Non comincia benissimo questo secondo film di Gabriele Mainetti dopo l'osannato Lo Chiamavano Jeeg Robot; no, perché Aurora Giovinazzo, ragazza elettrica con la lampadina accesa in bocca non può non farmi pensare a zio Fester facendomi anche sogghignare e pensare "eccallà".
Per fortuna sono solo i primi minuti di Freaks Out, cioè quelli in cui Israel (Giorgio Tirabassi) presenta il suo scalcagnato circo di fenomeni con anche il nano magnetico, il ragazzo degli insetti e l'uomo peloso forzuto.
Poco dopo parte un bombardamento apocalittico (e in questi giorni per alcuni cittadini dell'est sarà anche ordinaria routine quotidiana, purtroppo) e tutto prende una piega diversa.
Non sto a raccontare il film perché è un bene scoprirlo da soli, ma dico solo che contiene tutto quello che un buon film deve contenere: azione, sentimento, effetti speciali fatti bene e, soprattutto Franz, un cattivo che non è una macchietta, ma anzi tiene la scena e sa fare paura anche a te che stai guardando per la quantità di cattiveria che sprizza fuori.
Cattivo nazista contornato dalle truppe che invadono Roma durante la guerra e deportano gli ebrei come Israel verso i campi di concentramento.
Quindi violenza tanta e senza nemmeno troppe censure, che forse invece potevano starci su un paio di cose tipo il coito di Claudio Santamaria con la donna pelosa e il pisello del nano a penzoloni.
Ma alla fine sono dei particolari di cui ti dimentichi presto in favore di una storia che ti prende dentro per come è recitata benissimo da tutti, e purtroppo in troppi film capita il contrario.
Proprio Claudio, anche se irriconoscibile, offre una splendida prova attoriale da burbero con il cuore d'oro (ma continuo a considerare pessimo il suo doppiaggio del Bruce Wayne di Nolan), come è bravissima anche Aurora nei suoi pianti disperati.
Notevoli le versioni riarrangiate di Sweet Child O'Mine e di Creep, e, a proposito dei Radiohead, secondo me Mainetti ha citato anche il videoclip di NO SURPRISES durante l'esperimento dell'uomo con le presunte branchie.Forse solo la durata di due ore e mezza è un po' dura da reggere, specie sul finale con una battaglia parecchio confusa a vederla dal di fuori, ma probabilmente ad esserci dentro sarebbe stata anche peggio e, per mia fortuna, non ho ancora avuto esperienze del genere.
Ma con certi pazzi in giro che credono di giocare a Risiko Live Action non si può mai dire...
È tornato su Prime Video il reality game con i comici, tutti rinnovati, che non devono ridere alle gag dei colleghi e abbiamo avuto un cambio nella sala controllo con Frank Matano al posto di Mara Maionchi, cioè un Frank che non serve a nulla se non a ridere, sghignazzare esattamente come la sua collega di Italia's Got Talent, e Lillo che fa incursioni in veste di provocatore, dato che la volta scorsa con i suoi "So' Lillo" è stato uno di quelli che hanno bucato di più lo schermo, e così furbescamente la produzione cerca di rimetterlo in mezzo.
Si ride abbastanza, ma rispetto alla prima edizione, come quasi in tutti gli show di questo tipo, manca ormai l'effetto sorpresa e tutto pare un po' sottotono se non addirittura forzato, perlomeno io mi sono divertito parecchio di meno (o forse sto diventando brontolone e basta).
Mi sono innamorato però della comica meno divertente di tutti, cioè della novella Ariel, cioè Tess Masazza sirenetta, ma anche della sua (involontariamente brevissima) apparizione in versione "palloncino" 😍.
Ma, sempre in tema di ridere, perdonatemi l'associazione fra show e politica, ma è sempre meglio comunque cercare di ridere con programmi come questo (no, Il Cantante Mascherato NO!!!), piuttosto che farci ridere dietro per Matteo Salvini e la brutta figura da facepalm rimediata in Polonia a causa di una maglietta famosa e discussa
che aveva ostentato in occasione di una sua visita a Mosca; una Polonia dove invece si è recato bello bello sponsorizzato con un giaccone che pareva un tabellone per le interviste calcistiche con i marchi famosi bene in evidenza,
convinto di riscuotere consensi mostrandosi solidale al fianco della popolazione, senonchè IL SINDACO gli ha sbattuto in faccia proprio quella maglietta che Matteo aveva indossato a favore di Putin nemmeno tanto tempo fa.È pur vero che Matteo sto vizio di mettersi addosso cose l'ha sempre avuto e che son anche diventate famose le tante felpe indossate nelle varie occasioni dove ha presenziato con il logo dell'azienda o altri che andava per sostenere (e per farsi promozione),
salvo che se, per dire, indossi una maglietta dei Ramones o degli Iron Maiden, di solito lo fai perché la band ti piace e lo vuoi dimostrare agli altri, e nello stesso modo mettendosi addosso certe effigi, le cose poi ti ritornano come un karma e voilà.
Pure gli sponsor che stavano in evidenza sulla giacca di Salvini, adesso prendono le distanze, ma dico...
Pensarci prima a chi davi il tuo appoggio no? Eh...
È così sarà pur vero che l'abito non fa il monaco, ma lo sponsor (e non solo lui) ci fa sicuramente una figura di...
Sarà colpa dei vari biopic a tema musicale che ho visto negli ultimi tempi, o di Carlo Conti, fatto sta che nel mio girovagare su YouTube vado spesso a cercare cover e TRIBUTE BAND perché mi piace vedere quanto si sbattono per cercare di assomigliare agli ORIGINALI, cosa che a volte porta francamente a risultati imbarazzanti, ma per fortuna non stavolta, dato che mi sono imbattuto in un tributo ai Depeche Mode chiamati The Mode
che si definiscono come una vera e propria "live experience".
Quello che portano in scena infatti è una ricercatissma riproposizione anche visiva della band inglese, specialmente nella figura del lead singer sosia di Dave Gahan, completo di gilet e bracciali, ma, spero vivamente per lui, con meno esperienze negative nella sua vita.
E la cosa forte è che sono argentini, cioè mica si balla il tango o si gioca a calcio qui (evvai con la fiera del luogo comune 😜).
L'unica pecca del video (che purtroppo è stato rimosso perché l'account è stato chiuso) forse era la location teatrale che cozza un po' con i palchi sui quali si esibiscono solitamente gli originali, ma per il resto... CARRAMBA!
Nella famosa SERIE TV, mito degli anni 80, nata come spinoff di Happy Days, ma decisamente capace di muoversi con le proprie gambe (fenomenale la prima stagione, ma in calo le successive), al fianco di Robin Williams e Pam Dawber, Conrad Janis interpretava Fred, il papà di Mindy
e il suo negozio di strumenti musicali non era piazzato a caso nella sceneggiatura perché Conrad aveva davvero la passione della musica e in gioventù era stato anche uno stimato trombonista jazz, oltre che un attore dotato di un certo fascino
come dimostra questa foto promozionale autografata dal film La Moneta Insanguinata, film del 1947 sul detective Philip Marlowe, personaggio qui interpretato da George Montgomery e che negli anni 70 sarà poi incarnato anche da Elliott Gould, Robert Mitchum e James Caan.
Foto dove Conrad assomiglia curiosamente al bello dei BRUTOS, cioè quello che cantava le canzoni alla maniera di Sinatra (oggi diremmo "alla Bublè") e a cui gli altri rovinavano regolarmente l'esibizione.
In realtà Conrad potrebbe anche averli conosciuti davvero i Brutos perché negli anni 60 i comici torinesi fecero anche un fortunato tour americano che li tenne in scena per ben tre mesi a Broadway, nonché ospiti dell' Ed Sullivan Show, ma forse sto divagando troppo (come sempre) in questo post che oggi è per lui perché purtroppo il primo marzo ci ha lasciati a 94 anni, ma la notizia è stata diffusa solo nelle ultime ore.
In attesa della nuova stagione di The Boys, su Prime Video arrivano 8 corti ambientati nel mondo della Vought, con alcuni dei personaggi che già conosciamo e anche gente comune che si ritrova fra le mani il famoso Composto-V, con tutte le conseguenze del caso.
Ogni corto porta una firma ed uno stile diversi, dallo stile Looney Tunes del primo episodio firmato anche da Seth Rogen, al puro anime giapponese, come accadeva con Love Death & Robots, con la differenza che nella serie di Netflix i temi erano piuttosto vari, mentre qui vertono sempre sull'universo di The Boys (per cui forse siamo più vicini all'antologia Animatrix dove anche li c'era un tema portante) con tanta ironia, molto più sangue e scene splatter che nella serie principale (si, ancora di più) e linguaggio senza censure.
D'altronde con l'animazione si può esagerare a piacimento e qui accade eccome senza limite alcuno.
Una vera gioia per gli occhi se vi piacciono spettacoli di questo genere e Diabolical è un titolo azzeccatissimo, anche se il prodotto più diabolico, satanico in assoluto è dimostrato che restano i Teletubbies.
A Los Angeles è mancato ad 84 anni alcuni giorni or sono Alan Ladd Jr., produttore cinematografico di grossi successi come BLADE RUNNER, Scuola Di Polizia e Braveheart; ma alcuni anni prima, quando ricopriva il ruolo di presidente della 20th Century Fox, Alan era stato l'unico a credere nel progetto di George Lucas
a proposito di una storia ambientata in una galassia lontana lontana, tanto che sul set, la maggior parte delle persone coinvolte era convinta di stare a lavorare ad un B-Movie al limite del trash.
Cosa a cui, per fortuna, in Italia non credettero, nonostante la locandina qui sopra disegnata da Michelangelo Papuzza che mostrava un qualcosa a metà strada tra He-Man e Maghella; ma Michelangelo non ne aveva molta colpa poiché, come i suoi colleghi illustratori americani, ma forse lui di più, era stato tenuto all'oscuro, per questioni di sicurezza, dell'effettivo look dei personaggi (non sia mai che poi qualcuno ci provi a fare una scopiazzatura italiana del film come ci ha provato LUIGI COZZI).
Inoltre a causa del budget sforato stava per andare in vacca tutto quanto, ma Alan tenne duro puntando i piedi e per questo motivo non finirò mai di ringraziarlo per la sua lungimiranza e tenacia, dato che i risultati poi gli hanno dato pienamente ragione.
Anche l'attore Mitchell Ryan, noto per essere stato l'ex generale McAllister nel primo episodio di Arma Letale, è deceduto ad 88 anni;
era il villain del film ed era spalleggiato dal Gary Busey di Un Mercoledì Da Leoni, con lui in foto.
Anche la tv lo ricorda nella serie Dharma & Greg dove interpretava il padre del protagonista.
È per finire ancora un addio, stavolta dal set de Il Trono Di Spade, dove a lasciarci è John Stahl che interpretava Lord Rickard Karstark.
Oggi 8 marzo, Festa Della Donna, dedico un post tutto al mondo della musica al femminile, dato che un po'di tempo fa nei commenti ad un altro POST ci siamo trovati d'accordo con GUIDO sul fatto che le bassiste hanno anche quasi sempre una certa valenza sexy, o perlomeno molto accattivante, e gli avevo promesso che prima o poi ne avrei parlato.
In principio forse fu Suzi Quatro con la sua tuta di pelle nera da motociclista e il basso imbracciato con cattiveria?
Molti credono così, senonchè molto prima già Carol Kaye negli anni 60 è stata una turnista fra i più richiesti nelle sale di registrazione e la si può sentire in diecimila dischi (davvero) dai Beach Boys a Simon & Garfunkel.
In entrambi i casi si unisce la bellezza alla bravura, nel caso di Suzi una bellezza aggressiva e anche un pochino fetish, mentre Carol si presenta qualche anno prima in maniera deliziosa con quel suo stile tipicamente retro come uscita da un episodio di Happy Days.
Poi in tempi più recenti è un fiorire di bassiste nelle band più famose, come gli Smashing Pumpkins
con D'Arcy Wretzky o Carrie Melbourne nei BABYLON ZOO, entrambe belle e glaciali come delle mistress,
mentre Tina Weymouth nei Talking Heads ha un'immagine più sobria forse per la vaga somiglianza con Jodie Foster,
e le Bangles, che seducono persino Prince, hanno la rossa Micki Steele,
ma personalmente devo aggiungere che fra le quattro la mia preferita è la chitarrista e cantante Susanna Hoffs
(in maglietta a righe) che con i suoi occhioni non mi lascia per niente indifferente.
Melissa Auf Der Maur rockeggia sexy con le Hole di Courtney Love e anche con gli Smashing Pumpkins, perché se ti chiama Billy Corgan mica dici di no, mentre Victoria De Angelis
e Roberta Sammarelli lo fanno in italiano rispettivamente con i Maneskin (ormai alla conquista del mondo... chi li ferma più?) e i Verdena.
Laura Arzilli suona funky con look da discoteca tra riccioli, minigonne e zeppone incluse nei Tiromancino quando nella band c'era anche Riccardo Sinigallia,
mentre Elisa Minari raccoglie l'eredità dello sfortunato Cico Falzone nei Nomadi quando c'era ancora Augusto.
Sarà un caso, ma in tutti gli esempi che ho portato, c'è anche tanta bellezza, che non guasta mai.
E non le ho nemmeno nominate tutte... Ma una citazione particolare merita Elisabetta Imelio, bassista e voce dei Prozac+ scomparsa prematuramente due anni fa a soli 44 anni.
Un augurio di buon 8 marzo comunque oggi lo mando a tutte le donne, che siano bassiste o che non lo siano non ha importanza 😉.
Auguri di cuore da una galassia lontana lontana...