Come era accaduto per TRON: ARES, sul web si è scatenata una marea di critiche anche per Il Lungo Viaggio,
il film per breve tempo al cinema e poi trasmesso di recente da Rai1, che racconta la vita di Franco Battiato dall'infanzia in Sicilia (quando si rompe quel naso che sarà il suo tratto distintivo) fino a La Cura.
Brano che torna più volte durante la visione a sottolineare momenti particolarmente intensi e anzi i suoi suoni si sentono già in apertura nella sequenza onirica sull'Etna innevato
e che torna anch'essa più volte.
A parte la bravura di Dario Aita che interpreta Franco in maniera impeccabile nei movimenti e nella parlata identica, cantando anche tutte le canzoni contenute nel film che sono state risuonate ex-novo, compresi i videoclip rifatti identici, nella storia raccontata e che rimane dentro alle due ore, io ci ho trovato tutto quello che di fondamentale doveva esserci,
cioè il periodo milanese della musica d'avanguardia sperimentale dopo un precedente passaggio nella musica leggera che però viene saltato e solo citato (in effetti non era così necessario per la narrazione).
Periodo però che non portava nessun guadagno, anzi sui giornali dell'epoca fioccavano le recensioni negative sulle performances live elettroniche di Franco e i musicisti che lo accompagnavano.
Particolare questo che non viene citato, ma era successo davvero di essere definito buffone.
Per certi versi parevano le sperimentazioni sonore di Albanese nel suo ULTIMO FILM.
Tuttavia uno di quei brani cervellotici dal mood particolarmente inquietante diventerà la sigla di TG2 DOSSIER, ma anche questo nel film non viene detto.
Ma siccome Battiato deve anche mangiare almeno ogni tanto, ad un certo punto decide di trarre profitto dalla musica e riesce a strappare un contratto con la EMI.
Nasce così, incontrando Giusto Pio, L'ERA DEL CINGHIALE BIANCO con quel velocissimo solo di violino che nel 1979 farà alzare il sopracciglio agli ascoltatori delle radio, grazie anche al testo che non parla di sole, cuore e amore, ma di alberghi a Tunisi, studenti di Damasco e sigarette turche.
Il successivo Patriots però, specialmente per le vendite, non convince la casa discografica che invece preme per avere un disco da piazzare in classifica (d'altronde è quello il lavoro delle majors).
Ed è a questo punto che Battiato lancia una nuova sfida, cioè va bene fare un disco da classifica, ma sarà senza filler inutili, cioè senza brani messi lì solo per allungare il minutaggio.
Quando la EMI si vede proporre un disco contenente solo sette canzoni per un totale di 31 minuti scarsi, non esita ad esprimere i suoi dubbi su chi comprerà un album così breve, ma a pensarci bene è meglio un prodotto perfetto, ma essenziale oppure un'ora riempita con cose inutili?
Le vendite diedero ragione a Franco e LA VOCE DEL PADRONE rimane il suo capolavoro con tutte, ma proprio tutte e sette le canzoni passatissime in tutte le radio.
Da lì a scrivere canzoni anche per altri cantanti il passo sarà breve e infatti Alice vincerà il Festival di Sanremo con PER ELISA scritta da lei con Battiato e Pio e che porterà entrambi (Franco e Alice) all'Eurofestival, quello che poi diventerà l'Eurovision Song Contest (altro episodio che non si vede).
Cosa che farà leggermente irritare la conterranea Giuni Russo che stava aspettando da un pò una canzone da Franco, e scena che qualcuno ha erroneamente creduto mostrasse una rivalità tra le due cantanti.
In realtà non era mai stato così e per lei da Franco arriverà UN'ESTATE AL MARE che sarà un grande successo anche in discoteca. Ma Giuni allora si trovava sotto l'ala protettiva di Caterina Caselli con la quale (apro un'altra parentesi che non c'è nel film) invece nacquero presto i veri dissapori poiché Caterina insisteva per tenere Giuni su un registro leggero, canzonettaro, mentre lei, che aveva doti vocali pazzesche, avrebbe preferito poter mostrare di più le sue capacità.
Nel film si salta anche il periodo successivo de L'Arca Di Noè, disco in effetti meno di successo rispetto all'imbattibile precedente per cui comprendo la scelta di passare oltre, ma nel mio caso personale quel tour (altra ulteriore parentesi) fu anche il mio primo incontro live con Battiato che si portava dietro anche Alberto Radius alla chitarra e tutto il Coro dei Madrigalisti.
Quindi per me non c'è nessuna critica negativa sul film se non una nota tecnica per l'effetto speciale leggermente scrauso che lo mostra sul palco dell'Arena di Verona dove si nota benissimo che il pubblico, anche se opportunamente sfocato, è posticcio e, specialmente in un'inquadratura, guarda da tutt'altra parte e applaude così a caso.
Ma è una piccolezza rispetto alle due ore che questo film mi ha fatto passare tra i ricordi. Ma ai soliti mai contenti tutto questo non è bastato e allora giù critiche sui social e sul web.
Che poi, se diventava un film di tre ore, magari gli stessi sarebbero stati lì a dire che era un mattone troppo lungo e che noia, che barba...
De gustibus...
E se non l'avete visto consiglio ancheIL CORAGGIO DI ESSERE FRANCO, un bel documentario sempre su di lui che, come scrissi in quel post, per me è stato "un amico con cui ho passato durante gli anni 80 una Summer On A Solitary Beach, cercando quel Centro Di Gravità Permanente, e volando via, grazie ad un Sentimiento Nuevo, come Gli Uccelli, per infine alzare Bandiera Bianca avendo trovato finalmente Segnali Di Vita al carnevale estivo sopra i carri in maschera dove stanno suonando Cuccurruccuccù" (la sintesi del suo disco di maggior successo).
Le 12 Fatiche Di Asterix usciva il 12 marzo (sarà un caso?), ma secondo alcune fonti sarebbe stato distribuito invece il 20 ottobre del 1976.
Giorno più giorno meno, mese più mese meno, poco importa.
Anzi nello stesso giorno usciva in Italia non questo, ma Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo di cui ho parlato DI RECENTE, quindi per noi anche il film con Jack Nicholson compie mezzo secolo, ma in realtà era uscito negli States già a novembre del 1975.
Direi che anche qui vale il discorso del "mese più mese meno".
Fatto sta che anche il film animato con Asterix & Obelix compie 50 anni ed è uno dei migliori della saga tratta dai fumetti di Goscinny & Uderzo, forse perché sembra per bambini ma sotto sotto non lo è.
Farsi prendere per i fondelli dai Galli era una prerogativa dei Romani, ma quella volta Cesare vuole alzare l'asticella e decide di mettere alla prova questi "campioni" con 12 prove da superare come fossero le mitiche fatiche di Ercole.
Prove una più esilarante dell'altra con un'animazione del 1976 che non è certo quella della Pixar, ma sa fare il suo lavoro perfettamente al servizio della comicità. Film questo che da noi è arrivato direttamente in tv la vigilia di Natale del 1982 su Canale 5 e non al cinema, mentre l'edizione dvd (vedi in alto) presenta il titolo leggermente modificato solo perché, per una questione di marketing, si preferiva mettere Asterix in grande prima di tutto il resto.
In effetti sei anni sono tanti, ma tranquilli che nessuno quella sera davanti alla tv se ne era accorto.
E nemmeno una recente visione farebbe pesare la sua età.
La seconda stagione di Fallout viene concentrata soprattutto sul Ghoul/Cooper Howard
e i moltissimi flashback che ci rivelano molto del suo passato prima di quell'evento che ha costretto la popolazione nei Vault, cioè dei rifugi antiatomici mentre all'esterno i sopravvissuti o mutati hanno continuato una vita tornata alle regole della legge del più forte, dove se un uomo con la pistola incontra un uomo (o una donna) col fucile...
Si, non è un Western però l'atmosfera è quella con l'aggiunta di creature mostruose a complicare ulteriormente la faccenda.
Ci sono anche due camei: uno di McCauley Culkin ormai cresciuto ben bene (pare Taika Waititi biondo) e un altro fulmineo di Clancy Brown, l'ex Kurgan di HIGHLANDER (vedi che quando si parlava ieri del diavolo...).
Tuttavia c'è meno mistero ed effetto sorpresa che nella STAGIONE PRECEDENTE che a me aveva gasato tantissimo e penso che, da quello che avevo scritto, si capisse chiaramente.
Qui (a parte un paio di colpi ben assestati) sembra quasi come se le cose andassero avanti senza una sceneggiatura ben precisa.
Jonathan Nolan e Lisa Joy stanno nuovamente passando la crisi che ha avuto in pochi episodi INVERSO - THE PERIPHERAL tanto da essere cancellata da Prime Video una seconda stagione? Vedremo...
Anche oggi un film fantascientifico o forse decisamente più fantasy che compie gli anni.
Non sono 70 come IERI, ma solo 40 anni per Highlander che continua comunque ad essere un oggetto cinematografico unico.
Si, unico come dice la sua frase ricorrente "ne resterà soltanto uno" perché del seguito è meglio non parlarne, anche se io l'ho fatto QUI TEMPO FA perché delle cose trash ne ho fatto una ragione di vita, basta prenderle nel verso giusto, cioè il perculamento.
Il primo Highlander era uscito in sala per la prima volta il 7 marzo del 1986 (il 30 ottobre invece per l'Italia), ma l'accoglienza al botteghino fu deludente.
Tuttavia quest’avventura fatta di spadoni nascosti chissà come sotto l'impermeabile e decapitazioni diventerà ugualmente un cult, tanto che ne è stato minacciato annunciato un nuovo remake (necessario?) con Henry Cavill, Russell Crowe e Dave Bautista.
Ne è stata tratta anche una serie tv con Adrian Paul negli anni 90, carina, ma non l'avevo seguita tutta.
La storia di Highlander nasce per certi versi anche grazie all'idea di Ridley Scott che nel 1977 con I Duellanti
aveva debuttato portando in scena una vicenda che aveva qualche analogia, quella di due uomini (Keith Carradine e Harvey Keitel) impegnati in un duello infinito aggiungendo qui, nel film di oggi, che tale duello si protrae attraverso i secoli.
Il film usciva in pieni anni 80 dominati da Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger o Bruce Willis che portavano in scena personaggi molto diversi da Connor MacLeod, montanaro della Highlands scozzesi del XVI secolo, finito nella New York del 1985 a decapitare a colpi di spada un misterioso nemico.
La prima scelta per Connor cadde su Kurt Russell che pareva perfetto essendo stato Jena (Snake) Plissken, poi si pensò a Mickey Rourke, Micheal Douglas, Kevin Costner…
Russell Mulcahy, regista di videoclip musicali, però vide Lambert in Greystoke - La leggenda di Tarzan, e capì di aver trovato il suo uomo in Christopher anche se costui non parlava una parola di inglese e lo imparò appositamente per il film.
Con l'entrata nel cast di Sean Connery il duo era bello che formato anche se non si tratta di una coppia come Spencer & Hill, anzi era pronto a creare invece un classico rapporto maestro-allievo per contrastare Kurgan, l'avversario interpretato da un cattivissimo (e grosso) Clancy Brown, e quando azzecchi il cattivo in un film, il più dovrebbe essere già fatto.
Non per me che lo vedrò per la prima volta in home video perché in quel 1986 stavo vivendo un periodo particolarmente intenso tra radio, discoteche e pure qualche immancabile flirt, e quindi portare una ragazza a vedere un film così non pareva carino.
Da Conan Il Barbaro di John Milius, che ha dato il via, poi ecco che è stato tutto un fiorire di spade, creature fantastiche, guerrieri mitici.
Ladyhawke, LEGEND, EXCALIBUR, LA STORIA INFINITA, Scontro Di Titani e tanti altri ne seguiranno, arrivando anche poi alla saga del Signore Degli Anelli.
Quello è anche il decennio di He-Man
(si, c'era anche il tremendo film live action, vabbè, di cui è in arrivo il remake), di Kenshiro, de I Cavalieri Dello Zodiaco.
Qui però il tono è leggermente diverso perché si racconta una storia tormentata di sopravvivenza che fa perdonare anche certi effetti speciali non eccelsi (ma quarant'anni fa andavano bene).
Un aiuto non da poco lo avrà dalla COLONNA SONORA firmata dai Queen, forse a conti fatti meglio recepita del film stesso alla sua uscita.
Comunque, come spesso ho scritto qui nel blog, questo non è l'unico caso di pellicole che poi vengono giustamente rivalutate nel tempo.
Quest’anno Il Pianeta Proibito (Forbidden Planet) compie 70 anni,
infatti era uscito nel marzo del 1956, prodotto dalla MGM, diretto da Fred M. Wilcox e interpretato da Walter Pidgeon, Anne Francis e Leslie Nielsen, proprio quell'attore che per molti sarà poi legato solo ai film comico-demenziali.
Qui da queste parti ne avevo già parlato MOLTO TEMPO FA, ma oggi, in occasione dell'anniversario, è il caso di approfondire un pò la conoscenza di questo film
Intanto l'azione stavolta si svolgeva nello spazio e non più sulla terra che, come spesso si vedeva nei film dell'epoca, veniva invasa o perlomeno visitata da esseri di altri pianeti.
Infatti i nostri protagonisti stanno viaggiando alla velocità della luce su un'astronave alla ricerca di una spedizione scomparsa,
con questo veicolo spaziale che, anche se più essenziale con la forma del classico disco volante, anticipa l'Enterprise di Star Trek, serie tv che arriverà nove anni dopo e proprio Gene Roddenberry (il creatore della serie) disse chiaramente di aver avuto molta ispirazione per il suo prodotto guardando il film.
E cosi, viaggiando viaggiando, ecco che l'equipaggio arriva su Altair IV, un pianeta lontano in orbita attorno a un’altra stella per trovarsi presto a fare i conti con i misteri del luogo.
Oltre alla particolare colonna sonora di Bebe e Louis Barron fatta di pulsazioni, echi, vibrazioni tutte ottenute elettronicamente, tutti ricordiamo Robby the Robot, un personaggio che al di fuori del film è diventato una vera e propria icona.
Pensate che in Italia gli dava la voce Alberto Lupo, mentre Nino Manfredi doppiava il cuoco di bordo.
Il film ottenne la nomination agli Oscar per gli effetti speciali, per l'epoca avanzatissimi, ma niente statuetta che invece andò a I Dieci Comandamenti, altra grande pellicola che bisogna necessariamente avere visto almeno una volta nella vita.
Già nel precedente post citavo come punto debole la visione del mostro animato che era presente grazie ad un piccolo aiuto della Disney, e infatti risultano molto più efficaci le scene, ottenute con effetti fisici, in cui non lo si vede, ma c'è mentre lascia impronte o piega i gradini della scaletta.
Piccolo ricordo personale: lo avevo visto la prima volta in tv, ancora in bianco e nero, durante una rassegna di film di fantascienza che la Rai mandava in onda nel pomeriggio, e solo in anni successivi ho goduto della visione a colori rendendomi conto di quanto il procedimento della Eastmancolor (più recente, più economico e più naturale nella resa cromatica piuttosto che il Technicolor che dava dei colori molto accesi) aggiungesse alla bellezza del film. Ma sicuramente le note tecniche non sono la parte più interessante del film, perlomeno per lo spettatore medio, per cui il consiglio migliore è di guardarlo con occhio nostalgico per poter perdonare certe ingenuità che inevitabilmente ci sono in un prodotto di settant'anni fa. Dubito tuttavia che al mondo ci sia ancora qualcuno che non ha mai visto questo film che pesca la sua sceneggiatura dall'opera di uno piuttosto bravo che si chiamava William Shakespeare e ai suoi tempi l'aveva intitolata "La Tempesta".
Buongiorno e buon 8 Marzo a tutte le lettrici di questo blog, e a tutte voi dedico la COMPILATION di donne famose nel video qui sotto.
Si, donne che hanno avuto un ruolo importante in quella famosa saga perché diciamolo pure chiaro: non c'è Bond senza donne, che agli inizi magari parevano perlopiù di contorno, un bel contorno sovrastato dal maschilismo preponderante, mentre nella più recente era di Daniel Craig le abbiamo viste ben più emancipate e presenti, senza problemi ad adoperare le armi come ci ha mostrato Ana DeArmas
(anche nella saga di John Wick e in Ballerina) che nel video di YouTube non appare poiché era stato pubblicato molto prima di No Time To Die.
Anzi, con lo stesso intento celebrativo verso il gentil sesso, durante il periodo di Brosnan, allegato a La Morte Può Attendere, era stato distribuito anche Bond Girls Are Forever, documentario di 46 minuti che abbiamo ritrovato poi rimontato anche negli extra di Casino Royale.
Quindi concludo rinnovando gli auguri a tutte voi ringraziandovi perché avete il merito di aver reso 007 il mito che è diventato.
Sicuramente tutti conosciamo WHAT"S UP dei 4 Non Blondes, quella canzone che ti fa gridare "heeey heeey heeey yeah yeah",
grandissimo successo degli anni 90 dal giro di accordi sempre uguale, ma probabilmente non era un difetto perché era risultato decisamente efficace.
E comunque anche LA CANZONE DEL SOLE di Battisti gira sempre uguale eppure piace a tutti. Bene, Linda Perry, che, nonostante il suo look fosse carismatico e fosse lei l'autrice delle canzoni, non era la vera leader della band in quanto era stata reclutata in un secondo tempo dal trio quando questo era già formato, dopo quel primo e unico album si era dedicata a scrivere brani per altri artisti ed era uscita anche con un disco solista oltre 25 anni fa nel 1999, e ancora prima un altro nel 1996, ma sempre senza tanta promozione e infatti quasi nessuno se ne era accorto.
Adesso Linda ha annunciato per il prossimo 8 maggio l'uscita del suo nuovo album solista Let It Die Here, e come singolo di presentazione ha appena pubblicato la sua versione di BEAUTIFUL
che ai suoi tempi aveva scritto per Christina Aguilera ed era stata una grande hit.
Intanto, tra le altre cose, non ha escluso anche un ritorno con i 4 Non Blondes.
E quindi oggi tutta musica che ci riporta un pò indietro, non molto, ma quanto basta per rendersi conto di come tutto sia cambiato nel giro di trent'anni.