Il 28 giugno del 1986 era un sabato e penso che molti, specialmente i britannici, se lo ricordino bene quel sabato perché magari erano anche loro in mezzo alla folla oceanica che riempiva lo Stadio di Wembley per assistere al concerto d'addio degli Wham!
L'evento, di cui vi regalo la SPLENDIDA APERTURA dove, su un lungo intro di Everything She Wants, entrano in scena prima uno e poi l'altro Wham!, ha segnato la fine della carriera del celebre duo pop britannico composto da George Michael e Andrew Ridgeley, davanti a 72.000 fan letteralmente in delirio.
Annunciato a maggio dello stesso anno, lo scioglimento fu voluto fortemente da George Michael, che sentiva il bisogno di comporre musica più matura (i maligni avevano certo pensato alle divisioni delle royalties) ponendo fine all'era scanzonata degli Wham! in braghette e yeyeyè.
Lo show è stato una compilation dei loro più grandi successi con anche alcune cover come Why di Carly Simon.
Sono passate Wake Me Up Before You Go-Go e Careless Whisper concludendo con una versione estesa di I'm Your Man con Simon LeBon.
Anche Elton John ha partecipato duettando sulle note di Candle in the Wind.
Si è chiusa così quel giorno un'avventura durata appena quattro anni, ma che ha proiettato George Michael e Andrew Ridgeley nell'olimpo delle star mondiali, con oltre 30 milioni di dischi venduti e con un certo margine di successo maggiore per George rispetto ad Andrew.
Ma quello lo si vedeva già quando erano gli Wham!
Ah... Non so se può interessare, ma il 28 giugno di 100 anni fa invece nasceva un certo Mel Brooks...
Sono passati 40 anni (era il 27 giugno del 1986) da quando negli USA usciva il film Labyrinth
diretto da Jim Henson e ispirato ai libri dello scrittore statunitense Maurice Sendak, e infatti in quell'estate io mettevo già in discoteca il pezzo UNDERGROUND dalla sua soundtrack per far ballare in pista, ed è anche per questo motivo che il film occupa il posto della musica del sabato, perché di musica dentro ce n'è tra i cinque brani firmati da David Bowie (cantati da lui però sono solo quattro) e le musiche di Trevor Jones.
Per vederlo in Italia abbiamo aspettato fino al 23 dicembre e il titolo era stato allungato in Labyrinth - Dove Tutto È Possibile, usanza dell'epoca che finalmente è stata messa da parte (quasi sempre) per lasciare i titoli così come l'autore li ha fatti.
Qui abbiamo l'adolescente Sarah (Jennifer Connelly) che non è soddisfatta della sua vita familiare (genitori separati, nuova matrigna... uff!!!) e si distrae leggendo libri che parlano di mondi fiabeschi, e collezionando pupazzi.
Una sera deve fare da baby-sitter al suo fratellino Toby (Toby Froud) che non la smette di piangere.
La ragazza ormai stremata invoca allora il re dei Goblin, Jareth protagonista di uno dei suoi libri, affinché si porti via il capriccioso bimbo.
E mica se l'aspettava che Jareth, un David Bowie con un look tra Patty Pravo e Tina Turner,
arrivasse davvero e se lo prendesse! Al che la povera Sarah gli chiede di restituirlo subito che ll'era tutto uno scherzo, un era mica vero (doveva avere origini toscane la Sarah), ma il re risponde beffardo con la voce di Tom Cruise (Roberto Chevalier) che se lo rivuole indietro ha tempo 13 ore per superare il labirinto che circonda il suo castello, altrimenti il piccolo diventerà uno dei tanti goblin del suo regno.
Inizia così la dura prova di Sarah durante la quale incontra bizzarri personaggi, e da alcuni trova anche aiuto come lo gnomo Gogol, il bestione Bubo, e Sir Didymus, un cane yorkshire che cavalca un "coraggioso" cane da pastore; ma gli ostacoli sono tanti e Jareth si diverte a rendere tutto ancora più complicato. Altra canzone famosa dalla colonna sonora, sempre cantata da Bowie e pubblicata come singolo, è MAGIC DANCE.
I pupazzi del film sono di Frank Oz, già creatore dei Muppets e del saggio Yoda di quella famosa saga, e David si ritrova per la seconda volta perfettamente a suo agio a collaborare con lui e i suoi "giocattoli" poiché era già stato ospite molti anni prima proprio del mitico Muppets Show.
Nessuna CGI era stata usata, ma solo effetti ottici ben congegnati, con un unico momento debole riguardante un effetto speciale in chromakey abbastanza pezzente per animare dei pupazzi rosa.
Perdonate i necrologi anche oggi (settimana davvero critica... sarà il caldo...), ma non ci posso fare nulla se è morto a 94 anni anche Clive Davis,
direttore musicale della Hall Of Fame e soprattutto importantissimo produttore discografico statunitense e scopritore di talenti che aveva fatto firmare negli anni 80 il primo contratto a Whitney Houston (con lui nella foto) facendola diventare la star che conosciamo con una vendita di 260 milioni di dischi, e, oltre a ricoprire il ruolo di talent-scout, aveva avuto anche l'intuito di rilanciare la carriera di numerosi musicisti come Miles Davis negli anni Settanta, di Aretha Franklin negli anni 80 (ricordiamo il duetto con George Michael in I KNEW YOU WERE WAITING FOR ME) e di Carlos Santana negli anni Novanta.
Tutto cominciava nel 1974, quando Davis aveva fondato la Arista Records (inizialmente però il nome era Bell Records), probabilmente la più importante casa discografica per il genere R&B di quegli anni, aprendosi in seguito ad altri generi, in particolare la dance e l’hip hop prendendo con sé artisti come Annie Lennox, Kenny G e Dionne Warwick, e successivamente i rapper Notorious B.I.G. e Puff Daddy (oggi Diddy), in pratica la programmazione di Radio Milano International 101 di qualche decade fa.
E rileggendo i nomi qui sopra capisci subito quanto sia stato importante il contributo di Clive Davis nella musica.
Per noi italiani i Sixpence None The Richer sono soprattutto quelli di KISS ME, canzone molto, molto carina del 1998 presa poi, come tante altre, come sottofondo per quando, durante gli eventi sportivi o musicali, entra in azione la kiss-cam e la coppia inquadrata deve, per tradizione, darsi un bacio.
Il brano è diventato anche colonna sonora dell'omonimo film del 1999 con Rachael Leigh Cook e Freddie Prinze Jr. dove, fra gli altri, ci sono anche Matthew Lillard, che farà poi coppia con Freddie nei due film live action di Scooby-Doo, e pure il compianto Paul Walker, il futuro Brian di Fast & Furious) storia di studenti dove la classica ragazza modesta
conquista il bellone fisicato dell'istituto (che inizialmente mostra interesse per lei solo per scommessa) con grande sorpresa della sua ex, la reginetta di bellezza eletta sempre lei ogni anno, e canzone che si sente anche in Dawson's Creek come anche in parecchi altri film e serie tv.
Altro brano che magari vi sblocca qualche ricordo anche se non lo collegate direttamente a loro, è THERE SHE GOES che era però una cover di un pezzo del 1988 dei misconosciuti The La's e verrà inserita nella ristampa del CD.
Canzone, invece tornando a Kiss Me, che ha anche segnato il cambio di rotta della band nata nel 1992 e che da indie entrava così nel circuito mainstream con anche l'ingresso in formazione del nuovo bassista Justin Cary che purtroppo ci porta anche oggi a parlare di addii nella musica perché se n'è andato la settimana scorsa a soli 50 anni per colpa di un ictus e a nulla sono serviti due interventi chirurgici per cercare di salvarlo.
È comunque da precisare che la band era nata inizialmente in Texas nel 1992 come duo chitarra e voce di christian rock (per i temi a sfondo religioso trattati nelle canzoni) fondata da Matt Slocum e Leigh Nash, e Justin era stato "assunto" in seguito all'evoluzione del gruppo come il resto dei componenti.
Oggi si torna al cinema con The Ring, l'ottima versione americana del 2002
(l'originale è giapponese, Ringu) dove, se malauguratamente guardavi una certa videocassetta, ti arrivava subito dopo una telefonata non del solito call center rompiballe (ma stavolta l'avresti preferito) per informarti gentilmente della tua prossima morte entro sette giorni e parodiata immancabilmente anche nel TERZO SCARY MOVIE, in particolare ancora di più nei contenuti extra del dvd dove si mixa con Matrix Reloaded.
Film, The Ring, che all'epoca aveva fatto il botto (molto meno con i sequel) con protagonista Naomi Watts e nel quale una giovanissima Daveigh Chase interpretava l'inquietante e iconica Samara Morgan, la bambina annegata che esce fuori da uno schermo televisivo.
E purtroppo pure oggi si parla anche nella realtà di decessi perché Daveigh, dopo anche certe vicissitudini non in regola con la legge, è morta martedì a soli 35 anni per complicazioni insorte a causa di una meningite e di un’infezione.
Era stata anche la sorella minore del protagonista Jake Gyllenhaal in DONNIE DARKO (film mito assoluto) e nel pessimo sequel che vi ho già consigliato di evitare, e prima ancora aveva doppiato Lilo nell'edizione originale di Lilo & Stitch.
C'erano una volta gli anni 80, ma quelli con Lio, Plastic Bertrand, Caroline Loeb e molti altri artisti d'oltralpe che davano il loro contributo in risposta alla british invasion di Duran Duran, SPANDAU BALLET, Depeche Mode e simili.
Anche Guesch Patti (all'anagrafe Patricia Porrasse) si dava parecchio da fare e scalava le classifiche di tutta Europa, quindi anche italiane, con ÉTIENNE, dove, al pari della canzone Kobra di Donatella Rettore, le allusioni non proprio velate alla fellatio nel testo della canzone (qui nel video con traduzione italiana) sono chiarite dal fatto che in francese il nome proprio maschile Étienne, che tradotto in italiano sarebbe Stefano, è uno dei nomignoli francesi del pene (cosa che allora non sapevo assolutamente), un pò come gli americani lo chiamano Dick e i britannici anche Willy.
Disquisizioni linguistiche a parte, la cantante, il cui padrino era Bernard Blier (lo ricordiamo come vittima della ghenga di AMICI MIEI), è deceduta un paio di giorni fa ad 80 anni dopo aver fatto qualche piccola apparizione nel mondo del cinema, e ricordiamo anche le sue performances musical-recitative al Festival di Sanremo del 1988 e al Festivalbar dello stesso anno con l'altro singolo LET BE MUST THE QUEEN.
Già che siamo in tempo dI Mondiali, ma senza la nostra Nazionale derisa da un davvero poco opportuno Gianni Infantino, presidente della FIFA, ricordiamo che esattamente quarant'anni fa Diego Armando Maradona segnava quel celebre gol della Mano di Dio nei quarti di finale della Coppa del Mondo FIFA 1986 tra Argentina e Inghilterra, e chiaramente scatenava un mare di polemiche perché il pallone era stato toccato da Diego con la testa saltando in elevazione sopra al portiere, ma anche con la mano sinistra che il calciatore aveva sollevato per darsi più spinta non essendo lui altissimo.
L'arbitro però non vide il fallo e convalidò la rete.
Maradona poi sostenne che il gol era stato segnato in buona parte con la testa e il tocco di mano era stato spinto da Dio facendo nascere quella famosa espressione che ho camuffato nel titolo del post di oggi citando i Blues Brothers e una loro altrettanto famosa frase del film diretto da John Landis nel 1980.
A questo episodio seguì, circa cinque minuti dopo, un'altra rete di Maradona che, per come sarà eseguita, sarà definita il Gol del Secolo e grazie alla quale l'Argentina vinse 2-1 nonostante il tentativo di rimonta dell'Inghilterra, e in seguito conquistò la Coppa del Mondo di quell'edizione.
Episodi che, anche se siete come me che il calcio non lo seguo granché, non possono fare a meno di rimanere nella storia anche perché quella della Mano di Dio è un'espressione che ha in seguito ispirato FILM, libri e canzoni.