80 anni sono una bella età eh? E allora perché ho dimenticato di fare gli auguri a Mauro Pagani che li ha compiuti il 5 febbraio?
Adesso il "dimenticare" messo così sembra una presa in giro poiché Mauro è davvero stato vittima di recente nel 2024 di un problema neurologico che gli ha causato una perdita di memoria dalla quale, per fortuna è uscito.
Ma come chi è Mauro Pagani?
Allora facciamo un pò d'ordine.
Venerdì abbiamo parlato di HAIR e la sua versione italiana dove recitava e cantava e ballava anche un giovane Teo Teocoli.
Bene, Teo è stato la voce di un gruppo che all'inizio si faceva chiamare I Quelli e dove già c'erano certi nomi come Franco Mussida, Flavio Premoli e Franz Di Cioccio.
Sta prendendo forma la cosa?
Beh, dopo I Quelli, quando Teo e qualcun altro se ne vanno, chi resta prende il nome di Premiata Forneria Marconi nella quale entra come bassista Patrick Djivas e ci finisce dentro pure Mauro Pagani. Mauro, violino, flauto e voce, (ma anche altro all'occorrenza poiché è polistrumentista), resterà nella band per sette anni dopodiché si dedicherà ad altri progetti tra cui anche quella DOMANI riutilizzata modificandola nel 2009 (era un suo brano del 2003) per raccogliere fondi in occasione del terremoto in Abruzzo.
Quest'anno San Valentino cade di sabato per cui, dato che in genere questo giorno lo dedico alla musica, mi permetto di selezionare qualche canzone a tema partendo da PERFECT di Ed Sheeran, una ballad terzinata che fa subito "ammooree" con gli "occhi a cuore" come nei manga.
Molto più concettuale e personalmente considerata di un livello superiore (ma non solo da me) LA CURA di Franco Battiato dove, dopo un testo che è una dichiarazione di intenti a proteggere e valorizzare la persona amata, arriva l'assolo di David Rhodes a concludere in bellezza una canzone che se la rifai la devi fare così perché è come quella di Ed Sheeran, cioè perfect. Concludo con un brano dei Frankie Goes To Hollywood che considero una delle più belle canzoni in generale degli anni 80 presa dal doppio capolavoro, creato insieme a Trevor Horn, Welcome To The Pleasure Dome, e naturalmente sto parlando di THE POWER OF LOVE, un inno all'amore dove anche qui si protegge la persona amata, ma da artigli incappucciati e vampiri. E non ha importanza se sia amore etero o omosessuale, perché basta che sia amore vero.
Eh si, ce n'è tanto bisogno di amore in un periodo come questo così pieno di tragedie di ogni tipo dove molto spesso sono donne a finire come vittime.
Sappiate che io voglio bene a tutti voi che state leggendo
e ve lo dimostro ogni giorno con un nuovo post su questo blog che cerca di non prendersi mai troppo sul serio, perché chi lo gestisce (io) in fondo ha ancora l'animo di un bimbo, magari cresciuto, si, ma solo per l'anagrafe.
Oggi, 13 febbraio, metto i panni dell'astrologo, o perlomeno fingo, essendo dallo scorso gennaio entrati in quel periodo siderale che si conclude tra meno di una settimana in cui il Sole entra nell' Acquario, e anche periodo in cui "la Luna è nella settima casa e Giove si allinea con Marte".
Ricordano qulcosa queste parole?
Dovrebbero... poiché sono l'apertura di Aquarius, canzone presa dal musical Hair che Milos Forman ha portato magistralmente al cinema nel 1979. La canzone in realtà l'avevo ascoltata per la prima volta nella VERSIONE quasi lounge dei The 5th Dimension, gruppo vocale statunitense tipo i futuri Manhattan Transfer, che con il brano raggiunse nel 1969 il primo posto in classifica. Ma torniamo invece al film che racconta di Claude Bukowski (John Savage), giovane un pò timido in partenza per il Vietnam che prima di raggiungere i commilitoni si prende una giornata di libertà unendosi ad un gruppo di hippies e condividendo quindi il loro concetto di pace, amore e libertà, compreso anche lo sballarsi grazie alle sostanze stupefacenti che gli faranno avere bizzarre allucinazioni.
Tra gli hippies Claude troverà dei veri amici e anche l'amore (Beverly D'Angelo), e così uno del gruppo, per la precisione George Berger interpretato da TREAT WILLIAMS, deciderà di prendere momentaneamente il suo posto tagliando i lunghi capelli da ribelle e presentandosi in caserma a suo nome giusto per dargli ancora un pò di tempo da passare con la ragazza.
Mannaggia però, quando Berger è là arriva l'ordine di partire per il Vietnam
e Berger finirà in prima linea al suo posto come Claude Bukowski, purtroppo (spoiler non spoiler poiché la storia è arcinota) perdendo la vita come tanti altri in quella guerra inutile.
La versione teatrale aveva avuto anche un'edizione italiana dove tra gli hippies c'erano i giovani Renato Zero (in alto), Loredana Bertè (la bionda in basso), Teo Ronnie Jones (il nero) e Teo Teocoli (al suo fianco),
e spettacolo in cui ad un certo punto i ragazzi si mostravano sul palco completamente nudi per quel senso di pura libertà che viene veicolato dall'opera rock. Ma nel finale del film c'è invece qualcosa che mi ha lasciato da allora un dubbio: perché sulla lapide che vediamo nell'ultima scena
c'è scritto George Berger e non Claude Bukowski?
Qualcuno si era accorto dello scambio di persona?
Se fosse così il vero Claude avrebbe dovuto passare delle grosse grane per diserzione.
Mah... forse sono io che mi faccio sempre troppe domande.
Fans o non fans di Dawson's Creek, purtroppo è di ieri la notizia della morte di James Van Der Beek,
il biondino Dawson della serie tv anni 90 che ha lanciato anche Joshua Jackson e Katie Holmes, quest'ultima in realtà forse più nota, oltre che per il Batman di Nolan, per essere stata la moglie di Tom Cruise dopo Nicole Kidman. Anche Michelle Williams si è ritagliata una sua carriera e l'abbiamo ritrovata in moltissime pellicole fra cui THE GREATEST SHOWMAN
Ma torniamo a James che da tempo era malato di cancro e forse dei quattro è stato anche quello che ha avuto una carriera meno luminosa, anzi lui stesso ci scherzava sopra dicendo che era diventato più famoso per quel ben noto meme in cui piange piuttosto che per altro.
James aveva solo 48 anni, ma si sa che quella malattia non ha età.
Un altro attore ci ha lasciato, ma dobbiamo andare molto indietro nel tempo perché si tratta di Bud Cort che nel 1971 aveva interpretato il film Harold & Maude
(me lo ricordo ancora quel curioso poster appeso nel cinema che frequentavo) dove era un ragazzino ossessionato dalla morte che stringeva amicizia con una vecchina scampata all'Olocausto.
Anche Bud non ha avuto poi una grande carriera nel cinema anche perché è stato vittima di ben due gravissimi incidenti e se n'è andato anche lui ieri a 77 anni.
Ecco un film che piacerà sicuramente a Lory, quella che bonariamente mi rimprovera se le dico che mi è piaciuto l'ultimo dei FANTASTICI 4.
Si tratta de La Villa Portoghese, film spagnolo visto di recente in una tranquilla sala d'essai con poco pubblico e che racconta di un docente universitario che all'improvviso viene mollato dalla moglie serba senza un preavviso o una spiegazione, e lui da un momento all'altro non la trova più in casa.
Grazie all'aiuto delle autorità scopre che è andata nel suo Paese d'origine, ma non si può fare nulla per farla tornare, e così da quel momento la sua vita cambia.
Lascerà l'Università per intraprendere un viaggio senza una precisa meta, ma questo solo finché non gli capiterà l'occasione di prendere il posto e l'identità di un giardiniere in una villa in Portogallo.
Dopo diversi anni un altro scambio di identità lo farà tornare in Spagna per capire cosa sta succedendo nel suo appartamento dal momento che ha avuto la notizia che vi abita una donna con il nome di sua moglie, ma tutto con estrema lentezza, tanto che, così a percezione, davvero sembra che anche il film duri parecchi anni.
Ma, al contrario di quanto mi aspettavo, non mi sono annoiato nemmeno un pò, forse perché ad un certo punto la curiosità di sapere come andava a finire questa faccenda di identità rubate ha prevalso sulla lentezza del film.
È morto a 79 anni Demond Wilson,attore americano noto soprattutto per il ruolo di Lamont Sanford,
il figlio di Fred Sanford nella sitcom degli anni 70 "Sanford and Son" dove i due battibeccavano continuamente e che andava in onda sulle reti locali.
Serie della quale avevo già parlato tempo addietro in occasione della scomparsa di QUINCY JONES, autore della sua sigla.
La causa del decesso sono state le complicazioni legate ad un tumore.
Altro nome che si rapporta alle serie tv è quello di Bryan Loren,
compositore grande amico e collaboratore di Michael Jackson con il quale si raccontava avesse scritto DO THE BARTMAN (cosa smentita in seguito) per il disco dei Simpsons, dove il brano era cantato, anzi rappato, ovviamente dalla doppiatrice originale di Bart, ovvero Nancy Cartwright, con Bryan che appare nei cori.
Non esiste la versione italiana forse perché Ilaria Stagni, voce italiana di Bart, giustamente non se la sentiva di fare un rap come spesso abbiamo visto in certi casi di doppiaggi malfatti completamente fuori tempo, e ce ne sono eccome, anzi, magari ne farò un post dedicato.
Un altro nome legato alla musica che ci lascia è quello di Fred Smith,
77 anni e bassista della primissima formazione dei Blondie nel 1975, presto mollati nello stesso anno, ancora prima di incidere il primo album, per andare con i Television di Tom Verlaine.
Apparteneva invece al mondo dello spettacolo effimero, quello che non sai bene il motivo per cui una persona è lì in tv, Patrizia DeBlanck,
85 anni e dal passato nobile poiché veniva definita con l'appellativo di contessa.
Il suo ruolo in tv è stato quello dell'opinionista in diversi programmi, in special modo L'Isola Dei Famosi quando vi ha partecipato sua figlia Giada. In seguito ci andrà pure lei.
Non facciamoci mancare nulla poiché anche il teatro viene oggi chiamato in causa con la scomparsa ieri di Giancarlo Dettori a 93 anni,
attore streheleriano apparso anche in alcuni film tra cui Maledetto Il Giorno Che T'Ho Incontrato di e con Carlo Verdone, ma molto pochi rispetto alla sua lunga vita passata sui palchi dei teatri.
Infine è anch'essa di ieri la notizia della morte di Antonino Zichichi,
96 anni e fisico che, fra le altre cose, parlando con i Papi li fece ragionare e ammettere gli errori commessi dalla Chiesa nei confronti della scienza, come, per esempio, la condanna a Galileo Galilei.
Addio a Demond, Bryan, Fred, Patrizia, Giancarlo e Antonino.
Come L'ALBUM di Lucio Battisti di cui ho raccontato due giorni fa, anche un famoso film ha compiuto ieri 50 anni ed è Taxi Driver di Martin Scorsese.
Travis, reduce del Vietnam, vive come tanti suoi commilitoni una crisi post bellica che lo porta a stare in solitudine e in un profondo stato di alienazione per cui non riesce a dormire.
Decide così di lavorare come tassista notturno a New York, entrando in contatto con quella gente, spesso poco raccomandabile, che popola la notte della "Grande Mela".
I suoi problemi anche con le donne e una serie di eventi lo porteranno a trasformarsi in giustiziere.
Questa è la sceneggiatura che Paul Schrader, futuro regista di AMERICAN GIGOLÒ, propose a Martin Scorsese che si disse entusiasta e, a sua volta, propose il ruolo di Travis per prima cosa a Dustin Hoffman che però rifiutò, forse anche perché un ruolo violento simile a quello l'aveva già sostenuto cinque anni prima in Cane Di Paglia.
Quindi la parte toccò a Robert DeNiro già premio Oscar per Il Padrino e che con il regista lavorerà più e più volte.
Sarà proprio Robert che riceverà da Martin carta bianca e inventerà lui stesso quella famosa scena davanti allo specchio che non c'era sul copione.
La pellicola debuttò nelle sale statunitensi l'8 febbraio del 1976, ma da noi la vedremo il 27 agosto.
Oscar sfiorato per Jodie Foster, allora tredicenne, nel ruolo della baby prostituta, ma che nella scena in cui slaccia i pantaloni a DeNiro viene sostituita da sua sorella Connie allora già diciannovenne.
Da non dimenticare anche Harvey Keitel pappone capellone.
Quindi, nonostante le molte candidature, non arrivò nessuna statuetta, ma comunque a Cannes una Palma D'Oro Martin se l'era presa lo stesso.