Oggi un post retrospettivo anche relativo allo stesso mio blog poiché è trascorso mezzo secolo da quando il Concorde ha spiccato il primo volo.
Un aereo supersonico innovativo con quel muso che si abbassava come un becco e diventato protagonista anche di Airport 80, l'ultimo dei film ufficiali a tema CATASTROFICO/VOLANTE e film che però curiosamente il titolo originale riportava sia il nome dell'aereo che l'anno 79,
perché da noi lo avremmo visto un anno esatto dopo con ALAIN DELON che si faceva un mazzo tanto come pilota a causa di tutta una serie di tentativi di sabotaggio/abbattimento, e George Kennedy che ancora non aveva incontrato Frank Drebin.
Piccola curiosità sul doppiaggio italiano che chiama Dallas l'aeroporto di Washington mentre invece è Dulles che in effetti ha una pronuncia quasi simile.
Aereo, proprio quello usato per le riprese,
che finirà distrutto nel terribile incidente del 24 luglio del 2000.
Velivolo inoltre rivelatosi utile a Phil Collins durante il Live Aid per fare un volo intercontinentale dopo la sua esibizione e andare a riesibirsi con i Led Zeppelin. Purtroppo non al meglio poiché una volta sul palco il drummer dei Genesis si accorse di non conoscere così bene le canzoni del Dirigibile e così preferì fare un quasi playback toccando piano i tamburi e lasciando fare il grosso del lavoro all'altro batterista Tony Thompson come già avevo raccontato QUI.
Sempre in quel post avevo anche raccontato di come la serie tv britannica U.F.O. avesse anticipato con un velivolo molto simile l'apparizone dell'aereo francese che arriverà alla fine del suo compito nel 2003, anche quello già raccontato su queste pagine web in quello stesso POST dedicato.
Ogni giorno scopro qualcosa di nuovo, come, per esempio, che oggi è la giornata internazionale dei mancini.
Mancini che nella musica di un certo livello hanno lasciato il segno come nella figura di Paul McCartney per dire, lui da solo o con i Beatles imbracciando quel basso Hofner a forma di violino, idolatrato dai cultori musicisti, ma in realtà Paul ammise che aveva usato quello semplicemente perché era economico e all'epoca non poteva permettersi altro.
Tra i miti mancini poi c'è sicuramente Jimi Hendrix la cui chitarra era realizzata per destrorsi, ma il genio di Seattle ne aveva ribaltato le corde.
E poi ci sono anche batteristi mancini, cioè che tengono rullante e charleston invertiti rispetto ai loro colleghi, e uno di loro è Phil Collins,
mentre un altro, anche lui "abbastanza famoso", è Ringo Starr.
Tornando ai chitarristi mancini famosi abbiamo Tony Iommi dei Black Sabbath,
quanto mai d'attualità in questo periodo in cui anche chi fino a ieri ascoltava solo Alessandra Amoroso e Tony Effe, adesso si dice fan sfegatato della band di Ozzy Osbourne.
Anche Mark Knopfler sarebbe mancino, ma suona la chitarra da destrorso, con però una manualità particolare sul manico dovuta alla sua caratteristica, come sarebbe mancino anche Noel Gallagher degli Oasis,
ma anche lui imbraccia lo strumento come destrorso così come lo fa anche Steve Morse il successore di Richie Blackmore nei Deep Purple.
Era invece destrorso Kurt Cobain, ma preferiva usare chitarre mancine.
Mancino era anche Ziggy Stardust, il personaggio alterego di David Bowie (anche lui era un mancino che suonava da destrorso) e lui stesso infatti lo dice nella canzone che porta quel nome come titolo,
quella canzone che avevo conosciuto prima nella versione un po' più dark dei Bauhaus in QUEL PERIODO degli anni 80 in cui gravitavo tra paninari e DARK, appunto, e solo in seguito sono andato a scoprire l'originale del White Thin Duke.
Ma vedi che anche le cover, se fatte bene, sono utili alla crescita musicale?
Quindi, come lassù nel titolo, tanti auguri ai tanti mancini!!!
Quarant'anni fa si teneva in contemporanea, a Londra nello stadio di Wembley e a Philadelphia al JFK Stadium, lo storico concerto del Live Aid nato dall'idea di Bob Geldof e Midge Ure per raccogliere fondi con l'intenzione di alleviare il problema della fame in Etiopia.
Fu una passerella di artisti notevole, ma non priva di problemi dato che, a parte l'esibizione dei Queen ripresa, anzi, fotocopiata poi nel film BOHEMIAN RHAPSODY (della quale Brian May non rimase molto soddisfatto comunque), tanti furono i problemi tecnici dovuti principalmente al fatto che non c'era tempo di fare prove e sound check, ma gli artisti dovevano salire sul palco ed esibirsi "pronti-via" con giusto il tempo di collegare i cavi agli strumenti e con i tecnici al mixer che settavano tutto al volo.
Non mancarono nemmeno le critiche, una delle quali è forse la più feroce quella di Morrissey, leader degli Smiths, che ha da sempre avuto un pessimo rapporto con il governo inglese e infatti non partecipò dichiarando che Margaret Thatcher avrebbe potuto da sola offrire quei fondi che invece sono stati donati dalle classi meno abbienti.
Sempre il fattore soldi fu il motivo per cui altri artisti non parteciparono come i Tears For Fears poiché Roland Orzabal voleva da Geldof delle prove tangibili che quei soldi sarebbero davvero andati in beneficenza (ma si raccontano anche versioni diverse), forse ricordando l'evento del Concert For Bangladesh organizzato da George Harrison dove sembra che qualcuno si prese i soldi e scappò come fosse un film di Woody Allen.
E si, anche questo Live Aid fu un evento musicale sotto il sole cocente come quello che avverrà vent'anni dopo di cui avevo parlato QUI poiché tutto cominciò intorno alle ore 12 per terminare poi di notte, ricordando pure Phil Collins che fece quel famoso TOUR DE FORCE (un po' una sboronata, dai) con il Concorde per suonare anche a Philadelphia con i Led Zeppelin.
Più del 90 per cento delle tv mondiali rimase collegato in diretta per l'evento dovendo a volte scegliere quale delle esibizioni mandare in onda poiché ad un certo punto le performances tenute nelle due locations si sovrapponevano.
Da notare che poi il riversamento in home video cercò di correggere le imperfezioni come quella terribile STECCA presa live da Simon LeBon su A View To A Kill, che venne abilmente sovraincisa, mentre quella sul piano fatta da Phil Collins rimane e va bene così (c'è nel link lassù) che tanto l'ex Genesis l'aveva presa in ridere.
Controversie o no, rimane comunque un evento storico che molti di quelli che stanno leggendo avranno anche vissuto in diretta tv come il sottoscritto, ed evento che ha contribuito a rendere così speciali gli Anni 80.
No, niente strani duetti musicali qui, anche se l'attrice in questione (pochi lo sanno) ha avuto anche esperienze come cantante nel cui primo album aveva collaborato anche David Bowie.
La concomitanza è che quarant'anni fa nasceva appunto una bambina che la famiglia Johansson (papà danese e mamma americana) chiamerà Scarlett Ingrid, quindi auguri per il traguardo dei suoi 40 alla Black Widow della Marvel. Esattamente nello stesso giorno, però di dieci anni prima, invece usciva un doppio LP dei Genesis dal titolo THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY che, oltre ad essere un concept album, cioè una vera e propria opera prog, era anche il disco che sanciva la fine del quintetto inglese nella versione con Peter Gabriel come frontman.
La band andrà avanti ancora con due dischi di studio in formazione a quattro con Phil Collins a cantare al posto di Peter mantenendo comunque anche il ruolo di batterista, e con il doppio live SECONDS OUT terminerà anche la collaborazione con Steve Hackett alla chitarra, arrivando così alla formazione a tre che conosceremo da lì in poi, e anzi, probabilmente molti hanno in mente solo quella poiché è proprio il trio ad aver avuto il maggior riscontro commerciale durante gli anni 80, con il supporto dal vivo di Chester Thompson e Daryl Stuermer (seconda batteria e chitarra)
in posa agli estremi della foto insieme ai tre.
Tornando però al disco in questione, questo arrivava dopo il mitico Selling England By The Pound, che ebbe un successo clamoroso e nello stesso anno era stato potato live anche in Italia, perciò era inevitabile il confronto tra i due, dove "The Lamb" risultava essere molto più introverso (dissero anche pretenzioso) per la storia che raccontava (pare che Jodorowski ne volesse fare un film), a tratti pareva quasi recitato con melodie non proprio immediate, e all'inizio non venne recepito molto bene dal pubblico.
Inoltre le rappresentazioni dal vivo stavano diventando sempre più un one man show di Peter come quelli che porterà in scena poi nella carriera solista
(quel meraviglioso Secret World Tour) specie qui che, interpretando l'opera, finiva per mettere in ombra il resto della band che si sentiva come ridotta ad un gruppo di accompagnamento per l'istrione davanti a loro.
Tali malumori portarono quindi a quella famosa separazione che, tutto sommato, venne tamponata dai rimanenti musicisti nel migliore dei modi, come dicevo prima, certamente cambiando anche il modo di fare musica, orientandosi più direttamente al pop, ma saper cavalcare il successo è anche questo.
Da questo disco i Genesis in trio continueranno ad eseguire dal vivo comunque la title track e la meravigliosa THE CARPET CRAWLERS, canzone che, nonostante arrivasse da un album prog e il testo fosse tutt'altro che romantico, in quegli anni 70 (e anche in seguito) faceva anche da colonna sonora per momenti da alcova, magari diffusa dagli altoparlanti dell'autoradio.
"The Lamb", anche se è un disco difficile, comunque rimane una pietra miliare della musica al punto che spesso musicisti famosi lo hanno portato in scena integralmente proprio come un'opera classica, ma non solo internazionali perché lo HA FATTO anche il nostro Max Gazzè che, ci tengo a ricordarlo, è uno dei migliori bassisti che abbiamo nonostante molti conoscano il suo repertorio per canzoni che fanno lililli lalalla e basta.
Anche nel suo caso è pop, ma fatto molto bene.
Tant'è che comunque nel 2025 uscirà una versione super extended di "The Lamb" con demo e inediti, e con anche un disco live incluso.
E il bello è che, già così com'era, era un maxi disco che durava più di un'ora e mezza, essendo doppio, ma per i collezionisti va bene tutto dai...
Allora, è arrivato su Netflix il secondo blocco della QUARTA STAGIONE di Emily In Paris (ma perché deve essere così complicata la Enne rossa?) e ad un certo punto diventa Emily In Rome dato che la nostra protagonista finisce proprio nella capitale per una serie di motivi sentimentali, seguita dai colleghi per invece una serie di motivi professionali.
Per una serie di coincidenze che ci riportano a La Dolce Vita di Fellini, il motivo sentimentale si chiama Marcello con tanto di Fontana Di Trevi, ma senza entrarci dentro.
Essendo quindi ambientata a Roma vi partecipa un certo numero di attori nostrani fra cui Anna Galiena e Raoul Bova che ridoppiandosi offrono una performance tremenda e non è la prima volta che noto questo fatto quando ci sono certe ospitate in fiction internazionali.
Altro cameo che invece non avevo per niente riconosciuto è quello di Rupert Everett barbuto.
I detrattori della serie tv hanno sempre detto che questo è un prodotto che puoi mettere in sottofondo mentre stai facendo altro di più interessante perché nella mezz'ora di ogni episodio non succede praticamente nulla perciò non ti perdi niente, ed io mi sono sempre scagliato contro tale affermazione perché invece ci avevo sempre trovato freschezza, dialoghi frizzanti e colore come si sentiva in altre serie come Una Mamma Per Amica.
Beh, in effetti stavolta ci sono parecchi cali di ritmo per cui un po' di più delle altre volte ci si annoia.
Eh, se le cose le devo dire le dico, seppure Emily in questa seconda tranche con l'asticella dei costumi abbia raggiunto livelli di molto superiori poiché sfoggia fra le tante cose un altro outfit zentai camuffato sotto altri capi d'abbigliamento, ma che si fa notare lo stesso, ed anche un catsuit rosso con stivali d'ordinanza in coppia con l'amica Mindy.
E siccome molti degli abiti (spesso appunto improbabili) che la figlia di Phil (Collins) indossa sono presi direttamente dalle passerelle modaiole, pensa un po' se davvero tale moda diventasse un trend.
Scomodo, ma originale senza dubbio e che non passerebbe certo inosservato.
Domenica calda, afosa e purtroppo con alcuni personaggi da ricordare che ci hanno lasciato nei giorni scorsi come John Mayall, 90 anni, leggenda del blues britannico, cantante, chitarrista e armonicista (ma per non farsi mancare niente suonava anche il piano) poi trasferitosi negli States.
Tra le tante canzoni di una discografia che definire nutrita non rende l'idea (guardate un po' Wikipedia), una delle più famose è THE BEAR del 1968.
Sempre per la musica se n'è andato ad 88 anni Abdul "Duke" Fakir, ovvero l'ultimo dei The Four Tops originali,
quartetto che ci riporta ai tempi della Motown delle canzoni firmate Holland-Dozier-Holland, e che, oltre che in quei brani storici come REACH OUT (I'LL BE THERE), avevamo visto ancora all'opera negli anni 80 nella soundtrack del film BUSTER con Phil Collins.
Ancora la musica, però stavolta dietro la consolle, ci porta la notizia della scomparsa di Giancarlo Guardabassi ad 87 anni, storica voce dei Dischi Caldi sulla radio nazionale,
ovvero le canzoni che erano lì lì per entrare nella Hiiiit Paradeeee di Lelio Luttazzi (la pronunciava così con enfasi Lelio), e prima ancora anche autore di canzoni e a volte pure cantante.
Di lui e del suo pogramma alla radio avevo accennato qualcosa tempo fa perché mi aveva fatto conoscere la colonna sonora di un film caposaldo dell'erotismo che è HISTOIRE D'O.
Come autore invece Giancarlo era per la precisione paroliere e suoi erano i testi di, per esempio, Se Vuoi Uscire Una Domenica Sola Con Me cantata da un giovanissimo Gianni Morandi, Pietà Per Chi Ti Ama per la voce di Massimo Ranieri e il famoso CASATSCHOK che cantava una bellissima Dori Ghezzi e disco a 45 giri che una mia vicina di casa faceva girare parecchio sul suo mangiadischi rosso.
Sabato beatlesiano oggi perché esattamente 60 anni fa usciva nelle sale britanniche A Hard Day's Night, il primo film con i Beatles diretto da Richard Lester e che arriverà da noi con il titolo Tutti Per Uno, con una locandina italiana che sarebbe da denuncia per la bruttezza dei ritratti dei quattro.
In effetti ne avevo già parlato all'incirca una settimana fa ricordando L'USCITA in anteprima del vinile con la colonna sonora del film, ma senza mettere nemmeno una canzone dei Fab Four, quasi come succedeva in quel film su John Lennon dal titolo NOWHERE BOY. Oggi invece recupero qualcosa come la TITLE TRACK perché intanto non sono quella canaglia di James Bond e ascoltare i Beatles, al contrario della famosa spia, a me piace sempre, mentre lui nella nota scena di Goldfinger era abbastanza esplicito nei loro riguardi, ma, aggiungo io, senza motivo senonché entrambi i film erano un prodotto della United Artists dello stesso anno e quindi citare i quattro in quel modo ironico potrebbe essere stata anche una furbetta manovra promozionale dato che il romanzo di Fleming è del 1959 e quindi tale frase nel libro ovviamente non c'era perché i Beatles ancora non erano nati.
E aggiungo anche qualche altra gustosa curiosità in più, come che nel film si sente suonare anche Jimmy Page in ben due momenti, uno sul treno tramite una radiolina che Ringo accende per un attimo, e poi il futuro Led Zeppelin suona la chitarra ritmica durante RINGO'S THEME che altro non sarebbe che la versione strumentale di This Boy, canzone che accompagna sempre Ringo in giro da solo per Londra. Una simpatica curiosità sull'attore Wilfrid Brambell è che, nonostante facesse la parte del nonno di Paul, all'epoca aveva solo 52 anni, ed è anche da notare (se ci riuscite) il cameo di un giovanissimo tredicenne Phil Collins, che all'epoca ovviamente non era ancora il batterista dei Genesis, e che appare tra il pubblico che assiste al concerto dei Beatles.
Concludo il post di oggi esattamente come il film, cioè di nuovo con la canzone che dà il titolo alla pellicola e che alla fine si riascolta sulla scena di chiusura coi ragazzi che partono in elicottero e sui consecutivi TITOLI DI CODA che in questo caso non sono dei semplici nomi che scorrono su fondo nero come siamo abituati oggi, e il fatto che ci siano stati dei titoli di coda era cosa molto rara nei film dell'epoca dove invece si tenevano più in considerazione quelli di testa come 007 (eccolo che torna) ne ha fatto un vero e proprio marchio di fabbrica.
Adesso probabilmente non lo fa più nessuno, ma all'epoca dei vinili non era raro trovare nella busta interna del disco, riportata tutta la discografia precedente dell'artista, così come adesso quando guardi un film su una piattaforma poi ti vengono proposti altri titoli con la motivazione "potrebbe piacerti", e nei dischi dei Genesis del periodo Charisma c'erano infatti sempre riportate tutte le copertine degli album precedenti e anche quelli solisti, nonché, nel caso di Phil Collins, persino i dischi incisi insieme ai BRAND X, gruppo jazz/fusion di cui avevo parlato tempo fa.
Stessa cosa accadeva per Renato Zero dove insieme agli album Invenzioni, No Mamma No, Trapezio, cioè lavori di quando ancora non aveva fatto il botto arrivato con Mi Vendo, Il Cielo, Triangolo ecc., c'era anche uno strano disco uscito nel 1973 chiamato Orfeo 9 intestato a Tito Schipa Jr. ovvero il figlio del famoso tenore omonimo e sul quale era stato messo furbescamente in grande anche il nome del nostro amico romano. Tale disco era una vera e propria opera pop rappresentata per la prima volta nel 1970 al Teatro Sistina di Roma che a riascoltarla adesso sente una mazzata di anni sulla schiena (anche per come è registrato), ma aveva la particolarità di avere nel cast un giovanissimo Renato Zero nei panni ambigui e anche un po' in stile Alice Cooper del Venditore Di Felicità (con la voce purtroppo filtrata in una maniera fastidiosa) e anche una altrettanto giovane Loredana Bertè, nonché Tullio De Piscopo, Santino Rocchetti, Ronnie Jones e una schiera di musicisti di quegli anni tutti pop. Tale opera rileggeva in chiave moderna il mito di Orfeo e Euridice ambientando la scena in una chiesa e arrivava dopo una precedente opera di Tito Schipa Jr. basata sulle canzoni di Bob Dylan anticipando di decadi quel MammaMia che ha fatto sfracelli, ma siccome mr. Zimmermann non è mai stato un tipo gioviale e tantomeno uno degli Abba, aveva mandato una diffida al nostro artista affinché non utilizzasse più le sue canzoni. Da lì Tito insieme a Bill Conti, quello del famoso tema di Rocky (e lo stile si sente) pure lui scritto bello grande sul disco e che all'epoca lavorava come arrangiatore per i nostri cantanti (infatti un embrione delle musiche per il film con Stallone la si trova già in un disco di Ornella Vanoni) ha partorito questo Orfeo 9, dapprima opera teatrale, e nel 1973 anche disco e film dove personalmente adoro alla follia LA CITTÀ FATTA A INFERNO, con quello strano balletto su e giù che nella mia testa mi sa persino di ispirato a Metropolis e dove verso la fine canta anche Renato Zero che ha di suo, tutto per sé anche il brano del suo personaggio, cioè VENDITORE DI FELICITÀ che, non è difficile capirlo, è un personaggio che procura piacere sintetico e tale argomento, compresa qualche siringa di troppo che campeggia anche sulla copertina del disco, costrinsero la Rai ad una messa in onda in tarda serata. Loredana la si sente, nelle parti corali che fanno da narrazione alla vicenda, come la canzone Invito, e in alcune parti soliste. Certo tutto suona e si mostra antico, vintage, demodé e anche a tratti kitsch, ma nella testa mi fa provare sensazioni molto migliori di certe cose nate, create, suonate (o "suinate") di questi tempi.
La corazzata Sanremo si avvicina e, anzi, già Amadeus appare ovunque a promuovere l'evento, per cui cerco un sound alternativo anche in questo sabato musicale e prendo in prestito la DeLorean per viaggiare ad 88 miglia orarie e tornare a quel 3 febbraio del 1974, giorno in cui tornavano i Genesis a Torino in occasione del tour che presentava uno dei loro dischi top (se non il top assoluto davvero) cioè Selling England By The Pound,
album che era stato pubblicato il settembre dall'anno precedente e che invece avevo ascoltato in casa di un amico agli albori degli anni 80, con un impianto stereo da paura con le casse in cui sentivi i suoni così bene che pareva che ti parlassero e mi si era aperto un mondo tutto diverso da quello che avevo ascoltato fino ad allora, persino quel And Then There Were Three che conteneva la hit Follow You Follow Me, battutissima dalle radio e sempre dei Genesis, ma ormai ridotti a trio con il solo Collins come cantante già da due album precedenti.
Qui invece Phil cantava solo in More Fool Me, mentre tutte le altre canzoni erano interpretate dall'istrionico Peter e, se volete farvi un'idea di che cosa inimmaginabile fosse, posto qui sotto un link a YOUTUBE dove questo disco lo si può ascoltare per intero, magari mentre leggete il post, con la formazione a cinque di allora, cioè Peter Gabriel, Phil Collins, Steve Hackett, Tony Banks e Mike Rutherford.
Ma torniamo all'evento del 3 Febbraio 1974.
La volta che la città piemontese fu conquistata dai Pink Floyd negli anni 80 IO C'ERO, mentre invece quell'altra volta del gruppo di Gabriel & Co. no, più che altro per motivi anagrafici, anche perché, come ho spiegato sopra, 50 anni fa i Genesis davvero non sapevo manco chi fossero e li vedrò live solo molto tempo dopo nella versione con Phil Collins come frontman, ma, grazie alle invenzioni di Doc Emmett Brown, che se fa una macchina del tempo usa una bella macchina, oggi me lo posso recuperare.
Questo show torinese ha l'insolita particolarità di cominciare alle ore 18 perché cade in un periodo tutto matto iniziato l'anno prima chiamato Austerity dove la domenica ti vietano di usare la macchina perché c'è crisi del carburante così devi risparmiare su tutto, anche sull'energia elettrica e TONI SANTAGATA ci ha fatto su pure una CANZONE. Pensa te che i social non ci sono ancora nel 1974 (a proposito, domani Facebook compie 20 anni eh...), sennò figurati che sagra del complottismo che sarebbe partita con tutti gli esperti del giorno a dire la loro sul governo.
C'è stata pure la trovata di permettere la circolazione delle auto ma solo a targhe alterne (pari o dispari, perché all'epoca terminano tutte con un numero) e i genialoni del momento si sono industriati a modificare con il nastro adesivo il numero 8 con il 3, oppure il 5 con il 6, o viceversa per poter circolare sempre.
Beh la DeLorean lo sappiamo tutti che ha come targa OUTATIME quindi non so se può circolare sulle strade o no, ma sappiamo anche che "dove andiamo noi... non servono strade", comunque ci starò attento.
Naturalmente anche la rivista CIAO 2001 parla dell'evento che si terrà quel tardo pomeriggio (anzi, sono tornate le ristampe in edicola per i nostalgici) con quel numero che usciva proprio il 3 febbraio del 1974.
A fare da corollario c'è l'attesa sotto la pioggia e la gente che spinge i cancelli ancora chiusi, e poi TUBULAR BELLS ad intrattenere tutti i presenti, anche i Pandora (già avantissimo siamo, altro che James Cameron), band prog di Cuneo che dedica una canzone all'evento confermando il grande seguito che i Genesis hanno in Italia, mentre in patria, perlomeno all'inizio, non erano stati filati granché perché imperava il beat, e i mods e i punk, e questi musicisti parevano agli inglesi dei pub un po' troppo diversi e concettuali.
Ma poi milioni di dischi venduti e megatour negli stadi che ogni volta diventano un evento, hanno decisamente cambiato le carte in tavola per tutti e messo in chiaro chi sa suonare e chi fa solo gran casino se non addirittura playback.
Tornando invece al presente, su questo periodo di tour italiani dei Genesis esiste anche un interessante libro
che ne fa un resoconto grazie anche ai contributi della band, del loro entourage e di alcuni fans, con anche molte foto.
Dei concerti invece, in particolare di quello del 3 febbraio, sono rimasti solo alcuni SPEZZONI di qualità video molto bassa, dove però è stato riversato perlomeno un audio decente preso da qualche bootleg, cioè quelle registrazioni che molto spesso venivano fatte dallo stesso staff della band, ma che poi la casa discografica non pubblicava ufficialmente.
Un ricordo spero gradito per chi c'era quel 3 febbraio del 1974 e una scoperta per chi i Genesis li ha conosciuti solo dagli anni 80, dove si può dire senza dubbio che hanno continuato a cavalcare il successo sapendosi rinnovare sempre con grande cura del prodotto che presentavano su disco e dal vivo.
E con il post mando anche un caloroso abbraccio a Phil che, lo sappiamo tutti, ha abbandonato la musica per i suoi gravi problemi di salute.
20 anni fa veniva dismesso il Concorde, quel famoso e particolare aereo suoersonico con la punta mobile che permise a PHIL COLLINS di fare un vero e proprio tour de force e suonare nel pomeriggio durante lo storico Live Aid del 1985 a Wembley nel Regno Unito, con quella famosa piccola scivolata sui tasti del pianoforte (nel video qui sotto al minuto 01:05) che gli fa scappare un sorriso, cosa dovuta al gran caldo di quel luglio e alle dita sudate,
e duettando su quel palco anche con Sting, per poi prendere il volo e piombarsi a Philadelphia prima con Eric Clapton e poi con i LED ZEPPELIN facendo le veci di John "Bonzo" Bonham, in verità con molta fatica più che altro per cercare di stare in sync con Tony Thompson, l'altro batterista già presente e, dicono, ben poco entusiasta dell'arrivo di Collins, ma pure Robert Plant non fu perfetto e Jimmy Page era visibilmente e particolarmente stordito da qualcosa di non ben specificato, bisogna dirlo. Anzi, Phil racconta che ad un certo punto cercava di non toccare nemmeno più i tamburi con le bacchette per non fare ulteriori danni.
Ma in realtà tutto il maxi concerto era stato anche pieno di problemi tecnici perché certamente non è facile gestire ogni cambio di artista, come per Paul McCartney che venne sentito solo in tv perché invece l'audio dalle casse nello stadio in quel momento non usciva, mentre invece viene ricordata la performance dei Queen come la migliore di tutte, anche se Brian May ricorda che non fu soddisfatto di come suonò, specialmente in Hammer To Fall,
e anche se non è esattamente come ti fanno vedere nel film BOHEMIAN RHAPSODY che in quel momento le offerte salirono alle stelle grazie a Freddie & Co.
È cinema cioè finzione, eh.
Ma torniamo all'aereo, dai costi di gestione elevatissimi, che terminò la sua carriera dopo anche un gravissimo incidente in fase di decollo avvenuto nel 2000.
Velivolo certamente all'avanguardia per il 1976, anno della sua messa in servizio, ma per dovere devo ricordare che già nella serie tv U.F.O., ovvero la mia preferita, appariva lo Shadair
(quello bianco e rosso nella foto), ovvero un aereo molto simile al Concorde, con il particolare che la serie era del 1970.
Possibile che la fantascienza fosse sempre così avantissimo?
In realtà era dal 1969 che i prototipi del Concorde volavano nei cieli a scopo sperimentale, perciò non era stata tutta un'invenzione di Gerry Anderson, il produttore della serie.
Ma purtroppo anche oggi ci sono degli addii perché è proprio di ieri la notizia della morte di Matthew Perry, ovvero Chandler di Friends,
trovato senza vita a 54 anni nel suo appartamento dopo una carriera (breve) minata da alcool e droghe.
L'heavy metal invece perde a 67 anni Steve Riley, ex batterista dei W.A.S.P. e dei L.A. Guns, che da tempo aveva dei problemi di salute e camminava reggendosi con un bastone.
Altro personaggio scomparso nei giorni scorsi è Bruno Prosdocimi, caricaturista famoso ai tempi delle Figurine Panini per i ritratti dei calciatori, ma non solo, come si vede da questa compilation che comprende anche il suo autoritratto,
ed aveva anche collaborato come illustratore con la Disney.
L'8 agosto del 1963 è per il Regno Unito una data storica perché è quella in cui, 60 anni fa, avvenne la famosa rapina al treno postale Glasgow - Londra e che nel 1988 è stata raccontata in un film dal titolo Buster
dove, oltre a recitare da protagonista, Phil Collins cantava nella soundtrack anche quella canzone che aveva smascherato Ivan Graziani e il suo presunto plagio (in buona fede perché entrambe le canzoni si ispirano alla Sonatina in Sol Maggiore di Muzio Clementi della fine del 700) di AGNESE, molto simile ad A Groovy Kind Of Love, brano storicamente di molto precedente perché la prima versione originale è del 1965, seguita da parecchie cover negli anni come anche QUELLA DI PHIL che rimane la più recente.
Sempre a proposito di Ivan è da notare la chicca della frase con cui apre la canzone, che in pratica è la traduzione del titolo di While My Guitar Gently Weeps dei Beatles.
Nel disco della colonna sonora di Buster invece ci sono anche canzoni originali d'epoca di artisti come, per esempio, Sonny & Cher, Dusty Springfield e Spencer David Group, oltre ad altre due cantate dall'ex batterista dei Genesis.
Possiamo vedere anche i camei del vero Buster Edwards e della sorella di Phil nella pellicola che, nonostante il traino di Collins, in quel periodo all'apice del successo anche in versione solista, e che invece purtroppo adesso si trova in queste condizioni,
non ebbe il successo sperato e infatti, al momento, non si trova su nessuna piattaforma streaming.
Il film non era per niente male, in realtà, e si portò a casa comunque un Golden Globe per la colonna sonora, nonché diverse lodi per Julie Walters e Phil Collins in particolare che era davvero carismatico nel ruolo, ma in patria la pellicola venne criticata perché secondo alcuni romanzava troppo il crimine facendoti sentire dalla parte dei criminali, e quel furto in particolare di quasi tre milioni di sterline (mai più recuperate del tutto) era stato un duro colpo per l'U.K., tant'è che, prima di distribuirlo, ne venne fatta una visione privata per la Regina (metti che...).
Certo, i tempi di Gomorra e Romanzo Criminale erano ancora lontani...
Durante lo scorrere di questa settimana ci siamo perduti un bassista scozzese il cui nome non è uno di quelli che ti fa dire "È lui!", ma è un musicista che abbiano sentito suonare senza alcun dubbio tutti indistintamente.
Sto parlando di John Giblin, 71 anni, il cui strumento è stato al servizio di artisti come Peter Gabriel, Kate Bush, Simple Minds, con anche collaborazioni in Italia con Lucio Battisti, Eros Ramazzotti, Franco Battiato e Claudio Baglioni.
La sua versatilità lo fa entrare a cavallo degli anni 70 e 80 nella band jazz-rock-fusion dei Brand-X dividendosi i brani con il padrone di casa Percy Jones (un vero fuoriclasse del basso) e dove alla batteria suonava un barbuto Phil Collins in parallelo con i Genesis.
Cioè mica degli scappati di casa eh, anche se a guardarli in questa foto in effetti lo sembravano...
E infatti, sempre a cavallo degli anni 70 e 80, se avete acquistato qualche disco come Duke dei Genesis, per esempio,
(tipico esempio di album che non si deve giudicare dalla copertina) all'interno della busta trovavate le foto con tutta la loro discografia (Foxtrot, A Trick Of The Tail, Selling England By The Pound, ecc...), ma anche quella dei Brand-X che pure loro si fregiavano di immagini molto particolari come questa che mi incuriosiva non poco.
Ammettiamolo.
Non si può rimanere indifferenti davanti ad un tale copertina, e di copertine interessanti ne avevo già parlato riguardo a quella di DREAMS di Grace Slick, di cui ero segretamente innamorato, ma all'epoca non c'era Youtube, né Spotify, cioè non c'era internet, ecco, perciò se volevi ascoltare un disco, o te lo compravi o approfittavi di un amico che te lo registrava su una cassetta come ho potuto fare con Pink Floyd e Genesis.
Ma nessuno, dico, nessuno che conoscessi aveva idea di chi fossero i Brand-X.
Quindi solo in tempi più recenti poi, grazie alla rete, ho avuto anche la possibilità di ascoltarlo quel disco dalla copertina bizzarra, rendendomi conto che non sono certo facili i lavori di questo simpatico complessino. Per fare un esempio, questo VOIDARAMA è uno dei brani dove ha suonato John, mentre quest'altro dal titolo CAMBODIA (non c'entra la hit anni 80 di Kim Wilde), dove si sente di brutto il tipico drumming di Collins, si può definire il brano più "pop" del disco, ma sempre molto progressive, dove però troviamo Percy Jones al basso, e di tutta la tracklist era quello che, a istinto, mi era piaciuto di più (qualcuno mentre lo ascoltavo mi ha pure chiesto se fossero i Dream Theatre, pensa un po'), ma ancora non sapevo sta faccenda dei diversi musicisti che vi avevano suonato a seconda delle canzoni. Quindi un gruppo piuttosto "aperto" e un genere musicale questo dove veniva messa in mostra grande tecnica, ma nessuna velleità commerciale da farti dire "magari con questo pezzo ci passano in radio".
No, John alla radio lo avete sentito con cose completamente diverse, per esempio con questa CANZONE di Lucio Battisti tratta da Una Giornata Uggiosa, con quel giro di basso "elastico" e brano che, riascoltato oggi, mi fa capire quanto abbia ispirato Colapesce e DiMartino.
Oppure se siete andati ad ascoltare Claudio Baglioni dal vivo nel 2003, John era lì a suonare il basso con la sua flemma scozzese.
È invece proprio di ieri la notizia di un'altro bassista che ci lasciati e si tratta di Andy Rourke,
59 anni, che ha suonato negli Smiths di Morrissey e Johnny Marr portandosi dietro anche i suoi problemi di dipendenza dall'eroina.
In seguito Andy apparirà anche in un disco solista del leader oltre ad aver collaborato con altri artisti come Sinéad O'Connor e Dolores O'Riordan.
Anche il cinema piange un paio di nomi ed uno è famosissimo, cioè quello di Helmut Berger, attore e modello austriaco prediletto da Luchino Visconti, con il quale ebbe anche una relazione sentimentale, e legato perciò ad un certo cinema d'autore, ma che, da canaglia quale sono, non posso fare a meno di ricordare anche in Mia Moglie È Una Strega con Renato Pozzetto ed Eleonora Giorgi, dove Visconti ovviamente non c'entra e Berger era un perfetto, diabolico e, diciamolo pure, fighissimo diavolo Asmodeo.
Helmut aveva 78 anni.
Meno conosciuto invece è il nome di Ray Austin, regista, attore e stuntman britannico che ha diretto sì alcuni film per il cinema, ma soprattutto ha lavorato a moltissime serie tv che fanno parte delle mie preferite, come SPAZIO 1999 e AGENTE SPECIALE, e in particolare di questa ha curato anche gli stunt in una cinquantina di episodi.
Lo vediamo nella foto sopra infatti fra Diana Rigg (Emma Peel) e Patrick MacNee (John Steed).
Proprio per la sua origine di stuntman, i lavori da lui diretti avevano sempre scene molto "fisiche" con scazzottate e acrobazie.
Ray Austin aveva 91 anni e durante la sua carriera gli era stata affidata anche la regia del ritorno di Steve Austin, che, nonostante l'omonimia, non è un suo parente, ma è L'Uomo Da Sei Milioni Di Dollari interpretato da Lee Majors.
Dopo quella di IERI, anche quella di domani è un'altra data che ha creato anch'essa non poco scalpore, ma stavolta nel mondo della musica poiché l' 11-12-1982 gli Abba annunciavano ufficialmente il loro scioglimento dopo 10 anni di carriera, un periodo durante il quale i quattro erano anche stati due vere coppie poi scoppiate, e con una quantità di successi talmente fitta che a me gli anni insieme a loro parevano fossero stati anche di più.
Dopo lo scioglimento arriva nello stesso anno un vero botto post Abba con Phil Collins a produrre e suonare la batteria, come solo lui sapeva fare quando stava in salute, per l'album di Frida (Anni-frid) con quel singolo bomba che è stato I KNOW THERE'S SOMETHING GOIN'ON.
Prima di questo lei aveva già due album all'attivo, ma in svedese e perciò mai sentiti nel resto dell'Europa.
Il primo DISCO DA SOLISTA di Agnetha (in verità anche per lei il primo in inglese, ma precedentemente e parallelamente agli Abba la cantante aveva già pubblicato diversi album in lingua svedese) arriva invece nel 1983, ma sarà un lavoro che però non viene quasi notato se non dagli addetti ai lavori.
I due ragazzi invece si prendono il tempo che gli serve per lavorare senza fretta a MAMMA MIA, il musical che diventerà anche quello uno dei grandi successi legati ai quattro svedesi rimanendo in cartellone ovunque e, naturalmente, anche campione d'incassi al cinema.Bjorn e Benny, chitarre e tastiere, nei dischi apparivano vocalmente molto poco rispetto ad Agnetha e Anni-frid, ma nell'insieme si sentivano anche loro, e in alcuni rari casi pure da lead vocal come per esempio in DOES YOUR MOTHER KNOW?.
Quello che contava di più però era che, oltre a canzoni senza dubbio ben costruite, i quattro si presentavano soprattutto belli da vedere e con un sound positivo in un epoca, quella dei primi anni 70, quegli anni chiamati anche "anni di piombo" per vicende di terrorismo non proprio piacevoli, dove la musica era invece puntata verso il progressive concettuale, per cui gli Abba erano apparsi come una stella brillante (anche un po' kitsch) in un universo di cupezza.
Quella stella che ha continuato a brillare anche dopo la fatidica data dello scioglimento con i fans che hanno sempre chiesto a gran voce una reunion mai soddisfatta fino al giorno in cui la ILM ha creato i loro AVATAR DIGITALI per riportarli sul palco giovani e belli come negli anni d'oro.
E il fenomeno a quel punto si è ripetuto nuovamente come se il tempo non fosse mai passato.