domenica 6 settembre 2026

GROSSO GUAIO A CHINATOWN (BELLO GROSSO PER JOHN CARPENTER)

 Il film Grosso Guaio A Chinatown è uscito nei cinema italiani il 5 settembre del 1986 a pochi mesi di distanza dall'uscita ufficiale nelle sale statunitensi avvenuta il 2 luglio dello stesso anno, quindi il film ha appena compiuto i suoi 40 anni da qualche mese.


Da notare che il titolo originale Big Trouble In Little China giocava con il contrasto tra le parole BIG e LITTLE, completamente perduto nella versione italiana. 
C'è un camionista, Jack Burton (Kurt Russell), che si ritrova coinvolto in una guerra di magia nera a San Francisco. 
Quando la fidanzata del suo amico Wang Chi viene rapita da una setta di Chinatown, Jack si addentra nei meandri sotterranei del quartiere per salvarla. 
Dietro al rapimento c'è David Lo Pan

(James Hong), uno stregone millenario condannato a vivere come uno spirito disincarnato. 
Per poter tornare in carne e ossa e governare il mondo, Lo Pan deve sposare una donna dagli occhi verdi, trovata appunto in quella ragazza. 
Però, secondo il detto di Stefano Accorsi che "two gusti is meglio che one", oltre a Miao Yin, nel mirino dello stregone finisce anche Gracie Law (Kim Cattrall), un'avvocatessa che Jack aveva conosciuto all'aeroporto.

Il film fu per Carpenter un clamoroso fiasco al botteghino (dieci anni dopo ce ne sarà UN ALTRO sempre con Kurt Russell) principalmente perché uscì in una delle estati cinematografiche più affollate di sempre con Aliens - Scontro Finale (fortemente pubblicizzato), Top Gun, Karate Kid II e Labyrinth. 
E inoltre il film era in pratica una commedia d'azione condita da arti marziali, fantasy e magia nera, forse un mix troppo caotico per gli spettatori degli anni '80. 
Però di buono c'era che Jack Burton non era il classico eroe d'azione infallibile, anzi, spesso si dimostrava goffo, finiva nei guai e veniva salvato dai personaggi secondari, cosa che, sotto un certo punto di vista, lo avvicinava al pubblico. 
E difatti, negli anni successivi all'uscita al cinema, il film trovò la sua vera dimensione grazie alle videocassette e ai passaggi televisivi, dove il passaparola lo trasformò in un vero e proprio cult, magari non ai livelli dei titoli a cui ci aveva abituato Carpenter, ma certamente rivalutato. 
Putroppo c'è anche un recente addio ad un membro del cast, ovvero James Lew , 73 anni, stuntman americano che qui ha interpretato uno dei Chang Sing,

i lottatori di arti marziali che stavano dalla parte dei buoni, oltre a moltissime apparizioni da controfigura in famosi titoli come Inception e, in tv, Luke Cage. 
Goodbye James. 

sabato 5 settembre 2026

DISCHI DI CUI NE POSSIAMO FARE A MENO

 Allora... Partiamo dal presupposto che se un artista non pubblica certe canzoni nei suoi album e le mette da parte in favore di altre che lui giudica migliori, un motivo ci sarà; magari le riprenderà in mano in seguito per ritoccarle, riscriverle, riarrangiarle, oppure le passerà a qualcun altro (uno dei cavilli delle case discografiche a cui devono, per contratto, sottostare gli artisti e se ne era PARLATO anche a X-Factor).


Nel caso di Prince (che con la Warner Bros. aveva avuto diversi disaccordi), troviamo uscita da una settimana Timeless, una raccolta di brani in ordine cronologico che perciò, proprio per questo motivo, risulta molto disomogenea perché parte dal 1978, anno del suo primo album (sono sicuro che molti lo considerano invece nato artisticamente negli anni 80) fino al 2016, anno della sua morte un mese e mezzo dopo l'ultimo disco pubblicato allora.

E mi duole dirlo e fare la parte del cattivo, perché Prince l'ho adorato e omaggiato andando anche a vederlo in concerto a Milano nel 1988, ma che questi sono scarti lo si capisce subito dato che dal mucchio salvo solo WITH THIS TEAR, canzone questa davvero molto bella che ad aprile aveva anticipato l'uscita dell'album facendo ben sperare, e brano che comunque già era stato interpretato magistralmente nel 1992 da Céline Dion (mica una scrausa, eh...).

Per amore vi risparmio invece le altre brutture contenute nel disco che comunque è ascoltabile anche su YouTube.
Il fatto è che adesso il patrimonio artistico di Prince è in mano al The Prince Estate, ente ufficiale e legale (non so perché, ma me lo immagino come un grosso avvoltoio) che gestisce l'intera eredità artistica, commerciale, d'immagine e materiale del musicista, e quindi dal Vault, l'immenso archivio segreto di brani inediti, demo e registrazioni live custodito a Paisley Park, ci dovremo aspettare ancora molta roba inutile.

Altra cosa brutta, ma anche di più, e stavolta italiana, è il NUOVO DISCO di Rovazzi con Arisa (sempre più magra) e Nino D'Angelo (sempre più... Nino). 
Pezzo presentato anche in quei programmi tv estivi simil-Festivalbar che ti fa chiedere "perché?”, ma che però ha il pregio di farmi rivalutare in toto il qui presente disco di Prince. 
Non so se mi sono spiegato... 

venerdì 4 settembre 2026

C'È STATA UNA PRIMA VOLTA ANCHE PER I SEX PISTOLS

 Il 4 settembre del 1976 gli allora sudditi di Elisabetta II fecero un'esperienza scioccante ascoltando e vedendo per la prima volta in tv i Sex Pistols.


Questa prima messa in onda storica dei Sex Pistols in televisione non avvenne certo sulla rigorosa BBC, ma sulla rete privata locale Granada Television, tv commerciale che in seguito sarà inglobata con altre private dalla ITV (colosso come fosse la nostra Mediaset), e nota per esempio per la lunga soap-opera CORONATION STREET (quella che ispirò i Queen per il videoclip di I Want To Break Free)

e per lo show musicale di Ayshea, attrice e cantante presente nel cast di U.F.O., e anche l'unica dello staff della SHADO a portare al collo un grosso ciondolo con la sua iniziale sopra alla famosa divisa di ordinanza.

Durante lo show So It Goes, condotto da Tony Wilson (futuro fondatore della Factory Records, etichetta indipendente alla quale saranno legate band new wave piuttosto cupe tipo Joy Division, New Order e Cabaret Voltaire) la band dei Sex Pistols suonò dal vivo ANARCHY IN THE UK tre mesi prima che il singolo venisse ufficialmente pubblicato. 
L'esibizione fu un'anteprima assoluta del punk in TV, introdotta dal celebre urlo di Johnny Rotten: "Get off your arse" ("Alzate il culo"). 
La band, pensa un pò, fu poi completamente bandita dalla BBC nel maggio 1977 a causa del singolo scandaloso GOD SAVE THE QUEEN.

Ma sappiamo bene che questo non fu mai un problema per loro. 
Ormai il punk era arrivato. 
E pensare che quella volta, qualche anno prima, quando i Beatles suonarono sul tetto, i compassati gentlemen britannici conservatori pensavano di aver visto ormai il massimo della trasgressione. 

giovedì 3 settembre 2026

STRIPTEASE: QUANDO RIMPIANGI PATRICK SWAYZE

 Ecco un film distribuito nel 1996 (28 giugno negli States e 5 settembre in Italia), ovvero Striptease che ha segnato uno dei peggiori momenti della carriera di Demi Moore, attrice che solo sei anni prima faceva commuovere il mondo in Ghost insieme a Patrick Swayze. 


Dopo aver preso parte alla pellicola, infatti, l’attrice entrò in una spirale di Razzie Awards (gli Oscar al contrario) da cui fu difficile tirarsi fuori. 
D’altronde, Striptease viene tuttora considerato uno dei peggiori film americani mai visti sul grande schermo sia dalla critica che dal pubblico. 
Insomma, tra una cosa e l’altra, l'unica cosa buona per Demi dev'essere stata incassare l’assegno più pagato fino a quel momento che era di 12,5 milioni di dollari, facendola diventare l’attrice allora più pagata al mondo. 
Film tra l’erotico e la commedia dove Demi, spesso in scena senza tante coperture, interpreta una madre che, per non perdere la figlia, accetta un lavoro in un locale di striptease grazie ad un fisico allora di tutto rispetto, ma mostrato ancora di recente in THE SUBSTANCE
Non per niente almeno un solo premio positivo l'aveva preso Demi con un MTV Movie Award come attrice più attraente. 
I Razzie Awards invece allora sono stati più che generosi: ben 6 vittorie mettendo quasi a repentaglio la carriera di uno dei volti più rinomati di Hollywood. 
Certo è che, anche dopo 30 anni appena compiuti, Striptease se lo devono ricordare in molti buongustai dato che ha incassato ben 113 milioni di dollari dopo averne spesi 50. 
Insomma, a conti fatti il suo grande successo commerciale l’ha avuto, ma non sempre i grandi incassi sono sinonimo di qualità. 

mercoledì 2 settembre 2026

FUMETTI IN TIVVÙ-U-U-UUU

 Vediamo chi si ricorda di Gulp! I Fumetti In Tv, un programma della Rai degli anni 70,


che i più fortunati potevano già vedere a colori (io no) dopo il tg, in cui le tavole dei fumetti venivano trasmesse in video e dei doppiatori leggevano le battute nei "balloons" in soli 15 minuti totali di messa in onda per ogni puntata. 
Detto adesso, con i tempi attuali serrati che hanno in tv al punto di troncare il finale di un film (😁) e lo stile dei programmi che vanno in onda un pò su tutte le reti, sembrerebbe di una noia mortale, e invece (chi lo ricorda lo sa) funzionava, tant'è che in seguito crescerà in versione ampliata con anche cartoons Marvel con il nome SuperGulp!
Beh, io già conoscevo il fumetto Alan Ford e vederlo in video non poteva che essere un piacere. 
Non conoscevo ancora invece il detective Nick Carter, il piccoletto con il berretto (omonimo del biondo componente dei Backstreet Boys, è vero), e i suoi collaboratori, il grosso Patsy e l'orientale Ken,

frutto della collaborazione di Franco Bonvicini, quello delle Sturmtruppen detto Bonvi, con Guido De Maria, disegnatore morto di recente a 93 anni.
Fu infatti Guido De Maria a disegnare proprio il personaggio di Nick Carter,

il cui nome si rifaceva ad un noto detective dei romanzi vintage di fine 800 portato anche al cinema, e fu sua l'idea del programma di cui era regista insieme a Giancarlo Governi, inventandone anche Giumbolo, la mascotte.

Insieme al musicista Franco Godi collaborò anche per le sigle della trasmissione.
Sempre dal fumetto di Nick Carter poi diventerà di uso comune la frase ricorrente "E l'ultimo chiuda la porta!"
Insomma, si può dire quindi che senza Guido De Maria non ci sarebbe mai stato questo programma. 
Addio Guido. 
 

martedì 1 settembre 2026

DISCLOSURE DAY: TORNANO GLI ALIENI DI SPIELBERG, MA C'È DELL'ALTRO

 Sono stati 79 anni di segretezza e te lo ripetono più volte (riferendoso al caso Roswell del 1947 nel New Mexico) nel corso del film che i file sugli UFO e sulle intelligenze extraterrestri sono stati tenuti nascosti al pubblico per esattamente 79 anni.


Finché nelle sale non è uscito appunto Disclosure Day di Steven Spielberg che manda in onda mondiale quei filmati nascosti e torna così su uno dei temi a lui cari, ovvero gli incontri con gli alieni.
Ma in realtà gli alieni, che ci sono e si vedono pure, sono la parte meno importante della trama che invece si basa sulle tante cose da complottista che lo Stato tiene segrete, su fughe mozzafiato dai cattivi comandati da Colin Firth

(ultimanente sempre più legato a questi ruoli) che usa un aggeggio che fa un effetto tipo il Cerebro del professor Charles Xavier (X-Men) e che per la sua forma, se avete visto Project Hail Mary di cui parlerò nei prossimi giorni, dovrebbe ricordarvi qualcosa (perlomeno a me è sembrato qualcosa di simile seppure più piccolo) e pure di divertite auto citazioni di Steven. 
Ho riso come un cretino infatti quando i fuggitivi sono arrivati all'Inn-Di-Ana Motel, easter egg che non devo certo spiegare.
Anche la scena del treno


(girata in maniera pazzesca da Oscar per stunt ed effetti speciali) ricorda vagamente la sequenza iniziale di Indiana Jones E L'Ultima Crociata, in cui un giovane Indy scappa su un treno del circo e cade in una vasca piena di serpenti, dando origine alla sua celebre fobia. 
Film di due ore e venti che inizia come se mancasse una parte introduttiva (nei cinema di una volta capitava a volte che proiettassero le "pizze" nell'ordine sbagliato e Celentano NE SA QUALCOSA) e che si rivela invece essere un'ottima mossa perché così anche noi spettatori ci troviamo nelle condizioni di Emily Blunt straniata che non capisce cosa le stia succedendo, a lei e a qualcun altro, e pellicola che non ti molla un attimo condita poi magistralmente dalle famose luci che Spielberg mette in scena sempre nei suoi film (ricordate che ne avevo parlato per West Side Story?) e che non solo illuminano, ma fanno davvero la scenografia,

anche certi lensflare che molti considererebbero un difetto e qui invece fanno il marchio del regista.
E attenzione che adesso voglio puntare l'attenzione sul fatto che come regista e sceneggiatore, insieme a David Koepp, Steven sia stato però criticato per questo finale troncato sull'ultima frase un pò come è successo a Il Codice Da Vinci IN TV, ma lì era stato per un pasticcio tecnico. 
Chi è rimasto deluso probabilmente non ha capito il vero senso del film perché quella frase sussurrata che non si percepisce (chi non ha pensato al FINALE di Lost In Translation?)

e l'invito successivo del personaggio di Emily Blunt ad "ascoltare" sono un invito ad aprirsi meglio verso gli altri che stanno intorno a noi, di qualsiasi provenienza siano, cosa che invece tendiamo a fare sempre meno rinchiudendoci sui nostri display dei telefoni anche quando andiamo ad un concerto e passiamo tutto lo show guardando lo schermo invece che la performance sul palco. 
Dico così perché vedo molti, troppi che lo fanno davvero (forse per poi postare per primi sui social eventuali defaillances dell'artista come è successo di recente a Samurai Jay che ha avuto problemi con l'autotune), mentre io, giuro, preferisco godere appieno del momento live sul palco.
Tutto il succo del film comunque si può condensare nel testo di Imagine di John Lennon, che ci parla di idee semplici: empatia, rispetto per le differenze, condivisione, superamento della religione.
E lo fa dal lontano 1971, ma forse stiamo diventando troppo ottusi per capirlo. 

lunedì 31 agosto 2026

ANCHE HARRY POTTER FA PARTE DE "GLI INFINITI RITORNI"

Gli Infiniti Ritorni è un romanzo di Marren Bagels (occhio in coda al post) pubblicato nel 1961 nella collana fantascientifica Urania, fedele compagna di letture della mia adolescenza, e tale titolo sembra anche fatto apposta per la tendenza attuale di riportare al cinema i grandi titoli del passato come abbiamo visto più volte nei post. 


Anche Harry Potter (già tornato per i VENT'ANNI, ma in un brutto periodo) segue questa tendenza e il primo episodio della fortunata saga cinematografica è tuttora nelle sale fino a mercoledì per festeggiare il quarto di secolo. Personalmente ho visto questo film diretto da Cris Columbus almeno una cinquina di volte ed è, insieme al secondo, ancora una storia leggera, a tratti disneyana, mentre in seguito le atmosfere e i colori diventeranno molto più cupe e quasi horror. 
Saga questa che conta già purtroppo una serie di nomi che non ci sono più come Maggie Smith, Robbie Coltrane, Richard Harris e Alan Rickman

e rivederli ancora sul grande schermo al cinema potrebbe anche fare commuovere certe canaglie come il sottoscritto. 
Con anche un pensiero che il cinema del passato abbia lasciato un segno molto più profondo di quanto non facciano pellicole recenti che vedi e già il giorno dopo ne dimentichi il titolo. 
Ah... in coda vi posto anche la bellissima e inquietante copertina disegnata da Karel Thole (padre del noto cabarettista Ernst) per il romanzo di Marren Bagels,

nome posticcio che celava le identità delle due sorelle italiane Maria e Ornella De Barba. 
Notare il prezzo in basso a sinistra!!! 

GROSSO GUAIO A CHINATOWN (BELLO GROSSO PER JOHN CARPENTER)

 Il film Grosso Guaio A Chinatown è uscito nei cinema italiani il 5 settembre del 1986 a pochi mesi di distanza dall'uscita ufficiale ne...