giovedì 9 gennaio 2020

DOCTOR WHO - SPYFALL

 

È ripartita sulla BBC la serie Doctor Who e, dopo una passata stagione decisamente sottotono per una miriade di motivi, Jodie Whittaker dimostra con questo primo episodio di non essere stata lei la causa di tale caduta di audience.
L'episodio Spyfall, diviso in due parti, è decisamente ben fatto, con una infinità di citazioni bondiane 

a partire dal titolo (so che Skyfall a qualcuno non era piaciuto, ma per me è uno dei migliori film di 007), per proseguire con la presenza dell' MI6, il cui capo è uno Stephen Fry perfetto nel ruolo.
Non mancano inseguimenti action e sparatorie

e vediamo persino la classica scena alla festa con casinò e roulette, dove tutti sono elegantissimi e il villain si scontra per la prima volta verbalmente con l'agente segreto, ma senza sapere chi sia in realtà, e, come in ogni film di 007, è lì che viene lanciata la sfida.
Meno bondiana e più whoviana la seconda parte con salti temporali e una evidente citazione del bellissimo episodio Blink con David Tennant, 

al quale davvero mi sembra ispirarsi Jodie tra smorfie, faccette e cacciavite sonico. Ed è un bene perché così resta un legame con il passato del Doc.
D'altronde i due hanno lavorato insieme a lungo nella serie Broadchurch, e si dice che a frequentarsi, alla fine ci si assomiglia pure.
Nota: se non avete mai visto Blink consiglio di recuperarlo in qualche modo perché è davvero uno dei migliori episodi di sempre.
Speriamo che dopo questo inizio bello carico non vada tutto a sfumare in un nulla ritorto su se stesso (cioè in vacca) come era stato per la loffia stagione precedente.

mercoledì 8 gennaio 2020

ASSASSINATION BUREAU

Film british nel quale spicca la bellezza di Diana Rigg in abiti ottocenteschi. Infatti è questa l'ambientazione temporale della storia, alquanto strampalata in verità, però in un certo senso legata alle atmosfere surreali della serie dalla quale Diana arriva, cioè Agente Speciale di cui ho parlato QUI, mentre il regista Basil Dearden firmerà in futuro alcuni episodi di Attenti A Quei Due di cui ho parlato QUI.
Quindi situazioni surreali, effetti speciali un po' alla buona, ma efficaci, partners d'eccezione come Oliver Reed e Telly Savalas, per una pellicola datata, ma ancora divertente e molto ben recitata.
E comunque io adoro Diana Rigg...

THE QUEEN AND I


Oggi vi racconto la mia storia con i Queen che, in verità, è abbastanza contorta. 
A partire dalla prima volta che ho sentito Somebody to Love e credevo fermamente che la cantasse una donna quando era la sigla Rai di una serie di film del lunedì nel lontano 1976. L'anno successivo, a tarda notte sulle onde medie, ascoltando Radio Luxembourg della quale ho parlato QUI (sempre lei... che tempi pionieristici!!!), non ti arriva We Are The Champions? E taac... vado a documentarmi come posso su 'sto gruppo, dato che Internet non esiste ancora, ma per fortuna esistono le riviste musicali tipo Ciao 2001 di cui ho parlato QUI
Il risultato è che acquisto in breve tempo News Of The World, Jazz e A Night At The Opera, si, quello di O Mamamia Mamamia, Mamamia Let Me Go. 
Però la curiosità non si ferma li e alcuni mesi dopo recupero anche il loro primo e il secondo album che, come nel caso dei Led Zeppelin, portano solo il loro nome. E specialmente questo Queen II mi è restato nel cuore con la sua macabra copertina. 
Consiglio un ascolto per capire di cosa sto parlando. 
Qui non ci sono i Queen di Radio Gaga che vanno al festival di Sanremo e vengono obbligati ad esibirsi in playback. Ci sono quelli veri che suonano Father To Son, 

The Fairy Feller Master Stroke 

oppure White Queen,
documentati dal vivo anche nel raggioblu LIVE AT THE RAINBOW che consiglio caldamente.

Titoli questi che se conoscete Freddie per Another One Bites The Dust o A Kind Of Magic, probabilmente non vi diranno nulla, ma posso assicurare che quelli sono i VERI Queen, operistici, barocchi vagamente progressive, simili a nessun altro, che mescolano le loro tre voci in maniera sublime.
Tre? Ma non sono quattro? 
Lo so, in molti videoclip, e anche nel film Bohemian Rhapsody, si vede anche il bassista John Deacon aprire la bocca davanti ad un microfono in sala di registrazione, ma nella realtà lui, eccetto piccoli interventi dal vivo, non ha mai emesso un suono che non fosse quello del suo strumento o il famoso battimani e battipiedi di We Will Rock You.
Per questo motivo di ammirazione verso i Queen degli anni 70 ho patito un po' la loro lenta trasformazione in band anni 80 per mischiarsi con i vari Duran Duran e Spandau Ballet, cosa identica che era però venuta malamente ai pittoreschi Village People e agli argentei Rockets di cui ho parlato QUI, per cui nel periodo top dell album The Works di Radio GaGa, quando sono venuti in tour al Frejus e tutta la cumpa è partita per andarli a vedere, io ho declinato l'invito perché non era più la "mia" band, anche se ho continuato ad apprezzare i loro lavori fino alla fine della storia. Cioè fino alla dipartita di Freddie, perché di Paul Rodgers e Adam Lambert per favore non parlatemene
E non parlatene nemmeno al buon Deacon, che ha preferito distaccarsi pure lui da una cosa che non sentiva più sua.
L'unica persona che avrebbe retto degnamente la parte di Mercury sarebbe stato George Michael, ma purtroppo è andata così...
Piccola nota finale:
Il titolo del post voleva parafrasare il titolo di un famoso film con Yul Brynner, Il Re Ed Io,
ma poi mi sono accorto che (più probabilmente) qualcuno avrà pensato a Tones And I, la cantante australiana di Muffami Muffami.
Così è la vita...

martedì 7 gennaio 2020

IRMA VEP - CRONACA DI UN FILM PER CASO


Ecco la storia di quando un film ti capita tra le mani veramente per caso.
È il 1999 e voglio registrare una puntata di U.F.O., la serie cult di Gerry Anderson di cui ho parlato QUI, che la Rai manda in onda a notte inoltrata essendo repliche degli anni 70 e quindi le considera (a torto) solo un tappabuchi.
Per sicurezza, conoscendo gli orari balenghi e mai affidabili della notte, metto una cassetta da 3 ore e programmo il mio VCR con un buon margine prima e dopo l'orario previsto.
L'indomani trovo il mio episodio registrato con in più all'inizio un'oretta di un film francese già cominciato e che mostra un' attrice cinese coinvolta in un remake di un vecchio classico del cinema muto.
Si vede un addetto ai lavori che spiega all'attrice protagonista una scena in cui lei deve prendere una pistola, ma nella prova la pistola è sostituita da un giochino di gomma per cagnolini, una finta bistecca che suona quando la premi.

L'attrice è Maggie Cheung, e grazie a Sorrisi E Canzoni Tv controllo il palinsesto della notte prima scoprendo che il film è del 1996 ed è Irma Vep di Olivier Assayas.
Incuriosito dalla bellezza di Maggie e certi costumi
chiaramente ispirati al secondo Batman di Burton 

(viene detto chiaramente con quella foto lì nel film nella scena del sexy shop) mi accingo a guardare questa porzione rimasta sulla vhs, ma non ne capisco molto, forse perché non ne ho visto l'inizio.

Così attendo circa un anno e, grazie a Enrico Ghezzi, lo ritrovo in replica sui Rai 3 sempre in orari da vampiri e me lo registro tutto intero, con il risultato che la parte che mi mancava non era così importante, giusto due piccoli chiarimenti (come quello nel sexy shop), ma in fondo l'opera è esattamente quello che avevo visto nella parte registrata per caso, cioè un mezzo pastrocchio fondato sul cinema nel cinema,

ma perlomeno impreziosito da Maggie e anche dall' attrice che interpreta la sua controfigura, bisogna dire.

Carina anche la canzone di Serge Gainsbourg e Brigitte Bardot, Bonnie & Clyde, che accompagna una sequenza e poi anche i titoli di coda nella versione coverizzata dai Luna, ma praticamente identica all'originale.

Pastrocchio quindi sì, ma perlomeno ben recitato e che ha un certo fascino bislacco, tanto che l'ho rivisto con piacere altre due volte almeno.

lunedì 6 gennaio 2020

BUONA BEFANA A TUTTI


E lo so che Elizabeth Montgomery non era la Befana, ma la Strega Samantha, ma ci sta dai...
In alternativa avevo anche Harry Potter con la cumpa che giocano a Quidditch o QUEL FAMIGERATO film con la Cortellesi... per cui credo che vada ancora bene così.

domenica 5 gennaio 2020

THE MANDALORIAN - FINALE DI STAGIONE


E così questa prima serie è finita lasciando ovviamente un cliffanger lanciato nientemeno che da Gustavo Fring per una seconda già programmata.
Per informazione, della serie ne avevo già parlato QUI.
Una nota di merito va sicuramente a Pedro Pascal 

che, nonostante avesse il viso celato dal casco mandaloriano, riusciva a trasmettermi le espressioni e i sentimenti che aveva, non so se è stata usata qualche diavoleria in CGI, ma il risultato finale era un personaggio credibile e più espressivo di un Clint Eastwood o (a scelta) di un Renato Pozzetto in SONO FOTOGIENICO.

Qualcuno brontolone invece ha trovato da ridire che la serie non era altro che un fanservice che ti faceva rivedere tutto, ma proprio tutto quello che trovavi nella trilogia classica, dai nanetti Jawa ai Camminatori AT RT, dagli speederbike guidati dai soldati con la maschera tipo Scream, 


ai Sabbipodi, dai Caccia Imperiali agli Ala X.
Insomma tutto quello che al cinema ti aveva fatto fare "ooooh" come ai bambini di Povia (solo che lui non c'era per fortuna), qui lo ritrovi e a me ha fatto felice un casino.
Eh... cosa devo farci... in fondo è l'aria di casa mia...
Come cantava Sammy Barbot...


venerdì 3 gennaio 2020

IL PRIGIONIERO


Dopo le tante serie tv svedesi che la tv di stato acquista probabilmente a prezzi stracciati nei primi anni 70, da Pippi Calzelunghe a Vacanze All'Isola dei Gabbiani, quella di Ciorven e il suo SanBernardo Buzman (non si scrivono proprio così ma credo che ci siamo capiti), la Rai pare finalmente stabilizzarsi nell'importare dal Regno Unito i prodotti televisivi. Ecco infatti un'altra serie tv che il secondo canale Rai trasmette nella fascia oraria preserale, sempre quella che verrà occupata in seguito anche da Mork E Mindy (di cui ho parlato QUI), Happy Days e mille altre serie. Inglesissimo lo stile, inquietante il pallone bianco che inseguiva chi provava a fuggire (che si chiamasse Rover l'ho scoperto solo di recente), ambientazione tra Fantasilandia e Mary Poppins, ma non si canta né si balla. È la classica gabbia dorata dove il buon Patrick Mc Goohan si ritrova un giorno prigioniero (appunto) dopo anni di servizio presso i servizi segreti e dopo aver rassegnato le proprie dimissioni a causa di qualche divergenza di opinione con i pezzi grossi (un po' come ha fatto Samantha Cristoforetti con l'aeronautica militare...
occhio Sam, astronauta avvisata...).
Come dire "Ok, te ne puoi andare, ma ormai sai troppe cose e siccome farti fuori pare brutto, ti esiliamo in un posto fuori dal mondo". 
Completano il cast varie guest star che appaiono di volta in volta, compreso un grandissimo Patrick Cargill (del quale ho parlato anche QUI) in quello che è l'episodio più virato sul comico e quindi anche anomalo, dato che il tono della serie è invece molto serioso.
Piccola nota (musicale... LOL) conclusiva: i PINK FLOYD hanno omaggiato il Rover nel videoclip di High Hopes, 
e durante i concerti, anche allo Stadio Delle Alpi dove ero presente a 10 metri dal palco, un vero Rover bianco svolazzava sul pubblico.
Momenti indimenticabili...

C'ERA DUE VOLTE A HOLLYWOOD

 Facciamo un salto indietro a quando usciva nelle sale il 18 settembre del 2019 C'era Una Volta A… Hollywood (Once Upon a Time in Hollyw...