lunedì 14 ottobre 2019

EL CAMINO


Ed ecco cosa è successo a Jessie in fuga dopo essere stato prigioniero incatenato come un cane.
Stiamo parlando naturalmente del finale della serie cult Breaking Bad che con questo film aggiunge una piccola tessera alla storia.
In effetti piccola e nemmeno troppo importante, sebbene realizzata con la cura maniacale a cui eravamo abituati vedendo la serie. Tornano in parata diversi personaggi che conosciamo e, senza spoilerare niente, ci sono anche gradite sorprese. Il problema è che se non hai visto la serie, di questo film capisci quasi niente, come mi faceva notare qualcuno che lo stava guardando con me che di Breaking Bad era totalmente a digiuno, mentre fra noi adepti ci divertivamo a rivedere le facce note e a ricordare le situazioni a cui si riferivano certi dialoghi.
Quindi non male, ma non per tutti. E per dirla tutta, forse ci aspettavamo di più. Non so dire cosa, ma se durante la visione era interessante il gioco dei rimandi, alla fine quando sono apparsi i titoli di coda ho pensato... beh, mah, boh...

domenica 13 ottobre 2019

CARLO CROCCOLO

Si è spento a 92 anni Carlo Croccolo, attore e doppiatore.  Aveva lavorato giovanissimo con Totò, mentre nel doppiaggio era noto per essere stato una delle due voci di Ollio (l'altra voce era stata nientemeno che quella di Alberto Sordi) e anzi in alcune occasioni aveva doppiato anche Stanlio contemporaneamente.
Sempre con la voce di Ollio aveva doppiato anche Francesco Mulè nel film cult spy-comico, Le Spie Vengono Dal Semifreddo,

con Franco, Ciccio e Vincent Price, e diretto da quel genio dell'horror che è stato Mario Bava, film di cui esiste anche una versione per l'America con un montaggio diverso che mostra i due comici nel ruolo secondario di spalla comica del protagonista.

MAROON 5 - MEMORIES E IL PLAGIO DEL 1700


Nuovo singolo della band capitanata dall' egocentrico Adam Levine (un po' come succede con i Negramaro di Giuliano Sangiorgi e anche con gli ormai sciolti The Giornalisti di Tommaso Paradiso, ma su un livello di popolarità leggermente meno mondiale).
La prima cosa che salta all' orecchio è che la melodia riprende esattamente un famoso passaggio del Canone in Re Maggiore di Pachelbel che riporta alla mente madamigelle e cicisbei in costume settecentesco.

Certo che i diritti d'autore ormai qui non si devono pagare, per cui Johann non può accusare nessuno di plagio per ovvi motivi. Però insomma, Adam ti piace vincere facile se ricalchi una cosa come questa. Prova invece a fare il figo copiando Geil di Bruce & Bongo o Carbonara degli Spliff, o ancora peggio Da Da Da dei Trio. Eh ma lì scattava subito il plagio, non si può...
A sua discolpa bisogna dire che sono moltissimi gli artisti che hanno composto canzoni basate sulla stessa progressione di accordi, dai Modà ai Beatles, da Jovanotti a Morgan, forse però in quei casi la melodia non era così sfacciatamente uguale. 

sabato 12 ottobre 2019

CIAO 2001

Chi ricorda questa rivista, ha per forza di cose qualche annetto sulle spalle. In un periodo (70/80) in cui imperversava Luca D'Ammonio che cantava i tormenti virginali della sua Ragazzina,

oppure i Collage che raccontavano di Due Ragazzi Nel Sole che ora  fanno l'amore,


qualcuno cercava di educare il pubblico musicale molto prima di Mr.Fantasy di Carlo Massarini, di cui ho parlato QUI, e in seguito andando di pari passo con la celebre trasmissione tv.
Sulle pagine zeppe di foto si leggevano articoli dedicati ai grandi nomi, da Frank Zappa a Bob Dylan, da Bruce Springsteen agli Who, dai Genesis a Joni Mitchell, ma si parlava anche della musica cosiddetta più leggera, perché comunque qualcosa di buono c'era, differenziandosi molto dall'altra rivista Rockstar che invece si rivolgeva esclusivamente al popolo rock duro e puro. In regalo ogni settimana un poster e a volte anche dei 45 giri esclusivi. C'era anche una sezione dedicata a coloro che volevano farsi un buon impianto stereo per ascoltare al meglio i propri idoli, e venivano dispensati consigli sui migliori componenti in circolazione (lo stereo doveva essere assolutamente modulare con casse a più vie possibili e guai a parlare di stereo compatti con tristi altoparlanti biconici). Le recensioni dei nuovi dischi in uscita ti davano un'idea di come potesse essere l'opera anche senza ascoltarla in anteprima, e veramente potevi fidarti e spendere i tuoi soldi sicuro di non ritrovarti tra le mani una "sola" in vinile.
Per dire, avevo acquistato Wild Things Run Fast di Joni Mitchell leggendo la recensione perché nessuna radio lo mandava in onda, ed è tuttora un disco che ascolto anche in macchina riversato in mp3.
Oggigiorno con internet, tra tutorial e vloggers tutto questo sarebbe inutile, ma a quei tempi era una vera enciclopedia della musica.

venerdì 11 ottobre 2019

LOST IN TRANSLATION


Dopo la visione di THE DEAD DON'T DIE, riprendo in parte un post di qualche tempo fa, perché se ti chiedono qual'è il miglior film di Bill Murray cosa rispondi? Qualcuno dirà GHOSTBUSTERS, e di sicuro lo è dal punto di vista commerciale, altri preferiranno Ricomincio da Capo, altri ancora S.O.S. Fantasmi. Ma per me il miglior Murray è questo in un gioiello diretto da Sofia Coppola (sì la figlia di Francis Apocalypse Now) al suo secondo film dopo Il Giardino Delle Vergini Suicide, ma che non è mai stato un grande successo al box office. 
Eppure Bill con quell'aria che sembra venirgli così naturale, è perfetto nella parte dell'attore volato in giappone per fare uno spot pubblicitario e rintronato dal jet lag e dalla lingua che non conosce. Micidiale la scena in cui il regista giapponese gli spara una supercazzola di 830 vocaboli e l'interprete gliela traduce con "si giri più a destra"... a me verrebbe fuori la stessa identica espressione di Bill. 
Si aggiunge anche una splendida Scarlett Johansson, ancora lontana dal personaggio tutto azione della Vedova Nera Marvel.
Solo un dubbio rimane... ma che diavolo avrà sussurrato Bill a Scarlett nella scena finale???

giovedì 10 ottobre 2019

TERRORE NELLO SPAZIO


Com'è come non è gli ultimi post vertono casualmente sul tema spaziale, per dire...
Alien di Scott è un capolavoro? Certo, ma, secondo molti, la fonte di ispirazione potrebbe essere anche in questo film italiano del 1965 (!!!) diretto da quel Mario Bava specializzato in quel tipo di horror e fantascienza vintage che ha ancora oggi un fascino particolare. Al contrario di un altro film sci-fi giappoamericano di cui ho già parlato, IL FANGO VERDE, qui non si scade mai nel ridicolo involontario dell'altra pellicola, anche se chiaramente si sente il peso degli anni rispetto all' attuale modo di fare cinema. In breve comunque la trama riguarda l'equipaggio di un' astronave decimato a poco a poco da una misteriosa entità aliena (ecco l'attinenza col film di Scott). Forse proprio per questa similitudine è stato (furbescamente) rieditato nel 1979 con il nuovo titolo Alien È Terrore Nello Spazio per sfruttare la scia di quella marea di film spaziali che uscivano in quel periodo e anche il cast internazionale e gli  effetti speciali di Carlo Rambaldi che (guarda caso) è proprio il papà della creatura di Alien nonché di E.T, di King Kong e degli alieni diafani di Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo (e vedi che il cerchio si chiude).
È stato rimasterizzato pure in bluray probabilmente solo per i cultori della sci-fi vintaggia, come il sottoscritto, che amano tuttora, per esempio, la serie U.F.O. di Gerry e Sylvia Anderson (di cui ho parlato QUI) come se fosse uscita ieri.
A volte mi chiedo:
"Ma quando cresci eterno Peter Pan Di Stelle?"
Spero mai...

mercoledì 9 ottobre 2019

CARPENTERS - CALLING OCCUPANTS OF INTERPLANETARY CRAFT, CIOÈ L' INNO DEL GIORNO DEL CONTATTO


Tra tanta musica "moderna" propongo oggi un salto nel passato per riscoprire qualcosa che non esiste più.
Era la fine degli anni 70 e nelle ore notturne, sulle onde medie (checcacchio saranno mai ste onde medie???), con un po' di pazienza si riusciva a captare il segnale di Radio Luxembourg, emittente londinese nata come radio pirata in diverse zone itineranti (pare anche su una nave come Radio Veronica One) e poi infine stabilitasi come radio regolare all'indirizzo 38 Hertford Street London W1. La particolarità di ascoltare questa radio in Italia era che si potevano ascoltare in anteprima di qualche mese i dischi che sarebbero poi arrivati anche da noi, come Kate Bush con Wuthering Heights, i Police con So Lonely, oppure le Baccara con Yes Sir I Can Boogie, o ancora gli Who con Who Are You, perché una volta era così, non eravamo nella musica globale dell'epoca di Internet. Fatto sta che in una notte buia e tempestosa del 1977 arriva un disco che, cominciando con la voce di uno speaker radiofonico, e tanto di jingle, sembrava proprio un dj di quella radio che stava ricevendo una telefonata in diretta, e lì per lì, complice anche il segnale un po' disturbato della frequenza, non si capiva bene se era una gag, un spot pubblicitario o cos'altro, perché dall'altra parte rispondeva una voce distorta che diceva "We are observing your Earth and we'd like to make a contact with you". Lo speaker non capiva cosa volesse intendere quella frase e replicava col suo modo molto wowwowwow da radio, ma la voce continuava a ripetere robotica lo stesso messaggio fino a non lasciare più parlare il povero dj. E a quel punto comincia il piano con la voce di Karen Carpenter, del duo easy listening americano Carpenters (il genere alla Barry Manilow per capirci), la cantante più perfetta che sia mai esistita, di una perfezione al limite dello stucchevole, da principessa Disney anni 50, purtroppo scomparsa prematuramente per un male che non perdona. Il titolo è Calling Occupants Of Interplanetary Craft ed è la cover di una canzone uscita l'anno precedente per i Klaatu (nome di un personaggio che gli appassionati di cinema devono conoscere per aver visto Ultimatum Alla Terra di Robert Wise), band che venne scambiata dagli addetti ai lavori per i Beatles riuniti (ma questa è un'altra storia). La canzone, che narra di contatti con alieni pacifici (era il tempo degli incontri ravvicinati di Steven e delle guerre di Lucas) è presente nella soundtrack della famosa serie Mindhunter ed era già bella così, un po' Strawberry Fields con quei tocchi di classe tanto cari a George Martin, ma l' arrangiamento della versione dei Carpenters la presenta ancora di più in pompa magna eseguita addirittura da un' orchestra di 160 elementi, coro compreso che riecheggia identico anche in Easy dei Commodores uscita nello stesso anno (forse non a caso, essendo l'originale dell'anno prima), ed è una delle cose più maestose mai sentite che nemmeno Alan Parson con Music di John Miles era riuscito a fare. Ascoltare per credere, compreso il video del dj in sala trasmissione interpretato dal chitarrista della band che accompagnava i fratelli Carpenters che si esibiscono su un chromakey tipico di quegli anni.

Il brano, come si legge sulla copertina, è stato eletto inno ufficiale per il "giorno del contatto", cioè una di quelle cose tipicamente ammericane che ci credono solo loro, ma ci credono fino in fondo.
Ma se un bel giorno arrivano davvero sti alieni e sono quelli di Mars Attacks! e Independence Day???


90 ANNI TRA PENSIERI E PAROLE

 Non è più un ragazzino Mogol e ha avuto pure le sue belle magagne per quanto riguarda la salute, difatti ha quattro bypass. Ma comunque ar...