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martedì 28 luglio 2026

THE UNION: QUANDO CRITICA E PUBBLICO NON SONO PER NIENTE "UNITI"

 The Union è la classica action comedy di Netflix uscita nel 2024 con protagonisti Halle Berry e Mark Wahlberg che interpreta Mike McKenna, un tranquillo operaio edile del New Jersey con una vita del tutto ordinaria.


La sua routine viene stravolta quando incontra Roxanne Hall (la Berry che adoro), la sua ex fidanzata del liceo che adesso lavora per "The Union", un'agenzia segreta governativa che recluta persone comuni per missioni speciali dove servono volti non noti nel mondo dello spionaggio. 
E quando ti trovi davanti a Halle non vuoi cadere come un pollo?
Roxanne infatti porta Mike a Londra dopo averlo narcotizzato, per reclutarlo in una missione ad alto rischio, poiché l'identità di tutti gli agenti ufficiali è stata compromessa, ma ovviamente Mike non ha tutta questa voglia di impelagarsi in una faccenda così tanto più grande di lui. 
C'è anche J.K. Simmons che veste i panni di Tom Brennan,

il capo dell'agenzia. 
Il film parte con diverse scene d'azione mozzafiato ambientate e girate a Trieste con inseguimenti e stunt spettacolari. 
Sulla ENNE rossa ha avuto un enorme successo in termini di visualizzazioni da parte del pubblico, nonostante le recensioni decisamente negative da parte della critica specializzata che l'ha definita una commedia d'azione prevedibile e priva di vera originalità. 
Ma da parte mia invece me lo sono goduto parecchio perché leggero, divertente e ben realizzato in tutto, ovvero un classico "popcorn movie". 
E anche i dati di visione hanno decretato il film come un grandissimo successo commerciale. 
Quindi... Vox populi, Vox Dei... oppure, come ci diceva il buon BATTIATO,

si può sempre scegliere un bel film di Ėjzenštejn sulla rivoluzione... 

venerdì 13 marzo 2026

FRANCO BATTIATO: IL LUNGO VIAGGIO (NON COSÌ LUNGO, FORSE)

 Come era accaduto per TRON: ARES, sul web si è scatenata una marea di critiche anche per Il Lungo Viaggio,


il film per breve tempo al cinema e poi trasmesso di recente da Rai1, che racconta la vita di Franco Battiato dall'infanzia in Sicilia (quando si rompe quel naso che sarà il suo tratto distintivo) fino a La Cura. 
Brano che torna più volte durante la visione a sottolineare momenti particolarmente intensi e anzi i suoi suoni si sentono già in apertura nella sequenza onirica sull'Etna innevato

e che torna anch'essa più volte. 
A parte la bravura di Dario Aita che interpreta Franco in maniera impeccabile nei movimenti e nella parlata identica, cantando anche tutte le canzoni contenute nel film che sono state risuonate ex-novo, compresi i videoclip rifatti identici, nella storia raccontata e che rimane dentro alle due ore, io ci ho trovato tutto quello che di fondamentale doveva esserci, 

cioè il periodo milanese della musica d'avanguardia sperimentale dopo un precedente passaggio nella musica leggera che però viene saltato e solo citato (in effetti non era così necessario per la narrazione). 
Periodo però che non portava nessun guadagno, anzi sui giornali dell'epoca fioccavano le recensioni negative sulle performances live elettroniche di Franco e i musicisti che lo accompagnavano. 
Particolare questo che non viene citato, ma era successo davvero di essere definito buffone. 
Per certi versi parevano le sperimentazioni sonore di Albanese nel suo ULTIMO FILM
Tuttavia uno di quei brani cervellotici dal mood particolarmente inquietante diventerà la sigla di TG2 DOSSIER,

ma anche questo nel film non viene detto. 
Ma siccome Battiato deve anche mangiare almeno ogni tanto, ad un certo punto decide di trarre profitto dalla musica e riesce a strappare un contratto con la EMI. 
Nasce così, incontrando Giusto Pio, L'ERA DEL CINGHIALE BIANCO con quel velocissimo solo di violino che nel 1979 farà alzare il sopracciglio agli ascoltatori delle radio,

grazie anche al testo che non parla di sole, cuore e amore, ma di alberghi a Tunisi, studenti di Damasco e sigarette turche. 
Il successivo Patriots però, specialmente per le vendite, non convince la casa discografica che invece preme per avere un disco da piazzare in classifica (d'altronde è quello il lavoro delle majors). 
Ed è a questo punto che Battiato lancia una nuova sfida, cioè va bene fare un disco da classifica, ma sarà senza filler inutili, cioè senza brani messi lì solo per allungare il minutaggio. 
Quando la EMI si vede proporre un disco contenente solo sette canzoni per un totale di 31 minuti scarsi, non esita ad esprimere i suoi dubbi su chi comprerà un album così breve, ma a pensarci bene è meglio un prodotto perfetto, ma essenziale oppure un'ora riempita con cose inutili?

Le vendite diedero ragione a Franco e LA VOCE DEL PADRONE rimane il suo capolavoro con tutte, ma proprio tutte e sette le canzoni passatissime in tutte le radio. 
Da lì a scrivere canzoni anche per altri cantanti il passo sarà breve e infatti Alice vincerà il Festival di Sanremo con PER ELISA scritta da lei con Battiato e Pio

e che porterà entrambi (Franco e Alice) all'Eurofestival, quello che poi diventerà l'Eurovision Song Contest (altro episodio che non si vede). 
Cosa che farà leggermente irritare la conterranea Giuni Russo che stava aspettando da un pò una canzone da Franco, e scena che qualcuno ha erroneamente creduto mostrasse una rivalità tra le due cantanti. 
In realtà non era mai stato così e per lei da Franco arriverà UN'ESTATE AL MARE che sarà un grande successo anche in discoteca.

Ma Giuni allora si trovava sotto l'ala protettiva di Caterina Caselli con la quale (apro un'altra parentesi che non c'è nel film) invece nacquero presto i veri dissapori poiché Caterina insisteva per tenere Giuni su un registro leggero, canzonettaro, mentre lei, che aveva doti vocali pazzesche, avrebbe preferito poter mostrare di più le sue capacità. 
Nel film si salta anche il periodo successivo de L'Arca Di Noè, disco in effetti meno di successo rispetto all'imbattibile precedente per cui comprendo la scelta di passare oltre, ma nel mio caso personale quel tour (altra ulteriore parentesi) fu anche il mio primo incontro live con Battiato che si portava dietro anche Alberto Radius alla chitarra e tutto il Coro dei Madrigalisti. 
Quindi per me non c'è nessuna critica negativa sul film se non una nota tecnica per l'effetto speciale leggermente scrauso che lo mostra sul palco dell'Arena di Verona dove si nota benissimo che il pubblico, anche se opportunamente sfocato, è posticcio e, specialmente in un'inquadratura, guarda da tutt'altra parte e applaude così a caso. 
Ma è una piccolezza rispetto alle due ore che questo film mi ha fatto passare tra i ricordi. Ma ai soliti mai contenti tutto questo non è bastato e allora giù critiche sui social e sul web. 
Che poi, se diventava un film di tre ore, magari gli stessi sarebbero stati lì a dire che era un mattone troppo lungo e che noia, che barba... 
De gustibus... 
E se non l'avete visto consiglio ancheIL CORAGGIO DI ESSERE FRANCO, un bel documentario sempre su di lui che, come scrissi in quel post, per me è stato "un amico con cui ho passato durante gli anni 80 una Summer On A Solitary Beach, cercando quel Centro Di Gravità Permanente, e volando via, grazie ad un Sentimiento Nuevo, come Gli Uccelli, per infine alzare Bandiera Bianca avendo trovato finalmente Segnali Di Vita al carnevale estivo sopra i carri in maschera dove stanno suonando Cuccurruccuccù" (la sintesi del suo disco di maggior successo).

sabato 14 febbraio 2026

DUE O TRE CANZONI PER SAN VALENTINO

 Quest'anno San Valentino cade di sabato per cui, dato che in genere questo giorno lo dedico alla musica, mi permetto di selezionare qualche canzone a tema partendo da PERFECT di Ed Sheeran, una ballad terzinata che fa subito "ammooree" con gli "occhi a cuore" come nei manga.


Molto più concettuale e personalmente considerata di un livello superiore (ma non solo da me) LA CURA di Franco Battiato dove, dopo un testo che è una dichiarazione di intenti a proteggere e valorizzare la persona amata, arriva l'assolo di David Rhodes a concludere in bellezza una canzone che se la rifai la devi fare così perché è come quella di Ed Sheeran, cioè perfect.

Concludo con un brano dei Frankie Goes To Hollywood che considero una delle più belle canzoni in generale degli anni 80 presa dal doppio capolavoro, creato insieme a Trevor Horn, Welcome To The Pleasure Dome, e naturalmente sto parlando di THE POWER OF LOVE, un inno all'amore dove anche qui si protegge la persona amata, ma da artigli incappucciati e vampiri.

E non ha importanza se sia amore etero o omosessuale, perché basta che sia amore vero. 
Eh si, ce n'è tanto bisogno di amore in un periodo come questo così pieno di tragedie di ogni tipo dove molto spesso sono donne a finire come vittime. 
Sappiate che io voglio bene a tutti voi che state leggendo

e ve lo dimostro ogni giorno con un nuovo post su questo blog che cerca di non prendersi mai troppo sul serio, perché chi lo gestisce (io) in fondo ha ancora l'animo di un bimbo, magari cresciuto, si, ma solo per l'anagrafe. 

giovedì 13 febbraio 2025

FENOMENO ROCKETS: POTEVA ANDARE MEGLIO

 Oggi torno a parlare dei ROCKETS e non solo per la recente scomparsa di Christian LeBartz,


lo storico frontman purtroppo deceduto a 74 anni dopo aver lasciato la band molto tempo fa per dedicarsi ad attività molto lontane dalla musica, come allevare cani. 
Colgo l'occasione di riparlarne anche perché su Prime Video avevo visto tempo fa Fenomeno Rockets, un film documentario (forse ora è su Tim Vision) sulla band francese con interviste a gente che ha gravitato (mai termine sarebbe stato più adatto) nel loro ambiente o che tuttora ha un legame concreto come Fabrice Quagliotti che è rimasto l'unico membro originale a detenere il marchio Rockets rimettendo insieme la band con nuovi musicisti.

Il film è diretto da Piergiuseppe Zaia che già conosciamo bene per una CERTA ROBA BRUTTA BRUTTA e anche qui in effetti il risultato non è molto centrato poiché aldilà delle testimonianze si vedono pochissimi video live e quelli d'epoca sono di pessima qualità riquadrati in un piccolo televisore virtuale. 
Per fortuna ci sono un po' più di foto, ma a conti fatti sono sempre troppo poche. 
Colpa forse del fatto che allora i cellulari non c'erano ancora e i filmati (rari) erano su pellicola che spesso finiva deteriorata dal tempo. 
Ecco il grande difetto di questo film è che se hai sentito parlare dei Rockets come una leggenda, forse è meglio non guardarlo poiché da esso sembrano uscirne come un gruppetto amatoriale di medio livello, mentre meriti ne hanno avuti eccome,

cioè tanto per dire, la loro cover di ON THE ROAD AGAIN è mille volte superiore all'originale dei Canned Heat e i loro show erano quanto mai innovativi tra quei fumi e raggi laser che Battiato detestava (e che i Pooh invece adoravano e infatti c'è una mezza diatriba su quale dei due gruppi abbia utilizzato prima tali effetti), ma questo nostro regista sembra non avere idea di come tirare fuori il meglio dalle immagini, e ciò fa specie in questo periodo in cui oggi cade l'anniversario riguardante i Fratelli Lumiere che 130 anni fa brevettavano Le Cinematographe,

una macchina in grado sia di riprendere immagini che di proiettarle, per cui sento di doverli ringraziare altrimenti questo blog probabilmente non avrebbe ragione di esistere. 
A quanto pare per il signor Zaia invece tutto lo sbattimento dei due fratelli é stato inutile. 
Per chi invece ha vissuto quegli anni e magari quei cinque matti dipinti li ha anche visti in concerto, questo film, a sentire i racconti degli intervistati (perché alla fine a questo si riduce), può portare a galla anche dei bei ricordi come li può portare uno dei pochi documenti live che si trovano sul Tubo, cioè quello ben noto del CONCERTO DI TARANTO nel 1980.

E personalmente i loro dischi, quelli dell'era argentata, li ho ancora in casa. 
E ancora addio a Christian. 

lunedì 5 agosto 2024

ARRIVA TELEMONTECARLO E NON CE N'È PIÙ PER NESSUNO

 Cinquant'anni fa, il 5 agosto del 1974, il pavimento della Rai scricchiolava sotto ai piedi dei dirigenti perché faceva capolino fra le emittenti televisive che si potevano ricevere in Italia, anche TeleMontecarlo, le cui trasmissioni per noi erano fatte su misura nella nostra lingua, mentre per il popolo d'oltralpe continuavano quelle in francese.


Per noi le trasmissioni di quella che sarà presto abbreviata come TMC cominciarono alle 17.45 con il programma Un Peu D'Amour, D'Amitie Et Beaucoup De Musique condotto da Jocelyn che, siccome di lui fino ad allora ne avevo sentito solo parlare, dal nome pensavo fosse una donna (se fosse stato OGGI, magari con quel nome poteva salire lo stesso sul ring a menare un'atleta donna... per dire) e invece no.

Conduceva con lui l'allora sua moglie Sophie che vediamo insieme durante il programma con ospiti i nostri Matia Bazar. 
L'emittente monegasca andava quindi ad affiancarsi,come già avevo RACCONTATO, alle già presenti Tv Koper Capodistria e RSI, la tv Svizzera dove su questa ricordo in particolare un CONCERTO proprio dei Matia Bazar (guarda chi c'è anche qui) dove, rigorosamente dal vivo, i cinque genovesi davano lustro a tutte le loro capacità, e cacchio se ne avevano da vendere mostrando che suonavano anche progressive. 

Ma tornando oggi in particolare alla nostra TMC, i suoi programmi erano in parte realizzati in loco, e in parte invece in una sede milanese, dopodiché venivano portati in macchina fino nel principato perché allora mica c'erano i mezzi tecnici e internettici di adesso. 
Col tempo le cose cambieranno ed ora quella tv è diventata La7 dove uno dei migliori programmi è Propaganda Live, che Rai 3, lungimirante come sempre, si è lasciata scappare perché all'inizio andava in onda proprio lì con il titolo di Gazebo sempre condotto da Diego "Zoro" Bianchi.

Quei programmi intelligenti che alla dirigenza Rai piacciono poco perché fanno ragionare e infatti li piazza sempre sulla terza rete come cose di poco conto, mentre fa tenere banco a "quei programmi demenziali" come diceva Franco Battiato. 
Teste fatte così... 

venerdì 10 maggio 2024

EUROVISION SONG CONTEST 2024: SEMPRE DI PIÙ SENZA VERGOGNA ALCUNA

 Eddai che è tornato il circo, il carnevale di primavera, ovvero l'Eurovision Song Contest, dove conta la canzone, si, ma anche come la presenti, e più esageri, meglio è.


Già la prima semifinale ci ha deliziato con l'Irlanda rappresentata da Bambie Thug e la sua DOOMSDAY BLUE che, fra pentacoli, candele e corna, ha avuto tutta l'aria di essere una specie di ode a Satana con la bella demonietta che tutta makeuoppata horror pare persino sexy, seppure molto molto secca. 
Bisogna dire che la ragazza senza artifici è un bel po' diversa da come si presenta in scena,


mentre la canzone salta dall'urlo indemoniato al sound raffinato così con uno schiocco di dita per cui ti lascia un po' perplesso come è successo a Mara Maionchi che commenta insieme a Gabriele Corsi.

Altra bella presenza quella della Slovenia con Raiven vestita, diciamo così, dentro ad una tuta trasparente che copriva con delle applicazioni le parti pericolose. 
La canzone un po' goth style alla Evanescence è VERONIKA.

La Polonia ha portato sul palco una ennesima emula di Lady Gaga con THE TOWER accompagnata da una coreografia giocata sul gioco degli scacchi e i costumi che, restando in casa della Germanotta, sembravano quelli di Bad Romance,

mentre il Lussemburgo va sui ritmi alla Shakira, anche un po' turchi per la verità, cantando FIGHTER parte in francese e parte in inglese con la deliziosa Tali stivalata e trecciosa.

La Croazia strizza l'occhio all'italia con Baby Lasagna (grazie, ma non mi è piaciuto granché) e la Finlandia dei Windows95man si diverte in NO RULES! con un nudo maschile coperto di volta in volta nelle riprese televisive da una testa mobile, una telecamera o altri oggetti che sembrano impallare l'immagine

e invece è tutto un gioco perché sul palco il ricciolone Teemu Keisteri aveva un tanga color carne che verrà mostrato dalle due presentatrici nella seconda serata (vestite tra l'altro spallonate come negli anni 80)

come un oggetto di culto messo all'asta (naturalmente per scherzo). Seconda serata che ci ha portato anche ANGELINA MANGO, pure lei in outfit molto sexy e con coreografia e arrangiamento mille volte più efficace di quando ha presentato La Noia al Festival Di Sanremo,

tant'è che non ha sfigurato per niente in mezzo ai mille effetti speciali utilizzati dagli altri cantanti, alcuni dei quali sono arrivati giustamente alla finale di domani sera, mentre altri come i MEGARA, rappresentanti spagnoli per San Marino, sono stati eliminati con mia sorpresa perché mi sono piaciuti con quel loro look fra Donnie Darko e Tim Burton, con tanto di cambio di look in scena.

Vabbè magari la canzone presentata non era così perfetta, però lo spettacolo c'era tutto. 
Le votazioni invece hanno favorito uno dei cantanti più scialbi visti ieri sera e parlo di Dons per la Lettonia, ma per fortuna anche un'altra simil Lady Gaga, per l'Austria ha passato il turno e il suo pezzo WE WILL RAVE già mi sta in testa; sto parlando di Kaleen con un look alla Barbarella davvero niente male,

e insieme a lei altre super-tutine hanno raggiunto la finale. 
L'Italia con Francia, Germania, Spagna e Regno Unito sono le top five che di diritto hanno già la finale assicurata. 
Piccola chicca in chiusura di serata ieri quando c'è stata l'esibizione degli HERREYS,

i ragazzi svedesi che avevano vinto nel 1984, quell'anno che l'Italia era stata rappresentata da Franco Battiato (non ci credereste mai, eh?) e Alice con i treni di Tozeur.

I nostri, nonostante Franco avesse in repertorio dei balletti come quello che faceva nel videoclip di Centro Di Gravità Permanente che Roberto Bolle se li sogna certi passi, avevano fatto un'esibizione standard, mentre i tre svedesi ieri sera hanno riproposto più o meno lo stesso show con 40 anni in più sulla schiena, ma lo stesso spirito di allora.

Giustamente, perché lo spirito dello spettacolo è proprio quello di essere sopra le righe, e anche stavolta il risultato è stato raggiunto.
Ed ora ci aspetta la finale di domani sera. 

domenica 5 novembre 2023

DANILO REA E FIORELLA MANNOIA DAL VIVO IN UN MODO MOLTO PARTICOLARE

 Danilo Rea, virtuoso pianista jazz e Fiorella Mannoia, prestigiosa interprete leggera italiana, cos'hanno in comune?


Apparentemente nulla, ma i due si conoscono da tempo e hanno già duettato spesso in diverse occasioni tipo Umbria Jazz, e se il repertorio di Fiorella, l'ex STUNTWOMAN del cinema passata per fortuna alla musica, viene rivisitato dalle dita di Danilo può anche portare ad un tour intitolato Luce che da quest'estate sta viaggiando in lungo e in largo (con il balzo di rimbalzo, cit.). 
Ma non si tratta di un concerto con "fumi e raggi laser" come diceva quel simpatico nostro AMICO siciliano di cui eseguono anche una delle sue più belle canzoni cioè LA CURA,

bensì sul palco, come si vede dal video, ci sono solo loro due, una con la sua voce e l'altro col suo pianoforte circondati dalla luce di tante candele, per rendere tali canzoni rinnovate in un'atmosfera quasi onirica, con pure un finalino differente, più attuale su Quello Che Le Donne Non Dicono, per spiegare che una donna non deve dire per forza sempre si, ma anzi se ti dice NO è NO!
I nostri due saranno in giro fino al 23 dicembre per quanto riguarda quest'anno, ma, visto come sta andando il tour, non è detto che nel 2024 il sodalizio non possa continuare. 

martedì 29 agosto 2023

MORGAN: DOVE PASSA LASCIA IL SEGNO

 Se inviti Morgan ad un festival lo sai benissimo che è come maneggiare della nitroglicerina ed è successo anche qualche sera fa a Selinunte durante il Festival Della Bellezza quando l'artista si è scatenato con una serie di INSULTI PESANTI nei confronti del pubblico, e in particolare sembra verso uno spettatore, che gli aveva gridato (quindi non così educatamente) di piantarla lì con quello che stava suonando e di fare invece brani di Franco Battiato, perché il concerto era stato presentato anche come un omaggio al cantautore catanese scomparso da qualche anno.


Questo è perlomeno quanto appare, ma in realtà non mi sento di dare tutto il torto a Morgan che magari è una punta arrogante, egocentrico e logorroico, questo si, ma che era andato lì per fare un concerto-lezione di musica su Franco Battiato e sul modo in cui è stato influenzato dalle sue opere, ed era quindi partito suonando quelle che, secondo lui, erano state le ispirazioni che lo avevano formato, lui come Morgan, e quelle del cantautore siciliano che in vita sua non ha fatto solo Cuccuruccuccù, ma anche dischi sperimentali come Fetus e Pollution, saltando da Bach a Mozart, da Tenco a Bowie, anche improvvisando sul palco e spiegando tutto nel suo modo che abbiamo visto durante il programma in Rai STRAMORGAN, perché a Marco (Castoldi) piace non solo suonare e cantare ma anche raccontare e rendere partecipe il pubblico di quelle che sono le emozioni che lui stesso prova mentre lo fa e mentre ascolta la musica degli altri. 
Questo era il concetto di bellezza che Morgan voleva portare su quel palco, ma qualcuno non era d'accordo con lui ed ha cominciato a reclamare che voleva sentire canzoni di Battiato e basta facendo andare su tutte le furie il nostro cantautore che ha ribattuto in modo parecchio (anche troppo, in verità) colorito verso quelli che lo contestavano (e comunque non avevano certo chiesto "per favore"), e che, bisogna dire la verità, erano in netta minoranza rispetto a quelli che invece stavano gradendo lo show che era, si molto personale, ma che se conoscevi il personaggio che andavi ad ascoltare potevi capire che era coerente con sé stesso. 
Mentre invece si è verificata una situazione che molte persone di mia conoscenza che suonano a livello amatoriale si ritrovano ad affrontare fin troppo spesso, tipo un tributo ai Queen che si sente richiedere "un po' di musica italiana allegra", oppure il tizio che mentre stai suonando o cantando sul palco sale su e ti chiede "mi metti YMCA" come se fossi un dj davanti alla consolle, capito? "Mi metti" e non "la suonate". 
Ed è questo che ha fatto scattare la scintilla dell'ira nell'ex BluVertigo, cioè l'essere stato considerato un jukebox al servizio del pubblico, mentre lui stava portando avanti un discorso ben preciso fatto di musica e parole. 
La cosa è ben più grave di quanto possa apparire perché in questo modo si finisce verso un appiattimento dell'offerta musicale, dove l'artista fa solo quello che dice il pubblico e non più quello che lui si sente di offrire, sempre che davvero non ci siamo già arrivati in realtà, vista la qualità della musica che viene sfornata a getto continuo ogni giorno.

Questo significa quel "vai a vedere Fedez e Marracash" rivolto al disturbatore, ma i due nomi potevano essere benissimo altri due della scena pop usa e getta fatta con lo stampino e farcita di autotune. 
Il giorno dopo comunque Morgan si è pubblicamente scusato sui social spiegando il più possibile tutta la situazione che si era creata e chiedendo scusa in particolare per quegli insulti omofobi che nella foga del momento gli erano usciti di bocca e che hanno girato la cosa decisamente a suo sfavore con un sonoro "noooo" del pubblico. 
Questa infatti è l'unica cosa per cui mi sento di accusare Morgan, ma su tutto il resto della vicenda rimango dalla sua parte. 
Beh... 
La nuova stagione di X-Factor, dove Morgan dovrebbe tornare fra i giudici, se non ci saranno provvedimenti da parte di Sky come tempo fa era accaduto con Asia Argento (guarda caso una sua ex) e le sue vicende di presunte molestie sessuali, si preannuncia già adesso interessante... 

venerdì 11 agosto 2023

L'ESORCISTA PERDE IL SUO CREATORE (CINEMATOGRAFICO)

 Nella settimana che ci stiamo quasi lasciando alle spalle abbiamo avuto due grosse perdite per il cinema poiché ci hanno lasciato William Friedkin ad 87 anni e Arthur Schmidt ad 86.


Il primo è stato il regista di quel caposaldo dell'horror che è L'ESORCISTA, film tratto dal romanzo di William Peter Blatty che riesce a farti accapponare la pelle ancora adesso a 50 anni di distanza (e non è cosa da tutti), e nella foto sopra lo vediamo insieme a Linda Blair che era Regan, la bambina posseduta dal demonio.



Colgo l'occasione per pubblicare anche alcune belle foto backstage (anche autografate) prese sul set di quel film in cui William gioca amorevolmente con la piccola Linda.

L'anno precedente invece Friedkin aveva diretto Il Braccio Violento Della Legge con Gene Hackman e Roy Scheider, il primo film su Papà Doyle (giochetto del doppiaggio fatto per il labiale poiché in originale il soprannome del personaggio era Popeye) che contiene una delle scene di inseguimento più belle della storia del cinema e che il regista stesso, durante un'intervista, aveva definito così piena di pericoli mentre la giravano che si considerava fortunato che nessuno si fosse fatto male.

Il secondo nome, meno di spicco perché lavorava in post produzione, ma ugualmente importante, era lo stretto e fidato collaboratore di Robert Zemeckis in tutti i suoi film di successo, poiché Arthur Schmidt era il montatore e lo sappiamo bene che un buon o cattivo montaggio può fare la differenza in una pellicola.

Nel caso di Arthur il suo lavoro era stato sempre egregio portandosi pure a casa due Oscar lavorando per Robert, e i risultati li abbiamo avuti tutti davanti agli occhi, dalla saga di Ritorno Al Futuro, a Forrest Gump, da Chi Ha Incastrato Roger Rabbit a La Morte Ti Fa Bella, insomma tutti film di grande successo. 
La musica invece segna una perdita piuttosto curiosa con il cantautore americano Sixto Rodriguez, 81 anni, che nel 1970 se ne usciva con questa SUGAR MAN,

passata inosservata negli stati uniti come i suoi due successivi album, finché, a sua insaputa, una casa discografica australiana ha acquistato i diritti dei due dischi e li ha ripubblicati creando un vero e proprio mito alimentato anche dal documentario Searching For The Sugar Man, nel quale veniva ipotizzato che Sixto fosse già morto. 
Invece, grazie a tutto ciò, Rodriguez ebbe la sua seconda chance finendo così a fare anche dei concerti in Australia e poi in tutto il mondo. 
Inoltre le sue canzoni vennero utilizzate anche come inni dai giovani sudafricani durante le proteste contro l'apartheid.

Per la musica italiana invece diamo oggi l'addio a Peppino Gagliardi, cantante melodico napoletano con molte partecipazioni al Festival Di Sanremo e al Disco Per L'estate, i cui successi più famosi sono SETTEMBRE, che appena parte con l'intro fa subito vintage, e Come Le Viole. 
Peppino, che, devo dirlo per correttezza, è sempre rimasto fuori dai miei canoni musicali perché in quel periodo ascoltavo i Beatles o, per la musica italiana, Equipe 84, Nuovi Angeli, Pooh eccetera, aveva 83 anni. 

Anche la letteratura perde uno dei suoi rappresentanti con la morte di Michela Murgia, 51 anni, da tempo malata di tumore e che un paio di anni fa si era tirata addosso "l'ira funesta dei profughi afghani", o meglio dei fans di Franco Battiato con una BATTUTA poco felice. 
Addio William, Arthur, Sixto, Peppino e Michela. 
P.s. 
Come diceva Corrado,... e non finisce qui, perché domani il sabato musicale sarà dedicato ad un altro mito scomparso (dovreste sapere di chi si tratta) al quale ho preferito riservare un intero post. 

domenica 21 maggio 2023

C'ERA UNA VOLTA UNO CHE SUONAVA CON PHIL COLLINS, UN ALTRO CON MORRISSEY E...

 Durante lo scorrere di questa settimana ci siamo perduti un bassista scozzese il cui nome non è uno di quelli che ti fa dire "È lui!", ma è un musicista che abbiano sentito suonare senza alcun dubbio tutti indistintamente.


Sto parlando di John Giblin, 71 anni, il cui strumento è stato al servizio di artisti come Peter Gabriel, Kate Bush, Simple Minds, con anche collaborazioni in Italia con Lucio Battisti, Eros Ramazzotti, Franco Battiato e Claudio Baglioni. 
La sua versatilità lo fa entrare a cavallo degli anni 70 e 80 nella band jazz-rock-fusion dei Brand-X dividendosi i brani con il padrone di casa Percy Jones (un vero fuoriclasse del basso) e dove alla batteria suonava un barbuto Phil Collins in parallelo con i Genesis.

Cioè mica degli scappati di casa eh, anche se a guardarli in questa foto in effetti lo sembravano... 
E infatti, sempre a cavallo degli anni 70 e 80, se avete acquistato qualche disco come Duke dei Genesis, per esempio,

(tipico esempio di album che non si deve giudicare dalla copertina) all'interno della busta trovavate le foto con tutta la loro discografia (Foxtrot, A Trick Of The Tail, Selling England By The Pound, ecc...), ma anche quella dei Brand-X che pure loro si fregiavano di immagini molto particolari come questa che mi incuriosiva non poco.



Ammettiamolo. 
Non si può rimanere indifferenti davanti ad un tale copertina, e di copertine interessanti ne avevo già parlato riguardo a quella di DREAMS di Grace Slick, di cui ero segretamente innamorato, ma all'epoca non c'era Youtube, né Spotify, cioè non c'era internet, ecco, perciò se volevi ascoltare un disco, o te lo compravi o approfittavi di un amico che te lo registrava su una cassetta come ho potuto fare con Pink Floyd e Genesis. 
Ma nessuno, dico, nessuno che conoscessi aveva idea di chi fossero i Brand-X. 
Quindi solo in tempi più recenti poi, grazie alla rete, ho avuto anche la possibilità di ascoltarlo quel disco dalla copertina bizzarra, rendendomi conto che non sono certo facili i lavori di questo simpatico complessino.

Per fare un esempio, questo VOIDARAMA è uno dei brani dove ha suonato John, mentre quest'altro dal titolo CAMBODIA (non c'entra la hit anni 80 di Kim Wilde), dove si sente di brutto il tipico drumming di Collins, si può definire il brano più "pop" del disco, ma sempre molto progressive, dove però troviamo Percy Jones al basso, e di tutta la tracklist era quello che, a istinto, mi era piaciuto di più (qualcuno mentre lo ascoltavo mi ha pure chiesto se fossero i Dream Theatre, pensa un po'), ma ancora non sapevo sta faccenda dei diversi musicisti che vi avevano suonato a seconda delle canzoni.

Quindi un gruppo piuttosto "aperto" e un genere musicale questo dove veniva messa in mostra grande tecnica, ma nessuna velleità commerciale da farti dire "magari con questo pezzo ci passano in radio". 
No, John alla radio lo avete sentito con cose completamente diverse, per esempio con questa CANZONE di Lucio Battisti tratta da Una Giornata Uggiosa, 

con quel giro di basso "elastico" e brano che, riascoltato oggi, mi fa capire quanto abbia ispirato Colapesce e DiMartino. 
Oppure se siete andati ad ascoltare Claudio Baglioni dal vivo nel 2003, John era lì a suonare il basso con la sua flemma scozzese. 
È invece proprio di ieri la notizia di un'altro bassista che ci lasciati e si tratta di Andy Rourke,

59 anni, che ha suonato negli Smiths di Morrissey e Johnny Marr portandosi dietro anche i suoi problemi di dipendenza dall'eroina. 
In seguito Andy apparirà anche in un disco solista del leader oltre ad aver collaborato con altri artisti come Sinéad O'Connor e Dolores O'Riordan. 
Anche il cinema piange un paio di nomi ed uno è famosissimo, cioè quello di Helmut Berger, attore e modello austriaco prediletto da Luchino Visconti, con il quale ebbe anche una relazione sentimentale, e legato perciò ad un certo cinema d'autore, ma che, da canaglia quale sono, non posso fare a meno di ricordare anche in Mia Moglie È Una Strega con Renato Pozzetto ed Eleonora Giorgi, dove Visconti ovviamente non c'entra e Berger era un perfetto, diabolico e, diciamolo pure, fighissimo diavolo Asmodeo.

Helmut aveva 78 anni. 
Meno conosciuto invece è il nome di Ray Austin, regista, attore e stuntman britannico che ha diretto sì alcuni film per il cinema, ma soprattutto ha lavorato a moltissime serie tv che fanno parte delle mie preferite, come SPAZIO 1999 e AGENTE SPECIALE, e in particolare di questa ha curato anche gli stunt in una cinquantina di episodi.

Lo vediamo nella foto sopra infatti fra Diana Rigg (Emma Peel) e Patrick MacNee (John Steed). 
Proprio per la sua origine di stuntman, i lavori da lui diretti avevano sempre scene molto "fisiche" con scazzottate e acrobazie.

Ray Austin aveva 91 anni e durante la sua carriera gli era stata affidata anche la regia del ritorno di Steve Austin, che, nonostante l'omonimia, non è un suo parente, ma è L'Uomo Da Sei Milioni Di Dollari interpretato da Lee Majors. 
Addio John, Andy, Helmut e Ray. 

giovedì 20 aprile 2023

STRAMORGAN: E STRABIOLI INVECE "CHI L'HA VISTO?"

 Per vedere Stramorgan su Raiplay sono partito per caso dall'ultima puntata dove venivano messi a confronto Lucio Battisti e David Bowie, artisti molto diversi, ma che alla fine scopri che avevano diversi punti di contatto e non solo per quella COVER fatta da Mick Ronson di cui avevo raccontato diverso tempo fa.


In effetti Bowie aveva inciso anche una versione italiana di Space Oddity il cui testo (tremendo) era stato tutto inventato da Mogol, il fido paroliere di Lucio, parlando banalmente di amori adolescenziali invece di basarsi sul problemino che aveva il Maggiore Tom in missione spaziale, ed era così diventata RAGAZZO SOLO, RAGAZZA SOLA, ma stranamente questo non è stato raccontato né da Morgan né da Pino nella puntata che comunque è stata forse la migliore delle quattro.

E per fortuna ho cominciato da quella puntata, perché se partivo dalla prima dove i due artisti a confronto erano invece Domenico Modugno ed Elvis Presley forse non avrei retto del tutto bene le elucubrazioni in cui Morgan si produce per tutto il tempo, anche tenuto conto del fatto che Modugno, il vero tema della puntata, lo sento molto distante dai miei gusti dato che l'unico disco di Domenico che mi piaceva (e che possiedo pure) è L'AVVENTURA, sigla dello sceneggiato Scaramouche (visto non nel 1965, ma nelle repliche e comunque c'è su Raiplay) in cui recitava il Mimmo

e che finirà pure come Lato B di quella hit strappalacrime dal titolo Piange Il Telefono (con consecutivo e omonimo film). 
Mentre Morgan racconta, arrivano in studio ospiti vari per duettare col padrone di casa e non sono solo legati al tema della puntata, perlomeno non direttamente, come, per esempio, l'ex Spandau Ballet Tony Hadley che esegue Through The Barricades oltre a NO TIME NO SPACE di Battiato giusto perché era da quelle parti in tour (e come canta ancora il Tony!!!).

Per fortuna quindi le puntate successive hanno corretto un po' il tiro, ma la cosa più strana di tutto lo show è però la "presenza" di Pino Strabioli, perché sì che dovrebbe essere un programma diviso tra Pino Strabioli e Morgan, e infatti il titolo unisce i due nomi insieme, senonchè l'ego di Morgan è veramente "stra" e deborda ogni volta che si trova davanti ad un microfono quando parte a spiegarti l'intenzione dell'autore in quella certa canzone, che si tratti di uno o dell'altro protagonista della puntata, tanto che di Pino ne perdi spesso e volentieri le tracce. 
E comunque ne sa Morgan, nel senso che non si è preparato la lezioncina da ripetere a memoria davanti alla telecamera. 
No, quella è roba che ha lui dentro a quella sua testa anche matta che ogni tanto va per conto suo come QUELLA FAMOSA VOLTA a Sanremo con Bugo.
Può apparire arrogante per questo suo modo di fare, però mentre parla ti accorgi che ormai ti ha preso nella sua rete e lo stai ad ascoltare pendendo dalle sue labbra e nel momento che comincia a cantare lo perdoni anche per quella sua voce così afona e che i tecnici cercano di aiutare con effetti speciali che ben poco riescono a migliorare. 
Ma lo perdoni perché in quel momento lui sta cantando col cuore, come quella volta che è stato sommerso di critiche per aver realizzato uno special sui Queen cantando le canzoni di Freddie, ed una delle quattro puntate è proprio dedicata a lui a confronto con Umberto Bindi (in realtà molto Bindi e solo un pizzico di Queen) mentre l'altra ancora vede protagonisti Franco Battiato (come ho detto prima) e Brian Eno (pure qui molto più Battiato). 
È vero che cantate con quella voce ruvida quelle stesse canzoni di Freddie fanno un'altro effetto, però a mio parere è stato sempre meglio di vedere tanti sosia baffuti

(alcuni molto bravi, ma altri spesso improbabili) che si strizzano le corde vocali per cercare di arrivare a quei livelli che solo quella band ha raggiunto (ascoltare i PRIMI TRE ALBUM che roba dell'altro mondo sono) e parlo della band con Freddie, Brian, John e Roger (lui con i suoi "screams"), non di quella che stanno portando in giro i due Queen rimasti (John Deacon sta bene, ma non ha la minima intenzione di suonare senza Mercury preferendo godersi la pensione).

Insomma, se a Morgan piace raccontare le sue passioni musicali e a noi piace ascoltarle, abbiamo trovato la quadratura del cerchio, no? 

venerdì 17 febbraio 2023

SI SPENGONO LE LUCI CON CATERPILLAR E SI È SPENTA ANCHE UN'ALTRA STELLA DELLA MUSICA

 La giornata di ieri è stata quella del M'Illumino Di Meno, iniziativa dal nome ispirato ad Ungaretti e ideata da Caterpillar, programma radiofonico di Radio2, nel lontano 2005 ed ora riconosciuta dallo Stato come Giornata Nazionale Del Risparmio Energetico spegnendo le luci superflue delle città come simbolico gesto.


Gesto che appunto all'epoca dell'approvazione del Protocollo di Kyoto venne richiesto agli ascoltatori come segno di adesione all'iniziativa semplicemente spegnendo alcune lampadine di casa ed è piano piano diventato una consuetudine annuale.
La Banda Osiris aveva anche realizzato L'INNO UFFICIALE:
Purtroppo però non sono solo le luci a spegnersi in questi giorni come abbiamo già visto su questo blog ancora ieri e l'altro ieri con alcuni addii, e la stessa cosa si ripete oggi nella musica perché ieri ad 80 anni ci ha lasciati Alberto Radius, un chitarrista che abbiamo sempre ascoltato nelle canzoni di Lucio Battisti

e poi in quel trio chiamato Formula Tre, quelli del "salame dai capelli verderame", frase da EPPUR MI SON SCORDATO DI TE il cui testo era stato scritto da Mogol che in quel periodo irrorava le sue vigne appunto col verderame e ciò, dice il Giulio (Rapetti), gli aveva causato tale lapsus daltonico facendogli confondere il verde col rosso.

Nel trio cantava il batterista Tony Cicco, che era anche il bello che piaceva alle ragazzine, ma Radius da solista in seguito tirerà fuori la sua voce ruvida che personalmente ricordo con NEL GHETTO, in realtà nata come lato B di Pensami, la ballad tratta dall'album Carta Straccia,
ma scelta dalle radio libere di allora (era il 1977 e le majors non dettavano ancora legge come adesso) come pezzo da mandare in onda per il tiro disco-rock che aveva. 
Lo troveremo a collaborare poi con parecchi musicisti ed io lo ricordo, perché c'ero fra il pubblico, in particolare sul palco al fianco di Franco Battiato

nel tour de L'Arca Di Noè l'Alberto, perché già aveva suonato nei dischi precedenti del Maestro, lui con quella sua capigliatura da Napo Orso Capo.

Addio Alberto. 

sabato 13 agosto 2022

UNA STATUA PER FRANCO E LUCIO

 In un'estate in cui la musica ha avuto finalmente il suo grande ritorno, ma anche i contagi da Covid-19, mannaggia, e i soliti tuttologi si scagliano contro JOVANOTTI, il piccolo comune siciliano di Milo ha reso omaggio ieri sera a due grandi nomi della musica che, a distanza di anni, ci hanno lasciati e che sono Lucio Dalla e Franco Battiato.


È stata inaugurata infatti ieri una statua che li rappresenta insieme, Lucio al piano e Franco vicino in piedi, come se stessero facendo un duetto mai accaduto nella realtà, ma poteva anche essere stato possibile perché entrambi hanno vissuto in quel paese alle pendici dell'Etna. 
Anzi, Lucio in particolare aveva anche una vigna da cui produceva un vino a cui aveva dato il nome di Stronzetto Dell'Etna, esattamente nel suo stile goliardico che metteva in alcune sue canzoni e nella vita stessa, dove sulla targhetta del citofono aveva messo il nome Domenico Sputo. 

A questo proposito voglio anche segnalare sul blog di CLAUDIA il post del giorno che è una delle più belle canzoni di Dalla, dedicata però alla città di Roma, poiché Lucio è nato si a Bologna, ma ha vissuto un po' ovunque assimilando la cultura e lasciando il suo segno personale. 
Franco invece a Milo vi ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni arrivata lo scorso anno. 
Vite da artisti veri. 

mercoledì 25 maggio 2022

IL CORAGGIO DI ESSERE FRANCO: UN ANNO SENZA BATTIATO

 Un anno è passato da quando Franco Battiato ci ha lasciati e, dopo L'OMAGGIO di Pif del gennaio scorso, la Rai lo ha celebrato con un documentario (disponibile su RaiPlay) condotto da Alessandro Preziosi come fosse Alberto Angela a Super Quark, ma con una parlata, un tono che m'ha fatto pensare curiosamente a Giancarlo Giannini (ma lo so che son cose della mia testa tutta matta).


Qui si racconta Franco dai tempi della scuola quando alle elementari inizia un tema scrivendo "Io chi sono?" così come per mettere già le basi di quella carriera visionaria che ha avuto portando avanti le sue idee senza mai nessuna paura di fare flop, e ci sono anche stati, tipo il suo esordio come regista con Musikanten, ma, secondo il suo modo di vedere il mondo, anche i fallimenti contribuiscono a formare la personalità di un artista. 
Personalità che ad un certo punto salta fuori decisa ad ottenere il "successo", la "popolarità", e, coadiuvato dalle persone giuste che sanno come produrre dischi di successo come Angelo Carrara, arriva quel La Voce Del Padrone che venderà milioni di copie restando la vetta massima della sua carriera. 
Quello che non appariva a prima vista vedendolo con quell'aspetto vagamente da iettatore, era quanto fosse invece una persona incline allo scherzo, al divertimento e chi ha avuto la fortuna di conoscerlo di persona lo può confermare. 
Tanti estratti video che si vedono nel documentario hanno un leggero fuori sincrono fra immagine e musica, forse dovuto all'età del materiale e alla bassa qualità, ma ci si passa sopra volentieri per ritrovarsi anche a parlare di certe chicche come la vecchia foto sul divano,


perché per campare, visti i non facili inizi, il buon Franco si era messo a fare anche il modello nella pubblicità... E che modello!!! 
Si celebra un mito, certo, ma a volte nascono delle leggende tipo quell'episodio che viene citato anche qui, come nel documentario di Pif, di quando Franco, in concerto davanti al Papa, mentre sta cantando E TI VENGO A CERCARE,
improvvisamente smette di cantare e molti hanno attribuito il fatto ad un momento di estasi mistica; io adoro Battiato, ma la spiegazione, con tutto il rispetto, è molto più semplice e terra terra, poiché tecnicamente lui stava cantando quella canzone a voce piena, quasi urlando (forse a causa di un non perfetto ritorno sulle spie), mentre è da fare con molta delicatezza perché sennò sul finale non arrivi a toccare quei picchi dove infatti lui si è fermato facendo nascere questa piccola leggenda. 
Leggende che nel caso di un personaggio come lui ci stanno benissimo, e devo ammettere che durante la visione del documentario gli occhi mi si sono pure inumiditi, perché perdere Franco è stato come perdere un amico con cui hai passato durante gli anni 80 una Summer On A Solitary Beach, cercando quel Centro Di Gravità Permanente, e volando via, grazie ad un Sentimiento Nuevo, come Gli Uccelli, per infine alzare Bandiera Bianca avendo trovato finalmente Segnali Di Vita al carnevale estivo sopra i carri in maschera dove stanno suonando Cuccurruccuccù (la sintesi del suo disco di maggior successo), ma l'ho abilmente nascosta la mia commozione con un paio di occhiali da sole, così da avere anche più carisma e sintomatico mistero... 

domenica 6 marzo 2022

...E NON È COLPA MIA SE ESISTONO CARNEFICI...

 Diceva così Franco Battiato nel 1980, e io, concordando con lui, aggiungo che non è nemmeno colpa mia se il mondo ha fatto un salto indietro di 50 anni e per le strade si rivedono cortei con il simbolo della pace.


E ancora non è colpa mia se certe canzoni che parevano legate ad un tempo remoto, come la guerra del Vietnam, adesso tornano prepotentemente d'attualità.


Ed ecco che alla radio riascolto GIVE PEACE A CHANCE di John Lennon, che per dovere di cronaca viene spesso ripescata in occasione di conflitti e situazioni di protesta, come viene cantata anche nel film del 1970 Fragole E Sangue da un gruppo di studenti in rivolta mentre la polizia sta per fare irruzione all'interno del loro istituto; film che consiglio vivamente a tutti. 
Alla canzone di John Lennon mi sento di rispondere anche in italiano con GENERALE

di Francesco De Gregori, che nel testo originale citava una "notte crucca ed assassina", ma poi Vasco nella sua cover quella notte l'ha resa meno "mirata" e soltanto "buia ed assassina". 
E di nuovo non è colpa mia se, in questo caso, però credo che oggi si possa tranquillamente modificare nuovamente il testo della canzone del "Principe" (soprannome coniato per lui da Lucio Dalla) dando una nuova nazionalità a tale notte... 
Perché le uniche "guerre" che a noi piacciono sono quelle "stellari"... 

domenica 16 gennaio 2022

CARO BATTIATO (ANZI DICIAMO PURE CARISSIMO PER ME, E PURE UNICO)

  Pif (Perfrancesco Diliberto) realizza un affettuoso documentario nel suo stile con videocamera in mano su Franco Battiato, suo conterraneo, intervistando gente che lo ha conosciuto e che ha lavorato con lui, da cui saltano fuori vari aneddoti tipo quello di come si faceva mandare a casa in convalescenza quando era a militare raccontato da Juri Camisasca che era di leva insieme a lui, e inframmezzandolo con le immagini del concerto tributo tenuto il 21 settembre scorso all'Arena Di Verona a cui hanno partecipato diversi artisti che hanno cantato le canzoni di Franco dividendosele secondo il proprio gusto ed affinità musicale.


Per me le canzoni di Battiato, e le sue produzioni come Un'Estate Al Mare di Giuni Russo, hanno segnato e dato un senso agli anni 80 in contrapposizione alla new wave britannica, e l'ho pure visto in concerto con Alberto Radius e il Coro Dei Madrigalisti al gran completo. 
Non amo invece, sono sincero, la sua produzione discografica degli anni 60 e quella ancora più astrusa dei 70 con l'etichetta indipendente Bla Bla perché davvero troppo sperimentale e francamente ritengo che piacesse solo a lui, ma la Dischi Ricordi, durante il suo periodo di grande successo con la EMI, ha ugualmente provato a ripubblicare l'opera omnia precedente dell'artista, e posso esprimere il mio parere perché avevo avuto modo di trovare ed ascoltare tali dischi davvero molto assurdi nell'emittente radiofonica che ho frequentato in quegli anni. 
Jovanotti, Baustelle, Gianna Nannini, Carmen Consoli, Colapesce & DiMartino, Gianni Morandi, Paola Turci, Mahmood, Morgan, Max Gazzè, e naturalmente Alice, sono solo alcuni dei tanti nomi presenti sul palco di Verona e che hanno eseguito i brani con gli arrangiamenti originali tranne i Subsonica che hanno proposto la loro versione personale di Up Patriots To Arms che avevano registrato insieme a Franco nel 2011 e inserita nel loro album Eden. 
È andato in onda su Rai3, perché le reti ammiraglie si giocano serate musicali di altro genere, magari poi facendo dei flop clamorosi come con BAGLIONI su Canale 5, ma è disponibile comodamente on demand su Raiplay.

DOLLY, COUNTRY, MOTOWN, SOUL & BEATLES

 Eee niente, piano piano i nomi storici se ne stanno andando tutti e infatti è morta ad 80 anni la cantautrice country americana Dolly Parto...