martedì 31 gennaio 2023

AH... SE NASCEVO BEYONCÉ...

 Abbiamo sbagliato tutto nella vita gente, altro che fare il contrabbandiere spaziale o cantare in stile Elvis.


La strada giusta l'ha imbroccata Beyoncé che, pur con un PESSIMO DISCO all'attivo come il suo prodotto più recente (io continuo a pensarla così, ma datemi pure contro), è riuscita a strappare un ingaggio da 22 milioni di euro (!!!) per cantare un'ora a Dubai in un concerto privato come riportato dai giornali nei giorni scorsi, e chissà quanti avranno fatto il pensiero riportato nel titolo del post, io compreso, ma con il particolare che se io fossi nato Beyoncé adesso forse avrei un look un po' diverso dal mio solito, a seconda se fossi un po' più Bobby... 


...oppure più Han... 
Ehm... Terrificante eh? 
Si... forse avrei dovuto scrivere "explicit content" all'inizio del post 😜. 
Ma torniamo alla nostra lady che poco le importa se le son piovute addosso le critiche della comunità che la venera come una dea, ovvero la LGBTQ+ (non so se manca ancora qualche lettera o segno grafico all'appello tipo AEIOU-Ypsilon), per aver omesso dalla scaletta canzoni con contenuti omosessuali perché argomento non gradito in tale Paese.
Certo Dubai non sarà una piazza adatta quindi ad Elton John con il suo infinito tour d'addio che sta portando in giro, e nemmeno a Cristiano Malgioglio, cioè due artisti del medesimo spessore eh...

Qualche speranza però potrebbe averla Povia che, cantando di Luca che "ora sta con lei", si schiera quindi con i dubaiani, dubanesi, dubanqualcosa... 
Vabbè, quelli che stanno a Dubai. 
Ecco, qui si scherza eh sia chiaro, anche perché Elton John a Dubai ci ha suonato davvero nel 2017, mentre Malgioglio no, ma per contro lui sostiene di avere amanti anche là e, al contrario del cantante inglese, Cristiano ha pure la statuetta della famosa ditta Ferrigno di Napoli in via San Gregorio Armeno da mettere nel presepe insieme a tante celebrità.

A ben pensare, forse i più indignati dovrebbero essere invece coloro che si alzano alla mattina presto e sgobbano tutto il giorno (freddo o caldo che faccia) per uno stipendio che per fare quello preso dalla cantante ci vogliono 7 vite come i gatti, ma vissute contemporaneamente. 
Ma è pur vero che di botte di fortuna come è capitata a lei non ne arrivano tutti i giorni e quindi vale il prendi e porta a casa che tanto li spenderà sicuramente tutti in un botto fra abiti firmati, accessori, auto, case e quant'altro tipo pagare profumatamente i collaboratori del prossimo album a cui lavorerà, sennò non sarebbe Beyoncé, perché quello è un tenore di vita completamente diverso da come ce lo immaginiamo noi che invece viviamo sospesi "in bilico" (come cantano i Negramaro) non tra santi e falsi dei, ma fra mutui, bollette e spese condominiali, tanto che 22 milioni di euro non sappiamo nemmeno bene che forma abbiano. 
Eh si parlo per invidia, si un po', ma direi che è sana e giustificata... 

lunedì 30 gennaio 2023

TORNIAMO A PARLARE DI GINA LOLLOBRIGIDA, E DI ALCUNI SUOI COLLEGHI (E PURE DI POST PUNK)

 A due settimane esatte dalla scomparsa di Gina Lollobrigida devo segnalare anche quella di uno dei tanti registi che l'hanno diretta, ovvero Eugenio Martin, spagnolo e famoso per alcuni western nella sua filmografia tra cui ...E Continuavano A Fregarsi Il Milione Di Dollari,


titolo italiano furbetto inventato per portare alla mente la saga di Trinità, ma con il quale non ha nulla a che vedere dato che il titolo originale era Bad Man's River. 
Nel cast oltre alla Lollobrigida ci troviamo anche James Mason, Gianni Garko, Sergio Fantoni e quel Lee Van Cleef che Sergio Leone ci aveva già fatto ampiamente conoscere

e che invece nel film di Martin cercava evidentemente di conoscere più approfonditamente la bella Gina, il buongustaio. 
Eugenio ci ha lasciati a 97 anni.

Inoltre, già che si parla di cinema e di addii, ricordate la fine dello scorso dicembre funestata da tutta una serie di NOMI FAMOSI che ci hanno lasciati? Benedetto XVI, Pelè, ma anche Giovanni Pezzoli, batterista degli Stadio, e l'inventrice della moda punk Vivienne Westwood... 
Bene, tra i meno famosi, ma non meno importanti, ci stava anche Ruggero Deodato, prima regista di poliziotteschi e che in seguito "vede la luce" e diventa inventore del genere "cannibale" che avrà il suo apice con Cannibal Holocaust,

cult movie del 1980 che (già dalla foto si può capire) si tirerà addosso gli strali di tutte le censure possibili, ma che se visto nel 2023 risulta non meno sanguinoso di tante cose offerte sulle piattaforme streaming. 
La differenza sostanziale è che mentre anche un film come LA COSA di John Carpenter (di poco successivo a quella sua pellicola) ti mostra corpi straziati con sangue e budella in mutazione come se non ci fosse un domani,


ma sei perfettamente conscio che è tutta finzione realizzata grazie a quel genio di Rob Bottin che quando c'è da versare sangue non si tira mai indietro, nei film cannibaleschi di Deodato il tutto veniva invece presentato come found footage, come se fossero immagini vere tratte da un documentario la cui troupe era finita parecchio male.

Ruggero è mancato all'età di 83 anni. 
Restando nel cinema horror abbiamo visto un po' tutti un giovane Lance Kerwin nella parte dell'adolescente Mark

in Le Notti Di Salem, ovvero quella trasposizione televisiva in due parti con David Soul (Hutch della serie tv con Starsky),

James Mason (di nuovo lui che fa la doppietta oggi) e diretta da Tobe Hooper nel 1979, tratta da un romanzo di Stephen King.

Versione che contrariamente a quanto accadeva di solito, aveva incontrato il benestare del Re dopo che tante erano state le sceneggiature propostegli, e che vedeva nella parte del vampiro Barlow (si, come il cicciobiondo dei Take That) un perfetto Reggie Nalder con un makeup veramente da paura.

Dal mio punto di vista invece, dato che non sono Stephen King, il lavoro diretto da Hooper, seppure non fosse malvagio, si perdeva un po' in lungaggini che ammazzavano il ritmo.
C'è da dire però che le versioni in circolazione erano ben tre che andavano da quella integrale di 180 minuti, che in tv venne trasmessa in realtà col titolo Gli Ultimi Giorni Di Salem

(no, non c'entra il gatto di Sabrina), alla riduzione cinematografica di 112, per cui ora come ora non saprei dire quale sia quella che avevo visto io. 
Purtroppo anche Lance è deceduto nei giorni scorsi all'età di 62 anni per cause non precisate.
Per finire con il cinema ancora un lutto per la scomparsa di Pietro Nuti a 94 anni, attore teatrale genovese poi passato anche alla pellicola in ruoli da caratterista che si può vedere in moltissimi film fra cui purtroppo anche quello sfacelo di JOAN LUI,

e forse (spero per lui) finito sotto la regia di Celentano solo perché il film era ambientato in parte a Genova dove Pietro ancora risiedeva, mentre si trasferirà a Torino solo nel 1997. 
Tanto per non farci mancare nulla, anche la musica piange Tom Verlaine,

il leader dei Television, gruppo statunitense post punk degli anni 70 con soli due album all'attivo, ma osannati dalla critica come i nuovi Velvet Underground. 
Come a volte succede però, critica e pubblico non vanno di pari passo e difatti le vendite di quei due dischi non furono così clamorose in patria come invece le recensioni facevano promettere, andando però meglio in Europa. 
Tuttavia la band segnò comunque il territorio in quella scena musicale dove gravitavano anche Talkin' Heads (le vocalità di Tom Verlaine e David Byrne sono molto simili), Blondie e Ramones con canzoni come questa MARQUEE MOON che dà anche il titolo al primo album.
Verlaine aveva 73 anni. 
Bufala invece quella che si era diffusa riguardo la morte di Ed O'Neill, il simpatico attore della divertente serie tv Modern Family, cioè l'anziano della famiglia, quello che, nella finzione, stava con Sofia Vergara, il buongustaio.

Addio quindi ad Eugenio, Ruggero, Lance, Pietro e Tom. 

domenica 29 gennaio 2023

QUEL QUASI PENSIONATO DI UN SERGIO

 Un anno esatto fa è stato perpetrato un sopruso ad un onesto cittadino italiano che era già pronto per godersi la pensione, anzi aveva già fatto il trasloco e magari stava pure pensando di provare a partecipare a The Voice Senior, e invece no.


È con grande indignazione che lo abbiamo visto costretto a tornare sul posto di lavoro con la motivazione che non c'era nessun altro adatto a ricoprire il suo ruolo. 
Un altro esempio di brutture italiane? 
Mah più o meno, poiché il quasi pensionato in questione che il 29 gennaio del 2022 è tornato al lavoro altri non è che l'onorevole Sergio Mattarella, riconfermato Presidente della Repubblica nonostante lui avesse declinato l'offerta. 
Eh, vabbè, si scherza con Sergio che è un uomo di spirito e lo ha dimostrato anche durante la pandemia quando non si poteva andare dal barbiere ed eravamo diventati tutti come DRUGO LEBOWSKI (una delle tante cose assurde che abbiamo passato insieme a quelli che facevano la spia se il vicino di casa faceva due passi all'aria aperta, e a ripensarci sembra appunto da pazzi), e non poteva andarci nemmeno lui a sistemarsi i capelli e così aveva il CIUFFO RIBELLE che manco Little Tony...

Dai che intanto l'ha avuta vinta perlomeno sul fatto che non gli hanno dato il vincolo dei sette anni canonici, però gli anni passano in fretta per un signore che ne ha già 81, e già uno in più se lo tiene sul groppone. 
Per favore però, nel frattempo facciamo in modo che al suo posto, quando sarà il momento, non arrivi qualche pazzo furioso come ne abbiamo visti tanti che di recente ambivano a ricoprire quella carica riassunta qui in un'unica foto:

Grazie eh. 

sabato 28 gennaio 2023

MAGNIFICHE SPIE A SANREMO

 Il Festival di Sanremo sta per arrivare e già se ne parla ovunque vociferando anche di ospiti prestigiosi; ma le canzoni in gara, in teoria, sono quelle che contano di più nella kermesse anche se a conti fatti il tempo che viene a loro dedicato è all'incirca un terzo di ogni puntata, che se fosse solo di canzoni te la faresti fuori in poco più di un'oretta e invece la durata totale è sempre piuttosto monster, con per fortuna RaiPlay che serve per "eppurare" lo spettacolo di tutte le parti in eccesso.


Proprio riguardo le canzoni ho avuto modo di avere qualche anteprima da alcune spie fidate, che, camuffate da addetti ai lavori, hanno presenziato all'ascolto dei brani definendo "da applausi" Due Vite, il brano di Marco Mengoni

perché è stato quello l'effetto dopo l'ascolto in sala stampa con tutti che applaudivano come fosse già una serata ufficiale. 
Nella norma il resto dei pezzi con il guizzo di Paola e Chiara da discoteca con Furore

e la sorpresa dei Cugini Di Campagna piuttosto funky pure loro presentando Lettera 22 una canzone scritta da La Rappresentante Di Lista e, ricordando che tiro aveva Ciao Ciao dello scorso anno, possiamo immaginare già qualcosa,

ma solo immaginare poiché i file audio purtroppo non sono pervenuti nonostante i gadget supertecnologici in dotazione alle spie inviate a Sanremo. 
L'appuntamento è per il 7 febbraio. 

venerdì 27 gennaio 2023

UNA CANZONE PER IL GIORNO DELLA MEMORIA

 Per il Giorno della Memoria che cade oggi, finora ho sempre pensato a citare film che fossero legati a tale evento, e in effetti son tanti (ieri sera in tv c'era JOJO RABBIT), mentre oggi tiro fuori un po' di musica con quello che, nonostante sia un classico, non aveva ancora trovato spazio su queste pagine web, forse perché sono solo poco più di tre anni che riverso qui giornalmente i miei pensieri spesso sghembi, ma che mi segnano giorno per giorno un diario di cose viste e sentite.


Sentite come AUSCHWITZ, la famosa canzone del 1967 di Francesco Guccini che mantiene il titolo aggiuntivo (Canzone Del Bambino Nel Vento) anche nella versione dei NOMADI un po' più curata e pompata dal punto di vista musicale come ci si può aspettare da una band al completo. 

La canzone, che qui sopra ho postato cantata dallo storico Augusto, ha avuto una genesi particolare dato che la troviamo in realtà pubblicata per la prima volta l'anno precedente come retro di Bang Bang, il grande successo dell'Equipe 84, e accreditata sul disco a Lunero e Vandelli

perché il giovane Francesco, che aveva curato anche il testo italiano del lato A che era una cover della hit di Sonny & Cher, non era ancora iscritto alla Siae, ma qui IL BRANO appare con il titolo breve ed un arrangiamento ancora più scarno insieme ad un testo con piccole variazioni rispetto alla versione che conosceremo in Folk Beat N.1, primo album di Guccini. 
Canzone quindi che nel 2016 è stata portata proprio ad Auschwitz dal suo autore in un docufilm che, come ogni anno in seguito, è stato proiettato lo scorso martedì a Bologna, e dal titolo Son Morto Che Ero Bambino: Francesco Guccini Va Ad Auschwitz.

Perché lo sappiamo che, alla fine, musica e cinema sono strettamente legati, specialmente in questa galassia lontana lontana. 

giovedì 26 gennaio 2023

NOMINATIONS PER GLI OSCAR: TANTA ROBA... ANCORA DA VEDERE

 Mentre Medvedev annuncia che sta per partire la terza guerra mondiale, e i vari Paesi stanno rimuginando se sia giusto o no continuare a mandare forniture di armi (ma Vasco, quello vero, nel 1979 già ironizzava parlando di Russi e che se non c'erano le armi con cosa la facevamo la guerra? Coi bastoni?), noi pensiamo a cose decisamente più importanti, e quest'anno in vista dei prossimi Oscar che si terranno il 12 marzo, posso dire di aver fatto i compiti un pochino meglio degli anni precedenti, poiché delle dieci nominations come miglior film ne ho già visti esattamente la metà e in cuor mio spero che fra quei cinque ci sia anche il vincitore perché son tutti film molto diversi tra loro che mi hanno lasciato qualcosa di buono.


Ma non voglio gufare e posto semplicemente la lista delle nominations che è stata resa nota di recente in ordine alfabetico e con i link ai film che ho già avuto modo di vedere e ai quali ho dedicato un post:
-Gli Spiriti Dell’Isola
-Niente Di Nuovo Sul Fronte Occidentale
-Tár
-Triangle Of Sadness
-Women Talking
Da qui a marzo, magari riesco anche a recuperare i titoli che mi mancano, ma intanto come extra ne ho visti anche un paio che appaiono nelle categorie minori come quella di animazione e sto parlando di RED che di sicuro non vincerà perché c'è Guillermone in lizza,

oppure la sceneggiatura non originale dove è nominato GLASS ONION - KNIVES OUT, anche questo con poche speranze di portare a casa una statuetta perché è bello, si, ma la pellicola tratta dal romanzo di Remarque (uno di quei classici che ci facevano leggere a scuola) anche se non l'ho ancora vista la credo molto più probabile per l'Oscar proprio per il background che ha. 
Quindi si che mi sento già a buon punto, ma se finisco di leggere sto libro

magari riesco a clonarmi e ce la faccio anche a vederli tutti😜. 
Attenzione però: non nei primi giorni di febbraio che mi impegneranno fino allo stremo perché Sanremo è Sanremo (e ho fatto pure la rima) e quindi anche Medvedev si dia una calmata. 
Ah... come era prevedibile, quest'anno nessuna traccia di WILL SMITH E CHRIS ROCK, poiché il presentatore sarà Jimmy Kimmel. 

mercoledì 25 gennaio 2023

AVATAR LA VIA DELL'ACQUA, OVVERO NEL BLU DIPINTO (DIGITALMENTE) DI BLU

 Ben 13 anni son passati dal primo episodio di Avatar e finalmente James Cameron ha portato avanti la storia che avevamo comunque vista conclusa con un finale ben definito.


Ma sai com'è, al James piace prendersela comoda (tra i due film precedenti erano corsi 12 anni) e giocare con gli effetti speciali e perciò richiama pure Sigourney Weaver e  Stephen Lang i cui personaggi erano deceduti nel primo film, ma con una, anzi due trovate furbette dà la possibilità ai due attori di tornare sul set.

Il film, di cui è già pronto il seguito, è molto più puntato sui ragazzi rispetto al precedente, cioè i figli di Jake Sully e Neytiri che son tutto un "ehi bro", "dai bro", "andiamo bro" che fa un po' strano (tanto che ci manca solo che ascoltino la trap), e poi incontrano la cumpa di quelli della popolazione dell'acqua che lì per lì "fanno brutto" mettendo un po' di bullismo pure in un film così.

Eh, beh, d'altronde è un tema d'attualità come l'ecologia e... Freewilly, perché anche un po' di quello ci troviamo, mentre per il primo episodio eravamo in un remake tecnologico di Pocahontas 

e, perché no? pure il Titanic che affonda con quei rumori di lamiere straziate ci sta dentro le tre ore, e set dal quale James si è portato dietro anche Kate Winslet tutta puntinata pure lei come il resto del cast.

Tre ore che non sembrano per niente lunghe preso come sei da sto mondo fantastico (e manco l'ho visto in 3D, pensa te) sopra e sotto il mare. 
L'unica piccola nota negativa è che, nonostante gli ingenti mezzi tecnologici, si nota ancora una certa differenza di texture fra gli attori reali e quelli virtuali anche se fra di loro interagiscono perfettamente, e rispetto a 13 anni fa non ho trovato quel miglioramento che invece si può vedere sugli ambienti, specialmente l'acqua che, essendo un elemento che Cameron adora, è quanto mai realistica. 

Differenza che, probabilmente, vedendolo in 3D si nota meno, tutto preso come sei a schivare cose che ti arrivano addosso o le punte di lance e frecce che ti fanno il pelo e contropelo. 
Concludo col pensiero che il primo l'avevo visto per ben due volte in 3D al cinema, mentre questo, anche se bello, mi basta così com'è una volta sola e, a mia memoria, ricordo di aver visto così tanto blu su uno schermo solo nella schermata di errore critico di Windows 😊. 
Però è comunque bello quando il cinema sa essere spettacolo e James, quando pensa allo spettacolo, lo fa sempre molto in grande. 

martedì 24 gennaio 2023

THE CHALLENGE, CIOÈ LA SFIDA LANCIATA DAI RUSSI A TOM CRUISE

 Mentre fioccano le leggende che Putin sia morto e al suo posto ci sia un sosia (e perché non un cyborg, dai...), stavolta i russi l'hanno fatta davvero grossa, altroché la guerra con l'Ucraina, perché stanno per far uscire Вызов, ovvero THE CHALLENGE, un film girato veramente nella stazione spaziale internazionale prima che lo potesse fare Tom Cruise, che ora rosica due volte dopo aver visto anche l'ultimo FAST & FURIOUS.

A parte gli scherzi, noi eravamo già a conoscenza di questo film perché uno spezzone era stato già presentato durante quello SPETTACOLO di fine anno in cui dei comici russi ci facevano il verso a noi italiani in un tempo in cui ancora c'era il sorriso in quei paesi, tempo che pare lontanissimo e invece era solo un anno fa.


A girare le scene sulla stazione spaziale è stata l'attrice Yulia Peresild che interpreta un medico e la si vede galleggiare davvero come la nostra Samantha Cristoforetti nei molti video che ce l'hanno mostrata lassù anche a CAZZEGGIARE simpaticamente. 
Che poi "lassù" vale anche quando la stazione spaziale orbitante è dal lato opposto del pianeta cioè sotto di noi? 
In quel caso non sarebbe più corretto "là sotto" allora? 
No, probabilmente no, ma sono io che ogni tanto parto per la tangente con ragionamenti astrusi in meno di 12 parsec... 😜


Il film sarà nelle sale in Russia dal 12 aprile 2023 come si evince chiaramente dalle locandine qui sopra 😁. 

lunedì 23 gennaio 2023

EVERYTHING, EVERYWHERE, ALL AT ONCE: FINO ALLA FINE NON SAI COSA STAI VEDENDO, MA VA BENE COSÌ

 Io di film tutti matti ne ho visti, ma qui siamo su un'altro pianeta, anzi, un altro multiverso perché è di ciò che si parla qui durante le due ore e passa.


Che, a proposito del "passa", volano via in un attimo perché qui le trovate sono talmente tante che rimani pure un po' stordito come la protagonista (Michelle Yeoh) proprietaria di una lavanderia quando si ritrova in un altro multiverso

dove se ci fossero (metti caso) degli ultras teppisti intenzionati solo a creare guerriglie urbane, a fermarli ci penserebbe suo marito (Ke Huy Quan, che conosciamo dai tempi di Indiana Jones e i Goonies) che, invece di essere un timido incapace come è nella realtà, in tale universo alternativo è un action man alla Jackie Chan (e un po' di somiglianza c'è anche)

che la coinvolge in un'avventura che definire assurda è poco, se non che tutto l'ambaradan che viene messo in piedi, alla fine aiuterà pure a ricostruire un rapporto che era diventato difficile con la propria famiglia.

Ammetto che più di una volta ho perso il filo logico degli eventi perché in una tale baraonda alla fine devi prendere le cose così come vengono sullo schermo e non soffermarti a pensare perché mai stiano facendo così come qui sotto 



sennò rimani arenato a 10 scene prima e poi davvero non capisci più nulla.
Inutile dire che chi si aspetta un classico fantafilm alla Marvel rimarrà sconcertato come chi lo stava vedendo con me, ma se amate film "strani" come per esempio STO PENSANDO DI FINIRLA QUI, o Swiss Army Man (il primo film dei Daniels, registi di questo bordello) allora qui ci capiamo e posso dire che per me è tempo ben speso.

Completano il cast due nomi carpenteriani, cioè Jamie Lee Curtis più imbruttita che mai e James Hong che, tra l'altro, avevo rivisto anche di recente in SAFE con Jason Statham. 
Per finire posto SASSI, una canzone di Gino Paoli cantata dalla signora della musica italiana Ornella Vanoni (ma potevo anche scegliere Like A Rolling STONE di Dylan), però non voglio spoilerare una delle scene più surreali del film, per cui solo chi l'ha già visto capirà perché il brano sta qui:

Gli altri invece rimarranno giustamente disorientati, ma tanto succede anche vedendo il film che, per fortuna, non si è beccato un titolo italiano, e non oso pensare, conoscendo la fantasia dei distributori, come sarebbe potuto diventare. 

domenica 22 gennaio 2023

LEGGENDE CHE DIVENTANO ANCORA PIÙ LEGGENDARIE

 Anche oggi su queste pagine web si parla di musica, ma di genere ben diverso dopo quella cinematografica di IERI, perché ad 81 anni è mancato David Crosby,


fondatore dei leggendari The Byrds con Roger McGuinn, e in seguito di quel supergruppo (non meno leggendario) con Stephen Stills e Graham Nash, nel quale transitava ogni tanto anche quel matto di NEIL YOUNG, e proprio in quella formazione a 4 me li voglio ricordare oggi con CARRY ON.

La leggenda (appunto) narra che David, uno che ha calcato e contribuito a rendere mitico il palco di Woodstock, con i suoi baffoni abbia pure ispirato il personaggio interpretato da Dennis Hopper in Easy Rider,

film che se visto oggi in effetti risente parecchio del tempo trascorso, ma da vedere comunque almeno una volta nella vita perché ha segnato un'epoca (per così dire) leggendaria. 
Dobbiamo dare l'addio anche a Gino Landi, 87 anni, regista televisivo e teatrale ed anche coreografo.

A suo modo una leggenda pure lui, perlomeno per chi ha vissuto gli anni 60 e 70, a teatro aveva diretto diverse operette, mentre per la tv, fra le tante cose, ha firmato la regia di alcuni Festival di Sanremo e Festivalbar. 
Erano sue inoltre le coreografie (ma non la regia che invece era di Garinei & Giovannini) di Aggiungi Un Posto A Tavola, la famosa commedia musicale di enorme successo con Johnny Dorelli, Daniela Goggi, Paolo Panelli e Bice Valori. 
Per cui potevo esimermi dal metterne un brano? 
Assolutamente no ed eccolo qui tratto dallo show Ma Che Sera, guarda caso sempre diretto da Gino e condotto dalla nostra amata Raffaella Carrà.
Ancora un'occasione per ricordare anche lei che è già leggenda da un annetto e mezzo. 
Addio David e Gino.

PARLANDO DI VIETNAM, GUERRA FREDDA E NON SOLO

 È dei giorni scorsi la notizia della morte di Henry Kissinger, ex segretario di stato americano arrivato a 100 anni tondi tondi, ma, forse ...