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lunedì 12 ottobre 2026

L'INNO DEL "POI CI PENSIAMO"

 È la mattina del 12 ottobre 1946 e nei corridoi del Consiglio dei Ministri c'è un fermento terribile: l'Italia è appena diventata una Repubblica, la monarchia è un ricordo e la vecchia Marcia Reale è stata archiviata.


C'è solo un piccolo dettaglio: tra poche ore c'è una cerimonia ufficiale e lo Stato non ha una colonna sonora. 
Il Ministro della Guerra, Cipriano Facchinetti, entra trafelato nell'ufficio del Presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, sventolando uno spartito.
"Alcide! Abbiamo un’emergenza nazionale! Oggi pomeriggio giurano le Forze Armate e non abbiamo un inno. Che gli facciamo cantare, la canzone vincitrice del Festival di Sanremo?"
De Gasperi strabuzza gli occhi "Cos'è il Festival di Sanremo? Devono ancora inventarlo e Sal Da Vinci non è ancora nato...", quindi, con la calma dei forti, alza lo sguardo dalle sue carte.
"Cipriano, calmati. Non abbiamo tempo di fare un concorso pubblico. Cosa hai lì?"
"È il Canto degli Italiani. Scritto da Mameli nel 1847, musica di Novaro. Fa molto Risorgimento, è energico. Ascolta: Fratelli d'Itaaaalia..." intona Facchinetti, stonando vistosamente sull'acuto nonostante quel cognome che fa tanto Pooh.
"Va bene, va bene, approvato!" lo interrompe De Gasperi per salvarsi le orecchie. "Facciamo un decreto al volo. Però scrivici 'in via provvisoria'. Appena approviamo la Costituzione, l'anno prossimo, facciamo un bando serio, troviamo qualcosa di più moderno. Magari sentiamo Verdi, che è uno bravo, o qualcun altro.".
Il decreto viene firmato. 
L'inno è provvisorio, come quando metti un divano letto comprato in attesa di arredare per bene la nuova casa.
Passano gli anni. 
Arriva il 1948, la Costituzione entra in vigore, ma l'Inno di Mameli funziona bene, la gente lo impara. 
Il fascicolo "Inno Nazionale (Definitivo)" viene adagiato su una scrivania del Ministero.

Nel 1950, un solerte impiegato che chiameremo Umberto, come colui che su questa vicenda ci scriverà un libro, nota il fascicolo.
"Capo, ma qui c'è scritto che Mameli è provvisorio. Non dovremmo renderlo definitivo?"
Il capo guarda la pila di fogli sulla ricostruzione post-bellica, i fondi per le strade, le tensioni politiche.
"Umberto, l'Italia sta in piedi per miracolo. Finché i calciatori muovono le labbra prima delle partite, va bene così. Mettilo nel cassetto in basso. Poi ci pensiamo."
Il cassetto in basso diventa una dimensione spazio-temporale.
Passano i decenni. 
L'Italia vive il boom economico, scopre la televisione, vince i Mondiali del 1982.

Pertini presidente esulta in tribuna sulle note di un inno che legalmente ha lo status giuridico provvisorio, ma forse nemmeno Sandro ne è stato messo al corrente.
Nel 1990, durante le notti magiche di Italia '90, un giovane stagista del Parlamento ritrova il faldone, ormai ricoperto da tre dita di polvere risorgimentale.
"Scusate, ma lo sapete che l'Inno di Mameli non è l'inno ufficiale? È ancora provvisorio dal 1946!"
I deputati si guardano allibiti.
"Ma come? Ci abbiamo fatto dieci Olimpiadi! Va beh, dai, facciamo una legge la settimana prossima. Ora c'è la finanziaria."
Arriva il nuovo millennio. 
C'è l'Euro, c'è internet, i telefoni diventano smart. 
Mameli è sempre lì, abusivo ma amatissimo, sul podio dello spirito nazionale. 
Ogni volta che un politico propone di ufficializzarlo, succede qualcosa: cade un governo, c'è una crisi mondiale, o semplicemente ci si dimentica. 
Ormai i burocrati considerano la provvisorietà di Mameli un patrimonio culturale, come il Colosseo. 
"Se lo rendiamo definitivo, si rompe la magia", sussurrano nei corridoi.
Finalmente, arriviamo al 15 novembre 2017. Il Parlamento italiano, con la rapidità di un bradipo centenario, decide che 71 anni di prova possono bastare. 
Viene approvata la legge numero 181.

L'INNO DI MAMELI è, finalmente, l'inno ufficiale della Repubblica Italiana.
Si dice che nei sotterranei di Palazzo Chigi, lo spettro di Goffredo Mameli abbia tirato un sospiro di sollievo, esclamando: "Meno male. Cominciavo a pensare che non gli fosse piaciuto!".

sabato 10 ottobre 2026

FROM GENESIS TO REVELATION: NUOVA VESTE

 L'album di debutto dei Genesis, il primissimo in assoluto, si intitola From Genesis To Revelation,


ma nella band ancora dovevano arrivare Phil Collins e Steve Hackett. 
Al loro posto (ai lati della foto sotto) c'erano Anthony Phillips alla chitarra e John Silver (si, come il pirata de L'Isola Del Tesoro, è vero) alla batteria, subentrato a Chris Stewart prima delle sessioni di registrazione dell'album. 
Il resto della band mostrava già Peter Gabriel (voce, flauto), Tony Banks (tastiere, pianoforte) e Mike Rutherford (basso, chitarra),

tutti e tre riconoscibili nonostante il look vagamente da mods. 
All'epoca erano tutti studenti tra i 16 e i 18 anni, e registrarono il disco in tre giorni ad agosto durante le vacanze estive. 
Pubblicato il 28 marzo del 1969 dalla Decca Records nel Regno Unito, l'album è in realtà un capitolo unico e musicalmente distante anni luce dal sound progressive rock che avrebbe reso la band leggendaria negli anni successivi. 
Il produttore era Jonathan King, ex allievo della stessa scuola dei cinque ragazzi, la Charterhouse School. 
Fu proprio lui a suggerire il nome Genesis, come per indicare l'inizio di una carriera. Sempre King ebbe questa idea di creare un concept album basato sulla Bibbia, che partisse dalla creazione (From Genesis) fino all'apocalisse (To Revelation).

Il singolo estratto fu THE SILENT SUN, un brano che si rifà agli anni pop dei Bee Gees (quelli ancora senza il falsetto di Stayn' Alive) e infatti Peter qui nel cantare ricorda molto Robin Gibb che all'epoca era il solista del trio di fratelli. 
Andavano forte anche gli Who, per cui King indirizzò i ragazzi verso uno stile simile a tutti quei punti di riferimento, come si può intuire in THE CONQUEROR

che nello stile sembra proprio una traccia rimasta fuori dall'album Tommy. 
Tuttavia quando un produttore ci mette tanto delle sue idee, finisce quasi sempre per snaturare il progetto e infatti fu sempre sua l'idea di arricchire le registrazioni con un'orchestrazione aggiuntiva di archi e fiati scritti da Arthur Greenslade e Lou Warburton, un pò come George Martin lavorava in post produzione sugli ultimi dischi dei Beatles (evidentemente anche i Fab Four erano stati un motivo di ispirazione per il produttore). 
Ma i cinque ragazzi che, al contrario, preferivano arrangiamenti acustici tra pianoforte e intrecci di chitarre a 12 corde, rimasero insoddisfatti da questa scelta pop commerciale fatta a loro insaputa.

Ed ecco che quindi è stata pubblicata ieri una massiccia riedizione deluxe (approvata da Gabriel, Banks, Phillips e Rutherford) che, ad un prezzo pazzesco, oltre all'edizione originale, include un nuovo mix stereo curato da Stephen W. Tayler pensato appositamente per dare risalto al vero suono della band, evidenziando la voce solista e riducendo al minimo l'impatto dell'orchestra originaria, che comunque, tutto sommato, a me non dava poi così fastidio,

anzi, in questa FIRESIDE SONG, come attaccano gli archi, dopo i 50 secondi di introduzione con il pianoforte, sembra di sentire l'apertura di PENSIERO dei Pooh che arriverà due anni dopo (sarà un caso o qualcuno allora aveva già ascoltato i Genesis di importazione?),

e dove anche lì il solerte produttore che avevano allora, Giancarlo Lucariello, aveva aggiunto l'orchestra di Gianfranco Monaldi.
Adesso, avendo parlato infatti anche dei Beatles "ritoccati", qui nel nuovo missaggio l'effetto del lavoro fatto è un pochino meno drastico di quello rivolto all'album Let It Be di cui è uscita già tempo fa la versione "naked", cioè SENZA ORCHESTRAZIONE;

bella versione, ma l'apporto che in questo caso era stato di Phil Spector al posto di Martin, non era stato per nulla eccessivo, a mio modesto parere. 
Ma, specificando che tutti i brani postati dei Genesis sono quelli in edizione originale del 1969, torniamo a noi per notare che al momento del lancio in quell'anno, l'album dei novelli debuttanti musicisti vendette appena 650 copie circa. 
La colpa fu in gran parte di una bizzarra scelta grafica della Decca Records che, pensando di fare una cosa elegante, stampò una copertina completamente nera con il titolo stampato in oro, senza includere il nome della band "Genesis" forse perché già stava nel titolo. 
Tant'è che allora molti negozi di dischi britannici scambiarono l'album per un disco di musica religiosa e lo posizionarono nei reparti di classica o musica sacra, condannandolo all'invisibilità commerciale. 
Subito dopo questo insuccesso, i rapporti con Jonathan King si interruppero e la band cambiò rotta, reclutando come batterista John Mayhew, firmando per la Charisma Records e dando ufficialmente vita alla loro era progressive con l'album TRESPASS (1970).

Si, Phil (le cui condizioni di salute vanno purtroppo ogni giorno peggiorando) e Steve ancora non c'erano e arriveranno solo dal terzo album, cioè da Nursery Cryme in poi per cambiare ulteriormente il sound sempre in meglio. 
Concludo con un addio ad un collega, diciamo così se si può, poiché quando io giravo nelle piccole radio locali lui passava da Radio Montecarlo a 105, a 101, a RTL 102.5, eccetera partendo, nel 1969, da Radio Veronica, una storica emittente olandese che trasmetteva da una nave al largo delle coste dei Paesi Bassi, fuori dalle acque territoriali, per aggirare le leggi che all’epoca limitavano la radiodiffusione privata.

Sto parlando infatti di Federico Van Stegeren, detto L'Olandese Volante poiché era nato nei Paesi Bassi, ma aveva vissuto da sempre in Italia facendo lo speaker radiofonico e, a volte, anche il cantante. 
Aveva 76 anni. 
Addio Federico. 

sabato 29 agosto 2026

L'ULTIMO LIVE DEI BEATLES (O MEGLIO, IL PENULTIMO)

 Oggi torno alla musica vintage e, in questo caso, anche registrata piuttosto male, perché ricorre la data storica dei sessant'anni dell'ultimo concerto ufficiale a pagamento dei Beatles che si tenne appunto il 29 agosto 1966 allo stadio Candlestick Park di San Francisco.


La band, dopo altri artisti che avevano il compito di aprire lo show alle ore 20.00, fra cui le RONETTES create da PHIL SPECTOR, suonò per circa 33 minuti (per dire... i Pooh fanno concerti lunghi più di due ore e Springsteen ha toccato anche le tre ore) eseguendo 11 brani davanti a circa 25.000 spettatori, con però ben 7.000 biglietti rimasti invenduti.
Il palco, come si vede dalla foto,

era protetto da una gabbia metallica (una SITUAZIONE SIMILE a quella vista nel film The Blues Brothers) e intorno a loro c'era un continuo girare di forze dell'ordine e membri dello staff con lo stadio illuminato a giorno, l'impianto audio era assolutamente inadeguato e le urla dei fan coprivano quasi del tutto la musica come si può sentire nel breve montaggio VIDEO qui sotto,

pessimo, si, ma comunque documento storico. 
Come avevo raccontato in precedenza, i tour per i Beatles erano diventati estenuanti e pericolosi, tra anche minacce e problemi logistici. 
Inoltre i brani di album come REVOLVER che era appena stato pubblicato erano troppo complessi per essere riproposti dal vivo e difatti non ne eseguirono nessuno dal nuovo disco, ma solo PAPERBACK WRITER che era stata incisa POCHI MESI prima di Revolver e uscita solo come 45 giri.

Ecco infatti la scaletta: Rock And Roll Music (cover di Chuck Berry), She's A Woman, If I Needed Someone, Day Tripper, Baby's in Black, I Feel Fine, Yesterday, I Wanna Be Your Man, Nowhere Man, Paperback Writer, Long Tall Sally (cover di Little Richard).
Non appena finì l'ultima nota i Beatles salutarono in fretta e, senza concedere bis, abbandonarono gli strumenti sul palco e corsero immediatamente verso un blindato posizionato dietro la recinzione che li portò direttamente all'aeroporto di San Francisco, lasciando lo stadio mentre le urla dei 25.000 fan stavano ancora chiedendo di rivederli. 
Ma sull'aereo di ritorno esausti i quattro stavano già decidendo di smettere di esibirsi in tour, chiudendo l'era dei concerti tradizionali, questo prima della celebre e ultima esibizione gratuita (e fuorilegge) sul tetto della Apple nel 1969. 
Paul McCartney, prima di salire sul palco di San Francisco, aveva chiesto al press agent Tony Barrow di registrare lo show su una cassetta audio, ma Tony non girò la cassetta da 30 minuti per lato e l'audio si interrompe bruscamente durante l'ultimo brano, Long Tall Sally. 
Quella cassetta originale (una C60 Philips che usavo anch'io prima di scoprire che le trasparenti Scotch davano una risposta molto migliore sulle frequenze medio-alte) rimase chiusa in un cassetto per anni, ma da qualche copia uscirono album bootleg come The Sunset Concert o Live at Candlestick Park e QUESTA

è esattamente quella registrazione integrale (sfumata sull'ultima canzone) ed è montata su tante foto scattate durante quell'ultima serata live.

sabato 6 giugno 2026

TRAVISARE UNA PAROLA È UN ATTIMO

 Di travisare le parole delle canzoni mi è successo spesso (e non solo a me) e anche di recente con questa nuova che vede in duetto Emma e Rkomi, VACCI PIANO,


e che ad un certo punto nel ritornello ripetuto più volte dice "Svegliamo tutti stanotte mentre ci urliamo" e quel "ci urliamo" l'ho immediatamente travisato con "ciuliamo", anche perché nel contesto ci stava. 
Poi però mi sono detto che non era possibile che dicessero una cosa così, e infatti non era così.
Un pochino come era capitato a Fiorella Mannoia al Festival di Sanremo nella sua MARIPOSA

dove quella frase "Orgogliosa e canto", sulle prime era sembrata una clamorosa bestemmia.
Ma torniamo piuttosto ad oggi: a parte il fastidioso modo di pronunciare le frasi che ha Rkomi ed Emma che trascina le parole come Achille Lauro, questa canzone fa parte di quei brani di nuova generazione che terminano così "de botto, senza senso" (direbbe René Ferretti), e purtroppo sono moltissimi ultimamente, segno di un modo di comporre secondo me usa e getta, come fossero canzoni da sottofondo e basta.

Cioè, voglio portare un esempio molto chiaro con un brano come PARSIFAL dei Pooh che ha una conclusione monumentale che ti porta ad un vero e proprio climax. 
Nello stesso periodo, sempre tenendo gli stessi Pooh come esempio, se sul disco non volevi dare per forza una chiusura al brano, questo continuava ad libitum sfumando il volume fino a non sentirlo più, ma quando lo stesso brano veniva eseguito dal vivo, la CHIUSURA c'era eccome.

Adesso invece si Usa fare così e... Che Fastidio! Vabbè, hai visto però che comunque la musica del sabato l'abbiamo avuta, eh?

sabato 23 maggio 2026

POOH 60 - LA NOSTRA STORIA (NOSTRA NEL SENSO DI TUTTI, MA PROPRIO TUTTI)

 Stasera, 23 maggio, andrà in onda su Rai1 la finale di Dalla Strada Al Palco che non sono riuscito a seguire forse perché Carlo Conti mi ha un pò saturato i maroni.


Dall’altra parte dunque è pronta la replica di Canale 5 con i Pooh che festeggiano quest’anno i sessant’anni di carriera anche se tempo fa avevano già tenuto il classico concerto d'addio. 
In effetti da allora non hanno più prodotto nuove canzoni, ma solo una versione riveduta ed estesa di PARSIFAL, a solo nome di Roby Facchinetti, album rimasterizzati e concerti eventi che continuano a riunire migliaia di fans. 
Questo perché i Pooh rimangono una delle band più celebri ed iconiche del nostro panorama musicale e, diciamolo pure chiaramente, sempre all'avanguardia nella strumentazione e negli allestimenti scenografici, tant'è che si è dibattuto a lungo su chi avesse per primo usato gli effetti laser tra loro e i ROCKETS (hanno vinto però i francesi). 
Per questi 60 anni in cui siamo cresciuti insieme a loro quindi, i Pooh si sono esibiti per tre serate all'Arena di Verona e Canale 5 ha registrato tutto montando, suppongo, il meglio dei tre concerti poiché la prima del 14 maggio è stata funestata da un forte temporale durante il quale la band ha lasciato il palco e molti del pubblico sono andati via pensando che non riprendessero più a suonare e invece, dopo circa mezz'ora, il concerto è ripreso per i pochi coraggiosi rimasti, ma accorciato di molto. 
Intero invece quello del 16 maggio, ma anche lì c'è stato un grave imprevisto con uno spettatore colpito da infarto e prontamente soccorso, ma purtroppo invano. 
Senza ulteriori problemi la terza serata del 17 maggio e per festeggiare questi 60 anni con i Pooh sul palco hanno duettato anche Giuliano Sangiorgi dei Negramaro

(in UOMINI SOLI), Noemi (in Tanta Voglia Di Lei), Ermal Meta (in Stai Con Me) e Marco Masini (in Pierre) con anche l'apporto di una vera orchestra sinfonica. 
Non sono mancate alcune critiche sulla posizione completamente laterale per il giovane Phil Mer, il figlioccio di Red Canzian che i Pooh hanno chiamato ormai da alcuni anni a sostituire il compianto batterista Stefano D'Orazio (che appare in video). 
Phil infatti (lo si vede anche dalle ospitate in tv) viene tuttora considerato più un ottimo turnista piuttosto che un vero membro dei Pooh, come succede anche a Danilo Ballo, polistrumentista fondamentale per la resa live, che adesso sta sul palco con loro, in posizione laterale opposta a Phil, mentre in precedenza era letteralmente dietro le quinte. 

I Pooh invece, per risultare sempre in quattro perlomeno sulle locandine, hanno fatto rientrare il fuggitivo Riccardo Fogli che negli anni 70 li aveva mollati convinto dalla sua compagna di allora, Patty Pravo, a dedicarsi ad una carriera solista

che per un lungo periodo è stata pure fortunata con diversi successi e anche la VITTORIA al Festival di Sanremo. 
Una piccola curiosità è che, in realtà, nessuno di loro quattro faceva parte della formazione originale dei Pooh

che ha debuttato con questo nome nel 1966, dopo essersi chiamati inizialmente Jaguars, con questa COVER dello Spencer Davis Group. 
Tutto questo al grido di "Si può essere amici per sempre!".


mercoledì 18 marzo 2026

BRIDGERTON STAGIONE 4 SI È CONCLUSA

 Come la storia di Cenerentola, a cui questa stagione di Bridgerton SI ISPIRA,


alla fine, con gli ultimi quattro episodi arrivati su Netflix durante il Festival di Sanremo, possiamo vedere che vivranno quasi tutti (perché un decesso improvviso ci sarà) felici e contenti, alcuni magari meno soddisfatti di altri proprio come succede durante la kermesse musicale che quest'anno si è tirata addosso un mare di critiche, forse ancora più del solito specialmente per la "toccata e fuga" dei Pooh mandati in onda durante la finale con una sola canzone, Uomini Soli,

e la consegna sbrigativa del premio alla carriera che Conti non poteva mica perdere tempo, mentre in Piazza Colombo hanno tenuto un vero e proprio mini-concerto con orchestrali al seguito. 
Ma torniamo alla nostra serie tv dove, oltre alla vicenda principale, ricordiamo che Penelope,

la novella moglie di Colin Bridgerton, alla fine della STAGIONE PRECEDENTE aveva promesso di smettere con le pubblicazioni gossipare di Lady Whistledown, ma qualcuno non ben identificato ne raccoglie l'eredità e la Lady misteriosa riappare a condire e pepare le giornate di quella Londra ucronica che vediamo sullo schermo, oppure leggiamo nei libri dai quali sono tratte le sceneggiature seppure con alcune libertà. 
Stagione poi particolarmente interessante perché questi ultimi episodi mi hanno fatto fare tardi con il binge-watching per la curiosità che ad ogni chiusura mi rimaneva, e nemmeno mi calava la palpebra,pensa te. 
Quindi, miei cari lettori e gentili lettrici (per dirla in tono), potete stare tranquilli che Bridgerton tornerà ancora a deliziarci con la giusta ricetta di ironia, erotismo e anche molta fantasia che non ci sta mai male. 

martedì 26 agosto 2025

BRUCE SPRINGSTEEN - BORN TO RUN: MEZZO SECOLO PASSATO A CORRERE

 Beh, oggi Bruce Springsteen gode senza dubbio di una meritata e conquistata fama nel mondo della musica, tanto da riempire gli stadi come se niente fosse e lo fa con concerti dalla durata oversize, giusto per non scontentare nessuno che sennò poi alla fine ti cantano la canzoncina "se non suoni l'ultima, noi non ce ne andiamo".


Tuttavia per The Boss non è sempre stato così poiché i suoi primi due album furono due flop commerciali nonostante fossero dischi elogiati dalla critica.
Dovrà quindi arrivare il 25 agosto del 1975 (cadeva esattamente ieri l'anniversario del mezzo secolo) per far uscire BORN TO RUN,

un album che vedeva alla produzione, come nuovo arrivo, anche Jon Landau, uno che ci sapeva fare abbastanza bene (sua è la famosa frase "ho visto il futuro del rocknroll e il suo nome è Bruce Springsteen") e, complice anche una campagna promozionale dai costi elevatissimi, ecco che finalmente Bruce viene notato... 
Non dal sottoscritto però. 
Si, perché qui avrei potuto facilmente millantare che già conoscevo anche i due album precedenti (chi poteva metterlo in dubbio?) e invece no, poiché Springsteen lo ascolterò per la prima volta su RADIO LUXEMBOURG

durante quelle pionieristiche ricezioni notturne sulle onde medie tra mille disturbi (unico modo e orario per poter ascoltare l'emittente in Italia) nel 1978 con il singolo BADLANDS che arrivava quindi dal suo quarto album di studio.

Eh, lo so, erano passati ben tre anni dall'uscita di Born To Run, ma che volete farci? 
Le FM di allora erano pregne di Pooh, Tozzi, Santo California, Luca D'Ammonio, Michele Pecora, Benito Urgu (alcuni di questi nomi a qualcuno faranno dire "chiii?"), la disco teutonica e quella francese (leggi ROCKETS), e invece del Boss non se ne parlava ancora tanto.
Poi, inutile dire, che, anche leggendo quel vangelo che era CIAO 2001, sono cresciuto anche insieme a lui e alle sue canzoni passando da quel doppio The River e poi quel top di album che è stato Born In The USA, che per i puristi era commerciale si, è vero, ma anche la svolta di Born To Run, con la mitica E-Street Band ormai consolidata, era stata ideata per acchiappare i circuiti di musica commerciale dato che non si vive di sola musica, ma serve anche qualche spicciolo da mettere da parte. 
E comunque, se non fosse andata così, non avremmo avuto lo Springsteen che conosciamo, per cui ritengo che tutto sia andato per il meglio. 

sabato 12 aprile 2025

YES - L'ENNESIMO RITORNO DI CLOSE TO THE EDGE (MA ANCHE DEI POOH)

 Premetto che degli Yes il mio album preferito è Going For The One per tutta una serie di motivi che ho raccontato molto tempo fa in un POST DEDICATO.


Ma l'album in questione oggi, sempre della band britannica, è CLOSE TO THE EDGE, un disco, naturalmente in vinile, del 1972 considerato al pari di Trespass dei Genesis e The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd per quanto riguarda il progressive (e qui sono ancora lontani i suoni easy pop di Owner Of A Lonely Heart ideati da Trevor Horn). 
Dato che il disco aveva avuto una certa importanza, già nel 1987 era stato ripubblicato su CD negli Stati Uniti e in Europa dopodiché arriverà un'altra edizione rimasterizzata digitalmente nel 1994. 
Ma non finisce mica lì perché nel 2003, l'album viene ripubblicato di nuovo su disco in un'edizione ampliata e rimasterizzata come anche nel 2013, con l'aggiunta di tracce bonus che includono versioni alternative e versioni strumentali.

Per finire, ancora di recente il 7 marzo scorso è stata pubblicata un'edizione super deluxe a sette dischi (!!!) sempre dello stesso album in un cofanetto che include anche tre dischi di rarità e materiale live, ovvero cose per veri maniaci estremi degli Yes. 
Io, per dire, ho anche l'edizione estesa di Going For The One, ma le tracce bonus non sono poi gran cosa e alla fine ascolto sempre e solo la tracklist ufficiale del disco. 
Tali operazioni di "ritorno" di album storici accadono anche in Italia in particolare con i Pooh che in questi giorni hanno ripubblicato Un Po' Del Nostro Tempo Migliore

ad un prezzo in effetti un po' elevato (mai come quello degli Yes comunque), nel senso che per chi ha già gli originali può andare anche bene così, ma qualcuno sicuramente li comprerà. 

martedì 1 aprile 2025

OCCHIO ALLO SCHERZO!

 Primo d'aprile e tempo di scherzi (o pesci) più o meno riusciti.


Scherzetti che vengono talvolta fatti anche nella musica piazzando ad una canzone un titolo furbetto che ti ricorda qualcos'altro (ma solo il titolo perché poi il testo parla di tutt'altro) come hanno fatto i Pooh con LASCIA CHE SIA, ovvero la traduzione del Let It Be di beatlesiana memoria,

Claudio Baglioni con A MODO MIO, cioè la traduzione di My Way, il manifesto di Frank Sinatra (ma anche di Sid Vicious) scritta da Paul Anka, e canzone del cantautore romano tratta da E Tu..., bellissimo album arrangiato dal mitico VANGELIS,

i Matia Bazar di SOLO TU che prendono in prestito il titolo (ripeto, sempre e solo il titolo) dai Platters di Only You (più avanti lo faranno anche gli Yazoo comunque),

Antonello Venditti che con SETTEMBRE fa il doppio colpo riprendendo lo stesso titolo di una vecchia canzone di Peppino Gagliardi (chissà chi se lo ricorda?) e un'altra funky dance più recente degli Earth Wind & Fire cioè September,

Eugenio Finardi che per LA FORZA DELL'AMORE mette in mezzo un titolo già usato da Huey Lewis & The News per UN FILM (credo) abbastanza famoso e dai Frankie Goes To Hollywood, su quegli accordi presi da Baba O'Riley degli Who che senti nella sigla di C.S.I. NY,

fino ai Dik Dik che rievocano Help dei Beatles aggiungendo un semplice pronome al verbo così diventa HELP ME, una canzone la cui storia raccontata pare invece Space Oddity di Bowie, ma vista da chi è rimasto a terra.

Scherzetti o furbate che siano, però le canzoni originali citate e quelle con il titolo copiato sono comunque entrambe bellissime, per fortuna.
E gli esempi che ho portato sono ancora pochi, anzi se a chi sta leggendo viene in mente qualcosa, ben venga. 

sabato 29 marzo 2025

PARSIFAL - L'UOMO DELLE STELLE: E LA STORIA CONTINUA

 Ieri 28 marzo, è stata una giornata speciale per i Poohlovers e stavolta non si tratta né dell'ultimo concerto, né dell'ennesima reunion della band con pure Riccardo Fogli ficcato in mezzo a far numero.


Ieri è stato il giorno in cui, dopo una lunga e sofferta gestazione, è stato finalmente pubblicato Parsifal L'Uomo Delle Stelle, il nuovo progetto legato ai Pooh che è una vera e propria opera la quale prende spunto e ampia la suite contenuta nell'album del 1973 di cui avevo già PARLATO QUI con dovizia di particolari in occasione dei 50 anni del disco. 
Quella dell'opera era un'idea che all'amico per sempre Valerio Negrini frullava in testa già prima del 1973 e con Roby ci stavano già lavorando allora, ma gli impegni con i dischi e i tour non lasciavano molto tempo per mettere insieme una cosa così ambiziosa che, se la fai, la fai come Dio comanda. 
Adesso la cosa ha finalmente preso una forma concreta per il signor Camillo Ferdinando Facchinetti che, da simil pensionato quale potrebbe essere, ha impiegato così il tempo libero invece di stare a guardare i cantieri come fanno tanti della sua età. 
Dico solo che il prossimo 1 maggio Roby ne fa 81 di anni!

Mentre invece sono 44 i brani in DOPPIO CD oppure triplo vinile, che raccontano di un Parsifal meno mitologico e più umano con i testi a cui aveva lavorato l'altro amico per sempre Stefano D'Orazio fino al giorno della sua dipartita e con, naturalmente, le liriche originali di Valerio.
È musica maestosa quella che esce da qui, ma probabilmente può fare un po' strano sentire la canzone Parsifal cantata da una voce diversa da quelle dei Pooh a cui siamo abituati. 

Oltre a Roby Facchinetti che si è occupato delle nuove musiche e interpreta il protagonista, e infatti il disco esce in realtà a nome suo, appaiono anche tanti ospiti a dar voce ai vari personaggi tra cui l'ottimo doppiatore Christian Iansante come padre di Parsifal, mentre gli arrangiamenti orchestrali sono curati da Danilo Ballo, collaboratore della band che ultimamente si fa vedere pure lui sul palco a suonare le tastiere durante i concerti seppure confinato lateralmente.

Tutto ciò per ora rimane solo sotto forma di DISCO perché per vedere l'opera in teatro sembra che dovremo attendere il 2027, dato che invece il 2026 per Roby sarà tutto dedicato ai 60 anni dei Pooh con il classico tour celebrativo che mica può mancare. 
Daje! 

sabato 8 marzo 2025

POOH - LE DONNE ITALIANE (CHE, PER FORTUNA, SONO PIÙ BELLE DELLA CANZONE)

 Oggi è il tradizionale giorno dedicato alle donne, per cui lancio i miei auguri a tutte, lettrici e non (ma se non sono lettrici l'augurio come diavolo arriva?) e voglio dedicare, essendo sabato che in genere riservo alla musica, una canzone dei mitici Pooh che le donne hanno spesso messo come protagoniste delle loro canzoni più belle.


Ma non sempre le ciambelle riescono col buco e qualche passetto falso lo hanno fatto pure loro per esempio pubblicando questa canzone, che finirà poi nel LP Uomini Soli. 
Brano dal titolo DONNE ITALIANE, che a dirla tutta non è esattamente delle loro migliori, piena com'è di luoghi comuni e presto sparita dalle scalette dei loro concerti. 
Beh, Valerio Negrini come autore dei loro testi aveva partorito cose moooolto migliori e chissà cosa pensava nello scrivere le parole di questa canzone. 
Lo sapete che son canaglia e spero che nessuna si offenda per questo scherzetto musicale, che poi io la canzone la vedo così per il mio gusto personale, ma magari a qualcuno/a fan de Pooh fino al midollo piace anche questa, dai... 
Nonostante il mio parere che lascia il tempo che trova, i Pooh rimangono i Pooh, cioè per me tra i migliori rappresentanti della nostra musica italiana in un panorama sempre più mediocre. 
E lunga vita a loro come anche di nuovo auguri a tutte! 

giovedì 13 febbraio 2025

FENOMENO ROCKETS: POTEVA ANDARE MEGLIO

 Oggi torno a parlare dei ROCKETS e non solo per la recente scomparsa di Christian LeBartz,


lo storico frontman purtroppo deceduto a 74 anni dopo aver lasciato la band molto tempo fa per dedicarsi ad attività molto lontane dalla musica, come allevare cani. 
Colgo l'occasione di riparlarne anche perché su Prime Video avevo visto tempo fa Fenomeno Rockets, un film documentario (forse ora è su Tim Vision) sulla band francese con interviste a gente che ha gravitato (mai termine sarebbe stato più adatto) nel loro ambiente o che tuttora ha un legame concreto come Fabrice Quagliotti che è rimasto l'unico membro originale a detenere il marchio Rockets rimettendo insieme la band con nuovi musicisti.

Il film è diretto da Piergiuseppe Zaia che già conosciamo bene per una CERTA ROBA BRUTTA BRUTTA e anche qui in effetti il risultato non è molto centrato poiché aldilà delle testimonianze si vedono pochissimi video live e quelli d'epoca sono di pessima qualità riquadrati in un piccolo televisore virtuale. 
Per fortuna ci sono un po' più di foto, ma a conti fatti sono sempre troppo poche. 
Colpa forse del fatto che allora i cellulari non c'erano ancora e i filmati (rari) erano su pellicola che spesso finiva deteriorata dal tempo. 
Ecco il grande difetto di questo film è che se hai sentito parlare dei Rockets come una leggenda, forse è meglio non guardarlo poiché da esso sembrano uscirne come un gruppetto amatoriale di medio livello, mentre meriti ne hanno avuti eccome,

cioè tanto per dire, la loro cover di ON THE ROAD AGAIN è mille volte superiore all'originale dei Canned Heat e i loro show erano quanto mai innovativi tra quei fumi e raggi laser che Battiato detestava (e che i Pooh invece adoravano e infatti c'è una mezza diatriba su quale dei due gruppi abbia utilizzato prima tali effetti), ma questo nostro regista sembra non avere idea di come tirare fuori il meglio dalle immagini, e ciò fa specie in questo periodo in cui oggi cade l'anniversario riguardante i Fratelli Lumiere che 130 anni fa brevettavano Le Cinematographe,

una macchina in grado sia di riprendere immagini che di proiettarle, per cui sento di doverli ringraziare altrimenti questo blog probabilmente non avrebbe ragione di esistere. 
A quanto pare per il signor Zaia invece tutto lo sbattimento dei due fratelli é stato inutile. 
Per chi invece ha vissuto quegli anni e magari quei cinque matti dipinti li ha anche visti in concerto, questo film, a sentire i racconti degli intervistati (perché alla fine a questo si riduce), può portare a galla anche dei bei ricordi come li può portare uno dei pochi documenti live che si trovano sul Tubo, cioè quello ben noto del CONCERTO DI TARANTO nel 1980.

E personalmente i loro dischi, quelli dell'era argentata, li ho ancora in casa. 
E ancora addio a Christian. 

sabato 18 gennaio 2025

MARRACASH - È FINITA LA PACE: UN DISCO CON CON OSPITI MOLTO SPECIALI

 Marracash è tornato con un nuovo disco e per fortuna non è la solita trap da ragazzini,


anche perché lui ragazzino non lo è più da un po' di tempo, come anche Kevin Costner che oggi compie 70 anni (auguri!!!), e questo È Finita La Pace mi ha veramente stupito perché è una vera bomba come il singolo GLI SBANDATI HANNO PERSO,


già da settimane nelle radio, lo dimostra appieno. 
E se ascoltando la canzone vi pare che possa ricordare Crazy di Gnars Barkley, non si tratta di un plagio, ma è dovuto all'utilizzo dello stesso sample che arriva dalla colonna sonora di Preparati La Bara. 
L'autotune c'è ma utilizzato col cervello e a proposito mi viene in mente lo sketch sui trappers di Andrea De Marco a Zelig tornato da mercoledì scorso, dove con Bisio e la Incontrada giocavano con quell'effetto. 
Beh quando Vanessa ha usato l'autotune era persino piacevole, ma l'ho già detto che sulle voci femminili quella diavoleria rende meglio. 
Anche le altre canzoni dell'album non sono da meno e un paio si fregiano di due duetti impossibili: Ivan Graziani e Stefano D'Orazio...

Eh si, avete letto bene perché grazie a due campionamenti le voci dei due compianti musicisti duettano con Marracash e sono pure due belle canzoni. 
L'ex Pooh si sente in SOLI, e anzi nel caso di Ivan si tratta proprio della TITLE TRACK.

Ve lo giuro che è un bel disco, anche se son canaglia... 

venerdì 1 novembre 2024

KRAFTWERK - AUTOBAHN (UN'AUTOSTRADA VERSO IL FUTURO)

 Nel giorno che segue la notte di Halloween di 50 anni fa, quando ancora in Europa tale festa a stelle e strisce non si considerava ancora, cioè il primo novembre del 1974 quei quattro "giovialoni" tedeschi dei Kraftwerk pubblicavano AUTOBAHN,

ovvero Autostrada, quasi come fosse pure quella una ricorrenza dato che a settembre del 1924 era stato inaugurato a Lainate il primo tratto dell'autostrada Milano - Laghi, da Milano a Varese, la prima realizzata al mondo, ed il di molto successivo ottobre del 1964 toccava all'Autostrada Del Sole. 


Ma torniamo subito ai nostri quattro gelidi musicisti teutonici che con questo disco, da duo come erano nati nei primi tre dischi (Ralf Hutter & FLORIAN SCHNEIDER), diventavano appunto quartetto e continuavano a sperimentare le sonorità elettroniche (finora con anche interventi di flauto e violino) cominciando a portarle verso gli estremi robotizzati che poi li avrebbero caratterizzati negli anni a seguire con quel picco al top che sarebbe stato The Man Machine,
 e qualcosina di Halloween comunque dovevano avere già dentro perché a mia madre facevano una paura matta quando li vedeva in tv

intervistati da Corrado a Domenica In (o meglio, erano le loro controparti sintetiche, ma, povera donna di un mondo antico, lei si spaventava anche di più per i ROCKETS).
La musica che esce da questo Autobahn non è per niente pop leggero, anzi a dir la verità ti mette pure una certa ansia specie nei brani che occupano il lato B dato che il primo è tutto occupato, con le sue variazioni, dalla suite che dà il titolo al disco, ma negli anni 80 un nostro artista geniale, all'epoca sottovalutato solo perché stava appeso sotto forma di poster nelle camerette delle adolescenti, saprà rileggere gli stessi identici suoni con tutt'altro spirito,

e sto parlando di Alberto Camerini con TANZ BAMBOLINA e ROCK'N'ROLL ROBOT,

personaggio che di recente è tornato a fare spettacoli (tingendosi gli ormai bianchi capelli) anche grazie ad un ritorno di popolarità regalatogli dai Rockets che, insieme a lui, hanno fatto una COVER della sua canzone

in quel TIME MACHINE che ci aveva lasciato un po' tanto perplessi per la scelta dei brani tipo Piccola Katy dei Pooh. 
Due modi estremamente diversi, quelli dei Kraftwerk e di Camerini, di utilizzare la stessa tecnologia per fare dischi, come dire che "sta mano po' esse piuma e po' esse fero... 
Dipende tutto da come la usi. 
Piccola chicca sulla copertina del disco è che quella che appare anche dietro di loro

nelle esibizioni live è quella fatta per il mercato britannico, divenuta in effetti poi quella più classica è più essenzialmente kraftwerkiana, mentre l'originale sarebbe stata questa

con alcune variazioni tipo che in alcune edizioni non si vede il cruscotto in primo piano dell'auto, oppure manca il cartello stilizzato in sovrimpressione. 
Certo è che, per tornare alla protagonista del disco dei Kraftwerk, di anni ne sono passati da quel 1924 e queste nostre autostrade i segni adesso li mostrano tutti con i cantieri che, specie d'estate, provocano code lunghissime. 
Ma sai com'è... dopo quella brutta faccenda di Genova a qualcuno adesso gli prude lì didietro e cerca di far vedere che si dà da fare. 
Fatto sta che a rimandare a domani le cose che potresti fare oggi poi ti trovi con una mole di lavori difficile da gestire. 
Perciò lasciamo l'arduo compito a chi di dovere che il suo lavoro dovrebbe saperlo fare... o no? 

sabato 14 settembre 2024

I 50 ANNI DI APOSTROPHE (') DI FRANK ZAPPA, MA NON SOLO

 Ieri, 13 settembre, oltre ad esser L'ANNIVERSARIO di Spazio 1999, sono caduti anche i 50 anni di Apostrophe ('), disco di Frank Zappa considerato uno dei suoi migliori lavori, quindi per una volta oggi non si parla di canzonette, perlomeno adesso all'inizio del post, e lo si può dedurre ascoltando DON'T EAT THE YELLOW SNOW 


(attenzione alla copertina "viva" del disco che vi guarda), il singolo estratto dall'album che arrivò alla posizione numero 10 di Billboard e frase, quella del titolo, che viene citata da Will Ferrell in Elf, quel film carinissimo dove c'era anche il compianto James Caan. 
L'album è stato ripubblicato ieri in vinile colorato gold (ma io direi come la "neve gialla") in occasione dell'anniversario per solleticare l'appetito dei cultori del vecchio formato, e, aldilà del fatto che Zappa possa piacere o no, poiché non era certo un musicista "facile", ascoltandolo ci si trova, tra i musicisti che hanno collaborato con lui, anche Jean Luc Ponty, violinista che verso la fine degli anni 70 piazzó quel singolo tutto strumentale dal titolo NEW COUNTRY,

vera onda anomala in quel panorama musicale che vedeva personaggi come i ROCKETS e UMBERTO TOZZI (dominatore assoluto dei juke box) arrivare sullo stesso pianeta dove i Pooh già spadroneggiavano da tempo e continuano tuttora imperterriti. 
Quel singolo di Jean Luc capitava in un periodo in cui i brani strumentali stranamente funzionavano alla grande anche alla radio dato che c'erano pure

SCOTCH MACHINE dei Voyage con cornamuse scozzesi a pieno regime senza ritegno alcuno, Magic Fly degli Space (simil Rockets di cui avevo parlato molto tempo fa in un POST sulla musica "spaziale") e la meravigliosa OXYGENE (PART IV) di Jean Michel Jarre che di spaziale aveva solo il mood perché lui invece si presentava da vero terrestre molto apprezzato dal pubblico femminile, 

nonché (poco tempo dopo quasi agli albori degli anni 80) il nostro Giorgio Moroder che fra una produzione disco e l'altra, ogni tanto si dilettava in colonne sonore (e vedremo che ci prenderà parecchio gusto nel decennio a venire) come quella di Fuga Di Mezzanotte dalla quale era tratta CHASE,

senza dimenticare poi THE ALAN PARSONS PROJECT. 
E meno male che era così, mentre adesso se una canzone non è cantata (magari anche male con l'autotune settato a muzzo come Fedez, ma cantata), alla radio non passa. 
Ma tranquilli che ci penso io a riportare alla mente qualche ricordo musicale e qui ne trovate sempre a iosa 😁. 

lunedì 12 agosto 2024

WOODSTOCK 2 COMPIE 30 ANNI

 Woodstock, oltre ad essere una città degli Stati Uniti, è legata a quel festival di musica e amore (e qualcos'altro) che ci riporta ai tempi dei figli dei fiori, capelli lunghi, pantaloni a zampa e simbolo della pace in bella vista.


Chi più chi meno ha visto il film concerto che però non mostra proprio tutti quelli che c'erano, ma va bene lo stesso anche se molte volte la qualità dell'audio non è esattamente perfetta. 
Rimane mitica in quel festival del 1969 l'esibizione di Joe Cocker con WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS, cover di una canzone dei Beatles che diventa mille volte migliore dell'originale per un Joe che aveva solo 25 anni (!!!), ma ne dimostrava quasi il doppio.

Beh, dopo 25 anni a qualcuno venne l'idea di rinnovare l'evento che, anche se porterà sempre il nome di Woodstock, sarà locato invece ad una decina di chilometri dalla città. 
Evento che doveva essere tenuto il 13 e 14 agosto del 1994, cioè soli due giorni come scritto sul poster ("2 more days" che si aggiungevano idealmente ai tre del 1969), ma, a grande richiesta, venne aggiunta anche la data del 12, quindi alla fine è oggi che cade l'anniversario del secondo Woodstock. 
Fra i pezzi grossi del Woodstock originale tornavano in questo "sequel" alcuni nomi come appunto Joe Cocker e Crosby Stills & Nash, mentre si aggiunsero altri invece della scena musicale più recente come i Cranberries, i Primus, i Nine Inch Nails e i Green Day, come pure degli altri veterani tipo Aerosmith, Bob Dylan (che aveva rifiutato la prima edizione) e Peter Gabriel. 
Anche stavolta il tempo, come tradizione, mise la sua firma funestando con un mega acquazzone il concerto e riducendo il terreno ad una massa di fango che ispirò il pubblico a fare una battaglia a fangate in faccia mettendo in mezzo pure i GREEN DAY che stavano sul palco.

Stessa sorte anche per altri che si sono dovuti esibire quel giorno e certo non dev'essere stato divertente per la strumentazione. 
Stavolta oltre a Joe Cocker c'era anche il nostro tarocco italiano Zucchero, mentre i Guns'n'Roses rifiutarono (ma Slash ci andò lo stesso per suonare con Paul Rodgers) e stessa cosa per i Kiss che volevano presentarsi con Ace e Peter per fare una reunion storica, ma questi ultimi, nonostante una buona offerta economica da parte di Gene e Paul, dissero no, per cui non se ne fece niente.
Purtroppo sono solo i Pooh che riescono a fare le reunion così a comando, e a me fa pure piacere perché, nonostante Camillo (Roby Facchinetti) faccia ormai un po' tanta fatica a tenere le note alte come faceva invece in scioltezza 50 anni fa, le loro canzoni e i loro spettacoli sono sempre benvenuti. 
Per la prossima edizione di Woodstock allora invitiamo anche loro?
Non sarebbe nemmeno così strano poiché i Pooh, racconta Red Canzian, fecero il loro primo tour americano quando l'ex Capsicum Red (band prog dove invece il ragazzo suonava la chitarra) fece l'ingresso in formazione, e ironizza dicendo che così avrebbero provato il nuovo bassista lontano dall'italia e se non fosse andato bene lo avrebbero lasciato là.
Come sono andate le cose invece lo sappiamo tutti e meno male che è così. 

martedì 23 aprile 2024

UN ALTRO "FRATELLO" ALLMAN CHE SE NE VA INSIEME AD UN QUASI TERENCE HILL

 Il southern country rock piange un altro elemento della The Allman Brothers Band poiché nei giorni scorsi è morto ad 80 anni Dickey Betts, chitarrista, voce e co-fondatore del gruppo con i veri fratelli Allman.


Di lui si ricorda in particolare RAMBLIN' MAN scritta e cantata con loro nel 1972, singolo di successo della Allman Brothers Band entrato nella top 10 e ultima canzone con il bassista Berry Oakley scomparso poco dopo nello stesso anno. 
La canzone ha avuto un ruolo importante nella loro discografia perché aveva segnato anche un cambio stilistico nella band che passava da un rock blues jazzato ad un country rock dal gusto pop che si offriva meglio ad un grande pubblico. 
Una curiosità su Ramblin' Man è che era stata scritta ed eseguita in Sol, ma durante il mastering, non si sa se volutamente o per qualche errore tecnico, la traccia è stata accelerata e siccome all'epoca il digitale non esisteva, anche la tonalità del brano si è alzata ed è diventata un La bemolle. 
Tale trucchetto in realtà veniva usato spesso da artisti (anche italiani, certo) per rendere più acute le proprie voci (certe canzoni dei Pooh come QUESTA,per esempio, per quanto senza dubbio bravi siano, mi hanno sempre lasciato qualche dubbio),

il che era efficace il sala di registrazione, ma anche abbastanza inutile perché poi alla resa dei conti live i nodi arrivavano al pettine. 
Nel caso di Dickey comunque il brano dal vivo veniva sempre eseguito nella tonalità di Sol come era stato scritto senza perdere nulla della sua bellezza, anche perché più comodo da suonare sulla chitarra piuttosto che farlo in La bemolle. 
Da ricordare che nella band aveva militato anche il talentuoso pianista Chuck Leavell che di recente avevamo visto al fianco di David Gilmour nel suo RITORNO A POMPEI. 
Anche il cinema perde un nome in quello di Antonio Cantafora, anche lui ottantenne, ma crotonese, e meglio conosciuto negli anni 70 con lo pseudonimo di Michael Coby in coppia con Paul Smith, e come tale possiamo ricordarlo intento a fare i film di Bud Spencer & Terence Hill TAROCCATI dove erano doppiati entrambi dalle stesse voci degli originali, ovvero Pino Locchi e Glauco Onorato.

Antonio era ovviamente il sosia di Terence Hill, ma in seguito si è dedicato al ruolo di caratterista per registi come F
ellini, Skolimowski, Barreto, Lattuada e Bolognini, e in tempi più recenti ha fatto parte del cast di diverse fiction tv tra cui Elisa di Rivombrosa nel 2003-2004. 
Addio Antonio (Michael) e Dickey. 

sabato 23 settembre 2023

DURAN DURAN - DANSE MACABRE: UN ORRORE IN TUTTI I SENSI, MA CI PENSANO I ROCKETS E NILE RODGERS

 Il prossimo 27 ottobre, cioè ad un passo da Halloween, uscirà il nuovo album dei Duran Duran che ha già fatto parlare di sé per la presenza di Victoria dei Maneskin e per il ritorno di Nile Rodgers, nonché del figliol prodigo Andy Taylor, ma quanto sia affidabile il ragazzo lo devo ancora verificare, anche perché il chitarrista fino allo scorso anno era in lotta contro un tumore.


Nel frattempo è stato pubblicato pochi giorni fa il nuovo singolo dal titolo DANSE MACABRE che continua il trend "ottimista" lanciato dai Depeche Mode con Memento Mori lo scorso anno. 
Videoclip horror creato dall'intelligenza artificiale che ha raccolto tutti i dati possibili su Tim Burton e La Sposa Cadavere/Nightmare Before Christmas/BEETLEJUICE, nonché su certi altri film come Coraline E La Porta Magica da quel romanzo di Neil Gaiman, per sfornare un gran bel prodotto senza dubbio, che però si ferma lì al lato visuale, dato che la canzone in sé stessa, nonostante le percussioni tipo SHOUT dei Tears For Fears che si sentono all'inizio, è quanto di più brutto si sia mai sentito dagli anni 80 a questa parte (altro che la super hit di Orzabal e Smith).

E in questo sabato che solitamente viene riservato alla musica, ve lo dice a malincuore uno che fra Spandau e Duran ha sempre preferito i secondi al punto da aver portato a lungo delle acconciature come i cinque di Birmingham per fare il dj in discoteca, imitandoli anche negli outfit per quanto fosse possibile.

Li ho seguiti sti ragazzi anche negli anni 90 quando Warren Cuccurullo (ex Missing Persons) era subentrato ad Andy, in particolare nel 1993, anno storico per i videogames in cui nasceva Sonic The Hedgehog per la Sony e loro se ne uscivano con quel disco senza un titolo preciso, solo con il loro nome, ma chiamato The Wedding Album a causa delle foto di copertina,

un lavoro che conteneva due gioielli come Ordinary World e Come Undone, e poi nei 2000, notando ogni volta che ogni nuovo disco pescava a tratti nel loro passato senza mai autocopiarsi, ma piuttosto come a mantenere una certa coerenza di stile. 
Ma qui, oggi, nel 2023, in cui il mitico Simon LeBon potrebbe cambiare il suo cognome con MaxiBon,

non riesco proprio a trovare le fonti che hanno generato tale orrore musicale (se musica si può definire). 
E se questo è un assaggio del nuovo album, allora lascio la parola ad una che se ne intende, ovvero alla Sora Lella.


Ah... proprio un attimo prima della pubblicazione del post (forse per correre ai ripari) è stato rilasciato anche il secondo singolo dei Duran Duran, cioè BLACK MOONLIGHT,

proprio la canzone dove hanno dato il loro contributo Nile Rodgers e Andy Taylor e questa alza il livello portando un po' di funky col basso di John che tira il pezzo.
Questo fa ben sperare, ma purtroppo le voci di corridoio dicono che sia l'unico brano decente del nuovo lavoro.
Aspettiamo un mesetto per la verifica dai... 
Novità di tutt'altro genere invece il NUOVO DISCO dei ROCKETS di Fabrice Quagliotti che rimane come ultimo rappresentante dei cinque originali, e che continua a rinnovare la formazione dato che dall'inizio dell'estate ha presentato il nuovo frontman Fabri Kiarelli che arriva da Savona. 
I Rockets pure loro stavolta spiazzano tutti perché si cimentano nel beat anni 60 coverizzando (pensa te...) Piccola Katy dei Pooh e dandole un testo in inglese con aggiunte alcune barre rap, mantenendo però il famoso break recitato in cui Riccardo Fogli chiedeva alla ragazza di fermarsi un momento ad ascoltarlo e la convinceva a tornare a casa.

Certo l'effetto che fa è quantomai bizzarro (per non dire terrificante), ma bisogna ricordare che la band fece il botto quando entró in formazione Fabrice sempre con una cover, cioè On The Road Again dei Canned Heat superando la popolarità dell'originale, e anche il loro primo album conteneva APACHE degli Shadows riletta da loro in stile funky.

Quindi in effetti sono tutte canzoni piuttosto strane per un gruppo che si spaccia per extraterrestre, ma persino questa nuova inutile cover così diversa dal loro solito sound sintetico/spaziale, mi pare meno peggio di quel brutto nuovo singolo dei Duran Duran.
Parere personale eh...

ORRORE A 33 GIRI PER HALLOWEEN

 In vista di Halloween oggi parliamo di orrore musicale e, a riguardo, c'era un sito, Orrore A 33 Giri,  che è stato uno storico proget...