Anche oggi, siccome si dice che non sia così brutto come lo si dipinge, è di scena il diavolo, nel senso che già tempo fa avevo citato in un POST quella famosa foto interna di Hotel California, capolavoro degli Eagles,
che in alto sulla balconata mostra una figura in penombra e che alcuni sostengono sia Anton Szandor LaVey, ovvero il fondatore della Chiesa di Satana (Church of Satan), organizzazione religiosa e filosofica che ha visto la luce la NOTTE DI VALPURGA del 1966 a San Francisco, cioè il 30 aprile.
Nel tempo quell'ipotesi che si tratti di lui è stata ampiamente confutata, ma dato che oggi cadono i 60 anni di quella Chiesa, e viviamo in un periodo in cui tutto dev'essere inclusivo, fluido e senza pregiudizi, potrebbe essere l'occasione giusta per saperne di più.
Intanto la Chiesa di Satana non adora un diavolo reale o un'entità maligna, ma pratica quello che viene definito satanismo ateo o laveyano dove Satana è inteso come simbolo, come una metafora dove l'uomo è considerato il proprio unico dio (lo slogan "I am my own redeemer" lo dice).
Viene promosso soprattutto il rifiuto dell'ipocrisia religiosa opponendosi al Cristianesimo con i suoi dogmi e rituali.
Tutto ciò, insieme alle regole fondamentali del Fight Club (ehm...no), è ampiamente descritto nel pratico manuale La Bibbia Di Satana scritto nel 1969 da LaVey stesso.
Il simbolo ufficiale è il Sigillo di Baphomet, costituito da una testa di capra inscritta in un pentacolo rovesciato, circondata da lettere ebraiche che dovrebbero formare il nome "Leviathan" (la prendo così come viene perché non conosco l'alfabeto ebraico), come il titolo di quel film horror/marino del 1989 che, con un cast niente male (Peter Weller, Richard Crenna), portava in scena una specie di Alien subacqueo, anzi quasi un vero e proprio clone,
e gira gira ci capitano sempre dei collegamenti con il cinema che in quel periodo in particolare ha seguito spesso un trend che lo portava giù giù sott'acqua (The Abyss, Creatura Degli Abissi).
Ma anche la musica c'entra (non solo per Hotel California) poiché della setta ne ha fatto parte molta gente famosa, soprattutto quel personaggio sopra le righe che risponde al nome di Marilyn Manson
(e chi senno?).
Fermo restando che ognuno alla fine è libero di credere in quello che preferisce, per me può anche adorare un cactus e rispetterò sempre la sua scelta.
Basta che tutto ciò non invada il mio spazio privato personale.
Oggi è il grande giorno poiché, a vent'anni dal primo film, esce in Italia Il Diavolo Veste Prada 2,
e quindi tornano Miranda Priestly (Meryl Streep) e Andy Sachs (Anne Hathaway) con la regia di David Frankel, e se il primo film era un romanzo di formazione, questo secondo capitolo invece punta sulle scelte di vita, i compromessi e la capacità di adattarsi a un mondo in cambiamento.
Da quello che si sa infatti, come in THE PAPER (ma spero meglio), qui si sta al passo coi tempi e si parla della crisi della carta stampata, e di conseguenza della sopravvivenza della rivista Runway, con Andy, ormai giornalista affermata e Miranda, prossima alla pensione, costrette ad una alleanza forzata per salvare le proprie carriere, e per farlo ci si muove tra New York, Milano e il Lago di Como.
Oltre alle due protagoniste ci sono ancora Emily Blunt (Emily) e Stanley Tucci (Nigel), con nuovi arrivi tra cui Kenneth Branagh, Simone Ashley e Justin Theroux.
Preoccupati forse che dopo vent'anni un seguito così non sia all'altezza dell'originale?
Un pochino si, ma mi sento di dare tutta la mia fiducia e ne riparleremo una volta visto.
Mi trovavo qualche mese fa al cinema in attesa di vedere la pellicola in programmazione e nel frattempo passavano i trailer, quando è partita a manetta Reality di Richard Sanderson (si, quella canzone del Tempo Delle Mele) che qui faceva da commento musicale al trailer di La Gioia,
film diretto da Nicolangelo Gelormini ispirato a quella vicenda vera (ma qui molto modificata) di una professoressa truffata e uccisa da un suo ex studente.
Ma la musica nella sala è sparata così a manetta che non si capisce una sola parola dei dialoghi nel TRAILER, anche perché la recitazione (non me ne vogliano Valeria Golino e Jasmine Trinca) è quella sussurrata/biascicata che tanto va di moda nel cinema italiano, o perlomeno quello che vuole farsi prendere seriamente.
A me invece sorge il ragionevole dubbio che quel tipo di cinema voglia seriamente prendere per i fondelli noi spettatori.
Mentre ci hanno nuovamente provato con Trump, anch'io ci ho provato, davvero, cioè mi ci sono messo con tutta la mia buona volontà a cercare di seguire la seconda stagione di School Spirits
poiché nel frattempo è uscita anche la terza, ed ero davvero ben disposto perché LA PRIMA mi era piaciuta molto con quel suo essere una specie di Breakfast Club con i fantasmi e la piacevole constatazione che la piattaforma di Paramount ne aveva imbroccata una giusta.
E poi in rete ne parlavano tutti bene di queste nuove stagioni per cui cosa poteva andare storto?
Non lo so, ma qualcosa per me stavolta non ha ingranato, forse anche perché ormai l'effetto sorpresa non c'era più ed è subentrato invece un qualcosa tipo effetto ralenti per cui la noia del già visto ha prevalso sulll'interesse e ho mollato credo dopo quattro episodi.
Per non parlare poi delle moltissime altre cose di maggiore interesse offerte sulle altre piattaforme.
Fatemi sapere se è il caso di riprendere la visione, grazie.
Dopo le ricorrenze piacevoli di IERI, tra Festa della Liberazione con classici pic-nic e i 100 anni della Turandot, cade oggi il quarantesimo anniversario del molto meno gradevole Disastro di Chernobyl,
cioè quando nell'aprile del 1986 in Unione Sovietica, l'esplosione in una centrale elettronucleare provocò immediatamente 31 vittime e, nei giorni seguenti, una nube radioattiva ha contaminato buona parte dell'Europa, con conseguenze che dureranno per decenni sulla popolazione locale tra malanni gravi e deformità nei nascituri.
Dalla vicenda è stata tratta nel 2019 una miniserie tv HBO in cinque episodi, e ancora prima anche i Kraftwerk nella loro recente versione live di RADIOACTIVITY (brano del 1975 sempre inquietante perlomeno nella prima parte, mentre apprezzo molto meno questo arrangiamento nella seconda parte che diventa quasi dance) hanno citato Chernobyl e altre amene località strettamente interessate dall'energia nucleare e le sue dirette conseguenze.
Oggi, 25 aprile è la Festa Della Liberazione, e, dove possibile, ci sarà il tradizionale picnic.
Tuttavia cade in questa stessa data il compleanno secolare di un certo tipo di musica alla quale oggi do il posto d'onore nel mio blog anche se un pochino insolita qui, ovvero la prima assoluta dell'opera Turandot di Giacomo Puccini che ebbe luogo appunto il 25 aprile del 1926 al Teatro alla Scala di Milano, diretta da Arturo Toscanini.
Come ricordo anche del nostro grande Luciano Pavarotti ho postato sopra la sua versione di NESSUN DORMA (conosciuta anche come Vincerò) contenuta doppia nel film del 1982 Yes, Giorgio, sua unica prova d'attore dove nei dialoghi era doppiato da Ferruccio Amendola, e diretto, probabilmente per sbaglio, da Franklin J. Schaffner dopo essersi fatto un nome con il Pianeta Delle Scimmie e Papillon, entrambi quelli originali.
All'epoca della prima ovviamente il "Lucianone" non era ancora nato, per cui il cast principale un secolo fa aveva Rosa Raisa nel ruolo di Turandot, Miguel Fleta come Calaf (il ruolo che ricoprirà Pavarotti), e Maria Zamboni che interpretava Liù con la regia di Giovacchino Forzano.
Storicamente, Toscanini interruppe l'esecuzione alla fine del terzo atto dicendo "Qui finisce l'opera", perché era il punto dove Puccini era arrivato con la composizione prima di morire lasciandola incompiuta.
Il finale completato da Franco Alfano fu eseguito a partire dalle rappresentazioni successive alla prima.
In questo centenario della prima, per tutto aprile la Scala sta riproponendo l'opera nella versione completa con la direzione di Nicola Luisotti e la regia di Davide Livermore.
Ma, tranquilli... non serve l'abito da sera per leggere il post...
Su Prime Video c'è Esprimi Un Desiderio che è una commedia italiana diretta da Volfango De Biasi, con Max Angioni, comico e conduttore de Le Iene, Diego Abatantuono e Herbert Ballerina che ogni sera partecipa ad Affari Tuoi su Rai1.
Il film è il remake (usanza piuttosto comune in questi ultimi tempi) della pellicola francese Maison de Retraite (2022), e Max, al suo esordio nel cinema, interpreta Simone, un giovane orfano costretto a scontare una pena per via di un disastro provocato involontariamente nello store dove lavora (ma un video fake rimontato ad arte lo mostra invece sotto altra veste), facendo lavori socialmente utili in una casa di riposo dove stringe un'improbabile amicizia con Ettore,
ex imprenditore vinicolo burbero dal cuore tenero, e altri anziani scatenati, questo però non prima di una iniziale guerra generazionale fatta di crudeli dispetti verso il giovane.
L'amicizia porterà gli anziani a riscoprire la gioia di vivere e Simone a dare una svolta alla propria esistenza.
Nel film ambientato in Friuli Venezia Giulia, valorizzando i paesaggi e i borghi locali, ci sono anche Maurizio Micheli, comico dei tempi del Drive-in e presente nella locandina lassù in alto a sinistra, e Nini Salerno ex Gatto Di Vicolo Miracoli nel ruolo di Pino,
ma, lo dico in tutta sincerità, non lo avevo assolutamente riconosciuto.
Non è certo un film da Oscar, ma è una commedia fatta bene che alterna ironia e momenti più teneri riuscendo a far ridere e anche un pò riflettere sul valore della terza età e sui rapporti generazionali.
Oggi è un giorno speciale per i nostri amici del Regno Unito perché si festeggia San Giorgio, santo patrono d'Inghilterra (St. George's Day) come simbolo di coraggio e trionfo del bene sul male.
Sebbene la leggenda narri che uccise un drago (ma forse nel Medioevo "vedere i draghi" era già sinonimo di allucinazioni da stupefacenti?), storicamente fu un soldato romano di origine cappadoce martirizzato nel IV secolo e la sua bandiera porta una croce rossa su fondo bianco.
Tale leggenda dovrebbe aver ispirato il film George And The Dragon del 2004
(che meraviglia trash le locandine brutte photoshoppate male) diretto da Tom Reeve con un tot di nomi pure importanti nel cast (Patrick Swayze, Val Kilmer, Michael Clarke Duncan), ambientato nell'Inghilterra medievale, ma portando la storia da tutt'altra parte, mentre la troviamo citata nel secondo album dei Toto, Hydra, nel brano ST. GEORGE AND THE DRAGON, che è anche uno dei miei dischi preferiti anche se dai critici non è considerato un LP perfettamente riuscito più che altro per le notevoli differenze con il loro primo lavoro che invece fece letteralmente il botto con HOLD THE LINE, ma vi assicuro che andrà molto peggio con il successivo Turn Back, un vero e proprio flop commerciale.
Tornando invece alla leggenda, la si può vedere raffigurata in un affresco a palazzo San Giorgio a Genova (la foto lassù in alto in apertura) e quella bandiera di cui parlavo era stata anche il simbolo della città all'epoca delle Repubbliche Marinare.
Pur essendoci per gli inglesi molte manifestazioni locali a tema, questo non è considerato da loro giorno festivo, per cui...
Quattro nomi di registi importanti del cinema vengono oggi chiamati in causa su questo blog poiché dobbiamo dare l'addio all’attrice francese Nathalie Baye, che aveva 77 anni.
Famosa soprattutto in Francia, dove aveva lavorato con grandi registi come, appunto, François Truffaut per Effetto Notte del 1973, L’Uomo Che Amava Le Donne del 1977 e La Camera Verde del 1978, e con Jean-Luc Godard in Si Salvi Chi Può (La Vita) del 1980 (da non confondere con il precedente quasi omonimo film comico con Louis DeFunes) e Detective del 1985.
Era nota anche a livello internazionale per aver recitato anche in Prova A Prendermi di Steven Spielberg (era la madre del protagonista, interpretato da Leonardo DiCaprio).
Nathalie era affetta da una grave malattia neurodegenerativa.
È stato un infarto improvviso invece la causa della morte di Patrick Muldoon
a soli 57 anni (anche cantante ogni tanto), noto per la parte da cattivo in Melrose Place e nel cast del primo Starship Troopers, film questo piuttosto spernacchiato appena uscito, anche per i problemi di sceneggiatura che, anche se partivano da un'idea originale, prendevano involontariamente spunto da Fanteria Dello Spazio, un romanzo di Robert A. Heinlein (se siete stati lettori di Urania dovete conoscere questo nome), ed era stato anche criticato per certi riferimenti che avevano fatto pensare al fascismo.
In realtà poi i molti sequel arrivati successivamente hanno fatto pure in modo che questo primo episodio
diretto da Verhoeven (l'unico della saga) fosse persino rivalutato.
Dieci anni fa esatti veniva rivenuto senza vita nell'ascensore del suo studio di registrazione, Prince, una settimana dopo il ricovero in ospedale per overdose da oppiacei.
Da molti era osannato come il "Re del pop" (ma dovremmo parlarne con Michael Jackson magari) o sarebbe meglio, riferendosi al suo soprannome, definirlo il "principe" senza, per questo, sminuire il suo valore?.
Si, soprannome perché lui si chiamava Roger Nelson e sorvoliamo sui successivi nomi e simboli d'arte che ha adottato a causa delle liti con le case discografiche (si, in effetti aveva un caratteraccio) e che ho gia RACCONTATO in passato.
Comunque la rivista "Rolling Stone" lo mette giustamente nella lista dei 100 artisti più importanti della storia della musica.
Nato a Minneapolis, nello stato americano del Minnesota, è arrivato al grande successo, nel 1984, con Purple Rain, nome del film di cui è protagonista e del relativo album. Anche di questo ne avevo parlato già in quel POST e pure in UN ALTRO ancora, perciò non mi dilungo oltre.
Aggiungo solo che con il film vinse il premio Oscar per la "miglior colonna sonora" nonostante la pellicola in sé non avesse convinto del tutto i critici (a me invece si), ma in effetti so che andò molto peggio con il sequel Graffiti Bridge che venne addirittura nominato ai Razzie Awards (non so dire se giustamente perché questo invece non l'ho mai visto).
Nel 2015 Prince aveva pubblicato "HITnRUN PHASE ONE" e il successivo "Phase Two", dischi decisamente sperimentali che francamente fanno rimpiangere il suo geniale periodo degli anni 80.
Ma lui nella sua testa era fatto così, lo ha dimostrato anche in occasione dello storico U.S.A. For Africa di cui AVEVO RACCONTATO della sua mancata partecipazione, e quanto prima metterò su queste pagine web anche l'esperienza di Stevie Nicks dei FLEETWOOD MAC che, in occasione delle sessioni di registrazione del suo secondo album da solista dopo BELLA DONNA, un bel giorno si trovò faccia a faccia con lui.
Questo del 20 aprile 1926 fu un evento che cambiò il cinema fino ad allora proiettato muto e accompagnato solo da un pianista con le classiche didascalie che si alternavano alle immagini.
A fare questo "miracolo" fu il Vitaphone, ovvero un pionieristico sistema sonoro cinematografico "sound-on-disc" sviluppato dalla Western Electric e adottato dalla Warner Bros., che sincronizzava dischi fonografici, cioè i classici 33 giri, ma incisi su un solo lato, ai proiettori cinematografici, e che ebbe il grande vero successo con Il Cantante Di Jazz del successivo 1927,
un film che attualmente non potrebbe essere realizzato perché l'attore Al era bianco truccato da nero con i labbroni bianchi, e sai com'è con la faccenda blackface che dicono che prendi per i fondelli le etnie.
Eppure molto tempo fa in Italia avevamo anche le caramelline Tabù (confettini bianchi ripieni di liquirizia) che venivano pubblicizzate nello stesso identico modo.
Eravamo davvero senza rispetto alcuno oppure adesso ci si fanno troppe pippe mentali?
Ma torniamo in argomento con il primo film che fece uso di questo sistema audio, Don Juan del 1926 (titolo italiano: Don Giovanni E Lucrezia Borgia), nel quale venivano riprodotti solo suoni e musica, mentre l'anno seguente si sentiranno anche le voci degli attori.
Il sistema Vitaphone registrava l'audio su dischi separati in vinile e un giradischi era collegato meccanicamente al proiettore, garantendo che il suono partisse contemporaneamente all'immagine.
Al contrario dei normali LP, questo tipo di disco partiva dal centro verso l'esterno.
Il grosso problema era la sincronizzazione perché se la pellicola si spezzava o il disco saltava, il suono non corrispondeva più all'immagine.
In seguito si passerà al classico "sound-on-film"
ovvero il suono inciso direttamente sulla traccia laterale della pellicola (quelle righe verticali frastagliate sulla sinistra), che garantiva una maggiore affidabilità. Attualmente le moderne tecnologie delle sale invece utilizzano dei files digitali risolvendo così anche il problema della pellicola che si rompeva (ne avevo GIÀ PARLATO che nel cinema di seconda visione che frequentavo molti anni fa ho visto film spezzettati qua e là) e la sua facile infiammabilità.
Adesso ci sarà qualche irriducibile amante del vinile che proverà ad affermare che forse il suono del Vitaphone era migliore perché analogico invece del "freddo" digitale... ma no... mi spiace per gli audiofili vintage, ma quello che ne usciva era un suono appena accettabile sia per il tipo di incisione che per le puntine che leggevano il disco, le quali si usuravano ad ogni proiezione proprio per non rischiare di consumare troppo il supporto in vinile e dovevano essere sempre rinnovate.
E anzi, menomale che adesso al cinema si può godere di uno spettacolo audiovideo completo specialmente nelle grandi sale che offrono anche poltrone più larghe e reclinabili con poggiatesta e poggiapiedi.
Con l'unico problema che, se ti prende l'abbiocco, sei così comodo che rischi di russare per tutto il film...
In effetti in seguito ce ne saranno altri di matrimoni eclatanti, ma allora, quello che la Metro Goldwyn-Mayer trasmise in diretta il 19 aprile del 1956 sui suoi canali tv,
fu davvero un evento poiché l'attrice hollywoodiana Grace Kelly, che era stata diretta da Hitchcock in La Finestra Sul Cortile e Caccia Al Ladro, diventava moglie del Principe Ranieri III di Monaco.
La cerimonia mandata in onda era quella religiosa, mentre quella civile si era tenuta il giorno prima.
Grace, bellissima senza alcun dubbio, era già prima di diventare principessa un'icona di stile, e in tempi molto più recenti il cantante libanese Mika l'ha messa come TITOLO della sua canzone più famosa in cui ironizzava sui discografici che impongono agli artisti look e comportamenti. Cosa che era capitata personalmente a Mika ad inizio carriera e infatti nel testo della canzone si dipinge come un cantante che prova ad ispirarsi prima a Grace e poi a Freddie Mercury per cercare di compiacere quelle famose case discografiche.
Discorso che già nel 1973 era stato messo in canzone da Enzo Jannacci e Cochi & Renato in CANZONE INTELLIGENTE, che molti ora conoscono come spot dell'Eurospin, e nella quale dicevano che "la casa discografica vestiva il cantante come un deficiente per sbatterlo sul mercato", ed è da non dimenticare anche IL GATTO E LA VOLPE di Edoardo Bennato rivolta in particolar modo ai manager che spesso si rivelano avidi e si intascano più denaro dei cantanti da loro protetti.
Difatti era con questo ARGOMENTO che Freddie Mercury apriva il capolavoro dei Queen del 1975 A Night At The Opera. Insomma... Storie di tutti i giorni... che mi portano a divagazioni apparentemente senza senso, ma tutto sommato un senso lo dovrebbero avere.
L'Irlanda e i Clannad erano due cose che finivano spesso per collegarsi l'una con l'altra nei discorsi musicali finché non si sono sciolti nel 2024.
Comunque poi erano sporadicamente tornati in occasione di un paio di eventi speciali di cui uno era stata la celebrazione della serie tv Robin Of Sherwood (in Italia rinominata solo Robin Hood) della quale la band irlandese aveva curato la COLONNA SONORA.
Purtroppo nei giorni scorsi è mancata Moya Brennan, 73 anni, sorella della nota solista ENYA e voce, nonché arpista, della band che in passato aveva avuto come ospite anche Bono Vox degli U2 in questo MERAVIGLIOSO BRANO. Dal Canada invece arrivava Alain Lefebvre il cui nome d'arte era Al Gunn, bassista turnista che ha fatto parte dei Men Without Hats fra il 1984 e il 1986, ben noti anche in Italia per la loro hit del 1982 SAFETY DANCE dove però il sound era dominato dai synth, e sono canadesi pure loro come Al, non fatevi ingannare dal videoclip girato invece nelle campagne inglesi. Versione su disco molto bella che faceva ballare come dei pazzi mentre dal vivo l'esecuzione era decisamente più "disordinata".
Al era entrato nella band in occasione del LIVE HATS TOUR, un periodo in cui il leader Ivan Doroschuk voleva riportare sul palco e nei dischi un sound più rock con chitarre in evidenza dato che erano nati in origine come band punk, cosa che creò un certo attrito con la casa discografica che invece li aveva messi sotto contratto proprio per il synthpop tipico degli anni 80.
Per finire torniamo in Irlanda e diamo l'addio a Patrick Campbell-Lyons, 82 anni e componente fondatore dei Nirvana, ma quelli nati negli anni 60, non la band grunge di Seattle.
Questi Nirvana producevano un pop psichedelico/sinfonico e il loro disco di debutto era questo THE STORY OF SIMON SIMOPATH del quale potete ascoltare l'intero lato A. Il lato B, su YouTube poi dovrebbe arrivare di conseguenza con i consigli della piattaforma.
Siccome poi questi Nirvana, nati come duo che si circondava di moltissimi turnisti, erano ancora in attività negli anni 90, c'erano state inizialmente delle noie per Kurt Cobain & co. per utilizzare tale nome, ma poi non se ne fece nulla.
Patrick è quello nella foto con la giacca chiara all'epoca del disco.
Tra le tante saghe cinematografiche, solo di recente ho iniziato a scoprire quella di The Equalizer
grazie ai primi due film diretti da Antoine Fuqua e con Denzel Washington che, nonostante un'età non da ragazzo (all'epoca del primo film era già intorno ai 60 anni, ma forse ne dimostrava anche di più), essendo il suo personaggio un agente della C.I.A. in pensione, mena e spara come se non ci fosse un domani per sistemare certi torti che vede e che proprio non gli vanno giù.
Torti che non vengono fatti a lui, ma a persone che purtroppo non sono in condizioni di poter controbattere e così serve qualcuno che lo faccia (lui appunto).
Sarebbe bello se davvero ci fosse un personaggio così anche nella realtà e invece ogni giorno si sentono cose che ti fanno salire su un nervoso che non ti dico anche nel fare la coda per qualcosa o nelle più semplici questioni condominiali come i parcheggi e i rumori molesti.
Ammetto che una volta mi giravano di più le balle, mentre ultimamente ho seguito la filosofia per la quale il tempo molto spesso sistema da solo le cose.
E devo dire che a volte è successo, e certe persone, che vivono chiaramente male la loro vita da misantropi peggio del famoso Scrooge di Dickens, hanno ricevuto la punizione che meritavano (in genere gravi questioni di salute), forse per la storia del karma che se fai cose cattive poi ti si ritorce contro, o semplicemente perché, coltivando dentro di sé solo cattiveria, il proprio corpo alla fine reagisce così.
Oggi, per non perdere l'abitudine, purtroppo devo segnalare che è morto pochi giorni fa John Nolan, zio di Christopher e Jonathan.
L'attore, come protagonista principale, aveva recitato in Terror, film horror/slasher (ma non ancora nel trend teen) del 1978 e che in Italia era stato distribuito con il titolo Delirium House-La Casa Del Delirio, pellicola che sembrava prendere ispirazione dal SUSPIRIA di Dario Argento, ma forse anche perché la sceneggiatura originale era stata rimaneggiata più volte da persone diverse.
Curiosamente sarà in seguito Dario a rifare in Inferno una scena di morte molto simile ad una contenuta nel film Terror.
John attualmente aveva 87 anni e in tempi più recenti era noto per aver interpretato uno dei personaggi della serie tv Person Of Interest del nipote Jonathan.
Ha fatto poi anche un'apparizione in Batman Begins di Christopher.
Si continua con i cognomi famosi come quello di Angela Pleasence,
figlia di Donald (insieme in una foto di molto tempo fa), anche lei attrice passata come moltissimi per la soap-opera CORONATION STREET, e che se n'è andata ad 84 anni con una carriera, nonostante il cognome, meno di spicco rispetto a quella del padre che invece ricordiamo in moltissime pellicole come anche ...Altrimenti Ci Arrabbiamo, naturalmente l'originale con Spencer & Hill.
È morto a 95 anni invece Mario Adorf,
attore svizzero che ha recitato in decine di film polizieschi/gialli italiani tra gli anni 60 e 70, come Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo e L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo di Dario Argento (rieccolo) nel periodo precedente agli horror veri e propri che renderanno il regista romano maestro e mito in quel genere.
Su queste pagine web Adorf l'avevo già citato fotograficamente tempo fa per un ruolo quasi da cameo in un film commedia italiano piuttosto leggero di Luigi Zampa che era LE DOLCI SIGNORE
(distribuito anche all'estero con il titolo Anyone Can Play), ma lavorò anche seriamente con Luigi Comencini, Antonio Pietrangeli, Dino Risi, Valerio Zurlini, Franco Rossi e Renato Castellani, interpretando sempre personaggi comprimari.
Da protagonista invece ha recitato in La Mala Ordina, di Fernando Di Leo.
Parallelamente alle produzioni Marvel dedicate ai grossi nomi, ogni tanto arriva qualche serie tv che fa conoscere anche i personaggi meno famosi.
Wonder Man è una di queste serie in cui un attore, per poter interpretare un supereroe storico della sua infanzia, deve nascondere il fatto che lui abbia davvero dei superpoteri. Scoprire questo segreto fa gola a certe persone che mettono al suo fianco un altro attore, Trevor Slattery, interpretato da Ben Kingsley in versione capellone (nella locandina è quello giù in basso) con lo scopo di avere delle prove concrete ed è con questa coppia che la serie prende l'aspetto di un buddy movie sostanzialmente dallo spirito drammatico, ma con Ben, che aveva interpretato il Mandarino nel terzo Iron Man e in Shang-Chi, ci sono dei continui incontri con gente che lo riconosce per quel ruolo e sarà lui a fare spesso la spalla comica della situazione ottimamente doppiato da Stefano De Sando, cioè la voce attuale italiana di De Niro e naturalmente Walter White di Breaking Bad.
Ci sono anche attori veri che interpretano loro stessi come Joe Pantoliano e Josh Gad e l'unico problema potrebbe essere un finale che non finisce, come succede ormai quasi regolarmente per lasciare aperta la possibilità di una seconda stagione che secondo alcuni haters o leoni da tastiera non dovrà esserci perché è una serie brutta.
E invece io dico che non è vero che è brutta e anzi la consiglio a tutti.
Titolo del post che cita una famosa SIGLA di Canzonissima, ma quella vera di tanto tempo fa e che (in questo caso nel 1970) era cantata da Raffaella Carrà.
Ora non dico che un programma tv, se ne viene fatta una nuova edizione, deve per forza essere l'esatta fotocopia della versione precedente, ma guardando la rinnovata Canzonissima che va in onda il sabato su Rai 1, dell'originale non rimane nemmeno l'ombra perché di base questa è un'operazione di recupero di un passato, sia ruffianamente quello remoto del programma che teneva il posto d'onore dello show del sabato sera (e che quando venne spostato alla domenica pomeriggio andò a perdere un pò della sua ragione di essere) sia il passato più recente di Milly Carlucci
che conduce esattamente come ha portato avanti Ballando Con Le Stelle (che qualche ragione di esistere ce la può anche avere) e anche quel paio di altri show tremendi imbevuti di trash che è meglio dimenticare.
Ora, per chi non lo ricordasse, la Canzonissima che andò in onda dal ‘56 al ‘75 aveva di che fregiarsi, a seconda delle edizioni, con appunto Raffaella Carrà che ballava il “Tuca tuca” con Alberto Sordi, con gli autori che erano stati anche Garinei e Giovaninni, con Antonello Falqui oppure Eros Macchi alla regia, con Mina che cantava “Brava”, e c'erano i volti di Delia Scala, Paolo Panelli, Nino Manfredi, Dario Fo e Franca Rame che però venivano censurati, Walter Chiari e il suo Sarchiapone, Loretta Goggi e Pippo Baudo e perfino Topo Gigio, tutti nomi che se ne sono ormai andati eccetto un paio.
Oggi invece ci sono solo i cantanti, una giuria che spara giudizi, e i retroscena dei partecipanti come sempre nel programma di ballo di Milly, e la comicità invece si riduce a qualche moscia battuta dei presenti qua è là.
Ma la musica?
Quella va a pescare fra cover di canzoni d'epoca remota e recente, e qualche cavallo di battaglia dei partecipanti, mentre l'originale Canzonissima portava sempre canzoni nuove che scalavano ogni volta le classifiche.
Posso capire che manchino le idee, ma a sto punto non è il caso di spacciare per un ritorno in tv di un titolo glorioso, questo programma che invece è come un film di Tarantino, cioè senza gloria e pure un pò bastardo.
In coda, non c'entra nulla, ma aggiungo un simpatico omaggio con una foto rielaborata per la mia cara amica BLOGGER FINLANDESE RITA con la quale di recente abbiamo amabilmente chiacchierato e scherzato su varie cose, tra cui anche Star Trek
(l'ho fatta diventare una splendida vulcaniana), e questo spiega anche la mia nuova scherzosa foto del profilo.
Tempo fa ero rimasto "agganciato" alla tv che in seconda serata mandava in onda il SECONDO BEVERLY HILLS COP, come rapito da quelle immagini e musiche di film fine anni 80.
La stessa cosa mi è capitata di recente con Rai 1 che ha rispolverato Pretty Woman e mi ha confermato quanto fosse forte la Touchstone in quel periodo che, in questo caso, era esattamente il 1990.
Potrei elencare una marea di titoli Touchstone che hanno fatto il pieno ai botteghini, ma non lo farò, pensando invece a come venivano pensati i film allora, senza tante menate di urtare la sensibilità di qualcuno (il mestiere della Vivian di Julia Roberts è arcinoto e Edward/Richard Gere sarebbe passibile di favoreggiamento alla prostituzione).
Fatto sta che me lo sono riguardato per intero anche se sapevo ogni battuta a memoria
(giuro, le ho recitate a tratti in sincrono come al ROCKY HORROR PICTURE SHOW e in particolare questa qui sopra della Roberts l'ho anche già usata in un VECCHIO POST) e ammetto che, tra tante risate come per la scena delle lumache o quella con l'esultanza di Vivian alla partita di Polo,
alla fine mi son trovato con gli occhi umidi.
Perché son canaglia, è vero, ma un film fatto così bene non mi lascia indifferente neanche dopo l'ennesima visione.
Piccola curiosità sulla famosa locandina lassù in alto dove il volto è di Julia, ma il corpo è di Shelley Michelle, cioè colei che l'ha sostituita anche in alcune scene, non pericolose come quelle di Tom Cruise, ma solo un pochino più piccanti.
Ma solo pochino poiché il film rimane tutt'altro rispetto alle commedie sexy all'italiana di cui parlavo proprio la SCORSA SETTIMANA.
La missione Artemis II si è conclusa venerdì sera con l'ammaraggio della navicella quasi in concomitanza con la Giornata Internazionale dei Viaggi dell'Uomo nello Spazio,
che cade oggi in onore alla data del primo uomo nello spazio, Jurij Gagarin, nel 1961, e cosa che all'epoca fece rosicare non poco gli americani per essere stati battuti in questo modo dai russi.
Tuttavia saranno gli astronauti a stelle e striscie quelli che per primi metteranno i piedi sul suolo lunare, con quali benefici per l'umanità non è ancora chiaro adesso, ma perlomeno il cinema ci ha fatto su una serie di film spaziali mica da poco (anche alcuni che confutano quanto visto in tv), e, anzi, una famosa serie tv (SPAZIO 1999) metterà sulla Luna un'intera comunità di persone costrette a restarci per sempre lassù.
Artemis II invece, dopo la PRIMA VERSIONE senza equipaggio e inizialmente con problemi ai motori, stavolta si è "limitata" a fare il giro intorno alla luna per mostrare quel lato che a noi rimane sempre nascosto e sul quale i Pink Floyd ci hanno costruito la loro FORTUNA.
Un nuovo allunaggio sarebbe invece previsto per la prossima missione, la Artemis III.
Piccola curiosità su Artemis, ovvero Artemide che era la sorella gemella di Apollo, quello che stava lì a fare le palle di pelle di pollo e che ha invece dato il nome alle precedenti missioni spaziali statunitensi, anche quella NUMERO 13.
Giustamente adesso si pensa per par condicio e politically correct anche qui perché, l'avevo detto TEMPO FA, e poi ribadito una SECONDA e una TERZA volta, lo spazio è per le donne, come hanno dimostrato le molte astronaute in passato e poi quelle sempre più presenti nelle ultime missioni.
In coda faccio gli auguri ad Andy Garcia per i suoi 70 anni e che, restando in tema spaziale, abbiamo visto negli ultimi secondi di Passengers in un cameo.
Ok, oggi, dopo tanti sabati rivolti a brani piuttosto vintage, diamo uno sguardo (o meglio, un orecchio) alla musica attuale, cioè quella che passa alla radio e sui canali tv dedicati ai videoclip.
Come impatto visivo devo doverosamente aprire con Meek e la sua FABULOUS, in cui la cantante (prima conosciuta come Georgia Meek) si esibisce in tutta una serie di outfit che definire "sopra le righe" non rende l'idea, tanto più che lei è decisamente "curvy" e lo ostenta in maniera più che disinvolta riuscendo anche ad essere sexy. Canzone che in questi giorni non riesco a togliermi dalla testa e che mi ricorda anche molto da vicino lo stile di CHAPPELL ROAN.
Tutt'altro genere quello di Artie 5ive, rapper/trapper italiano che dimostra che con poche frasi ripetute all'infinito ci puoi fare una canzone, ovviamente di quel genere.
DAVVERODAVVERO non rientra (davvero) tra i miei preferiti, ma non posso non notare che il brano ha qualcosa di ipnotico che lo rende geniale. Infine ecco un nuovo estratto dal titolo OPALITE dall'ultimo album di Taylor Swift.
Brano questo che nel ritornello, come in un flash, mi ha fatto ricordare HOLD ME NOW degli ottantiani Thompson Twins (e anche altre cose sparse). Certamente non è plagio, ma l'ispirazione c'è e parecchia, e forse è proprio per questo che anche il video cita gli anni 80, colorati e pieni di grande musica e film indimenticabili.
E concludo restando negli anni 80 perché ci ha lasciati l'altro ieri Afrika Bambaataa, al secolo Lance Taylor, a 68 anni per un cancro alla prostata.
DJ, produttore e rapper, probabilmente il brano suo più famoso è RECKLESS insieme agli UB40. Negli ultimi tempi si erano moltiplicate a suo carico le accuse di molestie sessuali subite da gente del giro musicale in giovane età che, uno dopo l'altro, hanno cominciato a rendere tutto pubblico, ma l'artista ha sempre negato ogni cosa.
Che sia vero o no, comunque addio Afrika (o Lance).
Urca! Parlavo poco tempo fa del compleanno della sua canzone più famosa ed ecco che, tra tanti nomi della musica che ci hanno lasciato di recente, arrivano invece anche gli 80 anni per Caterina Caselli,
l'ex Casco D'Oro di NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE e tanti altri successi del beat italiano, alcuni, come era usanza dell'epoca, ottenuti rendendo all'italiana canzoni famose di gruppi altrettanto famosi come i ROLLING STONES oppure i MONKEES, quelli della serie tv che erano stati inventati a tavolino dagli americani per imitare il successo dei Beatles.
Attualmente sta ancora nel giro della musica la nostra Caterina, ma dietro le quinte, come discografica e talent scout (sono sue scoperte Gerardina Trovato, Elisa, Andrea Bocelli e i Negramaro, per fare qualche esempio) dopo un fulmineo RITORNO al Festival di Sanremo nel 1990. Augurissimi!!!
Certo, presentarsi in modo da farsi notare conta molto nel mondo della musica e l'hanno dimostrato in passato i KISS, i Residents, i DAFT PUNK, i ROCKETS e anche i nostrani Liberato e Tre Allegri Ragazzi Morti.
Nel caso del duo canadese ANGINE DE POITRINE (che significa Angina Pectoris) le loro strane maschere supportano un suono con influssi math rock e influenze che chi li sta osannando dice che spaziano dai Television a Frank Zappa.
C'è chi li ama e chi invece non li capisce, e fra questi secondi mi ci metto anch'io, ma ogni volta che apro uno dei social che frequento me li trovo davanti, per cui non posso rimanere indifferente al fatto che la loro promozione sta funzionando ed è per questo che ne parlo oggi.
C'è molta tecnica nelle loro esecuzioni, ma nel mio mondo non riesco proprio a definirla musica "musicale", ma piuttosto li vedo come esercizi atti a dimostrare qualcosa che non mi arriva nonostante questo grande battage mediatico a cui ci stanno sottoponendo da prima di Pasqua.
Perché questo mi sembra, ovvero una grande operazione di marketing costruita ad arte per far conoscere questi due che non sentirai mai passare nelle radio che invece mettono su le hit del momento (attenzione... non sto difendendo a spada tratta le canzoni di Sanremo).
Tengo a precisare che non sono uno di quelli che rifiuta a priori ogni novità musicale restando confinato in casa ad ascoltare i Genesis di Gabriel come se fosse ancora il 1975, anzi, a mio parere, basterebbe guardarsi meglio intorno per trovare nuovi artisti che, oltre alla tecnica fine a sé stessa, riescono a mettere insieme qualcosa di anche gradevole all'ascolto proprio come quella band britannica ha dimostrato in passato (ho citato i Genesis come esempio, ma vale per tutti gli artisti del passato).
Ma se voi che state leggendo li considerate, questi ADP, dei veri geni a tutti gli effetti, potete benissimo contraddirmi, magari dandomi delle motivazioni sensate.
A volte il destino è così, nel senso che lavori nel mondo del cinema coprendo incarichi quali segretario di produzione, montatore, aiuto regista, scenografo, tutto ciò per film western, drammatici o comunque cose del genere, finché nel 1973 ti affidano la regia di un poliziesco mixato (goffamente) con il Kung-Fu (questo perché Bruce Lee e i suoi emuli imperavano) dal titolo 7 Ore Di Violenza Per Una Soluzione Imprevista,
generi che appunto andavano entrambi forte negli anni 70, e pensi che per questo motivo sia un punto d'arrivo.
Non è stato così per Michele Massimo Tarantini che subito dopo si è trovato a dirigere Alvaro Vitali e Lilli Carati in La Professoressa Di Scienze Naturali e tale genere comico-scollacciato gli rimarrà appiccicato addosso con insegnanti, dottoresse, tassiste, poliziotte,
tutte sexy, tutte discinte e infatti il suo primo vero successo commerciale è stato la commedia sexy del 1975 La liceale che ha lanciato anche la carriera di Gloria Guida (pure lei legata a quei film).
Da allora, Tarantini (nella foto sopra è ovviamente quello a sinistra, mentre a destra vediamo la "poliziotta" Edwige Fenech) mancato nei giorni scorsi a 77 anni, è diventato uno dei registi più importanti e di maggior successo nel genere della commedia sexy all'italiana esportata anche all'estero e imitata da film come Porky's.
Beh... anche questo dopotutto è cinema, mentre la musica piange Albert Mazibuko,
una delle voci e membro originale del gruppo vocale africano dei Ladysmith Black Mambazo di cui avrete sentito parlare nel 1986, all'epoca della pubblicazione di Graceland di Paul Simon perché hanno cantato in quel suo album molto etnico in tre brani di cui uno è questa DIAMONDS ON THE SOLES OF HER SHOES.
Qualcuno su Facebook ha messo alla prova l'intelligenza artificiale di Meta chiedendo cos'è è questo "strumento ad alta tecnologia degli anni 80".
Meta A.I. ha risposto così:
"Lo strumento ad alta tecnologia degli anni '80 raffigurato sembra essere un dispositivo misterioso, ma dalle reazioni e commenti degli utenti, potrebbe essere qualcosa di simile a un apparecchio per il controllo o la gestione di sistemi tecnologici. Tuttavia, senza una descrizione più dettagliata o informazioni sul contesto in cui è stato utilizzato, è difficile determinare esattamente cosa sia. Tuttavia, alcuni commenti sembrano suggerire che potrebbe essere un dispositivo di controllo per telescriventi o circuiti, ma sono solo ipotesi. Tra i dispositivi tecnologici iconici degli anni '80 che potrebbero essere simili a quello descritto ci sono:
- Dispositivi tecnologici degli anni '80:
- Orologio calcolatrice Casio: un orologio da polso con funzioni di calcolatrice, cronometro e allarme.
- Polaroid 660: una fotocamera istantanea con flash incorporato e funzione di messa a fuoco automatica.
- Apple Macintosh 128 K: un personal computer rivoluzionario per l'epoca, dotato di interfaccia grafica e mouse.
- Boombox: un lettore di cassette portatile che permetteva di ascoltare musica ovunque.
- Sony Walkman: un lettore di cassette portatile con cuffie che permetteva di ascoltare musica in privato.
- Videoregistratore: un dispositivo per registrare e riprodurre video cassette.
- Nintendo Entertainment System (NES): una console per videogiochi domestici a 8 bit.
Sembra che il dispositivo raffigurato non corrisponda esattamente a nessuno di questi, ma potrebbe essere qualcosa di simile o correlato alle tecnologie dell'epoca".
Questo è quanto ne sa Meta, mentre noi invece che conosciamo benissimo CERTI FILM,
sappiamo ancor più che benissimo cos'è e a cosa serve, e possiamo rivolgerci a questa A.I. di Meta nel modo che dà il titolo al post e al film.
Lunedì di pasquetta, con il tempo buono tornano anche i merendini sui prati e ben pochi staranno a leggere i blog di qualsiasi genere, per cui oggi lo dedico ad un film misconosciuto uscito dieci anni fa dal titolo The Bad Batch con anche Jason Momoa e Keanu Reeves (su Netflix).
È il secondo lungometraggio di Ana Lily Amirpour, dopo A Girl Walks Home Alone At Night che aveva destato un certo interesse dei critici.
Intanto siamo nella solita civiltà distopica vista mille e mille volte in pellicole simili a Mad Max (anzi io ci ho forse notato un riferimento a DRIVE-IN 2000), in un deserto texano trasformato in una sorta di discarica umana per gli “indesiderabili” della società americana (appunto i “Bad Batch” cioè il "lotto difettoso") che potrebbe benissimo essere quella che vuole Make America Great Again.
In questa categoria c'è Arlen (Suki Waterhouse) che viene espulsa oltre il confine e abbandonata,
ma catturata quasi subito da un gruppo di cannibali che le tagliano via un braccio e mezza gamba perché la fame è una brutta bestia.
Nonostante il grave handicap la ragazza riesce lo stesso a fuggire, ma non dico come perché DEVE essere una sorpresa.
Incontra un vagabondo silenzioso
(irriconoscibile Jim Carrey) che la raccoglie e poi un salto di cinque mesi (con protesi alla gamba) con una comunità semi-civilizzata dominata dalle luci al neon e da un enigmatico guru (Keanu Reeves col baffo che pare un attore porno degli anni 70).
Ed è qui che la sua strada si incrocia con quella di Miami Man (Jason Momoa con nome tatuato sul petto), un cannibale muscoloso alla ricerca della figlia.
Il film francamente a parte le discrete musiche ipnotiche non è un granché perché dopo un inizio così "forte" si perde spesso in lentezze inutili che forse vorrebbero fare l'effetto di Sergio Leone (2 ore così qui sono troppe) oppure strizza l'occhio (riuscendovi solo in parte) a Tarantino e Rodriguez.
Tuttavia lo cito oggi perché il mezzo su cui viaggia Jason Momoa
è il mitico CN 250 dell'Honda (unica volta che l'ho visto in un film a dire il vero) che fu introdotto sul mercato secondo alcuni nell'aprile del 1986 mentre per altre fonti era il 1988 (forse la messa in commercio italiana).
È uno scooter che a quasi 40 anni dalla sua messa in produzione, continua a richiamare appassionati e detrattori e ha avuto il pregio che quando arrivò sul mercato non esisteva nulla di simile.
In Giappone, di CN 250 se ne vedono ancora tantissimi, molti di questi anche estremamente elaborati, rappresentando un vero e proprio culto, e anche l'Italia non é da meno.
Esportato in altri Paesi anche con il nome Helix o Spazio, ha un baricentro bassissimo, seduta da poltrona con gambe distese che ti permette, volendo, anche lunghissime percorrenze senza nessun problema al cavallo (anche un bel giro nel lunedì dall'angelo, quindi), manubrio tipo chopper, un fanale di vetro (e non quelli di plastica che col tempo si opacizzano) incastonato nel muso lungo mezzometro con quel becco che per molti è brutto, ma chi lo guida rimane perfettamente protetto dall'aria proprio grazie a quella forma, ai deflettori laterali (i cosiddetti boomerang) e al parabrezza suo di serie (che nel film è stato rimosso), mentre il passeggero invece rimane esposto ad ogni turbolenza possibile come su tutti gli scooter.
Se guarderete il film (mi rivolgo a chi ne sa qualcosa di motori) non fate caso al rumore che fa lo scooter che pare quello di un due tempi, poiché capita quasi sempre che i rumori vengano ridoppiati (anche specialmente esplosioni, vento eccetera) e chissà perché hanno scelto quello per il CN che invece è un quattro tempi molto tranquillo.