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lunedì 28 settembre 2026

X-FACTOR 2026 FA VENT'ANNI

 Allora... fatemi capire bene, poiché vedendo le audizioni di quest'anno, a quanto pare a X-Factor se dici che musicalmente sai fare un pò di tutto non va bene.


Ma allora metti che dal passato, con una macchina del tempo (magari fatta a forma di DeLorean, perché chì l'ha detto che non può essere anche una bella macchina?), si presentino davanti ai giudici i Beatles di SGT. PEPPER, oppure quel maledetto tutto matto di FRANK ZAPPA, oppure ancora i primi Queen che se ascolti i LORO ALBUM pre-baffi di Freddie ci trovi davvero un pò di tutto, dal rock allo swing, all'operetta, fino al charleston, che fai? Li mandi a casa???

E poi Gabbani che, quando non fa l'emulo del Groucho di DYLAN DOG con battute terrificanti, si lancia a criticare il concorrente parlando di tecnicismi su timing e melodia di cui non frega una cippa a nessuno, senza ricordarsi che dal vivo in quei programmi tv estivi finti-Festivalbar lui stesso modifica alcuni passaggi delle sue stesse canzoni. 
Per fortuna quest'anno nel quartetto di giudici non c'è Achille Lauro (gran paraculo della canzone italiana) che col suo "Senato!" aveva veramente fracassato i maroni, e il suo posto è stato preso da Irama che, finché se ne sta buono lì seduto al tavolo dei giudici e non canta con quel modo mugugnante di tendenza attuale, va abbastanza bene e nel frattempo offre degli assist a Paola Iezzi che così può maliziosamente parlare dei due uccelli del cantante facendo scompisciare Jake La Furia, quello che nel mucchio rimane il più simpatico anche perché non si nasconde dietro a paraventi di sapienza e confessa di non capire mai quello che dice Gabbani. 
Il tutto ancora diretto da Giorgia che si conferma un'ottima padrona di casa. 
Ecco riassunte in breve le audizioni appena concluse giovedì scorso per il nuovo X-Factor 2026 che, fra una cosa e l'altra, compie pure vent'anni.

martedì 16 giugno 2026

JETHRO TULL: STORIA DI UN BEL PASTICCIO

 Nel 1980, per colpa della casa discografica Chrysalis, l'intesa di una storica band prog andò a ramengo e il gruppo si sciolse all'improvviso.


La band era quella dei Jethro Tull e al loro leader Ian Anderson, secondo una clausola del contratto con la casa, era stato chiesto di realizzare un album solista, magari sullo stile folk. 
Ian si mise al lavoro di buon grado però con la condizione di poter collaborare anche qui con il fido chitarrista Martin Barre con lui dagli inizi dei Jethro Tull, per la precisione dal secondo album Stand Up. 
Per il resto dei musicisti Ian, che nella sua testa voleva anche giustamente adeguarsi ai tempi entranti cioè gli anni 80 che saranno pieni di sintetizzatori (vedi l'evoluzione dei suoi colleghi prog Genesis, per esempio), cercò musicisti nel giro della musica elettronica tra Roxy Music e Frank Zappa, e in breve tirò fuori il disco che riprendeva, riarrangiate, alcuni sue vecchie composizioni mai pubblicate e altre del tutto nuove.

Il disco si sarebbe chiamato semplicemente A, come lui, Anderson, ma con quei suoni moderni suonava come quello di una vera rock band, altro che folk, e lo potete ascoltare qui in VERSIONE ESTESA (con più brani rispetto alla tracklist originale e in effetti è un gran bel disco prog),

per cui ecco che alla Chrysalis viene in mente di pubblicarlo lo stesso a nome Jethro Tull con una copertina che abbandonava gli outfit da folletto per un'immagine ispirata a Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo, causando le ire dei componenti dei veri Jethro Tull che non avevano partecipato alle registrazioni, e quindi mollano definitivamente la band. 
E lo fanno con tutte le ragioni perché la situazione era un pò come se Mick Jagger e Keith Richards avessero fatto uscire un disco a nome Rolling Stones, ma senza Ronnie Wood, Bill Wyman e Charlie Watts all'epoca in cui questi ultimi due erano ancora nella band. 
A nulla servirono le spiegazioni e le scuse di Ian che era fermamente intenzionato a tornare alla formazione di prima per l'album successivo. 
L'intesa si era spezzata (ripeto, non per causa sua) e fra i fuggitivi c'era anche l'allora David Palmer,

(quello con il foulard al collo) tastierista che era entrato ufficialmente come componente nel 1976, ma che anche prima arrangiava i brani per i Jethro Tull. 
David purtroppo è mancato nei giorni scorsi a 88 anni, ma nel frattempo, dopo la morte della moglie, nel 2004 aveva anche cambiato sesso diventando Dee.

Sempre restando nel genere prog è mancato anche Dave Greenslade, 83 anni, pure lui compositore e tastierista inglese

che, oltre ad aver fondato una band che portava il suo cognome, ha fatto prima di tutto parte dei Colosseum, noti soprattutto per il loro secondo album VALENTYNE SUITE, quello con la famosa copertina che raffigura una modella tra due alti candelabri futuristici come si vede nel video allegato (il secondo candelabro sta sul retro della copertina che è una foto intera).

Da tutt'altro genere invece arrivava il rapper Oliver Tree deceduto a soli 32 anni in uno scontro tra elicotteri. 
Oliver aveva uno stile molto ironico anche nel modo di presentarsi con i capelli a scodella, e il suo pezzo più famoso era (ironicamente) questa LIFE GOES ON,

che ha raggiunto una popolarità virale venendo usata anche per meme e video di TikTok. 
Quindi goodbye Dave, Oliver e Dee (o David). 

giovedì 9 aprile 2026

ANGINE DE POITRINE: QUESTO È IL FUTURO?

 Certo, presentarsi in modo da farsi notare conta molto nel mondo della musica e l'hanno dimostrato in passato i KISS, i Residents, i DAFT PUNK, i ROCKETS e anche i nostrani Liberato e Tre Allegri Ragazzi Morti.


Nel caso del duo canadese ANGINE DE POITRINE (che significa Angina Pectoris) le loro strane maschere supportano un suono con influssi math rock e influenze che chi li sta osannando dice che spaziano dai Television a Frank Zappa. 
C'è chi li ama e chi invece non li capisce, e fra questi secondi mi ci metto anch'io, ma ogni volta che apro uno dei social che frequento me li trovo davanti, per cui non posso rimanere indifferente al fatto che la loro promozione sta funzionando ed è per questo che ne parlo oggi. 
C'è molta tecnica nelle loro esecuzioni, ma nel mio mondo non riesco proprio a definirla musica "musicale", ma piuttosto li vedo come esercizi atti a dimostrare qualcosa che non mi arriva nonostante questo grande battage mediatico a cui ci stanno sottoponendo da prima di Pasqua. 
Perché questo mi sembra, ovvero una grande operazione di marketing costruita ad arte per far conoscere questi due che non sentirai mai passare nelle radio che invece mettono su le hit del momento (attenzione... non sto difendendo a spada tratta le canzoni di Sanremo). 
Tengo a precisare che non sono uno di quelli che rifiuta a priori ogni novità musicale restando confinato in casa ad ascoltare i Genesis di Gabriel come se fosse ancora il 1975, anzi, a mio parere, basterebbe guardarsi meglio intorno per trovare nuovi artisti che, oltre alla tecnica fine a sé stessa, riescono a mettere insieme qualcosa di anche gradevole all'ascolto proprio come quella band britannica ha dimostrato in passato (ho citato i Genesis come esempio, ma vale per tutti gli artisti del passato). 
Ma se voi che state leggendo li considerate, questi ADP, dei veri geni a tutti gli effetti, potete benissimo contraddirmi, magari dandomi delle motivazioni sensate. 
Grazie. 

sabato 14 settembre 2024

I 50 ANNI DI APOSTROPHE (') DI FRANK ZAPPA, MA NON SOLO

 Ieri, 13 settembre, oltre ad esser L'ANNIVERSARIO di Spazio 1999, sono caduti anche i 50 anni di Apostrophe ('), disco di Frank Zappa considerato uno dei suoi migliori lavori, quindi per una volta oggi non si parla di canzonette, perlomeno adesso all'inizio del post, e lo si può dedurre ascoltando DON'T EAT THE YELLOW SNOW 


(attenzione alla copertina "viva" del disco che vi guarda), il singolo estratto dall'album che arrivò alla posizione numero 10 di Billboard e frase, quella del titolo, che viene citata da Will Ferrell in Elf, quel film carinissimo dove c'era anche il compianto James Caan. 
L'album è stato ripubblicato ieri in vinile colorato gold (ma io direi come la "neve gialla") in occasione dell'anniversario per solleticare l'appetito dei cultori del vecchio formato, e, aldilà del fatto che Zappa possa piacere o no, poiché non era certo un musicista "facile", ascoltandolo ci si trova, tra i musicisti che hanno collaborato con lui, anche Jean Luc Ponty, violinista che verso la fine degli anni 70 piazzó quel singolo tutto strumentale dal titolo NEW COUNTRY,

vera onda anomala in quel panorama musicale che vedeva personaggi come i ROCKETS e UMBERTO TOZZI (dominatore assoluto dei juke box) arrivare sullo stesso pianeta dove i Pooh già spadroneggiavano da tempo e continuano tuttora imperterriti. 
Quel singolo di Jean Luc capitava in un periodo in cui i brani strumentali stranamente funzionavano alla grande anche alla radio dato che c'erano pure

SCOTCH MACHINE dei Voyage con cornamuse scozzesi a pieno regime senza ritegno alcuno, Magic Fly degli Space (simil Rockets di cui avevo parlato molto tempo fa in un POST sulla musica "spaziale") e la meravigliosa OXYGENE (PART IV) di Jean Michel Jarre che di spaziale aveva solo il mood perché lui invece si presentava da vero terrestre molto apprezzato dal pubblico femminile, 

nonché (poco tempo dopo quasi agli albori degli anni 80) il nostro Giorgio Moroder che fra una produzione disco e l'altra, ogni tanto si dilettava in colonne sonore (e vedremo che ci prenderà parecchio gusto nel decennio a venire) come quella di Fuga Di Mezzanotte dalla quale era tratta CHASE,

senza dimenticare poi THE ALAN PARSONS PROJECT. 
E meno male che era così, mentre adesso se una canzone non è cantata (magari anche male con l'autotune settato a muzzo come Fedez, ma cantata), alla radio non passa. 
Ma tranquilli che ci penso io a riportare alla mente qualche ricordo musicale e qui ne trovate sempre a iosa 😁. 

lunedì 19 febbraio 2024

QUELLA COPERTINA CHE PIACE A TANTI

 Può capitare che una copertina di un disco, per qualche motivo diventi assolutamente iconica al punto da essere presa come ispirazione o omaggiata da altri artisti. 

È il caso questo del primo album di Elvis Presley, la cui foto di copertina in bianco e nero viene ripresa come le stesse scritte colorate e con lo stesso font per London Calling dei Clash dove Paul Simonon viene ritratto intento a fare qualcosa di brutto al suo basso, mentre invece The Pelvis imbracciava normalmente la chitarra in quel disco del 1956 che conteneva fra le altre Blue Suede Shoes, Tutti Frutti e Blue Moon.  


Immagine che, come si vede qui sopra, in seguito verrà nuovamente omaggiata da altri nomi musicali e non, a conferma che l'idea non era piaciuta solo a Joe Strummer & Co., ma in questi casi successivi il riferimento diventa molto spesso proprio il disco dei Clash con la stessa posa curva, ma impugnando oggetti differenti.
Simile era anche l'omaggio fatto dai Rolling Stones ai Beatles con la copertina di Their Satanic Majesties Request

(disco dal titolo meraviglioso, ma un mezzo passo falso per la band) ricavata dalla fusione di alcune foto dello stesso fotografo che aveva realizzato quella per SGT. PEPPER'S LONELY HEARTS CLUB BAND, uscito pochi mesi prima, fatte con lo stesso identico stile e colori dove, grazie ad un effetto tridimensionale i membri della band si voltavano a guardarsi l'un l'altro e apparivano anche i visi dei 4 di Liverpool, mentre invece con uno spirito totalmente diverso era quella dei Mothers di Frank Zappa che risultava un vero e proprio sberleffo al capolavoro dei FabFour.

Ma di Frank ne abbiamo già parlato QUI, e sappiamo bene che era fatto così... 

lunedì 4 dicembre 2023

30 ANNI SENZA FRANK ZAPPA

 Il 4 dicembre del 1993, a 52 anni moriva per un cancro alla prostata Frank Zappa, un artista decisamente unico nel mondo musicale, al quale hanno attinto ispirazioni parecchi musicisti magari anche insospettabili, fra i quali ci sono dichiaratamente Elio E Le Storie Tese e persino Caparezza, quest'ultimo anche nel look, mentre per Lennon e, in particolare, per McCartney pare che le trovate di Frank siano servite loro per partorire il leggendario SGT. PEPPER.


Quello che arrivava da un disco di Frank, infatti, sia con i Mothers Of Invention, per esempio con il loro doppio disco d'esordio FREAK OUT!, che parallelamente da solista, era una grande tecnica (Mothers infatti stava come abbreviazione per motherfuckers, termine usato nel giro per definire in breve musicisti coi controcazzi) mista a tanta ironia, umorismo (anche pesante) e satira, anche se quest'ultima magari non era così immediata per noi essendo l'inglese la sua lingua.

Forse come risposta alle dichiarazioni dei Beatles, ma anche come critica verso la loro commercialità, l'idea per il terzo album dei Mothers, We're Only In It For The Money, rifaceva pari pari la copertina del disco dei quattro di Liverpool, ma ovviamente con contenuti completamente differenti, cosa che però non fece entusiasmare né Paul McCartney, con cui Frank, prima di pubblicare il disco, ebbe un colloquio telefonico piuttosto evasivo, né la casa dei Mothers che temeva invece ripercussioni legali.

La cosa più curiosa dei Mothers è che il loro manager li aveva ingaggiati quasi per errore essendo convinto che si trattasse di una blues band, questo finché non li sentì suonare in sala di registrazione scoprendo un qualcosa di letteralmente inaudito in precedenza. 
Nonostante le apparenze estremamente bizzarre, Frank non ha mai fatto uso di droghe e, anzi, ha più volte allontanato dal suo staff alcuni che invece avevano tale cattiva abitudine. 
Per contro invece, chi lo frequentava da molto vicino, diceva che non era esattamente un esempio di igiene personale. 
Beh, ma mica si può avere tutto dai. 
Non so poi se sia ancora in commercio, ma una ventina di anni fa c'era pure una linea di abbigliamento chiamata Frankie Garage,


chiaramente ispirata nel logo a Frank e che citava appunto JOE'S GARAGE, altro suo famoso album solista triplo del 1979, ma che, per non rischiare di mettere in commercio un disco dal costo troppo elevato, in realtà era stato fatto uscire inizialmente solo il primo dei tre atti, seguito poi dagli altri due sotto forma di disco doppio, e dove, fra gli altri musicisti c'erano anche i futuri Missing Persons con Dale e Terry Bozzio e quel Warren Cuccurullo che più avanti conoscerà i Duran Duran.

Dopo tutta questa pappardella però devo dire che il mio primo incontro con Frank Zappa avvenne solo nel 1980 con un bizzarro (e come potrebbe essere altrimenti?) singolo dal titolo I DON'T WANNA GET DRAFTED, ovvero "non voglio essere arruolato" canzone che, proprio per il suo contenuto anti militarista trovò parecchi ostacoli all'essere trasmessa nelle radio americane, e inoltre non anticipava nessun album per cui anche i discografici mostrarono poco interesse nella promozione.

Ma sul sottoscritto in qualche modo aveva funzionato quella strana filastrocca, dopodiché, grazie anche a CIAO 2001 che leggevo assiduamente ogni mese, ho cominciato ad informarmi un po' su questo personaggio che, nell'anniversario della sua morte, quindi, cade a fagiuolo per aprire la settimana con musica un po' diversa, anzi parecchio diversa, anzi di un'altra galassia ancora più lontana, come questa PEACHES EN REGALIA

tratta da Hot Rats, disco solista del 1969 quasi tutto strumentale con l'eccezione di un brano cantato (pure piuttosto male) da Captain Beefheart.
Certo, magari questo non è un post esaustivo su Frank Zappa, ma avendo costui pubblicato circa un centinaio di dischi (compresi quelli postumi), l'impresa di fare stare tutto in un solo post è piuttosto ardua. 
Anzi, alla fine della storia sono sicuro che tuttora ci sarà qualcuno che ancora si chiede "ma chi diavolo è Frank Zappa?". 

COLOSSAL: UN FILM FATTO PER SORPRENDERE

 Ho un bel problema oggi, perché vorrei parlare di Colossal di Nacho Vigalondo, ma senza spoilerare nulla dato che quello che succede e i mo...