Titolo di una canzone di Peter Gabriel che pare fatto apposta per introdurre il quarto episodio della saga di Matrix dove Trinity (Carrie Ann Moss) è sposata, ha due figli ed è convinta di chiamarsi Tiffany senza ricordo alcuno di quanto era accaduto molto tempo prima.
E poi beh... dato che non è il mondo di Matrix se non c'è gente che cammina sui muri e spara facendo giravolte, qui di ste cose Lana Wachowsky, rimasta la titolare della saga, ce ne ha messe quante ne vogliamo, anche in quell'inizio che sembra uguale a quello del 1999, ma poi ti accorgi che la Trinity che vediamo non è quella che ci ricordiamo e infatti le cose vanno diversamente durante la fuga dagli agenti, come è cambiato anche Morpheus
e pure l'agente Smith.
Anche Neo (Keanu Reeves) in realtà è cambiato perché si sente strano ed ha delle visioni, e per questo è in cura da un'analista che è interpretato da Neil Patrick Harris (momento d'oro per lui, eh?) e gli prescrive delle pillole blu che abbiamo già visto da qualche parte, anzi Neo, che ora ricorda solo il suo nome cioè Thomas Anderson,
è diventato ugguale ugguale a John Wick, tanto che a momenti pare un crossover dei due film perché in entrambi si spara e si mena e nel TERZO EPISODIO si fanno pure cose impossibili sulle Yamaha Mt09 (qui invece lo sponsor è la Ducati).
Curioso, ma non troppo, che nei dialoghi poi si parli della Warner Bros. che è decisa a fare un quarto capitolo anche senza gli originali se è necessario, perché in fondo è andata quasi così, anche se nel film si parla di videogames e non di opere cinematografiche.
Tutto il film è poi un continuo flashback con spezzoni delle scene originali dove vediamo ancora Laurence Fishburne e Hugo Weaving nei loro ruoli, e tornano le pillole che ti permettono di fare la scelta più importante della tua vita, ascoltando pure White Rabbit dei Jefferson Airplane, che quando si parla di sostanze particolari saltano sempre fuori.
Riappare anche il Merovingio che però stavolta è incazzato nero con Neo, probabilmente anche perché adesso quel buongustaio non ha più la Bellucci al suo fianco, la quale invece appare solo un mezzo secondo in un flashback in video, e ci sono un po' di personaggi nuovi tipo Sati interpretata da Priyanka Chopra che pare ispirata ad Elettra Lamborghini.
Due ore e mezza che filano via, per fortuna stavolta, senza tanti discorsi astrusi che tanto non gliene fregava niente a nessuno, lasciando invece lo spazio all'azione che, ok, è eccessiva come sempre, ma nel contesto in cui ci troviamo, cioè una simulazione elettronica, ci sta perfettamente.
Menzione particolare per Christina Ricci, la quale appare per un minuto, durante il quale non ho ascoltato le sue parole perché guardavo solo lei domandandomi chi diavolo fosse che mi pareva di conoscerla, e stop.
In conclusione, ci voleva o no questo quarto capitolo?
Beh, anche se il finale fa puntare quasi sulla commedia a causa di Harris, il film, come nel caso del nuovo Ghostbusters, è decisamente meglio dei due precedenti pur non superando il capostipite che resta quella pellicola che, a cavallo fra i 90 e il 2000, ha segnato una moda e un modo di fare cinema, esattamente come era accaduto con Star Wars, BLADE RUNNER e Mad Max .
Unica cosa idiota è la scena post credits che probabilmente ora te la fanno mettere per contratto, ma della quale ne facevo volentieri a meno.
Ah, all'inizio ho citato Peter Gabriel, perciò ecco qui la CANZONE a cui mi riferivo:Spero che qualcuno la conosca perché mi rendo conto che, purtroppo, Peter non è così popolare come Mahmood...
Un cane si ritrova separato dal suo amato padrone da una distanza enorme, ma con il gioco del "torna a casa" che facevano insieme, farà un viaggio lunghissimo per ricongiungersi con lui superando enormi pericoli e facendo nuove amicizie.
Film del 2019 dove in scena appaiono molti animali veri e anche CGI, ma questa è ben dosata solo dove serve perché mettitici te a far recitare un puma e dei lupi se sei capace... Io no di certo.
Da notare il breve cameo del veterano senzatetto Axel interpretato da un Edward James Olmos quasi irriconoscibile in un road movie dal punto di vista canino molto ben realizzato e che alla fine riesce persino a commuovere una canaglia strapezzente e cafone (cit.) come il sottoscritto.
Il Festival Di Sanremo del 1964 è passato alla storia per la vittoria di Gigliola Cinquetti con NON HO L'ETÀ con la quale è poi volata a Copenhagen vincendo l'Eurofestival (allora si chiamava così) molto prima dei Maneskin e di Toto Cutugno.
Ma lo si ricorda anche per la furiosa reazione di Domenico Modugno che definì la vittoria di Gigliola "una pazzesca buffonata", salvo poi ritrovarsi a condividere con lei successivamente Dio Come Ti Amo, perché erano gli anni che la stessa canzone veniva presentata da due cantanti differenti.
Un altro fatto clamoroso fu la raucedine di Bobby Solo (quello vero eh...) che non gli permise di cantare Una Lacrima Sul Viso se non in playback, ma per tale motivo venne squalificato prendendosi però il titolo di "vincitore morale" che negli anni successivi verrà dato a parecchi degli artisti in gara.
Particolare fu anche la classifica in cui dopo il primo posto, tutte le altre canzoni venivano accorpate in un secondo posto pari merito per non creare più tensioni di quelle che già c'erano.
In questo secondo posto collettivo si era venuto a trovare anche Fausto Cigliano che aveva già partecipato dal 1959 al 1962, ma la chicca particolare era di quest'anno perché Fausto si era presentato con il brano E SE DOMANI,ma la sua prima versione aveva un arrangiamento orchestrale talmente pomposo che non aveva convinto del tutto e infatti diverrà un notevole successo poi nella versione di Mina dove le parti musicali saranno smussate in favore della più bella voce in circolazione all'epoca.
Con questo post retrospettivo, ma di attualità in quanto partirà tra un mese e mezzo il nuovo Eurovision Song Contest che non mi perderò per nulla al mondo, mando un ultimo saluto proprio a Fausto Cigliano,
cantautore partenopeo precursore dei neomelodici che tuttora riscuotono grandi consensi, perlomeno in ambito locale, che ci ha lasciati in questi giorni ad 85 anni.
Fausto era anche chitarrista e nel 1967 aveva condotto un programma alla TV Dei Ragazzi ideato per avvicinare i giovani alla musica, ma prima negli anni 50 ha avuto anche l'esperienza sui set cinematografici all'epoca dei musicarelli e delle commedie leggere tipo Guardia, Ladro E Cameriera di Steno, Classe Di Ferro, Ragazzi Della Marina, tra cui in particolare devo citare anche Cerasella dove i protagonisti erano un certo Mario Girotti, che più avanti si farà chiamare Terence Hill, e una giovanissima Claudia Morì.
Altro film del genere dove appare Fausto è Destinazione Sanremo, praticamente uno spot promozionale per la manifestazione canora.
È poi tornato sul set nel 2010 grazie a John Turturro e il suo documentario sulla musica napoletana Passione.
Possibile che, con la scusa che gli episodi adesso vengono distribuiti uno alla settimana, una serie tv venga modificata al volo valutando il gradimento dei primi due o tre che solitamente vengono proposti in blocco sulla piattaforma? Era accaduto un precedente clamoroso anni fa con COUGAR TOWN dove la protagonista Jules, interpretata da Courtney Cox, nei primi episodi era un'arrapata perennemente a caccia di ragazzi per non sentirsi troppo vecchia, ma gli ascolti andavano giù in picchiata, per cui in seguito (se ricordo bene accadeva dal settimo episodio) il tono diventava molto più scherzoso, a metà strada tra Scrubs e Friends.
Sto parlando oggi qui invece di quel THE BOOK OF BOBA FETT che, al quarto episodio mi aveva già fracassato i maroni perché non mi prendeva e non riuscivo a provare empatia verso quel personaggio che nella trilogia originale finiva come un pirla e qui con il volto di Temuera Morrison mi faceva venire in mente solo Giovanni Cacioppo con l'aggravante che era pure ancora meno divertente, pensa te, per cui l'avevo messo in standby perché tanto c'era Sanremo e altre cose di livello decisamente più alto (il che è tutto dire...).
Senonchè (attenzione SPOILER) eccallà che cominciano a girare delle voci su un certo episodio 6, o capitolo come vengono definiti nella serie, ma già dal quinto ci sarebbe stata una sostanziale trasformazione in una specie di The Mandalorian 3.
Così decido di dare al duo Favreau/Filoni una seconda chance e devo ammettere che la sorpresa è stata davvero grande. Cioè Boba Fett praticamente sparisce per due episodi per lasciare il campo al ritorno di Mando, di Grogu (baby Yoda per gli amici), di Ahsoka Tano e di Luke Skywalker!!!
Si, proprio quel Luke che alla fine della seconda stagione del Mandaloriano appariva lasciando tutti noi a bocca aperta, qui si gioca un episodio in cui addestra il piccolo Grogu proprio come Yoda aveva fatto con lui ne L'Impero Colpisce Ancora, ed è notevole (veramente notevole cit.)
come con la CGI si sia raggiunto un tale tale livello di credibilità davvero sconcertante, poiché si racconta persino che pure la voce attuale di Mark Hamill sia stata processata con un particolare software per ringiovanirla e doppiare il se stesso digitale.
E abbiamo pure un paio di duelli western che trasudano Sergio Leone da tutti i granelli di sabbia con un personaggio che di nome fa Cad Bane e che è palesemente Lee Van Cleef.
Ma tutto sto pregevole lavoro mi riporta al sospetto che avevo all'inizio del post, cioè che ci sia stato qualche rimaneggiamento nella realizzazione degli episodi.
Ok, magari non così in tempo reale come dicevo prima, ma potrebbe anche essere, chissà, d'altronde anche WandaVision era stata modificata nel finale (in peggio però) a causa dell'emergenza Covid.
Qui probabilmente strada facendo, i due creatori notavano che qualcosa mancava nello script e non era la regia di Rodriguez che firmava il buon terzo episodio (seppure tamarro), come lo ritroveremo anche per quello finale dove vediamo anche qui una serie spettacolare di citazioni, su tutte Ray Harryhausen con persino un Rancor che rifà King Kong che dà la scalata all'Empire State Building.
Tali rimaneggiamenti, se ci sono effettivamente stati, spiegherebbero anche cose che sembrano buchi di sceneggiatura, azioni senza molto senso, esattamente come se fosse stato sforbiciato brutalmente qualcosa e inserito dell'altro al suo posto, magari preso da una serie che dovrebbe essere già stata pronta lì in rampa di lancio come la terza stagione di The Mandalorian, o che forse era proprio questa, ma Filoni & Favreau l'hanno presa un po' alla larga partendo con la narrazione che va da tutt'altra parte e con grossissimi problemi ad ingranare.
Perché ciò che mancava nella serie di Boba Fett l'avevo elencato in un post di un mese fa e, come se Filoni & Favreau avessero letto il blog, ecco che "tettedentratto" mi mettono tutto ciò negli episodi successivi, quelli che avevo accantonato, ma che, per fortuna, ho recuperato perché l'ho già detto altre volte che torno volentieri sulle mie idee se ho delle buone ragioni.
E qui ci son tutte, per cui sono soddisfattissimo di aver visto la parte che mi mancava e consiglio ai molti fans di The Mandalorian che hanno mollato il colpo troppo presto (e so che sono tanti), di proseguire nella visione (magari saltando a piè pari i primi 4 episodi) perché, come diceva il Liga, IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE.
Grandissimo lutto nel cinema per la morte di Ivan Reitman a 75 anni, produttore, ma soprattutto regista di quel GHOSTBUSTERS del 1984 che fece sfracelli ai botteghini e continua tuttora ad essere un cult al quale Jason, il figlio,
(qui insieme seduti sul cofano della Ecto-1) ha dato un degno seguito lo scorso anno, perché si, l'ho già detto, io sono uno dei pochi a cui AFTERLIFE (o Legacy) è piaciuto e me ne vanto pure 😉.
Come produttore stava dietro le quinte di Animal House per il quale ha sempre confessato il rammarico di non averlo diretto, ma si è poi rifatto in seguito dando anche una svolta alla carriera di Arnold Schwarzenegger con film come I Gemelli, Un Poliziotto Alle Elementari e Junior.
Se ne è andato nel sonno Ivan e da qui lo salutiamo pensando che adesso starà organizzando un "toga party" insieme ai suoi colleghi ed amici John Belushi e Harold Ramis.
E già che ci siamo in tema di addii, devo ricordare che qualche giorno fa ci ha lasciati, anche lui a75 anni, come Ivan, anche Ian McDonald,
sassofonista polistrumentista che nel 1968 aveva fondato i King Crimson insieme a Robert Fripp.
Certo musica non facile quella della band britannica che prendeva spunto da tutto quello che aveva sottomano in quel periodo (che fosse materiale musicale e non), e il cui nome era stato fortemente voluto dal paroliere e tastierista Peter Sinfield, ma che sapeva anche creare delle ballad dolcissime come questa I TALK TO THE WINDche nel disco di esordio arriva subito dopo le cacofonie di 21st Century Schizoid Man che apre l'album, ed è caratterizzata dal flauto suonato da Ian (se ti chiami Ian è quasi obbligatorio suonare il flauto)
che si lega alla voce di Greg Lake, quel Lake che Emerson & Palmer conoscono molto bene.
Successivamente Ian ha collaborato anche con i T-Rex di Marc Bolan e con i Foreigner nei loro primi album precedenti al grande successo commerciale degli anni 80.
Non molto tempo fa ho parlato di uno spot di un'automobile e della sua COLONNA SONORA che mi tormentava perché non capivo da dove arrivasse, ma il mistero misterioso poi è stato più o meno risolto.
Ecco in questi giorni un'altro spot molto carino che riguarda la nuova LANCIA Y firmata Alberta Ferretti e dove la protagonista è Cristiana Capotondi che viene intrappolata dentro ad uno specchio dalla sua stessa immagine riflessa, la quale vuole prendere il suo posto per guidare l'automobile.
Forse però il mio cervello sta andando in overflow (in palla) perché le prime volte che ho visto lo spot in tv ero convinto che l'attrice fosse Jennifer Lawrence, o forse sarà anche colpa di Leo DiCaprio con la sua immagine ormai legata alla Cinquecento 😜, per cui inconsciamente associavo la sua partner di DON'T LOOK UP ad un'altra auto.
"...E sull'ascensore di Tale E Quale Show entra Lady Gaga ed esce Patrizia Reggiani!!!" direbbe un Carlo Conti della tv che proprio sabato ha condotto la finale del suo programma nella versione senza i vip, ma con gente, per così dire, normale.
Perché un pochino quell'effetto c'è, ma poi te ne dimentichi e ti vedi un film diretto da Ridley Scott che supera le due ore e mezza senza però stancarti.
Non so dire però precisamente se è per la bellezza (?) del film o più per la curiosità di sapere fin dove il regista voglia arrivare in una pellicola che procede didascalica e spezzettata come se nel montaggio si fosse perso qualcosa.
Qualcosa anche tipo la seconda figlia della Reggiani che qui non risulta, ma forse con una seconda gravidanza dovevamo toccare le tre ore, perciò...
Ecco si, il film è pieno di scelte discutibili, e magari qui Ridley non è alla sua miglior regia, questo no, però c'è un cast fenomenale a partire da lei, la primadonna del pop che ha ormai dimostrato di saper recitare bene, e d'altronde la Germanotta ha o non ha sempre interpretato un personaggio nei panni variopinti e fetish con i quali è diventata famosa?
Intorno a lei ci sono poi Adam Driver, che se sta lontano da quella galassia lontana lontana fa solo cose ottime, Al Pacino istrionico come sempre, e non è da meno Jeremy Irons seppure con un minutaggio minore.
E Jared Leto?
Mica l'avevo riconosciuto nei goffi panni di Paolo, il cugino idiota di Maurizio Gucci che probabilmente (spero per lui) da Leto qui è reso ancora più idiota di quello vero.
Di questo film si è poi parlato anche a causa del bizzarro accento italiano con cui gli attori recitano e che, specie nel caso di Lady Gaga, pare più dell'est che nostrano.
Il che ti mette davanti al dubbio se preferire l'audio originale o il doppiaggio che per la verità non è proprio eclatante, perché anche se Giancarlo Giannini cerca di rendere al meglio la recitazione di Al Pacino, e in passato è stato così, qui si ha l'impressione che vengano recitate delle frasi improvvisate dai doppiatori, il che non è assolutamente vero certamente, ma forse ciò è un modo per tentare di dare un'impressione di realismo cercato anche con la solita macchina da presa balenga che va tanto di moda adesso.
Curiosa la scelta musicale che, nello stesso periodo ti piazza Caterina Caselli e George Michael che hanno decenni di distanza, ma vabbè, anche in BOHEMIAN RHAPSODY la sequenza temporale dei brani e pure degli eventi non era rispettata, e lo stesso Scott si era inventato una Roma tutta sua per Il Gladiatore, per cui anche Battisti direbbe Prendila Così (e a sto punto poteva benissimo esserci pure lui nella soundtrack).
L'apparizione della suora che fuma una sigaretta poi mi ha fatto sobbalzare perché mi son rivisto Crozza che fa la parodia di Sorrentino (solo a me è venuto in mente?).
Già sapendo il finale, poiché la vicenda dell'omicidio organizzato da Patrizia la si conosce (non sto spoilerando nulla), manca anche un po' la tensione del thriller che qualcuno magari si aspettava; tornando al film su Freddie Mercury infatti, gli eventi erano stati manipolati per rendere la vicenda più d'effetto (cosa che ha portato anche parecchie critiche), mentre qui Ridley segue (quasi) passo passo la storia come fosse un semplice osservatore esterno.
A ripensarci, anche questa pellicola era stata presentata in pompa magna da Fabio Fazio con la stessa Lady Gaga ospite in studio, e già le altre fiction e film promossi dal bravo presentatore buonista si erano rivelati nella maggior parte dei casi dei pacchi clamorosi.
Insomma un film pieno di alti e bassi e uno dei bassi è senza dubbio la scena di sesso nell'ufficio di Patrizia a metà fra il ridicolo e l'imbarazzante per chi la vede.
O forse siamo noi che ormai ci siamo troppo abituati alle scene a letto con le luci soffuse (tipo Adrian Lyne), il sottofondo di un sax e i corpi sudati con i riflessi in penombra, o anche alle scene ardite tipo 50 Sfumature, mentre qui ti viene sbattuta lì e paff!!!
Che per un attimo ti pare uno di quei film dove la protagonista "recita" frasi tipo "Oh Ja", "Oh My God!"...
Cose da cinema "d'essai".
Di alto invece c'è la resa di Lady Gaga negli abiti e makeup vintage della Reggiani, e poco importa a me se qualcuno dice che pare una giovane Marisa Laurito.
A parte che Marisa in gioventù è stata una bella donna, ok, una di quelle solitamente definite "dalle forme generose", e tuttora non si può dire male di lei tenendo conto dei suoi 70 anni, Lady Gaga secondo me rimane la scelta di casting migliore per il personaggio che doveva interpretare e infatti lei ci crede fino in fondo modificando anche la sua postura stringendosi nelle spalle, agli antipodi dal personaggio musicale che porta sul palco.