Come la storia di Cenerentola, a cui questa stagione di Bridgerton SI ISPIRA,
alla fine, con gli ultimi quattro episodi arrivati su Netflix durante il Festival di Sanremo, possiamo vedere che vivranno quasi tutti (perché un decesso improvviso ci sarà) felici e contenti, alcuni magari meno soddisfatti di altri proprio come succede durante la kermesse musicale che quest'anno si è tirata addosso un mare di critiche, forse ancora più del solito specialmente per la "toccata e fuga" dei Pooh mandati in onda durante la finale con una sola canzone, Uomini Soli,
e la consegna sbrigativa del premio alla carriera che Conti non poteva mica perdere tempo, mentre in Piazza Colombo hanno tenuto un vero e proprio mini-concerto con orchestrali al seguito.
Ma torniamo alla nostra serie tv dove, oltre alla vicenda principale, ricordiamo che Penelope,
la novella moglie di Colin Bridgerton, alla fine della STAGIONE PRECEDENTE aveva promesso di smettere con le pubblicazioni gossipare di Lady Whistledown, ma qualcuno non ben identificato ne raccoglie l'eredità e la Lady misteriosa riappare a condire e pepare le giornate di quella Londra ucronica che vediamo sullo schermo, oppure leggiamo nei libri dai quali sono tratte le sceneggiature seppure con alcune libertà.
Stagione poi particolarmente interessante perché questi ultimi episodi mi hanno fatto fare tardi con il binge-watching per la curiosità che ad ogni chiusura mi rimaneva, e nemmeno mi calava la palpebra,pensa te.
Quindi, miei cari lettori e gentili lettrici (per dirla in tono), potete stare tranquilli che Bridgerton tornerà ancora a deliziarci con la giusta ricetta di ironia, erotismo e anche molta fantasia che non ci sta mai male.
Come era accaduto per TRON: ARES, sul web si è scatenata una marea di critiche anche per Il Lungo Viaggio,
il film per breve tempo al cinema e poi trasmesso di recente da Rai1, che racconta la vita di Franco Battiato dall'infanzia in Sicilia (quando si rompe quel naso che sarà il suo tratto distintivo) fino a La Cura.
Brano che torna più volte durante la visione a sottolineare momenti particolarmente intensi e anzi i suoi suoni si sentono già in apertura nella sequenza onirica sull'Etna innevato
e che torna anch'essa più volte.
A parte la bravura di Dario Aita che interpreta Franco in maniera impeccabile nei movimenti e nella parlata identica, cantando anche tutte le canzoni contenute nel film che sono state risuonate ex-novo, compresi i videoclip rifatti identici, nella storia raccontata e che rimane dentro alle due ore, io ci ho trovato tutto quello che di fondamentale doveva esserci,
cioè il periodo milanese della musica d'avanguardia sperimentale dopo un precedente passaggio nella musica leggera che però viene saltato e solo citato (in effetti non era così necessario per la narrazione).
Periodo però che non portava nessun guadagno, anzi sui giornali dell'epoca fioccavano le recensioni negative sulle performances live elettroniche di Franco e i musicisti che lo accompagnavano.
Particolare questo che non viene citato, ma era successo davvero di essere definito buffone.
Per certi versi parevano le sperimentazioni sonore di Albanese nel suo ULTIMO FILM.
Tuttavia uno di quei brani cervellotici dal mood particolarmente inquietante diventerà la sigla di TG2 DOSSIER, ma anche questo nel film non viene detto.
Ma siccome Battiato deve anche mangiare almeno ogni tanto, ad un certo punto decide di trarre profitto dalla musica e riesce a strappare un contratto con la EMI.
Nasce così, incontrando Giusto Pio, L'ERA DEL CINGHIALE BIANCO con quel velocissimo solo di violino che nel 1979 farà alzare il sopracciglio agli ascoltatori delle radio, grazie anche al testo che non parla di sole, cuore e amore, ma di alberghi a Tunisi, studenti di Damasco e sigarette turche.
Il successivo Patriots però, specialmente per le vendite, non convince la casa discografica che invece preme per avere un disco da piazzare in classifica (d'altronde è quello il lavoro delle majors).
Ed è a questo punto che Battiato lancia una nuova sfida, cioè va bene fare un disco da classifica, ma sarà senza filler inutili, cioè senza brani messi lì solo per allungare il minutaggio.
Quando la EMI si vede proporre un disco contenente solo sette canzoni per un totale di 31 minuti scarsi, non esita ad esprimere i suoi dubbi su chi comprerà un album così breve, ma a pensarci bene è meglio un prodotto perfetto, ma essenziale oppure un'ora riempita con cose inutili?
Le vendite diedero ragione a Franco e LA VOCE DEL PADRONE rimane il suo capolavoro con tutte, ma proprio tutte e sette le canzoni passatissime in tutte le radio.
Da lì a scrivere canzoni anche per altri cantanti il passo sarà breve e infatti Alice vincerà il Festival di Sanremo con PER ELISA scritta da lei con Battiato e Pio e che porterà entrambi (Franco e Alice) all'Eurofestival, quello che poi diventerà l'Eurovision Song Contest (altro episodio che non si vede).
Cosa che farà leggermente irritare la conterranea Giuni Russo che stava aspettando da un pò una canzone da Franco, e scena che qualcuno ha erroneamente creduto mostrasse una rivalità tra le due cantanti.
In realtà non era mai stato così e per lei da Franco arriverà UN'ESTATE AL MARE che sarà un grande successo anche in discoteca. Ma Giuni allora si trovava sotto l'ala protettiva di Caterina Caselli con la quale (apro un'altra parentesi che non c'è nel film) invece nacquero presto i veri dissapori poiché Caterina insisteva per tenere Giuni su un registro leggero, canzonettaro, mentre lei, che aveva doti vocali pazzesche, avrebbe preferito poter mostrare di più le sue capacità.
Nel film si salta anche il periodo successivo de L'Arca Di Noè, disco in effetti meno di successo rispetto all'imbattibile precedente per cui comprendo la scelta di passare oltre, ma nel mio caso personale quel tour (altra ulteriore parentesi) fu anche il mio primo incontro live con Battiato che si portava dietro anche Alberto Radius alla chitarra e tutto il Coro dei Madrigalisti.
Quindi per me non c'è nessuna critica negativa sul film se non una nota tecnica per l'effetto speciale leggermente scrauso che lo mostra sul palco dell'Arena di Verona dove si nota benissimo che il pubblico, anche se opportunamente sfocato, è posticcio e, specialmente in un'inquadratura, guarda da tutt'altra parte e applaude così a caso.
Ma è una piccolezza rispetto alle due ore che questo film mi ha fatto passare tra i ricordi. Ma ai soliti mai contenti tutto questo non è bastato e allora giù critiche sui social e sul web.
Che poi, se diventava un film di tre ore, magari gli stessi sarebbero stati lì a dire che era un mattone troppo lungo e che noia, che barba...
De gustibus...
E se non l'avete visto consiglio ancheIL CORAGGIO DI ESSERE FRANCO, un bel documentario sempre su di lui che, come scrissi in quel post, per me è stato "un amico con cui ho passato durante gli anni 80 una Summer On A Solitary Beach, cercando quel Centro Di Gravità Permanente, e volando via, grazie ad un Sentimiento Nuevo, come Gli Uccelli, per infine alzare Bandiera Bianca avendo trovato finalmente Segnali Di Vita al carnevale estivo sopra i carri in maschera dove stanno suonando Cuccurruccuccù" (la sintesi del suo disco di maggior successo).
Sicuramente tutti conosciamo WHAT"S UP dei 4 Non Blondes, quella canzone che ti fa gridare "heeey heeey heeey yeah yeah",
grandissimo successo degli anni 90 dal giro di accordi sempre uguale, ma probabilmente non era un difetto perché era risultato decisamente efficace.
E comunque anche LA CANZONE DEL SOLE di Battisti gira sempre uguale eppure piace a tutti. Bene, Linda Perry, che, nonostante il suo look fosse carismatico e fosse lei l'autrice delle canzoni, non era la vera leader della band in quanto era stata reclutata in un secondo tempo dal trio quando questo era già formato, dopo quel primo e unico album si era dedicata a scrivere brani per altri artisti ed era uscita anche con un disco solista oltre 25 anni fa nel 1999, e ancora prima un altro nel 1996, ma sempre senza tanta promozione e infatti quasi nessuno se ne era accorto.
Adesso Linda ha annunciato per il prossimo 8 maggio l'uscita del suo nuovo album solista Let It Die Here, e come singolo di presentazione ha appena pubblicato la sua versione di BEAUTIFUL
che ai suoi tempi aveva scritto per Christina Aguilera ed era stata una grande hit.
Intanto, tra le altre cose, non ha escluso anche un ritorno con i 4 Non Blondes.
E quindi oggi tutta musica che ci riporta un pò indietro, non molto, ma quanto basta per rendersi conto di come tutto sia cambiato nel giro di trent'anni.
Amanti dei comics attenzione perché esce oggi la graphic novel "Low - David Bowie e gli anni di Berlino",
firmata dal fumettista tedesco Reinhard Kleist, ed è in pratica il seguito di "Starman" che invece ritraeva l'artista nel periodo di Ziggy.
Qui infatti si prosegue con il trasferimento a Berlino Ovest nel 1976, quando Bowie lascia Los Angeles per prendere le distanze da certi eccessi che stavano diventando un pò troppo invadenti.
Troviamo la scena underground, le sessioni di registrazione e Iggy Pop, tutto in una Berlino ancora divisa dal Muro.
Il 31 marzo arriva invece in libreria "Ho lasciato ogni posto"
di Lorenzo Coltellacci e Mattia Tassaro che ci presentano un Bowie anche qui distante dall'immaginario glam di Ziggy Stardust, con Brian Eno e Robert Fripp come personaggi che gli gravitano intorno alla fine dei Settanta e con la nascita di post-punk e new wave.
I due autori si sono già cimentati con Joy Division e Cure ed ora tornano in questo periodo che ricorda i dieci anni della scomparsa di David Bowie, l'artista che Carlo Conti su quel famoso palco televisivo si ostinava a chiamare "Baui"! in occasione dell'esecuzione di RAGAZZO SOLO, RAGAZZA SOLA, orrenda versione italiana di Space Oddity che non c'entrava nulla con la drammatica vicenda del Major Tom nello spazio, e di cui lo stesso Duca Bianco, costretto ad inciderla dalla RCA, si era vergognato definendola "uno scempio".
In conclusione gli auguri a un altro David che di cognome fa Gilmour e compie oggi 80 anni di cui in buona parte passati insieme ai Pink Floyd e tutte le beghe consecutive con Roger Waters.
Tra l'altro il compleanno proprio oggi pare non capitare così a caso poiché i due David hanno diviso il palco della Royal Albert Hall il 29 maggio del 2006 con due canzoni dei Pink Floyd: ARNOLD LAYNE e COMFORTABLY NUMB
con 15 minuti di applausi tra un brano e l'altro e l'ovazione finale a conclusione del concerto.
Nel frattempo in italia Povia aveva appena vinto Sanremo e nel giro di pochi anni ci saremmo trovati a dover convivere con la "trap"...
Quel lontano 4 marzo del 1966, mentre Lucio Dalla compiva 23 anni e aveva appena partecipato al Festival di Sanremo con Paff Bum!, prima di partire per un tour negli Stati Uniti, John Lennon in un'intervista all'Evening Standard si faceva scappare una famosa frase che venne subito male interpretata, e ne avevo accennato già qualcosa L'ANNO SCORSO.
Nella frase sosteneva che i Beatles (eh si, tornano anche oggi) erano diventati più famosi di Gesù, e concetto con il quale il beatle voleva solo evidenziare la portata planetaria della "Beatlemania" rispetto alla religione in quel periodo.
Cioè hai presente il fanatismo, le ragazzine urlanti, le folle in delirio eccetera?
Tutte cose che non potevano certo lasciare indifferenti quei quattro ragazzi di Liverpool e che, volente o nolente, ti infondono anche una certa autostima.
E infatti Lennon per quei motivi aveva avuto la sensazione che il cristianesimo fosse in declino in quegli anni dato che le chiese erano sempre meno affollate, e che la band di cui faceva parte stesse semplicemente avendo un impatto culturale maggiore, un più forte effetto aggregante sulla gioventù dell'epoca rispetto alla religione.
Se andiamo a vedere non aveva per nulla torto poiché John si riferiva solo alla popolarità pop del momento e non ad un confronto storico o teologico che esulava totalmente dalle sue competenze.
Forse in effetti aveva preso come metro di paragone qualcosa di un pò troppo grande, buttandosi così candidamente, ingenuamente senza pensare tanto a quello che stava dicendo.
Ma se le parole sono importanti, come DICEVA Nanni Moretti, conta anche molto come vengono interpretate, e per questo la dichiarazione causò enormi polemiche, in particolare negli Stati Uniti che su questi argomenti si mostravano particolarmente bigotti, portando a boicottaggi dei dischi dei Beatles con roghi dei vinili organizzati dalle radio cristiane e dalle associazioni religiose, nonostante le successive precisazioni di Lennon.
Questa vicenda viene anche raccontata nel documentario del 2016 diretto da Ron Howard,
The Beatles: Eight Days A Week - The Touring Years dove Ringo Starr è doppiato in italiano da Pino Insegno, giuro.
La frase di John, sempre con quel suo significato leggermente travisato, divenne un simbolo della supremazia della cultura pop e della musica rock negli anni '60.
Il titolo PIÙ FAMOSO DI GESÙ è stato anche utilizzato da Gianluca Grignaniper un brano del 1996, contenuto nel discusso albumLa Fabbrica di Plastica di cui avevo parlato tempo fa qui dalle mie parti.
Strano però che per Gianluca non si sia scatenato lo stesso putiferio...
Eccoci finalmente nel dopo Sanremo, dove lo spettacolo in effetti c'è stato, questo tralasciando o cercando di dimenticare elementi inutili come Alessandro Siani e la cringissima A.i. di Papaveri e Papere.
Intanto è doveroso un ultimo saluto a Neil Sedaka, 86 anni, con all'attivo anche diversi 45 giri cantati in italiano e che nel 1965 avrebbe dovuto partecipare al Festival, ma una serie di beghe tra l'organizzazione e la RCA ne compromisero la presenza.
Intanto, per quelli che hanno qualche annetto in più, lo ricordo io qui con quella che è la sua canzone più famosa, OH CAROL!. Tornando al Festival 2026 che ha dovuto svolgere la finale aprendosi con un clima tutt'altro che festaiolo (ma... the show must go on), lo sapevo che la mia favorita Ditonellapiaga non avrebbe mai vinto la kermesse ufficiale però il terzo posto sul podio l'ha preso e intanto ha sbancato insieme a Tony Pitony nella serata delle cover, e che cover la loro!
Con The Lady Is A Tramp ci hanno portato direttamente a Broadway!
Comunque la sua canzone in gara Che Fastidio! è dance e va benissimo perché noi italiani la dance la sappiamo fare come dimostrano gli anni 80 e 90.
Prevedo frequenti passaggi in radio per lei.
Serena Brancale ha portato una ballata come altre duecento prima di lei con l'idea di voler essere Giorgia, ma missione non del tutto portata a termine.
Fulminacci invece ha messo da parte il suo ispirarsi a Daniele Silvestri (ricordate la bellissima Tattica?) e si è adagiato sulla classica canzone da festival, comunque meglio di tante altre.
Arisa, se ci fosse bisogno di ricordarlo, ha una voce da paura, ma la canzone pare un pò tanto Disney.
Oddio, forse non è un difetto così grave.
Sal Da Vinci, il vincitore (nomen omen)
dopo le standing ovation e le lacrime di commozione è stato già prenotato da circa 200 matrimoni.
Elettra Lamborghini porta il nulla, ma tutto sommato su quel palco ho sentito di peggio.
La canzone di Luché, se ascoltate la versione che passa alla radio pare tutta un'altra cosa con la voce effettata, mentre invece in tv tanti artfici tecnologici non si sono sentiti, non so se volutamente o per errore dei fonici che errori ne hanno fatti un bel pò, e il risultato quello si è sentito benissimo, doloroso per le orecchie.
Per chi ha nostalgia di Max Gazzè, che latita dal Festival da qualche anno, c'è Sayf che con con la sua canzone ritmata e allegra si è preso il secondo posto, grazie ad un testo che è tutto il contrario di quello che propongono certi suoi colleghi trappers che parlano solo di zoccole e "lambo" (non Elettra).
Mara Sattei... due palle.
Eddie Brock, uno che parte sottovoce e poi urla di tutto alla tipa.
LDA, figlio d'arte, in duo con Aka7even, ovvero Napoli versione latinoamericana.
Dargen D'Amico lui si che sta sul pezzo, un pezzo disco vecchio stile che cita l'A.i., ma spero non quella delle papere di lassù.
Tommaso Paradiso "struggente", ma come Albanese nel suo ULTIMO FILM?
No dai, qui c'è il classicone forse già sentito anche perché l'ex dei The Giornalisti pare sempre uguale a sé stesso.
Si chiama anche coerenza.
Levante conferma quanto è brava con passaggi mica facili nella sua canzone.
Patty Pravo? Divina.
E per tutto il resto lasciamo la parola al tempo che verrà, che ho già detto tanto.
Premetto che non ho nulla contro la kermesse musicale a parte la sua durata eccessiva (ma tanto c'è RaiPlay), anzi la seguo costantemente ogni anno (Fedez & Masini saranno i vincitori?), tuttavia oggi per la nostra musica del sabato porto in scena cose ben diverse da quelle che in questi giorni dominano anche l'etere radiofonico.
Sono morti infatti nei giorni scorsi alcuni artisti che Carlo Conti non ha nominato durante la lunga lista di personaggi famosi scomparsi (Pippo, Peppe, eccetera) e posso capirlo poiché forse non erano popolarissimi, specie nel caso di Des De Moor (quello più paffutello nella foto di copertina del disco) che, in coppia con il pianista Russell Churney, si era divertito a rileggere in versione alternativa stile cabaret/chanson una serie di canzoni di David Bowie come per esempio questa THE MAN WHO SOLD THE WORLD, ed è anche forse l'unica che si riesce a trovare su YouTube.
Des aveva 64 anni. Altra famosa cover uscita negli anni 90 riguarda I Will Survive di Gloria Gaynor che la band statunitense dei Cake aveva rifatto in una VERSIONE maschile strascicata, ma con il suo perché, e che sicuramente tutti abbiamo sentito passare in radio almeno una volta.
Oggi la pubblico qui perché Greg Brown,
il chitarrista co-fondatore dei Cake che aveva lasciato la band dopo la pubblicazione dell'album relativo, è mancato nei giorni scorsi all'età di 54 anni dopo una breve malattia.
Sempre di musica si parla con MARK KENNEDY, batterista australiano che è entrato a far parte dei Men At Work nel 1985 quando Jerry Speiser ha lasciato la band dopo quel periodo di grande successo dei primi due album che ce li avevano fatti conoscere con hit come WHO CAN IT BE NOW? .
Mark aveva 74 anni.
Infine una breve incursione nel cinema poiché Robert, il più giovane dei fratelli Carradine, si è suicidato a 71 anni.
Colgo l'occasione allora, restando con la famiglia Carradine, di mettere qui nel post anche suo fratello Keith che con I'M EASY appariva nello storico film Nashville di Altman.
E lasciamola andare avanti così la kermesse sanremese che sui social non si parla d'altro dato che da un giorno all'altro diventano tutti critici musicali, mentre qui oggi torno indietro di trent'anni perché il 27 febbraio del 1996 usciva in Giappone il primo videogioco dei Pokémon nella versione rossa e in quella blu, mentre in Italia arriverà il 5 ottobre del 1999 con il traino della serie tv in onda su Italia 1.
In realtà la Nintendo avrebbe voluto far uscire il gioco in concomitanza con il Natale del 1995, ma alcuni ritardi hanno fatto slittare tutto due mesi dopo, con il timore di non essere più in un periodo di grandi vendite.
La strategia però di mettere personaggi diversi nelle due edizioni fece in modo che molti giocatori acquistassero entrambe le versioni, quindi doppio guadagno.
La grande particolarità del gioco era che, tramite un collegamento tra due consolle Game Boy, ci si potevano scambiare i personaggi e partecipare ad eventi dedicati che in seguito si terranno anche in Italia. Ricordo infatti a Mirabilandia di aver visto in anteprima il film Lucario E Il Mistero Di Mew,
uno dei tanti lungometraggi realizzati su Pikachu & Co. Eh si, guardo pure quelle cose perché si tratta pur sempre di cinema e non sono mai cresciuto.
Non per nulla mi era piaciuto pure POKÉMON DETECTIVE PIKACHU, film live action al quale non avrei dato un euro, e invece...
Oggi prendo una pausa dal Festival per dedicarmi a Lavoreremo Da Grandi,
l'ultimo film di e con Antonio Albanese coadiuvato da Giuseppe Battiston e non moltissimi altri in scena in un film che a tratti potrebbe essere quasi una pièce teatrale dato che principalmente l'azione si svolge in casa.
La pellicola si apre con ON THE ROAD AGAIN nella versione originale dei Canned Heat che paragonata a quella micidiale degli argentei e spaziali ROCKETS ne pare una loffia cover, e invece è il contrario.
Si ride spesso tra morti presunti ed escort di passaggio,
mentre Albanese fa il musicista dodecafonico che fa sentire a tutti i costi le sue composizioni agli amici, definendole "struggenti", anche in auto e sarà anche quella la causa da cui partirà tutta la vicenda che si snoda nel film che fa ridere senza stare limitato dal solito politically correct...
A DITONELLAPIAGA è stata affidata l'apertura del Festival ed è stata una devastante apertura dato che pareva di sentire gli Underworld, cioè tutto quello che non è un classico brano da Sanremo e forse per questo l'ho già messa tra le mie preferite.
Un Festival questo che rende doverosamente omaggio a parecchi personaggi televisivi e musicali morti più o meno di recente.
Tutto questo sorretto da un grande impianto scenico che definire faraonico non rende l'idea perché adesso la Rai per il Festival non bada a spese con gente che ci lavora su mesi e mesi prima con uno sbattimento che non ti dico.
Ma immaginate invece un festival di Sanremo che andava in onda in tv solo con la serata finale (le altre si sentivano alla radio) organizzato in una manciata di giorni, con un presentatore che invece di stare sul palco rimane seduto a un tavolo sotto (Giancarlo Guardabassi aveva problemi a stare tanto in piedi) come si vede in apertura nel video più avanti, con la diretta della serata finale che finisce prima dell'annuncio del vincitore perché non c'erano santi... il tempo a disposizione per la diretta era già abbastanza (altro che i minutaggi spropositati di adesso) e doveva assolutamente andare in onda il telegiornale (sarà annunciato lì che Peppino Di Capri ha vinto con NON LO FACCIO PIÙ) che chiude la programmazione serale della RAI, allora ancora monopolista.
Era il 1976 e avevo registrato tutte le canzoni dalla tv con quel Philips K7 mio compagno musicale per lungo tempo, in un'Italia stretta tra sacrifici, crisi e poca movida, tra big in declino e tanti sconosciuti. C'era un Toto Cutugno già cotonatissimo, ma in gara come leader degli Albatros portando una canzone bruttissima, VOLO AZ 504, che narra di lui che supplica lei incinta che invece se ne va via da lui con l'intenzione di abortire, in pratica una soap-opera.
Personalmente invece avevo già la mia guilty pleasure in Mara Cubeddu, voce dei Daniel Sentacruz Ensemble che cantavano LINDA BELLA LINDA. Festival che sul fatto di essere sottotono se la giocava con quello dell'anno precedente di cui ho parlato IERI.
Entrambi parevano la sagra paesana citata da Vincenzo De Lucia mentre imitava Laura Pausini.
Poi sono arrivate le tv private e la Rai si è dovuta dare una svegliata per non perdere spettatori, così, anno dopo anno siamo arrivati a quel Festival supermaxi di adesso che personalmente seguo per buona parte il giorno dopo su RaiPlay.
Stasera ci risiamo come il titolo di un VECCHIO WESTERN comico con Tomas Milian,
e riparte il Festival di Sanremo, ma Carlo Conti, con le sue rivelazioni snocciolate giorno per giorno e gli spot dove tutti cantano, ha già fatto la sua bella operazione di marketing.
Abbiamo anche qui Laura Pausini, poi l’attore turco Can Jaman/Sandokan, Achille Lauro, Max Pezzali e altri ancora con pure la faccenda pseudo politica di Pucci.
In gara una serie di figli d’arte di cui uno (Tredici Pietro) identico al padre,
ma rapper, al contrario del genitore che si capisce benissimo chi sia, e molti nomi sconosciuti agli occupanti delle poltrone dell'Ariston e ai nostalgici dei Festival di Baudo e Bongiorno.
Poi ci sono quelli di Amici e X-Factor, e glorie del passato messe lì per il pubblico che ho citato prima.
A proposito di passato sanremese devo segnalare la scomparsa ad 87 anni di Angela Luce, cantante e attrice napoletana che nel 1975 si era piazzata seconda con IPOCRISIA (vinse Gilda con Ragazza Del Sud) e che mi era già capitata da queste parti parlando di un film tutto matto con Tomas Milian e Maria Grazia Buccella, DOVE VAI TUTTA NUDA?, dove lei faceva un personaggio secondario, ma fondamentale.
Aveva lavorato anche per Pasolini nel famigerato IL DECAMERON e per Luchino Visconti.
Ma torniamo a noi, che francamente quest'anno Carlo Conti ci ha già un pò fracassato le palle.
È comunque interessante dare un'occhiata come "magnifiche spie",
a quello che sta dietro, osservando tre cose: chi scrive, chi produce e chi firma.
Cioè sono grosso modo i soliti autori, il che, per certi versi, riporta un pò al modo in cui era stato concepito il Festival ai tempi di Nunzio Filogamo che lo presentava agli "amici vicini e lontani" e dove le canzoni in gara venivano eseguite da tre soli interpreti a cui venivano affidati i brani da portare sul palco.
La differenza è che qui adesso si lavora a più mani, ma tante, nel senso che il brano di Fedez e Marco Masini arriva con sei firme.
Quello delle Bambole Di Pezza ne porta otto.
Forse più che canzoni sono associazioni a delinquere a giudicare da quanti nomi le firmano.
Ci sono quasi solo major discografiche, mentre le alternative sono molto poche nonostante Conti avesse parlato di apertura alle etichetta indipendenti.
Fatto clamoroso, manca LaTarma Management, quello di Marta Donà che ogni anno vince con il suo artista.
Era lei, Marta, quella signora che seguiva passo passo i Maneskin all'Eurovision e non una groupie fuori tempo massimo che qui sta abbracciando e baciando Victoria.
Forse Carlo avrà pensato che, se avesse vinto anche stavolta, alla fine qualcuno si sarebbe chiesto se non ci fosse qualche sotterfugio?
Ma alla resa dei... "Conti" voglio sperare che questi siano solo dei miei pregiudizi e che poi lo spettacolo ci sia...
Grande la musica degli anni 80, eh? E questo sabato, per un preciso motivo, ne abbiamo un pò da ascoltare, ma ci vuole una breve premessa. Se siete stati nel giro della musica eseguita in pubblico, vi sarà capitato di compilare il famoso borderò della SIAE dove scrivevi il titolo della canzone e il cognome di chi l'aveva composta. Badaben.... non il cantante o il paroliere, ma l'autore della musica perché i profitti andavano tutti a lui e su quella questione ci sono stati fior di litigi anche in tribunale.
Beh, compilando quel modulo, molto spesso abbiamo scritto il cognome di Tom Kelly (quello barbuto nella foto) perché, come una macchina instancabile, in quegli anni ha sfornato una quantità enorme di successi. Successi che però contenevano anche delle parole scritte da Billy Steinberg (quello sbarbato nella foto) e parlo di quella top hit piena di doppi sensi che è LIKE A VIRGIN per Madonna che nel video stava tutta pizzi e fiocchi a Venezia, TRUE COLORS e I DROVE ALL NIGHT per Cyndi Lauper, ma la seconda era già stata registrata nel 1987 da Roy Orbison e poi pubblicata solo postuma nel 1992 dopo la sua morte, quindi la variopinta cantante forse tecnicamente ne aveva fatto una pre-cover (?) nel 1989, mentre la prima vanta anch'essa una cover, ma successiva da parte di Phil Collins.
E poi c'è ETERNAL FLAME per le Bangles al cui testo ha collaborato anche la leader Susanna Hoffs per la quale avevamo tutti una cotta, SO EMOTIONAL per Whitney Houston nel suo momento da regina delle discoteche, I'LL STAND BY YOU per i Pretenders lavorandoci su con Chrissie Hynde, ALONE per le Heart, canzone che per me è una delle migliori rappresentanti di quel periodo di A.O.R. seppure il videoclip mostri le sorelle Wilson impegnate in un playback spudoratamente scenico (guardate l'assolo di chitarra), e ancora molte altre che hanno raccolto in una compilation.
Purtoppo oggi parlo di Billy e delle sue canzoni perché il paroliere è mancato a 75 anni.
Anche la musica italiana perde Marzio Mazzanti,
80 anni e cantante/bassista degli Homo Sapiens con i quali aveva vinto il Festival di Sanremo del 1977 con BELLA DA MORIRE, brano tutto cantato con vocine delicate, ma perfetto rappresentante di quel periodo, e infatti nella stessa edizione c'erano anche i Collage e La Bottega Dell'Arte, che se non ci stavi bene attento ci mettevi un attimo a confondere una band per l'altra.
Ancora un addio a Jesse Jackson
attivista per i diritti dei neri deceduto a 85 anni, ma in chiusura finalmente un compleanno per l'ex modella di quel periodo in cui erano inspiegabilmente superpagate, ed ex moglie di Richard Gere, Cindy Crawford che festeggia i suoi splendidi 60 anni.
Quest'anno il Festival di Sanremo si fa attendere perché arriverà verso la fine di Febbraio con tutta la bagarre che si sta creando sull'uso dell'autotune, permesso da noi anche se criticato, ma rigorosamente vietato all'Eurovision Song Contest (ricordiamo la terrificante esibizione al naturale di Mahmood e Blanco), e vero motivo per cui l'anno scorso il vincitore Olly non vi ha rappresentato l'Italia lasciando invece il compito a Lucio Corsi.
C'è da dire che se la commissione sanremese vietasse l'autotune, circa metà dei cantanti di quest'anno non sarebbero presenti, quindi, nel frattempo torniamo indietro esattamente di 60 anni, magari con una Panda 30 modificata con il Flusso Canalizzatore e un bel pieno di plutonio, e ci ritroviamo nel 1966, quando dal 27 al 29 gennaio si è tenuta la kermesse canora più famosa e più criticata.
Compie infatti 60 anni oggi NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE, portata al Festival da Caterina Caselli abbinata alla versione di Gene Pitney (ma questa presto dimenticata).
Non vince, ma si aggiudica il podio con il secondo posto diventando dai giorni successivi il 45 giri più venduto e da far suonare nei mangiadischi grazie a quel mood beat che l'ha resa un successo.
E pensare che in origine era stata pensata come un tango, ma Caterina non era d'accordo a cantare una canzone definita da lei "da vecchi", e quindi il brano venne modificato con l'arrangiamento che poi è risultato azzeccato.
Alcune piccola curiosità partendo dal rifiuto della canzone quando venne proposta ad Adriano Celentano, probabilmente ancora con l'arrangiamento originale.
Il brano poi lo abbiamo trovato anche in TITANE, film che tanto deve a Cronenberg, in una scena di ammazzamento totale.
Altra curiosità è che stranamente non ne venne tratto un musicarello, ma darà il titolo, molti anni dopo, ad un divertente FILM con Paola Cortellesi, Raoul Bova e molti altri.
Chi vinse quell'edizione del Festival?
Domenico Modugno abbinato a Gigliola Cinquetti con Dio Come Ti Amo, canzone senza dubbio intensa e struggente, ma, se mi conoscete, saprete già che anche per i miei gusti avrebbe vinto la Caselli.
E in coda aggiungo un altro compleanno, quello di Amiii Stewart per i suoi 70 anni, regina delle discoteche nel 1979 con KNOCK ON WOOD,
un altro di quei casi in cui una cover diventa più famosa dell'originale e anche migliore.
Nel 1986 è passata dalle nostre parti, proprio il 26 gennaio, la Cometa di Halley e il prossimo giro lo farà nel 2061.
Quindi vedrò di tenermi pronto per quella data, ma nel frattempo ricordo che tale cometa era finita l'anno prima nel film di Tobe Hooper che seguiva il grande successo di Poltergeist (che era basato su un soggetto di Spielberg, ma un pò troppo horror per gli standard di Steven), ovvero Space Vampires, il cui titolo originale era Lifeforce, ma stavolta quello nostrano non era tutto matto inventato come tante altre volte poiché era esattamente quello provvisorio usato durante la lavorazione.
Stava lì nel film questa cometa poiché nella sua coda vi si nascondeva una enorme astronave aliena che una joint-venture britannica e americana decide di andare visitare secondo il vecchio adagio "curiosity killed the cat".
Difatti sti furboni come souvenir si portano sulla terra a Londra tre umanoidi trovati all'interno dell'astronave, due maschi e una femmina chiusi dentro a bare di cristallo e poi arriva il Principe Azzurro che...
No non è esattamente la storia di Biancaneve, e anzi ben presto i tre si rivelano dei succhiatori di energia vitale che riducono le loro vittime a mummie rinsecchite.
Al che ti parte un casino a non finire dove i due maschi vengono uccisi, mentre la femmina se ne va bella nuda
(si tratta dell'attrice modella Mathilda May con tutti i suoi perché a posto) in giro per Londra a cercare altre pappe che c'ha sempre un certo languorino che, per dirla come un famoso spot di un pò di tempo fa, non è proprio fame, ma piuttosto voglia di qualcosa di buono.
Taaac! Ricordo sbloccato con Ambrogio e la bella signora in giallo, non nel senso di Jessica Fletcher?
E la "space girl", come viene chiamata (con la "a" perché le cinque con la "i" e le zeppone arriveranno negli anni 90),
lo trova quel qualcosa di buono in uno dei terrestri che l'hanno portata giù, un buongustaio che in italiano ha la voce di Luke Skywalker (Claudio Capone) con il quale scoppia l'amore fino all'epilogo finale spoilerato (pensa te) nella locandina italiana lassù in alto, mentre quella originale era tutt'altra cosa, ma forse graficamente più bruttina.
Non è male come film che potremmo definire fantahorror erotico, ma è finito subito nei B-movie forse perché distribuito dalla Cannon Film che ne produceva a iosa e infatti in tv sarà trasmesso su quei circuiti secondari come Odeon Tv dove i B-movie abbondavano e spesso sono passati anche QUI dalle mie parti.
B-movie suo malgrado anche a causa di un doppiaggio pessimo dove, per dire, sentiamo pronunciare "Helley" il nome della cometa, e lo potremo vedere in home video distribuito dalla Multivision i cui prodotti era usuale trovare in quei famosi cestoni degli autogrill e supermercati a prezzi irrisori.
A sorpresa invece ci troviamo (non in un cestone) un Patrick Stewart pre-Star Trek e pre-X-Men.
Anche la musica si è occupata della Cometa di Halley grazie a Irene Grandi che ha presentato la CANZONE con quel titolo, scritta da Francesco Bianconi dei Baustelle, al Festival di Sanremo del 2010.
Oggi tra le novità musicali, ma ancora uscite verso la fine dello scorso anno, propongo WHERE IS MY HUSBAND? di Raye
che non è un trio come potrebbe apparire dal videoclip, ma una singola artista britannica fatta e finita che canta e rappa alla velocità della luce in una canzone che si porta dietro echi soul e r'n'b aggiornati ai giorni nostri.
E in mezzo a tanta roba mediocre che salta fuori dalle radio, ogni tanto fa piacere trovare cose così.
Come contraltare invece mi è capitato di sentire LA CURA PER ME, la canzone che Giorgia aveva portato all'ultimo Sanremo, cantata dal suo autore Blanco con un effetto da orticaria per non dire peggio (si vede che dovevo pagare pegno), ma c'è rimasta a tratti anche la Todrani a cercare di riparare lo scempio. Bah!!!
Non ditemi nulla... cioè dopo il mito di Steve Cropper mi tocca aprire la settimana nel giorno dell'Immacolata ancora con una triste notizia, quella della scomparsa di Sandro Giacobbe,
cantante pop, spesso paragonato al Claudio Baglioni del primo periodo, e che aveva avuto una certa notorietà tra gli anni Settanta e Ottanta grazie alle partecipazioni al Festival di Sanremo e a canzoni che parlavano di amori controcorrente, persino pruriginosi per l'epoca come SIGNORA MIA, Il Giardino Proibito e GLI OCCHI DI TUA MADRE, questa presentata appunto sul palco del Festival. Sandro è morto a 75 anni dopo aver lottato da oltre dieci anni contro un tumore.
Personalmente ricordo anche IL MIO CIELO LA MIA ANIMA, una sua canzone che passava continuamente dagli autoscontri della festa patronale, quelli dove cercavi di portarci a fare un giro la ragazzina che ti piaceva, così con la scusa di proteggerla dagli scossoni la abbracciavi pure. Ma ricordi giovanili a parte, Sandro è stato anche uno dei principali promotori della Nazionale Cantanti, prima come giocatore e poi come allenatore.
Elio E Le Storie Tese invece lo avevano citato simpaticamente nella canzone SUPERGIOVANE scherzando sulla SG che il "supereroe" ostentava e quella parte, recitata da Diego Abatantuono diceva così con la famosa parlata del suo terrunciello:
"Vedo un quacchecosa sul giubbotto, poi c'è scritto che c'è scritto? SG. Chevvordì? Che è, Sandro Giacobbe? Impossibile, Sandro non ha lo spessore". Spessore come supereroe in tutina aderente quello magari no, ma sicuramente con le sue canzoni sono nati anche tanti amori.
Vediamo se siete musicofili e riconoscete al volo da quale canzone è tratta la frase che ho scelto come titolo di oggi 9 novembre, giorno in cui, nel 1965, tutta New York è rimasta vittima di un black-out, ma non come quello del FILM di Danny Boyle.
Erano quasi le 17 e trenta, quindi l'oscurità era già calata, e l'evento lasciò al buio per ben 12 ore un'area di 200.000 km quadrati a causa di un guasto sulle prime non ben specificato nella centrale idroelettrica di Niagara Falls (e torna anche il titolo del post, pensa te).
Si scoprì in seguito che un relè che serviva di protezione in caso di sovraccarico, era stato impostato male e quindi fece sì che la fornitura elettrica venisse interrotta durante un normale picco di assorbimento.
Lo stato di New Yorksi oscurò per primo alle 17.28 e successivamente, furono colpiti anche gli altri Stati circostanti nel giro di 12 minuti compresa parte del Canada.
L'interruzione di energia elettrica causò ovviamente gravi problemi al traffico con i semafori spenti, ma anche agli ospedali, agli aerei, agli ascensori e alle metropolitane.
A New York si registrarono 3 vittime, 2 per arresto cardiaco e l'altra per una caduta dalle scale.
Stranamente nelle 12 ore di buio, il tasso di criminalità scese invece di aumentare come si temeva, e la polizia compì solo 59 arresti.
Pare poi che 9 mesi più tardi (intorno al luglio/agosto 1966), ci fosse stato un netto incremento delle nascite, tipo da cosa nasce cosa... col favore delle tenebre... ma rimane perlopiù una leggenda.
Quindi tutto a posto?
Non proprio perché, nonostante l'esperienza di quella volta, New York rimase di nuovo senza corrente elettrica nel 1977 e poi ancora nel 2003.
Queste altre due volte però non è nata nessuna teoria sulle nascite intorno ai nove mesi successivi...
Nascite si, ma putroppo oggi in coda arriva anche l'addio a Peppe Vessicchio,
il noto e simpatico direttore d'orchestra, spesso al Festival di Sanremo, deceduto per una polmonite a 69 anni.
Se volete qualche bizzarra curiosità sul maestro la trovate QUI dove parlavo dei suoi esordi con i futuri Trettrè.
In realtà non l'ho mai conosciuto di persona, ma oggi mi sembra ugualmente di aver perduto un amico.
Lo so che nel 2025, a fare quel nome, ai più viene in mente il cantante tatuato sulla faccia che a Sanremo si era presentato come un innovatore irriverente inneggiando alle droghe e baciando in bocca il suo chitarrista, mentre oggi, pur sempre tatuato, fa il dandy elegante e, ultimamente, anche ricciolino per giudicare ad X-Factor.
Eppure se torniamo indietro di 40 anni esatti, cade oggi l'anniversario non esattamente felice del sequestro del transatlantico Achille Lauro (suo omonimo solo artistico perché il cantante si chiama Lauro DeMarinis) da parte di un commando terrorista palestinese...
Si, avete letto bene, palestinese, ovvero quelli che adesso l'Italia cerca di aiutare andando laggiù in barchetta, facendo cortei pacifisti che poi, per colpa degli infiltrati teste di pazzo, degenerano in disordini violenti e inutili, per non dire di peggio.
Proprio quei palestinesi sequestrarono la nave con tutti i passeggeri a bordo e ne giustiziatorono freddamente uno che aveva la "colpa" di essere ebreo, ovvero Leon Klinghoffer, e che nel film per la tv, ma distribuito anche nelle sale negli Stati Uniti nel 1990, aveva il volto di Burt Lancaster.
Una produzione italiana/internazionale che poi sarà trasmessa l'anno successivo in due puntate sulla Rai per la durata complessiva di tre ore.
Certo, la storia va avanti e chiunque ha qualche macchia sul proprio diario se si vanno a sfogliare le pagine indietro, anzi, tanto per dire, anche noi italiani non è che ci siamo comportati poi benissimo andando ad invadere paesi a caso, tant'è che Gheddafi aveva istituito contro di noi la Giornata Della Vendetta a causa della nostra invasione in Libia avvenuta tra il 1911 e il 1912.
Ecco... Sia chiaro che non voglio fare nessuna morale a riguardo.
Volevo solo chiarire un po' di cose legate comunque all' attualità perché in questo mondo comunque ci vivo anche se sto su una galassia lontana lontana, e di cui forse chi conosce solo l'Achille Lauro cantante, magari, ne era all'oscuro.