Heart of the Beast – Nel Profondo Selvaggio è il classico film dove il titolo italiano non c'entra nulla con quello originale e sta lì solo per essere didascalico (ma ci torneremo più avanti).
Cioè questo con Brad Pitt e un cane attore, con, per brevissimo tempo, due soli altri attori umani (non "cani" per fortuna e sono J.K. Simmons e Anna Lambe), è un film d'azione e di sopravvivenza diretto da David Ayer e uscito nelle sale italiane il 24 settembre 2026.
Brad Pitt interpreta appunto James Belmont, un ex ufficiale delle Forze Speciali che sta viaggiando in Alaska a bordo del suo idrovolante insieme al suo pastore tedesco di nome Odino (un cane militare addestrato a fiutare le mine e ferito in combattimento).
Tutto molto bello perché pare che i due si siano lasciati la guerra alle spalle dato che James si è congedato, ma le rose e i fiori durano poco perché Belmont ha un infarto durante il volo e il velivolo precipita in un corso d'acqua tra le foreste selvagge e ostili dell'Alaska.
Ed è qui che uomo e cane devono unire le forze e usare la loro esperienza per sopravvivere a orsi, lupi, rapide, paludi e quant'altro.
Come? Cosa dite?
Eh si, infatti piove pure e tanto, giusto per non farsi mancare nulla, tant'è che qualcuno ha criticato proprio questo accanirsi degli eventi un pò tanto marcato. Ma lascialo criticare che tanto il film riesce anche a commuovere sul finale quando viene nominato il "Heart Of The Beast" del titolo (l'avevo detto che ci tornavamo), che però nel doppiaggio italiano diventa "bestiola" poiché è del cuore del cane Odino di cui si sta parlando, della sua dedizione totale verso il suo padrone e del loro legame così saldo, e forse dire "bestia" sarebbe risultato un pò troppo "forte". Comunque film bellissimo superconsigliato che dura poco più di 90 minuti ed è la seconda collaborazione tra il regista David Ayer e Brad Pitt dopo Fury del 2014.
Apriamo la settimana con un paio di addii nel mondo del cinema poiché è mancata a 79 anni, Mary Louise Weller, ovvero la Mandy di ANIMAL HOUSE fidanzata nel film con l'odioso Greg,
ma dalle mie parti la ricordiamo volentieri anche come la partner di Ted Danson in quel semi-trash simil Bond dal titolo Once Upon A Spy, tradotto in italiano come C'ERA DUE VOLTE, dove i due dovevano contrastare il villain Christopher Lee.
Mary nel film veniva messa suo malgrado in una specie di gioco mortale
e Ted doveva aiutarla a distanza tramite un auricolare guardando un display tipo Pac-Man.
L'attrice è deceduta dopo una breve malattia ed era ormai esattamente alla vigilia dei suoi 80 anni.
Altro nome, certo non famosissimo, ma fondamentale per questo blog, è Marjoe Gortner, 82 anni, attore americano visto da me per la prima volta in TERREMOTO
dove era il barista gay, ex militare che ad un certo punto sbroccava e faceva fuori tutti quelli che gliela menavano chiamandolo finocchio, ma soprattutto, con lode e gloria, era stato Akton con le sue lucine a forma di ghirigori create "con la sola imposizione delle mani" in SCONTRI STELLARI OLTRE LA TERZA DIMENSIONE di Luigi Cozzi,
(non fatevi distrarre dal sosia di Shrek e specialmente dalla bondiana Caroline Munro, tutti nella pellicola insieme a David Hasseloff e quell'altro valore aggiunto di NADIA CASSINI) film cult-trash che abbiamo già esposto più volte al pubblico ludibrio sia qui che su altri blog.
Un'insufficienza cardiaca gli è stata fatale.
Anche la musica dura perde un suo rappresentante in Conrad Thomas Lant,
noto universalmente con lo pseudonimo di Cronos, leggendario cantante, bassista e cofondatore dei Venom (iniziò come chitarrista della band), una delle formazioni più importanti e rivoluzionarie nella storia della musica heavy metal.
Lant è scomparso il 29 settembre scorso all'età di 63 anni.
Nei loro testi si parlava con estrema disinvoltura di satanismo, occultismo e ribellione, ispirando anche band successive come Metallica, Slayer e Anthrax.
Momento difficile per i carburanti con prezzi che salgono e le compagnie (non tutte) cercano comunque di mantenerli entro certi limiti.
Sembra di essere tornati al 1977 quando al Festival di Sanremo i Daniel Sentacruz Ensemble, tutt'ora in attività come trio, allora guidati da Ciro Dammicco con la voce solista di Mara Cubeddu (guilty pleasure dell'epoca, ma anche Maria Giovanna Elmi che presentava) cantavano ALLAH, ALLAH, canzone con un testo che, ascoltatelo bene, sembra scritto oggi, non fosse che si parlava di lire. Quindi voglio dire che forse non è vero che si stava meglio quando si stava peggio? Forse un pochino è vero, ma solo perché perlomeno nel 1977 non davano un Premio Internazionale Alla Cultura a certi personaggi e non intitolavano un aeroporto ad un pregiudicato...
Nel frattempo SUSAN SARANDON compie oggi i suoi bei 80 anni, ribelle tuttora come quando la sua Janet cantava Touch A Touch A Touch Me nel THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW. Auguri!!!
La famosa canzone dei Beatles, Day Tripper, è da un pò di tempo di nuovo in circolazione presa così com'è da un nastro di lavoro inedito che permette di ascoltare una fase iniziale della nascita del brano del 1965 dove si sentono Lennon e McCartney mentre sono impegnati a sviluppare insieme il brano.
Tale registrazione è inclusa nella nuova edizione speciale di Rubber Soul, uscita ieri 2 ottobre 2026, che raccoglie anche demo, sessioni mai pubblicate e nuovi mix dell’album, e quindi oggi le dedico il sabato musicale con LP al seguito.
In questo MOMENTO IN STUDIO si sente una risata, qualche osservazione sul suono e comunque la canzone è ancora lontana dalla forma definitiva, essendo un'idea ancora in trasformazione, discussa e modellata dai due autori. Il percorso del brano, però, non era cominciato con l'impronta rock che avrebbe caratterizzato la versione pubblicata. Lennon aveva inizialmente pensato a una composizione di taglio folk.
Solo in un secondo momento, circa un mese più tardi, la canzone venne rielaborata insieme a McCartney fino ad assumere la fisionomia definitiva.
La registrazione in studio che portò al completamento del pezzo richiese poi otto ore.
Day Tripper appartiene allo stesso periodo creativo di Rubber Soul, album pubblicato nel 1965 e considerato uno dei passaggi decisivi nell'evoluzione musicale dei Beatles.
Basti pensare che l'album pare di suo un greatest hits dato che contiene brani come IN MY LIFE, una riflessione intima e nostalgica di John Lennon sui ricordi d'infanzia, arricchita dallo storico assolo di pianoforte di George Martin modificato accelerando il nastro per farlo suonare in stile barocco; NORWEGIAN WOOD (THIS BIRD HAS FLOWN), un brano acustico fondamentale che segna il debutto del sitar suonato da George Harrison e un testo poetico e ironico di Lennon e che, casualmente, si lega idealmente anche ad una mia avventura fatta di recente a caccia delle aurore boreali, viste là in quei luoghi freddi e suggestivi; NOWHERE MAN, un ritratto introspettivo e malinconico dell'uomo moderno, uno dei primi grandi classici scritti da Lennon senza riferimenti diretti a storie d'amore tradizionali e che in seguito, nel film animato Yellow, sarà dedicata al personaggio di Geremia/Jeremy; DRIVE MY CAR, la traccia d'apertura dell'album, trascinante grazie ad un groove di basso d'ispirazione R&B/Motown e con Ringo che picchia sulla cowbell; MICHELLE, strafamosissima ballata romantica d'atmosfera francese composta principalmente da Paul McCartney che se la canta e si produce in assoli di basso mentre gli altri fanno i coretti "uuuh", e brano nel quale si nota un leggero rallentamento prima del finale, segno che non si usava alcun metronomo;
GIRL, un pezzo sognante di Lennon con armonie vocali e un particolare respiro/sospirando in sottofondo.
Nonostante il legame temporale con quelle sessioni, il brano Day Tripper non entrò nell'album, ma sarà invece pubblicato a parte su un singolo con due lati A, dove l'altra canzone famosissima è WE CAN WORK IT OUT, nata anche questa nello stesso intenso periodo di lavoro (notare le facce di Lennon al piano elettrico nel video).
Tra i contenuti aggiuntivi della nuova, ricca edizione di Rubber Soul ci sono appunto We Can Work It Out, registrazioni in studio mai pubblicate e demo realizzati in casa.
Il prezzo, manco dirlo, specie per l'edizione deluxe, è esorbitante, e forse, per assurdo, aldilà di tutte le aggiunte presenti nel disco/cofanetto, potrebbe avere molto più valore un'edizione originale del LP Rubber Soul che una persona di mia conoscenza possiede in vinile e gliela invidio da morire perché già quella ha un sound a dir poco perfetto.
È una fredda notte nevosa, e davanti alla porta dell’orfanotrofio religioso Casa Pony vengono abbandonati due neonati, a cui saranno dati i nomi di Candy ed Annie.
Si apre così la prima stagione di Candy Candy, anime shojo, cioè indirizzato alle ragazzine, prodotto dalla Toei Animation, un vero colosso in questo campo (sono suoi, per esempio, Sally La Maga, L'UOMO TIGRE, Mazinga Z, CAPITAN HARLOCK, GALAXY EXPRESS 999, Dr. Slump, Dragon Ball, I Cavalieri Dello Zodiaco, Sailor Moon, Slam Dunk, Digimon, One Piece e le serie delle Pretty Cure), e ispirato al manga creato da Yumiko Igarashi; quest’ultimo a sua volta è stato tratto dal romanzo di Kyoko Mizuki (che aveva collaborato alla versione manga).
Sono 115 gli episodi che raccontano le vicende della piccola orfana Candy, arrivando fino agli anni della sua maturità.
In Italia arriva nel marzo del 1980 sulle frequenze delle tv locali (ma in Giappone aveva già fatto il suo debutto il primo di ottobre del 1976) e il suo successo è stato immediato.
Dalla fine degli anni Novanta, nonostante le forti richieste da parte del pubblico di riproporre la serie, Candy Candy non sarà ritrasmessa per diversi anni, a causa di un lungo contenzioso legale sul copyright tra le due autrici Igarashi e Mizuki.
Inutile dire che all'epoca personalmente ero attratto da altri anime completamente differenti come GOLDRAKE e LUPIN III, ma il sistema di merchandising era così forte
che Candy Candy te la ritrovavi ovunque poiché al personaggio sarà ispirata una linea di giocattoli e di altri gadget, senza contare la canzoncina della SIGLA, pure quella un vero tormentone eseguita dai Rocking Horse, con la voce solista di Douglas Meakin (cantante britannico di cui avevo già parlato QUI), che realizzeranno diverse sigle anche con i nomi Superobots e Megalonsingers vendendo milioni di dischi (giuro!) quando ancora Cristina D'Avena non aveva preso il monopolio sulle sigle degli anime.
Siamo tutti molti tristi oggi, noi bambini un pò grandi, perché è morto a 100 anni Giuseppe “Peppino” Mazzullo, lo storico doppiatore di Topo Gigio.
Gli ha dato la voce per oltre quarant’anni, dal 1961, poco dopo l’invenzione del personaggio (inizialmente doppiato insospettabilmente da Domenico Modugno), fino all’inizio degli anni 2000, quando Maria Perego la co-creatrice del personaggio firmò un contratto con Mediaset a seguito del quale venne sostituito il doppiatore.
E infatti, quando Gigio ha duettato con Lucio Corsi al Festival di Sanremo del 2025 non aveva la voce di Peppino, che, sempre noi bambini un pò grandi, ricordiamo anche con il grembiulino di Richetto durante lo Zecchino D'Oro.
Era lo "scolaretto" ribelle che il Mago Zurlì trasformava in asino per punizione, e personaggio questo che avrà anche una breve serie a fumetti negli anni 60.
Topo Gigio invece lo troveremo in edicola dalla metà dei 90.
Attenzione perché arriva domani in Italia il film già campione d’incassi in Francia con quasi un milione di spettatori, la commedia Era Meglio Domani, diretta da Vinciane Millereau.
In effetti, per essere precisi, qualcuno ha già avuto modo di vederlo perché c'era gia stata un’anteprima italiana al Rendez-Vous – Nuovo Cinema Francese, dopodiché è stato presentato anche in un evento speciale al Filming Italy Sardegna, dov'era presente la simpatica protagonista Elsa Zylberstein, che, oltre a godere delle spiagge dell'isola, ha presieduto la giuria del festival.
Ambientato in una tranquilla cittadina francese alla fine degli anni ’50, il film racconta la storia di Hélène e Michel, una normale coppia che, per uno scherzo del destino, viene improvvisamente catapultata dal 1958 al 2025.
Idea forse non del tutto nuova specialmente per i francesi dei quali ricordiamo certamente I Visitatori, ma evidentemente il viaggio nel tempo è sempre una tentazione irresistibile per i cineasti.