venerdì 31 luglio 2026

CON QUELLA FACCIA UN PÒ COSÌ

 Ma sarà un effetto ottico o sono tracce di vita extraterrestre?


Questo si domandavano in milioni tra spettatori e lettori di fronte alla famosa foto del Volto su Marte, pubblicata dalla Nasa il 31 luglio 1976.
La foto fu scattata in realtà il 25 luglio 1976 dalla sonda Viking 1 della NASA e prima di renderla pubblica ci avevano pensato un pò su per qualche giorno. 
L'area si trova nella regione di Cydonia ed è lunga circa 2,65 chilometri. 
Il Sole basso sull'orizzonte creò quelle ombre che facevano sembrare la roccia simile a un volto umano. 
Saranno poi nuove foto ad alta risoluzione scattate da sonde successive (come il Mars Global Surveyor e la sonda Mars Express della ESA) che smentiranno l'idea di una struttura artificiale. 
Tuttavia la fantasia degli sceneggiatori l'ha fatta comparire nel film del 2000 Mission To Mars diretto da Brian De Palma e con Gary Sinise, Tim Robbins, Don Cheadle, Connie Nielsen,

dove si immagina che sia un rifugio contenente un'antica astronave.
Film non esattamente accolto bene alla sua uscita e io stesso l'ho trovato un pò noioso specie nella prima parte. 
Poi c'è da dire che la svolta metafisica ha reso il tutto ancora più difficile da digerire per un pubblico che invece ormai si aspettava solo film spaziali come Armageddon uscito solo due anni prima. 
In più, a dimostrazione di ciò, pochi mesi dopo, usciva anche Pianeta Rosso (Red Planet) con Val Kilmer (che mai dimenticheremo) e Carrie Ann Moss (la Trinity di Matrix), che andò ancora peggio.
Forse questo misterioso pianeta stava diventando un pò troppo affollato... 


giovedì 30 luglio 2026

TOP OF THE POPS: IT'S STILL NUMBER ONE!

 Esattamente vent'anni fa la celebre trasmissione musicale britannica Top Of The Pops ha chiuso i battenti dopo 42 anni di messa in onda e 2.204 episodi.


Questo a causa del calo costante degli ascolti e della spietata concorrenza di internet e dei canali musicali sempre disponibili 24 ore su 24. 
L'ultima puntata settimanale dello storico show della BBC era stata registrata il 26 luglio 2006 al BBC Television Centre di Londra ed è stata chiusa dal conduttore storico Jimmy Savile (il primo a presentare lo show nel 1964), che ha spento le luci in uno studio vuoto pronunciando la celebre frase: “It's still number one. It's Top of the Pops”.

La classifica finale quel giorno aveva il brano HIPS DON'T LIE di Shakira (feat. Wyclef Jean) al primo posto, mentre  l'ultima band a esibirsi nello studio in una puntata regolare, la settimana precedente, erano stati gli Snow Patrol con CHASING CARS.

La decisione di mettere la parola "fine" a quella che era stata, si può dire, una vera e propria istituzione britannica (secondo me la Regina Elisabetta II era una delle fedeli spettatrici), arrivò dopo un periodo di declino di cui ho accennato sopra che portò anche allo spostamento del programma da BBC One a BBC Two nel 2005. 
Nonostante la chiusura dello show settimanale, la BBC ha continuato a produrre per diversi anni speciali natalizi e repliche d'archivio su BBC Four come fa il nostro Techetecheté. 
Sono stati scritti fior fiore di libri a riguardo e anche realizzati documentari di cui uno del 1981,

quando il programma ha abbracciato il «New Pop» degli anni '80 (quello partito con Video Killed The Radio Star) con una nuova sigla e titoli. 
È un periodo, tuttavia quello del 1981, in cui la Gran Bretagna è divisa tra rivolte, disoccupazione e matrimonio reale, uno stato d'animo catturato nella GHOST TOWN (con quel particolare sound arabeggiante) dei The Specials,

band ska che la esegue in Top of the Pops, per poi sciogliersi subito dopo nel camerino del Television Centre. 
Torneranno nel 1996 anche se non saranno in formazione completa. 
Abbiamo anche avuto la nostra versione italiana omonima di Top Of The Pops che è andata in onda prima su Rai 2 e poi su Italia 1 e ha chiuso definitivamente nel 2011 per ascolti bassi come l'originale e il mancato rinnovo dei diritti. 
Da notare che in Italia, prima di questo programma, guardavamo DISCORING, una produzione tutta italiana che già si ispirava al prodotto britannico, e che dalla fine degli anni 70, ha cavalcato poi tutti gli anni 80 portando in scena gli artisti del momento.

E anche qui, quanti ricordi... Urca! 

mercoledì 29 luglio 2026

PARLI DEI QUEEN E SPUNTA LA CORONA (O IL BAFFO...)

 Ho fatto appena in tempo a dedicare un POST al leggendario concerto dei Queen a Budapest che questo non ti arriva al cinema in 4K IMAX?


Beh non subito eh (e non in tutte le sale), ma in occasione del 40° anniversario di questo momento storico, Sony Music ha annunciato che la versione restaurata in 4K del documentario sul concerto Queen Budapest sarà proiettata a partire dal 7 ottobre prima che la colonna sonora rimasterizzata venga pubblicata il successivo 30 ottobre su vinile (per gli audiomaniaci), CD e in formato digitale. 
Eccallà... Brian e Roger continuano a darsi da fare. 
Ma lo fanno bene? 
Me lo chiedo perché per questa "nuova" versione la qualità sarà sicuramente ottima visto che a lavorarci è stato il team di Peter Jackson, quello del Signore Degli Anelli e, parlando invece di restauro, delle immagini del GET BACK sui Beatles, così nitide (come anche l'audio) che ti pareva di essere in sala prove con loro. 
Ma i contenuti sono esattamente gli stessi. Nel senso che la versione audio dovrebbe essere completa di tutti i brani, mentre quella video invece non offre nulla di più dell'edizione precedente del concerto. 
Nel Blu-ray non sarà presente nessun documentario sul viaggio dei Queen a Budapest, nessuna nuova intervista o contenuto extra (cose che invece fanno sempre piacere trovare). 
Certo, andare al cinema a vederlo in una sala con l'audio come si deve sarà pur sempre una gran cosa. 
Ma parliamo anche di come si presenta il prodotto: Hungarian Rhapsody aveva una foto di Freddie francamente mediocre in cui pareva uno dei tanti imitatori che si trovano nelle sempre più numerose tribute band, ma perlomeno mostrava un font stupendo esattamente in linea con l'anno 1986 della band; questo invece (con un nuovo titolo, ma perché poi? Era così bello l'originale) ha una foto splendida, ma un font che non c'entra nulla piazzato lì a muzzo. 
E di queste cose ne avevo già parlato per esempio per le edizioni home video di ROLLERBALL, dei film di 007 e altri. 
Eh, gente... la grafica è importante, sempre! 

martedì 28 luglio 2026

THE UNION: QUANDO CRITICA E PUBBLICO NON SONO PER NIENTE "UNITI"

 The Union è la classica action comedy di Netflix uscita nel 2024 con protagonisti Halle Berry e Mark Wahlberg che interpreta Mike McKenna, un tranquillo operaio edile del New Jersey con una vita del tutto ordinaria.


La sua routine viene stravolta quando incontra Roxanne Hall (la Berry che adoro), la sua ex fidanzata del liceo che adesso lavora per "The Union", un'agenzia segreta governativa che recluta persone comuni per missioni speciali dove servono volti non noti nel mondo dello spionaggio. 
E quando ti trovi davanti a Halle non vuoi cadere come un pollo?
Roxanne infatti porta Mike a Londra dopo averlo narcotizzato, per reclutarlo in una missione ad alto rischio, poiché l'identità di tutti gli agenti ufficiali è stata compromessa, ma ovviamente Mike non ha tutta questa voglia di impelagarsi in una faccenda così tanto più grande di lui. 
C'è anche J.K. Simmons che veste i panni di Tom Brennan,

il capo dell'agenzia. 
Il film parte con diverse scene d'azione mozzafiato ambientate e girate a Trieste con inseguimenti e stunt spettacolari. 
Sulla ENNE rossa ha avuto un enorme successo in termini di visualizzazioni da parte del pubblico, nonostante le recensioni decisamente negative da parte della critica specializzata che l'ha definita una commedia d'azione prevedibile e priva di vera originalità. 
Ma da parte mia invece me lo sono goduto parecchio perché leggero, divertente e ben realizzato in tutto, ovvero un classico "popcorn movie". 
E anche i dati di visione hanno decretato il film come un grandissimo successo commerciale. 
Quindi... Vox populi, Vox Dei... oppure, come ci diceva il buon BATTIATO,

si può sempre scegliere un bel film di Ėjzenštejn sulla rivoluzione... 

lunedì 27 luglio 2026

HUNGARIAN RHAPSODY: LIVE IN BUDAPEST (NATURALMENTE QUEEN)

 Parlando dei Queen sarà più leggendario il concerto di WEMBLEY o quello successivo a Budapest?


Beh, nel primo i ragazzi giocavano in casa mentre a Budapest, il 27 luglio del 1986, al Népstadion, la data del Magic Tour (l'ultima storica tournée della formazione al completo con Freddie Mercury) fu un evento di portata epocale per altri motivi. 
Soprattutto perché rappresentò la prima esibizione di una grandissima rockband occidentale dietro la Cortina di Ferro, in un blocco sovietico ancora rigidamente chiuso. 
Si parla di un pubblico totale stimato attorno alle 180.000 persone, per uno degli spettacoli più grandi mai visti nell'Europa dell'Est. 
L'Ungheria di quegli anni era sotto il controllo sovietico e la musica rock occidentale arrivava di contrabbando o censurata, per cui l'arrivo dei Queen fu visto come un vero e proprio soffio di libertà e un ponte culturale tra Est e Ovest. 
Per immortalare l'evento fu girato il celebre film-concerto Hungarian Rhapsody: Live In Budapest (titolo che è una citazione del loro BRANO MITICO mixata con le Rapsodie Ungheresi che sono una raccolta di 19 brani per pianoforte composti da Franz Liszt), mobilitando i migliori operatori disponibili nel paese per riprendere ogni singolo istante in 35mm. 
Durante il concerto, Freddie Mercury e Brian May sorpresero il pubblico intonando la famosa canzone tradizionale ungherese Tavaszi Szél Vizet Áraszt

e, come si vede nel video, Freddie si era appuntato sul palmo della mano la pronuncia delle parole in ungherese come a scuola quando c'era il compito in classe e ti scrivevi lì gli appunti di nascosto.
Vennero utilizzate ben 17 telecamere da 35mm e si racconta anche che l'Ungheria esaurì l'intera scorta nazionale di pellicola cinematografica di alta qualità. 
Trattandosi di un evento occidentale di massa in pieno regime comunista, i servizi segreti ungheresi infiltrarono agenti in tutta la folla per tenere d'occhio potenziali rivolte o comportamenti anti-regime, che in quei posti non si sa mai, ma tutto andò bene.

I Queen arrivarono da Vienna a Budapest a bordo di un aliscafo lungo il Danubio e il prezzo del biglietto era pari a circa tre giorni del salario medio di un operaio ungherese dell'epoca, ma i tagliandi andarono comunque esauriti in pochissime ore.

Anche adesso i biglietti dei grandi nomi spariscono immediatamente ma per via di una consuetudine vergognosa a causa dei troppi che ci lucrano sopra rimettendoli in vendita a prezzi esorbitanti, con gente che li acquista lo stesso per poi finire in quelle bolgie dantesche come il concerto di Ultimo dove i più lo hanno visto e sentito fuori sincrono sui maxischermi distanti dal palco solo per poter dire "io c'ero", ma non c'eri davvero se il palco è quello in basso nella foto presa esattamente da sopra di esso con quella specie di 8 rosso come passerella che si protubera tra il pubblico

e tu eri esattamente a circa un chilometro, dalla parte opposta di quelle 250.000 persone stipate nella spianata di Tor Vergata. 
In effetti ultimamente sta diventando una gara a chi ce l'ha più grosso... il pubblico. 
E no... a mio parere non è così che si vive un concerto. 

domenica 26 luglio 2026

LA PANTERA ROSA IN LUTTO

 È morto a 94 anni Plas Johnson,


jazzista statunitense noto per aver collaborato con il compositore Henry Mancini avendo suonato il sassofono in “Pink Panther Theme”, la composizione principale della colonna sonora del film La Pantera Rosa del 1963 entrando così nella storia della musica.

Era il primo capitolo della famosa serie di commedie poliziesche del regista Blake Edwards e lasciamo stare la versione più recente con Steve Martin che, ovviamente, manco era diretta da Blake.
Qui, nell'originale, avevamo l’ispettore Clouseau interpretato magistralmente da Peter Sellers ed era un film dove recitavano anche Robert Wagner, Capucine, David Niven e pure la nostra CLAUDIA CARDINALE.

Che cast, eh? 
E che pellicola, aggiungo io. 
Tra l'altro il testo sul poster originale sembra anche anticipare di ben quattro anni quello di un noto film di James Bond. 
In quell’occasione Johnson realizzò una delle parti di sassofono più riconoscibili di tutti i tempi che diventerà anche il tema portante della successiva serie di cartoons nata dopo il grande successo dei TITOLI DI TESTA del film (vedi che una volta i titoli di testa erano importanti?).

Johnson aveva iniziato con il jazz negli anni Trenta, a New Orleans insieme al fratello Ray, che suonava il piano. 
Negli anni Cinquanta poi diventò il sassofonista di James Brown, che accompagnò in diversi tour negli Stati Uniti, e collaborò saltuariamente con alcuni tra i musicisti blues, R&B e jazz più importanti degli Stati Uniti, da BB King a Frank Sinatra. Goodbye Plas. 




sabato 25 luglio 2026

THE RUBETTES - SUGAR BABY LOVE: UNA CANZONE PAZZESCA

 Quando parte con quel crescendo che, lo giurerei quasi di sicuro, ispirerà David Bowie per Let's Dance ti da già la carica.


Poi esplode con un falsetto che manco i Bee Gees te lo fanno così potente, e nonostante tutto ci provi ad andarci dietro a cantarla perché è irresistibile, ti tira dentro SUGAR BABY LOVE dei Rubettes che sono un gruppo pop e glam rock inglese fondato a Londra nel 1973. 
La band mi era rimasta impressa quando la vidi per la prima volta in tv, anche per il suo look fatto di completi e cappellini bianchi (classiche coppole) con il quale si sono sempre presentati immancabilmente anche ad ogni ospitata televisiva e non.

Tant'è che per un pò avevo pensato di adottarlo anch'io quel cappello. 
Mavalà... idea per fortuna accantonata. 
Ma c'è una storia dietro tutto ciò, perché I Rubettes non sono nati come una band tradizionale, ma come un esperimento in studio, cosa che poi nella discomusic, specie quella italiana, sarà una prassi normale (Kano, Peter Jacques Band, Den Harrow). 
I produttori Wayne Bickerton e Tony Waddington scrissero il brano "Sugar Baby Love" e cercavano dei musicisti per interpretarlo. 
E quell'urlo in falsetto iniziale fu inciso dal session man Paul Da Vinci (nessuna parentela con Sal, anche perché per entrambi si tratta di un nome d'arte fasullo).

Da Vinci (Paul) però era già sotto contratto con una casa discografica che lo voleva per una carriera solista. 
I due produttori allora rimasero con tre dei session men che avevano inciso il disco a cui aggiunsero altri musicisti per formare così una band da portare in tv a promuovere la canzone, ed erano Alan Williams (voce principale e chitarra), Tony Thorpe (chitarra e voce), Mick Clarke (basso), John Richardson (batteria) e Bill Hurd (tastiere). 
In seguito Alan Williams reincise la canzone riuscendo ad arrivare al falsetto di Paul, ma è risaputo che a Top Of The Pops, cantava in playback sulla voce originale registrata da Da Vinci come gli altri mimavano il "bop-shoo-waddy" ripetuto per tutto il brano. 
Come spesso succede dalle mie parti, parlo oggi dei Rubettes perché Tony Thorpe (quello che nella foto in alto è con gli occhiali che pare Elton John), chitarrista principale e co-vocalist storico, è scomparso il 18 luglio 2026 all'età di 80 anni ed era uno dei musicisti che non avevano suonato la registrazione originale, ma "assunto" in seguito. 
Esistono anche due cover in italiano di questa canzone.

La prima la cantava a Canzonissima (quella vera e non la BRUTTA ROBA della Carlucci) il mitico Mino Reitano con il titolo DOLCE ANGELO e bisogna dire che non si è mai tirato indietro il Mino nemmeno quando gli hanno proposto di rifare IN ITALIANO Basket Case dei Green Day (!!!);

la seconda cover si chiama DOLCE AMORE MIO ed era stata incisa da Fiorello, il re del Karaoke in tv, nel suo secondo album, ma la sua versione era stata un pò troppo ritoccata elettronicamente e perdeva tutto, anche perché mancava il famoso "bop-shoo-waddy" che sembra una cavolata, ma cacchio se conta!

Un altro gruppo italiano, LA QUINTA FACCIA, specializzato nel rifare brani internazionali di grande successo, l'aveva invece incisa pari pari in inglese presentandosi con lo stesso white look (coppole escluse) e quell'urlo in falsetto così ugguale ugguale che... miii, lasciatemi il beneficio del dubbio, ma per me era stato preso in qualche modo dal disco originale dei Rubettes.

Poi vedete voi... anzi... sentite! 

venerdì 24 luglio 2026

L'ULTIMA VOLTA DI JERRY E DEAN

 Correva l'anno 1956 e c'erano Dean Martin e Jerry Lewis che, come coppia comica in ben 17 film, sbancavano ogni volta i botteghini.


Tutto bellissimo davanti, ma dietro le quinte ultimamente serpeggiavano incomprensioni e divergenze artistiche specialmente da parte di Dean che si sentiva considerato in maniera nettamente inferiore rispetto al collega. 
Come in amore ci si lascia se la coppia non funziona più, anche qui ad un certo punto i due decidono di interrompere il loro sodalizio artistico che durava ormai da dieci anni, e lo fanno con uno show d'addio presso il nightclub Copacabana di New York. 
Quell'ultimo show del celebre duo comico si tenne quindi settant'anni fa la notte tra il 24 e il 25 luglio 1956 al famoso locale Copacabana di New York City, esattamente dieci anni dopo il loro debutto ufficiale avvenuto il 25 luglio 1946 al 500 Club di Atlantic City. 
Manco a dirlo, il locale era esaurito da settimane e tra gli spettatori presenti c'erano grandi stelle dello spettacolo come Sammy Davis Jr. che con Martin farà parte in seguito del Rat Pack, gruppo di musicisti attori che daranno origine anche ad una serie di pellicole come COLPO GROSSO, ovvero la versione originale di Ocean's 11 dove Danny Ocean era Frank Sinatra. 
Quella notte erano passati solo alcuni mesi dall'uscita del loro ultimo film insieme

(per noi era Hollywood O Morte!) e sul palco Dean e Jerry fecero un set lungo oltre un'ora. 
Dopo l'esibizione si abbracciarono, ma tornarono subito nei rispettivi camerini senza fare alcun bis, ponendo fine a quel sodalizio decennale e non si parleranno più per quasi vent'anni. 
Ma nel 1976 il destino fatto a forma di Frank Sinatra fece sì che i due si ritrovassero durante la maratona televisiva benefica Telethon. 
Jerry Lewis era completamente ignaro che sul palco sarebbe salito anche Dean

portato lì proprio da Frank creando un momento storico che sciolse il ghiaccio e riappianò l'antica amicizia.

giovedì 23 luglio 2026

ANNO 1926: IL CINEMA SI EVOLVE E VENT'ANNI DOPO...

 Era appunto il 23 luglio del 1926 quando la Fox Film acquistava il brevetto del sistema sonoro Movietone per la registrazione dell'audio nei film.


Successore del VITAPHONE, è stato un rivoluzionario sistema ottico di registrazione del suono sviluppato negli anni '20 che permetteva di imprimere la traccia audio direttamente sulla pellicola cinematografica, accanto alle immagini. 
Grazie a ciò era garantita la perfetta sincronizzazione tra sonoro e video, cosa che invece il suo antenato spesso non rispettava perché l'audio era inciso su un disco a parte e, come ben sappiamo noi che abbiamo vissuto l'epoca dei vinili, un disco può anche saltare. 
Il sistema Movietone registrava il suono trasformandolo in variazioni di luce (una traccia ottica) lungo il bordo della pellicola. Durante la proiezione, questa traccia veniva riletta da una cellula fotoelettrica e riconvertita in segnale elettrico, e infine in suono. 
Detto così pare complicato, ma tutto avveniva in un attimo. 
Inoltre, come noi abbiamo avuto i cinegiornali dell'Istitituto Luce, quelli commentati dalla voce stentorea di Guido Notari (ne viene fatta una parodia, per esempio, in FASCISTI SV MARTE, ma non solo), anche la Fox produsse i Fox Movietone News dal 1928

che, grazie all'innovazione tecnica, poterono includere l'audio in presa diretta, documentando eventi con immagini e suoni reali. 
Ora invece nelle sale quello che viene proiettato è tutto ricavato da un file digitale che permette il massimo risultato nell'immagine e nell'audio. 
Infine, nello stesso giorno, ma vent'anni dopo esatti, in Italia nasceva un bimbo a cui i genitori, la famiglia Bennato, daranno il nome di EDOARDO,

e quindi gli facciamo tanti auguri per i suoi 80 anni. 

mercoledì 22 luglio 2026

CINEMA, PICCIONI, GODZILLA E DURAN DURAN

 Venerdì è morta a 81 anni Brenda Fricker, attrice irlandese nota soprattutto per aver interpretato la “signora dei piccioni” nel film dove appariva anche DONALD TRUMP (non imbucato allora) Mamma, Ho Riperso L’Aereo – Mi Sono Smarrito A New York,


un personaggio che, molto simile, appariva anche nel Mary Poppins originale interpretata da Jane Darwell. 
Ma ricordiamo che in precedenza Brenda aveva anche vinto l’Oscar come miglior attrice non protagonista grazie al regista Jim Sheridan, che nel 1989 le fece interpretare la madre del protagonista di Il Mio Piede Sinistro, quel film che racconta la storia di Christy Brown

(Daniel Day-Lewis qui sopra con lei), uomo con una paralisi cerebrale, ma che riesce a diventare un apprezzato pittore imparando a dipingere con l’unica parte del corpo che riesce a controllare: il piede sinistro, appunto. 
Prima Brenda aveva fatto solo qualche partecipazione in serie tv britanniche e piccoli ruoli secondari al cinema. 
Restando nel mondo del cinema, a 90 se ne va anche Francesco Massaro,

regista, sceneggiatore e soggettista italiano. 
Aveva inziato a lavorare come aiuto regista di Luchino Visconti per IL GATTOPARDO, virando poi sulla classica commedia all'italiana e tra i suoi lavori cinematografici più noti ci sono Al Bar Dello Sport (1983), cult con il neo-novantenne LINO BANFI e Jerry Calà, e Il Lupo E L'Agnello (1980), co-produzione francese con Michel Serrault e Tomas Milian, compreso il suo esordio con Il Generale Dorme In Piedi dove ha diretto Ugo Tognazzi e Mariangela Melato

(si, c'era un pò di nudo femminile, e infatti il film era vietato ai, minori di 14 anni). 
Aveva partecipato come sceneggiatore anche al famoso Sposerò Simon LeBon, il film "paninaro" del 1986 tratto dal libro di Clizia Gurrado uscito in pieno fenomeno Duran Duran (Wild Boys! Wild Boys!).

Ed in chiusura è recentissima la notizia della morte dell'attrice Kaylee Hottle ad appena diciannove anni in un incidente stradale nel Maryland dove non stava guidando lei. 
Sordomuta dalla nascita, vista anche nel recente reboot di Magnum P.I., si era fatta notare nel ruolo di Jia, la ragazzina in grado di comunicare con il linguaggio dei segni con Kong nella recente saga blockbuster di Godzilla Vs. Kong e il successivo sequel.

Addio Brenda, Kaylee e Francesco. 

martedì 21 luglio 2026

CALCIO & SCOMMESSE (L'INIZIO)

 Ci siamo appena lasciati alle spalle il Mondiale 2026 che forse verrà ricordato nei secoli per un sacco di motivi dai quali esula probabilmente il lato sportivo vero e proprio, ed oggi cadono casualmente, esattamente gli 80 anni della prima vincita alla schedina.


Quel 21 luglio del 1946 era una domenica, si era anche a due mesi di distanza dalla comparsa nei bar della prima mitica schedina Sisal, ed Emilio Blasetti, di professione impiegato, ti azzeccava un pronostico fortunato che portava nelle sue tasche l’invidiabile (allora) somma di 463.846 lire, una cifra che tradotta oggi in euro magari non sembra granché dato che sono "solo" 239,56 euro e i giochi a quiz in tv

(si, tipo quello con la bella Samira) ti danno l'illusione di poter vincere molto di più, ma era invece importante per i tempi perché equivaleva a circa 4 anni di paga di un operaio. 
Lo storico tagliando (un pò malconcio nella foto in alto, ma capirai... c'ha un'età...) riportava le seguenti partite: Inter-Milan (risultato finale 0-1), Torino-Juventus (1-0), Bari-Roma (1-0), Pro Livorno-Napoli (2-1). Per ognuna delle partite erano tre i pronostici da indovinare: risultato finale e le reti segnate da ognuna delle squadre. 
Cioè era ancora molto diverso dal classico 1-2-X. Presenti in fondo alla schedina c'erano tre "partite di riserva", prese in considerazione in caso di rinvii e sospensioni delle altre. 
Tale schedina era stata inventata dal giornalista Massimo Della Pergola (corrispondente da Trieste per la Gazzetta dello sport e fondatore della Sisal), aveva un costo di 30 lire e solo due anni più tardi prenderà il nome di Totocalcio. 
E, se avete dimestichezza con questo mondo di scommesse, saprete già che in seguito cambieranno di molto anche le regole del gioco.

lunedì 20 luglio 2026

UNA "SIGNORINA" CON UNA LUNGA STORIA ALLE SPALLE

 Strano come un mondiale (del quale non me ne importava nulla) riesca a farsi notare lo stesso dal sottoscritto per la qualità estremamente cringe degli half time show inclusi; ma forse per me è ancora più strano scoprire solo di recente che una delle più famose canzoni di Fred Buscaglione, BUONASERA SIGNORINA,


un vero e proprio inno delle notti del periodo della Dolce Vita, ma dove si cita Napoli e parte come un tango per poi prendere i giri, in realtà era una cover pari pari di BUONA SERA inciso da Louis Prima nel 1956 che lo ha reso uno standard mondiale con il suo inconfondibile stile swing/jazz di New Orleans.

Ma forse avrebbe dovuto farmi pensare qualcosa il fatto che in circolazione vi fosse anche la versione di un altro gigante dello swing italiano, Nicola Arigliano che ne propose una versione jazzata di altissima classe, puntando tutto sulla sua vocalità calda e sorniona. 
Anche Adriano Celentano nel suo primissimo periodo influenzato dal rock 'n' roll e dalle sonorità americane, si cimentò con questo classico proponendo un arrangiamento che la rendeva simile a quella di Dean Martin

uscita nel 1958 in una VERSIONE più morbida, vellutata e romantica, rallentando il ritmo frenetico impresso "prima da Prima" (hehe, gioco di parole scemo 😁). 
Canzone questa che venne portata al successo anche in Scandinavia da Little Gerhard , cantante, musicista e cantautore svedese che con BUONA SERA aveva inciso uno dei brani più iconici del suo repertorio rockabilly.

Pubblicata nel 1958 come la versione di Dean Martin, questa cover del grande classico di Louis Prima divenne uno dei suoi più grandi successi, lanciandolo come "Il Re del Rock svedese" in tutta la Scandinavia (ma non fuori dai confini).

Purtroppo Gerhard (ormai non più tanto "little") è deceduto di recente a 92 anni. 
Citando solo il titolo della canzone invece Mauro Claus, cantante italo-tedesco, nel 1987 aveva tirato fuori questa BUONA SERA CIAO CIAO vagamente sullo stile dei Modern Talking presi su WISH o Temu (che non c'erano ancora) e qualcuno in giro lo ha definito un successo enorme.

Personalmente io invece non ricordo di averlo mai fatto girare sui Technics nelle discoteche dove ho prestato servizio e me ne vanto pure.
Vabbè che anche il trash tirava bene in discoteca (vedi Fiky Fiky di Gianni Drudi), ma c'è un limite a tutto (oops... tranne che all' half time show dei Mondiali).

Forse in Germania, ma solo lì dove hanno gusti diversi, la sorte di Mauro era stata migliore. 
Comunque addio Little Gerhard. 

domenica 19 luglio 2026

C'ERA UNA VOLTA WINDARIA: OVVERO, COME RIVOLTARE IL FILM COME UN CALZINO

 Il 19 luglio del 1986 nelle sale giapponesi usciva C'Era Una Volta Windaria diretto da Kunihiko Yuyama, e fin qui tutto bene.


Senonché l'edizione italiana presenterà diverse modifiche importanti poiché la copia arrivata in Italia era quella relativa alla già uscita versione americana che era stata pesantemente modificata dalla Harmony Gold rimontando una sceneggiatura praticamente inventata da zero. 
Vennero infatti rimosse diverse sequenze drammatiche e violente per adattare il film a un pubblico più giovane secondo il classico luogo comune che un film animato deve per forza essere per bambini (vaglielo a dire a Fritz Il Gatto). 
Molti nomi qui vennero cambiati rispetto alla versione nipponica, utilizzando anche da noi quelli dati nella versione statunitense. Per cui Izu è diventato Alan, la principessa Ahnas è diventata Veronica, e il principe Jill è diventato Roland.

No... quello senza la "O"... 
Le battute vennero edulcorate o modificate per alleggerire i toni cupi e tragici dell'opera originale che di base è una storia drammatica di guerra, morte e tradimenti fatta per gli adulti e per questo saranno tagliati circa 7 minuti di pellicola (il film scende da 101 a 94 minuti) e rimosse tutte le scene di nudo e di forte sensualità (cosa che accadeva anche nella SERIE TV di Lupin III). 
Sui dialoghi modificati lo studio che se ne occupò disse che la copia che avevano ricevuto era priva di traduzione per cui dovettero inventarsi qualcosa basandosi solo sulle immagini. 
Nella versione italiana è anche presente la voce di un narratore (come nella prima edizione di BLADE RUNNER) totalmente assente nell'originale. 
Quindi cambiano le motivazioni del protagonista e le cause scatenanti della guerra, ma soprattutto il finale che nell'originale ha una conclusione cupa, nichilista e brutalmente tragica, mentre l'edizione italiana crea un falso lieto fine romantico. 
Ma non ho intenzione di aggiungere altro perché spoilerare un finale, per quanto farlocco sia, non è mai una bella cosa, per cui, se vi approcciate alla visione di questo film, verificate bene prima quale edizione state guardando, che finire su una copia ordinata su Temu è un attimo... 

sabato 18 luglio 2026

UNA BAND CHE FA L'APPELLO

 Chissà se qualcuno si ricorda di Dave Dee, Dozy, Beaky, Mick & Tich?


Questa serie di soprannomi messi in fila è stata il nome di un popolare gruppo pop/rock britannico formatosi nel 1964 a Salisbury. 
Eccentrici nei loro spettacoli come nel loro abbigliamento, scalarono le classifiche degli anni '60

con una serie di hit come HOLD TIGHT!BEND IT! (una specie di sirtaki) e ZABADAK!, scritte dal duo di autori Ken Howard e Alan Blaikley, e non chiedetemi il motivo di tale grande successo perché francamente non lo so, ma, come dimostrato spesso nella musica, può esserci del genio anche in motivetti apparentemente insulsi.

La band era composta da Dave Dee (David Harman, voce), Dozy (Trevor Ward-Davies, basso), Beaky (John Dymond, chitarra), Mick (Michael Wilson, batteria), Tich (Ian Amey, chitarra) ed era nata come The Initials per poi prendere quel nome così insolito rispetto ai canoni dell'epoca che prediligevano nomi brevissimi sul modello dei Beatles e degli Who. 
Mossa furba però che li rese unici e differenti da Peter, Paul & Mary che utilizzavano i loro nomi, e da Crosby, Stills & Nash (a volte con Young) che invece usavano i cognomi. 
Il loro stile musicale spaziava dal pop orecchiabile al freakbeat (un pò stile Frank Zappa) e mod, fino alla psichedelia. 
Ebbero un successo enorme, piazzando quei primi due singoli postati lassù con oltre un milione di copie vendute e raggiungendo il primo posto nella classifica britannica.
Il loro singolo più iconico, Hold Tight! (1966), è noto anche per essere apparso nella celebre colonna sonora del film Grindhouse - A Prova Di Morte (Death Proof) di Quentin Tarantino

e vanta anche una COVER IN ITALIANO da parte de I Monelli, quartetto beat che in seguito allargherà la formazione cambiando il nome in Flashmen e diventando il primo gruppo italiano sotto contratto con la prestigiosa Decca, quella stessa dei Rolling Stones. 
Colgo l'occasione di parlarne oggi perché John "Beaky" Dymond è mancato di recente all'età di 81 anni.

Come anche se n'è andato Halroy "Hal" Candis Williams, 91 anni, attore statunitense noto soprattutto per il suo ruolo ricorrente dell'agente di polizia Smith ("Smitty") in Sanford & Son,

la famosa SERIE TV black con la sigla firmata da QUINCY JONES
Goodbye "Hal" & "Beaky".

venerdì 17 luglio 2026

FRANKENSTEIN ALLA CONQUISTA DELLA TERRA: IL TRASH GIAPPONESE CON I MOSTRI GIGANTI

 Nel 1966 (il mese preciso non è sicuro, ma c'è chi dice tra maggio e luglio) negli Stati Uniti usciva Frankenstein Alla Conquista Della Terra diretto da Ishiro Honda, ovvero il papà di Godzilla.


In Giappone invece era uscito l'anno precedente, mentre in Italia me lo ricordo che era arrivato nei primi anni 70 direttamente nelle piccole sale di seconda visione come quella del piccolo paese dove abitavo, sala che di quei film orientali, tra kaiju (i film di mostri giapponesi) e wuxia (arti marziali cinesi), ne proiettava un botto riempiendo le poltrone, e un mio amico che millantava di averlo visto me lo aveva raccontato, ma delle sue parole non sapevo se fidarmi molto perché di suo era un noto fanfarone e quello che sentivo mi pareva parecchio bizzarro. 
Molti anni dopo, agli albori delle tv private, l'ho visto su una di quelle piccole emittenti e ho avuto la conferma che quello che raccontava quell'amico fosse vero e decisamente bizzarro. 
Intanto era prodotto dalla inarrestabile Toho che sfornava pellicole a getto continuo, e con un contributo degli USA per cui appare già quel Nick Adams,

attore americano di genitori ucraini che ritroveremo anche in seguito in L'INVASIONE DEGLI ASTROMOSTRI, e prende spunto dal romanzo mito di Mary Shelley mixato con il genere kaiju raccontando che, durante la Seconda Guerra Mondiale, i nazisti erano in possesso del cuore immortale del mostro di Frankenstein. 
Tale organo va a finire a Hiroshima ma, intersecando fatti storici reali, il 6 agosto del 1945, l'esplosione della bomba atomica lo fa mutare e dal singolo cuore si formerà una vera e propria figura umana. 
Anni dopo, un ragazzo selvaggio viene trovato mentre semina il panico in città: 

è l'essere nato da quel cuore e, per dirla tutta, quel simil-cavernicolo non ha un'espressione esattamente intelligente (tra l'altro nei primissimi piani si nota benissimo che ha una di quelle dentiere da vampiro che vendono a carnevale, quelle con un pezzo di gengiva rossa, giuro),

tant'è che qualche risata può tranquillamente scappare durante la visione anche perché sembra di rivedere Richard Kiel in L'UMANOIDE che si produce in mille espressioni che vorrebbero essere minacciose e invece sono una più ridicola dell'altra. 
Comunque l'essere diventerà gigantesco, con la capacità di rigenerarsi e si troverà poi a combattere contro il mostro Baragon

(dal corno lampeggiante) per difendere l'umanità, dimostrando di essere buono anche se inizialmente tutti credevano il contrario. 
Per curiosità, nel costume di Baragon c'era Haruo Nakajima, ovvero colui che ha interpretato Godzilla in tutti i film vintage, più altri mostri in altri film.
Ora non vi racconto il finale per filo e per segno, ma c'è da dire che i co-produttori americani della American International Pictures rimasero così impressionati dagli effetti speciali del mostro "Oodako" (il polpo gigante apparso in Il Trionfo Di King Kong) che chiesero espressamente di inserirlo in qualche modo nel film. 
Così venne girata una scena finale extra in cui Frankenstein viene improvvisamente attaccato da un Polpo Gigante emerso dal nulla nei boschi. 
Questa sequenza assurda (polpi lacustri? Nei boschi? Mah...) venne però scartata nella versione USA ufficiale perché alla fine risultava fuori contesto. 
Rimase però inclusa in alcune edizioni home video e passaggi televisivi. 
Anche l'intero montaggio americano subì tagli di scene drammatiche e l'aggiunta di dialoghi doppiati che spiegavano in modo più marcato le dinamiche scientifiche e belliche cercando di dare spessore a una trashata immane.

giovedì 16 luglio 2026

THE DOORS: THE FINAL CUT (E QUEL FUOCO SI RIACCENDE)

 The Doors: The Final Cut è la versione restaurata in 4K con audio Dolby Atmos del celebre film biografico diretto nel 1991 da Oliver Stone.


Anche questo film, come Il Castello Di Cagliostro, è tornato nelle sale negli stessi giorni e se l'avete perso mi spiace, ma mica posso pensare io a tutto eh... 
Scherzi a parte il film racconta l'ascesa, gli eccessi e la morte a soli 27 anni di Jim Morrison, interpretato da un memorabile Val Kilmer, ripercorrendo la vita di Jim dalla fondazione della band a Los Angeles insieme a Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore. 
C'è naturalmente anche il rapporto tormentato con Pamela Courson (Meg Ryan), ma Stone ci mostra in particolare la deriva autodistruttiva del cantante, tra uso di sostanze allucinogene, poesia e provocazioni pubbliche, fino alla morte a Parigi.
Val Kilmer ha anche registrato personalmente gran parte delle parti vocali, sovrapponendole o affiancandole ai nastri originali della band, i cui membri originali rimasero stupiti per la verosimiglianza fisica e scenica con cui l'attore aveva portato in scena il loro leader.

Per dire... è difficile a prima vista capire quale delle due foto di Jim e Pam mostri gli attori e quale invece sia vera. 
Più che un'interpretazione sembrava una vera e propria reincarnazione del Re Lucertola, cioè tutt'altra cosa rispetto al Freddie Mercury di Rami Malek che, messo a confronto con Val, pareva un partecipante di Tale E Quale Show (con tutto il rispetto per il FILM che comunque avevo apprezzato). 
Comunque, miei "cavalieri della tempesta", non disperate perché il film è anche disponibile a noleggio su Prime Video, anche se per la resa migliore dell'audio, specialmente in casi come questo, rimane sempre la sala il posto più adatto. 

mercoledì 15 luglio 2026

LUPIN III - IL CASTELLO DI CAGLIOSTRO IN 4K

 Come abbiamo già visto in precedenza per anche gli altri film suoi, anche il leggendario debutto cinematografico di Hayao Miyazaki è tornato da lunedì per tre giorni sul grande schermo in una straordinaria versione restaurata e rimasterizzata in 4K.

E una nota leggenda di Hollywood racconta anche che Steven Spielberg sia un grandissimo fan di questo anime, definendolo in passato come uno dei film d'avventura più belli mai realizzati.  Hayao invece dalla sua ha spesso nominato Lo Squalo come uno dei suoi film preferiti.  Tant'è che sembrano esserci alcuni punti di contatto tra il film di Miyazaki e Indiana Jones avendo anticipato di ben due anni l'uscita nelle sale de I Predatori Dell'Arca Perduta (1981).


Tra gli elementi che accomunano le due opere c'è un perfetto e scanzonato bilanciamento tra azione mozzafiato, enigmi storici e un umorismo sempre brillante.  Ci sono trappole mortali e criminali spietati, gadget improvvisati e una massiccia dose di improvvisazione per risolvere situazioni complicate.  Anche le scene d'azione spielberghiane sembrano ispirate all'inseguimento iniziale del film animato. Entrambi i franchise poi ruotano attorno alla decifrazione di antichi segreti e al recupero di preziosi reperti storici protetti da insidie meccaniche e sotterranei segreti.  Non si tratta certo di plagio nel caso di Spielberg, ma sicuramente Miyazaki con questo film ha fatto del gran bene alla Hollywood che ci piace. 

martedì 14 luglio 2026

JURASSIC PARK PERDE IL SUO PROTAGONISTA STORICO... E PURE LA MUSICA NON È DA MENO

 È un brutto momento sia per la musica, come abbiamo visto nei giorni scorsi (eh, ma anche oggi...), che per il cinema poiché anche l'attore neozelandese Sam Neill è morto improvvisamente ieri all'età di 78 anni, dopo essere guarito dal cancro. 


L'interprete di JURASSIC PARK, quello originale del 1993, era nato in irlanda e aveva annunciato ad aprile di essere guarito, dopo essersi sottoposto a cure per un tumore del sangue al terzo stadio.
Non era stato solo legato ai dinosauri però il Sam poiché lo abbiamo visto anche in Lezioni Di Piano, Caccia A Ottobre Rosso, L'Uomo Bicentenario, Punto Di Non Ritorno (per alcuni un cult, per altri una ciofeca) e Peaky Blinders in tv, giusto per citare alcuni titoli. 
Era tornato, insieme a Jeff Goldblum e Laura Dern, anche nel rinnovato franchise per Jurassic World - Il Dominio nel 2022.
Ancora per la musica se n'è andato a 63 anni Calvin Hayes, tastierista (anche batterista) britannico che ha fatto parte dei Johnny Hates Jazz

(sfido a non ricordarsi di loro appena parte la canzone) i cui più grandi successi nel pop anni Ottanta sono stati SHATTERED DREAMS (con videoclip diretto da David Fincher dove Calvin si vede al piano) e Turn Back the Clock incluse nel loro primo vero album che portava il titolo del secondo singolo, dove Hayes ha suonato anche la batteria e arrivato dopo alcuni lavori iniziali passati inosservati.
Ci lascia anche Kevin Chown, 56 anni,

bassista americano di tutt'altro genere che ha suonato anche nei Chad Smith's Bombastic Meatbats, ovvero il gruppo rock fusion strumentale del batterista dei Red Hot Chili Pepper.
Goodbye Sam,Calvin & Kevin. 

lunedì 13 luglio 2026

A.I. ANZIANOTTA?

 Adesso parlare di intelligenza artificiale sembra il modo migliore per mostrarsi al passo coi tempi, non è vero?


Infatti anche il più scrauso dei film finisce che ce la butta in mezzo in qualche modo, anzi spesso sono proprio quelli di serie B che lo fanno, magari a sproposito, proprio per cercare di darsi un tono d'attualità. 
E se invece vi dicessi che di tale argomento se ne parlò per la prima volta ben 70 anni fa? 
Mi riferisco al Seminario di Dartmouth del 1956, ideato da John McCarthy, matematico informatico, Marvin Minsky, scienziato cognitivo e informatico, Nathaniel Rochester, ingegnere elettronico in IBM, e Claude Shannon, matematico e ingegnere elettronico. 
In quell'occasione venne introdotto ufficialmente da McCarthy il termine "intelligenza artificiale" e si cominciò a studiare la possibilità di creare macchine pensanti. 
Idea strampalata? 
Probabilmente per molti sarà stato così ritenendo che sarà stato il caldo, chissà, poiché era l'estate del 1956 e quelle persone si trovavano presso il Dartmouth College ad Hanover, nel New Hampshire, fatto sta che tale seminario è durato circa sei settimane finanziato dalla Fondazione Rockefeller.

Oltre ai partecipanti principali ha riunito anche altri matematici, ingegneri e psicologi per definire le basi necessarie per creare macchine capaci di simulare funzioni cognitive umane e istituire l'intelligenza artificiale come campo autonomo di ricerca scientifica. 
Per dire... i modelli moderni come i Large Language Models come la ormai famigerata  Chat Gpt che scrive gli articoli per i giornalisti pigri, o le reti neurali profonde, realizzano gli stessi obiettivi del 1956, ma usando il calcolo statistico sui dati invece della logica formale. 
Ed è qui oggi che vediamo come si sono evolute le cose a riguardo poiché il seminario di Dartmouth ha definito allora i problemi fondamentali dell'IA, mentre la tecnologia odierna ha cambiato il modo di risolverli. 
Nel 1956 si ipotizzò che ogni aspetto dell'apprendimento e dell'intelligenza potesse essere descritto così precisamente da essere simulato da una macchina e infatti i modelli moderni confermano questa intuizione attraverso la matematica e i vettori di dati. 
A Dartmouth si cercava di far capire la lingua alle macchine tramite regole grammaticali rigide, mentre oggi, i modelli di linguaggio generativi fanno la stessa cosa, ma in maniera più "smart" prevedendo la parola successiva in base a miliardi di esempi, un pò come fa il nostro smartphone mentre scriviamo un messaggio perché ormai ha già capito dove vogliamo andare a parare. 
Marvin Minsky portò a Dartmouth i suoi studi sulle prime reti neurali artificiali (Snarc). 
Quel concetto, allora limitato dalla scarsa potenza di calcolo dell'epoca, è la base del modo come l'intelligenza artificiale impara e si evolve. 
Ieri si cercava di programmare le regole del mondo nella macchina, mentre oggi si danno alla macchina miliardi di dati e si lascia che sia lei a trovare le regole da sola. 
Vuoi mettere che comodità? 
Tutto molto bello, come avrebbe detto BRUNO PIZZUL, ma l'importante è che la cosa non sfugga di mano

come James Cameron ci aveva raccontato in Terminator e già Stanley Kubrick lo aveva anticipato nel lontano 1968 lassù nella famosa scena di 2001 Odissea Nello Spazio: "Apri la saracinesca esterna HAL", "Mi dispiace, David, purtroppo non posso farlo. Questa conversazione non può avere più alcuno scopo... Addio".
Intelligenza artificiale fin troppo intelligente...

DUE SPICCI: IL RITORNO DI ZEROCALCARE

 Aho', ma quanto è 'na figata sta nuova serie Due Spicci de Zerocalcare? E che musica, regà, che se sente co' ‘sto sfondo? Gius...