Titolo del post che cita una famosa SIGLA di Canzonissima, ma quella vera di tanto tempo fa e che (in questo caso nel 1970) era cantata da Raffaella Carrà.
Ora non dico che un programma tv, se ne viene fatta una nuova edizione, deve per forza essere l'esatta fotocopia della versione precedente, ma guardando la rinnovata Canzonissima che va in onda il sabato su Rai 1, dell'originale non rimane nemmeno l'ombra perché di base questa è un'operazione di recupero di un passato, sia ruffianamente quello remoto del programma che teneva il posto d'onore dello show del sabato sera (e che quando venne spostato alla domenica pomeriggio andò a perdere un pò della sua ragione di essere) sia il passato più recente di Milly Carlucci
che conduce esattamente come ha portato avanti Ballando Con Le Stelle (che qualche ragione di esistere ce la può anche avere) e anche quel paio di altri show tremendi imbevuti di trash che è meglio dimenticare.
Ora, per chi non lo ricordasse, la Canzonissima che andò in onda dal ‘56 al ‘75 aveva di che fregiarsi, a seconda delle edizioni, con appunto Raffaella Carrà che ballava il “Tuca tuca” con Alberto Sordi, con gli autori che erano stati anche Garinei e Giovaninni, con Antonello Falqui oppure Romolo Siena alla regia, con Mina che cantava “Brava”, e c'erano i volti di Delia Scala, Paolo Panelli, Nino Manfredi, Dario Fo e Franca Rame che però venivano censurati, Walter Chiari e il suo Sarchiapone, Loretta Goggi e Pippo Baudo e perfino Topo Gigio, tutti nomi che se ne sono ormai andati eccetto un paio.
Oggi ci sono solo i cantanti, una giuria e i retroscena dei partecipanti come sempre nel programma di ballo di Milly, e la comicità invece si riduce a qualche moscia battuta dei presenti qua è là.
Ma la musica?
Quella va a pescare fra cover di canzoni d'epoca remota e recente, e qualche cavallo di battaglia dei partecipanti, mentre l'originale Canzonissima portava sempre canzoni nuove che scalavano ogni volta le classifiche.
Posso capire che manchino le idee, ma a sto punto non è il caso di spacciare per un ritorno in tv di un titolo glorioso, questo programma che invece è come un film di Tarantino, cioè senza gloria e pure un pò bastardo.
In coda, non c'entra nulla, ma aggiungo un simpatico omaggio con una foto rielaborata per la mia cara amica BLOGGER FINLANDESE RITA con la quale di recente abbiamo amabilmente chiacchierato e scherzato su varie cose, tra cui anche Star Trek
(l'ho fatta diventare una splendida vulcaniana), e questo spiega anche la mia nuova scherzosa foto del profilo.
Tempo fa ero rimasto "agganciato" alla tv che in seconda serata mandava in onda il SECONDO BEVERLY HILLS COP, come rapito da quelle immagini e musiche di film fine anni 80.
La stessa cosa mi è capitata di recente con Rai 1 che ha rispolverato Pretty Woman e mi ha confermato quanto fosse forte la Touchstone in quel periodo che, in questo caso, era esattamente il 1990.
Potrei elencare una marea di titoli Touchstone che hanno fatto il pieno ai botteghini, ma non lo farò, pensando invece a come venivano pensati i film allora, senza tante menate di urtare la sensibilità di qualcuno (il mestiere della Vivian di Julia Roberts è arcinoto e Edward/Richard Gere sarebbe passibile di favoreggiamento alla prostituzione).
Fatto sta che me lo sono riguardato per intero anche se sapevo ogni battuta a memoria
(giuro, le ho recitate a tratti in sincrono come al ROCKY HORROR PICTURE SHOW e in particolare questa qui sopra della Roberts l'ho anche già usata in un VECCHIO POST) e ammetto che, tra tante risate come per la scena delle lumache o quella con l'esultanza di Vivian alla partita di Polo,
alla fine mi son trovato con gli occhi umidi.
Perché son canaglia, è vero, ma un film fatto così bene non mi lascia indifferente neanche dopo l'ennesima visione.
Piccola curiosità sulla famosa locandina lassù in alto dove il volto è di Julia, ma il corpo è di Shelley Michelle, cioè colei che l'ha sostituita anche in alcune scene, non pericolose come quelle di Tom Cruise, ma solo un pochino più piccanti.
Ma solo pochino poiché il film rimane tutt'altro rispetto alle commedie sexy all'italiana di cui parlavo proprio la SCORSA SETTIMANA.
La missione Artemis II si è conclusa venerdì sera con l'ammaraggio della navicella quasi in concomitanza con la Giornata Internazionale dei Viaggi dell'Uomo nello Spazio,
che cade oggi in onore alla data del primo uomo nello spazio, Jurij Gagarin, nel 1961, e cosa che all'epoca fece rosicare non poco gli americani per essere stati battuti in questo modo dai russi.
Tuttavia saranno gli astronauti a stelle e striscie quelli che per primi metteranno i piedi sul suolo lunare, con quali benefici per l'umanità non è ancora chiaro adesso, ma perlomeno il cinema ci ha fatto su una serie di film spaziali mica da poco (anche alcuni che confutano quanto visto in tv), e, anzi, una famosa serie tv (SPAZIO 1999) metterà sulla Luna un'intera comunità di persone costrette a restarci per sempre lassù.
Artemis II invece, dopo la PRIMA VERSIONE senza equipaggio e inizialmente con problemi ai motori, stavolta si è "limitata" a fare il giro intorno alla luna per mostrare quel lato che a noi rimane sempre nascosto e sul quale i Pink Floyd ci hanno costruito la loro FORTUNA.
Un nuovo allunaggio sarebbe invece previsto per la prossima missione, la Artemis III.
Piccola curiosità su Artemis, ovvero Artemide che era la sorella gemella di Apollo, quello che stava lì a fare le palle di pelle di pollo e che ha invece dato il nome alle precedenti missioni spaziali statunitensi, anche quella NUMERO 13.
Giustamente adesso si pensa per par condicio e politically correct anche qui perché, l'avevo detto TEMPO FA, e poi ribadito una SECONDA e una TERZA volta, lo spazio è per le donne, come hanno dimostrato le molte astronaute in passato e poi quelle sempre più presenti nelle ultime missioni.
In coda faccio gli auguri ad Andy Garcia per i suoi 70 anni e che, restando in tema spaziale, abbiamo visto negli ultimi secondi di Passengers in un cameo.
Ok, oggi, dopo tanti sabati rivolti a brani piuttosto vintage, diamo uno sguardo (o meglio, un orecchio) alla musica attuale, cioè quella che passa alla radio e sui canali tv dedicati ai videoclip.
Come impatto visivo devo doverosamente aprire con Meek e la sua FABULOUS, in cui la cantante (prima conosciuta come Georgia Meek) si esibisce in tutta una serie di outfit che definire "sopra le righe" non rende l'idea, tanto più che lei è decisamente "curvy" e lo ostenta in maniera più che disinvolta riuscendo anche ad essere sexy. Canzone che in questi giorni non riesco a togliermi dalla testa e che mi ricorda anche molto da vicino lo stile di CHAPPELL ROAN.
Tutt'altro genere quello di Artie 5ive, rapper/trapper italiano che dimostra che con poche frasi ripetute all'infinito ci puoi fare una canzone, ovviamente di quel genere.
DAVVERODAVVERO non rientra (davvero) tra i miei preferiti, ma non posso non notare che il brano ha qualcosa di ipnotico che lo rende geniale. Infine ecco un nuovo estratto dal titolo OPALITE dall'ultimo album di Taylor Swift.
Brano questo che nel ritornello, come in un flash, mi ha fatto ricordare HOLD ME NOW degli ottantiani Thompson Twins (e anche altre cose sparse). Certamente non è plagio, ma l'ispirazione c'è e parecchia, e forse è proprio per questo che anche il video cita gli anni 80, colorati e pieni di grande musica e film indimenticabili.
E concludo restando negli anni 80 perché ci ha lasciati l'altro ieri Afrika Bambaataa, al secolo Lance Taylor, a 68 anni per un cancro alla prostata.
DJ, produttore e rapper, probabilmente il brano suo più famoso è RECKLESS insieme agli UB40. Negli ultimi tempi si erano moltiplicate a suo carico le accuse di molestie sessuali subite da gente del giro musicale in giovane età che, uno dopo l'altro, hanno cominciato a rendere tutto pubblico, ma l'artista ha sempre negato ogni cosa.
Che sia vero o no, comunque addio Afrika (o Lance).
Urca! Parlavo poco tempo fa del compleanno della sua canzone più famosa ed ecco che, tra tanti nomi della musica che ci hanno lasciato di recente, arrivano invece anche gli 80 anni per Caterina Caselli,
l'ex Casco D'Oro di NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE e tanti altri successi del beat italiano, alcuni, come era usanza dell'epoca, ottenuti rendendo all'italiana canzoni famose di gruppi altrettanto famosi come i ROLLING STONES oppure i MONKEES, quelli della serie tv che erano stati inventati a tavolino dagli americani per imitare il successo dei Beatles.
Attualmente sta ancora nel giro della musica la nostra Caterina, ma dietro le quinte, come discografica e talent scout (sono sue scoperte Gerardina Trovato, Elisa, Andrea Bocelli e i Negramaro, per fare qualche esempio) dopo un fulmineo RITORNO al Festival di Sanremo nel 1990. Augurissimi!!!
Certo, presentarsi in modo da farsi notare conta molto nel mondo della musica e l'hanno dimostrato in passato i KISS, i Residents, i DAFT PUNK, i ROCKETS e anche i nostrani Liberato e Tre Allegri Ragazzi Morti.
Nel caso del duo canadese ANGINE DE POITRINE (che significa Angina Pectoris) le loro strane maschere supportano un suono con influssi math rock e influenze che chi li sta osannando dice che spaziano dai Television a Frank Zappa.
C'è chi li ama e chi invece non li capisce, e fra questi secondi mi ci metto anch'io, ma ogni volta che apro uno dei social che frequento me li trovo davanti, per cui non posso rimanere indifferente al fatto che la loro promozione sta funzionando ed è per questo che ne parlo oggi.
C'è molta tecnica nelle loro esecuzioni, ma nel mio mondo non riesco proprio a definirla musica "musicale", ma piuttosto li vedo come esercizi atti a dimostrare qualcosa che non mi arriva nonostante questo grande battage mediatico a cui ci stanno sottoponendo da prima di Pasqua.
Perché questo mi sembra, ovvero una grande operazione di marketing costruita ad arte per far conoscere questi due che non sentirai mai passare nelle radio che invece mettono su le hit del momento (attenzione... non sto difendendo a spada tratta le canzoni di Sanremo).
Tengo a precisare che non sono uno di quelli che rifiuta a priori ogni novità musicale restando confinato in casa ad ascoltare i Genesis di Gabriel come se fosse ancora il 1975, anzi, a mio parere, basterebbe guardarsi meglio intorno per trovare nuovi artisti che, oltre alla tecnica fine a sé stessa, riescono a mettere insieme qualcosa di anche gradevole all'ascolto proprio come quella band britannica ha dimostrato in passato (ho citato i Genesis come esempio, ma vale per tutti gli artisti del passato).
Ma se voi che state leggendo li considerate, questi ADP, dei veri geni a tutti gli effetti, potete benissimo contraddirmi, magari dandomi delle motivazioni sensate.
A volte il destino è così, nel senso che lavori nel mondo del cinema coprendo incarichi quali segretario di produzione, montatore, aiuto regista, scenografo, tutto ciò per film western, drammatici o comunque cose del genere, finché nel 1973 ti affidano la regia di un poliziesco mixato (goffamente) con il Kung-Fu (questo perché Bruce Lee e i suoi emuli imperavano) dal titolo 7 Ore Di Violenza Per Una Soluzione Imprevista,
generi che appunto andavano entrambi forte negli anni 70, e pensi che per questo motivo sia un punto d'arrivo.
Non è stato così per Michele Massimo Tarantini che subito dopo si è trovato a dirigere Alvaro Vitali e Lilli Carati in La Professoressa Di Scienze Naturali e tale genere comico-scollacciato gli rimarrà appiccicato addosso con insegnanti, dottoresse, tassiste, poliziotte,
tutte sexy, tutte discinte e infatti il suo primo vero successo commerciale è stato la commedia sexy del 1975 La liceale che ha lanciato anche la carriera di Gloria Guida (pure lei legata a quei film).
Da allora, Tarantini (nella foto sopra è ovviamente quello a sinistra, mentre a destra vediamo la "poliziotta" Edwige Fenech) mancato nei giorni scorsi a 77 anni, è diventato uno dei registi più importanti e di maggior successo nel genere della commedia sexy all'italiana esportata anche all'estero e imitata da film come Porky's.
Beh... anche questo dopotutto è cinema, mentre la musica piange Albert Mazibuko,
una delle voci e membro originale del gruppo vocale africano dei Ladysmith Black Mambazo di cui avrete sentito parlare nel 1986, all'epoca della pubblicazione di Graceland di Paul Simon perché hanno cantato in quel suo album molto etnico in tre brani di cui uno è questa DIAMONDS ON THE SOLES OF HER SHOES.