mercoledì 2 settembre 2026

FUMETTI IN TIVVÙ-U-U-UUU

 Vediamo chi si ricorda di Gulp! I Fumetti In Tv, un programma della Rai degli anni 70,


che i più fortunati potevano già vedere a colori (io no) dopo il tg, in cui le tavole dei fumetti venivano trasmesse in video e dei doppiatori leggevano le battute nei "balloons" in soli 15 minuti totali di messa in onda per ogni puntata. 
Detto adesso, con i tempi attuali serrati che hanno in tv al punto di troncare il finale di un film (😁) e lo stile dei programmi che vanno in onda un pò su tutte le reti, sembrerebbe di una noia mortale, e invece (chi lo ricorda lo sa) funzionava, tant'è che in seguito crescerà in versione ampliata con anche cartoons Marvel con il nome SuperGulp!
Beh, io già conoscevo il fumetto Alan Ford e vederlo in video non poteva che essere un piacere. 
Non conoscevo ancora invece il detective Nick Carter, il piccoletto con il berretto (omonimo del biondo componente dei Backstreet Boys, è vero), e i suoi collaboratori, il grosso Patsy e l'orientale Ken,

frutto della collaborazione di Franco Bonvicini, quello delle Sturmtruppen detto Bonvi, con Guido De Maria, disegnatore morto di recente a 93 anni.
Fu infatti Guido De Maria a disegnare proprio il personaggio di Nick Carter,

il cui nome si rifaceva ad un noto detective dei romanzi vintage di fine 800 portato anche al cinema, e fu sua l'idea del programma di cui era regista insieme a Giancarlo Governi, inventandone anche Giumbolo, la mascotte.

Insieme al musicista Franco Godi collaborò anche per le sigle della trasmissione.
Sempre dal fumetto di Nick Carter poi diventerà di uso comune la frase ricorrente "E l'ultimo chiuda la porta!"
Insomma, si può dire quindi che senza Guido De Maria non ci sarebbe mai stato questo programma. 
Addio Guido. 
 

martedì 1 settembre 2026

DISCLOSURE DAY: TORNANO GLI ALIENI DI SPIELBERG, MA C'È DELL'ALTRO

 Sono stati 79 anni di segretezza e te lo ripetono più volte (riferendoso al caso Roswell del 1947 nel New Mexico) nel corso del film che i file sugli UFO e sulle intelligenze extraterrestri sono stati tenuti nascosti al pubblico per esattamente 79 anni.


Finché nelle sale non è uscito appunto Disclosure Day di Steven Spielberg che manda in onda mondiale quei filmati nascosti e torna così su uno dei temi a lui cari, ovvero gli incontri con gli alieni.
Ma in realtà gli alieni, che ci sono e si vedono pure, sono la parte meno importante della trama che invece si basa sulle tante cose da complottista che lo Stato tiene segrete, su fughe mozzafiato dai cattivi comandati da Colin Firth

(ultimanente sempre più legato a questi ruoli) che usa un aggeggio che fa un effetto tipo il Cerebro del professor Charles Xavier (X-Men) e che per la sua forma, se avete visto Project Hail Mary di cui parlerò nei prossimi giorni, dovrebbe ricordarvi qualcosa (perlomeno a me è sembrato qualcosa di simile seppure più piccolo) e pure di divertite auto citazioni di Steven. 
Ho riso come un cretino infatti quando i fuggitivi sono arrivati all'Inn-Di-Ana Motel, easter egg che non devo certo spiegare.
Anche la scena del treno


(girata in maniera pazzesca da Oscar per stunt ed effetti speciali) ricorda vagamente la sequenza iniziale di Indiana Jones E L'Ultima Crociata, in cui un giovane Indy scappa su un treno del circo e cade in una vasca piena di serpenti, dando origine alla sua celebre fobia. 
Film di due ore e venti che inizia come se mancasse una parte introduttiva (nei cinema di una volta capitava a volte che proiettassero le "pizze" nell'ordine sbagliato e Celentano NE SA QUALCOSA) e che si rivela invece essere un'ottima mossa perché così anche noi spettatori ci troviamo nelle condizioni di Emily Blunt straniata che non capisce cosa le stia succedendo, a lei e a qualcun altro, e pellicola che non ti molla un attimo condita poi magistralmente dalle famose luci che Spielberg mette in scena sempre nei suoi film (ricordate che ne avevo parlato per West Side Story?) e che non solo illuminano, ma fanno davvero la scenografia,

anche certi lensflare che molti considererebbero un difetto e qui invece fanno il marchio del regista.
E attenzione che adesso voglio puntare l'attenzione sul fatto che come regista e sceneggiatore, insieme a David Koepp, Steven sia stato però criticato per questo finale troncato sull'ultima frase un pò come è successo a Il Codice Da Vinci IN TV, ma lì era stato per un pasticcio tecnico. 
Chi è rimasto deluso probabilmente non ha capito il vero senso del film perché quella frase sussurrata che non si percepisce (chi non ha pensato al FINALE di Lost In Translation?)

e l'invito successivo del personaggio di Emily Blunt ad "ascoltare" sono un invito ad aprirsi meglio verso gli altri che stanno intorno a noi, di qualsiasi provenienza siano, cosa che invece tendiamo a fare sempre meno rinchiudendoci sui nostri display dei telefoni anche quando andiamo ad un concerto e passiamo tutto lo show guardando lo schermo invece che la performance sul palco. 
Dico così perché vedo molti, troppi che lo fanno davvero (forse per poi postare per primi sui social eventuali defaillances dell'artista come è successo di recente a Samurai Jay che ha avuto problemi con l'autotune), mentre io, giuro, preferisco godere appieno del momento live sul palco.
Tutto il succo del film comunque si può condensare nel testo di Imagine di John Lennon, che ci parla di idee semplici: empatia, rispetto per le differenze, condivisione, superamento della religione.
E lo fa dal lontano 1971, ma forse stiamo diventando troppo ottusi per capirlo. 

lunedì 31 agosto 2026

ANCHE HARRY POTTER FA PARTE DE "GLI INFINITI RITORNI"

Gli Infiniti Ritorni è un romanzo di Marren Bagels (occhio in coda al post) pubblicato nel 1961 nella collana fantascientifica Urania, fedele compagna di letture della mia adolescenza, e tale titolo sembra anche fatto apposta per la tendenza attuale di riportare al cinema i grandi titoli del passato come abbiamo visto più volte nei post. 


Anche Harry Potter (già tornato per i VENT'ANNI, ma in un brutto periodo) segue questa tendenza e il primo episodio della fortunata saga cinematografica è tuttora nelle sale fino a mercoledì per festeggiare il quarto di secolo. Personalmente ho visto questo film diretto da Cris Columbus almeno una cinquina di volte ed è, insieme al secondo, ancora una storia leggera, a tratti disneyana, mentre in seguito le atmosfere e i colori diventeranno molto più cupe e quasi horror. 
Saga questa che conta già purtroppo una serie di nomi che non ci sono più come Maggie Smith, Robbie Coltrane, Richard Harris e Alan Rickman

e rivederli ancora sul grande schermo al cinema potrebbe anche fare commuovere certe canaglie come il sottoscritto. 
Con anche un pensiero che il cinema del passato abbia lasciato un segno molto più profondo di quanto non facciano pellicole recenti che vedi e già il giorno dopo ne dimentichi il titolo. 
Ah... in coda vi posto anche la bellissima e inquietante copertina disegnata da Karel Thole (padre del noto cabarettista Ernst) per il romanzo di Marren Bagels,

nome posticcio che celava le identità delle due sorelle italiane Maria e Ornella De Barba. 
Notare il prezzo in basso a sinistra!!! 

domenica 30 agosto 2026

IL CODICE DA VINCI: PER LA RAI IL SANTO GRAAL È UN MISTERO CHE DEVE RIMANERE MISTERIOSO

 Si racconta in giro che 700 mila spettatori che lunedì scorso su Rai2 stavano guardando Il Codice Da Vinci siano rimasti basiti dopo che, passate oltre due ore di visione, la pellicola è stata tagliata sul finale troncando gli ultimi preziosi 30/40 secondi


Proprio sul più bello infatti, nel momento in cui stava per essere svelato l’enigma alla base della trama, cioè quello sul Santo Graal raccontato nel romanzo di Dan Brown (nessuna corrispondenza con la realtà quindi), Rai2 ha deciso che tale mistero dovesse rimanere insoluto e, con un beffardo "arrivederci", ha interrotto la pellicola mandata in prima serata (ma ricordo a tutti che è in realtà una seconda serata perché la prima è stabilmente occupata da quello che viene definito "preserale") per mandare in onda alcuni spot e per poi dare la linea a Il Processo Al 90° che non poteva certo attendere oltre con le immagini del posticipo di Serie A Roma-Fiorentina, e forse il tecnico Rai aveva appena visto Disclosure Day di Spielberg con quel suo finale tronco che ha lasciato scontenti molti e ha pensato di fare lo stesso, oppure si era pure stufato di aspettare dopo essersi reso conto ormai che non era un biopic su Sal

(Da Vinci) dato che delle sue canzoni non c'era nemmeno l'ombra. 
E parlo di tecnico perché spero, ma ho dei dubbi, ci sia ancora una mano umana dietro e non una programmazione computerizzata come certe emittenti radiofoniche ormai fanno. 
Comunque... Apriti cielo! 
In pochi minuti sui social i telespettatori hanno protestato dopo anche aver già sopportato interruzioni pubblicitarie malamente infilate nel bel mezzo di dialoghi. La Rai si è scusata con il pubblico con le parole del direttore della sezione Cinema e Serie Tv Adriano De Maio spiegando che la messa in onda di un film o di un programma registrato è sottoposta ad una serie di lavorazioni complesse, affidate anche ad alcune sequenze alfanumeriche di supercazzole prematurate con scappellamento a destra. 
Aggiungendo che, come fosse Antani, l'intera trilogia sarà replicata su Rai Movie il 15 (Il Codice da Vinci), il 16 (Angeli e Demoni), il 17 Settembre (Inferno), naturalmente in prima serata, e lo ha fatto puntando il dito che si vede benissimo che stuzzica.

Intanto ringrazio Pietro Germi e Mario Monicelli, e poi posto qui sopra la sequenza finale "perduta", ma soprattutto, in tutto questo bailamme, mi viene da chiedermi se davvero 700 mila persone in questa stagione stiano ancora davvero guardando la tv in diretta dato che comunque il film ha già vent'anni ed è già passato più volte in televisione, ed è ora anche comodamente visibile su RaiPlay (nonché già da prima su altre piattaforme) senza interruzioni pubblicitarie o troncature imposte per favoreggiamento verso il calcio (signore supremo degli sport!!!). 
Ecco... Forse è questo il vero mistero... 



sabato 29 agosto 2026

L'ULTIMO LIVE DEI BEATLES (O MEGLIO, IL PENULTIMO)

 Oggi torno alla musica vintage e, in questo caso, anche registrata piuttosto male, perché ricorre la data storica dei sessant'anni dell'ultimo concerto ufficiale a pagamento dei Beatles che si tenne appunto il 29 agosto 1966 allo stadio Candlestick Park di San Francisco.


La band, dopo altri artisti che avevano il compito di aprire lo show alle ore 20.00, fra cui le RONETTES create da PHIL SPECTOR, suonò per circa 33 minuti (per dire... i Pooh fanno concerti lunghi più di due ore e Springsteen ha toccato anche le tre ore) eseguendo 11 brani davanti a circa 25.000 spettatori, con però ben 7.000 biglietti rimasti invenduti.
Il palco, come si vede dalla foto,

era protetto da una gabbia metallica (una SITUAZIONE SIMILE a quella vista nel film The Blues Brothers) e intorno a loro c'era un continuo girare di forze dell'ordine e membri dello staff con lo stadio illuminato a giorno, l'impianto audio era assolutamente inadeguato e le urla dei fan coprivano quasi del tutto la musica come si può sentire nel breve montaggio VIDEO qui sotto,

pessimo, si, ma comunque documento storico. 
Come avevo raccontato in precedenza, i tour per i Beatles erano diventati estenuanti e pericolosi, tra anche minacce e problemi logistici. 
Inoltre i brani di album come REVOLVER che era appena stato pubblicato erano troppo complessi per essere riproposti dal vivo e difatti non ne eseguirono nessuno dal nuovo disco, ma solo PAPERBACK WRITER che era stata incisa POCHI MESI prima di Revolver e uscita solo come 45 giri.

Ecco infatti la scaletta: Rock And Roll Music (cover di Chuck Berry), She's A Woman, If I Needed Someone, Day Tripper, Baby's in Black, I Feel Fine, Yesterday, I Wanna Be Your Man, Nowhere Man, Paperback Writer, Long Tall Sally (cover di Little Richard).
Non appena finì l'ultima nota i Beatles salutarono in fretta e, senza concedere bis, abbandonarono gli strumenti sul palco e corsero immediatamente verso un blindato posizionato dietro la recinzione che li portò direttamente all'aeroporto di San Francisco, lasciando lo stadio mentre le urla dei 25.000 fan stavano ancora chiedendo di rivederli. 
Ma sull'aereo di ritorno esausti i quattro stavano già decidendo di smettere di esibirsi in tour, chiudendo l'era dei concerti tradizionali, questo prima della celebre e ultima esibizione gratuita (e fuorilegge) sul tetto della Apple nel 1969. 
Paul McCartney, prima di salire sul palco di San Francisco, aveva chiesto al press agent Tony Barrow di registrare lo show su una cassetta audio, ma Tony non girò la cassetta da 30 minuti per lato e l'audio si interrompe bruscamente durante l'ultimo brano, Long Tall Sally. 
Quella cassetta originale (una C60 Philips che usavo anch'io prima di scoprire che le trasparenti Scotch davano una risposta molto migliore sulle frequenze medio-alte) rimase chiusa in un cassetto per anni, ma da qualche copia uscirono album bootleg come The Sunset Concert o Live at Candlestick Park e QUESTA

è esattamente quella registrazione integrale (sfumata sull'ultima canzone) ed è montata su tante foto scattate durante quell'ultima serata live.

venerdì 28 agosto 2026

TORNERÒ: L'AVEVA DETTO SCHWARZY

 "I'll be back", frase iconica mal tradotta nell'adattamento italiano del primo TERMINATOR (gli facevano dire "aspetto fuori", ma la colpa non era di Alessandro Rossi che gli dava la voce italiana e recitava quanto gli era stato scritto) stavolta vale in tutto il suo significato poiché il secondo, fantastico episodio torna oggi nelle sale fino al 30 agosto

in 4k per godere al meglio degli allora innovativi effetti speciali che hanno reso questo secondo film il migliore della saga con l'implacabile Terminator che qui, da cattivissimo sterminatore del primo episodio, diventa una specie di angelo custode del giovane Kyle Reese. 
Spettacolo colossale ad altissimo livello con violenza, è vero, ma votata al bene, e soprattutto nessun momento di noia. 
Attenzione però perché esiste anche un Terminator 2 tarocco

che è un prodotto italiano a basso costo diretto da Bruno Mattei sotto lo pseudonimo di Vincent Dawn, uscito nel 1989 e penso che ne parlerò prima o poi essendo questo un vero e proprio cult trash. 

giovedì 27 agosto 2026

E ADESSO CON CHI BALLEREMO IL TIME WARP?

 Ehm... come un uccello del malaugurio l'avevo detto IERI che piano piano tutti i più grandi se ne stanno andando e, purtroppo, oggi c'è ancora un lutto dato che, poche ore dopo la scomparsa di Dolly Parton, ci lascia anche Tim Curry,


l’attore inglese, famoso per avere interpretato Frank-N-Furter nel musical The Rocky Horror Picture Show e il pagliaccio assassino Pennywise nella miniserie degli anni 90 It, tratta dal celebre romanzo omonimo di Stephen King. 
Tim è morto ad 80 anni (come Dolly) dopo che nel 2012 aveva avuto un grave ictus, e da allora era apparso pochissimo in pubblico per i molti problemi di salute che ne erano derivati. 
Il ruolo più importante della sua carriera fu appunto quello di Frank-N-Furter in The Rocky Horror Picture Show che Curry interpretò sia nella prima VERSIONE TEATRALE del musical, del 1973, sia in quella CINEMATOGRAFICA di due anni dopo, che, come ben sappiamo, è attualmente un cult assoluto. 
Tuttavia dopo quel film stranamente Curry faticò a trovare parti memorabili fino al 1990, quando il regista Tommy Lee Wallace lo scelse come protagonista di It,

trasposizione che però non era molto fedele al romanzo di King, e fu accolta molto tiepidamente dalla critica, ma un pò meglio dal pubblico nonostante alcuni effetti speciali non proprio perfetti (eh... all'epoca i mezzi tecnici riservati alla tv erano quelli). 
Personalmente l'ho adorato anche nella parte dell’entità demoniaca in LEGEND di Ridley Scott

dove recitava un giovanissimo Tom Cruise in fase di lancio, e non dimentichiamo che è stato pure il sagace maggiordomo in Signori, Il Delitto È Servito, trasposizione cinematografica del celebre gioco da tavolo Cluedo, e infatti Clue era anche il titolo originale del film.

Goodbye Tim, and let's do the Time Warp forever. 

FUMETTI IN TIVVÙ-U-U-UUU

 Vediamo chi si ricorda di Gulp! I Fumetti In Tv, un programma della Rai degli anni 70, che i più fortunati potevano già vedere a colori (i...