Amanti del cinema sul grande schermo, in questo autunno Nexo Studios, con Back to Cult, riporta in sala due titoli visionari molto lontani fra loro nel tempo, ma che hanno in comune il merito di aver rivoluzionato la storia del cinema.
Millemila infatti sono state le ispirazioni e le imitazioni (oltre ai SEQUEL, quelli VERI e quelli FASULLI) di questi due titoli di cui parlo oggi, di cui il primo appuntamento è per oggi fino al 28 ottobre con Matrix, scritto e diretto dalle attuali Lana e Lilly Wachowski nel 1999 quando ancora erano fratelli maschi, e vincitore di quattro Premi Oscar.
Ambientato in un futuro distopico, il film con Keanu Reeves, Laurence Fishburne e Carrie-Anne Moss ci mostra un mondo in cui le macchine, che allora non chiamavamo ancora intelligenze artificiali, hanno soggiogato l’umanità.
Cosa che, a detta di molti, adesso non è così di fantasia, ma allora erano altri tempi.
Si proseguirà il 16, 17 e 18 novembre con 2001: Odissea Nello Spazio di Stanley Kubrick.
Uscito nel 1968 (notate bene la data!) e ispirato al racconto La Sentinella di Arthur C. Clarke, il film con Keir Dullea e l'inquietante A.I. Hal 9000 fin troppo intelligente, è un capolavoro assoluto della storia del cinema anche se a certi spettatori capisco che possa apparire noioso.
Ma immaginate solo che effetto può fare, per dire, ascoltare ALSO SPRACH ZARATHUSTRA in una sala con l'audio a palla?
Insomma, due titoli iconici che torneranno sul grande schermo in 4K per farti pensare sul rapporto fra uomo, macchina e A.I. per poi proseguire con altri titoli che saranno via via annunciati.
Lo scopriamo in questo sabato tutto lustrini e parruccone perché nell'ottobre del 1966 le Supremes hanno ottenuto l'onore di essere il primo gruppo musicale femminile ad essere in cima alle classifiche di vendita negli USA con un album dal titolo The Supremes A' Go-Go dove, a dire il vero, si mostravano sulla copertina in outfits molto più casual del solito.
Disco questo che è stato ripubblicato in edizione speciale "espansa" in 4 CD contenenti in più la versione remixata stereo delle tracce originali e molte bonus tracks.
Intanto, se ce ne fosse bisogno, ricordiamo che dalle Supremes sono partite poi con carriere soliste di successo MARY WILSON, ma soprattutto Diana Ross e la loro storia ha ispirato il film DREAMGIRLS con Beyoncé protagonista.
Era questo già il loro nono LP perché queste ragazze lavoravano sodo, e nella tracklist troviamo titoli quasi tutti firmati dal trio Holland-Dozier-Holland, poi coverizzati in seguito da moltissimi altri artisti, come per esempio THIS OLD HEART OF MINE (IS WEAK FOR YOU) già incisa poco prima dagli Isley Brothers e di cui è famosa la più recente VERSIONE di Rod Stewart cantata qui proprio insieme a Ronald Isley, uno dei Brothers originali, YOU CAN'T HURRY LOVE rifatta, per fare un altro esempio, pari pari alla loro, coretti compresi, da PHIL COLLINS durante la sua fortunata carriera solista parallela ai Genesis, la loro cover più ritmata di BABY I NEED YOUR LOVING, poi diventata una hit da discoteca shuffolata tutta rivista nei suoni negli anni 80 grazie a CHARLES AUGINS, la loro versione di THESE BOOTS ARE MADE FOR WALKIN' successiva all'originale cantata l'anno prima da Nancy Sinatra, e pure MONEY (THAT'S WHAT I WANT) che già era passata in mano ai Beatles della prima ora.
Ed ecco che il giorno del 24 ottobre si collega a quarant'anni prima, cioè nel 1926, data dell'ultima esibizione al Garrick Theatre di Detroit di Harry Houdini, il famoso illusionista escapologo di cui ho parlato AMPIAMENTE QUI, e al quale Dua Lipa ha dedicato UNO DEI SUOI BRANI più famosi
giocando sulla metafora di "sparire" se una relazione non va come dovrebbe.
Dieci anni fa, quando ancora non scrivevo sciocchezze su un blog, un arresto cardiaco metteva fine, a soli 57 anni, alla vita di Pete Burns, vocalist dei Dead or Alive,
la band ricordata soprattutto per il successo di YOU SPIN ME ROUND (LIKE A RECORD), una produzione (e si sente) del famoso trio Stock-Aitken-Waterman che aveva lanciato Rick Astley, Kylie Minogue, Mel & Kim e si era occupato della rinascita di metà anni 80 per Donna Summer, cioè sto parlando di tutta una serie di hit riempipista.
Pete all'epoca era, a mio parere, un "figo della madonna" e piaceva molto alle ragazzine, ma lui era già particolarmente interessato ad altri orizzonti perché non era solo scena quella di apparire ambiguo, provocante e androgino.
Negli ultimi anni della sua vita, trascorsa in buona parte in Liguria secondo quanto raccontato spesso da Massimo Morini, leader dei Buio Pesto, aveva poi sottoposto il suo corpo a circa 300 operazioni chirurgiche, che purtroppo gli avevano creato anche grossi problemi come quelli legati ad un complicato e mal riuscito intervento alle labbra che richiese ingenti cure.
Al che ritengo che forse sia meglio ricordarcelo com'era una quarantina di anni fa, eh?
Passando al cinema invece è morto a 93 anni l’attore statunitense Tom Skerritt,
il capitano Arthur Dallas nel primo film di Alien, la nota saga fantascientifica creata da Ridley Scott.
Principalmente caratterista, era stato anche Mike “Viper” Metcalf in Top Gun nel 1986.
Concludo con un personaggio completamente sconosciuto dalle nostre parti, ovvero Mr. Whitekeys (pseudonimo di Douglas Haggar) che è stato un musicista, comico, showman e ornitologo statunitense, diventato una vera e propria icona culturale dello stato dell'Alaska per il suo stile irriverente e la sua satira politica incentrata sulle stranezze e sui costumi locali.
È scomparso il 19 ottobre 2026 all'età di 79 anni e, se proprio volete saperne di più, in rete si trova molto materiale su questo bizzarro personaggio.
Goodbye Tom & Mr. Whitekeys, e anche un ricordo di Pete.
La Gialappa’s Band stavolta sta dall’altra parte dello schermo e si fa riprendere in L’Assurda Storia Della Gialappa’s Band, il documentario di Walter Veltroni sul trio di commentatori fuori campo che esce oggi nelle sale dopo l'anteprima del 20 ottobre alla Festa Del Cinema di Roma.
La Gialappa's Band è composta storicamente da Marco Santin, Giorgio Gherarducci e, fino al 2023, Carlo Taranto (oggi invece è ridotta a duo con Santin e Gherarducci).
Nati in radio nel 1985, i tre hanno rivoluzionato lo stile dello spettacolo televisivo essendo capaci di prendere per i fondelli programmi TV, reality show, partite di calcio e spot pubblicitari, smontandoli con un'ironia surreale e cinica.
Hanno lanciato o rilanciato decine di personaggi e comici entrati nella cultura popolare (da Aldo, Giovanni e Giacomo con i bulgari a Teo Teocoli con Caccamo).
Il film mostra tra i partecipanti con le loro testimonianze appunto il trio Aldo, Giovanni e Giacomo, Antonio Albanese, Claudio Bisio, Paola Cortellesi, Fabio De Luigi, Luciana Littizzetto, Maccio Capatonda, Neri Marcorè, Ubaldo Pantani e molti altri protagonisti dello spettacolo italiano.
Si cambia musica, ma non ce n'è molta come invece ci si aspetterebbe, nel film documentario dedicato a Jovanotti che si intitola Lorenzo - L'Incredibile Avventura Di Jovanotti.
Il docu-film è stato presentato in anteprima anche questo alla Festa del Cinema di Roma, dove Lorenzo ha sfilato sul red carpet, e arriverà nelle sale italiane il 26 novembre.
È un racconto di formazione intimo e privato sui suoi VIAGGI IN BICICLETTA (che condivido e chissà... magari un giorno lo emuleró), i pensieri sul futuro e il passaggio ad un nuovo capitolo della sua vita.
Ultimo Fellini invece è un docufilm diretto da Gianluigi Attorre che racconta l'ultimo decennio della vita e della carriera del regista grazie anche all'archivio personale di Vincenzo Mollica.
Il film, proiettato alla Festa del Cinema di Roma il 17 ottobre, porta le testimonianze di Martin Scorsese, Nicola Piovani, Roberto Benigni, Milo Manara e Vincenzo Mollica, mentre la mia personale, della quale non fregherà niente a nessuno, la trovate in un POST di qualche tempo fa ed è estremamente sincera senza peli sulla lingua o paraculismi.
L'uscita ufficiale è prevista però per il 2027.
Infine, sempre per il cinema, auguri per i suoi 60 anni alla nostra attrice Valeria Golino.
Nostra si, ma ben conosciuta anche all'estero,
per esempio per Rain Man dove se ne stava tranquillamente fra Tom Cruise e Dustin Hoffman.
Sulla collina di Posillipo, affacciato sul mare, sorge Palazzo Palladini, residenza storica dell'omonima famiglia, tra le più influenti della città. L’ultimo discendente nobile, il conte Giacomo, muore dopo aver fatto testamento lasciando la "terrazza" (chiamata così per lo splendido panorama sul golfo di Napoli) alla figlia naturale Anna, che ha avuto con la sua governante.
Iniziava così con questa trama trent'anni or sono, la prima puntata di Un Posto Al Sole, la prima soap-opera interamente prodotta in Italia riprendendo il format australiano di Neighbours, cioè quella dove recitava anche Natalie Imbruglia, che no... purtroppo non c'era nella versione italiana.
Qui si raccontano le vicende di alcune famiglie che si ritrovano a fare i conti con le problematiche reali del capoluogo partenopeo e della società italiana in genere: dalla camorra al disagio giovanile, compresi i temi più scottanti legati alla sessualità e alla droga.
Dalla prima puntata su Rai3, e sempre su questa rete, compaiono personaggi storici che saranno presenti in tutte le stagioni, come Raffaele Giordano e Renato Poggi, interpretati rispettivamente da Patrizio Rispo e Marzio Honorato.
Via via si alterneranno numerosi attori, per lo più esordienti, alcuni dei quali li ritroveremo in seguito affermati nel mondo della TV e del cinema.
La soap-opera ha superato ormai le 5000 puntate mantenendo sempre l'omonima SIGLA interpretata da Monica Sarnelli e Carlo Famularo. Non è sicuramente uno dei prodotti televisivi che seguo (preferisco cose un pochino più "action"), ma trent'anni passati ininterrottamente sono comunque un bel compleanno.
E mi chiedo... chissà se Natalie Imbruglia, avendo certe origini italiane, l'ha mai vista?
Dopo il ritiro di John Deacon tanti anni fa, è arrivata da giorni la notizia che anche l'altra metà dei Queen non calcherà più i palchi dal vivo.
Brian May e Roger Taylor (79 e 77 anni) hanno infatti confermato che, dopo oltre cinquant'anni di strada e una vita intera spesa a tenere vivo il ricordo mai sopito della band, è arrivato il momento di fermarsi.
Certo, la scomparsa di Freddie e il silenzio blindato di John sono stati due macigni difficilmente rimovibili, e l'idea che quella sul palco di Londra, poche settimane fa, sia stata l'ultima volta in cui Brian e Roger hanno condiviso la scena lascia un sentimento di nostalgica tristezza.
Brian ha accennato a sporadici eventi, scherzando (o forse no?) anche sulle possibilità della A.I. che ha fatto tornare in concerto gli ABBA GIOVANISSIMI di un tempo (tra l'altro ne aveva già parlato anche Gene Simmons dei Kiss ipotizzando per la sua band una POSSIBILITÀ non così remota).
Nel frattempo faccio anche gli auguri a Fabri Fibra
per il mezzo secolo compiuto ieri, constatando che è uno dei rappers della vecchia scuola che mi sta più simpatico, per cui auguro anche a lui di poter eguagliare la carriera dei quattro musicisti britannici.
Fatto sta che possiamo essere sicuri al 100% che nessuno mai dimenticherà i Queen e quello che sono stati.
No, il mitico tastierista degli Yes non è stato coinvolto in qualche improbabile impresa spaziale organizzata dal miliardario di turno (qualcuno ha detto Jeff Bezos?). No?... mi era sembrato... ma già nel 2020 Rick aveva dedicato un suo disco interamente al pianeta Marte, ed ora, sei anni dopo, ne fa uscire un sequel sempre musicale nel suo stile ben noto.
Esce oggi infatti Return To The Red Planet ispirato dalle ultime scoperte fatte dagli scienziati riguardo il misterioso pianeta rosso, ma anche quelle passate.
Ed ecco quindi una NUOVA PRODUZIONE progressive rock dal sound che definire epico non rende l'idea, edita anche in vinile.
Dico solo che già dalle prime note ti prende benissimo.
Con Rick ci sono Lee Pomeroy, Dave Colquhoun, Adam Falkner e Mollie Marriott che qui interpreta vocalmente alcuni parti ed è la novità rispetto al precedente disco tutto strumentale dedicato a Marte, dando al tutto un effetto simile all'accoppiata Mike Oldfield/Maggie Reilly che portò alla popolarità commerciale di Moonlight Shadow il polistrumentista di TUBULAR BELLS.
Ah... probabilmente nessuna radio commerciale si prenderà la briga di mandarlo in onda perché non è un disco pop, rap, trap, reggaeton e via così... e questo è un vero peccato...
Ma non disperate, perché qui dalle mie parti sta già suonando alla grande.
Oggi, in tema di musica, diamo l'addio a Wilma De Angelis, detta Patatina dal titolo di un suo SUCCESSO discografico che, negli anni 2000, era stato usato, cantato al maschile, anche per uno spot pubblicitario Patasnella.
Aveva 96 anni la Wilma, ed era ancora in attività fino allo scorso anno, non più con nuovi dischi, certo, ma con ospitate musicali (I Migliori Anni, Domenica In).
È stata anche conduttrice televisiva e autrice di libri di cucina.
Ci ha lasciato anche Giorgio Bracardi, attore comico (ma anche musicista, autore di canzoni e cantante a volte) deceduto il 12 ottobre all'età di 93 anni.
Renzo Arbore e Gianni Boncompagni (ai lati della foto con lui) lo vollero nel rivoluzionario programma cult radiofonico Alto Gradimento per la sua comicità surreale dove interpretava personaggi come Scarpantibus, il bizzarro "uccellaccio del Nicaragua" che si esprimeva a versi e si guadagnò anche una pubblicazione in edicola,
Max Vinella, il surreale giornalista d'assalto, Ermanno Catenacci, lo stereotipo del gerarca fascista urlante e poi ricordiamo il tormentone dell'urlo disperato "Patroclooo!".
Meno famoso forse per l'italiano medio, ma facente parte di una serie tv cult considerata una delle migliori in assoluto, e sto parlando di Breaking Bad, era R.J. Mitte, attore e attivista noto soprattutto per il ruolo di Walter White Jr. morto a soli 34 anni.
L’attore, a cui era stata diagnosticata una lieve paralisi cerebrale all’età di tre anni, nella serie interpretava un personaggio (il figlio del professore Walter White) che nello script aveva la sua stessa disabilità, sebbene la rendesse in forma più accentuata nel suo modo di parlare e di camminare con le stampelle.
Infine, dal periodo del beat e dei Beatles se ne va Brian Jones, 85 anni, sassofonista degli UNDERTAKERS, che significa becchini, e band il cui nome deriva curiosamente da un errore di impaginazione di un quotidiano che riportava di un loro concerto mescolando però il testo con la vicina colonna dedicata ad un'agenzia di pompe funebri.
Evento bizzarro, ma che convinse il gruppo, che prima si chiamava Vegas Five, ad adottare quel nome.
Brian era stato spesso confuso con il suo omonimo dei Rolling Stones deceduto in piscina, ma lui ci scherzava cinicamente su rispondendo che sapeva nuotare.
E in chiusura lasciatemi sdrammatizzare queste tristi notizie con un proseguimento delle avventure magiche di RITA, nota anche come SpockRita o BiancaRita,
e il mio alterego Bobby Han Solo che stavolta si ritrova un pochino diverso dal solito 😁.
Da ieri è tornata al cinema, e ci resterà fino a domani, una delle opere più particolari del regista John Carpenter in un nuovo restauro 4k.
Nel film, grazie a degli speciali occhiali da sole che il protagonista trova per caso, si poteva vedere il mondo com’era davvero invece di vedere una simulazione indotta.
E a ripensarci quasi quarant’anni dopo forse viene anche il leggero sospetto che dietro internet e l"intelligenza artificiale ci sia la stessa manipolazione subliminale a guidarci nella vita, bombardati come siamo dalla pubblicità che ci circonda.
Si tratta, se c'è bisogno di dirlo, di Essi Vivono, uscito negli States nel 1988, dove John Nada (Roddy Piper), operaio disoccupato, scopre, grazie appunto a questi occhiali da sole, che il mondo è governato da una classe dirigente aliena capace di manipolare la realtà attraverso i media, la pubblicità e il consumismo.
Sceneggiatura che è liberamente ispirata al racconto Alle Otto Del Mattino di RAY NELSON.
C'è fantascienza, horror (ma ricordo che al videonoleggio qualcuno diceva: "eh, ma non fa mica paura"), action e satira politica, e nel tempo è diventato uno dei titoli più citati della filmografia di Carpenter, sia per le sequenze diventate iconiche (tipo la lunga scena di combattimento tra Piper, che è stato principalmente un wrestler, e Keith David)
sia per gli inserti subliminali con le scritte (inquietanti, vero?) che ho messo lassù nel titolo del post, nascosti nei cartelloni pubblicitari e nei messaggi del film.
Se la memoria non mi inganna, il film arrivò in Italia solo per l'home video, perciò questa è la prima vera grande occasione per noi di vederlo sul grande schermo e sentire a palla la colonna sonora tutta synth dello stesso John Carpenter.
È la mattina del 12 ottobre 1946 e nei corridoi del Consiglio dei Ministri c'è un fermento terribile: l'Italia è appena diventata una Repubblica, la monarchia è un ricordo e la vecchia Marcia Reale è stata archiviata.
C'è solo un piccolo dettaglio: tra poche ore c'è una cerimonia ufficiale e lo Stato non ha una colonna sonora.
Il Ministro della Guerra, Cipriano Facchinetti, entra trafelato nell'ufficio del Presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, sventolando uno spartito.
"Alcide! Abbiamo un’emergenza nazionale! Oggi pomeriggio giurano le Forze Armate e non abbiamo un inno. Che gli facciamo cantare, la canzone vincitrice del Festival di Sanremo?"
De Gasperi strabuzza gli occhi "Cos'è il Festival di Sanremo? Devono ancora inventarlo e Sal Da Vinci non è ancora nato...", quindi, con la calma dei forti, alza lo sguardo dalle sue carte.
"Cipriano, calmati. Non abbiamo tempo di fare un concorso pubblico. Cosa hai lì?"
"È il Canto degli Italiani. Scritto da Mameli nel 1847, musica di Novaro. Fa molto Risorgimento, è energico. Ascolta: Fratelli d'Itaaaalia..." intona Facchinetti, stonando vistosamente sull'acuto nonostante quel cognome che fa tanto Pooh.
"Va bene, va bene, approvato!" lo interrompe De Gasperi per salvarsi le orecchie. "Facciamo un decreto al volo. Però scrivici 'in via provvisoria'. Appena approviamo la Costituzione, l'anno prossimo, facciamo un bando serio, troviamo qualcosa di più moderno. Magari sentiamo Verdi, che è uno bravo, o qualcun altro.".
Il decreto viene firmato.
L'inno è provvisorio, come quando metti un divano letto comprato in attesa di arredare per bene la nuova casa.
Passano gli anni.
Arriva il 1948, la Costituzione entra in vigore, ma l'Inno di Mameli funziona bene, la gente lo impara.
Il fascicolo "Inno Nazionale (Definitivo)" viene adagiato su una scrivania del Ministero.
Nel 1950, un solerte impiegato che chiameremo Umberto, come colui che su questa vicenda ci scriverà un libro, nota il fascicolo.
"Capo, ma qui c'è scritto che Mameli è provvisorio. Non dovremmo renderlo definitivo?"
Il capo guarda la pila di fogli sulla ricostruzione post-bellica, i fondi per le strade, le tensioni politiche.
"Umberto, l'Italia sta in piedi per miracolo. Finché i calciatori muovono le labbra prima delle partite, va bene così. Mettilo nel cassetto in basso. Poi ci pensiamo."
Il cassetto in basso diventa una dimensione spazio-temporale.
Passano i decenni.
L'Italia vive il boom economico, scopre la televisione, vince i Mondiali del 1982.
Pertini presidente esulta in tribuna sulle note di un inno che legalmente ha lo status giuridico provvisorio, ma forse nemmeno Sandro ne è stato messo al corrente.
Nel 1990, durante le notti magiche di Italia '90, un giovane stagista del Parlamento ritrova il faldone, ormai ricoperto da tre dita di polvere risorgimentale.
"Scusate, ma lo sapete che l'Inno di Mameli non è l'inno ufficiale? È ancora provvisorio dal 1946!"
I deputati si guardano allibiti.
"Ma come? Ci abbiamo fatto dieci Olimpiadi! Va beh, dai, facciamo una legge la settimana prossima. Ora c'è la finanziaria."
Arriva il nuovo millennio.
C'è l'Euro, c'è internet, i telefoni diventano smart.
Mameli è sempre lì, abusivo ma amatissimo, sul podio dello spirito nazionale.
Ogni volta che un politico propone di ufficializzarlo, succede qualcosa: cade un governo, c'è una crisi mondiale, o semplicemente ci si dimentica.
Ormai i burocrati considerano la provvisorietà di Mameli un patrimonio culturale, come il Colosseo.
"Se lo rendiamo definitivo, si rompe la magia", sussurrano nei corridoi.
Finalmente, arriviamo al 15 novembre 2017. Il Parlamento italiano, con la rapidità di un bradipo centenario, decide che 71 anni di prova possono bastare.
Viene approvata la legge numero 181.
L'INNO DI MAMELI è, finalmente, l'inno ufficiale della Repubblica Italiana.
Si dice che nei sotterranei di Palazzo Chigi, lo spettro di Goffredo Mameli abbia tirato un sospiro di sollievo, esclamando: "Meno male. Cominciavo a pensare che non gli fosse piaciuto!".
L'album di debutto dei Genesis, il primissimo in assoluto, si intitola From Genesis To Revelation,
ma nella band ancora dovevano arrivare Phil Collins e Steve Hackett.
Al loro posto (ai lati della foto sotto) c'erano Anthony Phillips alla chitarra e John Silver (si, come il pirata de L'Isola Del Tesoro, è vero) alla batteria, subentrato a Chris Stewart prima delle sessioni di registrazione dell'album.
Il resto della band mostrava già Peter Gabriel (voce, flauto), Tony Banks (tastiere, pianoforte) e Mike Rutherford (basso, chitarra),
tutti e tre riconoscibili nonostante il look vagamente da mods.
All'epoca erano tutti studenti tra i 16 e i 18 anni, e registrarono il disco in tre giorni ad agosto durante le vacanze estive.
Pubblicato il 28 marzo del 1969 dalla Decca Records nel Regno Unito, l'album è in realtà un capitolo unico e musicalmente distante anni luce dal sound progressive rock che avrebbe reso la band leggendaria negli anni successivi.
Il produttore era Jonathan King, ex allievo della stessa scuola dei cinque ragazzi, la Charterhouse School.
Fu proprio lui a suggerire il nome Genesis, come per indicare l'inizio di una carriera. Sempre King ebbe questa idea di creare un concept album basato sulla Bibbia, che partisse dalla creazione (From Genesis) fino all'apocalisse (To Revelation).
Il singolo estratto fu THE SILENT SUN, un brano che si rifà agli anni pop dei Bee Gees (quelli ancora senza il falsetto di Stayn' Alive) e infatti Peter qui nel cantare ricorda molto Robin Gibb che all'epoca era il solista del trio di fratelli.
Andavano forte anche gli Who, per cui King indirizzò i ragazzi verso uno stile simile a tutti quei punti di riferimento, come si può intuire in THE CONQUEROR che nello stile sembra proprio una traccia rimasta fuori dall'album Tommy.
Tuttavia quando un produttore ci mette tanto delle sue idee, finisce quasi sempre per snaturare il progetto e infatti fu sempre sua l'idea di arricchire le registrazioni con un'orchestrazione aggiuntiva di archi e fiati scritti da Arthur Greenslade e Lou Warburton, un pò come George Martin lavorava in post produzione sugli ultimi dischi dei Beatles (evidentemente anche i Fab Four erano stati un motivo di ispirazione per il produttore).
Ma i cinque ragazzi che, al contrario, preferivano arrangiamenti acustici tra pianoforte e intrecci di chitarre a 12 corde, rimasero insoddisfatti da questa scelta pop commerciale fatta a loro insaputa.
Ed ecco che quindi è stata pubblicata ieri una massiccia riedizione deluxe (approvata da Gabriel, Banks, Phillips e Rutherford) che, ad un prezzo pazzesco, oltre all'edizione originale, include un nuovo mix stereo curato da Stephen W. Tayler pensato appositamente per dare risalto al vero suono della band, evidenziando la voce solista e riducendo al minimo l'impatto dell'orchestra originaria, che comunque, tutto sommato, a me non dava poi così fastidio, anzi, in questa FIRESIDE SONG, come attaccano gli archi, dopo i 50 secondi di introduzione con il pianoforte, sembra di sentire l'apertura di PENSIERO dei Pooh che arriverà due anni dopo (sarà un caso o qualcuno allora aveva già ascoltato i Genesis di importazione?), e dove anche lì il solerte produttore che avevano allora, Giancarlo Lucariello, aveva aggiunto l'orchestra di Gianfranco Monaldi.
Adesso, avendo parlato infatti anche dei Beatles "ritoccati", qui nel nuovo missaggio l'effetto del lavoro fatto è un pochino meno drastico di quello rivolto all'album Let It Be di cui è uscita già tempo fa la versione "naked", cioè SENZA ORCHESTRAZIONE; bella versione, ma l'apporto che in questo caso era stato di Phil Spector al posto di Martin, non era stato per nulla eccessivo, a mio modesto parere.
Ma, specificando che tutti i brani postati dei Genesis sono quelli in edizione originale del 1969, torniamo a noi per notare che al momento del lancio in quell'anno, l'album dei novelli debuttanti musicisti vendette appena 650 copie circa.
La colpa fu in gran parte di una bizzarra scelta grafica della Decca Records che, pensando di fare una cosa elegante, stampò una copertina completamente nera con il titolo stampato in oro, senza includere il nome della band "Genesis" forse perché già stava nel titolo.
Tant'è che allora molti negozi di dischi britannici scambiarono l'album per un disco di musica religiosa e lo posizionarono nei reparti di classica o musica sacra, condannandolo all'invisibilità commerciale.
Subito dopo questo insuccesso, i rapporti con Jonathan King si interruppero e la band cambiò rotta, reclutando come batterista John Mayhew, firmando per la Charisma Records e dando ufficialmente vita alla loro era progressive con l'album TRESPASS (1970). Si, Phil (le cui condizioni di salute vanno purtroppo ogni giorno peggiorando) e Steve ancora non c'erano e arriveranno solo dal terzo album, cioè da Nursery Cryme in poi per cambiare ulteriormente il sound sempre in meglio.
Concludo con un addio ad un collega, diciamo così se si può, poiché quando io giravo nelle piccole radio locali lui passava da Radio Montecarlo a 105, a 101, a RTL 102.5, eccetera partendo, nel 1969, da Radio Veronica, una storica emittente olandese che trasmetteva da una nave al largo delle coste dei Paesi Bassi, fuori dalle acque territoriali, per aggirare le leggi che all’epoca limitavano la radiodiffusione privata.
Sto parlando infatti di Federico Van Stegeren, detto L'Olandese Volante poiché era nato nei Paesi Bassi, ma aveva vissuto da sempre in Italia facendo lo speaker radiofonico e, a volte, anche il cantante.
Anno 1986: The Phantom Of The Opera debutta il 9 ottobre all'Her Majesty's Theatre, (più di recente cambierà ovviamente nome in "His" Majesty's Theatre) nel West End londinese, e diventerà il secondo musical più longevo dove il primato rimane a Les Misérables, mentre due anni dopo a Broadway (nella foto sotto) conquisterà il primo posto.
Lo spettacolo, nato dal compositore Andrew Lloyd Webber e dal leggendario produttore Cameron Mackintosh (Les Misérables, Cats), si è trasformato fin dalla prima sera in un fenomeno culturale globale senza precedenti.
Il Fantasma era interpretato dall'allora giovanissimo Michael Crawford (tutt'ora in attività), che seppe dare al personaggio una caratterizzazione fortissima.
Christine invece era interpretata dal soprano Sarah Brightman (all'epoca moglie di Lloyd Webber), la cui voce già si era sentita in dischi completamente diversi come QUESTO del 1978 con gli Hot Gossip dove, allora diciottenne, debuttava indossando delle mise spaziali un pò tra BARBARELLA e la serie tv U.F.O..
Ma mettiamo un attimo da parte le foto per i buongustai e parliamo invece del debutto del musical che fu sbalorditivo per i suoi straordinari effetti speciali, come la caduta dell'enorme lampadario e la suggestiva discesa in barca del Fantasma e Christine verso i sotterranei dell'Opera, avvolti dalla nebbia e illuminati da centinaia di candele che emergevano dal pavimento.
Il successo commerciale è stato tale che la produzione londinese non ha mai abbandonato il suo teatro d'origine (salvo una breve pausa tecnica per restauri), superando le 15.000 repliche.
Storia più volte trasposta in film horror non musicali e purtroppo non sempre riusciti, è ottima e spettacolare invece la versione musical del 2004 diretta da Joel Schumacher
con Gerard Butler ed Emmy Rossum, e che ha una particolare edizione italiana dove le canzoni sono ricantate nella nostra lingua come nei film Disney, ma qui con un risultato non del tutto convincente.
Meglio in lingua originale.
E poi, se non volete farvi mancare proprio nulla, ci sono anche le rivisitazioni della storia come Il Fantasma Del Palcoscenico (Phantom Of The Paradise, 1974) di Brian De Palma,
ambientato nel mondo della musica rock e pop degli anni '70, dove il regista sembra "antici---pare" sullo schermo un gusto scenico alla THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW che arriverà al cinema l'anno successivo dopo i successi (NON IMMEDIATI) avuti a teatro.
Su Prime Video c'è Good Fortune, un film commedia dove Keanu Reeves con barba e hairstyle da JOHN WICK, ma in un rassicurante spolverino bianco, per una volta non semina morte dove passa, ma, anzi, fa la parte di un angelo pieno di buone intenzioni.
L'unico problema è che il suo unico compito sarebbe quello di evitare che la gente muoia guidando con il cellulare in mano, ma lui è leggermente intraprendente, nonché pasticcione, e si prende a cuore le vicende dello sfigatissimo protagonista interpretato da Aziz Ansari, simpatico, ma che dirige pure la pellicola.
Quindi di sua iniziativa gli scambia la vita con quella di un miliardario con il volto di Seth Rogen per fargli capire che tutto sommato anche da ricchi non è tutto così bello.
Idea carina quella degli angeli, e già sfruttata altre volte nel cinema quella dello scambio (qualcuno ha pensato a UNA POLTRONA PER DUE?), ma il film è lontano anni luce da Wim Wenders e il suo Il Cielo Sopra Berlino, e diverte molto meno del classico natalizio di John Landis dato che soffre di una regia piatta come non mai e fatica a tenere desta l'attenzione forse perché Aziz è alla sua prima prova dietro la macchina da presa.
Di buono c'è che la colonna sonora contiene tutte canzoni anni 80, perfino BOYS di Sabrina Salerno.
Sui titoli di coda poi arriva giustamente a suggellare il tutto SEND ME AN ANGEL dei Real Life, band new wave australiana nota per questo unico grande successo dal sound tutto synthpop malinconico, e gruppo che, all'epoca della sua uscita, credevo assolutamente che fossero british come tutti quelli della brit-invasion che andava allora.
La cosa buffa è che, rivedendo adesso il video dei Real Life, mi sono accorto quanto Gigi Rock,
comico musicista di Zelig, assomigli al frontman della band australiana.
Apriamo la settimana con un paio di addii nel mondo del cinema poiché è mancata a 79 anni, Mary Louise Weller, ovvero la Mandy di ANIMAL HOUSE fidanzata nel film con l'odioso Greg,
ma dalle mie parti la ricordiamo volentieri anche come la partner di Ted Danson in quel semi-trash simil Bond dal titolo Once Upon A Spy, tradotto in italiano come C'ERA DUE VOLTE, dove i due dovevano contrastare il villain Christopher Lee.
Mary nel film veniva messa suo malgrado in una specie di gioco mortale
e Ted doveva aiutarla a distanza tramite un auricolare guardando un display tipo Pac-Man.
L'attrice è deceduta dopo una breve malattia ed era ormai esattamente alla vigilia dei suoi 80 anni.
Altro nome, certo non famosissimo, ma fondamentale per questo blog, è Marjoe Gortner, 82 anni, attore americano visto da me per la prima volta in TERREMOTO
dove era il barista gay, ex militare che ad un certo punto sbroccava e faceva fuori tutti quelli che gliela menavano chiamandolo finocchio, ma soprattutto, con lode e gloria, era stato Akton con le sue lucine a forma di ghirigori create "con la sola imposizione delle mani" in SCONTRI STELLARI OLTRE LA TERZA DIMENSIONE di Luigi Cozzi,
(non fatevi distrarre dal sosia di Shrek e specialmente dalla bondiana Caroline Munro, tutti nella pellicola insieme a David Hasseloff e quell'altro valore aggiunto di NADIA CASSINI) film cult-trash che abbiamo già esposto più volte al pubblico ludibrio sia qui che su altri blog.
Un'insufficienza cardiaca gli è stata fatale.
Anche la musica dura perde un suo rappresentante in Conrad Thomas Lant,
noto universalmente con lo pseudonimo di Cronos, leggendario cantante, bassista e cofondatore dei Venom (iniziò come chitarrista della band), una delle formazioni più importanti e rivoluzionarie nella storia della musica heavy metal.
Lant è scomparso il 29 settembre scorso all'età di 63 anni.
Nei loro testi si parlava con estrema disinvoltura di satanismo, occultismo e ribellione, ispirando anche band successive come Metallica, Slayer e Anthrax.
Momento difficile per i carburanti con prezzi che salgono e le compagnie (non tutte) cercano comunque di mantenerli entro certi limiti.
Sembra di essere tornati al 1977 quando al Festival di Sanremo i Daniel Sentacruz Ensemble, tutt'ora in attività come trio, allora guidati da Ciro Dammicco con la voce solista di Mara Cubeddu (guilty pleasure dell'epoca, ma anche Maria Giovanna Elmi che presentava) cantavano ALLAH, ALLAH, canzone con un testo che, ascoltatelo bene, sembra scritto oggi, non fosse che si parlava di lire. Quindi voglio dire che forse non è vero che si stava meglio quando si stava peggio? Forse un pochino è vero, ma solo perché perlomeno nel 1977 non davano un Premio Internazionale Alla Cultura a certi personaggi e non intitolavano un aeroporto ad un pregiudicato...
Nel frattempo SUSAN SARANDON compie oggi i suoi bei 80 anni, ribelle tuttora come quando la sua Janet cantava Touch A Touch A Touch Me nel THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW. Auguri!!!
La famosa canzone dei Beatles, Day Tripper, è da un pò di tempo di nuovo in circolazione presa così com'è da un nastro di lavoro inedito che permette di ascoltare una fase iniziale della nascita del brano del 1965 dove si sentono Lennon e McCartney mentre sono impegnati a sviluppare insieme il brano.
Tale registrazione è inclusa nella nuova edizione speciale di Rubber Soul, uscita ieri 2 ottobre 2026, che raccoglie anche demo, sessioni mai pubblicate e nuovi mix dell’album, e quindi oggi le dedico il sabato musicale con LP al seguito.
In questo MOMENTO IN STUDIO si sente una risata, qualche osservazione sul suono e comunque la canzone è ancora lontana dalla forma definitiva, essendo un'idea ancora in trasformazione, discussa e modellata dai due autori. Il percorso del brano, però, non era cominciato con l'impronta rock che avrebbe caratterizzato la versione pubblicata. Lennon aveva inizialmente pensato a una composizione di taglio folk.
Solo in un secondo momento, circa un mese più tardi, la canzone venne rielaborata insieme a McCartney fino ad assumere la fisionomia definitiva.
La registrazione in studio che portò al completamento del pezzo richiese poi otto ore.
Day Tripper appartiene allo stesso periodo creativo di Rubber Soul, album pubblicato nel 1965 e considerato uno dei passaggi decisivi nell'evoluzione musicale dei Beatles.
Basti pensare che l'album pare di suo un greatest hits dato che contiene brani come IN MY LIFE, una riflessione intima e nostalgica di John Lennon sui ricordi d'infanzia, arricchita dallo storico assolo di pianoforte di George Martin modificato accelerando il nastro per farlo suonare in stile barocco; NORWEGIAN WOOD (THIS BIRD HAS FLOWN), un brano acustico fondamentale che segna il debutto del sitar suonato da George Harrison e un testo poetico e ironico di Lennon e che, casualmente, si lega idealmente anche ad una mia avventura fatta di recente a caccia delle aurore boreali, viste là in quei luoghi freddi e suggestivi; NOWHERE MAN, un ritratto introspettivo e malinconico dell'uomo moderno, uno dei primi grandi classici scritti da Lennon senza riferimenti diretti a storie d'amore tradizionali e che in seguito, nel film animato Yellow, sarà dedicata al personaggio di Geremia/Jeremy; DRIVE MY CAR, la traccia d'apertura dell'album, trascinante grazie ad un groove di basso d'ispirazione R&B/Motown e con Ringo che picchia sulla cowbell; MICHELLE, strafamosissima ballata romantica d'atmosfera francese composta principalmente da Paul McCartney che se la canta e si produce in assoli di basso mentre gli altri fanno i coretti "uuuh", e brano nel quale si nota un leggero rallentamento prima del finale, segno che non si usava alcun metronomo;
GIRL, un pezzo sognante di Lennon con armonie vocali e un particolare respiro/sospirando in sottofondo.
Nonostante il legame temporale con quelle sessioni, il brano Day Tripper non entrò nell'album, ma sarà invece pubblicato a parte su un singolo con due lati A, dove l'altra canzone famosissima è WE CAN WORK IT OUT, nata anche questa nello stesso intenso periodo di lavoro (notare le facce di Lennon al piano elettrico nel video).
Tra i contenuti aggiuntivi della nuova, ricca edizione di Rubber Soul ci sono appunto We Can Work It Out, registrazioni in studio mai pubblicate e demo realizzati in casa.
Il prezzo, manco dirlo, specie per l'edizione deluxe, è esorbitante, e forse, per assurdo, aldilà di tutte le aggiunte presenti nel disco/cofanetto, potrebbe avere molto più valore un'edizione originale del LP Rubber Soul che una persona di mia conoscenza possiede in vinile e gliela invidio da morire perché già quella ha un sound a dir poco perfetto.
È una fredda notte nevosa, e davanti alla porta dell’orfanotrofio religioso Casa Pony vengono abbandonati due neonati, a cui saranno dati i nomi di Candy ed Annie.
Si apre così la prima stagione di Candy Candy, anime shojo, cioè indirizzato alle ragazzine, prodotto dalla Toei Animation, un vero colosso in questo campo (sono suoi, per esempio, Sally La Maga, L'UOMO TIGRE, Mazinga Z, CAPITAN HARLOCK, GALAXY EXPRESS 999, Dr. Slump, Dragon Ball, I Cavalieri Dello Zodiaco, Sailor Moon, Slam Dunk, Digimon, One Piece e le serie delle Pretty Cure), e ispirato al manga creato da Yumiko Igarashi; quest’ultimo a sua volta è stato tratto dal romanzo di Kyoko Mizuki (che aveva collaborato alla versione manga).
Sono 115 gli episodi che raccontano le vicende della piccola orfana Candy, arrivando fino agli anni della sua maturità.
In Italia arriva nel marzo del 1980 sulle frequenze delle tv locali (ma in Giappone aveva già fatto il suo debutto il primo di ottobre del 1976) e il suo successo è stato immediato.
Dalla fine degli anni Novanta, nonostante le forti richieste da parte del pubblico di riproporre la serie, Candy Candy non sarà ritrasmessa per diversi anni, a causa di un lungo contenzioso legale sul copyright tra le due autrici Igarashi e Mizuki.
Inutile dire che all'epoca personalmente ero attratto da altri anime completamente differenti come GOLDRAKE e LUPIN III, ma il sistema di merchandising era così forte
che Candy Candy te la ritrovavi ovunque poiché al personaggio sarà ispirata una linea di giocattoli e di altri gadget, senza contare la canzoncina della SIGLA, pure quella un vero tormentone eseguita dai Rocking Horse, con la voce solista di Douglas Meakin (cantante britannico di cui avevo già parlato QUI), che realizzeranno diverse sigle anche con i nomi Superobots e Megalonsingers vendendo milioni di dischi (giuro!) quando ancora Cristina D'Avena non aveva preso il monopolio sulle sigle degli anime.
Siamo tutti molti tristi oggi, noi bambini un pò grandi, perché è morto a 100 anni Giuseppe “Peppino” Mazzullo, lo storico doppiatore di Topo Gigio.
Gli ha dato la voce per oltre quarant’anni, dal 1961, poco dopo l’invenzione del personaggio (inizialmente doppiato insospettabilmente da Domenico Modugno), fino all’inizio degli anni 2000, quando Maria Perego la co-creatrice del personaggio firmò un contratto con Mediaset a seguito del quale venne sostituito il doppiatore.
E infatti, quando Gigio ha duettato con Lucio Corsi al Festival di Sanremo del 2025 non aveva la voce di Peppino, che, sempre noi bambini un pò grandi, ricordiamo anche con il grembiulino di Richetto durante lo Zecchino D'Oro.
Era lo "scolaretto" ribelle che il Mago Zurlì trasformava in asino per punizione, e personaggio questo che avrà anche una breve serie a fumetti negli anni 60.
Topo Gigio invece lo troveremo in edicola dalla metà dei 90.