Anche oggi facciamo un salto indietro di 50 anni e torniamo a quel 1974, che ieri era importante per la letteratura, mentre oggi tocca alla musica poiché l'Eurovision Song Contest di quell'anno, che già si chiamava così, ma noi lo ribatezzavamo Eurofestival e non era nemmeno così seguito in tv, si teneva a Brighton nel Regno Unito e venne vinto giustamente dagli ABBA con la loro WATERLOO,
successo planetario che lanciò definitivamente il quartetto svedese (non poteva andare diversamente perché allora erano davvero bellissimi e bravissimi) adesso digitalizzato con i suoi avatar.
Fra gli altri partecipanti alla kermesse, c'era (pensa te) Olivia Newton John piazzatasi quarta per la Gran Bretagna anche se lei era australiana, al terzo posto Mouth & McNeal (seppure olandesi, erano stati a Sanremo lo stesso anno), e Gigliola Cinquetti al secondo posto per l'Italia, quest'ultima con la canzone SI, che fu più o meno il motivo per cui da noi la trasmissione fu mandata in differita solo un mese dopo; già perché quel titolo si temeva potesse influenzare i votanti del referendum sul divorzio che si teneva proprio in quei giorni. Non ridete perché giuro che è veramente andata così, ma tanto i più fortunati avevano seguito già lo spettacolo sulla tv Svizzera e su Tele Capodistria.
Quest'anno toccherà ad Angelina Mango a rappresentare l'Italia nella manifestazione che, edizione dopo edizione, diventa sempre più kitsch, ma anche sempre più divertente, e per l'occasione la nostra cantante ha dovuto accorciare leggermente la sua La Noia per restare entro il tempo assegnato che non può essere sforato in maniera categorica.
Pratica che fanno un po' tutti gli artisti in gara anche al Festival di Sanremo dove il tempo disponibile è un pochino di più, ma non sempre "contiene" il brano. In alcuni casi era bastato eseguire la canzone leggermente accelerata sui BPM per renderla più breve come aveva fatto Roberto Vecchioni quando ha vinto con Chiamami Ancora Amore.
E a proposito del Festivalone, ringrazio Ema Stokholma e Gino Castaldo che durante Back2Back su Radio 2 mi hanno fatto notare che Vai! di Alfa è IDENTICA a Run dei One Republic (anche il titolo in effetti pare una traduzione perché Il senso è quello) al punto da sembrarne una cover, cosa che non sarebbe ammessa dalla manifestazione.
Ma vabbè... stavolta è andata così... e, anzi, non è la prima volta.
Devo forse fare una lista di canzoni plagio presentate al festival?
A quanto pare è arrivato davvero l'ultimo concerto dei Kiss, tenuto il 2 dicembre al Madison Square Garden di New York, con alcune critiche sulle parti vocali preregistrate (Paul Stanley non è più quello di quando aveva 20 anni) e con sorpresa finale dell'annuncio che la band continuerà ad esistere nel tempo sotto forma di AVATAR DIGITALI grazie alla ILM di George Lucas, OPERAZIONE già testata con successo per gli Abba, che hanno portato in scena uno spettacolo sintetico al 50%, ma di grande impatto visivo.
E dato che è proprio l'impatto visivo quello che conta nella band di Simmons e Stanley, con i loro costumi, gli effetti speciali, gli allestimenti faraonici, senza nulla togliere alla parte suonata che però non si avvale certo di virtuosismi musicali, è venuta fuori questa idea balzana, ma che potrebbe anche funzionare in uno showbusiness dominato dalle super tutine (flop di The Marvels a parte, ma credo sia ormai chiaro anche a Kevin Feige che i super che vogliamo siano quelli di THE BOYS), mondo non così lontano dai Kiss poiché pure loro sono stati negli albi della Marvel anni fa, certo anche con un PESSIMO FILM sulla schiena dove mettono in mostra super poteri, ma all'epoca erano ragazzi e ci ragionavano poco sulle cose in favore di un entusiasmo del momento un po' fuori controllo.
Ci saranno quindi sempre i personaggi di The Cat e The Spaceman, ma ormai affidati ad Eric Singer e Tommy Thayer, dato che Peter Criss e Ace Frehley hanno da anni preso le distanze dalla band.
L'evento finale era già stato promosso a novembre da un LIGHT SHOW sull'Empire State Building, ma ancora non si sapeva nulla della band in versione digitale. Certo è che in fondo, nell'immaginario, questo nuovo passo è un'ulteriore consacrazione nel mondo fantasy per questi quattro personaggi e, come nel caso dei super-personaggi Marvel, e non solo, in cui le incarnazioni attoriali sono state molteplici, magari in futuro ci saranno anche due nuovi Demon e Starchild.
Sarà capitato a tutti di innamorarsi di una "rossa", chessó, Miriam Leone, Annalisa, Noemi, Geri Halliwell, cioè abbastanza normale dai; ma se invece è la rossa ad innamorarsi di te, allora la cosa diventa più complicata, specie se la "rossa" non è una donna, e difatti, proprio il 9 dicembre del 1983, nelle sale statunitensi usciva il film Christine che in Italia sarebbe arrivato alcuni mesi dopo con l'aggiunta di La Macchina Infernale, perché metti che qualcuno pensasse mai che fosse un film romantico tutto rosa zuccheroso eh...
Film invece celeberrimo con tanto di vero e proprio riassunto scritto sul poster originale italiano (sempre perché magari qualcuno non aveva ancora capito bene) e tratto da un romanzo altrettanto famoso di Stephen King che racconta di un'automobile d'epoca che si lega un po' troppo al suo proprietario (di solito succede il contrario, mi pare) e diretto da JOHN CARPENTER
(questa non è una scena del film, ma un Videoclip realizzato appositamente come un minifilm) che si firma anche una buona parte della colonna sonora come sempre nei suoi lavori (qui con Alan Howarth), mettendo però nella pellicola anche tutta una serie di canzoni radiofoniche niente male che vanno a formare quello che è il sabato musicale di oggi. C'è per esempio George Thorogood And The Destroyers che apre il film con BAD TO THE BONE mentre facciamo il primo incontro con la nostra automobile rossa, oppure ascoltiamo i giovani Rolling Stones con BEAST OF BURDEN, che viene trasmessa sulla radio di un'altra auto pedinata da Christine, mentre la nostra protagonista di suo fa sentire a manetta Little Richard con KEEP A KNOCKIN' durante un una scena in cui il titolo della canzone gioca un ruolo ironico con quello che sta succedendo. Ci sono anche gli Abba di THE NAME OF THE GAME fra le canzoni che si ascoltano durante la visione, anche se in questo caso il brano lo si sente solo per pochi secondi, ma va bene lo stesso perché i quattro svedesi a me piacciono un sacco e quindi non perdo l'occasione per postare il pezzo. E poi si ascoltano Ritchie Valens, Buddy Holly, Bonnie Raitt, a altri ancora, insomma una compilation di musica vintage niente male, dai.
Amadeus adesso lo ha preso come un appuntamento fisso e il suo Arena Suzuki è tornato anche quest'anno con l'aggiunta degli anni 2000 tenendo banco per tre serate nelle scorse settimane.
Devo dire che, rispetto alle edizioni precedenti stavolta c'è stato poco playback, persino con Alan Sorrenti che la volta prima invece aveva fatto solo il mimo.
Ha aperto la prima serata quel mito di musicista/produttore, ovvero Trevor Horn dei Buggles con Video Killed The Radio Star, il quale ha nel suo carnet anche personaggi come i Propaganda, i Frankie Goes To Hollywood e le Ta.Tu, senza dimenticare un certo periodo con gli Yes, quando li ballavamo in discoteca.
E poi ancora ricordi anni 80 con i Simple Minds e Jim Kerr che per esprimere la sua gioia verso il pubblico ti spara lì un "minchia!" che tanto lui vive in Italia da mo'.
La maggior parte degli artisti ha cantato sulle basi, ma per alcuni ho avuto l'impressione che fosse veramente tutto live anche la musica, o perlomeno una buona parte degli strumenti, come per Kool & The Gang, Howard Jones, Stadio, mentre altri, ma ripeto pochi, si sono affidati palesemente al playback come George McCrae e i Rubettes, gruppetto di pensionati che ce li vorrei sentire a sparare davvero Sugar Baby Love così acuta.
Alcune delle cantanti sono tuttora bellissime, come Natalie Imbruglia ❤️,
ma pure Mietta (dududùdadadà) e Lorella Cuccarini sono in ottima forma eh (come disse Morandi della seconda sul palco dell'Ariston), e altri di quelli saliti sul palco sono gli stessi originali, mentre quelli che, nonostante l'età, tengono botta magari mettono qualche nuovo componente nella formazione, e altri da duo che erano si presentano adesso in veste di solisti come Haiducii con DRAGOSTEA DIN TEI, e se a qualcuno parevano fuori posto Iva Zanicchi e Orietta Berti, dico che specie la seconda, perché la prima in effetti caciarona com'è "sbraga" un po', hanno mostrato a tutti come sia ancora esistente il "bel canto", quello vero.
Persino gli Abba sono stati presenti grazie ad uno dei tanti gruppi tributo che ne portano in giro le canzoni.
Discorso a parte invece per Plastic Bertrand che ha eseguito finalmente Ca Plane Pour Moi con la sua vera voce invece di usare quella dei dischi che era del cantante e produttore LOU DEPRJICK, scomparso di recente, e per un irriconoscibile Pino D'Angiò che ha avuto dei gravissimi problemi di salute (tumore alla gola) e, al contrario, su quel palco non poteva fare altro che utilizzare il playback perché ormai parla veramente con grande fatica. Canzone, la sua MA QUALE IDEA, che nella sua semplicità di brano pop dance sulla scia dello stile di Nile Rodgers, rimane ancora un pezzo irresistibile nonostante siano passati più di 40 anni.
Quindi Amadeus... ci si vede anche l'anno prossimo?
Avendo già riempito di musica il post del venerdì per quell'ADDIO che sappiamo, oggi dedico al cinema il sabato, e in questo caso devo dire che prendere in mano una saga di film come Dungeons & Dragons, dopo il fiasco clamoroso del primo con Jeremy Irons e Thora Birch uscito più di 20 anni fa con ingenti tagli sul budget che ne hanno minato gli effetti speciali in postproduzione e il montaggio finale, e poi seguito da due sequel televisivi, pure quelli di poca importanza, poteva essere un rischio grosso, anzi enorme.
E invece stavolta è andata bene perché per 2 ore e 15 mi sono divertito un mondo in questo regno di maghi, streghe e canaglie (forse ecco la connessione).
Chris Pine, faccia da schiaffi del gruppo, ovvero il nuovo capitano Kirk della discussa nuova saga di Star Trek (ma non solo, ok),
Michelle Rodriguez, che pesta duro come ogni volta che la vediamo sullo schermo perché ha il fisico (ma finché funziona perché cambiare?),
Sophia Lillis, adorabile mutaforma in grado di diventare una gigantesca creatura bestiale oppure un minuscolo insetto con anche pose plastiche da Black Widow e vista in IT e I'M NOT OK WITH THIS,
e Justice Smith, stregone non proprio espertissimo, che con Will non c'entra, formano una squadra che, avendo visto da poco il terzo episodio dei GUARDIANI, non ho potuto fare a meno di trovare abbastanza simile a quella di Starlord, tanto più che c'è anche un cameo di Bradley Cooper.
Appare anche, da BRIDGERTON, Regé-Jean Page a contrastare il cattivone di turno cioè un divertentissimo Hugh Grant doppiato da Luca Ward che per una volta smette di gongolarsi nella propria voce da figo e si cala totalmente nelle espressioni ridicole del personaggio
aiutato da una tizia altrettanto malvagia che pensavo fosse Helena Bonham Carter (perché miii era ugguale ugguale a parte l'età, ma ormai nel cinema non conta più, vero Harrison?) e invece era Daisy Head,
il cui zio famoso è nientemeno che Murray Head del quale negli anni 80 ballavamo la sua ONE NIGHT IN BANGKOK, tratta dal musical (che non ho mai visto) firmato dalla quota maschile degli ABBA (e nella canzone lo stile dei due svedesi si sente parecchio) con Tim Rice, cioè Chess. Quanto il film sia attinente al famoso gioco di ruolo non lo so perché, mea culpa, non ci ho mai giocato, ma di sicuro è un film che diverte un sacco ed è quello che conta.
The Alan Parsons Project è un nome che inevitabilmente evoca i legami con i Pink Floyd, ma che può vantare anche una più che dignitosa discografia personale culminata negli anni 80 con dischi come The Turn Of A Friendly Card, Eye In The Sky e Ammonia Avenue, e proseguita comunque fino agli albori degli anni 90.
A questo Project di Alan Parsons diviso con il già compianto Eric Woolfson (insieme nella foto), hanno collaborato svariati musicisti e cantanti, fra cui anche JOHN MILES, quello della hit Music, ma l'unico session man che ha suonato la chitarra in proprio tutti gli album è stato Ian Bairnson, chitarrista scozzese che purtroppo è mancato nei giorni scorsi a 69 anni affetto da demenza senile.
Di lui ricordo con piacere specialmente l'assolo nel finale rock che rivoluziona la splendida ballad dal gusto folk NOTHING LEFT TO LOSE. Sempre Ian lo possiamo ascoltare come session man in moltissimi lavori di diversi artisti e in particolare nei primi 4 album di Kate Bush; difatti è sempre suo l'assolo in WUTHERING HEIGHTS, che molti, sulle prime, avevano attribuito invece a David Gilmour dato che Kate era stata una sua scoperta. Della stessa canzone esiste anche un altro video girato in esterno e molto più lungo perché si riferisce alla versione estesa, o per meglio dire INTEGRALE, contenuta nel LP The Kick Inside di Kate dove anche il solo di Ian dura di più, e sul modo spesso selvaggio di editare le versioni per i 45 giri in quegli anni avevo dedicato tutto un INTERO POST.
L'esordio di Ian avvenne con i Pilot nel 1973 il cui singolo MAGIC era già prodotto da Alan Parsons, ma canzonetta francamente "etta-etta" dove nel video lo si vede imbracciare la Gibson Double Neck come Jimmy Page. Ian sarà anche presente in molte delle varie reunion live del Project.
Sempre nel mondo musicale gli Abba danno l'addio a Lasse Wellander, 70 anni e da sempre loro chitarrista, ma bisogna specificare che non è uno dei quattro fondatori che danno il nome al quartetto come invece alcuni hanno pensato apprendendo la notizia sui social,
mentre nel cinema ci lascia Michael Lerner ad 81 anni, caratterista visto in parecchie pellicole fra cui Elf, Harlem Nights, Godzilla e con pure una nomination per l'Oscar grazie a Barton Fink.
Dopo quella di IERI, anche quella di domani è un'altra data che ha creato anch'essa non poco scalpore, ma stavolta nel mondo della musica poiché l' 11-12-1982 gli Abba annunciavano ufficialmente il loro scioglimento dopo 10 anni di carriera, un periodo durante il quale i quattro erano anche stati due vere coppie poi scoppiate, e con una quantità di successi talmente fitta che a me gli anni insieme a loro parevano fossero stati anche di più.
Dopo lo scioglimento arriva nello stesso anno un vero botto post Abba con Phil Collins a produrre e suonare la batteria, come solo lui sapeva fare quando stava in salute, per l'album di Frida (Anni-frid) con quel singolo bomba che è stato I KNOW THERE'S SOMETHING GOIN'ON.
Prima di questo lei aveva già due album all'attivo, ma in svedese e perciò mai sentiti nel resto dell'Europa.
Il primo DISCO DA SOLISTA di Agnetha (in verità anche per lei il primo in inglese, ma precedentemente e parallelamente agli Abba la cantante aveva già pubblicato diversi album in lingua svedese) arriva invece nel 1983, ma sarà un lavoro che però non viene quasi notato se non dagli addetti ai lavori.
I due ragazzi invece si prendono il tempo che gli serve per lavorare senza fretta a MAMMA MIA, il musical che diventerà anche quello uno dei grandi successi legati ai quattro svedesi rimanendo in cartellone ovunque e, naturalmente, anche campione d'incassi al cinema.Bjorn e Benny, chitarre e tastiere, nei dischi apparivano vocalmente molto poco rispetto ad Agnetha e Anni-frid, ma nell'insieme si sentivano anche loro, e in alcuni rari casi pure da lead vocal come per esempio in DOES YOUR MOTHER KNOW?.
Quello che contava di più però era che, oltre a canzoni senza dubbio ben costruite, i quattro si presentavano soprattutto belli da vedere e con un sound positivo in un epoca, quella dei primi anni 70, quegli anni chiamati anche "anni di piombo" per vicende di terrorismo non proprio piacevoli, dove la musica era invece puntata verso il progressive concettuale, per cui gli Abba erano apparsi come una stella brillante (anche un po' kitsch) in un universo di cupezza.
Quella stella che ha continuato a brillare anche dopo la fatidica data dello scioglimento con i fans che hanno sempre chiesto a gran voce una reunion mai soddisfatta fino al giorno in cui la ILM ha creato i loro AVATAR DIGITALI per riportarli sul palco giovani e belli come negli anni d'oro.
E il fenomeno a quel punto si è ripetuto nuovamente come se il tempo non fosse mai passato.
Quando si parla di tributi è facile che vengano in mente LE ROCAMBOLESCHE AVVENTURE DI ROBIN HOOD CONTRO L'ODIOSO SCERIFFO (come quella serie tv di Mel Brooks) dove lo sceriffo era appunto quello di Nottingham che riscuoteva le tasse senza troppa gentilezza, e una delle versioni più riuscite di tale personaggio è senza dubbio quella della Disney,
specie in un momento come questo in cui il governo si inventa maneggi per incrementare le casse dello Stato.
Ma per fortuna i tributi sono anche quelli musicali e a me piace trovare su YouTube delle band, il più delle volte amatoriali, che ricreano il sound dei loro idoli come i PERSONAGGI DEGLI ANNI 80 oppure i BEATLES, e ancora di più quando ne ricreano anche il look come nel caso dei KISS e DEPECHE MODE.
Un po' tutte le band famose (e anche solisti) hanno il loro tributo e non lo considero uno scimmiottamento come tanti denigratori sostengono, ma piuttosto un segno di quanto il lavoro degli originali sia stato apprezzato.
È infatti stavolta il caso degli ABBA TIME, assolutamente italiani, che ovviamente propongono uno show con canzoni e costumi dei quattro svedesi (ma sul palco sono in sei) con tanto di maschietti parruccati come Bjorn e Benny che li per lì fanno un po' buffo, ma il risultato poi è che tutto l'insieme ti porta come ad un concerto vero degli Abba,mentre quelli originali sono ricorsi ultimamente agli OLOGRAMMI DIGITALI a causa di un'età ormai un po' avanzata.
Sempre sulla scia della copia carbone è DANIELE SI NASCE, cantante che da oltre 20 anni si esibisce nei panni e nella voce di Renato Zero.Daniele, che di cognome fa Quartapelle ed è una classe 1968, aveva anche vinto un'edizione di Tali E Quali Show, cioè lo speciale in cui ad esibirsi non sono vip, ma persone più o meno qualunque.
Sempre italiani sono i PINK SONIC del chitarrista e cantante Francesco Pavananda dal lungo capello come il Gilmour degli anni 70, i quali portano sul palco un light show che sembra davvero preso in prestito dai veri Pink Floyd (versione appunto Gilmour) con fumi, laser eccetera.Meno fedeli visivamente, ma musicalmente ineccepibili sono i 7MA ONDA, tributo ufficiale ai gloriosi Nomadi dove la voce del cantante ricorda più il periodo di Danilo Sacco (non certo per l'hairstyle) e anche Yuri Cilloni, l'attuale frontman, piuttosto che Augusto Daolio.Dal punto di vista look invece i CAPOVOLTI sono lontani anni luce da Vasco Rossi di cui sono la tribute band, cioè niente cappellini, occhiali da lanciare, giubbotti di pelle e mosse copiate dall'originale, ma quello che conta è che sono anche loro ottimi musicisti (ben sette) e si avvalgono ogni tanto della presenza come guest di Maurizio Solieri, storica chitarra del rocker di Zocca e decisamente un valore aggiunto.Direi che anche per oggi nel post c'è n'è un po' per tutti i gusti.
Il film di Allen non parla di concerti, no, però il titolo cade a fagiuolo perché lo scorso anno si parlava parecchio di questo ritorno sintetico in un NUOVO LIVE con gli Abba in versione digitale ricreati grazie ai loro avatar con l'immagine che avevano negli anni 70,
il periodo di maggiore successo per la band svedese, ed avevo espresso un po' di perplessità sul fatto che un tale modo di fare un concerto potesse essere accettato davvero come una vera esibizione live, supponendo piuttosto che la presenza degli avatar fosse confinata magari ad una piccola parte del concerto.
Il risultato degli spettacoli di 90 minuti che si sono tenuti nei giorni scorsi e andranno avanti fino ad ottobre con due show al giorno, pomeridiano e serale, invece mi ha smentito drasticamente perché le date a Londra in quel palazzetto costruito appositamente, hanno portato in scena uno show INTERAMENTE digitale dal punto di vista visivo, con le voci dei quattro estrapolate dai nastri originali (perciò non ancora gravate dall'età) e il supporto di una vera band completa di coriste che suonava dal vivo sulle loro tracce vocali: cioè si tratta dell'esatto contrario di quello che fanno i cantanti quando cantano su una base musicale.
Tali spettacoli sono stati un successo clamoroso di pubblico, e le immagini video che circolano ormai da un po' di tempo dimostrano quanto faraonico e impressionante sia l'effetto finale.
Alla prima data i VERI ABBA hanno anche fatto l'apparizione finale per ricevere l'applauso del pubblico.
Il loro caso però è abbastanza particolare, in quanto le loro canzoni, senza dubbio grandi composizioni in grado di reggere il passare degli anni, vivevano (e vivono tuttora) in simbiosi con l'immagine accattivante (e perché no? sexy) di Agnetha e Annifrid che inevitabilmente catalizzavano l'attenzione lasciando un posto di secondo piano a Bjorn e Benny.
Per cui, in effetti vedere oggi 4 settantenni fare le stesse pose e mossette ammiccanti che facevano 50 anni prima in costumi kitsch e magari con qualche improvviso calo di voce, rischiava di essere abbastanza ridicolo (cioè per dire... la vedresti una reunion delle Spice Girls fra 20/30 anni??? Boh... Magari in digitale si), mentre ora al loro posto i movimenti li fanno 4 giovani controfigure che assumono il loro aspetto digitalmente, perché sennò si aveva quell'effetto di Robert DeNiro ringiovanito in volto in The Irishman, ma inevitabilmente goffo come lo è un uomo della sua età.
A tal proposito citavo come esempio opposto l'effetto che i concerti dei Kiss (altro pianeta ovviamente) senza lifting digitale fanno ancora oggi, ma dove grazie ai costumi e al trucco (pesantissimo), effetti speciali meccanici e non, e a due nuovi elementi della band, pare che gli anni non siano passati nonostante Gene e Paul siano più o meno coetanei degli svedesi; ma nel loro caso funziona anche con la loro età avanzata perché appunto si gioca su un'altro campo molto distante dal mondo degli Abba.
Insomma è sempre il pubblico che ha mostrato, in entrambi i casi, di volere vedere proprio questo e allora al pubblico sì dà questo, facendo così partire già un migliaio di ipotesi su come ricreare un Michael Jackson e i suoi passi di ballo o un Elvis Presley ancheggiante.
No... Ferma tutto!!!
Non credo che sarebbe la stessa cosa, e tantomeno sarebbe una buona idea riportare in scena miti come Jimi Hendrix dove era il suo modo di suonare la chitarra che faceva lo show e non l'immagine patinata.
A questo proposito infatti i superstiti Led Zeppelin sarebbero stati contattati per creare con loro un concerto simile a quello degli svedesi, ma l'idea non è stata gradita e non se ne farà nulla, anche perché "Bonzo" Bonham non potrebbe ovviamente prendere parte al progetto.
Ologrammi con immagini di cantanti scomparsi sono in effetti già stati usati come brevi apparizioni, ma nel caso degli Abba, che invece sono tuttora vivi e vegeti, la cosa pare funzionare in maniera particolare perché loro sono stati una realtà unica nella musica, e forse a sto punto mi sono convinto anch'io che il modo migliore per riproporre un concerto degli Abba nel 2022 sia proprio questo.
Basta però non farsi prendere troppo la mano e lasciare gli altri miti dove stanno.
È ripartito X-Factor, ma mi riservo di parlarne con comodo più avanti della piattezza riscontrata nelle prime audizioni, dato che spero vivamente in qualche miglioramento. Quindi venerdì musicale invece all'insegna della nostalgia, dato che per anni e anni ai 4 svedesi più famosi del mondo, meglio conosciuti come ABBA, sono state fatte proposte miliardarie per tornare insieme live on stage, ma niente, sempre ciccia che c'ho la sciatica, e l'artrosi, e i chili di troppo, e la ricrescita, e il torneo di burraco, e il bingo... Insomma ogni scusa era buona per procrastinare un ritorno tanto richiesto. Ma un bel giorno non ti arriva in giardino la ILM di George Lucas al gran completo con tutto un armamentario tecnologico da paura? I tecnici prendono i 4 e li infilano dentro a delle tute MOCAP
che paiono tutti Andy Serkis mentre recita nei film per fare Gollum o King Kong o chiunque altro, che tanto l'Andy vero non lo vedi mai.
Fanno settimane di riprese digitali e alla fine ti creano i 4 avatar degli ABBA con lo stesso aspetto che avevano negli anni d'oro del grande successo.
"Sul palco ci mettiamo loro con 10 musicisti e voi cantate dietro le quinte"
"Ma che, possiamo stare in pigiama e pantofole?"
"Al limite pure quello, si, tanto gli stivaloni zeppati e i costumi luccicanti li facciamo mettere ai vostri avatar e voi potreste anche starvene a casa che con la tecnologia 5G siete sincronizzati sul palco senza ritardi esattamente come la Nannini aveva fatto a X-Factor"
"Nannini chi?"
"No niente, lo so che conoscete solo i Ricchi E Poveri perché raccontano in giro che li avete copiati... Allora dai, vi gusta l'idea?" (accompagnando la frase con un assegno pieno di zeri).
E la risposta più o meno dev'essere stata "Urka!!!", tipica espressione svedese che infatti ricorda un mobile dell'Ikea.
Beh, ovviamente il siparietto è tutto inventato, eccetto per la creazione degli ABBA virtuali, ma sul loro utilizzo effettivo non è ancora dato sapere il modo e quanto saranno in scena effettivamente, e per ora solo questo è quanto si sa di quest'evento che si terrà a Londra nel 2022 in un'ABBArena costruita appositamente,
al quale seguirà un tour.
Il tutto anticipato da un nuovo album dal titolo Voyage in uscita il 5 novembre con dieci canzoni tutte nuove, due delle quali sono già state pubblicate: la ballad I STILL HAVE FAITH IN YOUnel cui videoclip si vede sul finale il lavoro fatto digitalmente dalla ILM, e quella un pochino più ritmata con certi suoni che riportano immediatamente echi della famosissima Dancing Queen, DON'T SHUT ME DOWN. Della stessa canzone gira anche una versione del videoclip che mostra molto del BACKSTAGEper creare gli avatar.
Tutto sto impianto virtuale alla fine arriva a supportare la prova live perché l'immaginario degli ABBA è legato parecchio a quel look glam che arriva un pochino anche dal mondo di BARBARELLA,
e farlo riproporre a 4 signori ultrasettantenni forse sarebbe risultato alquanto buffo, per non dire di peggio.
Ma si, è anche vero che i Kiss indossano ancora gli stessi costumi di una volta per il loro tour di addio MOMENTANEAMENTE SOSPESO causa Covid-19, ma francamente non è esattamente la stessa cosa, dai...
Comunque, da quel che posso dire dall'ascolto dei due singoli, forse in verità i pezzi non reggono bene il confronto con le grandi hit del passato, ma di buono c'è che le loro voci invece sembrano non risentire granché dell'età avanzata, per cui mi sento di sperare che l'ausilio degli avatar non sia, come le prime voci che son state messe in giro, per tutto il concerto (sarebbe assurdo), ma semmai sia limitato ad un solo blocco di canzoni, ad un gioco del "come eravamo", è cioè si spera che Benny, Bjorn, Agnetha e Frida si mostrino sul palco anche così come sono veramente (Come As You Are direbbe Kurt Cobain) per ricevere in carne ed ossa, o come si dice in gergo "in the flesh", l'abbraccio di un pubblico che li ha attesi con tanto affetto per 40 anni.