lunedì 21 marzo 2022

FANTASCIENZA IN LUTTO TRA SPAZIO 1999 E GODZILLA

 Non è un nome famosissimo Peter Bowles, attore shakespeariano mancato in questi giorni ad 85 anni a causa di un cancro,


per cui la sua dipartita non ha avuto un grande riscontro nei media, ma io, oltre a notare in lui una spiccata somiglianza con Aldo Tagliapietra delle ORME, l'ho incontrato più volte in alcune produzioni british che prediligo e di cui ho già parlato qui, per cui per me ha un valore tutto speciale dato che l'avevo visto per la prima volta in SPAZIO 1999 dove era Balor, 

il dinerovestito protagonista guest star dell'episodio FINE DELL'IMMORTALITÀ dove recitava sulle zeppone per apparire più alto, scoprendo poi che appariva anche ne IL PRIGIONIERO (Dormire, Forse Sognare) e in AGENTE SPECIALE (Fuga Nel Tempo - stagione 5) in ruoli secondari e pure in ASSASSINATION BUREAU, divertente e bizzarro film dove di nuovo faceva bella mostra di sé Diana Rigg l'ex Emma Peel di AGENTE SPECIALE e Peter lo si vedeva in una breve scena. 
Più risalto invece aveva avuto in Blow Up di Antonioni dove era Ron, l'amico del protagonista. 
Ma la cosa più particolare su Peter è che molti dei film da lui interpretati sono stati tradotti in italiano con quei titoli evocativi frutto della fantasia scatenata dei distributori italiani tipo Il Ragazzo Ha Visto L'Assassino E Deve Morire (Eyewitness), Riflessi In Uno Specchio Scuro (The Offence), Champagne Per Due Dopo Il Funerale (Endless Night), ...Unico Indizio Un Anello Di Fumo (The Disappearance). 
Poi, in tempi recenti, Peter aveva partecipato anche alla serie tv Victoria. 
Sempre per il cinema dobbiamo dare l'ultimo addio ad Akira Takarada, scomparso ad 87 anni, attore giapponese legato principalmente ai film di Godzilla diretti da Ishiro Honda,

tipo quel L'INVASIONE DEGLI ASTROMOSTRI che non nominava il lucertolone nel titolo, ma il pupazzone con l'omino dentro che lo animava appariva anche lì, dove Akira interpretava un astronauta in missione con un collega americano che assomigliava incredibilmente a qualcuno molto noto ultimamente:

proviamo a indovinare? 
Akira, come per confermare il suo legame con il genere Kajiu, era apparso anche in un cameo nel GODZILLA di Gareth Edwards.
Un fanta-addio quindi a Peter e Akira ed un grazie per il loro apporto ad un genere che prediligo. 

domenica 20 marzo 2022

DAVID GILMOUR LIVE AT POMPEII (OVVERO: SI TORNA SEMPRE IN UN POSTO DOVE SEI STATO BENE... E ANCHE NO)

 Dopo tanti anni da quel famoso film del 1974 faticosamente portato a termine nonostante i disagi tipo la corrente elettrica insufficiente e il troppo poco materiale girato a causa anche di bobine andate perdute, e dove per allungare il brodo sono riusciti anche a metterci un cane che canta (giuro!), quel film voluto da un regista (Adrian Maben) più fuori di Syd Barrett e che in Italia portava il titolo di Pink Floyd A Pompei, David Gilmour è tornato (non più a torso nudo) nel 2016 sul luogo del misfatto con un concerto solista, stavolta con pubblico incluso, nel quale ha presentato gran parte della sua produzione solista e alcuni dei brani pinkfloydiani in cui la sua mano chitarristica ha avuto più peso. 


Perciò niente mattoni nel muro e cori di scolaretti per stavolta, ma comunque grande musica in collaborazione con una band che, fra gli altri, vede al basso il fido Guy Pratt, ex componente degli Icehouse con lui dai tempi di quel TOUR DEL 1988 visto e amato, e Chuck Leavell degli Allman Brothers alle tastiere e voce, con il quale David si divide COMFORTABLY NUMB

questa si, da The Wall. 
Rispetto ai tour precedenti, invece delle solite tre voci femminili stavolta a due nuove coriste si aggiunge un elemento maschile che rende bene in diversi brani, ma francamente l'esecuzione di THE GREAT GIG IN THE SKY

divisa fra di loro a me fa rimpiangere parecchio Clare Torry o perlomeno le tre voci che accompagnavano David in precedenza, ma ho anche sentito pareri di gente che apprezza parecchio questa versione, per cui magari son solo io che son strano. 
Per il resto il concerto porta le emozioni che promette con anche un light show notevole, con l'unico rammarico che la versione su Raiplay è una riduzione a soli 58 minuti per cui sono stati tagliati via brani come One Of These Days e Run Like Hell. 
Vabbè... 
Se penso che per andare a vederlo a Pompei avrei dovuto pagare un biglietto tutto matto di 300 euro, allora mi sta bene così 😊. 
Inoltre, come hanno riportato le cronache nei giorni scorsi, mentre Putin dalla sua ha portato in scena uno show propagandistico in grandissimo stile (si dice con pubblico pagato o obbligato a sorridere e sventolare bandiere), anche i superstiti dei PINK FLOYD hanno aderito alla protesta multimediale contro di lui rimuovendo in toto dalle piattaforme streaming russe tutta la loro musica, mossa che, insieme a tutte le altre restrizioni del world wide web che gli sono piovute addosso, continua quel processo di isolamento della Russia idealmente rinchiusa un una bolla fuori dal tempo come la guerra che sta conducendo.
Come dire che a colpi di click forse speriamo di contrastare anche i colpi di cannone. 

sabato 19 marzo 2022

PER IL 19 MARZO: REAL STEEL, UN FILM CON UN PAPÀ, UN FIGLIO E ROBOT CHE SI MENANO

 Oggi per la Festa Del Papà mi viene da ripescare un film che racconta del rapporto difficile tra padre e figlio, ma senza andare sul melenso strappalacrime, anzi, con robottoni che si menano, il che mi fa solo che gongolare.


È Real Steel, film della DreamWorks con Hugh Jackman meno muscolare del solito, il cui soggetto arriva da un episodio di AI CONFINI DELLA REALTÀ (Acciaio nella quinta stagione) a sua volta tratto dall'omonimo racconto di Richard Matheson, uno dei miei scrittori di fantascienza preferiti, ed episodio dove la guest star era Lee Marvin. 
Il film ha diversi punti di contatto con Over The Top con Sylvester Stallone, ma invece che di braccio di ferro si parla di incontri di boxe particolarmente cruenti, e qui entra in gioco anche Rocky, ma con la differenza fondamentale che qui però sul ring salgono solo dei robot telecomandati,

tipo Robot Wars il programma che andava in onda su Italia 1; qui però i robot non sono delle scatolette accessoriate di sega circolare, ma sono umanoidi come i Transformers, cosa resa possibile grazie agli effetti speciali della Weta Workshop, al momento attuale uno dei migliori produttori di CGI nel cinema e già all'epoca del film aveva sfornato un ottimo lavoro. 
Come capitava a Stallone, anche a Hugh succede di ritrovarsi ad avere al fianco un figlio a sorpresa durante i suoi viaggi per spostarsi nei luoghi dove si disputano gli incontri, unica sua fonte di guadagno. 
Il figliolo è un ragazzo caparbio e dotato di ingegno

che recupera in una discarica un vecchio modello di robot (anche se non si capisce come abbia fatto a riportarlo su da solo dal profondissimo baratro dove giaceva) e lo rimette in sesto per suo padre per permettergli di continuare a disputare gli incontri dopo che il suo ultimo, avanzatissimo acquisto è stato malamente distrutto, scoprendo di avere con la macchina una particolare connessione. 

So che a parecchi non era piaciuto proprio per i riferimenti troppo marcati ai predecessori stalloniani, e invece io, da buon bastian contrario, l'ho gradito molto e lo segnalo per chi ancora non l'avesse visto.
E, ricordando che anche al mio papà piaceva guardare la boxe in tv, ma era tutt'altro che un tipo che menava le mani, se non per assestarmi dei dovuti, meritati scappellotti in giovane età, mando i miei auguri a tutti i papà. 

venerdì 18 marzo 2022

HOTEL PORTOFINO: CONFEZIONE ELEGANTE, MA POCA SOSTANZA

 La mia astinenza da DOWNTON ABBEY, di cui arriverà tra breve il secondo film, mi ha portato a vedere su Sky questa serie ambientata negli anni 20 del dopoguerra (più o meno stesso periodo appunto dell'inizio della serie british), in cui una signora inglese ristruttura una villa a Portofino per trasformarla in un albergo dove vanno a soggiornare i suoi conterranei e anche alcuni italiani che con gli abitanti del Regno Unito hanno contatti e relazioni.


La signora è interpretata da quella Natascha McElhone che abbiamo tutti visto armata di tutto punto al fianco di Robert DeNiro in RONIN, ma qui non ci sono inseguimenti frenetici in auto e sparatorie. 
La nostra Natasha qui si porta in giro un'aria perennemente tra la sorpresa e la svampita persino quando riceve la visita comprensiva di minaccia da parte di un rappresentante del partito fascista che imperava in quel periodo. 
Con Downton Abbey ho trovato molti, anzi troppi punti di contatto, al limite del plagio se vogliamo dirla tutta, come l'anziana zia, anche se ben più giovane di Maggie Smith, e peccato che tutto prenda in breve tempo la piega della soap opera, ma d'altronde me lo dovevo aspettare in un prodotto dove nel cast appaiono anche Daniele Pecci specializzato nelle fiction televisive, e Lorenzo Richelmy, reduce da quella gran brutta cosa che era IL TALENTO DEL CALABRONE.
A volte sono segnali da non ignorare... 

giovedì 17 marzo 2022

HISTOIRE D'O: L'EROTISMO CON GIOCHI PARTICOLARI

 Giochi, quelli nel titolo del post, particolari come i ricordi particolari che ho su questo film con Corinne Clery (futura Bondgirl) e UDO KIER, che usciva nelle sale italiane nel 1976 con, chiaramente, il divieto ai minori di 18 anni, e le cui locandine già abilmente modificate coprendo graficamente i seni, venivano esposte comunque ulteriormente censurate (che non si sa mai) piazzando la striscia con la scritta riportante il divieto proprio in quel punto lì, e, prima di vederlo sto film, ricordavo anche foto poco esplicative mostrate su quelle che vengono definite "fotobuste" (se siete appassionati di cinema vintage sapete cosa sono), con immagini tipo dei pavimenti a scacchi di palazzi antichi e costumi che parevano medievali.

Ma attenzione: non si trattava di porno da cinema a luci rosse, assolutamente no; era quel filone erotico raffinato che film come Emmanuelle, dello stesso regista Just Jaeckin, avevano già portato nelle sale ufficiali nei primi anni 70. 
Ricordo anche che conoscevo già la colonna sonora di Pierre Bachelet che era trasmessa alla radio nella VERSIONE DEI LOVELETS e, dato che mi piaceva un sacco, da lì l'avevo registrata con il Philips K7, 

se ricordo bene durante i Dischi Caldi di Giancarlo Guardabassi, con quel suo microfono in dotazione che non dovevi assolutamente toccare sennò rimanevano rumori orribili nella registrazione. 
Poi, nemmeno tanti anni dopo, un bel giorno sul settimanale che riportava i programmi tv leggo che Histoire D'O sarebbe andato in onda a notte tarda su una tv locale (urca!), così approfittando del sonno profondo della mia famiglia quella fatidica notte mi sono approcciato alla visione sull'unica tv che avevamo (adesso non sarebbe certo così dato che siamo pieni di "black mirrors" in ogni casa), ma mi andava bene anche se lo vedevo in bianco e nero e col volume bassissimo per non farmi beccare, perché non volevo far la figura di Faletti che cerca le donne nude o di Paolo Villaggio sorpreso abbracciato alla tv.

Ed è allora durante la visione che ti scopro che di storia medievale non c'era nulla, ma solo certi costumi e accessori che un po' si riferivano a quei tempi andati, e per contro c'erano tante altre cose che lì per lì, data la mia giovane età, non mi erano del tutto chiare, tipo se una tizia sta con tizio (l'Amante),

perché tizio la manda in quel posto lì dove le mettono le catene e poi perché tizio la cede a caio (Sir Stephen), che poi c'è anche sempronio (Pierre e non solo lui) che sarebbe interessato? 
Insomma sulle pratiche sadomaso di dominazione e sottomissione non sapevo ancora nulla per cui questo è stato il mio primo approccio abbastanza confuso con tale argomento, confuso forse anche per il modo clandestino in cui lo avevo visto. 
Allora sai cosa ho fatto? 
Mi sono comprato il libro da cui il film è tratto, un romanzo di Pauline Reage, e lì ho trovato che le cose erano un po' più approfondite con anche un finale diverso rispetto al film. 
Nel pieno degli anni 80 poi il film sarà pubblicato in VHS e nei 90 arriverà anche il dvd grazie ai quali potrò godere anche del colore e della versione integrale. 
Adesso lo so che qualcuno potrà pensare male (pervertito!), visto l'argomento, però secondo me il film è molto bello e realizzato con garbo anche se mette in scena cose che possono apparire disturbanti forse ancora di più di certi film di Pasolini. 
Anzi, la fotografia patinata e l'atmosfera generale lo rendono migliore persino di prodotti più recenti tanto osannati, ma che dopo averli visti dici "evabbe", come le mirabolanti avventure di Christian Grey, per dire. 
Da evitare come la peste invece il secondo capitolo dal titolo Histoire D'O Ritorno A Roissy del 1984 che non presenta nessuno degli interpreti originali ed è solo in parte ispirato al secondo romanzo della Reage, sconfinando subito sul porno di bassa lega, ma per dovere di cronaca e per curiosità ho sopportato (ma veramente sopportato) di vedere anche quello e non lo farò mai più. 
Ispirato sempre allo stesso secondo capitolo so che esiste anche il franco-nipponico Les Fruits De La Passion, del 1981 con Klaus Kinsky, che si racconta sia leggermente più vicino al romanzo, forse perché oltre ad O torna, come nel libro, anche la figura di Sir Stephen, assente nell'altro sequel, cioè colui dal quale lei dipende, ma, non avendolo mai visto, non posso esprimere un parere a riguardo. 
Ma già il fatto che Corinne non sia nel cast non depone a suo favore. 

mercoledì 16 marzo 2022

PHILIP K.DICK'S ELECTRIC DREAMS: NON SOLO SOGNI CON PECORE ELETTRICHE

 Serie antologica cioè con episodi autoconclusivi come in BLACK MIRROR tratta da una serie di racconti di Philip K.Dick, l'autore di Cacciatore Di Androidi (Do Androids Dream Of Electric Sheep?) che forse dagli anni 80 è meglio conosciuto come BLADE RUNNER, ma successivamente verrà ripubblicato con la traduzione letterale del titolo originale.


È conosciuta anche soltanto come Electric Dreams, ma probabilmente l'aggiunta del nome dello scrittore è stata decisa per non far pensare ad un riferimento alla famosa e omonima commedia anni 80, ormai vintaggissima, con le canzoni di Giorgio Moroder e Culture Club. 
L'avevo lasciata in sospeso la serie (non ricordo il perché) su Prime Video dopo aver visto solo un paio di episodi due o tre anni fa e non ricordavo nemmeno il particolare che il secondo episodio cominciava proprio con la Russia coinvolta in una guerra nucleare insieme a Stati Uniti e Cina (sperando che non si avveri, ma, paradossalmente, con il moscio nonno Biden forse siamo meno in pericolo che con il suo focoso predecessore), e quelle immagini delle città distrutte dai bombardamenti diventano così attuali adesso, ma pensa che la serie è del 2017. 
Ripresa adesso (fa un po' specie vedere ancora il vecchio logo di Amazon) l'ho trovata molto bella anche per la presenza di attori come Anna Paquin, Bryan Cranston (che è anche produttore), Steve Buscemi, Janelle Monae,




ottimi effetti speciali, come la città in stile Blade Runner del primo episodio, e temi d'attualità in racconti che il nostro amico scrittore aveva pubblicato precedentemente su alcune riviste di fantascienza poi riuniti in un unico libro.
Si parla ovviamente di intelligenze artificiali, androidi, alieni, realtà virtuali e quant'altro in 10 episodi quasi tutti sullo stesso livello, al contrario di altre serie antologiche dove tanti sono solo dei filler. 
E, almeno per ora, non risentono degli anni che hanno, che non sono molti, è vero, ma ho visto altri prodotti più recenti che sapevano già di stantio appena usciti. 

martedì 15 marzo 2022

DUE NOMI STRAFAMOSI (TIPO WILLIAM HURT) E DUE UN PO' MENO CHE CI LASCIANO

 Eh si, la notizia della scomparsa di William Hurt a 71 anni è stata una bella doccia fredda, ma perlomeno pare sia avvenuta per cause naturali e non per il solito maledetto Covid-19.


Di William ho già citato più volte la sua partecipazione ad un film bistrattato dalla critica, ma che a me e a pochi altri è piaciuto, ed è LOST IN SPACE, ma ovviamente Hurt è da ricordare per tutta una serie di titoli premiati come Il Bacio Della Donna Ragno e Figli Di Un Dio Minore. 
Personalmente l'ho apprezzato anche in Stati Di Allucinazione di Ken Russell (il suo debutto nel cinema non proprio in tenera età) e anche diretto da Woody Allen in Alice, commedia dove tradiva Mia Farrow, moglie che acquisisce il potere di diventare invisibile. 
Ma è pur questa la grandezza di un attore, cioè di saper passare da un ruolo all'altro restando credibile invece di fossilizzarsi su uno standard come tanti suoi colleghi, dando anche il suo apporto al grande calderone della Marvel.

Un addio anche nella musica va dato a Timmy Thomas, perché è deceduto a 78 anni l'interprete e autore di WHY CAN'T WE LIVE TOGETHER
(ma forse è il titolo della sua canzone ad essere molto più famoso di lui in effetti), disco del 1972 nato in occasione della Guerra del Vietnam dalla particolare atmosfera minimalista e drammatica (suonato solo con una drum machine e un organo elettrico) e che veicola un messaggio di fraternità universale che servirebbe davvero adesso, ma ai russi ormai abbiamo tolto ogni piattaforma multimediale perciò mi sa che sono destinati a vivere reclusi nel loro "piccolo" mondo all'oscuro di tutto, anche di Timmy Thomas e della sua preghiera di far sparire tutte le guerre. 
Del brano ricordo con piacere anche una COVER che Sade ha realizzato negli anni 80 con un arrangiamento più ricco.
Piacere anche visivo perché la cantante anglo-nigeriana in quella decade è stata una delle più belle rappresentanti del panorama musicale che non era rappresentato solo dalla new wave, ma anche da smooth jazz e simili generi raffinati, ed è tuttora una bella donna. 
Sempre nella musica, a 50 anni un carcinoma dell'esofago ci ha portato via anche TRACI BRAXTON,
sorella della più famosa Toni (quella della hit anni 90 Un-Break My Heart), facente parte di una famiglia interamente votata alla musica come lo erano i Jacksons di Michael, Tito, Chico, Harpo e Groucho... o era qualcosa del genere. 
Fatto sta che la Braxton Family aveva realizzato nella scorsa decade anche un reality show per la tv tutto incentrato su di loro, ma, per quanto ne so, prodotto sconosciuto in Italia. 
Dalla tv in bianco e nero arrivano invece dei ricordi legati agli sceneggiati firmati da Biagio Proietti come il giallo Lungo Il Fiume E Sull'Acqua, quello con la splendida VINCENT di Don McLean come sigla,
e il misterioso Ho Incontrato Un'Ombra, dato che anche il regista (all'epoca solo sceneggiatore) è scomparso all'età di 81 anni

dopo aver tentato anche la strada della regia nel cinema con la commedia leggera tipo Chewingum e Puro Cashmere. 
Un addio collettivo finale a tutti e grazie per quello che ci avete lasciato. 

IL DIAVOLO VESTE PRADA 2: VENT'ANNI SONO PUR SEMPRE VENT'ANNI

 Ci dev'essere un'organizzazione di haters preposta a gettare fango su ogni cosa che esce ultimamente, così a priori. Lo dico perch...