Su Prime Video c'è Good Fortune, un film commedia dove Keanu Reeves con barba e hairstyle da JOHN WICK, ma in un rassicurante spolverino bianco, per una volta non semina morte dove passa, ma, anzi, fa la parte di un angelo pieno di buone intenzioni.
L'unico problema è che il suo unico compito sarebbe quello di evitare che la gente muoia guidando con il cellulare in mano, ma lui è leggermente intraprendente, nonché pasticcione, e si prende a cuore le vicende dello sfigatissimo protagonista interpretato da Aziz Ansari, simpatico, ma che dirige pure la pellicola.
Quindi di sua iniziativa gli scambia la vita con quella di un miliardario con il volto di Seth Rogen per fargli capire che tutto sommato anche da ricchi non è tutto così bello.
Idea carina quella degli angeli, e già sfruttata altre volte nel cinema quella dello scambio (qualcuno ha pensato a UNA POLTRONA PER DUE?), ma il film è lontano anni luce da Wim Wenders e il suo Il Cielo Sopra Berlino, e diverte molto meno del classico natalizio di John Landis dato che soffre di una regia piatta come non mai e fatica a tenere desta l'attenzione forse perché Aziz è alla sua prima prova dietro la macchina da presa.
Di buono c'è che la colonna sonora contiene tutte canzoni anni 80, perfino BOYS di Sabrina Salerno.
Sui titoli di coda poi arriva giustamente a suggellare il tutto SEND ME AN ANGEL dei Real Life, band new wave australiana nota per questo unico grande successo dal sound tutto synthpop malinconico, e gruppo che, all'epoca della sua uscita, credevo assolutamente che fossero british come tutti quelli della brit-invasion che andava allora.
La cosa buffa è che, rivedendo adesso il video dei Real Life, mi sono accorto quanto Gigi Rock,
comico musicista di Zelig, assomigli al frontman della band australiana.
Si, perché aveva raggiunto i 102 anni (arrivarci!) ed è stata premio Oscar nel 1955 per Fronte Del Porto al fianco di Marlon Brando.
Questo ha fatto di Eva Marie Saint, mancata ieri, l'attrice premiata più longeva e quella ad aver avuto il riconoscimento da più tempo, oltre ad essere fra le ultime star dell'età d'oro di Hollywood.
Nel 1959 recitò poi in Intrigo Internazionale di Alfred Hitchcock, accanto a Cary Grant, e negli anni successivi in film come Exodus, con Paul Newman, e Grand Prix.
Dagli anni Sessanta in poi ha lavorato soprattutto in televisione, ma la possiamo ricordare anche come Martha Kent, la mamma adottiva di Superman in Superman Returns con Brandon Routh protagonista.
Il suo ultimo film è stato Storia D’Inverno del 2014.
Heart of the Beast – Nel Profondo Selvaggio è il classico film dove il titolo italiano non c'entra nulla con quello originale e sta lì solo per essere didascalico (ma ci torneremo più avanti).
Cioè questo con Brad Pitt e un cane attore, con, per brevissimo tempo, due soli altri attori umani (non "cani" per fortuna e sono J.K. Simmons e Anna Lambe), è un film d'azione e di sopravvivenza diretto da David Ayer e uscito nelle sale italiane il 24 settembre 2026.
Brad Pitt interpreta appunto James Belmont, un ex ufficiale delle Forze Speciali che sta viaggiando in Alaska a bordo del suo idrovolante insieme al suo pastore tedesco di nome Odino (un cane militare addestrato a fiutare le mine e ferito in combattimento).
Tutto molto bello perché pare che i due si siano lasciati la guerra alle spalle dato che James si è congedato, ma le rose e i fiori durano poco perché Belmont ha un infarto durante il volo e il velivolo precipita in un corso d'acqua tra le foreste selvagge e ostili dell'Alaska.
Ed è qui che uomo e cane devono unire le forze e usare la loro esperienza per sopravvivere a orsi, lupi, rapide, paludi e quant'altro.
Come? Cosa dite?
Eh si, infatti piove pure e tanto, giusto per non farsi mancare nulla, tant'è che qualcuno ha criticato proprio questo accanirsi degli eventi un pò tanto marcato. Ma lascialo criticare che tanto il film riesce anche a commuovere sul finale quando viene nominato il "Heart Of The Beast" del titolo (l'avevo detto che ci tornavamo), che però nel doppiaggio italiano diventa "bestiola" poiché è del cuore del cane Odino di cui si sta parlando, della sua dedizione totale verso il suo padrone e del loro legame così saldo, e forse dire "bestia" sarebbe risultato un pò troppo "forte". Comunque film bellissimo superconsigliato che dura poco più di 90 minuti ed è la seconda collaborazione tra il regista David Ayer e Brad Pitt dopo Fury del 2014.
Apriamo la settimana con un paio di addii nel mondo del cinema poiché è mancata a 79 anni, Mary Louise Weller, ovvero la Mandy di ANIMAL HOUSE fidanzata nel film con l'odioso Greg,
ma dalle mie parti la ricordiamo volentieri anche come la partner di Ted Danson in quel semi-trash simil Bond dal titolo Once Upon A Spy, tradotto in italiano come C'ERA DUE VOLTE, dove i due dovevano contrastare il villain Christopher Lee.
Mary nel film veniva messa suo malgrado in una specie di gioco mortale
e Ted doveva aiutarla a distanza tramite un auricolare guardando un display tipo Pac-Man.
L'attrice è deceduta dopo una breve malattia ed era ormai esattamente alla vigilia dei suoi 80 anni.
Altro nome, certo non famosissimo, ma fondamentale per questo blog, è Marjoe Gortner, 82 anni, attore americano visto da me per la prima volta in TERREMOTO
dove era il barista gay, ex militare che ad un certo punto sbroccava e faceva fuori tutti quelli che gliela menavano chiamandolo finocchio, ma soprattutto, con lode e gloria, era stato Akton con le sue lucine a forma di ghirigori create "con la sola imposizione delle mani" in SCONTRI STELLARI OLTRE LA TERZA DIMENSIONE di Luigi Cozzi,
(non fatevi distrarre dal sosia di Shrek e specialmente dalla bondiana Caroline Munro, tutti nella pellicola insieme a David Hasseloff e quell'altro valore aggiunto di NADIA CASSINI) film cult-trash che abbiamo già esposto più volte al pubblico ludibrio sia qui che su altri blog.
Un'insufficienza cardiaca gli è stata fatale.
Anche la musica dura perde un suo rappresentante in Conrad Thomas Lant,
noto universalmente con lo pseudonimo di Cronos, leggendario cantante, bassista e cofondatore dei Venom (iniziò come chitarrista della band), una delle formazioni più importanti e rivoluzionarie nella storia della musica heavy metal.
Lant è scomparso il 29 settembre scorso all'età di 63 anni.
Nei loro testi si parlava con estrema disinvoltura di satanismo, occultismo e ribellione, ispirando anche band successive come Metallica, Slayer e Anthrax.
La famosa canzone dei Beatles, Day Tripper, è da un pò di tempo di nuovo in circolazione presa così com'è da un nastro di lavoro inedito che permette di ascoltare una fase iniziale della nascita del brano del 1965 dove si sentono Lennon e McCartney mentre sono impegnati a sviluppare insieme il brano.
Tale registrazione è inclusa nella nuova edizione speciale di Rubber Soul, uscita ieri 2 ottobre 2026, che raccoglie anche demo, sessioni mai pubblicate e nuovi mix dell’album, e quindi oggi le dedico il sabato musicale con LP al seguito.
In questo MOMENTO IN STUDIO si sente una risata, qualche osservazione sul suono e comunque la canzone è ancora lontana dalla forma definitiva, essendo un'idea ancora in trasformazione, discussa e modellata dai due autori. Il percorso del brano, però, non era cominciato con l'impronta rock che avrebbe caratterizzato la versione pubblicata. Lennon aveva inizialmente pensato a una composizione di taglio folk.
Solo in un secondo momento, circa un mese più tardi, la canzone venne rielaborata insieme a McCartney fino ad assumere la fisionomia definitiva.
La registrazione in studio che portò al completamento del pezzo richiese poi otto ore.
Day Tripper appartiene allo stesso periodo creativo di Rubber Soul, album pubblicato nel 1965 e considerato uno dei passaggi decisivi nell'evoluzione musicale dei Beatles.
Basti pensare che l'album pare di suo un greatest hits dato che contiene brani come IN MY LIFE, una riflessione intima e nostalgica di John Lennon sui ricordi d'infanzia, arricchita dallo storico assolo di pianoforte di George Martin modificato accelerando il nastro per farlo suonare in stile barocco; NORWEGIAN WOOD (THIS BIRD HAS FLOWN), un brano acustico fondamentale che segna il debutto del sitar suonato da George Harrison e un testo poetico e ironico di Lennon e che, casualmente, si lega idealmente anche ad una mia avventura fatta di recente a caccia delle aurore boreali, viste là in quei luoghi freddi e suggestivi; NOWHERE MAN, un ritratto introspettivo e malinconico dell'uomo moderno, uno dei primi grandi classici scritti da Lennon senza riferimenti diretti a storie d'amore tradizionali e che in seguito, nel film animato Yellow, sarà dedicata al personaggio di Geremia/Jeremy; DRIVE MY CAR, la traccia d'apertura dell'album, trascinante grazie ad un groove di basso d'ispirazione R&B/Motown e con Ringo che picchia sulla cowbell; MICHELLE, strafamosissima ballata romantica d'atmosfera francese composta principalmente da Paul McCartney che se la canta e si produce in assoli di basso mentre gli altri fanno i coretti "uuuh", e brano nel quale si nota un leggero rallentamento prima del finale, segno che non si usava alcun metronomo;
GIRL, un pezzo sognante di Lennon con armonie vocali e un particolare respiro/sospirando in sottofondo.
Nonostante il legame temporale con quelle sessioni, il brano Day Tripper non entrò nell'album, ma sarà invece pubblicato a parte su un singolo con due lati A, dove l'altra canzone famosissima è WE CAN WORK IT OUT, nata anche questa nello stesso intenso periodo di lavoro (notare le facce di Lennon al piano elettrico nel video).
Tra i contenuti aggiuntivi della nuova, ricca edizione di Rubber Soul ci sono appunto We Can Work It Out, registrazioni in studio mai pubblicate e demo realizzati in casa.
Il prezzo, manco dirlo, specie per l'edizione deluxe, è esorbitante, e forse, per assurdo, aldilà di tutte le aggiunte presenti nel disco/cofanetto, potrebbe avere molto più valore un'edizione originale del LP Rubber Soul che una persona di mia conoscenza possiede in vinile e gliela invidio da morire perché già quella ha un sound a dir poco perfetto.
Attenzione perché arriva domani in Italia il film già campione d’incassi in Francia con quasi un milione di spettatori, la commedia Era Meglio Domani, diretta da Vinciane Millereau.
In effetti, per essere precisi, qualcuno ha già avuto modo di vederlo perché c'era gia stata un’anteprima italiana al Rendez-Vous – Nuovo Cinema Francese, dopodiché è stato presentato anche in un evento speciale al Filming Italy Sardegna, dov'era presente la simpatica protagonista Elsa Zylberstein, che, oltre a godere delle spiagge dell'isola, ha presieduto la giuria del festival.
Ambientato in una tranquilla cittadina francese alla fine degli anni ’50, il film racconta la storia di Hélène e Michel, una normale coppia che, per uno scherzo del destino, viene improvvisamente catapultata dal 1958 al 2025.
Idea forse non del tutto nuova specialmente per i francesi dei quali ricordiamo certamente I Visitatori, ma evidentemente il viaggio nel tempo è sempre una tentazione irresistibile per i cineasti.
Project Hail Mary è prima dì tutto un romanzo di fantascienza del 2021 scritto da Andy Weir già autore di The Martian, storia già portata al cinema con protagonista Matt Damon che si arrabattava in mille modi per non lasciarci la pelle dopo essere stato abbandonato su Marte dai colleghi perché creduto morto.
Da quest'altro libro sempre a tema di spazio e problem-solving, è stato tratto l'omonimo film distribuito in Italia come L'Ultima Missione: Project Hail Mary, pellicola su Prime Video dal minutaggio lunghissimo ma che non stanca davvero mai, diretta da Phil Lord e Christopher Miller e interpretata da Ryan Gosling nel ruolo di Ryland Grace che si risveglia da un coma indotto a bordo di un'astronave avanzatissima, perfetto nel ruolo così inizialmente confuso senza alcun ricordo della sua identità o del motivo per cui si trova nello spazio profondo.
Qualcosa chiaramente non ha funzionato come doveva poiché accanto a lui ci sono i corpi senza vita degli altri due membri dell'equipaggio che, mannaggia, magari avrebbero potuto dargli qualche preziosa informazione.
Con il graduale ritorno della memoria, per noi mostrato parallelamente grazie a continui flashback, Grace ricorda di essere un ex biologo molecolare diventato insegnante di scienze.
Per via di queste sue conoscenze, si troverà suo malgrado messo in mezzo ad una missione senza ritorno poiché sulla Terra, al contrario di quello che abbiamo vissuto in quest'estate, la luce del Sole ha iniziato a diminuire a causa di un microrganismo alieno parassita (ribattezzato "Astrofago") che si nutre dell'energia stellare, minacciando il nostro pianeta di una nuova glaciazione.
Per salvare l'umanità è stata organizzata la missione Hail Mary (Ave Maria), diretta verso il sistema stellare di Tau Ceti unica stella vicina a non subire l'infezione e quindi per scoprire perché sia immune e, se possibile, trovare una cura per il nostro sole.
Come dicevo prima, il film è una continua risoluzione pratica e ingegnosa di problemi scientifici e fisici complessi usando la scienza e arrangiandosi con quello che Grace ha intorno, magari in modi che sono sembrati un pò troppo frettolosi per me che non sono un insegnante di scienze, ma va bene così.
Senza spoilerare troppo, sarà fondamentale l'incontro con un insolito alieno a cui Ryland dà il nome di Rocky per il suo aspetto roccioso, ma c'è anche Adriana, giuro, e non ridete... anzi no, fatelo pure perché di sorrisi durante il film ne arrivano spontanei con Gosling che si conferma un vero mattatore in scena.
Parlando di forme di vita aliene poi non può mancare una citazione verso gli Incontri Ravvicinati di Spielberg.
Un'ottima cosa è che Rocky è animato meccanicamente e ciò lo rende perfettamente reale in scena con Ryan.
Notare anche la citazione sui Beatles con i nomi che Grace mette sulle capsule inviate verso la Terra e scena, questa qui sotto, sottolineata dalla loro TWO OF US. Sarà un caso, ma i 4 di Liverpool capitano sempre in mezzo eh?
Jovanotti, che arriva a compiere oggi 60 anni rimanendo tuttora in vetta alla popolarità,
è probabilmente l'esempio più lampante di come sia importante nello show business la capacità di evolversi.
Si, perché quando il ragazzo fece il suo debutto lanciato da Claudio Cecchetto su Deejay Television nel 1987, tutti erano unanime per definirlo un cretino che sparirà in un lampo.
E forse quelli che più lo odiavano erano i possessori di Mercedes, auto che all'epoca sui suoi modelli sfoggiava la famosa stella simbolo ritta sul cofano messa lì esattamente come la Rolls-Royce metteva il suo Spirit Of Ecstasy, e ricordiamo bene tutti cosa capitò allora.
Ora Lorenzo "Jovanotti" Cherubini non sarà diventato certamente il miglior cantautore sulla faccia della terra, ma nel tempo ha saputo crescere ed essere più credibile, portando in giro anche CONCERTI EVENTO e raccontando in tv le sue AVVENTURE E DISAVVENTURE su due ruote.
Circondandosi poi sempre di ottimi collaboratori tra cui l'inseparabile Saturnino, uno dei migliori bassisiti italiani.
Ne fa dieci di meno invece Francesco Totti,
l'ex "pupone" della "maggica" che festeggia il mezzo secolo.
Auguri ad entrambi.
Con anche un paio di addii cominciando da Jackie Jackson, 79 anni, bassista giamaicano e membro originale della band Toots And The Maytals che con il loro singolo DO THE REGGAE hanno coniato il termine che caratterizzerà quel genere musicale che troverà i suoi massimi esponenti in miti come Bob Marley.
Ci lascia anche Marina Vlady, attrice francese di origini russe (Marina Catherine Poljakova) scomparsa di recente ad 88 anni.
Domani sarà un anniversario dedicato agli amanti del fumetto italiano perché, con il titolo L'Alba Dei Morti Viventi, il 26 settembre del 1986 usciva in edicola il primo numero di Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo, fumetto horror ideato da Tiziano Sclavi e disegnato da Claudio Villa ed Angelo Stano.
Il nome del protagonista è ripreso dal poeta gallese Dylan Thomas, mentre i tratti somatici, come confermato dall'autore, sono evidentemente ispirati all'attore inglese Rupert Everett com'era allora.
La storia raccontava di una giovane vedova che vede ricomparire il marito come zombie e si rivolge disperata all'investigatore Dylan Dog, che inizia le indagini accompagnato da Groucho,
inseparabile assistente identico al suo omonimo dei Fratelli Marx e caratterizzato come un emettitore seriale di BATTUTE A RAFFICA.
Il fumetto, di cui possiedo moltissimi numeri e adesso ho anche in versione digitale, diventa subito un fenomeno letterario.
Dylan è un ex agente di Scotland Yard, 30enne e inglese che veste sempre allo stesso modo: giacca nera, camicia rossa e jeans (molto facile quindi farne il cosplay se hai un phisoque du role adeguato).
Non porta armi con sé, ma all'occorrenza Groucho gli lancia un revolver, e sul suo passato si sa ben poco.
Non è dunque un supereroe che vince sempre, ma un uomo che si trova davanti anche personaggi come Frankenstein, Dracula, eccetera, insieme ad altri meno famosi.
Casualmente sono in maggioranza donne quelle che si rivolgono a lui e delle quali finisce quasi sempre per innamorarsi.
Questo diventa presto il fumetto nostrano più venduto in Italia e ispirerà due film, ma entrambi stroncati dalla critica e dal pubblico:
DellaMorte DellAmore (1994) con Rupert Everett (ma il personaggio protagonista, nonostante la evidente somiglianza, non era Dylan Dog e la sceneggiatura prendeva spunto da un altro racconto di Sclavi) e Dylan Dog: Dead of Night (2010)
con Brandon Routh (uno che è stato anche Superman al cinema nel 2006) nel ruolo del detective, ma senza la presenza di Groucho (gravissima mancanza, dato che avevo detto che sono inseparabili) sostituto da Marcus, e pellicola che sembrava invece più un Buffy L'Ammazzavampiri girato al maschile.
Per l'occasione nelle edicole è arrivata anche la ristampa di quel primo numero e altri ne usciranno tra i più rappresentativi, ma ad un prezzo francamente un pò elevato.
Avengers: Endgame "Extra" (questa è l'aggiunta nel titolo italiano, ma in originale sarebbe "Encore", come i bis nei concerti) torna nei cinema italiani da oggi con 4 minuti di scene inedite che faranno da collegamenti narrativi pensati dai fratelli Russo come ponte verso Avengers: Doomsday la cui uscita sarà il 16 dicembre.
Riferendosi all'edizione originale del 2019 sono nate le teorie dei fans sulle nuove scene extra che, secondo loro, si concentreranno sul Dottor Destino, interpretato da Robert Downey Jr: la teoria che sta girando ipotizza che il Dottor Strange abbia spinto Tony al sacrificio perché in tutti gli altri 14 milioni di futuri in cui Stark sopravviveva, finiva col trasformarsi nel tirannico Dottor Destino. Ma, ferma un attimo... il Dottor Destino non era Victor Von Doom, ovvero un collega e amico di Reed Richards dei Fantastici 4 pure lui mutato?
Un altro filone di ipotesi si concentra su Captain America e il suo viaggio per ricollocare le Gemme dell'Infinito nelle rispettive linee temporali passate ponendo le basi per gli eventi catastrofici di Doomsday.
Si parla anche della sostituzione dell'attrice che interpreta Cassie Lang (la figlia di Ant-Man) per allinearla a quella vista nei capitoli successivi dell'MCU, ma sarebbe un particolare secondario rispetto alle ipotesi precedenti.
Ricordo infatti che anche nella saga di Ritorno Al Futuro, nel secondo episodio la fidanzata di Marty McFly era interpretata da un'attrice diversa rispetto al primo film, ma nessuno rimase turbato allora.
Ma tanto con la scusa dei multiversi, vero e proprio escamotage alla Deus Ex Machina, si può girare la storia come diavolo si vuole che intanto vale tutto.
In tutto ciò io però sento ormai una saturazione personale tra multiversi e Avengers che non mi fa sentire più nessun hype a riguardo.
Comunque i dettagli ufficiali sulla natura esatta di queste nuove scene sono rimasti sotto chiave da parte dei Marvel Studios fino al debutto in sala di oggi.
Il 2026 segna il centenario della nascita di John Coltrane (nato il 23 settembre 1926 e morto nel 1967), celebrato in tutto il mondo con un anno di eventi, concerti e pubblicazioni speciali per ricordare il leggendario sassofonista.
Coltrane 100 infatti è la grande celebrazione globale organizzata dal Coltrane Estate che comprende anche uscite discografiche speciali, come cofanetti in vinile e CD.
Anche la moderna Spotify si allinea alle celebrazioni con playlist dedicate.
John suonava soprattutto il sassofono tenore e il sassofono soprano e ha collaborato con grandi leggende come Dizzy Gillespie e Miles Davis nel suo quintetto.
Da ricordare soprattutto due album: Giant Steps (1959) dove i brani sono una vera e propria messa alla prova fondamentale per ogni sassofonista, e A LOVE SUPREME (1965), disco in quattro parti considerato il suo capolavoro assoluto.
Tutt'altro mondo rispetto a ULTIMO di cui è uscito ieri il film concerto e genere il jazz che, lo sapete, non rientra del tutto nei miei preferiti, ma la bravura non si discute mai.
Oggi, 22 settembre 2026, esce al cinema "Ultimo - La Favola Per Sempre", il film evento che racconta il grande concerto del cantante Ultimo tenuto lo scorso 4 luglio a Tor Vergata davanti a 250.000 fan di cui la maggior parte non può certo dire di averlo visto da vicino, con tutto quello che ne è conseguito... nel senso che mostrerà anche le molte polemiche?
Tuttavia posso ricordare che nemmeno tutto il pubblico di Woodstock può dire con certezza di aver visto e sentito tutto il concerto perfettamente, anche perché molti, durante le performances erano impegnati a fare altre cose, tipo dall'amore libero allo straniarsi di brutto (anche quello liberamente).
L'importante allora era "esserci" e forse anche in questi maxi eventi attuali vale la stessa regola.
Il film resta nelle sale italiane da oggi fino al 30 settembre.
Aggiungo l'addio a Davide Di Lernia , 47 anni, regista e montatore, nonché figlio del famoso cantante parodista Leone (Lo Zoo di 105) scomparso nove anni fa.
Davide, che di recente aveva fatto "rivivere" il padre grazie all'A.I., è deceduto in un incidente stradale in moto.
Cade oggi l'anniversario di un'impresa eroica che costò purtroppo la carriera sportiva al suo protagonista.
Il 16 settembre del 1976, infatti Shavarsh Karapetyan, nuotatore armeno, stava facendo jogging lungo il lago di Yerevan con suo fratello dopo aver completato il suo solito allenamento di nuoto, quando sentì il rumore di uno schianto e vide un filobus che affondava nel lago dopo essere caduto da una diga.
In un attimo il mezzo, carico di passeggeri, finì sul fondo del bacino idrico a circa 25 metri dalla riva a una profondità di 10 metri. Karapetyan si tuffò nonostante le difficili condizioni delle acque limacciose e riuscì ad aprire il finestrino posteriore del filobus riuscendo a salvare, rituffandosi più volte, 37 dei 92 passeggeri a bordo, più altri 9 che riuscirono a fuggire da soli attraverso il finestrino.
Putroppo solo 20 dei 46 totali salvati sopravvissero, nonostante le cure mediche dei soccorsi arrivati sul posto.
Karapetyan stesso venne ricoverato per 45 giorni a causa delle molteplici lacerazioni contro i vetri rotti e anche per una grave polmonite.
Successive complicazioni polmonari impedirono a Karapetyan di continuare la sua carriera sportiva eccetto per un'ultima gara nella quale, nonostante i polmoni danneggiati e i forti dolori, riuscì a stabilire un nuovo record mondiale.
Ma il bello è che Karapetyan non era nuovo ad imprese eroiche poiché due anni prima stava viaggiando su un autobus quando l'autista accostò per controllare un problema meccanico.
Forse per il freno a mano difettoso, l'autobus iniziò improvvisamente a rotolare giù verso una gola di montagna.
Ma in pochi secondi Karapetyan sfondò la parete divisoria che separava i passeggeri dal posto di guida dell'autista, prese il controllo del volante e allontanò l'autobus dal pericolo di finire nel dirupo.
Ora viene da chiedersi se nessuno abbia mai avuto l'idea di realizzare un film sulle imprese extra sportive di Karapetyan, ma il fatto è che la censura sovietica solitamente sopprimeva qualsiasi notizia sui disastri nell'URSS
(si, anche le conquiste spaziali che tanto facevano rosicare gli americani perché pareva che ai sovietici andasse sempre tutto bene), quindi tutte le documentazioni relative all'incidente furono conservate presso l'ufficio del procuratore distrettuale e pubblicate solo anni dopo, quando finalmente la Pravda pubblicò l'articolo sulla sua impresa il 12 ottobre 1982 cioè sei anni dopo l'accaduto, rivelando che era lui il salvatore per cui gli furono conferite delle onorificenze ufficiali; al che molti chiesero che gli venisse conferito anche il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica, ma ciò non accadde.
Eh... hanno un caratterino difficile questi russi e ormai l'abbiamo capito bene.
E così anche Oliver Stone ha toccato il traguardo degli 80 anni.
Sto parlando di uno dei registi più discussi di Hollywood per i suoi ritratti anticonformisti della storia americana e che gli sono valsi le meritate vittorie alla Notte Degli Oscar.
Il fatto di essersi arruolato come volontario in Vietnam deve averlo segnato profondamente ispirandogli i primi lavori (il documentario "Last Year in Viet Nam" 1971), fino ai due capolavori assoluti: "Platoon" del 1986, premiato con otto nomination agli Oscar (vincendone quattro, tra cui la miglior regia) e "NATO IL 4 LUGLIO", interpretato magistralmente da Tom Cruise e che gli ha portato la seconda statuetta come regista apparendo quasi sempre anche come attore con una piccola parte.
E non dimentichiamo "Wall Street" (1987), "Talk Radio" (1988), "Assassini nati" (1994) e naturalmente "THE DOORS" tornato di recente nelle sale.
Dopo essere stata su Netflix tre anni fa abbondanti ed essere arrivata alla terza stagione, la prima serie di La Legge Di Lidia Poët, costruita su un personaggio realmente esistito, è stata acquistata dalla Rai che alcuni giorni fa l'ha mandata in onda su Rai1 facendo sollevare un mare di proteste sui social per un audio pessimo nel quale non si capiva una parola di quello che gli attori dicevano.
Forse anche per quello è stata poi spostata su Rai3.
Ma cari amici seriali... se ricordate bene, di questo problema ne avevo già parlato tempo fa PROPRIO QUI appunto tre anni fa, e c'ero pure andato giù pesante nonostante io abbia un debole per la protagonista Matilda De Angelis.
Ma a sto punto ormai credo che quel mio interesse sia solo per la sua bellezza perché dalle capacità attoriali sue ho già ricevuto ALTRE DELUSIONI amare come anche dai suoi colleghi in scena, magari anche per colpa di certi script fatti con i piedi.
Comunque mi compiaccio di non essere l'unico ad aver rilevato tali problemi in quella serie che poteva anche essere bella, ma fatta così è inaccettabile.
E la cosa più strana è che Matilda, se diretta invece da Sydney Sibilia (magari lui glielo diceva di rifare la scena alzando di più la voce?) e con una sceneggiatura fatta bene, ha funzionato benissimo in L'INCREDIBILE STORIA DELL'ISOLA DELLE ROSE e la voce l'avrebbe anche perché l'abbiamo sentita già cantare SU QUESTE PAGINE WEB insieme ad Elisa.
Perché allora questa continua de-evoluzione?
Per risolvere il mistero misterioso che gira intorno a Matilda (e al modo attuale di recitare nelle fiction italiane) ci vorrebbe Lidia Poët, ma quella vera...
Da questo blog arriva oggi l'addio ad Elio Zamuto, 85 anni, attore e doppiatore italiano e per la precisione siciliano, apparso in decine di film poliziotteschi degli anni 70, da non confondere con Mario Zambuto che invece era la voce italiana di Stanlio quando Ollio lo doppiava Alberto Sordi.
Ma gli appassionati di anime giapponesi potranno ricordare la voce calda, profonda e rassicurante di Elio che faceva parlare in italiano il Dottor Procton (Genzo Umon il nome originale), direttore del Centro di Ricerche Spaziali e padre adottivo di Actarus nella leggendaria serie ATLAS UFO-ROBOT/GOLDRAKE, approdata in Italia alla fine degli stessi anni 70.
Tra i suoi ruoli più ricordati come doppiatore c'è anche il Professor Shiba in Jeeg Robot D’Acciaio, Tom Selleck nella serie Magnum-P.I. e Apollo Creed (interpretato da Carl Weathers) nel primo film di Rocky, casualmente (o no?) tutti baffuti come lui.
Come attore, sempre negli anni 70, ha inevitabilmente partecipato anche ai film che facevano da contraltare a quelli "duri" e violenti allora in voga,
ovvero quelli scollacciati/comici come L'Infermiera Nella Corsia Dei Militari con NADIA CASSINI e Lino Banfi (qui sopra).
Ci lascia anche Emma Bonino, 74 anni, volto femminile della politica italiana rimasta in attività fino all'ultimo nonostante la grave malattia.
Questo, e altri slogan come quello in foto, sono quanto ci dicono tante presentazioni lanciate per l'arrivo di Amori & incantesimi 2, da oggi al cinema.
È questo infatti il sequel di un famoso film del 1998 diretto da Griffin Dunne (era la prima vittima del lupo mannaro di John Landis), tratto dal romanzo Il Giardino Delle Magie di Alice Hoffman dove protagoniste sono Sally (Sandra Bullock) e Gillian Owens (Nicole Kidman), due sorelle rimaste orfane e cresciute da due zie con il volto di Stockard Channing, la Rizzo di Grease, e Dianne Wiest.
Faccio un piccolo ripasso del primo film dove la loro famiglia in cui alberga la magia da streghe, è gravata da una maledizione secolare per cui ogni uomo che si innamora di una donna della famiglia è destinato a morire prematuramente.
Sally vorrebbe una vita normale e senza magia, mentre Gillian è più ribelle.
Per via di alcune situazioni allora partiva una catena di eventi soprannaturali e misteriosi.
Magia richiamata nel sequel diretto da Susanne Bier, e tratto ancora da un altro libro successivo della Hoffman, perché pare che quella maledizione sia tuttora attiva, e, in un certo senso, magia anche in scena soprattutto per fare in modo che adesso le due protagoniste abbiano un aspetto "naturale" nonostante entrambe siano state ritoccate abbastanza pesantemente dalla chirurgia plastica.
Si conferma così ancora una volta il trend nostalgico di ripescare vecchi titoli per dargli un seguito come è successo con IL DIAVOLO VESTE PRADA dove erano passati vent'anni dall'originale, mentre qui sono quasi trenta.
Della prima folgorante apparizione di Elvis Presley in tv ne avevo parlato TEMPO FA.
Ma quella SUCCESSIVA avvenuta all'Ed Sullivan Show il 9 settembre del 1956 è considerata uno dei momenti più importanti della storia della televisione e del rock and roll.
C'è però da dire che le premesse non erano per nulla buone poiché inizialmente il conduttore Ed Sullivan aveva detto che non avrebbe mai invitato Elvis perché lo considerava troppo provocatorio.
Questo per poi cambiare completamente idea dopo che lo show di Steve Allen, suo concorrente, con Elvis batté gli ascolti di Sullivan, che allora tirò fuori ben 50.000 dollari per avere tre apparizioni del cantante.
Sfiga volle però che Ed, prima della messa in onda, avesse un brutto infortunio in auto, quindi la puntata fu presentata dall'attore Charles Laughton.
Elvis cantò Don't Be Cruel e presentò la nuova canzone LOVE ME TENDER, tema del film omonimo.
Come previsto, lo show fu seguito da circa 60 milioni di spettatori, e spesso si fa confusione con la famosa censura che faceva riprendere Elvis solo dalla vita in su.
Questo non avvenne in modo drastico durante la prima esibizione del 9 settembre 1956, ma solo durante la sua terza e ultima apparizione, il 6 gennaio 1957 quando i suoi conturbanti movimenti di bacino e gambe vennero lasciati fuori inquadratura favorendo i primi piani per decisione della CBS (l'emittente televisiva) che impose una linea durissima.
Nonostante questa censura, alla fine dell'ultimo show lo stesso Ed Sullivan volle difendere pubblicamente il cantante davanti a milioni di americani,
dichiarando in diretta che Elvis era "un ragazzo perbene e un giovane fantastico".
Oggi ricorre l'anniversario della messa in onda americana sulla NBC del primo episodio di Star Trek, The Man Trap, che si apriva così: "Giornale di bordo del Capitano, data astrale eccetera eccetera...".
La voce del capitano James Kirk (impersonato da William Shatner) che aggiorna il diario di bordo dell’Enterprise farà da prologo poi a tutti e 29 gli episodi della prima stagione.
Era il 1966, ma noi vedremo quella prima stagione solo nel 1979 su TELEMONTECARLO (ora La7).
Accanto a James Tiberius Kirk in questo viaggio attraverso il cosmo, alla ricerca di nuove forme di vita e di civiltà, ci sono tra gli altri il vulcaniano Spock (Leonard Nimoy) e il Dr McCoy (DeForest Kelley).
Prima di questo c’era stato un episodio pilota con un cast totalmente diverso eccetto Nimoy/Spock, rifiutato dalla NBC e che sarà trasmesso soltanto nel 1988.
Come andò quella prima stagione?
Beh diciamo che la serie non conquistò subito il pubblico americano, tant'è che già alla seconda stagione se ne stava decidendo la chiusura.
Andò diversamente invece oltreoceano dove il telefilm diverrà subito un cult, alimentando la nascita di fanclub, siti, riviste.
Fu così che, a grande richiesta, nacque la terza stagione.
Aveva colpito anche il concetto di filosofia sociale che anticipava il futuro e le nuove tecnologie mostrate nella serie: precursori dei moderni cellulari, dei pc portatili e innovazioni legate al campo medico tipo qualcosa simile a una Tac, e alla vita domestica come le porte scorrevoli, che in realtà sul set erano azionate a mano
come le erano anche le famose portiere ad ali di gabbiano delle avveniristiche auto viste nella successiva serie british U.F.O. che nella finzione pareva si sollevassero elettricamente e invece erano alzate da un operatore che rimaneva fuori inquadratura (con il formato 4:3 era più facile nascondere degli elementi ai lati dello schermo).
E non è un mistero che la stessa NASA prenderà Star Trek come fonte d'ispirazione per i suoi esperimenti, tra cui il primo shuttle spaziale, chiamato in suo onore Enterprise come la nave spaziale della serie.
Sul piano sociale invece convivevano con gli americani un alieno, un giapponese e un russo (pare la classica barzelletta, eh?) in un periodo degli anni 60 in cui invece le differenze razziali erano ancora forti.
E poi c'era Uhura, donna di colore, che con Kirk, due anni dopo, sarà protagonista del primo bacio interrazziale della storia delle fiction TV a stelle e strisce.
Insomma alla fine ci ripensarono e la serie, dopo essere stata acquistata dalla Paramount, andrà avanti con nuove generazioni, spin-off, film e remake/reboot.
Tant'è che l'ideatore Gene Roddenberry si vedrà dedicato un asteroide (4659 Roddenberry) e un cratere su Marte.
C'è stato un periodo in cui Rai2 nell'orario preserale prima del tg, cioè durante la cena, mandava in onda telefilm leggeri come gli americani Happy Days e Love Boat.
Dal Regno Unito invece ci aveva proposto Un Uomo In Casa con Richard O'Sullivan (nella foto è quello con capello lungo e basettoni) che è mancato ad 82 anni.
Era famosa anche la versione americana dal titolo TRE CUORI IN AFFITTO dove il suo personaggio aveva il volto di John Ritter.
Di minore successo era stato lo spin-off Il Nido Di Robin, mentre i due vicini di casa (quelli in alto nella foto) impiccioni e conservatori, ma con lei che, nonostante l'età, dei pensierini sul giovane che coabitava con le due ragazze li faceva, si meritarono una divertente serie tutta loro dal titolo GEORGE & MILDRED.
Altra serie, ma di film Disney è la saga di Zombies,
un franchise di film musicali di grande successo nato nel 2018 e incentrato sulla convivenza tra umani e studenti zombie.
Una sorta di High School Musical intriso di Twilight (nel secondo arriveranno i lupi mannari e nel terzo i vampiri).
Dal cast abbiamo perduto di recente Carla Jeffery, 33 anni.
Anche la musica piange la cantante jazz Cassandra Wilson.
Aveva 70 anni ed è stata una delle voci più note del jazz degli anni 90 e 2000 (paragonata a Billie Holiday e Sarah Vaughan) riprendendo famosi brani pop e rivoltandoli come calzini con le sue interpretazioni, come, per esempio, questa TIME AFTER TIME, grande hit di Cyndi Lauper.