donne che hanno avuto un ruolo importante in quella famosa saga perché diciamolo pure chiaro: non c'è Bond senza donne, che agli inizi magari parevano perlopiù di contorno, un bel contorno sovrastato dal maschilismo preponderante, mentre nella più recente era di Daniel Craig le abbiamo viste ben più emancipate e presenti, senza problemi ad adoperare le armi come ci ha mostrato Ana DeArmas


(anche nella saga di John Wick e in Ballerina) che nel video di YouTube non appare poiché era stato pubblicato molto prima di No Time To Die. 
Anzi, con lo stesso intento celebrativo verso il gentil sesso, durante il periodo di Brosnan, allegato a La Morte Può Attendere, era stato distribuito anche Bond Girls Are Forever, documentario di 46 minuti che abbiamo ritrovato poi rimontato anche negli extra di Casino Royale.  
Quindi concludo rinnovando gli auguri a tutte voi ringraziandovi perché avete il merito di aver reso 007 il mito che è diventato. 

sabato 7 marzo 2026

QUANDO LINDA PERRY (E NON MORGAN) SI CHIEDEVA "CHE SUCCEDE?"

 Sicuramente tutti conosciamo WHAT"S UP dei 4 Non Blondes, quella canzone che ti fa gridare "heeey heeey heeey yeah yeah",


grandissimo successo degli anni 90 dal giro di accordi sempre uguale, ma probabilmente non era un difetto perché era risultato decisamente efficace. 
E comunque anche LA CANZONE DEL SOLE di Battisti gira sempre uguale eppure piace a tutti.

Bene, Linda Perry, che, nonostante il suo look fosse carismatico e fosse lei l'autrice delle canzoni, non era la vera leader della band in quanto era stata reclutata in un secondo tempo dal trio quando questo era già formato, dopo quel primo e unico album si era dedicata a scrivere brani per altri artisti ed era uscita anche con un disco solista oltre 25 anni fa nel 1999, e ancora prima un altro nel 1996, ma sempre senza tanta promozione e infatti quasi nessuno se ne era accorto. 
Adesso Linda ha annunciato per il prossimo 8 maggio l'uscita del suo nuovo album solista Let It Die Here, e come singolo di presentazione ha appena pubblicato la sua versione di BEAUTIFUL


che ai suoi tempi aveva scritto per Christina Aguilera ed era stata una grande hit. 
Intanto, tra le altre cose, non ha escluso anche un ritorno con i 4 Non Blondes. 
E quindi oggi tutta musica che ci riporta un pò indietro, non molto, ma quanto basta per rendersi conto di come tutto sia cambiato nel giro di trent'anni. 
Tutto... tranne le guerre... 

venerdì 6 marzo 2026

BOWIE ANCHE A FUMETTI

  Amanti dei comics attenzione perché esce oggi la graphic novel "Low - David Bowie e gli anni di Berlino",


firmata dal fumettista tedesco Reinhard Kleist, ed è in pratica il seguito di "Starman" che invece ritraeva l'artista nel periodo di Ziggy. 
Qui infatti si prosegue con il trasferimento a Berlino Ovest nel 1976, quando Bowie lascia Los Angeles per prendere le distanze da certi eccessi che stavano diventando un pò troppo invadenti. 
Troviamo la scena underground, le sessioni di registrazione e Iggy Pop, tutto in una Berlino ancora divisa dal Muro. 
Il 31 marzo arriva invece in libreria "Ho lasciato ogni posto"

di Lorenzo Coltellacci e Mattia Tassaro che ci presentano un Bowie anche qui distante dall'immaginario glam di Ziggy Stardust, con Brian Eno e Robert Fripp come personaggi che gli gravitano intorno alla fine dei Settanta e con la nascita di post-punk e new wave. 
I due autori si sono già cimentati con Joy Division e Cure ed ora tornano in questo periodo che ricorda i dieci anni della scomparsa di David Bowie, l'artista che Carlo Conti su quel famoso palco televisivo si ostinava a chiamare "Baui"! in occasione dell'esecuzione di RAGAZZO SOLO, RAGAZZA SOLA,

orrenda versione italiana di Space Oddity che non c'entrava nulla con la drammatica vicenda del Major Tom nello spazio, e di cui lo stesso Duca Bianco, costretto ad inciderla dalla RCA, si era vergognato definendola "uno scempio". 
In conclusione gli auguri a un altro David che di cognome fa Gilmour e compie oggi 80 anni di cui in buona parte passati insieme ai Pink Floyd e tutte le beghe consecutive con Roger Waters.
Tra l'altro il compleanno proprio oggi pare non capitare così a caso poiché i due David hanno diviso il palco della Royal Albert Hall il 29 maggio del 2006 con due canzoni dei Pink Floyd: ARNOLD LAYNE e COMFORTABLY NUMB 

con 15 minuti di applausi tra un brano e l'altro e l'ovazione finale a conclusione del concerto. 
Nel frattempo in italia Povia aveva appena vinto Sanremo e nel giro di pochi anni ci saremmo trovati a dover convivere con la "trap"... 

giovedì 5 marzo 2026

GIORNALI VERI E DA SERIE TV

 «Pubblico, vogliamo parlarti chiaro. In diciassette anni di regime libero tu hai imparato di molte cose. Oramai non ti lasci gabbare dalle frasi. Sai leggere fra le righe e conosci il valore delle gonfie dichiarazioni e delle declamazioni solenni d’altri tempi. La tua educazione politica è matura».


Si apriva così il primo numero del Corriere Della Sera con queste parole scritte dall'allora direttore Eugenio Torelli Viollier. 
Usciva il 5 marzo del 1876 (vi faccio io subito il conto: erano ben 150 anni fa) composto da soli quattro fogli, ed era "della sera" proprio perché venne distribuito a Milano verso le 21 con i classici strilloni che si vedevano nei film d'epoca. 
Tre redattori e quattro operai formavano il team e nelle quattro pagine trovava posto tra la cronaca, compresa quella milanese, gli spettacoli e la borsa, anche una puntata di un romanzo d'appendice. 
Col passare degli anni e l'ingrandirsi della redazione arriveranno anche gli "spin-off" come La Domenica del Corriere e il Corriere dei Piccoli dove ci sarà il Signor Bonaventura con il suo Milione.

Passato attraverso la censura fascista e il dopoguerra, il quotidiano cambierà anche momentaneamente nome per poi tornare a quello originale, e negli anni sarà la testata che si contenderà il dominio editoriale del milanese con La Repubblica anche nella sua versione web. 
E a proposito di spin-off e giornali dico solo due parole su The Paper (la foto in apertura del post), serie tv americana pseudo spin-off di The Office, con la nostra Sabrina Impacciatore

e che, nonostante sia sempre firmata da Greg Daniels e realizzata con la stessa tecnica di ripresa, pare non avere l'effetto sperato. 
Questo, mi duole dirlo, anche per colpa della nostra attrice che qui rifà un personaggio simile al capufficio interpretato da Steve Carell, ma talmente sopra le righe da diventare irritante,

complice anche un pessimo auto-doppiaggio che già UN'ALTRA VOLTA ho potuto constatare quanto lasciasse a desiderare sempre nel caso di Sabrina.
O forse potrebbe anche essere che a riscaldare sempre la stessa minestra alla fine non la riesci più a mandare giù? 

mercoledì 4 marzo 2026

QIELLA VOLTA CHE JOHN LENNON NON AVEVA MISURATO LE PAROLE

 Quel lontano 4 marzo del 1966, mentre Lucio Dalla compiva 23 anni e aveva appena partecipato al Festival di Sanremo con Paff Bum!, dall'altra parte dell'oceano, durante un tour negli Stati Uniti, John Lennon in un'intervista all'Evening Standard si faceva scappare una famosa frase che venne subito male interpretata, e ne avevo accennato già qualcosa L'ANNO SCORSO.


Nella frase sosteneva che i Beatles (eh si, tornano anche oggi) erano diventati più famosi di Gesù, e concetto con il quale il beatle voleva solo evidenziare la portata planetaria della "Beatlemania" rispetto alla religione in quel periodo. 
Cioè hai presente il fanatismo, le ragazzine urlanti, le folle in delirio eccetera? 
Tutte cose che non potevano certo lasciare indifferenti quei quattro ragazzi di Liverpool e che, volente o nolente, ti infondono anche una certa autostima. 

E infatti Lennon per quei motivi aveva avuto la sensazione che il cristianesimo fosse in declino in quegli anni, e che la band di cui faceva parte stesse semplicemente avendo un impatto culturale maggiore sulla gioventù dell'epoca rispetto a Gesù. 
Se andiamo a vedere non aveva per nulla torto poiché John si riferiva solo alla popolarità pop del momento e non ad un confronto storico o teologico che esulava totalmente dalle sue competenze. 
Forse in effetti aveva preso come metro di paragone qualcosa di un pò troppo grande, buttandosi così candidamente, ingenuamente senza pensare tanto a quello che stava dicendo. 
Ma se le parole sono importanti, come DICEVA Nanni Moretti, conta anche molto come vengono interpretate, e per questo la dichiarazione causò enormi polemiche, in particolare negli Stati Uniti che su questi argomenti si mostravano particolarmente bigotti, portando a boicottaggi dei dischi dei Beatles con roghi dei vinili organizzati dalle radio cristiane e dalle associazioni religiose, nonostante le successive precisazioni di Lennon. 
Questa vicenda viene anche raccontata nel documentario del 2016 diretto da Ron Howard,

The Beatles: Eight Days A Week - The Touring Years dove Ringo Starr è doppiato in italiano da Pino Insegno, giuro. 
La frase di John, sempre con quel suo significato leggermente travisato, divenne un simbolo della supremazia della cultura pop e della musica rock negli anni '60. 
Il titolo PIÙ FAMOSO DI GESÙ è stato anche utilizzato da Gianluca Grignani per un brano del 1996, contenuto nel discusso album La Fabbrica di Plastica di cui avevo parlato tempo fa qui dalle mie parti.

Strano però che per Gianluca non si sia scatenato lo stesso putiferio... 

martedì 3 marzo 2026

FRANCESCO PAOLANTONI HA VINTO QUALCHECCOSA

 Oggi apro il post con gli auguri per i suoi 70 anni a Francesco Paolantoni,


il simpatico comico napoletano che capita di vedere ospite in millemila programmi tv (soprattutto per le incursioni a Tale E Quale Show) e in particolare nuovamente da domani in prima serata con Stasera Tutto È Possibile, dove gioca ai giochi più pazzi sotto la conduzione di Stefano De Martino. 
Anche se allora era molto diverso, non si può dimenticare a Mai Dire Gol nei panni del concorrente di telequiz Robertino

con il tormentone "ho vinto qualcheccosa?".
Purtroppo c'è anche l'addio a Sandro Munari, storico campione di rally per la Lancia che se n'è andato ad 85 anni

e a Len Garry, 84 anni, che era stato uno dei primi membri dei Quarrymen, dove suonava il bidofono, come si vede nella foto sotto, che era una specie di contrabbasso artigianale costituito appunto da un bidone, un palo e una corda, mentre le due chitarre erano di competenza di John Lennon e Paul McCartney.

E poi è inutile ricordare come si sarebbero evolute le cose.
Auguri ancora a Francesco e addio a Sandro e Len. 

IL PIANETA PROIBITO HA COMPIUTO 70 ANNI

 Quest’anno Il Pianeta Proibito (Forbidden Planet) compie 70 anni, infatti era uscito nel marzo del 1956, prodotto dalla MGM, diretto da Fr...