Era il 17 giugno del 1996 quando veniva pubblicato sulla rivista settimanale Shōnen Jump l'ultimo capitolo del fumetto Slam Dunk di Takehiko Inoue, inizialmente con l'indicazione "Fine prima parte" che poi sarà modificata definitivamente in "Fine" nella pubblicazione come volume a sé stante.
Dal manga, il primo che ha contribuito in maniera molto marcata alla diffusione e allo sviluppo del basket nella Terra del Sol Levante, sono stati tratti un anime di centouno episodi, in tv dal 16 ottobre 1993, e cinque film animati.
La serie anime però presentava spesso scene in ordine diverso, con aggiunte o tolte diverse altre piccole sequenze che ne modificano leggermente il contenuto, per cui è stata interrotta a poco più della metà del manga per volere dell'autore dell'opera originale, in quanto ritenuta troppo differente e non adeguata, senza quindi un vero e proprio finale.
I film, invece, sono indipendenti dalla serie e si basano su storie a parte.
Slam Dunk tratta la tematica dello sport con molto humour, ma punta anche l'attenzione verso il bullismo nelle scuole, tema sempre molto attuale.
Il protagonista Hanamichi Sakuragi (qui sopra la sua action figure) è un teppistello che si unisce alla squadra di basket del liceo Shohoku solo per fare colpo sulla ragazza dei suoi sogni, scoprendo poi una vera passione per lo sport, mostrando quindi un racconto di formazione e crescita personale.
Quella formazione e crescita che viene mostrata spesso nel cinema e nelle serie tv dove un personaggio inizialmente negativo cambia radicalmente atteggiamento, e, a quanto pare, ha funzionato anche trent'anni fa.
Nel 1980, per colpa della casa discografica Chrysalis, l'intesa di una storica band prog andò a ramengo e il gruppo si sciolse all'improvviso.
La band era quella dei Jethro Tull e al loro leader Ian Anderson, secondo una clausola del contratto con la casa, era stato chiesto di realizzare un album solista, magari sullo stile folk.
Ian si mise al lavoro di buon grado però con la condizione di poter collaborare anche qui con il fido chitarrista Martin Barre con lui dagli inizi dei Jethro Tull, per la precisione dal secondo album Stand Up.
Per il resto dei musicisti Ian, che nella sua testa voleva anche giustamente adeguarsi ai tempi entranti cioè gli anni 80 che saranno pieni di sintetizzatori (vedi l'evoluzione dei suoi colleghi prog Genesis, per esempio), cercò musicisti nel giro della musica elettronica tra Roxy Music e Frank Zappa, e in breve tirò fuori il disco che riprendeva, riarrangiate, alcuni sue vecchie composizioni mai pubblicate e altre del tutto nuove.
Il disco si sarebbe chiamato semplicemente A, come lui, Anderson, ma con quei suoni moderni suonava come quello di una vera rock band, altro che folk, e lo potete ascoltare qui in VERSIONE ESTESA (con più brani rispetto alla tracklist originale e in effetti è un gran bel disco prog), per cui ecco che alla Chrysalis viene in mente di pubblicarlo lo stesso a nome Jethro Tull con una copertina che abbandonava gli outfit da folletto per un'immagine ispirata a Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo, causando le ire dei componenti dei veri Jethro Tull che non avevano partecipato alle registrazioni, e quindi mollano definitivamente la band.
E lo fanno con tutte le ragioni perché la situazione era un pò come se Mick Jagger e Keith Richards avessero fatto uscire un disco a nome Rolling Stones, ma senza Ronnie Wood, Bill Wyman e Charlie Watts all'epoca in cui questi ultimi due erano ancora nella band.
A nulla servirono le spiegazioni e le scuse di Ian che era fermamente intenzionato a tornare alla formazione di prima per l'album successivo.
L'intesa si era spezzata (ripeto, non per causa sua) e fra i fuggitivi c'era anche l'allora David Palmer,
(quello con il foulard al collo) tastierista che era entrato ufficialmente come componente nel 1976, ma che anche prima arrangiava i brani per i Jethro Tull.
David purtroppo è mancato nei giorni scorsi a 88 anni, ma nel frattempo, dopo la morte della moglie, nel 2004 aveva anche cambiato sesso diventando Dee.
Sempre restando nel genere prog è mancato anche Dave Greenslade, 83 anni, pure lui compositore e tastierista inglese
che, oltre ad aver fondato una band che portava il suo cognome, ha fatto prima di tutto parte dei Colosseum, noti soprattutto per il loro secondo album VALENTYNE SUITE, quello con la famosa copertina che raffigura una modella tra due alti candelabri futuristici come si vede nel video allegato (il secondo candelabro sta sul retro della copertina che è una foto intera). Da tutt'altro genere invece arrivava il rapper Oliver Tree deceduto a soli 32 anni in uno scontro tra elicotteri.
Oliver aveva uno stile molto ironico anche nel modo di presentarsi con i capelli a scodella, e il suo pezzo più famoso era (ironicamente) questa LIFE GOES ON, che ha raggiunto una popolarità virale venendo usata anche per meme e video di TikTok.
Se, dopo Freddie Mercury, vai a toccare un altro mito come Michael Jackson, è inevitabile che si scatenino le critiche dei fans
specie quelli così convinti di sapere tutto del loro idolo al punto di essersi già fatti da soli nella loro testa un film personale.
Questi, vedendo al cinema la pellicola diretta da Antoine Fuqua, avranno pensato subito che questa cosa non va bene e quest'altra manca.
Certo, in effetti i salti temporali sono parecchi e non troviamo traccia di U.S.A. FOR AFRICA (momento importantissimo ed epocale) e nemmeno di Paul McCartney (manca anche Janet Jackson, la più piccola della famiglia, lei però per suo esplicito volere), ma per metterci tutto forse ci saremmo sorbiti almeno tre ore di film, fermo restando che la storia raccontata qui si ferma al trionfale Tour di Bad, mentre sappiamo bene che in seguito la vera storia avrebbe preso una piega molto diversa.
Storia che sull'ultima inquadratura una didascalia annuncia che infatti continua.
Non è detto che per questo ci sia davvero in previsione un sequel sul grande schermo seppure si sappia che il materiale rimasto fuori dal montaggio definitivo ci sia già girato bello pronto.
Tuttavia il problema del film non è l'essere bello o no, perché per me è stato un bel film visto con piacere, ma piuttosto, come era già accaduto in BOHEMIAN RHAPSODY, viene da chiedersi se sia davvero utile e necessario rifare tali e quali le scene da videoclip (per esempio THRILLER) e live.
Certo, mentre le guardi pensi "Wow! È uguale!", ma a me subito dopo è salito quel maledetto dubbio che questa fotocopia non sia altro che un esercizio di stile per dimostrare quanto Jafaar Jackson (che è il nipote di Michael) sia somigliante e bravo a ballare come lo zio.
Altro piccolo problema secondo me è il sorriso ebete che il ragazzo tiene per almeno la metà del minutaggio come se fosse sempre sulla copertina di Off The Wall,
il primo album solista del nostro Re del Pop.
Ma, ve lo confesso, non ho mai vissuto fianco a fianco con Michael, perciò magari lui era davvero così tutto Sorrisi E Canzoni...
(Hahaha! Sono scemo, lo so)
Ma attenzione perché il problema più grande per noi è come Jafaar è stato doppiato in italiano da Francesco Ferri con un atteggiamento tutto gnegné che sembra la parodia di Michael vista in SCARY MOVIE 3.
si sente che Jafaar tiene una intonazione leggera, ma molto più credibile e lo possiamo dire perché il vero Michael lo abbiamo sentito parlare diverse volte come nel videoclip di Thriller e nel dialogo con Paul McCartney (rieccolo) in THE GIRL IS MINE che nel film non sentirete.
Detto tutto questo, il film ha dalla sua di essere piacevole senza farti mollare mai l'attenzione, grazie ad un'ottima regia e infatti con Fuqua abbiamo già avuto esperienze positive anche raccontate QUI con film del tutto differenti.
80 anni fa nasceva nella città di New York Donald Trump,
che diventerà il 45° e il 47° presidente degli Stati Uniti d'America, con tutte le conseguenze di tale incarico, magari anche spesso esasperate dai media, ma certamente puntate più verso una certa negatività specie verso gli altri Paesi del mondo come se gli Stati Uniti fossero il top e gli altri solo dei sudditi sottomessi.
Certe manie di grandezza si erano viste già in passato portando niente di buono, e la serie The Boys, nella figura di Patriota,
ha qualche riferimento a lui nemmeno troppo velato.
Ma l'avete votato, cari americani, e ora ve lo tenete perlomeno fino alla fine del mandato.
Nel frattempo godetevi la festa per il suo compleanno che si preannuncia mastodontica, nel senso che se Kennedy ha avuto gli auguri cantati da Marilyn Monroe in persona, Trump non vuole essere da meno e per l'evento ha fatto costruire appositamente un'arena da oltre quattromila posti.
Mercoledì invece è morta a 66 anni la conduttrice televisiva, attrice e cantante Patrizia Caselli per un tumore al polmone.
Patrizia aveva partecipato a vari programmi televisivi tra gli anni Ottanta e Novanta, come Chi Tiriamo In Ballo?, Bella D’Estate e Detto Tra Noi, su Rai 2, e condusse un quiz all'interno della trasmissione Ricomincio Da Due, presentata da Raffaella Carrà.
Inoltre ha avuto anche alcune esperienze in teatro e nel cinema.
Quindi addio Patrizia e... vabbè... auguri Donald.
Al primo ascolto durante l'Eurovision Song Contest ero rimasto spiazzato da BANGARANGA della bulgara Dara che poi ha vinto questa edizione 2026.
In effetti quel titolo, una parola che esprime uno stato di confusione, era anche ben coreografato con i ballerini sul palco, e riascoltandola l'ho rivalutata, anzi adesso me la canto pure (no, non faccio il balletto schizzato, no) e ce l'ho nella mia playlist del momento.
Nella nostra musica italiana invece ha fatto discutere il ritorno di Tiziano Ferro, un tempo perfetto nel canto e nel fisico, mentre ultimamente lo abbiamo visto tornato sovrappeso quasi come prima del suo esordio, quando pesava 111 kg, e anche la sua voce e intonazione paiono averne risentito in maniera notevole.
Adesso il suo ultimo album datato 2025 Sono Un Grande (che non è andato benissimo), torna in edizione deluxe ampliata con più brani e duetti come in Xdono che, nella nuova versione con Lazza che ha aggiunto delle "barre" sue, diventa XXDONO, ma ci sono come ospiti in altri brani anche Giorgia, Ditonellapiaga e Ariete.
Mio guilty pleasure della settimana, lasciatemelo dire, è Olivia Rodrigo, in babydoll sexy nel videoclip di DROP DEAD,
canzone piena di belle armonie vocali tutte fatte da lei con sovraincisioni, e infermierina da fantasie erotiche in quello di THE CURE dallo svolgimento decisamente più inquietante. E infine un ritorno quello di Justin Bieber che si è ritrovato in classifica con una sua canzone del 2012 duettata con Nicki Minaj, ovvero BEAUTY AND A BEATS che ho riscoperto con piacere, anzi, per dirla tutta, all'epoca non me l'ero filata per niente. Questo grazie al suo show che ha fatto impazzire il pubblico all'ultimo Coachella dove è stato l'headliner, seppure con un set più che minimo per il quale ha ricevuto anche qualche critica dato che ha intascato 10 milioni di dollari per stare sul palco con un MacBook mandando sul maxischermo i suoi video sui quali cantava sopra come fosse al karaoke.
Di questi Mondiali 2026 ce ne può fregare qualcosa?
Personalmente a me no, perché l'Italia non partecipa per l'ENNESIMA VOLTA, ma sono sicuro che quelli che seguono abitualmente il calcio guarderanno lo stesso le partite che, per la prima volta, con una organizzazione monumentale, vengono giocate in tre Paesi diversi: Stati Uniti, Canada e Messico.
E proprio qui ieri si è tenuta la cerimonia di apertura nello stadio Azteca di Città del Messico.
Si, quella l'ho guardata, e non è uno stadio qualsiasi questo.
Qui Pelé conquistò il suo terzo titolo mondiale nel 1970, mentre Diego Armando Maradona firmò la vittoria dell'Argentina nel 1986 con la famosa MANO DE DIOS e il gol del secolo contro l’Inghilterra.
Per gli italiani resta invece lo scenario della leggendaria semifinale Italia-Germania Ovest terminata 4-3, passata alla storia come la PARTITA DEL SECOLO, e per ricordare tale evento è stato invitato a presenziare Gianni Rivera che segnò il gol decisivo.
Shakira ha cantato l’inno ufficiale, DAI DAI, insieme al nigeriano Burna Boy (la canzone non ha però per nulla la forza della sempre mondial-calcistica Waka Waka).
Perlomeno però lei ce la siamo goduta per la seconda metà del brano con un buon audio mentre per tutto il resto dello show si sentiva quello rimbombante in presa diretta perché era molto più importante far sentire in primo piano le voci dei due commentatori...mah...
Sul palco prima di Shakira che ha chiuso lo show, sono passati molti altri artisti locali (ma sfido chiunque ad averli sentiti) tra cui i Maná, quelli che con Santana avevano inciso nel 1999 CORAZÓN ESPINADO, in una festa in pieno stile da carnevale sudamericano, ma vista da ogni angolo del mondo.
Anche Canada e Stati Uniti hanno oggi la loro cerimonia inaugurale dove da una parte a Toronto ci saranno anche Alanis Morissette e Michael Bublé, mentre a Los Angeles si esibiranno Katy Perry, il rapper Future e la cantante brasiliana Anitta, quella che in questa pre estate stiamo già ballando con LA TESTA GIRA, un indiavolato merengue cantato in trio con i nostri Fred De Palma ed Emis Killa.
Si, alla fine il mondo della musica e dello spettacolo è diventato piccolo, e questa è anche la parte che desta almeno un certo interesse da parte mia... e poi, marginale, in questo show c'è anche un pò di calcio.
Da qualche mese il MONTY PYTHON'S FLYING CIRCUS è disponibile su Prime Video con il best of della prima stagione doppiata in italiano.
Caposaldo della comicità nonsense britannica, la serie ha reso celebre la frase di transizione "And now for something completely different" (E ora qualcosa di completamente diverso) che diventerà anche il titolo del loro primo film ideato per il lancio sul mercato americano dove la serie non era ancora stata trasmessa e infatti gli sketch del film erano un remake di quelli già visti in tv.
Scritta e interpretata interamente dai fondatori Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones e Michael Palin andò in onda nel Regno Unito nel 1969, ma in Italia è stata trasmessa solo nei primi anni 90 e già allora, in effetti con tutto quel periodo di mezzo, mostrava leggermente i segni del tempo; figuriamoci a vederla adesso nel 2026 quanto può fare pensare che diavolo ci sia di tanto comico in quello che fanno e dicono, poiché il tono estremamente surreale degli sketch viene talmente spinto lassù in alto da risultare poco assimilabile per noi che, nel caso della prima visione su Italia 1, fino ad allora ci eravamo nutriti dei nostri comici di cassetta come Lino Banfi, Alvaro Vitali, Paolo Villaggio, Renato Pozzetto & co. (si, pure Boldi e De Sica, questo perlomeno in film come Vacanze Di Natale), oppure Roberto Benigni e due altri nomi che mai dimenticheremo come Massimo Troisi e Francesco Nuti, ma qui eravamo su un livello molto diverso.
E a maggior ragione erano ancora più differenti i nostri parametri televisivi comici basati su Zelig, Mai Dire Gol e simili dopo aver pure passato gli anni 80 in compagnia del Drive-In.
Eppure la satira dei Monty Python, perlomeno in patria (ripeto, più di vent'anni prima) funzionava e le animazioni di Terry Gilliam
hanno ispirato quelle da intermezzo de Le Iene.
Sempre parlando di nostri comici molto diversi dai Monty Python, ma tuttavia pure lui con un tono surreale molto marcato, oggi spegne 70 candeline Giobbe Covatta che deve gran parte del suo successo al Maurizio Costanzo Show.