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giovedì 9 aprile 2026

ANGINE DE POITRINE: QUESTO È IL FUTURO?

 Certo, presentarsi in modo da farsi notare conta molto nel mondo della musica e l'hanno dimostrato in passato i KISS, i Residents, i DAFT PUNK, i ROCKETS e anche i nostrani Liberato e Tre Allegri Ragazzi Morti.


Nel caso del duo canadese ANGINE DE POITRINE (che significa Angina Pectoris) le loro strane maschere supportano un suono con influssi math rock e influenze che chi li sta osannando dice che spaziano dai Television a Frank Zappa. 
C'è chi li ama e chi invece non li capisce, e fra questi secondi mi ci metto anch'io, ma ogni volta che apro uno dei social che frequento me li trovo davanti, per cui non posso rimanere indifferente al fatto che la loro promozione sta funzionando ed è per questo che ne parlo oggi. 
C'è molta tecnica nelle loro esecuzioni, ma nel mio mondo non riesco proprio a definirla musica "musicale", ma piuttosto li vedo come esercizi atti a dimostrare qualcosa che non mi arriva nonostante questo grande battage mediatico a cui ci stanno sottoponendo da prima di Pasqua. 
Perché questo mi sembra, ovvero una grande operazione di marketing costruita ad arte per far conoscere questi due che non sentirai mai passare nelle radio che invece mettono su le hit del momento (attenzione... non sto difendendo a spada tratta le canzoni di Sanremo). 
Tengo a precisare che non sono uno di quelli che rifiuta a priori ogni novità musicale restando confinato in casa ad ascoltare i Genesis di Gabriel come se fosse ancora il 1975, anzi, a mio parere, basterebbe guardarsi meglio intorno per trovare nuovi artisti che, oltre alla tecnica fine a sé stessa, riescono a mettere insieme qualcosa di anche gradevole all'ascolto proprio come quella band britannica ha dimostrato in passato (ho citato i Genesis come esempio, ma vale per tutti gli artisti del passato). 
Ma se voi che state leggendo li considerate, questi ADP, dei veri geni a tutti gli effetti, potete benissimo contraddirmi, magari dandomi delle motivazioni sensate. 
Grazie. 

giovedì 26 febbraio 2026

LAVOREREMO DA GRANDI... E RIDEREMO DI GUSTO

 Oggi prendo una pausa dal Festival per dedicarmi a Lavoreremo Da Grandi,


l'ultimo film di e con Antonio Albanese coadiuvato da Giuseppe Battiston e non moltissimi altri in scena in un film che a tratti potrebbe essere quasi una pièce teatrale dato che principalmente l'azione si svolge in casa.

La pellicola si apre con ON THE ROAD AGAIN nella versione originale dei Canned Heat che paragonata a quella micidiale degli argentei e spaziali ROCKETS ne pare una loffia cover, e invece è il contrario. 
Si ride spesso tra morti presunti ed escort di passaggio,

mentre Albanese fa il musicista dodecafonico che fa sentire a tutti i costi le sue composizioni agli amici, definendole "struggenti", anche in auto e sarà anche quella la causa da cui partirà tutta la vicenda che si snoda nel film che fa ridere senza stare limitato dal solito politically correct... 
E per fortuna! 

martedì 26 agosto 2025

BRUCE SPRINGSTEEN - BORN TO RUN: MEZZO SECOLO PASSATO A CORRERE

 Beh, oggi Bruce Springsteen gode senza dubbio di una meritata e conquistata fama nel mondo della musica, tanto da riempire gli stadi come se niente fosse e lo fa con concerti dalla durata oversize, giusto per non scontentare nessuno che sennò poi alla fine ti cantano la canzoncina "se non suoni l'ultima, noi non ce ne andiamo".


Tuttavia per The Boss non è sempre stato così poiché i suoi primi due album furono due flop commerciali nonostante fossero dischi elogiati dalla critica.
Dovrà quindi arrivare il 25 agosto del 1975 (cadeva esattamente ieri l'anniversario del mezzo secolo) per far uscire BORN TO RUN,

un album che vedeva alla produzione, come nuovo arrivo, anche Jon Landau, uno che ci sapeva fare abbastanza bene (sua è la famosa frase "ho visto il futuro del rocknroll e il suo nome è Bruce Springsteen") e, complice anche una campagna promozionale dai costi elevatissimi, ecco che finalmente Bruce viene notato... 
Non dal sottoscritto però. 
Si, perché qui avrei potuto facilmente millantare che già conoscevo anche i due album precedenti (chi poteva metterlo in dubbio?) e invece no, poiché Springsteen lo ascolterò per la prima volta su RADIO LUXEMBOURG

durante quelle pionieristiche ricezioni notturne sulle onde medie tra mille disturbi (unico modo e orario per poter ascoltare l'emittente in Italia) nel 1978 con il singolo BADLANDS che arrivava quindi dal suo quarto album di studio.

Eh, lo so, erano passati ben tre anni dall'uscita di Born To Run, ma che volete farci? 
Le FM di allora erano pregne di Pooh, Tozzi, Santo California, Luca D'Ammonio, Michele Pecora, Benito Urgu (alcuni di questi nomi a qualcuno faranno dire "chiii?"), la disco teutonica e quella francese (leggi ROCKETS), e invece del Boss non se ne parlava ancora tanto.
Poi, inutile dire, che, anche leggendo quel vangelo che era CIAO 2001, sono cresciuto anche insieme a lui e alle sue canzoni passando da quel doppio The River e poi quel top di album che è stato Born In The USA, che per i puristi era commerciale si, è vero, ma anche la svolta di Born To Run, con la mitica E-Street Band ormai consolidata, era stata ideata per acchiappare i circuiti di musica commerciale dato che non si vive di sola musica, ma serve anche qualche spicciolo da mettere da parte. 
E comunque, se non fosse andata così, non avremmo avuto lo Springsteen che conosciamo, per cui ritengo che tutto sia andato per il meglio. 

mercoledì 7 maggio 2025

UN ALTRO LUTTO PER I MIEI AMICI SPAZIALI ARGENTATI

 Non so se ultimamente ci sono già state certe congiunzioni astrali che di solito portano bene, ma ne avremmo decisamente bisogno poiché invece ci stanno arrivando solo disgrazie, in questo caso nel mondo della musica.


A distanza di soli tre mesi dalla dipartita del suo compagno d'avventura CHRISTIAN LEBARTZ, è infatti mancato un'altro dei ROCKETS originali dell'epoca d'argento con i quali sono cresciuto, ovvero Alain Maratrat che da tempo stava lottando contro un tumore.,

Alain, che aveva 69 anni e in concerto imbracciava una chitarra fatta su misura a forma di stella, ERA PASSATO anche su queste pagine web all'uscita di un suo lavoro solista dalle sonorità a metà strada tra Pink Floyd e Mark Knopfler che ripropongo oggi per ricordarlo e il cui titolo era MY SOUVENIRS

(e giuro che a riascoltarla adesso in questo istante mi si sta muovendo un po' di commozione). 
L'epoca Rockets lo vedeva magari un po' sovrastato dalle tastiere di Fabrice Quagliotti, attualmente detentore del marchio con una formazione completamente rinnovata tuttora in tour. 
Tuttavia Alain era spesso anche dietro alla seconda tastiera nella band e molti sono i brani che portano la sua firma essendo lui il co-fondatore già dalla prima formazione,

quella del disco con la foto di copertina virata sul verde e curiosamente ribaltata per cui sembrano tutti mancini (Fabrice arriverà dal secondo album On The Road Again) e che fece nascere anche una falsa diceria dato che la chitarra di Bernard Torelli (quarto da sinistra) sembrava fosse fatta a forma di svastica, ma era solo un effetto ottico delle ombre; Bernard lascerà la band nel 1976 per non essere troppo legato alle esigenze di immagine e stile dei Rockets, ma appare lo stesso anche nella foto di copertina

del successivo On The Road Again perchè tale immagine (sempre ribaltata e stavolta virata sul rosso) arriva dalla stessa sessione fotografica. 
Seppure l'impronta di base sia pop, ci sono comunque tanti altri pezzi rocke(ts)ggianti (suo il riff di Galactica) dove la sua chitarra,

come per esempio nella cover funky di APACHE (pezzo in origine degli Shadows), si faceva sentire, pezzi che non mancavano nella discografia della band, come, ancora per esempio, anche questa IN THE GALAXY in versione live.


Quei live dove è vero che molto di quello che si sentiva era preregistrato (ricordiamo un concerto di Taranto mandato in onda dalla Rai, purtroppo non integralmente), ma gli assoli sulla sei corde, quelli no, perché Alain, con quel viso spigoloso che lo faceva già apparire alieno anche senza makeup, era uno che sapeva davvero suonare e ci teneva a mostrarlo sul palco. 
Adieu Alain. 

giovedì 13 febbraio 2025

FENOMENO ROCKETS: POTEVA ANDARE MEGLIO

 Oggi torno a parlare dei ROCKETS e non solo per la recente scomparsa di Christian LeBartz,


lo storico frontman purtroppo deceduto a 74 anni dopo aver lasciato la band molto tempo fa per dedicarsi ad attività molto lontane dalla musica, come allevare cani. 
Colgo l'occasione di riparlarne anche perché su Prime Video avevo visto tempo fa Fenomeno Rockets, un film documentario (forse ora è su Tim Vision) sulla band francese con interviste a gente che ha gravitato (mai termine sarebbe stato più adatto) nel loro ambiente o che tuttora ha un legame concreto come Fabrice Quagliotti che è rimasto l'unico membro originale a detenere il marchio Rockets rimettendo insieme la band con nuovi musicisti.

Il film è diretto da Piergiuseppe Zaia che già conosciamo bene per una CERTA ROBA BRUTTA BRUTTA e anche qui in effetti il risultato non è molto centrato poiché aldilà delle testimonianze si vedono pochissimi video live e quelli d'epoca sono di pessima qualità riquadrati in un piccolo televisore virtuale. 
Per fortuna ci sono un po' più di foto, ma a conti fatti sono sempre troppo poche. 
Colpa forse del fatto che allora i cellulari non c'erano ancora e i filmati (rari) erano su pellicola che spesso finiva deteriorata dal tempo. 
Ecco il grande difetto di questo film è che se hai sentito parlare dei Rockets come una leggenda, forse è meglio non guardarlo poiché da esso sembrano uscirne come un gruppetto amatoriale di medio livello, mentre meriti ne hanno avuti eccome,

cioè tanto per dire, la loro cover di ON THE ROAD AGAIN è mille volte superiore all'originale dei Canned Heat e i loro show erano quanto mai innovativi tra quei fumi e raggi laser che Battiato detestava (e che i Pooh invece adoravano e infatti c'è una mezza diatriba su quale dei due gruppi abbia utilizzato prima tali effetti), ma questo nostro regista sembra non avere idea di come tirare fuori il meglio dalle immagini, e ciò fa specie in questo periodo in cui oggi cade l'anniversario riguardante i Fratelli Lumiere che 130 anni fa brevettavano Le Cinematographe,

una macchina in grado sia di riprendere immagini che di proiettarle, per cui sento di doverli ringraziare altrimenti questo blog probabilmente non avrebbe ragione di esistere. 
A quanto pare per il signor Zaia invece tutto lo sbattimento dei due fratelli é stato inutile. 
Per chi invece ha vissuto quegli anni e magari quei cinque matti dipinti li ha anche visti in concerto, questo film, a sentire i racconti degli intervistati (perché alla fine a questo si riduce), può portare a galla anche dei bei ricordi come li può portare uno dei pochi documenti live che si trovano sul Tubo, cioè quello ben noto del CONCERTO DI TARANTO nel 1980.

E personalmente i loro dischi, quelli dell'era argentata, li ho ancora in casa. 
E ancora addio a Christian. 

venerdì 1 novembre 2024

KRAFTWERK - AUTOBAHN (UN'AUTOSTRADA VERSO IL FUTURO)

 Nel giorno che segue la notte di Halloween di 50 anni fa, quando ancora in Europa tale festa a stelle e strisce non si considerava ancora, cioè il primo novembre del 1974 quei quattro "giovialoni" tedeschi dei Kraftwerk pubblicavano AUTOBAHN,

ovvero Autostrada, quasi come fosse pure quella una ricorrenza dato che a settembre del 1924 era stato inaugurato a Lainate il primo tratto dell'autostrada Milano - Laghi, da Milano a Varese, la prima realizzata al mondo, ed il di molto successivo ottobre del 1964 toccava all'Autostrada Del Sole. 


Ma torniamo subito ai nostri quattro gelidi musicisti teutonici che con questo disco, da duo come erano nati nei primi tre dischi (Ralf Hutter & FLORIAN SCHNEIDER), diventavano appunto quartetto e continuavano a sperimentare le sonorità elettroniche (finora con anche interventi di flauto e violino) cominciando a portarle verso gli estremi robotizzati che poi li avrebbero caratterizzati negli anni a seguire con quel picco al top che sarebbe stato The Man Machine,
 e qualcosina di Halloween comunque dovevano avere già dentro perché a mia madre facevano una paura matta quando li vedeva in tv

intervistati da Corrado a Domenica In (o meglio, erano le loro controparti sintetiche, ma, povera donna di un mondo antico, lei si spaventava anche di più per i ROCKETS).
La musica che esce da questo Autobahn non è per niente pop leggero, anzi a dir la verità ti mette pure una certa ansia specie nei brani che occupano il lato B dato che il primo è tutto occupato, con le sue variazioni, dalla suite che dà il titolo al disco, ma negli anni 80 un nostro artista geniale, all'epoca sottovalutato solo perché stava appeso sotto forma di poster nelle camerette delle adolescenti, saprà rileggere gli stessi identici suoni con tutt'altro spirito,

e sto parlando di Alberto Camerini con TANZ BAMBOLINAROCK'N'ROLL ROBOT,

personaggio che di recente è tornato a fare spettacoli (tingendosi gli ormai bianchi capelli) anche grazie ad un ritorno di popolarità regalatogli dai Rockets che, insieme a lui, hanno fatto una COVER della sua canzone

in quel TIME MACHINE che ci aveva lasciato un po' tanto perplessi per la scelta dei brani tipo Piccola Katy dei Pooh. 
Due modi estremamente diversi, quelli dei Kraftwerk e di Camerini, di utilizzare la stessa tecnologia per fare dischi, come dire che "sta mano po' esse piuma e po' esse fero... 
Dipende tutto da come la usi. 
Piccola chicca sulla copertina del disco è che quella che appare anche dietro di loro

nelle esibizioni live è quella fatta per il mercato britannico, divenuta in effetti poi quella più classica è più essenzialmente kraftwerkiana, mentre l'originale sarebbe stata questa

con alcune variazioni tipo che in alcune edizioni non si vede il cruscotto in primo piano dell'auto, oppure manca il cartello stilizzato in sovrimpressione. 
Certo è che, per tornare alla protagonista del disco dei Kraftwerk, di anni ne sono passati da quel 1924 e queste nostre autostrade i segni adesso li mostrano tutti con i cantieri che, specie d'estate, provocano code lunghissime. 
Ma sai com'è... dopo quella brutta faccenda di Genova a qualcuno adesso gli prude lì didietro e cerca di far vedere che si dà da fare. 
Fatto sta che a rimandare a domani le cose che potresti fare oggi poi ti trovi con una mole di lavori difficile da gestire. 
Perciò lasciamo l'arduo compito a chi di dovere che il suo lavoro dovrebbe saperlo fare... o no? 

sabato 14 settembre 2024

I 50 ANNI DI APOSTROPHE (') DI FRANK ZAPPA, MA NON SOLO

 Ieri, 13 settembre, oltre ad esser L'ANNIVERSARIO di Spazio 1999, sono caduti anche i 50 anni di Apostrophe ('), disco di Frank Zappa considerato uno dei suoi migliori lavori, quindi per una volta oggi non si parla di canzonette, perlomeno adesso all'inizio del post, e lo si può dedurre ascoltando DON'T EAT THE YELLOW SNOW 


(attenzione alla copertina "viva" del disco che vi guarda), il singolo estratto dall'album che arrivò alla posizione numero 10 di Billboard e frase, quella del titolo, che viene citata da Will Ferrell in Elf, quel film carinissimo dove c'era anche il compianto James Caan. 
L'album è stato ripubblicato ieri in vinile colorato gold (ma io direi come la "neve gialla") in occasione dell'anniversario per solleticare l'appetito dei cultori del vecchio formato, e, aldilà del fatto che Zappa possa piacere o no, poiché non era certo un musicista "facile", ascoltandolo ci si trova, tra i musicisti che hanno collaborato con lui, anche Jean Luc Ponty, violinista che verso la fine degli anni 70 piazzó quel singolo tutto strumentale dal titolo NEW COUNTRY,

vera onda anomala in quel panorama musicale che vedeva personaggi come i ROCKETSUMBERTO TOZZI (dominatore assoluto dei juke box) arrivare sullo stesso pianeta dove i Pooh già spadroneggiavano da tempo e continuano tuttora imperterriti. 
Quel singolo di Jean Luc capitava in un periodo in cui i brani strumentali stranamente funzionavano alla grande anche alla radio dato che c'erano pure

SCOTCH MACHINE dei Voyage con cornamuse scozzesi a pieno regime senza ritegno alcuno, Magic Fly degli Space (simil Rockets di cui avevo parlato molto tempo fa in un POST sulla musica "spaziale") e la meravigliosa OXYGENE (PART IV) di Jean Michel Jarre che di spaziale aveva solo il mood perché lui invece si presentava da vero terrestre molto apprezzato dal pubblico femminile, 

nonché (poco tempo dopo quasi agli albori degli anni 80) il nostro Giorgio Moroder che fra una produzione disco e l'altra, ogni tanto si dilettava in colonne sonore (e vedremo che ci prenderà parecchio gusto nel decennio a venire) come quella di Fuga Di Mezzanotte dalla quale era tratta CHASE,

senza dimenticare poi THE ALAN PARSONS PROJECT
E meno male che era così, mentre adesso se una canzone non è cantata (magari anche male con l'autotune settato a muzzo come Fedez, ma cantata), alla radio non passa. 
Ma tranquilli che ci penso io a riportare alla mente qualche ricordo musicale e qui ne trovate sempre a iosa 😁. 

sabato 27 aprile 2024

IL RITORNO DI UNO DEI VERI ROCKETS E ALTRE STORIE

 Oggi nel sabato che di solito viene dedicato alla musica, ho avuto una lieta sorpresa (forse gradita anche ai nostalgici) nel ritrovare Alain Maratrat, il chitarrista (anche secondo tastierista) originale dei ROCKETS storici sempre al lavoro dopo tanti anni.


Esce infatti per lui MY SOUVENIRS, un brano strumentale dove a tratti sembra che i Dire Straits si fondano con l'Alan Parsons Project e il risultato è molto interessante. 
Io ve lo posto qui, ma purtroppo so già che non lo ascolteremo mai su nessuna radio commerciale, anche perché lo strumentale secondo i cervelloni non "tira". 
Diglielo un po' Jean Michel Jarre che se ne usciva con la sua Oxygene negli anni 70, oppure all'Alan Parsons Project con Mammagamma negli 80, o ancora Robert Miles con Children nei 90. 
Ma adesso la radiofonia funziona così se non forse durante le ore serali di Radio2, dove ci si stacca dai canoni promozionali imposti dalle case discografiche. 
Pezzo questo di Alain che potrebbe anche essere benissimo stato presente nel primissimo album degli argentei musicisti francesi (quello verde) dove ancora non compariva il vocoder di LeBartz e molti dei brani erano appunto solo strumentali.

Di tutt'altro pianeta (haha!) è Rhove anche lui con album nuovo al seguito dal titolo Popolari con tour annesso e che dopo Shakerando prosegue il suo percorso che francamente non è il mio genere, però devo dire che ascoltandolo l'intero suo cd, fra i tanti ospiti a fare i featuring, e sto parlando di Emis Killa, Sfera Ebbasta e altri, ci ho ritrovato anche ANNA, quella ragazza di La Spezia che cantava Bando e che tanto mi era piaciuta all'epoca, ma qualcuno aveva travisato quello che avevo scritto nel post. 

La ragazza mi conferma di avere qualcosa di speciale perché, anche senza leggere le note di copertina, quando sono arrivate le sue "barre" mi si è accesa la classica lampadina a farmi capire che questa tipa la conoscevo già e forse è questa la CANZONE che mi è piaciuta di più (o che ho retto meglio, dai) in un disco che farmelo piacere non è esattamente la cosa più facile per me.

Sempre sullo stesso mood è anche RONDODASOSA, anzi forse molto peggio perché costui mi ha innervosito non poco, e non solo per le sue innumerevoli vicende giudiziarie che già da sole non sono certo un buon biglietto da visita, ma l'ho già detto che questo non è il mio genere, salvo in rari casi. 
E quindi per rifarmi le orecchie adesso rimetto su il brano di Alain Maratrat, tié. 

sabato 23 settembre 2023

DURAN DURAN - DANSE MACABRE: UN ORRORE IN TUTTI I SENSI, MA CI PENSANO I ROCKETS E NILE RODGERS

 Il prossimo 27 ottobre, cioè ad un passo da Halloween, uscirà il nuovo album dei Duran Duran che ha già fatto parlare di sé per la presenza di Victoria dei Maneskin e per il ritorno di Nile Rodgers, nonché del figliol prodigo Andy Taylor, ma quanto sia affidabile il ragazzo lo devo ancora verificare, anche perché il chitarrista fino allo scorso anno era in lotta contro un tumore.


Nel frattempo è stato pubblicato pochi giorni fa il nuovo singolo dal titolo DANSE MACABRE che continua il trend "ottimista" lanciato dai Depeche Mode con Memento Mori lo scorso anno. 
Videoclip horror creato dall'intelligenza artificiale che ha raccolto tutti i dati possibili su Tim Burton e La Sposa Cadavere/Nightmare Before Christmas/BEETLEJUICE, nonché su certi altri film come Coraline E La Porta Magica da quel romanzo di Neil Gaiman, per sfornare un gran bel prodotto senza dubbio, che però si ferma lì al lato visuale, dato che la canzone in sé stessa, nonostante le percussioni tipo SHOUT dei Tears For Fears che si sentono all'inizio, è quanto di più brutto si sia mai sentito dagli anni 80 a questa parte (altro che la super hit di Orzabal e Smith).

E in questo sabato che solitamente viene riservato alla musica, ve lo dice a malincuore uno che fra Spandau e Duran ha sempre preferito i secondi al punto da aver portato a lungo delle acconciature come i cinque di Birmingham per fare il dj in discoteca, imitandoli anche negli outfit per quanto fosse possibile.

Li ho seguiti sti ragazzi anche negli anni 90 quando Warren Cuccurullo (ex Missing Persons) era subentrato ad Andy, in particolare nel 1993, anno storico per i videogames in cui nasceva Sonic The Hedgehog per la Sony e loro se ne uscivano con quel disco senza un titolo preciso, solo con il loro nome, ma chiamato The Wedding Album a causa delle foto di copertina,

un lavoro che conteneva due gioielli come Ordinary World e Come Undone, e poi nei 2000, notando ogni volta che ogni nuovo disco pescava a tratti nel loro passato senza mai autocopiarsi, ma piuttosto come a mantenere una certa coerenza di stile. 
Ma qui, oggi, nel 2023, in cui il mitico Simon LeBon potrebbe cambiare il suo cognome con MaxiBon,

non riesco proprio a trovare le fonti che hanno generato tale orrore musicale (se musica si può definire). 
E se questo è un assaggio del nuovo album, allora lascio la parola ad una che se ne intende, ovvero alla Sora Lella.


Ah... proprio un attimo prima della pubblicazione del post (forse per correre ai ripari) è stato rilasciato anche il secondo singolo dei Duran Duran, cioè BLACK MOONLIGHT,

proprio la canzone dove hanno dato il loro contributo Nile Rodgers e Andy Taylor e questa alza il livello portando un po' di funky col basso di John che tira il pezzo.
Questo fa ben sperare, ma purtroppo le voci di corridoio dicono che sia l'unico brano decente del nuovo lavoro.
Aspettiamo un mesetto per la verifica dai... 
Novità di tutt'altro genere invece il NUOVO DISCO dei ROCKETS di Fabrice Quagliotti che rimane come ultimo rappresentante dei cinque originali, e che continua a rinnovare la formazione dato che dall'inizio dell'estate ha presentato il nuovo frontman Fabri Kiarelli che arriva da Savona. 
I Rockets pure loro stavolta spiazzano tutti perché si cimentano nel beat anni 60 coverizzando (pensa te...) Piccola Katy dei Pooh e dandole un testo in inglese con aggiunte alcune barre rap, mantenendo però il famoso break recitato in cui Riccardo Fogli chiedeva alla ragazza di fermarsi un momento ad ascoltarlo e la convinceva a tornare a casa.

Certo l'effetto che fa è quantomai bizzarro (per non dire terrificante), ma bisogna ricordare che la band fece il botto quando entró in formazione Fabrice sempre con una cover, cioè On The Road Again dei Canned Heat superando la popolarità dell'originale, e anche il loro primo album conteneva APACHE degli Shadows riletta da loro in stile funky.

Quindi in effetti sono tutte canzoni piuttosto strane per un gruppo che si spaccia per extraterrestre, ma persino questa nuova inutile cover così diversa dal loro solito sound sintetico/spaziale, mi pare meno peggio di quel brutto nuovo singolo dei Duran Duran.
Parere personale eh...

sabato 31 dicembre 2022

E ANCHE STO 2022 SE LO SEMO TOLTO DALLE PALLE...

 Alla fine dell'anno, come di consueto, mi guardo sempre un po' indietro, intanto perché è sempre bene guardarsi le spalle che non si sa mai, e Buffalo Bill infatti al saloon si sedeva sempre con le spalle al muro e lo sguardo rivolto verso l'ingresso (cosa che forse inconsciamente faccio anch'io spesso davvero), ma anche perché mi piace curiosare fra i post passati magari anche per rileggere i commenti, perché sono sempre graditi, e nello stesso modo spero siano graditi i miei di commenti quando mi intrufolo sui blog altrui.


Dopo aver lasciato il compito degli auguri al buon Riccardo Garrone perché li faceva come solo lui sapeva fare (nel film Vacanze Di Natale erano quelli appunto natalizi, ma vanno bene lo stesso modificandoli solo un pochino), è di questi giorni la notizia che Pelè, già da tempo malato di cancro con le cure che non davano più alcun giovamento, ci ha lasciati ad 82 anni dopo essere stato quella leggenda del calcio che ben conosciamo tutti anche se non siamo dei tifosi veri e propri.

È da ricordare la sua presenza anche nel mondo del cinema con Fuga Per La Vittoria dove, ovviamente, giocava una partita alla quale partecipava anche il già Rocky e futuro Rambo, cioè Sylvester Stallone. 
Altro addio importante lo dobbiamo dare alla stilista Vivienne Westwood che se ne va ad 81 anni.

Fu lei, da sempre trasgressiva, ad inventare il look dei Sex Pistols di cui consiglio l'ottima SERIE TV (una delle migliori del 2022) diretta da Danny Boyle, un regista che, se amate il cinema, non ha bisogno di presentazioni. 
Sempre per quanto riguarda il cinema, uno dei miei argomenti/passione base, nell'anno che si sta concludendo ha fatto la parte del leone proprio quello della MGM

che ruggisce nell'apertura di tutti i film di 007 e quindi pure nell'ultimo capitolo versione Daniel Craig, quel NO TIME TO DIE che ha un film di guerra omonimo del 1958 prodotto (pensa un po') da Albert R. Broccoli con Irving Allen, e diretto da quel Terence Young che qualche anno dopo darà il via a tutta la saga.

Nel vintaggissimo film appare anche già per la prima volta Luciana Paluzzi che ritroveremo in Thunderball (piccolo il mondo eh?) e in seguito in pellicole dal valore più che discutibile di cui, ovviamente ho già parlato QUI e sopratutto QUI, ma sempre targate MGM.

Film diventato epocale invece quello con Craig non solo perché chiude definitivamente un'era e tuttora non è ancora chiaro come e con che volto proseguiranno le avventure della spia più famosa del mondo, ma perché la chiude con una cosa che è assolutamente certa: cioè che d'ora in poi 007 non sarà più "al servizio della Regina" per CAUSE di forza maggiore, cioè un'altro degli eventi eclatanti che hanno segnato il 2022. 
In tv, oltre al ritorno alla grande di STRANGER THINGS, che ha giovato pure a KATE BUSH facendola tornare nelle classifiche,
e la novità della serie tutta matta SHE-HULK, ha fatto la sua bella figura il personaggio di Drusilla Foer alla conduzione dell'ALMANACCO DEL GIORNO DOPO in versione aggiornata quanto basta per diventare un minishow che è appena tornato con la nuova edizione.

Drusilla ha avuto anche una parte in SEMPRE PIÙ BELLO, l'ultimo episodio della saga adolescenziale con Ludovica Francesconi. 
Per la musica nello scorso gennaio abbiamo avuto la grave perdita del cantante e attore MEAT LOAF, e poi in estate, mentre sono uscite parecchie OTTIME COSE ITALIANE che stavano alla pari dei prodotti internazionali, e c'è stato pure il grande ritorno degli ABBA digitalizzati, ci siamo persi anche IRENE FARGO (mia passione personale) e TONINO CRIPEZZI dei Camaleonti. 
È di poco più di un mese fa invece la dipartita di CARMELO LABIONDA, cioè il 50% per cento dei LaBionda, nome storico della Italo Disco. 
Ma fra i post un po' più antichi noto che ha suscitato ancora interesse la DISCO SPAZIALE con tutti i suoi rappresentati di cui i ROCKETS sono ancora gli alfieri

seppure in formazione rinnovata per l'80 per cento e Amadeus li ha portati all'ARENA DI VERONA con un'esibizione che ha fatto discutere molto anche per i tagli brutali fatti dalla Rai. 
In effetti anche in questi giorni ho rispolverato per riascoltarli parecchi dischi di quel periodo, tipo GRACE SLICK, JONI MITCHELL, PAUL YOUNG, GENESIS, che nulla c'entrano con la disco spaziale, ma quando cominciano ad uscire le prime note (urca!) mi parte un turbinio di ricordi legati perlopiù a viaggi in auto, perché tali album giravano in cassetta stabilmente sulle "prestigiose" vetture che ho avuto, dalla 127 alla Renault 4, giusto per fare due esempi del "lusso", rigorosamente acquistate usate, con chilometri sicuramente ribassati

e che macinavano asfalto e caselli come se non ci fosse un domani, e poi anche in versione cd ed mp3 col passare degli anni. 
Vibrazioni positive di cui tanto sento il bisogno mentre continuano le guerre (che davvero si fa fatica a crederci che sia ancora necessario risolvere le cose in questo modo e a quello là gli daresti una raffica di schiaffi sul coppino che manco fosse Gianni dei BRUTOS), 

gli attentati e i contagi con relativi lockdown (tipo in Cina, visto che roba? Mica scherzano lì) per il Covid-19 che ormai si fa un baffo pure dei vaccini automodificandosi per sopravvivere. 
Tant'è che l'invasione aliena con l'intenzione di sterminare il genere umano che tanti film di fantascienza hanno provato ad immaginare con astronavi, mostri e raggi laser,

invece pare che si stia realizzando con un piccolissimo micro-organismo che (chissà?) magari piano piano diventerà l'unico abitante della terra insieme ai batteri (e ai cinghiali ovviamente).

Più o meno come accadde con i dinosauri. 
E la terra, eliminato l'uomo che tanti danni le sta facendo a lei e a se stesso, allora a quel punto tornerà a rifiorire. 
Hai visto mai che qualcuno non ci faccia pure un film su sto soggetto che un po' ricorda ULTIMATUM ALLA TERRA... 
Vabbè, in conclusione gli eventi, i fatti (anche gli strafatti e rifatti) di quest'anno sono stati parecchi e ovviamente ora non sto a ripeterli tutti. 
Intanto, fra tutto questo "ottimismo" aggiungo un Buon Anno e benvenuto 2023, mandando ancora un ultimo addio a Vivienne, Pelè e anche al Papa Emerito Benedetto XVI

deceduto proprio stamani a 95 anni.

sabato 1 ottobre 2022

THE FABULOUS WEALTHY TARTS: CHI SONO? CHIEDETELO A PAUL YOUNG

 Quando nel 1983 uscì No Parlez di Paul Young, album quasi tutto composto da cover,


con quella bomba di Love Of The Common People, cover pure quella, tutti, chi più chi meno, rimanemmo colpiti dalle due coriste che sottolineavano ogni frase della canzone con i vari "Ah ahiaaa", "Oo naa, oo naa", "Boom cha" e via così, talmente precise e perfette da sembrare campionate (ma doveva ancora arrivare quell'epoca) e in video coreografavano pure il tutto con movimenti e mossette studiate che attiravano l'attenzione così tanto al punto che ci sono dei VIDEO LIVE
dove Paul si vede pochissimo e la camera sta quasi tutto il tempo su Maz e Kim, le The Fabulous Wealthy Tarts che era il loro nome da duo con il quale avevano già all'attivo un lavoro come coriste in un PROGRAMMA MUSICALE alla BBC, 
e già apparse facendosi notare parecchio saltellando a Top Of The Pops nella canzone ZAMBESI di The Piranhas, canzone inclusa in una famosa COMPILATION anni 80 di cui ho parlato tempo fa.
Per tutte queste ragioni nessuno mi toglie dalla testa che gran parte del successo di Paul Young, senza nulla togliere a lui, sia stato anche dovuto alla loro presenza nel disco e negli show. 
Difatti le stesse canzoni proposte poi anni dopo nei tour successivi con un trio di coristi maschi di colore, non facevano più lo stesso effetto. 
Maz (Roberts) & Kim (Lesley), dato che il loro talento era stato notato un po' da tutti nel giro discografico, hanno anche tentato la carta di uscire sul mercato con un LORO DISCO,
ancora una cover, stavolta di The Last Time degli Stones, ma dal risultato poco rilevante, come anche il ritorno tempo dopo con il nome di 2 Much ed il singolo WHEN THE OUTLAWS COME.
Probabilmente con dei brani più adatti e una produzione migliore le cose sarebbero andate molto diversamente perché i numeri le due ragazze li avevano, ma se non li giochi nel modo giusto quei numeri alla fine non ti fanno vincere niente. 
Maz comunque si è consolata sposando Pino Palladino, il bassista di Paul (uno dei migliori al mondo), Kim canta ancora in ambito religioso (e famola sta battuta che "canta da Dio"), mentre purtroppo Paul ha avuto poi dei gravi problemi alle corde vocali per i quali non riesce quasi più a cantare come si vede da questo recente SPEZZONE LIVE,
e difatti è uno di quelli che sono ricorsi al playback durante lo SHOW condotto da Amadeus all'Arena di Verona di cui stasera va in onda l'ultima serata, e a proposito del quale colgo l'occasione per tornare sull'argomento e dare una tiratina d'orecchi (come diceva Mike Bongiorno) anche ai miei amati ROCKETS perché il leader Quagliotti nei commenti sui social continua a negare di averlo utilizzato quel benedetto playback nel loro MEDLEY, mentre, invece di incazzarsi come sta facendo, dal mio punto di vista sarebbe persino giustificato (ok sono un po' di parte) dato che è più che palese che, fra trucco argentato e costumi avveniristici, si voleva creare l'illusione di avere i membri originali sul palco con le stesse sonorità (e infatti le voci che si sentivano erano quelle registrate di Christian LeBartz e "Little" Gerard L'Her).
Illusione perfettamente riuscita perché ho sentito gente che credeva davvero fermamente di aver visto i 5 originali, cioè questi:

Ma ne avevo già parlato della differenza fra il playback per necessità e per comodità, per cui Paul l'ha utilizzato per forza maggiore e i Rockets in nome dello spettacolo, ma se altri invece hanno mimato solo per comodità o per timore di prendere una stecca (e ci sono stati e potrei fare nomi e cognomi), no... non sono scusabili.

mercoledì 28 settembre 2022

I ROCKETS A VERONA E IL CASO DELLA CANZONE SCOMPARSA

 Il titolo del post di oggi è un po' come se fosse quello di un romanzo di Sir Arthur Conan Doyle, perché se state seguendo su Rai 1 le SERATE condotte da Amadeus all'Arena di Verona sulla musica degli anni 60,70, 80 e 90, sarete arrivati anche voi alla seconda che è andata in onda sabato scorso lasciando un alone di mistero sull'esibizione dei ROCKETS, tornati argentei per l'occasione (ogni tanto lo fanno, si) anche se con una formazione del tutto nuova e ringiovanita, fatta eccezione per il tastierista Fabrice Quagliotti che comunque si porta benissimo i suoi 61 anni.


Chi aveva presenziato durante le riprese all'Arena, ricordava molto più lungo il medley che i Rockets avevano presentato, poiché dopo Electric Delight, Fabrice imbracciava la keytar (quella tastiera a tracolla resa famosa da Sandy Marton, per capirci) e andava in prima linea per Galactica, che invece in tv è stata brutalmente tagliata via. 
Perché un tale trattamento? 
Misteri delle tempistiche Rai a cui paghiamo pure un abbonamento che una volta era abbastanza giustificato, ma adesso con i programmi e i film farciti di spot come le reti commerciali sembra solo un sistema ambiguo per incamerare denaro.

Per fortuna, sul canale ufficiale YouTube dei Rockets è stata resa disponibile la PERFORMANCE INTEGRALE comprensiva di Galactica con John Biancale (il nuovo cantante) che qui cercava di riportare sul palco il personaggio alieno e allucinato che era di Christian LeBartz e, nel mimare le famose e caratteristiche pose e mosse del suo predecessore, cominciava anche a perdere il sottocasco argentato già dalla canzone precedente (fateci caso).

Sono però necessarie due note tecniche: la prima è che l'audio di Galactica è leggermente inferiore al resto perché è stato recuperato dalla traccia che usciva dai monitor, mentre la seconda è che tutto il blocco era un playback realizzato con le tracce originali dei dischi che presentavano la formazione originale con LeBartz, L'Her, Groetzinger, Maratrat e, naturalmente, Quagliotti. 
Un po' una birichinata, è vero, questo playback che è stato utilizzato da diversi artisti che si sono esibiti nel programma come persino i finti Matia Bazar (non c'è più nessuno degli originali). 
Anche Paul Young ha avuto tale necessità durante la prima serata, ma solo a causa dei gravi problemi alle corde vocali che ha avuto in passato e che gli hanno precluso totalmente la possibilità di raggiungere il falsetto. 
Per la precisione TUTTE le canzoni eseguite lì hanno la musica su una base, anche quelle su cui l'artista ha cantato davvero dal vivo come Gloria Gaynor, The Trammps, Holly Johnson, e gli strumenti sul palco servono solo a far scena. 
Gli SHOW ATTUALI dei Rockets invece sono "quasi" tutti suonati dal vivo (con campioni e sequenze, certo) ed anche con arrangiamenti ritoccati per essere al passo con i tempi.
Ho dovuto virgolettare il "quasi", poiché è pur vero che alcune parti preregistrate ci sono (non come dice Red Ronnie però, che secondo lui tutti i concerti sono al 90% finti) e ci sono anche state in passato diverse occasioni dove Fabrice ha fatto il frontman come nei primi anni 2000 qui a MODENA,
mollando la sua postazione alle tastiere (tanto le sequenze vanno da sole) e cantando lui personalmente le canzoni, fino ad arrivare a farla davvero "sporca" con Galactica eseguita da tutti palesemente in playback sull'audio del disco originale opportunamente rimontato. 
Eh... Cosa non si fa per sopravvivere. 
Perché si, che i Rockets, si narra che vengano dal futuro, ma in realtà quasi 50 anni son passati da quando uscì il loro primo singolo di successo Future Woman, che sul retro conteneva quella famosa VERSIONE DI APACHE degli Shadows.
Perciò per un curioso cortocircuito spazio-temporale, si sono dovuti adeguare pure loro ai tempi che si sono inesorabilmente evoluti, fra cambi di formazione ed aggiornamenti tecnologici che hanno un po' mutato il suono della "universal band", compreso pure un discusso periodo New Romantic

tutto pizzi e pettinature cotonate, restando però nel campo del sound elettronico. 
Nel loro caso, in una esibizione televisiva votata al revival, la finzione scenica è servita per poter avere l'illusione di riportare i "vecchi" Rockets originali in una sorta di Tale E Quale Show all'Arena di Verona, che vale un po' come l'operazione con la quale sono stati di recente ricreati digitalmente gli ABBA di 50 anni fa. 
P.s.
Anche su RaiPlay c'è la versione "mozzata". 

giovedì 8 settembre 2022

ARENA SUZUKI SECONDA EDIZIONE

 Un grande appuntamento musicale sta per verificarsi all'Arena di Verona con Amadeus che torna con il suo SHOW sulla musica anni 60,70, 80 e quest'anno anche 90,cosi magari il Sebastiani ti canta pure le sue due "super hit" Tutti Al Mare e Saltellare.


La lista dei partecipanti è molto appetitosa, fra Paul Young, Maggie Reilly (l'ex vocalist di Mike Oldfield) Gloria Gaynor, Snap!, Pezzali, Grignani e tantissimi altri nomi, ma fra tutti per me spicca il ritorno dei ROCKETS, nella seconda serata, con solo Fabrice Quagliotti degli originali


e nemmeno più dipinti d'argento come ai bei tempi, ma che portano ancora in giro i loro successi storici come Galactica. 
La kermesse si terrà dal vivo (con alcuni playback come la scorsa edizione probabilmente) il 12, 13 e 14 settembre. 
Le tre serate saranno, poi, trasmesse in prima serata su Rai1 il 17 e il 24 settembre, e il 1 ottobre. 

mercoledì 29 settembre 2021

I ROCKETS ORIGINALI TORNANO DAL PASSATO CON UN "NUOVO" ALBUM

 Per tutti i nostalgici degli anni 80 ecco un ritorno che ha del leggendario, anzi il termine più adatto penso sia fantascientifico!!! Dopo il grande successo di Galaxy del 1980, i ROCKETS, gli argentei musicisti spaziali francesi di cui ho raccontato la favola fantascientifica proprio QUI, avranno un cambio di rotta (interstellare) e abbandoneranno gradualmente il makeup e i costumi per apparire al naturale nei dischi successivi (cosa che succederà anche ai Kiss).


Ma Fabrice Quagliotti, l'ultimo detentore del marchio ROCKETS, ha ripescato un album inedito dal titolo Alienation che sarebbe dovuto uscire nel 1981 e che invece è stato accantonato a causa di quella non molto gradita innovazione nell'immagine che porterà poi anche all'uscita di Christian LeBartz e all'arrivo di Sal Solo. 
Questo è perlomeno quanto viene riportato nei comunicati stampa riguardanti la pubblicazione di tale "nuovo" album che arriva il primo di ottobre, cioè dopodomani e acquistabile solo online, in formato CD e vinile colorato, e con la formazione originale, cioè LeBartz, Maratrat, L'Her, Groetzinger e ovviamente Quagliotti. 
Certo sorge un po' il lecito sospetto che si tratti piuttosto di 8 brani registrati, ma poi non utilizzati in quel periodo di grande successo per loro a cavallo di 70/80, un po' come quell'ultimo disco dei Pink Floyd dal titolo The Endless River e composto da varie registrazioni mai pubblicate che si sono poi rivelate ben poco clamorose e, anzi, alcune ricalcavano pari pari dei brani contenuti in dischi precedenti, come se fossero state delle versioni di prova, delle bozze poi accantonate. 
Sia come sia, se sei grande fan di una band, come lo è Marco Giallini in NON CI RESTA CHE IL CRIMINE, fa piacere anche scoprire tutti i piccoli segreti nascosti nei cassetti e che son rimasti lì per 40 anni, e dal PRIMO ASCOLTO IN ANTEPRIMA

non sembra davvero niente male. 
E forse nemmeno troppo retrò, visto il costante ritorno degli anni 80 a cui si sono ispirati parecchi artisti di oggi, e di questo fenomeno ne avevo parlato proprio QUI
Perciò da questa galassia non mi resta che dire: Bentornati!!! 

lunedì 28 ottobre 2019

STRYX E LE POPPE SU RAI 2


In tema di Halloween televisivo ecco un programma tutto improntato così, ma nato quando ancora in Italia non si festeggiava questa ricorrenza. È il 1978 e la tv di stato prova l'impossibile mai pensato fino ad allora: si fa sexy e produce uno show musical/cabarettistico a tema stregonesco/satanico diretto da Enzo Trapani, con streghe, diavoli e poppe al vento. Un po' come qualche anno dopo  farà Canale 5 col Drive In (impostato su un altro tema e totalmente dedicato ai comici) dove le poppe di Tinì Cansino e Carmen Russo ci saranno, ma semicoperte. La Rai (dico, la Rai!!!) invece osa già di brutto coi nudi e atteggiamenti finto lesbo e difatti succede un putiferio che non ti dico ai vertici della tv di stato coi benpensanti bigotti che vogliono boicottare lo show e le puntate che vanno avanti fino alla penultima. L'ultima infatti, anche se già registrata, non sarà mandata in onda per decisione delle alte sfere che minacciano inquisizioni ed esorcismi, nonché roghi purificatori. Oltre alla mercanzia varia esposta, tra cui quella di una giovanissima Barbara D'Urso,

la parte musicale era affidata ad Amanda Lear, Asha Putli, Grace Jones, Angelo Branduardi, Mia Martini, Patty Pravo, Anna Oxa, 


ed erano inoltre da notare i Rockets che in ogni puntata eseguivano un loro brano presentati come "Cosmodiavoli" 

ed entrando così di diritto nell'olimpo dei gruppi satanici al pari di Black Sabbath e Led Zeppelin suonati al contrario. Chissà se suonando al contrario Gigi D'Alessio...?

DEEP PURPLE QUASI AL COMPLETO

 Quello che è accaduto ieri sera 12 agosto a New York è stato un evento epocale poiché dopo 33 anni Ritchie Blackmore si è riunito sul palco...