Certo che 84 anni non sono pochi, però Steve Cropper detto The Colonel suonava ancora alla grande la sua Telecaster,
eppure anche lui ha deciso di andarsene nei giorni scorsi, per cui gli dedico il sabato musicale del blog (ero nel dubbio se parlare invece della finale di X-Factor... non è vero!!!) e anzi sono sicuro che queste canzoni porteranno a tutti degli ottimi ricordi.
Steve era una delle due chitarre dei Blues Brothers (l'altra era suonata da Matt "Guitar" Murphy) ma ancora prima era stato nella band Booker T. & the M.G.'s (ricordate la famosissima GREEN ONIONS? nel video d'epoca è ancora sbarbatello e coi capelli corti come nel collage cronologico in alto) dove era passato anche il bassista dei Blues Brothers Donald "Duck" Dunne.
Cropper era anche autore e tra i suoi pezzi più famosi ci sono (SITTIN' ON) THE DOCK OF THE BAY (qui cantata da Tom Jones) e RESPECT (dalla soundtrack del secondo, inutile film dei Blues Brothers) entrambe scritte o comunque prodotte in coppia con Otis Redding, IN THE MIDNIGHT HOUR assieme a Wilson Pickett e KNOCK ON WOOD assieme a Eddie Floyd, ma di questa permettemi di postare la super fantastica versione disco del 1979 cantata da Amii Stewart, anche perché era stata la prima versione che me l'ha fatta conoscere quella canzone e, anzi, con quella muovevo anche i primi passi da dj in discoteca.
Lutto purtroppo anche oggi nello sport dato che a 72 anni, dopo una breve malattia, è mancata Mabel Bocchi
considerata una delle migliori giocatrici di basket di tutti i tempi.
Mabel aveva fatto anche una breve apparizione nel film Lui È Peggio Di Me del 1985 con Celentano e Pozzetto dove era la moglie di Pongo.
100 anni fa esatti nasceva Riley B. King, ovvero B. B. King, il re del blues
(da non confondere con l'altro bluesman suo quasi coetaneo Albert King) e il bello è che la sua fama non è solo legata alla musica poiché John Landis, sempre attento al sound, nel 1985 aveva inserito tre brani suoi (di cui uno era la TITLE TRACK) nel film Tutto in Una Notte
con Jeff Godlblum e Michelle Pfeiffer (due che all'epoca erano al massimo del sex appeal) dove si era ritagliato anche una PICCOLA PARTE nel ruolo di uno scagnozzo iraniano, per non parlare delle decine di camei illustri che ci sono nell'intero film.
In Italia lo avremmo visto il 10 maggio di 40 anni fa e ricordo come fosse oggi che ero andato al cinema dopo il dj-set pomeridiano che avevo fatto in discoteca, si, perché negli anni 80 c'era anche la discoteca alla domenica pomeriggio (ma la z-generation che ne sa?).
L'uscita negli USA era stata invece il 22 febbraio.
Fatto sta che la colonna sonora me l'ero comprata perché forse mi era piaciuta più del film stesso che era carino, si, ma dopo The Blues Brothers e Una Poltrona Per Due tutto diventerebbe difficile per chiunque.
Sempre nello stesso anno Landis aveva anche diretto le parti musicali del documentario di Jeffrey Okun, della durata di 27 minuti, dal titolo B. B. King: Into The Night, che conteneva le canzoni incluse nella colonna sonora del film.
Colonna sonora che, appunto, era per tre brani di competenza di B. B. King e la sua fida Lucille,
la Gibson a cui il musicista aveva dato un nome che in realtà non era quello di una sola chitarra poiché il nome era lo stesso per tutte le Gibson in suo possesso, ma la prima in assoluto, scampata ad un incendio, è quella nera bordata di bianco che si vede nella foto.
Fra i tre brani in particolare, come dicevo lassù, c'era il singolo che prendeva il nome originale del film Into The Night, canzone scritta da Ira Newborn (quei suoni synth anni 80 sono un suo marchio) come anche MY LUCILLE (anche qui, come nel video successivo entrambi presi dal documentario che dicevo prima, ci sono camei illustri sul palco sotto la direzione di Landis) e l'arrangiamento del classico IN THE MIDNIGHT HOUR, e pure come tutto il commento sonoro della pellicola.
Il resto del disco conteneva brani di Patti Labelle, Marvin Gaye, The Four Tops e altri ancora (non tutti però li sentivi nel film).
Quindi magari me lo riguardo se lo trovo su una delle tante piattaforme esistenti, così per verificare se ha retto o meno il passare degli anni.
Ma probabilmente si, sempre che non lo si confronti con quegli altri due film di cui parlavo prima...
È scomparso ieri il più grande arrangiatore italiano (bum! esagero?) o sicuramente è stato uno dei migliori in assoluto.
Celso Valli, qui sopra con Vasco Rossi e spesso sul palco del Festival Di Sanremo come direttore d'orchestra, è colui che con la canzone italiana (e non solo) ha davvero fatto la storia in un periodo veramente florido realizzando album per Claudio Baglioni, Vasco Rossi, appunto, Eros Ramazzotti, Mina, Gianni Morandi, Fiorella Mannoia, Fabio Concato, Jovanotti, Raf, Andrea Bocelli, Renato Zero, Giorgia, Mia Martini, Enzo Jannacci, Adriano Celentano e tanti altri. Cioè, per farla breve, tutta quella serie di canzoni che poi la gente ha massacrato nei vari Karaoke improvvisati, ma se questo è "successo" un motivo c'è ed è appunto il "successo" che hanno avuto tali canzoni grazie al modo come erano state costruite, perché alla fine, parlando della genesi di una canzone, di una vera e propria costruzione si tratta.
Coetaneo di Baglioni, Celso aveva arrangiato per Claudio "La Vita È Adesso" e quel lavoro fatto 40 anni fa rimane ancora di molto superiore alla nuova versione che di recente è stata pubblicata dall'artista romano e della quale ho già parlato QUI in termini non del tutto entusiasti.
Partirono in due ed erano abbastanza, come direbbe Venditti, quando Celso e Claudio si recarono a Londra per fare quel disco (torneranno più avanti nel Regno Unito anche per Oltre), ma prima si erano incontrati e conosciuti per bene e anzi Celso aveva voluto ascoltare per intero l'opera omnia di Claudio per cercare di entrare meglio in sintonia con lui, cioè proprio nella sua testa, riempiendolo di domande su ogni canzone che ascoltava.
Dopodiché vai con le canzoni nuove che Claudio con Celso modificavano continuamente perché c'era sempre un'idea migliore da mettere giù in diretta negli studi londinesi davanti alle facce perplesse dei tecnici che invece erano abituati ad un lavorare più definitivo.
Ed è con queste parole che Claudio saluta l'amico:
Celso caro giorni fa ripensavo, sorridendo, a quante alterne avventure avevamo passato insieme, fianco a fianco, tra giorni di dubbio e di creazione, di abbattimento e di esaltazione, in un tempo lungo ormai quarant’anni. Da La vita è adesso a Oltre a In questa storia. Imprese impossibili e ardite che diventavano, pian piano e man mano, opere nuove. Vicende di musica, di lavoro e di gioco. D’altronde suonare e giocare, in inglese, tedesco e francese, si dicono con lo stesso vocabolo. E ragionare e praticare di musica è un trastullo serissimo e anche infantile. Così, specialmente, quest’ultime storie ricordavo meglio e di più. Le ore trascorse negli studi e gli alberghi di mezza Europa quando, spesso per distrarci dall’ansia delle progettazioni, ci davamo al cazzeggio più assurdo, sfrenato, insensato su qualunque argomento e su qualsiasi fatto accadesse. Un passatempo, spassoso per noi e incomprensibile agli altri, era riportarci a vicenda, ogni mattina, i saluti e gli auguri, inventati di sana pianta, di qualche illustre collega. Non voleva dir niente ma quanto ci abbiamo brigato e riso e ghignato. Oggi, nel giorno del tuo commiato, ti salutano tutti. Con affetto e ammirazione. Bravo Maestro. Hai fatto cose bellissime e memorabili ed è stato, è e sarà sempre un onore grande e un privilegio speciale avere avuto la possibilità di condividerle con te. Aver partecipato a una partita avvincente e sublime. E alla fine, al di là di ogni pronostico, aver pure vinto. Claudio
Dicevo prima che Celso non ha messo la mano solo negli arrangiamenti della musica italiana tradizionale, perché il suo contributo c'è stato anche nella italo-disco di fine anni 70/inizio 80, con diversi brani straballati come HILLS OF KATMANDU dei Tantra e HE'S SPEEDY LIKE GONZALES dei Passengers, 45 giri quest'ultimo magari sciocchino, è vero, ma che possiedo con orgoglio. Merito suo è stato anche il ritorno sulle scene di Adriano Pappalardo con quella RICOMINCIAMO che è diventata il suo manifesto dopo alcuni anni di oblio durante i quali il massiccio cantante si era dedicato a canzoni più serie, ma certamente meno popolari. Celso ci ha lasciati a 75 anni e ormai è evidente che la musica non sarà mai più la stessa.
Non c'entra con la musica, ma con il cinema invece Enrico Lucherini, press agent delle star della celluloide del tempo che fu come Sylva Koscina e Sandra Milo, e personaggio noto per aver creato ad hoc certi scoop e gustosi aneddoti passati alla storia e raccontati nel suo libro come avevo raccontato molto tempo fa in un VECCHIO POST.
È vero, c'è stata tanta musica nei post questa settimana, a volte legata al cinema e a volte non direttamente, ma tant'è... Si vede che ho la musica che mi gira intorno (come a Ivano Fossati) tutto il giorno e non riesco a farne a meno, anzi la prossima settimana farò pure la doverosa full immersion nel super festivalone anche se popolato da personaggi discutibili, ma chissenefrega, perché Sanremo è Sanremo!
Oggi però faccio ancora un salto indietro nel passato della discomusic, quella fatta con una vera orchestra, anzi un'orchestra che darà il nome al trio vocale femminile di cui si parla oggi ovvero le Love Unlimited, che con l'aggiunta di Orchestra erano coriste nel gruppo capitanato da Barry White, il quale si troverà talmente bene con loro che sposerà anche una delle tre, cioè Glodean.
Le tre Love Unlimited hanno appunto goduto anche del successo solista grazie a HIGH STEPPIN' HIP DRESSIN' FELLA, una canzone in puro stile classy disco che solo a sentirla ti ritrovi pure tu vestito di paillettes elegantissimo, ma anche kitsch allo stesso tempo.
Era quella disco che ostentava ricchezza in ogni microsolco, per cui magari poteva anche apparire fin troppo patinata in confronto a cose tipo Video Killed The Radio Star che usciva nello stesso anno, il 1979, dopo quello che era stato il fenomeno punk, quindi tutto un ambiente diverso.
Eppure mi piace riascoltarla ancora adesso per la bellezza dell'arrangiamento e delle voci che la cantano così demodè.
Voci e suoni che erano tutti naturali senza artifici elettronici come ormai è raro trovare, ma, seguendo le tendenze delle ultime edizioni, non sarà raro invece trovare tali artifici al Festival di Sanremo, mentre all'Eurovision Song Contest tali marchingegni sono vietati e purtroppo ricordiamo ancora adesso la figura barbina di MAHMOOD E BLANCO su quel palco.
Ieri, 13 settembre, oltre ad esser L'ANNIVERSARIO di Spazio 1999, sono caduti anche i 50 anni di Apostrophe ('), disco di Frank Zappa considerato uno dei suoi migliori lavori, quindi per una volta oggi non si parla di canzonette, perlomeno adesso all'inizio del post, e lo si può dedurre ascoltando DON'T EAT THE YELLOW SNOW
(attenzione alla copertina "viva" del disco che vi guarda), il singolo estratto dall'album che arrivò alla posizione numero 10 di Billboard e frase, quella del titolo, che viene citata da Will Ferrell in Elf, quel film carinissimo dove c'era anche il compianto James Caan.
L'album è stato ripubblicato ieri in vinile colorato gold (ma io direi come la "neve gialla") in occasione dell'anniversario per solleticare l'appetito dei cultori del vecchio formato, e, aldilà del fatto che Zappa possa piacere o no, poiché non era certo un musicista "facile", ascoltandolo ci si trova, tra i musicisti che hanno collaborato con lui, anche Jean Luc Ponty, violinista che verso la fine degli anni 70 piazzó quel singolo tutto strumentale dal titolo NEW COUNTRY, vera onda anomala in quel panorama musicale che vedeva personaggi come i ROCKETS e UMBERTO TOZZI (dominatore assoluto dei juke box) arrivare sullo stesso pianeta dove i Pooh già spadroneggiavano da tempo e continuano tuttora imperterriti.
Quel singolo di Jean Luc capitava in un periodo in cui i brani strumentali stranamente funzionavano alla grande anche alla radio dato che c'erano pure SCOTCH MACHINE dei Voyage con cornamuse scozzesi a pieno regime senza ritegno alcuno, Magic Fly degli Space (simil Rockets di cui avevo parlato molto tempo fa in un POST sulla musica "spaziale") e la meravigliosa OXYGENE (PART IV) di Jean Michel Jarre che di spaziale aveva solo il mood perché lui invece si presentava da vero terrestre molto apprezzato dal pubblico femminile, nonché (poco tempo dopo quasi agli albori degli anni 80) il nostro Giorgio Moroder che fra una produzione disco e l'altra, ogni tanto si dilettava in colonne sonore (e vedremo che ci prenderà parecchio gusto nel decennio a venire) come quella di Fuga Di Mezzanotte dalla quale era tratta CHASE, senza dimenticare poi THE ALAN PARSONS PROJECT.
E meno male che era così, mentre adesso se una canzone non è cantata (magari anche male con l'autotune settato a muzzo come Fedez, ma cantata), alla radio non passa.
Ma tranquilli che ci penso io a riportare alla mente qualche ricordo musicale e qui ne trovate sempre a iosa 😁.
Non so voi, ma a me la parola Ferragosto ha sempre ispirato qualcosa di molto caldo come le lamiere di un'auto parcheggiata al sole.
Un'auto dove magari sono stati coperti tutti i finestrini non perché ci si facciano cose turche dentro, ma perché, specie fra i ragazzi (ma anche ben più maturi), ci sono quelli che fanno le vacanze in questo modo, cioè usando l'auto come mini camera da letto, mentre per i servizi ci si arrangia con quelli degli stabilimenti balneari sempre disponibili (se sei cliente, eh).
Lo dico perché negli anni 80 mi è capitato anche di dormire in macchina tornando da qualche serata dopo aver lavorato in discoteca, ma questo solo per evitare di essere vittima di qualche colpo di sonno con risultati disastrosi, nel senso, però, che prima di capire la soluzione avevo già fatto fuori due macchine.
Ma se sono ancora qui a raccontarlo probabilmente è andato sempre tutto bene oppure sono come Bruce Willis in Unbreakable...
Il ferro d'agosto in realtà non c'entra nulla con il nome ferragosto che invece deriva da Feriae Augusti, cioè una celebrazione dell'8 a.C. in onore dell'allora imperatore Augusto che però inizialmente cadeva il primo di agosto.
Fu poi la Chiesa Cattolica a far coincidere tale giorno con l'Assunzione di Maria, che non significa prendere sostanze allucinogene derivanti dalla cannabis, ma piuttosto si riferisce all'episodio in cui la madre di Gesù, Maria, alla fine della sua vita terrena sarebbe ascesa in cielo anima e corpo.
Teoria che invece, secondo quelli dotati di fantasia come tipo gli autori di un certo FILM, dimosterebbe che la Madonna sarebbe stata "tirata su" dagli extraterrestri con il classico raggio traente che usano per rapire gli umani e farci gli esperimenti.
Beh, vi sembrerà strano, ma io quel giorno là non c'ero e perciò non posso dire come sia andata veramente.
So solo che adesso forse vedrete il ferragosto sotto un aspetto diverso.
Avendo nella testa la canzone festaiola per eccellenza degli statunitensi Village People, ovvero YMCA,
avevo sempre pensato che quell'associazione giovanile fosse nata negli States, mentre di recente ho scoperto che è stata fondata nel lontano 1844 in quel di Londra da George Williams di professione sarto, come organizzazione giovanile cristiano-evangelica gestita perlopiù da volontari, per poi piano piano espandersi in tutto il mondo con intenti il più delle volte esclusivamente rivolti allo sport e in modo marginale influenzati dalla religione.
Il fatto che poi in tali ambienti ci fosse anche una frequentazione gay, quello è un discorso collaterale poiché tale associazione non era stata fondata a tale scopo e la canzone dei Village People la celebrava in modo assolutamente estraneo ad ogni concetto omosessuale come ha dichiarato più volte il suo autore Victor Willis
che, insieme a Glenn Hughes (omonimo del bassista ex Deep Purple e Black Sabbath) e Ray Simpson era uno dei pochi membri etero del gruppo ora riformato con nuovi componenti e l'unico originale Ray.
E forse proprio per questa sua dichiarata estraneità ad ogni tentativo di catalogarla, la canzone dei Village People rimane un momento di aggregazione che si ripete ogni volta mettendo insieme tutti ad ogni festa estiva e non, dove suona una PARTY BAND o dove c'è un dj che mixa, e attenzione (!!!) non dico che un dj suona perché sono stato dj pure io e non ho mai sostenuto una fandonia simile, ma semplicemente dicevo che mettevo i dischi (ora manco più quello perché si usano files digitali).
Perciò lo dico bonariamente (lo diceva anche Luca Carboni) di diffidare dai dj di adesso che dicono che "suonano", perché al massimo "spippolano" sulla consolle.
Ed ora vai col balletto di YMCA in originale ed anche disponibile in versione Just Dance per la Nintendo Wii.
Questo sabato potrei dire con quasi assoluta certezza che DISCOTECHE ABBANDONATE, il nuovo singolo di Max Pezzali può vincere il premio per la peggiore canzone dell'anno poiché dubito che possa uscire qualcosa in grado di superarne il primato.
Max, che già ha una voce agli antipodi del melodioso, canta con l'autotune o una diavoleria simile che ipersatura per fare il moderno (???) con il risultato che già ho sottolineato sulle voci maschili effettate in questo modo, cioè che quasi sempre diventano odiose (nel caso di Ghali, non so perché, ma non succede), mentre su quelle femminili lo trovo a volte quasi piacevole.
Max rientra appunto nella maggioranza delle voci maschili effettate e se si aggiunge anche la sua caratteristica di buttare gli accenti delle parole un po' a caso, la comprensione del testo (brutto già di suo) diventa molto complicata.
Forse non per niente le parole delle migliori canzoni degli 883 avevano la firma di Mauro Repetto che però quando ha provato a cantare era pure peggio di Max.
Di buono il brano ha che strumentalmente sembra un pezzo di Den Harrow degli anni 80... ma brutto.
Per fortuna ci sono cose molto più interessanti che prendono sempre spunto da quegli anni 80, in particolare dalla canzone Safety Dance dei Men Without Hats (provate a cercarla su YouTube) i cui suoni e mood ho ritrovato in LONELY DANCERS di Conan Gray che se la canta su due registri vocali totalmente differenti al punto che quando l'ho sentita alla radio ero convinto che si trattasse di una coppia tipo i Roxette.
Anche qui c'è il suono synth e l'arrangiamento quarantennale come nella canzone di Pezzali ma, anche se non ho ancora analizzato bene il testo in inglese, sono sicuro che sia meno brutto di quello di Max, così sulla fiducia.
Eh... se mi vengono da dire le dico senza girarci intorno, per cui per me rimane fastidioso come sempre anche il modo di cantare a mascella stretta che ha preso d'abitudine Irama anche nella sua nuova GALASSIE, ma mai come sentire Pezzali eh.
E sempre con il sound anni 80 c'è anche SHUT UP AND DANCE di Sophie & The Giants dove lei sarebbe sempre molto bella, ma conciata in modi un po' troppo strani per poter essere presentata in casa come la propria fidanzata. Carina anche VABBÈ CIAO di Alfa che si fa perdonare quel PLAGIO SPUTATO sanremese di Vai con una canzone fresca fresca che alle nuove generazioni piace un sacco, sia la canzone che lui, perché ha il viso tipico del bravo ragazzo, che lui si che lo puoi presentare ai tuoi come fidanzato. Beh, come si può vedere c'è di molto meglio che dover per forza ascoltare Pezzali che mi stava pure simpatico, giuro, ma oggi son così e certe cose brutte non gliele perdono.
Anche oggi purtroppo ci sono degli addii in campi e situazioni molto diverse, partendo, per esempio con Dabney Coleman, 92 anni e attore statunitense noto per pellicole come Dalle 9 Alle 5, Orario Continuato
dove era l'odioso capufficio maschilista e dittatoriale di Dolly Parton, Lily Tomlin e Jane Fonda, e Tootsie dove invece era un detestabile regista che dirigeva la "diva" Dustin Hoffman, alias Dorothy Michaels, alias Michael Dorsey,
cioè ruoli tutt'altro che positivi o perlomeno buonisti, ma spesso anche nelle commedie i personaggi cattivi o comunque poco amabili sono quelli che determinano il successo di un film.
Porto ad esempio il primo Wonder Woman dove, oltre ad una CGI pessima, sulla quale però potevi anche sorvolare, il villain era assolutamente ridicolo, e non me ne voglia David Thewlis, interprete di Sir Patrick/Ares,
ottimo in Harry Potter E La Camera Dei Segreti, ma qui davvero il suo personaggio faceva crollare tutto il film.
Altro nome che ci ha lasciati è quello del vocalist Franchino, ovvero Francesco Principato, 71 anni,
molto noto nelle discoteche anni 80 e 90 e precursore di quelli che ti gridano "su le maniiiii" non per rapinarti, ma per farti fare casino in pista.
Infine si è conclusa a 68 anni con l'inevitabile morte la triste odissea di Franco Di Mare, giornalista Rai inviato spesso in territori di guerra dove supponeva di essere stato esposto ad amianto e uranio impoverito che gli avrebbero causato un male incurabile.
La nota molto triste è che la tv di stato, a suo dire, non l'avrebbe degnato di un giusto riconoscimento per il danno subito, come aveva infatti raccontato da Fabio Fazio sulla Nove, ormai la diretta concorrente della Rai dove vanno a finire tutti quelli che ne scappano o ne sono cacciati.
Tanti sono i ritorni in tv con programmi che mi piace seguire perché si canta (qualche volta mi sono soffermato pure su Amici), oppure si fanno altre cose da spettacolo pure circense come in Dalla Strada Al Palco giunto alla terza edizione sempre con Nek come conduttore che è appena sceso dall'altro palco di Sanremo, e lo sottolinea lui stesso nella presentazione.
Altro talent che funziona è The Voice Senior dove però con la prima puntata sono già scoppiate le polemiche riguardanti il duetto fra Mario Rosini, cantautore che era arrivato secondo al Festival Di Sanremo del 2004, ma già altri ex festivalieri sono già passati nelle scorse edizioni, e Arisa che improvvisano una canzone di Battisti partendo da un paio di accordi a caso e senza nemmeno dire il titolo (era Io Vorrei Non Vorrei, Ma Se Vuoi) facendo sospettare che fosse tutto già concordato.
Si, è vero che in video i due partono così de botto... senza senso... come sotto la direzione di RENÉ FERRETTI, ma teniamo conto che non si trattava di una diretta, perciò è possibile che, per snellire, sia stato tagliato via il momento in cui decidevano quale canzone cantare, tipo dopo che Arisa faceva "Oh Oh Oh" per provare il microfono.
Dico così un po' perché sono un'anima candida e un po' perché ho visto che anche in X-Factor le audizioni vengono tagliate e montate ad arte inserendo anche immagini fuori sequenza cronologica dove un microfono appare e scompare per Magilla. In ogni caso, e lo si può sentire nel VIDEO qui sopra, forse era venuta meglio la canzone in coppia con Arisa piuttosto che l'esibizione di Mario vera e propria dove eseguiva Ritornerai di Bruno Lauzi, bene vocalmente, ma sporcandola con un pianoforte invadente che faceva perdere tutta l'atmosfera solenne che invece c'era nella canzone originale.
E come al solito saltano fuori come concorrenti anche le vecchie glorie della italo disco con la bolognese Sonia Davis (vero cognome Zanzi) che negli anni 90 aveva inciso una cover di BETTE DAVIS EYES insieme agli FPI Project dopo aver prima girato l'Italia come corista di Genio E I Pierrots.
Amadeus adesso lo ha preso come un appuntamento fisso e il suo Arena Suzuki è tornato anche quest'anno con l'aggiunta degli anni 2000 tenendo banco per tre serate nelle scorse settimane.
Devo dire che, rispetto alle edizioni precedenti stavolta c'è stato poco playback, persino con Alan Sorrenti che la volta prima invece aveva fatto solo il mimo.
Ha aperto la prima serata quel mito di musicista/produttore, ovvero Trevor Horn dei Buggles con Video Killed The Radio Star, il quale ha nel suo carnet anche personaggi come i Propaganda, i Frankie Goes To Hollywood e le Ta.Tu, senza dimenticare un certo periodo con gli Yes, quando li ballavamo in discoteca.
E poi ancora ricordi anni 80 con i Simple Minds e Jim Kerr che per esprimere la sua gioia verso il pubblico ti spara lì un "minchia!" che tanto lui vive in Italia da mo'.
La maggior parte degli artisti ha cantato sulle basi, ma per alcuni ho avuto l'impressione che fosse veramente tutto live anche la musica, o perlomeno una buona parte degli strumenti, come per Kool & The Gang, Howard Jones, Stadio, mentre altri, ma ripeto pochi, si sono affidati palesemente al playback come George McCrae e i Rubettes, gruppetto di pensionati che ce li vorrei sentire a sparare davvero Sugar Baby Love così acuta.
Alcune delle cantanti sono tuttora bellissime, come Natalie Imbruglia ❤️,
ma pure Mietta (dududùdadadà) e Lorella Cuccarini sono in ottima forma eh (come disse Morandi della seconda sul palco dell'Ariston), e altri di quelli saliti sul palco sono gli stessi originali, mentre quelli che, nonostante l'età, tengono botta magari mettono qualche nuovo componente nella formazione, e altri da duo che erano si presentano adesso in veste di solisti come Haiducii con DRAGOSTEA DIN TEI, e se a qualcuno parevano fuori posto Iva Zanicchi e Orietta Berti, dico che specie la seconda, perché la prima in effetti caciarona com'è "sbraga" un po', hanno mostrato a tutti come sia ancora esistente il "bel canto", quello vero.
Persino gli Abba sono stati presenti grazie ad uno dei tanti gruppi tributo che ne portano in giro le canzoni.
Discorso a parte invece per Plastic Bertrand che ha eseguito finalmente Ca Plane Pour Moi con la sua vera voce invece di usare quella dei dischi che era del cantante e produttore LOU DEPRJICK, scomparso di recente, e per un irriconoscibile Pino D'Angiò che ha avuto dei gravissimi problemi di salute (tumore alla gola) e, al contrario, su quel palco non poteva fare altro che utilizzare il playback perché ormai parla veramente con grande fatica. Canzone, la sua MA QUALE IDEA, che nella sua semplicità di brano pop dance sulla scia dello stile di Nile Rodgers, rimane ancora un pezzo irresistibile nonostante siano passati più di 40 anni.
Quindi Amadeus... ci si vede anche l'anno prossimo?
Si è vero, con la foto di oggi mi sono permesso di fare un po' uno scherzetto, ma in realtà non ho cominciato io e, anzi, ho detto persino la verità perché è morto colui che cantava davvero quei grandi successi pop come Ca Plane Pour Moi e Tout Petit La Planete, e NON era Plastic Bertrand come invece stava scritto sulla copertina del disco.
Già, perché qui la faccenda va a toccare un altro segreto della musica che magari non tutti sanno anche se è stato rivelato già nel 2010, come succedeva per i vari Milli Vanilli e Den Harrow, dato che è vero che il biondo punk Plastic Bertrand (Roger Allen Francois Jouret) appariva in video e sulle copertine dei dischi, ma in realtà a cantare e a firmare tali canzoni nei suoi primi quattro album era Lou Deprijck,
(quello col cappello, mentre l'altro è Plastic/Roger) artista belga che poco prima di tale scherzetto aveva fatto parte dei Two Man Sound, cioè quelli di DISCO SAMBA che tutti credevamo fossero brasiliani (PEPPÈPEPPÈPEPPÈ altro scherzetto). Fra le altre cose Lou aveva anche poi lanciato la giovane cantante Viktor Lazlo con BREATHLESS, un'altra rappresentante di quegli anni 80 di cui avevo parlato QUI, quelli un po' soul/jazz e profondamente diversi dalla new wave sintetica che imperava. Per curiosità la stessa canzone ha anche un DIVERSO VIDEOCLIP giocato molto più sul sexy/fatale come un minifilm che sprizza anni 80 da ogni fotogramma, e lo posto lo stesso per dovere di cronaca anche se ha un audio e una qualità pessimi. All'epoca capitava spesso che ci fossero due versioni diverse del videoclip della stessa canzone, una per il mercato europeo e l'altra più mirata per i gusti del pubblico degli U.S.A.
Lou è mancato a 77 anni pochi giorni fa, e un ultimo saluto oggi va anche al nostro ex presidente Giorgio Napolitano, scomparso a 98 anni.
Addio Giorgio e Lou, quindi, ma per fortuna possiamo anche augurare buon compleanno all'ex portiere del Real Madrid che, durante la convalescenza per un bruttissimo incidente stradale, divenne JULIO IGLESIAS, il cantante preferito dalle signore attempate di tutto il mondo.
Se l'agosto di quarant'anni fa fosse caldo come questo, francamente non lo ricordo, anche perché stavo in Spagna e uscivo solo di notte, come ho già raccontato QUI, ma so che invece quell'agosto del 1983, e precisamente il giorno 22, era il mese che segnava l'uscita di Construction Time Again,
terzo album dei Depeche Mode, quello con il Cervino in copertina e disco che segnava l'entrata nel gruppo di Alan Wilder, per cui in questo sabato che di solito dedico alla musica, se siete fans dei Depeche Mode o avete solo la curiosità di sapere come nel 1989 sia stato realizzato un altro loro lavoro fondamentale, cioè Violator,
disco uscito poi nel 1990 che contiene la celebre Personal Jesus nonché l'altrettanto stranota Enjoy The Silence, vi segnalo che sul CANALE YouTube di Enrico Silvestrin trovate una bella INTERVISTA a Pino Pischetola, ex fonico dei Logic Studios di Milano che negli anni 80 erano di proprietà dei fratelli Carmelo e Michelangelo LABIONDA (quelli della disco italiana, si), e struttura in seguito completamente distrutta da un incendio dopo che erano stati chiusi e lo stabile era stato occupato da alcuni homeless.
Pino aveva partecipato alle registrazioni del 50 per cento delle canzoni contenute nel disco fra cui anche Personal Jesus (per le altre invece fu scelta una location danese) e nell'intervista, che risale ad un annetto fa, racconta tutto quello che finora non si sapeva su quel periodo di lavoro pure massacrante per le ore che richiedeva. Basti dire che per creare certi effetti come il reverse, appunto, di PERSONAL JESUS, cosa che adesso lo fai con un clic sul computer, allora veniva ottenuto rovesciando il nastro registrato che conteneva le 24 tracce stereo di ogni strumento e voce che finirà nel disco definitivo.
Avventuroso, si, con pure il rischio di cancellare irreversibilmente un riff (infatti accadrà anche quello perché sul nastro mica c'era la comoda funzione "undo") e la necessità quindi di "pescarlo" con un campionatore da un altro punto della registrazione (salvataggio fatto proprio da Pino) per ripristinarlo al suo posto con un lavoraccio certosino di taglia e cuci al millesimo di secondo.
Magari per chi non sa nulla di sale di registrazione quanto detto può apparire un discorso astruso, ma questo e molto altro viene raccontato da Pino come in una chiacchierata fra amici dove ti mostra anche una foto polaroid con i Depeche
mentre se ne vanno insieme a cena in pizzeria (Pino è quello in primo piano davanti a tutti che copre Dave) per poi riprendere il lavoro fino a notte inoltrata e terminare più tardi la giornata al Plastic, locale milanese underground che dagli anni 80 accoglie il meglio dei vip del momento.
Da vedere assolutamente e, giusto perché pare brutto non sentirla dopo che ne abbiamo parlato lassù in alto, ecco anche ENJOY THE SILENCE.
Mentre lo show Viva Rai 2 con Fiorello si è concluso ieri, dopo essere cresciuto in maniera impressionante puntata dopo puntata, penso di aver trovato la canzone dell'estate 2023 e, pensa te, non è un reggaeton o una roba trap con l'autotune.
No, è la nuova canzone di The Kolors, il trio capitanato da Stash (meno ciuffoso di una volta) che arriva da Amici di Maria DeFilippi e che ha già dimostrato con i precedenti dischi di avere le idee chiare su cosa prende bene in musica.
Anche loro sono passati in via Asiago a farsi promozione nel programma di Fiorello, e mi hanno preso benissimo anche in cuffia una delle scorse sere mentre stendevo il bucato ancora al fresco di questa stagione; l'avevo già raccontato di questa mia ABITUDINE NOTTURNA che mi fa conoscere ottima musica, la quale forse sembra diventare ancora migliore in tale situazione di ascolto, e inoltre il bucato si asciuga perfettamente senza essere seccato e sbiadito dal sole, pronto per essere ritirato la mattina successiva.
Comunque non è di economia domestica che devo parlare oggi, ma di musica e il titolo del brano già dice tutto perché ITALODISCO è una canzone che potrebbe essere uscita benissimo 40 anni fa in mezzo a Mad Desire, I like Chopin e Dolce Vita tanto suona anni 80, e li cita pure quegli anni della DISCO ITALIANA parlando, fra le altre cose, dei Righeira e Moroder.
Pensare che lui, Stash, negli anni 80 manco c'era perché è del 1990, però adora e sa suonare i Pink Floyd e David Bowie.
Lo dicevo infatti che ha le idee chiare il ragazzo.
Niente male anche il nuovo singolo di Achille Lauro (ullallà, omioddio) che su un andamento reggae (senza ton) duetta con Rose Villain in FRAGOLE.
L'ha capito pure Achille che la canzone spensierata e un po' furbetta è la cosa ideale per l'estate in arrivo, per cui non stupitevi troppo se mi piacciono anche ste cose qui... nella vita ci vuole anche musica così per stare bene, e non solo mentre stendi il bucato.
Se seguite il programma mattutino di Fiorello (io lo faccio sempre, ma più comodamente su RaiPlay) avrete notato come, da giornaliero piccolo appuntamento in un ministudio ricavato in un Glass-box, stia diventando sempre di più uno show che ricorda il Karaoke degli anni 90 con la folla assiepata ogni giorno a Roma in via Asiago, sole o pioggia che sia, per stare lì a vedere lo spettacolo dal vivo, che ora ha parecchie parti all'esterno, fra esibizioni canore di ospiti e del padrone di casa condite da balletti ed effetti speciali.
Durante la diretta capita spesso che Rosario tiri fuori degli stacchetti musicali che vedono protagonista la disco degli anni 70 (in questi giorni però anche Romagna Mia per ovvie ragioni) e fra i vari artisti è stato frequente sentire anche Amanda Lear con le hit Tomorrow e Queen Of Chinatown.
In tali occasioni il cortocircuito dei miei neuroni mi ha riportato con la mente a quando la successiva sua FOLLOW ME (che era tratta dal secondo album di Amanda, Sweet Revenge)
nel 1978 veniva suonata a tutto volume dalle casse degli autoscontri durante la festa patronale, perciò oggi l'ho ripescata per postarla qui su un blog dove, ormai lo sapete, capita proprio di tutto, perché l'importante è che piaccia.
E questa canzone a me piace tanto, per il cantato-recitato di Amanda, per i suoni elettronici che arrivano da Monaco Di Baviera dove veniva registrata la maggior parte della disco dell'epoca (di quel periodo di produzione discografica ne avevo parlato QUI), che oltre ai synth utilizzava anche il supporto di vere orchestre, e anche per il contenuto sottilmente diabolico,
perché l'album, con il lato A realizzato come una suite che presentava collegati insieme i brani senza pause (capitava spesso in quel di Monaco di Baviera), era quasi un concept che raccontava di una ragazza che stringeva un patto col diavolo, ma alla fine lei riusciva a spuntarla persino sul satanasso.
E ancora una volta si dimostrava che le donne (perché Amanda, nonostante la voce e le leggende è donna, sennò parliamo un po' della DeFilippi eh) ne sanno una più del diavolo.
I Bastardi Di Pizzofalcone con Alessandro Gassman e Carolina Crescentini, è stata una fiction Rai tra le più seguite degli anni scorsi ed era stata diretta per tre stagioni da Alessandro D'Alatri che, da tempo malato, purtroppo ci ha lasciati a 68 anni.
Per correttezza, e perché non sono un paraculo, invece devo ribadire che non avevo trovato entusiasmante UN PROFESSORE, che riportava in scena Alessandro Gassman con un risultato (a parer mio) molto al di sotto del minimo richiesto a tutto il cast, e infatti ne avevo già parlato in toni tutt'altro che entusiastici su queste pagine web.
D'Alatri, prima di dedicarsi alla regia di fiction e film, ha avuto anche una breve esperienza come attore in un paio di pellicole di cui una era Il Giardino Dei Finzi Contini diretta da Vittorio DeSica dove interpretava il protagonista Giorgio (Lino Capolicchio) da ragazzino.
Anche la musica lo ricorda per i videoclip realizzati per gli Articolo 31, Elisa, Negramaro, Renato Zero, Laura Pausini e Chiara Galiazzo.
E restiamo sempre in musica con Gordon Lightfoot, star del country canadese, grande amico di Bob Dylan, mancato ad 84 anni le cui canzoni sono state reinterpretate da decine di artisti fra cui Barbra Streisand, Elvis Presley e Johnny Cash. Il suo brano più famoso è IF YOU COULD READ MY MIND, che consiglio davvero di ascoltare perché, anche se il country non è il campo in cui mi barcameno meglio, non posso fare a meno di riconoscere come una splendida ballad della quale ne è stata realizzata persino una versione dance, che invece gradisco di meno perché perde tutta l'atmosfera, nel 1980 da parte di Viola Wills, ma già che ci siamo posto pure QUELLA. Vero o no che è tutta un'altra cosa?
Viola, mancata nel 2009 a causa del cancro, era quella che aveva fatto il botto nel 1979 con un altro singolo, che di sicuro ricordiamo tutti meglio, dal titolo GONNA GET ALONG WITHOUT YOU NOW. Addio Alessandro e Gordon.
Oggi addii molto black poiché la storica band degli Earth Wind & Fire, numerosa formazione con grandi trascorsi nella disco, ma anche e soprattutto jazz, soul e funky, è stata colpita da un'altro lutto dopo la scomparsa di Maurice White sei anni fa.
Stavolta è toccato al fratello batterista Fred White che è mancato a 67 anni, per cui dei fratelli White rimane ora solo il bassista Verdine che ha reso pubblica la notizia ieri.
Gli Earth Wind & Fire erano stati fra i pochi ad essersi salvati in quel disastro di film che fu SGT. PEPPER, dove eseguivano una splendida cover di GOT TO GET YOU INTO MY LIFE dei Beatles completamente rivoltata come un calzino perché solo musicisti come loro potevano permetterselo.Ci ha lasciati invece a 74 anni a causa di un tumore in questi ultimi giorni del 2022 appena passato, e forse è stata addirittura l'ultima in assoluto perché è mancata proprio il 31 dicembre, Anita Pointer, la penultima sopravvissuta delle Pointer Sisters originali, delle quali è rimasta ancora Ruth, la più anziana delle sorelle che erano Sisters davvero perché, come anche con i Jacksons e le Sister Sledge, il gruppo era formato dalle componenti della famiglia che ne entravano a far parte non appena raggiungevano un'età appropriata, e da non confondere con The Ritchie Family, loro contemporanee, che invece, nonostante il nome, erano solo un prodotto inventato dalla coppia Morali - Belolo.
Anita fece parte del trio dal 1972 insieme a Ruth dopo che la formazione era nata come duo nel 1969 con Bonnie e June.
Di recente erano state riscoperte grazie allo spot DAYGUM dove la canzone che si sentiva era la loro frenetica Jump (For My Love),
ovvero il brano che conclude questo MEDLEY dove eseguono un loro best of, e a cui ne posso anche aggiungere un'altra cronologicamente successiva che adoro per la carica che ha, che è DARE ME, qui proposta live con Dionne Warwick come guest singer in un trionfo di abiti e hairstyle anni 80.Anche il mondo del cinema le deve ricordare perché hanno fatto parte della fortunata soundtrack di Beverly Hills Cop, pellicola altrettanto fortunata, con il brano NEUTRON DANCE, anche qui con outfit che marcano prepotentemente il decennio da cui arrivano, mentre in persona invece appaiono in quel gran film che è Donnie Brasco, pellicola che mostra una delle migliori performance di Johnny Depp al fianco di Al Pacino, Michael Madsen e ANNE HECHE (che te lo dico a fare...), e le Sisters si vedono mentre cantano in un locale la loro HAPPINESS.Altra piccola curiosità è che si esibivano ancora come trio, lei e Ruth, ma con l'aggiunta di Sadako Johnson, cioè la terza Sister, ma finta perché in realtà è la nipote di Ruth.
Anche Anita ultimamente, dopo un periodo di formazione nuovamente a 4 (già adottata a metà anni 70), era stata sostituita stabilmente da Issa, figlia di Ruth.
Comunque facendo rimanere sempre tutto in famiglia... che te lo dico a fare...
40 anni fa esatti usciva un disco praticamente perfetto le cui canzoni erano ognuna dei potenziali singoli e le cui vendite raggiungeranno cifre stratosferiche.
Stiamo parlando di Thriller di Michael Jackson che fra musica e videoclip relativi ha segnato decisamente un'epoca.
Le mattonelle illuminate di BILLIE JEAN, il mini film horror della TITLE TRACK diretto da John Landis,il rock di Eddie Van Halen che contamina con un assolo stupendo BEAT IT (ma il resto delle chitarre è merito di Steve Lukather dei Toto),il duetto con Paul McCartney in THE GIRL IS MINE, e tutto il resto ora sono inclusi in una confezione speciale per il super compleanno con video rimasterizzati in 4K,con un secondo disco allegato che contiene brani inediti e pure un terzo, ma questo solo per la versione digitale, con demo e versioni alternative. Ovviamente per i veri maniaci c'è anche la copia in vinile rimasterizzata con le più innovative tecnologie.
C'è da dire che Michael, dopo questo exploit, non è più riuscito a bissare il grande successo poiché già Bad, per quanto fosse pure quello gran un bel disco, era un gradino sotto Thriller, e anzi ogni disco successivo si mostrerà francamente sempre più debole fino a prodotti insipidi che piacevano solo ai fans più sfegatati.
Ma d'altronde, caro Jacko, dopo un disco come Thriller ti puoi permettere davvero di fare quello che ti pare perché il top l'hai già raggiunto e nessuno ti toglierà mai quel titolo di Re del Pop che ti meriti nella maniera più assoluta.