Springsteen - Liberami Dal Nulla è un film che racconta il Boss
in quel periodo successivo al grande successo di The River, un album doppio che tutti dovremmo avere.
Il nostro Bruce lo vediamo all'inizio bello carico con tutta la E-Street Band sul palco in chiusura del tour, dopodiché cade in depressione con i ricordi del rapporto padre-figlio che riaffiorano, e si ritira in una casa isolata a tirare giù canzoni scarne con voce e chitarra che costruiranno la tracklist di Nebraska su un registratore a 4 piste tra le perplessità di Jon Landau, il produttore, e tutto lo staff che lo segue.
Ma non solo, poiché nel mucchio Bruce scrive anche dei brani che poi, opportunamente arrangiati con la band al completo, finiranno due anni dopo in Born In The USA, ovvero il suo più grande successo commerciale.
Se sorvoliamo sul fatto che Jeremy Allen White nel film assomiglia più ad un giovane Dustin Hoffman che al vero Springsteen, e su quelle ripetute pose storte che tiene da seduto mentre conversa che mi sono parse un pò forzate
(ho contato almeno quattro scene praticamente identiche), c'è di buono che ha cantato lui davvero le canzoni come Timothee Chalamet aveva fatto in A COMPLETE UNKNOWN, il film su Bob Dylan anche lui ritratto in un preciso e circoscritto periodo della sua carriera.
Carina la scena in cui balla con sua madre e che in pratica cita un video di pochi anni fa diventato virale.
Film questo che magari non ti riempie le sale come ROCKETMAN e BOHEMIAN RHAPSODY, anzi l'ho visto di recente programmato in un cinema d'essai di quelli dove ti trovi con pochi cinefili intorno, ma perlomeno l'audio era ottimo, e che è lento, è vero, ma comunque ha il suo perché anche se non conosci appieno la discografia del Boss.
Nonostante abbia scritto sul mio profilo che ho una malsana passione per i Talent, putroppo ultimamente ho constatato che gli stessi stanno diventando "sempre uguali sempre quelli dall'equatore al Polo Nord" come diceva una famosa canzone.
Difatti quest'anno ho saltato molte puntate di X-Factor arrivando direttamente alla finale e stessa cosa al contrario per The Voice Senior dove la finale invece non l'ho vista. Insopportabile in particolare la recente versione The Voice Kids dove i coach si prodigano ancora di più in lodi ai piccoli cantori perché giudicarli male pare brutto e quindi... meglio essere ipocriti?
A sorpresa è tornata in auge una canzone di Emma Marrone targata 2013 dal titolo L'AMORE NON MI BASTA
e che quando era uscita mi aveva fatto pensare ad una specie di imitazione presa su Wish della meravigliosa Try di Pink. Scoprirò in seguito che in effetti nel disco di Emma suonava Mylious Johnson, proprio il batterista di Pink, e il brano voleva essere una specie di omaggio (vabbè dilla così).
Comunque mi piaceva un sacco e tuttora piace a molti poiché è diventata virale come colonna sonora di video sui social perlopiù legati allo sport (fondamentalmente calcio).
Sempre restando in tema di musica purtroppo dobbiamo dare l'addio a TONY DALLARA mancato a 89 anni
e a Kenny Morris, 68 anni e primissimo batterista di Siouxsie & The Banshees alla fine degli anni 70.
Triste notizia in questo periodo in cui Zelig festeggia i trent'anni, quella della scomparsa di Luciano Manzalini, 74 anni e metà magra del duo comico dei Gemelli Ruggeri
dove si esibiva in coppia con Eraldo Turra e li vediamo qui sopra con tra di loro anche Vito (vedi che c'entra anche se senza il De?), spesso collega negli sketch nei programmi tv con Patrizio Roversi e Syusy Blady.
Una comicità semplice la loro, quasi infantile, giocata soprattutto sulle loro differenze fisiche, ma che allora funzionava e infatti erano stati presenti in molte trasmissioni comiche come il Drive In, L'Araba Fenice (la CANZONE sopra ne era la sigla di chiusura), Matrioska, nonché in alcune pellicole e nella serie tv Fantaghirò.
Da segnalare anche la scomparsa a 68 anni di Scott Adams per un cancro alla prostata.
Era un disegnatore di fumetti noto per le striscie di Dilbert,
l'impiegato di una grande azienda e ispirato al periodo in cui l'autore aveva fatto quel lavoro.
Scott aveva anche avuto grossi problemi a causa delle sue posizioni razziste.
Abbiamo un problema e si chiama Emily In Paris Rome.
Si, perché l'ultima stagione della fino ad ora simpatica serie Netflix con Lily Collins l'ho trovata parecchio insopportabile negli episodi ambientati a Roma e nell'immaginario paese di Solitano (il set era nei dintorni di Ostia).
Forse il fastidio più grosso, oltre al convento/albergo francamente assurdo, mi è arrivato dagli attori ospiti italiani
come Raul Bova e Anna Galiena che si autodoppiavano così male che manco un film porno è doppiato così... per sentito dire eh...
Insomma, è pur vero che se si supera quella buona parte abbondante di girato italiano (va un pochinino meglio nell'escursione a Venezia),
alla fine troviamo sempre la solita Emily con i comprimari di contorno, ma rispetto alla freschezza delle stagioni precedenti qualcosa è cambiato anche nella stessa Lily Collins sempre più spigolosa.
E pensare che glielo AVEVO DETTO tempo fa di smetterla di perdere peso, ma lei testarda non mi sta mai a sentire... uff...
Comunque anche la stessa Netflix ha mostrato poco interesse verso la nuova stagione perché non l'ha divisa in due o tre blocchi come invece fa con le cose che sa portargli molti spettatori.
Pochi giorni fa abbiamo ricordato i 10 ANNI della morte di David Bowie e oggi invece cade l'anniversario della pubblicazione del suo primo singolo con questo nome d'arte poiché, essendo lui all'anagrafe David Jones, in precedenza aveva già pubblicato alcuni 45 giri come Davie Jones oppure Davy Jones come il tentacolato pirata leggendario (ma ricordiamo che anche il piccoletto cantante percussionista dei MONKEES si chiamava così).
Il 14 gennaio del 1966 infatti veniva pubblicato CAN'T HELP THINKING ABOUT ME che in effetti fu un flop (qualcuno disse che imitava troppo gli Who), ma riascoltato oggi ci troviamo già quello che sarà il Bowie del futuro che infatti non disdegnerà di riproporre il brano anche nei suoi concerti più recenti, quelli con la bassista Gail Ann Dorsey come si vede in questo VIDEO LIVE in cui introduce lui stesso la canzone con una breve presentazione.
All'epoca dell'incisione gli Spiders From Mars non c'erano ancora e David registrò il disco con una band messa insieme tramite gli annunci sui giornali specializzati e che prese il nome di The Buzz dove il musicista più famoso era Tony Hatch, compositore pianista arrangiatore che lavorerà con moltissimi artisti. Della canzone poi esiste anche una NUOVA INCISIONE dell'inizio degli anni 2000
realizzata con la band che ultimamente accompagnava David in concerto e caratterizzata da un timbro vocale più profondo di quello acerbo degli esordi che sarà pubblicata nell'album postumo Toy uscito nel 2021 che conteneva nuove versioni di canzoni ripescate dal passato di Bowie.
Beh... anche oggi una scusa come un'altra per riascoltare un mito.
Sarà un caso, ma ultimamente i GRATEFUL DEAD (il titolo del post è la traduzione del nome della band) mi ritornano spesso su queste pagine web e stavolta putroppo è per dare l'addio a Bob Weir,
78 anni, chitarrista e co-fondatore della band di Jerry Garcia.
Anche il cinema che piace a me, quello truculento firmato da John Carpenter porta oggi un addio per T.K. Carter, 69 anni e che più o meno tutti ricordiamo nel ruolo del cuoco nero Nauls in LA COSA,
film che, ve l'ho già raccontato, fu un flop forse perché uscito in patria in concomitanza con E.T. di Spielberg, ma che nella mia galassia lontana lontana (e non solo la mia) occupa tuttora un posto d'onore con non so quante volte che me lo sono rivisto, ma non sui canali Mediaset perché lì aveva subìto dei tagli enormi per via delle scene veramente troppo impressionanti perdendo però tutto il lavoro di Rob Bottin negli effetti speciali che all'epoca erano tutti realizzati live in scena senza CGI e quindi con risultati fin troppo realistici per certi stomaci deboli.
Stessa tecnica tutta live, ma tutt'altro che truculenta, che c'era anche in Labyrinth con David Bowie di cui abbiamo parlato POCHI GIORNI FA con MADAME VERDURIN.