Gli Infiniti Ritorni è un romanzo di Marren Bagels (occhio in coda al post) pubblicato nel 1961 nella collana fantascientifica Urania, fedele compagna di letture della mia adolescenza, e tale titolo sembra anche fatto apposta per la tendenza attuale di riportare al cinema i grandi titoli del passato come abbiamo visto più volte nei post.
Anche Harry Potter (già tornato per i VENT'ANNI, ma in un brutto periodo) segue questa tendenza e il primo episodio della fortunata saga cinematografica è tuttora nelle sale fino a mercoledì per festeggiare il quarto di secolo. Personalmente ho visto questo film diretto da Cris Columbus almeno una cinquina di volte ed è, insieme al secondo, ancora una storia leggera, a tratti disneyana, mentre in seguito le atmosfere e i colori diventeranno molto più cupe e quasi horror.
Saga questa che conta già purtroppo una serie di nomi che non ci sono più come Maggie Smith, Robbie Coltrane, Richard Harris e Alan Rickman
e rivederli ancora sul grande schermo al cinema potrebbe anche fare commuovere certe canaglie come il sottoscritto.
Con anche un pensiero che il cinema del passato abbia lasciato un segno molto più profondo di quanto non facciano pellicole recenti che vedi e già il giorno dopo ne dimentichi il titolo.
Ah... in coda vi posto anche la bellissima e inquietante copertina disegnata da Karel Thole (padre del noto cabarettista Ernst) per il romanzo di Marren Bagels,
nome posticcio che celava le identità delle due sorelle italiane Maria e Ornella De Barba.
Si racconta in giro che 700 mila spettatori che lunedì scorso su Rai2 stavano guardando Il Codice Da Vinci siano rimasti basiti dopo che, passate oltre due ore di visione, la pellicola è stata tagliata sul finale troncando gli ultimi preziosi 30/40 secondi
Proprio sul più bello infatti, nel momento in cui stava per essere svelato l’enigma alla base della trama, cioè quello sul Santo Graal raccontato nel romanzo di Dan Brown (nessuna corrispondenza con la realtà quindi), Rai2 ha deciso che tale mistero dovesse rimanere insoluto e, con un beffardo "arrivederci", ha interrotto la pellicola mandata in prima serata (ma ricordo a tutti che è in realtà una seconda serata perché la prima è stabilmente occupata da quello che viene definito "preserale") per mandare in onda alcuni spot e per poi dare la linea a Il Processo Al 90° che non poteva certo attendere oltre con le immagini del posticipo di Serie A Roma-Fiorentina, e forse il tecnico Rai aveva appena visto Disclosure Day di Spielberg con quel suo finale tronco che ha lasciato scontenti molti e ha pensato di fare lo stesso, oppure si era pure stufato di aspettare dopo essersi reso conto ormai che non era un biopic su Sal
(Da Vinci) dato che delle sue canzoni non c'era nemmeno l'ombra.
E parlo di tecnico perché spero, ma ho dei dubbi, ci sia ancora una mano umana dietro e non una programmazione computerizzata come certe emittenti radiofoniche ormai fanno.
Comunque... Apriti cielo!
In pochi minuti sui social i telespettatori hanno protestato dopo anche aver già sopportato interruzioni pubblicitarie malamente infilate nel bel mezzo di dialoghi. La Rai si è scusata con il pubblico con le parole del direttore della sezione Cinema e Serie Tv Adriano De Maio spiegando che la messa in onda di un film o di un programma registrato è sottoposta ad una serie di lavorazioni complesse, affidate anche ad alcune sequenze alfanumeriche di supercazzole prematurate con scappellamento a destra.
Aggiungendo che, come fosse Antani, l'intera trilogia sarà replicata su Rai Movie il 15 (Il Codice da Vinci), il 16 (Angeli e Demoni), il 17 Settembre (Inferno), naturalmente in prima serata, e lo ha fatto puntando il dito che si vede benissimo che stuzzica.
Intanto ringrazio Pietro Germi e Mario Monicelli, e poi posto qui sopra la sequenza finale "perduta", ma soprattutto, in tutto questo bailamme, mi viene da chiedermi se davvero 700 mila persone in questa stagione stiano ancora davvero guardando la tv in diretta dato che comunque il film ha già vent'anni ed è già passato più volte in televisione, ed è ora anche comodamente visibile su RaiPlay (nonché già da prima su altre piattaforme) senza interruzioni pubblicitarie o troncature imposte per favoreggiamento verso il calcio (signore supremo degli sport!!!).
Oggi torno alla musica vintage e, in questo caso, anche registrata piuttosto male, perché ricorre la data storica dei sessant'anni dell'ultimo concerto ufficiale a pagamento dei Beatles che si tenne appunto il 29 agosto 1966 allo stadio Candlestick Park di San Francisco.
La band, dopo altri artisti che avevano il compito di aprire lo show alle ore 20.00, fra cui le RONETTES create da PHIL SPECTOR, suonò per circa 33 minuti (per dire... i Pooh fanno concerti lunghi più di due ore e Springsteen ha toccato anche le tre ore) eseguendo 11 brani davanti a circa 25.000 spettatori, con però ben 7.000 biglietti rimasti invenduti.
Il palco, come si vede dalla foto,
era protetto da una gabbia metallica (una SITUAZIONE SIMILE a quella vista nel film The Blues Brothers) e intorno a loro c'era un continuo girare di forze dell'ordine e membri dello staff con lo stadio illuminato a giorno, l'impianto audio era assolutamente inadeguato e le urla dei fan coprivano quasi del tutto la musica come si può sentire nel breve montaggio VIDEO qui sotto, pessimo, si, ma comunque documento storico.
Come avevo raccontato in precedenza, i tour per i Beatles erano diventati estenuanti e pericolosi, tra anche minacce e problemi logistici.
Inoltre i brani di album come REVOLVER che era appena stato pubblicato erano troppo complessi per essere riproposti dal vivo e difatti non ne eseguirono nessuno dal nuovo disco, ma solo PAPERBACK WRITER che era stata incisa POCHI MESI prima di Revolver e uscita solo come 45 giri. Ecco infatti la scaletta: Rock And Roll Music (cover di Chuck Berry), She's A Woman, If I Needed Someone, Day Tripper, Baby's in Black, I Feel Fine, Yesterday, I Wanna Be Your Man, Nowhere Man, Paperback Writer, Long Tall Sally (cover di Little Richard).
Non appena finì l'ultima nota i Beatles salutarono in fretta e, senza concedere bis, abbandonarono gli strumenti sul palco e corsero immediatamente verso un blindato posizionato dietro la recinzione che li portò direttamente all'aeroporto di San Francisco, lasciando lo stadio mentre le urla dei 25.000 fan stavano ancora chiedendo di rivederli.
Ma sull'aereo di ritorno esausti i quattro stavano già decidendo di smettere di esibirsi in tour, chiudendo l'era dei concerti tradizionali, questo prima della celebre e ultima esibizione gratuita (e fuorilegge) sul tetto della Apple nel 1969.
Paul McCartney, prima di salire sul palco di San Francisco, aveva chiesto al press agent Tony Barrow di registrare lo show su una cassetta audio, ma Tony non girò la cassetta da 30 minuti per lato e l'audio si interrompe bruscamente durante l'ultimo brano, Long Tall Sally.
Quella cassetta originale (una C60 Philips che usavo anch'io prima di scoprire che le trasparenti Scotch davano una risposta molto migliore sulle frequenze medio-alte) rimase chiusa in un cassetto per anni, ma da qualche copia uscirono album bootleg come The Sunset Concert o Live at Candlestick Park e QUESTA è esattamente quella registrazione integrale (sfumata sull'ultima canzone) ed è montata su tante foto scattate durante quell'ultima serata live.
"I'll be back", frase iconica mal tradotta nell'adattamento italiano del primo TERMINATOR (gli facevano dire "aspetto fuori", ma la colpa non era di Alessandro Rossi che gli dava la voce italiana e recitava quanto gli era stato scritto) stavolta vale in tutto il suo significato poiché il secondo, fantastico episodio torna oggi nelle sale fino al 30 agosto
in 4k per godere al meglio degli allora innovativi effetti speciali che hanno reso questo secondo film il migliore della saga con l'implacabile Terminator che qui, da cattivissimo sterminatore del primo episodio, diventa una specie di angelo custode del giovane Kyle Reese.
Spettacolo colossale ad altissimo livello con violenza, è vero, ma votata al bene, e soprattutto nessun momento di noia.
Attenzione però perché esiste anche un Terminator 2 tarocco
che è un prodotto italiano a basso costo diretto da Bruno Mattei sotto lo pseudonimo di Vincent Dawn, uscito nel 1989 e penso che ne parlerò prima o poi essendo questo un vero e proprio cult trash.
Ehm... come un uccello del malaugurio l'avevo detto IERI che piano piano tutti i più grandi se ne stanno andando e, purtroppo, oggi c'è ancora un lutto dato che, poche ore dopo la scomparsa di Dolly Parton, ci lascia anche Tim Curry,
l’attore inglese, famoso per avere interpretato Frank-N-Furter nel musical The Rocky Horror Picture Show e il pagliaccio assassino Pennywise nella miniserie degli anni 90 It, tratta dal celebre romanzo omonimo di Stephen King.
Tim è morto ad 80 anni (come Dolly) dopo che nel 2012 aveva avuto un grave ictus, e da allora era apparso pochissimo in pubblico per i molti problemi di salute che ne erano derivati.
Il ruolo più importante della sua carriera fu appunto quello di Frank-N-Furter in The Rocky Horror Picture Show che Curry interpretò sia nella prima VERSIONE TEATRALE del musical, del 1973, sia in quella CINEMATOGRAFICA di due anni dopo, che, come ben sappiamo, è attualmente un cult assoluto.
Tuttavia dopo quel film stranamente Curry faticò a trovare parti memorabili fino al 1990, quando il regista Tommy Lee Wallace lo scelse come protagonista di It,
trasposizione che però non era molto fedele al romanzo di King, e fu accolta molto tiepidamente dalla critica, ma un pò meglio dal pubblico nonostante alcuni effetti speciali non proprio perfetti (eh... all'epoca i mezzi tecnici riservati alla tv erano quelli).
Personalmente l'ho adorato anche nella parte dell’entità demoniaca in LEGEND di Ridley Scott
dove recitava un giovanissimo Tom Cruise in fase di lancio, e non dimentichiamo che è stato pure il sagace maggiordomo in Signori, Il Delitto È Servito, trasposizione cinematografica del celebre gioco da tavolo Cluedo, e infatti Clue era anche il titolo originale del film.
Eee niente, piano piano i nomi storici se ne stanno andando tutti e infatti è morta ad 80 anni la cantautrice country americana Dolly Parton,
famosa soprattutto negli anni Settanta e Ottanta.
Era una vera e propria icona del country e aveva ispirato nei decenni artisti di ogni genere musicale e generazione come anche Beyoncé che ha riproposto nel suo ALBUM "COUNTRY" la sua Jolene, cantata anche da Miley Cyrus anche lei legata al country per parte di padre e imparentata con Dolly alla lontanissima, e molto prima, negli anni 80, dalle forse dimenticate (non dal sottoscritto) vagamente goth STRAWBERRY SWITCHBLADE.
Anche attrice in film come DALLE 9 ALLE 5 - ORARIO CONTINUATO, tra Lily Tomlin e Jane Fonda, oppure al fianco di Sylvester Stallone in Nick Lo Scatenato (Rhinestone), ho già ricordato in altra occasione di averla conosciuta discograficamente nel 1978.
Popolarissima e amata, oltre che per la gran voce e il talento, anche per il suo carisma e il suo aspetto appariscente, alla fine del 2025 aveva annullato alcuni concerti per motivi di salute non ben specificati: solo dopo la notizia della morte è stato fatto sapere che era malata di cancro e difatti qualche sospetto già c'era perché nelle sue ULTIME APPARIZIONI in video cantava da seduta.
Da ricordare che era sua la versione originale di I WILL ALWAYS LOVE YOU, successo planetario di Whitney Houston.
È deceduta di recente ad 87 anni anche Janie Bradford,
altra cantautrice americana, ma in questo caso soul, legata alla gloriosa Motown e nota per aver scritto con Berry Gordy, il suo "capo", MONEY (THAT'S WHAT I WANT), uno dei primi successi dei Beatles che conobbero tale canzone grazie alla versione incisa alla fine degli anni 50 da Barrett Strong.
Registrata in maniera definitiva dai ragazzi di Liverpool con anche l'apporto al pianoforte di George Martin, la primissima versione dei Beatles era stata già eseguita in precedenza con ancora Pete Best alla batteria durante quella famosa audizione per la Decca che rifiutò i FabFour.
Sempre nel mondo della musica soul ci lascia Latimore, 86 anni, cantante americano il cui successo più famoso e coverizzato è questa LET'S STRAIGHTEN IT OUT.
Tra le tante cover della canzone, Monica & Usher l'hanno interpretata per la colonna sonora di Panther nel 1995
(non è quella "Black" della Marvel), mentre Gwen McCrae l'ha incisa nel 1978, BB King nel 1989, Millie Jackson nel 1994 ed Etta James nel 2002.
Non è il titolo di un cinepanettone, ma quello che accadrà ad una delle tradizioni natalizie della tv britannica e mondiale che il prossimo dicembre andrà clamorosamente in fumo.
Noi tutti whovians siamo ormai abituati a trascorrere le feste in compagnia del Signore del Tempo nell'annuale episodio speciale dell'amata e popolare serie di fantascienza Doctor Who, ma lo showrunner Russell T. Davies e lo studio Bad Wolf hanno annunciato da mesi ormai la cancellazione dello speciale natalizio 2026 precedentemente confermato.
L'ulteriore colpo di scena è che Davies ha lasciato il suo incarico.
Tuttavia nel giro del Dottore si sta pensando di investire nel futuro a lungo termine della serie per fare tornare il TARDIS di nuovo in tutto il suo splendore.
Al momento non c'è una nuova sceneggiatura e nessun attore è mai stato contattato per interpretare il prossimo Dottore
(nell'ultimo episodio eravamo rimasti che sembrava essersi rigenerato con l'aspetto di Rose, ovvero Billie Piper, ma non è detto).
Tra i tanti motivi di questi nefasti eventi uno è la partnership con la Disney che, a quanto pare, non ha funzionato come si sperava, e in effetti non è la prima volta che la Casa del Topo crea problemi verso titoli storici, vedi, per esempio Star Wars e tanti spinoff inutili fatti raschiando il fondo di quel barile che gli ha venduto George Lucas.
Quindi ci si trova anche qui davanti ad una SITUAZIONE SIMILE a quella che sta vivendo 007, altra icona britannica gravata ormai da mesi da voci mai del tutto fondate sul proseguimento della saga.
Che sia tutta colpa della Brexit? Mah...
In chiusura, già che siamo in discorsi di fantasia e di Disney, metto un omaggio per UN'AMICA magica e speciale che a volte si diverte a trasformarmi in un geco e mi tiene appiccicato al muro di casa sua.
Oggi, riferendomi ad un nostro discorso fatto sul suo blog, l'ho trasformata io con l'intelligenza artificiale che stavolta si è dimostrata un pochino più intelligente di quella usata da Brian May RECENTEMENTE.
Il film Love Me Tender, distribuito in Italia con il titolo Fratelli Rivali e diretto da Robert D. Webb, segna lo storico esordio cinematografico di Elvis Presley nel 1956 ed è l'unica pellicola dove nei titoli di testa e in locandina (quella originale) il suo nome appariva ancora come co-protagonista.
Infatti il protagonista principale era Richard Egan che divenne il suo più grande sostenitore, difendendo pubblicamente il talento e l'umiltà del ragazzo contro le critiche che arrivarono addosso al Re del Rock'n'Roll in versione attore criticato anche per il tono di voce nei dialoghi, giudicato troppo acuto e acerbo rispetto ai colleghi esperti.
Ma c'era di buono che la sua sola presenza bastava a soddisfare i giovani dell'epoca dato che nei cinema i fans (specie "le" fans) urlavano così forte ogni volta che Elvis appariva sullo schermo da coprire interamente i dialoghi parlati del film.
Il successo fu immediato e i costi di produzione vennero coperti subito nei primi tre giorni di programmazione.
In realtà la pellicola doveva intitolarsi The Reno Brothers, ma fu cambiato per sfruttare l'incredibile successo radiofonico della CANZONE OMONIMA che vendette un milione di copie già in prevendita (uscirà nel settembre-ottobre del 1956) e, si racconta, venne registrata quasi in segreto da Elvis il 23 agosto sul set durante una pausa di lavorazione del film con anche la presenza di un giovane Dennis Hopper intrufolatosi di nascosto a spiarlo.
La canzone, famosissima ballata romantica, riprende il brano tradizionale della Guerra Civile Americana AURA LEE (quindi i diritti di utilizzo erano liberi) e fu scritta da Vera Matson mentre suo marito Ken Darby curò il testo che però venne poi accreditato ad Elvis Presley per questioni di marketing.
Il disco, presentato il 9 settembre all'Ed Sullivan Show, ha quindi raggiunto il primo posto nelle classifiche USA ed è diventato uno dei pezzi più noti e amati del repertorio di Elvis.
Tornando al film che ha debuttato negli Stati Uniti con una prima il 15 novembre 1956 al Paramount Theater di New York, per poi essere distribuito ufficialmente il 21 novembre 1956 (da noi arriverà il 7 febbraio del 1957), si tratta di un classico western inframmezzato da brani musicali dove i fratelli Reno combattono per i Confederati e partecipano ad un assalto a un treno unionista, ignorando che la guerra sia già finita.
Il maggiore dei fratelli, Vance (interpretato da Richard Egan), viene creduto morto in battaglia, così il fratello minore Clint (Elvis Presley) rimasto a curare la fattoria e convinto della morte di Vance, ne sposa la fidanzata Cathy (Debra Paget).
Ma Vance torna a sorpresa vivo e vegeto e scoppia quindi un triangolo amoroso, con in più le indagini dell'esercito sul denaro rubato durante l'assalto al treno.
Esordiente qui l'Elvis attore, ma con tanta voglia di fare e i risultati arriveranno in breve tempo con tutta una serie di film leggeri, a livello dei nostri musicarelli degli anni 60, quelli con i nomi della musica italiana che tanto andavano di moda allora.
3096 Tage, ovvero 3096 Giorni, è un film drammatico tedesco del 2013 diretto da Sherry Hormann, ma purtroppo mai arrivato in Italia e quindi non esiste doppiato nella nostra lingua.
Il film è la vera storia di Natascha Kampusch, la bambina austriaca di dieci anni rapita a Vienna il 2 marzo 1998 da Wolfgang Přiklopil e tenuta segregata in un minuscolo scantinato per otto anni e mezzo, fino alla sua fuga avvenuta in questo giorno di vent'anni fa, il 23 agosto del 2006.
Il titolo del film corrisponde al numero esatto dei giorni di prigionia subiti dalla protagonista.
Si parte dal rapimento e l'inizio dell'incubo vissuto da Natascha tra abusi fisici e psicologici, tra il carnefice e la giovane ostaggio costretta a crescere in un ambiente chiuso e isolato dal mondo.
Essendo una vicenda reale non spoilero quindi nulla se dico che si conclude con il coraggioso atto di fuga di Natascha e la fine della sua prigionia.
Il film, abbastanza duro da sopportare se avete gli animi sensibili, si basa sull'autobiografia scritta dalla stessa Kampusch interpretata, nella versione adulta, da Antonia Campbell-Hughes, attrice britannica vista in diversi film, ma quasi sempre con parti secondarie.
Oggi lascio da parte la musica vintage, quella che appena la senti ti partono certi ricordi, per dare invece un'occhiata all'attuale airplay radiofonico dove sento passare spesso i nuovi brani di, per esempio, ANNA,
che all'anagrafe di cognome fa Pepe, ma artisticamente è solo Anna, giovanissima trapper italiana di La Spezia che ho visto crescere piano piano dal 2020 con il SUO ESORDIO che si chiamava Bando e che ha avuto un piccolo problema di diritti poi regolarizzato poiché usava un campione di un'altro brano già esistente.
La giovane età la si sente eccome seppure la sua voce sia pesantemente filtrata dall'autotune, ma il brano tutto sommato non è male se rapportato a certi suoi colleghi insopportabili.
Altro mondo è quello di Sienna Spiro con MATERIAL LOVER e una vocalità iper raffinata sulle tracce di Adele.
Disco sorprendente in toto è quello di Raye che avevamo conosciuto con Where Is My Husband e nell'album completo This Music May Contain Hope presenta quasi un musical con intro e outro, e brani talmente particolari che non sembrano quasi arrivare dalla stessa persona.
In studio poi è lei stessa a registrare tutte le voci, mentre DAL VIVO affida il compito alle super brave coriste.
Cocente delusione invece per Ditonellapiaga che mi aveva folgorato già tempo fa al CONCERTO DEL PRIMO MAGGIO e poi al FESTIVAL DI SANREMO, e invece adesso mi ha portato un album tutto uguale come dimostra il nuovo singolo BUSINESSMAN... Mah...
Concludo la rassegna musicale di oggi con VIAJANDO POR EL MUNDO Brano di Karol G e Manu Chao che per me e per le radio che lo mandano attualmente in onda perché uscita come singolo a maggio, è la delizia di quest'estate anche se in realtà l'album era già stato pubblicato nel 2025. Canzone basata su campionamenti della famosa Me Gustas Tu dell'ex Manonegra, ma chissenefrega, basta che sia bella.
In coda gli auguri per i recenti 80 anni dell'ultimo Kraftwerk originale, Ralf Hutter,
In questo periodo in cui tanto si parla di intelligenza artificiale usata anche spesso a sproposito, Brian May, chitarrista dei Queen nonché astrofisico nel tempo libero, ha deciso, così per divertimento, di mettere alla prova tale intelligenza e le ha chiesto di ricreare la foto della famosa copertina dell'album The Game.
Beh... il risultato rende i Queen un quintetto con Tony Iommi e Stewart Copeland (i due più a sinistra) e Freddie che sembra uno dei tanti cloni delle tribute band scrause.
Direi proprio che questa intelligenza deve ancora imparare molto.
L'agosto del 1976 non ricordo se fosse caldo come questo che stiamo vivendo, ma probabilmente no, e per la precisione era il 16 quando il mondo vedeva la pubblicazione di DANCING QUEEN degli ABBA, senza dubbio uno dei loro brani più iconici.
Il video qui sopra venne registrato a marzo contemporaneamente a The Best of ABBA, ma venne tenuto "segreto" fino ad agosto.
Il tutto si svolse in Australia per una futura trasmissione nel programma musicale Bandstand e fu trasmessa per la prima volta in Australia il 21 agosto 1976 realizzando un record di share della tv del Paese.
Una piccola curiosità è che i musicisti che accompagnano l'esibizione nel video non sono i soliti collaboratori degli ABBA, ma musicisti ospiti australiani per una serie di regole legate alle trasmissioni televisive.
Anche gli U2 hanno OMAGGIATO la canzone durante un loro tour in Svezia ospitando Bjorn e Benny sul palco.
Già il titolo, Dancing Queen, evoca una figura precisa: la "regina" della pista, e infatti, prima ancora di farla schizzare in cima alle classifiche internazionali, i quattro l’hanno presentata dal vivo due mesi prima, durante il gala organizzato alla vigilia delle nozze tra il re Carlo XVI Gustavo di Svezia e Silvia Sommerlath.
Sovrani che incontrano altri sovrani quindi, e 50 anni che noi ascoltiamo questa canzone, leggera, anzi leggerissima, è vero, ma falla te se sei capace 😁.
Il film del 1971 diretto da Lucio Fulci, Una Lucertola Con La Pelle Di Donna con Florinda Bolkan,
storia thriller disturbante, ma un pò confusa, di omicidi reali, presunti e sognati.
Carlo Rambaldi si era occupato degli effetti speciali, e tale pellicola è diventata famosa proprio perchè ha rischiato di incorrere in una severa condanna penale a causa dell'aspetto sorprendentemente realistico della sequenza più famosa del film, ovvero quella in cui la Bolkan apre la porta del laboratorio di una clinica e si trova davanti quattro cani vivisezionati.
Gli animali, che erano stati realizzati appunto da Rambaldi, avevano il cuore pulsante, il movimento della lingua, un gonfiamento pneumatico dei polmoni e la circolazione sanguigna a vista dentro a dei tubi di plastica.
Insomma parevano veri, tant'è che un'associazione animalista denunciò il regista Fulci e il produttore Amati per maltrattamento.
La scena costò al regista un processo dove Carlo Rambaldi arrivò a presentare in aula i fantocci da lui realizzati.
La denuncia fu quindi ritirata con grande imbarazzo dei giudici e degli animalisti.
Tra gli altri interpreti del film c'era anche Silvia Monti,
deceduta di recente ad 80 anni, e che qualcuno potrà ricordare di aver visto anche nella commedia avventurosa italofrancese Il Cervello con Jean Paul Belmondo e David Niven.
Altro lutto tra gli attori riguarda Cheryl Hall, 76 anni, attrice inglese che era stata nella rosa finale di tre attrici per la parte di Jo Grant, ovvero la compagna del DOCTOR WHO versione Jon Pertwee.
Il trio delle finaliste era allora composto da lei insieme alla vincitrice finale Katy Manning e Gabrielle Drake, che aveva appena terminato l'impegno nella serie tv U.F.O. nel ruolo di Gay Ellis (guilty pleasure di tutti noi fans della serie), con Jenny McCracken quarta nella lista.
Cheryl con quest'ultima parteciperà comunque all'episodio del Dottore dal titolo Carnival Of Monsters, inedito in Italia poiché da noi la serie arriverà solo negli anni 80 interpretato da Tom Baker, ed è apparsa in diverse altre serie tv quasi sempre come guest.
Restiamo con un'altra serie tv che era Heroes trasmessa da Italia1 nei primi anni 2000 (bellissima la prima stagione, ma non si può dire lo stesso per le successive) nella quale uno dei personaggi chiave era la Cheerleader indistruttibile Claire Bennet interpretata dalla allora giovanissima Hayden Panettiere.
L'attrice purtroppo è deceduta a soli 36 anni dopo un periodo di crisi post parto e di dipendenza dagli oppioidi e dall’alcol, con nel suo passato anche problemi, raccontati in un suo libro, legati al suo lavorare ad Hollywood in giovane età.
Cosa che purtroppo è accaduta a molte giovanissime star anche della Disney.
Ci ha lasciato a 98 anni anche Fulvio Lucisano,
produttore cinematografico di film di grande successo, tra cui l'esordio di Massimo Troisi con Ricomincio Da Tre di cui si intravede il poster dietro di lui nella foto.
Per la musica gli ZZ-Top perdono anche il batterista Frank Beard
che era l'unico della band dei texani barbuti a non portare la barba lunghissima come gli altri due, nonostante il suo cognome significhi proprio "barba".
Aveva 77 anni e quindi Billy Gibbons rimane ora l'unico componente originale.
C'è anche un compleanno illustre oggi ed è quello dell'ex Presidente americano Bill Clinton che fa 80 anni.
Auguri quindi, e addio Silvia, Cheryl, Fulvio, Frank e Hayden.
Stiamo parlando di Meiken Lassie che è un anime prodotto dalla Nippon Animation nel 1996 in 26 episodi,
basato sul romanzo Torna A Casa Lassie! di Eric Mowbray Knight e trasmesso per la prima volta dalla Fuji Television a partire dal 15 gennaio 1996.
Serie questa rimasta confinata in Giappone perché sul noto personaggio portato anche al cinema in live action nel 1943 con una giovanissima Liz Taylor undicenne (che fu un ripiego dopo che l'attrice scelta inizialmente rivelò il suo terrore per i cani),
vige una restrizione di area e, per questo motivo, non è stato possibile fino ad oggi acquistare il prodotto per il mercato estero.
Problema di poco conto tutto sommato, dato che in Giappone l'anime ebbe un inaspettato insuccesso, per cui venne interrotto dopo soli 26 episodi (allora le serie erano ancora lunghe) proprio il 18 agosto di 30 anni fa e fu rimpiazzato nello stesso anno da Dolce Piccola Remi,
serie ispirata al romanzo Senza Famiglia di Malot e destinata ad un identico insuccesso di pubblico (errare sarà anche umano, ma perseverare è diabolico), mentre in Italia sappiamo bene che andò meglio con la versione di Remí al maschile.
Non è più un ragazzino Mogol e ha avuto pure le sue belle magagne per quanto riguarda la salute, difatti ha quattro bypass.
Ma comunque arriva oggi ai 90 anni il milanese Giulio Rapetti (il suo nome all'anagrafe) da oltre mezzo secolo uno dei maggiori parolieri italiani soprattutto per la lunga collaborazione artistica con Lucio Battisti.
Di quest'ultimo ha firmato i brani più celebri, come Acqua Azzurra, Acqua Chiara, Pensieri E Parole ed Emozioni (lista stralunghissima in realtà).
Alla magia delle sue parole devono molto anche altri artisti come Riccardo Cocciante, Adriano Celentano, Caterina Caselli, Bobby Solo, i Dik Dik e Little Tony con più di 1500 canzoni scritte nel corso degli anni.
Qualcosa non perfettamente riuscito ce l'ha anche lui nel mucchio (lo trovate QUI e QUI), ma in misura nettamente minore.
In suo onore, nel 2008, la regione Valle d'Aosta ha istituito un premio annuale destinato all'autore del miglior testo musicale in lingua italiana, la cui giuria è presieduta dallo stesso Mogol.
Curiosamente la Rai ha mandato in onda in replica nei giorni scorsi lo speciale a lui dedicato dove festeggiava gli 80 anni (eh...son tutti in ferie e mica c'è tempo per farne uno nuovo!!!).
La musica e il cinema sono, specialmente per la Disney, spessissimo legati insieme anche nelle pellicole che negli States escono nel pieno dell'estate tipo a ferragosto che noi ce lo siamo lasciato alle spalle, mentre in quello del 1946 usciva nelle sale cinematografiche statunitensi il film Musica Maestro!,
8º Classico Disney (Make Mine Music era il titolo originale), nato come alternativa più leggera al monumentale Fantasia, ed è un film a episodi che unisce animazione e generi musicali popolari dell'epoca (jazz, blues e musica classica), spaziando da Pierino E Il Lupo al segmento Blue Bayou. Sono 10 cortometraggi indipendenti che portano sullo schermo stili e atmosfere differenti: Pierino E Il Lupo rilegge l'opera di Prokofiev,
in cui ogni personaggio è associato a uno strumento musicale specifico.
Blue Bayou originariamente concepito per Fantasia sul Chiaro di luna di Debussy, unisce animazione suggestiva e atmosfere sognanti.
Due Ballerini Di Tip-Tap (All The Cats Join In): un cortometraggio dal ritmo incalzante che celebra lo swing e la musica del clarinettista Benny Goodman.
La Balena Che Voleva Cantare All'Opera: la storia di una balena che sogna di cantare nei teatri d'opera.
Nell'edizione italiana uscita nelle sale ben più avanti, ovvero il 16 dicembre del 1949, una certa attenzione va ai doppiatori italiani come Alberto Sordi che ha dato voce al narratore di quest'ultimo segmento, il QUARTETTO CETRA che ha cantato in italiano le canzoni dei The King's Men e di The Andrews Sisters, ALBERTO RABAGLIATI che reinterpreta Ken Darby, mentre a Natalino Otto spetta cantare al posto di Andy Russell.
Quindi nomi molto, molto vintage e difatti non si tratta di uno dei film più popolari della Disney, tant'è che non lo ha nemmeno sulla sua piattaforma (ma è su Chili) ed ha spesso momenti piuttosto noiosi come quello di Rabagliati, seppure con belle immagini.
Alcuni dei segmenti sono poi stati abbinati singolarmente all'uscita nelle sale di altri film di animazione Disney che non raggiungevano i 90 minuti standard e in seguito anche pubblicati ognuno in VHS.
Aho', ma quanto è 'na figata sta nuova serie Due Spicci de Zerocalcare?
E che musica, regà, che se sente co' ‘sto sfondo?
Giusta per er sabato de ferragosto.
Che Dite, T'Appartengo de Ambra?
Vabbè, l'avevo già detto pure N'ANTRA VORTA che me piaceva da morì (la canzone e l'Angiolini), ma in realtà stavo a parlà dei JOY DIVISION, de MIKE OLDFIELD sbarbatello e de un pezzo che spunta verso la fine del terz'episodio.
Me ricordavo d'aveccelo sentito in un film, così, daje na cifra de ricerche ar volo e t'ho scoperto che era NIGHTCALL, l'apertura de Drive de Nicolas Winding Refn (un film che te consiglio, cioè... na botta de violenza ma co' er core) e lo suonava Kavinsky sotto la regia de un Daft Punk (e se sente tutto, eh!).
Mortacci...
E mò tocca fà pure li seri che l'hanno trovato a Kavinsky stecchito dentro casa sua che c'aveva cinquant'anni...
Pare na barzelletta ma purtroppo è così!
E poi, regà, come sempre ce stanno citazioni a nastro: da Il Trono Di Spade a Batman, da Diabbolik ai Gunis (scritto proprio così, mortacci!), passando pè Bridgerton fino ad arrivà alle Tartallegre... ("Nun te fà mai accoltellà da uno che ascolta la trap... meglio Lucio Dalla" me fa morì), ma mica quelle de l'ovetto Kinder!
No, no: qui semo a li strozzini dde borgata (beh, co' quello che ce facevano spende pe' completà la collezzione, pure chi ha inventato quei pupazzetti c'aveva n'anima un po' da infame criminale!).
Nun te mancano le altre botte de pop che te pijo a lo scuro emotivo, tipo TORN de quela Natalie Imbruglia e BOYS DON'T CRY de li mortacci d'i The Cure; e manco le fijate più co' li pensieri a rota, che se piazzeno co' grazia in pezzi come THE SOUND OF SILENCE de Simon & Garfunkel.
A' centro però 'rimane la cifra de Giancane, che co' pezzi come NON TI RICONOSCO PIÙ (a sigla) je fa in musica er baratro emotivo de Zerocalcare, co' na caterva de coerenza e co' 'na botta de cinismo che te fa quasi robba 'na lacrimuccia sur divano letto.
Che ve devo dì? Eeee niente, pè mme Zerocalcare resta sempre uno dei pezzi forti de Netflix (semo alla terza serie e cche dovrebbe esse l'ultima, ma spero de no), come na carbonara venuta bbene, giusto così pè perdonalla pe' tutta la fuffa inutile che caccia fori l'artro tempo.
Praticamente è la fiera de quanno co' piú de quarant'anni realizzi che l'amicizia è na cifra importante, ma non è che te risolve i problemi co' na bacchetta maggica. E sai che c'è co' sti Due Spicci? I buffi della vita, e nun se parla solo de sordi, ma de tutte quelle scadenze emotive che hai co' l'universo e che non poi piú stralcià, così te svegli un giorno e capisci che le promesse che t'eri fatto a vent'anni erano chiacchiere e distintivo.
Non c'è piú er brodo di giuggiole dell'adolescenza; ora ognuno c'ha li cazzi sua e si rimbalza le responsabilità con Zero che nun fa er supereroe: sta lì che se la squaglia de fronte alle tragedie quotidiane tra risate amare e magone in gola, un po' come pijà un gancio in faccia dal tempo che passa.
Dimme na cosa: pure te, a na certa età, hai realizzato che stavamo a scherzà e ora ce tocca pagà er conto, o sei ancora convinto de potretela sfangare?
Allora je diamo l'addio a Kavinsky e poi... S’annamo a pijà er gelato!
Capita spesso di sentire in un film FUNKYTOWN dei Lipps Inc. (vedi La Pazza Storia Del Mondo di Mel Brooks, Shrek 2),
nome della band disco che gioca con la definizione "lip-sync" ovvero il playback e difatti quella che si vede nel video è Cynthia Johnson, la vera vocalist della registrazione originale che invece all'epoca (non chiedetemi perché, non ero io il direttore del marketing) veniva sostituita da Debbie Jenner (nota anche come Doris D.), una cantante ballerina biondina anglo-olandese, nelle performances in tv.
Prassi, quella del volto che non corrispondeva alla vera voce, comunque usata spessissimo nella musica da discoteca dell'epoca, e disco questo uscito nel 1980, ma che mantiene tuttora un groove irresistibile tra synth, voci filtrate e assolo di sax.
Tutto merito di David Z. che aveva anche prodotto i primi album di Prince & The Revolution dove suo fratello all'epoca suonava la batteria e Cynthia invece, rimanendo nel giro, farà poi parte del progetto parallelo di Prince, The Time.
David, il cui vero cognome era Rivkin,
in Funkytown aveva anche suonato la chitarra e purtroppo è morto di recente a 78 anni.
Sempre sua era anche la mano messa nel singolo She Drives Me Crazy dei Fine Young Cannibals, altra grande hit degli anni 80.
Altro produttore che ci lascia è William Orbit, morto a 69 anni, che era stato produttore di Madonna con “Ray of Light” vincendo tre Grammy,
(qui sopra insieme alla premiazione).
Aveva lavorato anche con Blur e U2, remixando già negli anni 80 anche la famosa If You Love Somebody Set Them Free di Sting nel maxisingolo ad uso di noi dj dell'epoca.
Ho fatto un salto poi quando ho letto della scomparsa di Bill Armstrong perché sulle prime avevo pensato si parlasse di Billy Ray, leader dei Green Day, mentre invece questo aveva 97 anni ed era un produttore musicale australiano orientato verso il jazz.
Non che sia meno importante, sia chiaro, eh...
Altro sobbalzo l'ho avuto quando ho appreso della morte di Tony Scott, dato che il regista fratello di Ridley era già mancato nel 2012.
Ma infatti si parlava di uno Scott di 54 anni, rapper e musicista olandese di origine surinamese, morto per complicazioni dovute alla sclerosi multipla.
Unisce la musica con il cinema il nome di Bruno Battisti D'Amario che è stato un chitarrista classico, insegnante e compositore italiano.
D'Amario, 88 anni, era noto per le sue performances nelle colonne sonore di Ennio Morricone e Nino Rota, e proprio il maestro Morricone diceva di lui che era capace di evocare suoni straordinari con la sua chitarra come, per esempio, nella colonna sonora del film Il buono, il brutto e il cattivo.
Ci siamo così avvicinati al cinema dove è morto ad 80 anni Vincent Pastore, attore italoamericano noto per aver interpretato il personaggio di Salvatore “Big Pussy” Bonpensiero nei Soprano e per aver partecipato a Quei Bravi Ragazzi e Carlito’s Way, tra i più famosi e apprezzati film di gangster di sempre.
Sempre per il cinema è morta a 73 anni Fiorenza Marchegiani che debuttò accanto a Massimo Troisi in RICOMINCIO DA TRE, interpretando il personaggio di Marta.
Nel corso della carriera ha partecipato anche a produzioni televisive di successo come Vivere, Incantesimo ed Elisa Di Rivombrosa.
Concludiamo gli addii (eh... oggi sono tanti) con lo sport dando l'ultimo saluto all’ex velocista Livio Berruti, che alle Olimpiadi di Roma nel 1960 fu il primo atleta italiano a vincere i 200 metri alle Olimpiadi.
Aveva 87 anni ed è deceduto a causa di una breve malattia.
Addio David, William, Billy, Tony, Bruno, Vincent, Fiorenza e Livio.