lunedì 12 ottobre 2020

STO PENSANDO DI FINIRLA QUI (SOGNO O SON DESTO?)

 Non avevo mai visto un film di Charlie Kaufman, ma solo lo stupendo Essere John Malkovich in cui lui era soltanto sceneggiatore e comunque l'ho scoperto solo dopo aver visto questo, per cui, quando mi sono approcciato alla visone, la mia mente era ancora totalmente vergine, non influenzata dalle opere precedenti con le quali alcuni hanno trovato dei punti di contatto o similitudine.


Io invece ho preso il film come una cosa a sé e senza alcun background che potesse influenzarmi in qualche modo, per cui per me ogni cosa è stata una pennellata di colore su una tela bianca e anche una serie di sensazioni strane, a partire dal formato ormai desueto in 4:3, quello che si usava quando i televisori avevano il tubo catodico e pesavano come un blocco di marmo. Poi i dialoghi apparentemente senza un senso, ma ascoltando bene quello che i due si dicono (e soprattutto come lo dicono) in macchina durante il lunghissimo viaggio sotto la neve, si comincia già a capire che qualcosa non quadra come dovrebbe. La cena dai genitori di Jake poi è tutto un viaggiare nel tempo e nella realtà più illogica che si possa immaginare. Stessa cosa il viaggio di ritorno durante il quale accadono cose ancora più assurde e inconcepibili grazie ai comportamenti vagamente da psicopatico che ha Jake. E personalmente sono arrivato alla fine del lungo film con una domanda ben stampata in testa: "ma come diavolo ha fatto Kaufman a mettere in pellicola uno dei miei sogni più strani?". Si, perché di un paio dei miei sogni bizzarri ne ho già parlato QUIQUI in quanto avevano un argomento musicale, ma in realtà ne faccio anche altri più simili a questo film in cui la musica non c'entra, ma piuttosto c'entra il dover andare in un posto e non poterci arrivare per una serie di motivi surreali e incontri bislacchi come solo nei sogni può accadere. E anche nel film di cose surreali ne accadono eccome a Lucy quando è a casa dei genitori di Jake e poi sulla via del ritorno, tra inutili soste e bizzarri incontri. Ogni evento accade però proprio con quella consistenza strana che hanno le cose nei sogni, per cui ora una cosa adesso è così e un attimo dopo non lo è più senza un motivo preciso (tenete d'occhio i vestiti di Lucy, per dire...). Adesso un critico di quelli seri mi dirà che non ho capito niente del messaggio intrinseco che Kaufman ha voluto mettere nel suo film. Certo sarà così, ma siccome io scrivo di quelle che sono le mie impressioni, per me ho visto un sogno tradotto in film. E tutto sommato mi è pure piaciuto, per cui magari andrò a recuperare qualcos'altro di Charlie Kaufman per farmi magari un altro sogno in technicolor.

4 commenti:

  1. Mi hai davvero incuriosito... non solo riguardo a quello che hai mangiato a cena (meno muffin e più broccoli, mi dicono sempre...) ma riguardo al film. Io sono una grande estimatrice della follia di Essere John Malkovich (tanto da essermi fatta rovinare la visione di Get Out, probabilmente) e mi piacerebbe moltissimo trovare qualcos'altro di altrettanto folle. Grazie della dritta!

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  2. Vanno affrontati così i film, mi piace l'espressione sogno in technicolor, molto appropriata ;-) Cheers

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    1. L'ho presa da un libro sui Pink Floyd... capirai di che sogni si tratta in quel caso...

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