martedì 29 marzo 2022

THE ADAM PROJECT: UN PO' RITORNO AL FUTURO (E UN PAIO DI COSE SUGLI OSCAR)

 Credo che ormai sia un trend collaudato quello di Netflix di mettere sotto il suo marchio lavori che citano il mondo del cinema esplicitamente senza girarci troppo intorno, anche perché a girarci intorno si finirebbe nel plagio, mentre se durante i dialoghi nomini chiaramente la pellicola in questione allora si passa nella citazione se non addirittura nel metacinema dove la fantasia si fonde con la realtà, vedi, per esempio, Stranger Things.


È quanto accade in maniera per niente velata in The Adam Project dove, se nella tua vita hai passato qualche ora a visionare film di fantascienza, ti ritrovi a smarcare tutta una serie di citazioni a partire da Spielberg con E.T. per le scene iniziali nel bosco con la luce della torcia (quelle luci tanto care a Steven), per poi andare a capofitto in Ritorno Al Futuro e i paradossi temporali, Star Wars tra Capo Rosso e spade laser, Terminator, Avengers e pure Halo per il design delle armature. 
Il cast funziona alla grande con un Ryan Reynolds mattatore, ma anche il giovane Walker Scobell non scherza, e i due sono pure azzeccati come versioni di loro stessi in anni diversi. 
Ovviamente non si sta parlando di un film da Oscar (nemmeno da nomination), e apro qui una piccola parentesi sui premi che sono stati assegnati nella notte fra domenica e lunedì decretando vincitore CODA, che se dal titolo pare l'ultimo album dei LED ZEPPELIN, in italiano diventa I Segni Del Cuore e messo così ha l'aria di una fiction diretta da René Ferretti; spettacolo quello degli Oscar con ben poche sorprese, di cui la più clamorosa è stata lo schiaffone dato da Will Smith a Chris Rock per una battuta veramente cafona su sua moglie Jada, fatto di cui The Fresh Prince poi si è scusato (solo con l'Academy, non con Chris), e scusate pure voi che state leggendo, ma mentre tutti in tv fanno i buonisti condannando il gesto, io mi sento dalla parte di Will. 
O, come alcuni sospettano, era tutta una farsa organizzata per far risalire gli ascolti dopo la picchiata degli anni precedenti a causa del Covid-19? 
Mah... Può essere, d'altronde il cinema è finzione... 
Di mio devo fare attenzione a non farmi divagare troppo, perciò insomma tutto l'insieme messo su per questo The Adam Project funziona e questo è quello che conta, eccezion fatta per la CGI che ringiovanisce con effetto da cartone animato in 3d. 
Divertente anche la battuta di Mark Ruffalo a riguardo di una felpa indossata da una studentessa con Nick Cage raffigurato e sotto di lui la scritta John Travolta, così anche Face Off è servito. 
Sorpresona a livello di soundtrack è stata sentire Foreplay/Long Time dei Boston nel momento clou del film (anche se rimane un po' confusa nella baraonda e per come è stata editata), tant'è che poi mi aspettavo anche More Than A Feeling in chiusura che invece non è arrivata, ma va bene così dato che quella canzone meravigliosa ha già sottolineato diverse pellicole precedenti, e a sto punto qui con il riciclo da altri film ormai eravamo veramente a tappo. 
Shawn Levy torna a lavorare con Ryan dopo il divertente FREE GUY prendendo in mano un film ideato ben 10 anni fa e il cui protagonista era stato pensato essere Tom Cruise, probabilmente contando su un'interpretazione tipo Innocenti Bugie, il divertente film con Cameron Diaz. 
Difficile però immaginare adesso, dopo averlo visto, un Adam diverso da quello portato in scena da Reynolds che qui riprende lo stile chiacchierone di RED NOTICE senza finire però sullo sboccato logorroico di DEADPOOL
Jennifer Garner e Zoe Saldana completano il cast, ma non sono così fondamentali perché al loro posto poteva esserci chiunque altra con un phisique du role adeguato. 
Se si può trovare un vero difetto, questo risiede a volte in una troppa rapidità, frettolosità per come si succedono gli eventi (forse sono stati sforbiciati alcuni minuti?), per cui pare strano dirlo in un periodo in cui tutti i film debordano fastidiosamente sulle due ore e mezza, ma su questo che conta un'ora e 45 minuti, una buona mezz'ora in più per delineare meglio tutto quanto, forse stavolta sarebbe stata l'ideale. 
Dai, ditelo... 
Mai contento eh? 

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