mercoledì 5 maggio 2021

LE BASI NEI CONCERTI - SI O NO? ...E FEDEZ?

Mi capita a volte di sentire commenti su gruppi che suonano, professionisti o dilettanti che siano; commenti del tipo: "Bravi si, ma usano le basi".


Beh, personalmente non ci trovo nulla di male in questo se fai del pop, anche perché persino nelle produzioni faraoniche dei Pink Floyd

che ho avuto modo di vedere dal vivo (l'ho raccontato QUI), e pure da molto vicino, alcune parti dei suoni che sentivamo erano registrate nonostante sul palco ci fossero ben 11 elementi tra musicisti e coriste ed ognuno faceva egregiamente il suo.
Stessa cosa per i Duran Duran, Depeche Mode

e un po' tutta la nuova generazione pop arrivata dagli anni 80 come Howard Jones che agli inizi della carriera stava sul palco da solo con i suoi sequencers,

e pure anni 90, come i Muse che sono solo in tre e producono un muro sonoro da paura.

Persino i nostrani Pooh (dei quali non possiamo non ricordare STEFANO, ma anche Valerio) sono ricorsi più volte alle aggiunte tecnologiche per potersi presentarsi sul palco in quattro come sempre (tranne che nell' ultimo tour di addio dove è tornato pure Riccardo Fogli), ma con una resa tale da non deludere i fans.

Questo non vuol dire che alcuni di loro stiano mimando un playback, ma solo che a tutto l' insieme vengono aggiunti dei suoni ed effetti per rendere il tutto più simile al disco, per migliorare il risultato finale senza intenzione alcuna di fregare il pubblico, ma solo per fargli fruire un prodotto come si aspettano. Ovviamente non vale se l'artista se ne approfitta un po' troppo e magari basa tutta la performance sul playback (succede, signora mia... succede)... Discorso a parte invece per la corrente trap e rap che utilizza campionamenti e loop, per cui, salvo in rari casi come Caparezza, non si suona praticamente nulla dal vivo. 
Il discorso sui suoni campionati ovviamente non vale se invece si fa musica jazz, blues, country, dove, per quanto ne so, nulla viene aggiunto artificialmente a quanto i musicisti producono suonando, ma quello è un mondo completamente diverso, anche perché specialmente nel jazz vige l' improvvisazione e la variazione sul tema di partenza, per cui non puoi essere ancorato ad una sequenza di suoni programmata.
E il fatto che ci siano dischi dal vivo degli anni 70 (quando non si usava ancora alcun suono aggiunto sul palco) in cui tutto è stato però riveduto e corretto in sala di registrazione come nel caso dei Queen e altre band di cui ho parlato QUI, sembra una premonizione al futuro arrivo delle basi usate in tempo reale on stage. Certo è che, basi o no, come ha ben fatto notare Fedez (insieme a tante altre cose che hanno smosso un po'po' di polverone) durante il suo caustico intervento al Concertone Del Primo Maggio, sembra che musica e spettacolo, dai nostri governanti siano considerati cose di minore importanza rispetto al calcio, mentre invece dal punto di vista occupazionale impiegano lo stesso numero di persone, e queste persone al momento non possono lavorare, esibirsi, allestire un palco, curare le luci e i suoni, eccetera...
Ma alla fine del discorso rimane lampante che se sul palco sei una "pippa" (Mara Maionchi dixit) puoi usare tutti i marchingegni che vuoi, ma il pubblico ormai sa come sgamarti, stanne certo che non scappi...


8 commenti:

  1. Ma probabilmente i Pink Floyd o altri se le suonavano comunque da soli le basi, presumo.
    Non sono troppo purista sul come viene prodotto qualcosa, se il tutto ha un senso e mi piace, anche se è vero che ci sono certi casi, magari con musica rap, dove in effetti spesso ho l'idea della preconfezione, quasi come se ci fossero tot ritmi, tot suoni, tot effetti che combini insieme e fai il pezzo. Per carità, ci vuole un certo mestiere anche per fare quello, però mi dà l'impressione del più computerizzato che altro.
    Mi viene in mente una puntata di Saranno Famosi, dove il compositore Bruno Martelli scriveva un pezzo e se lo suonava da solo facendo da sé tutti gli strumenti e tutti gli effetti. Arrivava il professore Shorofsky e gli diceva: "Questa non è musica, è masturbazione!"

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    1. Non sono d'accordo con il professore😂😂😂 ovvio che da solo non puoi suonare il rock, ma se realizzi suite come quelle di Jean Michel Jarre o Giorgio Moroder ci sta perfettamente.

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  2. Ricordo comunque che perfino in studio mica una band suona tutta assieme i vari pezzi, spesso ognuno fa da solo la sua parte e poi vengono mixate tutte assieme, con l'aggiunta dei vari turnisti

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    1. In studio, moltissimi anni fa si faceva la registrazione tutti insieme, e riascoltando vecchi dischi anni 50 e 60 ti accorgi di quanto poi il risultato venisse sporco e confuso a volte. Dalla fine dei 60 si preferisce registrare ogni singolo strumento e poi mixare il tutto per il prodotto finale. Anche perché così puoi correggere anche l'errore del singolo invece di avere tutto su una unica traccia. Il discorso live invece vede la band suonare contemporaneamente, alcuni come i Green Day hanno sempre un chitarrista aggiunto, altri invece utilizzano la tecnologia che, se non se ne abusa, secondo me non ci sta male.

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  3. Non me ne intendo molto lo ammetto .
    Mi fermo al playback vocale.
    Penso che nelle esibizioni di piazza di artisti che non sono famosissimi tipo le cover band se ne faccia ben uso.
    Dico le basi musicali.
    Certo nei concerti “seri” mi aspetterei di sentire tutto dal vivo .
    Anche perché a mio avviso non ha senso replicare al cento per cento il sound del disco ...sennò a sto punto non spendo soldi per il biglietto e mi accontento del disco.
    Infatti non amo particolarmente quei cantanti che sono sempre troppo perfetti nelle loro esibizioni live mi piace sentire un suono sporco ma vero.
    Ciao

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    1. Dipende dagli artisti. Con Springsteen è tutto live al 100%,mentre per esempio gli U2 utilizzano qualche aiuto, e ricordo che durante il tour di Pop hanno dovuto ricominciare una canzone perché hanno avuto un problema con la base. Tutto dipende poi da come il tutto viene usato.

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  4. Sono stata a un concerto di Shakira anni fa in cui lei ha cantato tutto in playback (e non era per niente brava col sincro): sono rimasta un po' delusa, ma è anche vero che lei ha ballato per tutto il tempo sul palco e logicamente non si possono fare le due cose assieme. Per il resto non mi intendo per niente di musica, ma credo che la prima parte del discorso di Fedez (non ho mai ascoltato le sue canzoni ma mi sta sempre più simpatico, lo ammetto) era molto sensata, come dici anche tu: sono pochissimi i Neri per Caso che fan tutto da sè! :)

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    1. È vero che quando il balletto sul palco diventa molto impegnativo, si ricorre al playback, o perlomeno nel Voice Double dove l'artista canta (quando riesce) su un suo stesso cantato registrato. Non ho avuto il piacere di vedere Shakira dal vivo (lo sarebbe stato sicuramente un piacere) ma ho visto il suo alterego Beyoncè in un video concerto di una decina di anni fa. Nel suo caso era supportata da ottime coriste che le rafforzavano il canto in diversi momenti piuttosto movimentati. Ma essendo un Dvd non posso avere la certezza che fosse tutto genuino. Nel caso dei Pink Floyd alcuni suoni erano campionati e persino i cori dei bambini in Another Brick In The Wall non erano cantati dal vivo (tra l'altro al Comunale di Torino c'è stato un clamoroso errore proprio sulla sincronizzazione del coro, subito recuperato alla seconda frase ed è documentato sul triplo bootleg Pink Elephants Flew Over Torino), ma nessun dubbio su tutto il resto. Ho avuto anche qualche dubbio su David Bowie durante il bellissimo Glass Spider Tour dove cantava e ballava con un microfono tipo Ambra Angiolini, senza mai un mancamento di voce, una minima imperfezione. Ma stiamo parlando di un gigantesco artista e lo spettacolo che ci aveva offerto quella notte era stato un vero "spettacolo".

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