martedì 16 aprile 2019
L'UOMO CHE UCCISE DON CHISCIOTTE
Terry Gilliam ce l'ha fatta e dopo 25 anni di sfighe indicibili e sfortunati eventi (come fosse Lemony Snicket) è riuscito a terminare quel suo progetto sul Don Chisciotte più volte iniziato e altrettante interrotto. Il risultato è un film che sta sempre in bilico tra il delirio, la realtà e la fantasia, come ti aspetti dal regista, ma stavolta il filo che unisce i mondi è talmente sottile che si spezza più volte e lo spettatore stesso si ritrova a domandarsi se quello che sta vedendo sia la realtà o no. Che poi non è la cosa più importante, viste le prove di recitazione impeccabili degli attori coinvolti, da Adam Driver che qui veste benissimo i panni di Toby (molto meglio di quelli indossati in Star Wars dove fa semplicemente la figura del pirla nasone e piagnone), al ritorno di Jonathan Pryce, già diretto da Terry in Brazil, che incarna perfettamente il personaggio che si crede Don Chisciotte, o che forse lo è realmente, magari posseduto dallo spirito dell'eroe di Cervantes... d'altronde anche il vero Don Chisciotte era un pazzo che viveva in un suo mondo di fantasia e Sancho era colui che cercava di cavarlo dai guai in cui si cacciava. Non sarà il capolavoro di Gilliam, ma è valsa la pena di aspettare tutto questo tempo per vederlo realizzato e soprattutto senza Johnny Depp che era stata la prima scelta per interpretare Toby, ma che probabilmente avrebbe riempito lo schermo di faccette e pose sghembe come fa (ormai insopportabile) nei panni di Jack Sparrow.
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Tengo sempre pronto il blaster.