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lunedì 12 ottobre 2026

L'INNO DEL "POI CI PENSIAMO"

 È la mattina del 12 ottobre 1946 e nei corridoi del Consiglio dei Ministri c'è un fermento terribile: l'Italia è appena diventata una Repubblica, la monarchia è un ricordo e la vecchia Marcia Reale è stata archiviata.


C'è solo un piccolo dettaglio: tra poche ore c'è una cerimonia ufficiale e lo Stato non ha una colonna sonora. 
Il Ministro della Guerra, Cipriano Facchinetti, entra trafelato nell'ufficio del Presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, sventolando uno spartito.
"Alcide! Abbiamo un’emergenza nazionale! Oggi pomeriggio giurano le Forze Armate e non abbiamo un inno. Che gli facciamo cantare, la canzone vincitrice del Festival di Sanremo?"
De Gasperi strabuzza gli occhi "Cos'è il Festival di Sanremo? Devono ancora inventarlo e Sal Da Vinci non è ancora nato...", quindi, con la calma dei forti, alza lo sguardo dalle sue carte.
"Cipriano, calmati. Non abbiamo tempo di fare un concorso pubblico. Cosa hai lì?"
"È il Canto degli Italiani. Scritto da Mameli nel 1847, musica di Novaro. Fa molto Risorgimento, è energico. Ascolta: Fratelli d'Itaaaalia..." intona Facchinetti, stonando vistosamente sull'acuto nonostante quel cognome che fa tanto Pooh.
"Va bene, va bene, approvato!" lo interrompe De Gasperi per salvarsi le orecchie. "Facciamo un decreto al volo. Però scrivici 'in via provvisoria'. Appena approviamo la Costituzione, l'anno prossimo, facciamo un bando serio, troviamo qualcosa di più moderno. Magari sentiamo Verdi, che è uno bravo, o qualcun altro.".
Il decreto viene firmato. 
L'inno è provvisorio, come quando metti un divano letto comprato in attesa di arredare per bene la nuova casa.
Passano gli anni. 
Arriva il 1948, la Costituzione entra in vigore, ma l'Inno di Mameli funziona bene, la gente lo impara. 
Il fascicolo "Inno Nazionale (Definitivo)" viene adagiato su una scrivania del Ministero.

Nel 1950, un solerte impiegato che chiameremo Umberto, come colui che su questa vicenda ci scriverà un libro, nota il fascicolo.
"Capo, ma qui c'è scritto che Mameli è provvisorio. Non dovremmo renderlo definitivo?"
Il capo guarda la pila di fogli sulla ricostruzione post-bellica, i fondi per le strade, le tensioni politiche.
"Umberto, l'Italia sta in piedi per miracolo. Finché i calciatori muovono le labbra prima delle partite, va bene così. Mettilo nel cassetto in basso. Poi ci pensiamo."
Il cassetto in basso diventa una dimensione spazio-temporale.
Passano i decenni. 
L'Italia vive il boom economico, scopre la televisione, vince i Mondiali del 1982.

Pertini presidente esulta in tribuna sulle note di un inno che legalmente ha lo status giuridico provvisorio, ma forse nemmeno Sandro ne è stato messo al corrente.
Nel 1990, durante le notti magiche di Italia '90, un giovane stagista del Parlamento ritrova il faldone, ormai ricoperto da tre dita di polvere risorgimentale.
"Scusate, ma lo sapete che l'Inno di Mameli non è l'inno ufficiale? È ancora provvisorio dal 1946!"
I deputati si guardano allibiti.
"Ma come? Ci abbiamo fatto dieci Olimpiadi! Va beh, dai, facciamo una legge la settimana prossima. Ora c'è la finanziaria."
Arriva il nuovo millennio. 
C'è l'Euro, c'è internet, i telefoni diventano smart. 
Mameli è sempre lì, abusivo ma amatissimo, sul podio dello spirito nazionale. 
Ogni volta che un politico propone di ufficializzarlo, succede qualcosa: cade un governo, c'è una crisi mondiale, o semplicemente ci si dimentica. 
Ormai i burocrati considerano la provvisorietà di Mameli un patrimonio culturale, come il Colosseo. 
"Se lo rendiamo definitivo, si rompe la magia", sussurrano nei corridoi.
Finalmente, arriviamo al 15 novembre 2017. Il Parlamento italiano, con la rapidità di un bradipo centenario, decide che 71 anni di prova possono bastare. 
Viene approvata la legge numero 181.

L'INNO DI MAMELI è, finalmente, l'inno ufficiale della Repubblica Italiana.
Si dice che nei sotterranei di Palazzo Chigi, lo spettro di Goffredo Mameli abbia tirato un sospiro di sollievo, esclamando: "Meno male. Cominciavo a pensare che non gli fosse piaciuto!".

domenica 4 ottobre 2026

SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO O NO?

 Momento difficile per i carburanti con prezzi che salgono e le compagnie (non tutte) cercano comunque di mantenerli entro certi limiti. 

Sembra di essere tornati al 1977 quando al Festival di Sanremo i Daniel Sentacruz Ensemble, tutt'ora in attività come trio, allora guidati da Ciro Dammicco con la voce solista di Mara Cubeddu (guilty pleasure dell'epoca, ma anche Maria Giovanna Elmi che presentava) cantavano ALLAH, ALLAH, canzone con un testo che, ascoltatelo bene, sembra scritto oggi, non fosse che si parlava di lire. Quindi voglio dire che forse non è vero che si stava meglio quando si stava peggio? Forse un pochino è vero, ma solo perché perlomeno nel 1977 non davano un Premio Internazionale Alla Cultura a certi personaggi e non intitolavano un aeroporto ad un pregiudicato...

Nel frattempo SUSAN SARANDON compie oggi i suoi bei 80 anni, ribelle tuttora come quando la sua Janet cantava Touch A Touch A Touch Me nel THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW. Auguri!!! 

giovedì 1 ottobre 2026

UN PEZZO DELLA NOSTRA INFANZIA CHE SE NE VA

 Siamo tutti molti tristi oggi, noi bambini un pò grandi, perché è morto a 100 anni Giuseppe “Peppino” Mazzullo, lo storico doppiatore di Topo Gigio.


Gli ha dato la voce per oltre quarant’anni, dal 1961, poco dopo l’invenzione del personaggio (inizialmente doppiato insospettabilmente da Domenico Modugno), fino all’inizio degli anni 2000, quando Maria Perego la co-creatrice del personaggio firmò un contratto con Mediaset a seguito del quale venne sostituito il doppiatore.

E infatti, quando Gigio ha duettato con Lucio Corsi al Festival di Sanremo del 2025 non aveva la voce di Peppino, che, sempre noi bambini un pò grandi, ricordiamo anche con il grembiulino di Richetto durante lo Zecchino D'Oro. 

Era lo "scolaretto" ribelle che il Mago Zurlì trasformava in asino per punizione, e personaggio questo che avrà anche una breve serie a fumetti negli anni 60.
Topo Gigio invece lo troveremo in edicola dalla metà dei 90.
Addio Peppino. 

sabato 22 agosto 2026

L'ESTATE CON LA MUSICA DENTRO

 Oggi lascio da parte la musica vintage, quella che appena la senti ti partono certi ricordi, per dare invece un'occhiata all'attuale airplay radiofonico dove sento passare spesso i nuovi brani di, per esempio, ANNA,


che all'anagrafe di cognome fa Pepe, ma artisticamente è solo Anna, giovanissima trapper italiana di La Spezia che ho visto crescere piano piano dal 2020 con il SUO ESORDIO che si chiamava Bando e che ha avuto un piccolo problema di diritti poi regolarizzato poiché usava un campione di un'altro brano già esistente. 
La giovane età la si sente eccome seppure la sua voce sia pesantemente filtrata dall'autotune, ma il brano tutto sommato non è male se rapportato a certi suoi colleghi insopportabili.

Altro mondo è quello di Sienna Spiro con MATERIAL LOVER e una vocalità iper raffinata sulle tracce di Adele. 
Disco sorprendente in toto è quello di Raye che avevamo conosciuto con Where Is My Husband e nell'album completo This Music May Contain Hope presenta quasi un musical con intro e outro, e brani talmente particolari che non sembrano quasi arrivare dalla stessa persona. 
In studio poi è lei stessa a registrare tutte le voci,

mentre DAL VIVO affida il compito alle super brave coriste.
Cocente delusione invece per Ditonellapiaga che mi aveva folgorato già tempo fa al CONCERTO DEL PRIMO MAGGIO e poi al FESTIVAL DI SANREMO, e invece adesso mi ha portato un album tutto uguale come dimostra il nuovo singolo BUSINESSMAN...

Mah... 
Concludo la rassegna musicale di oggi con VIAJANDO POR EL MUNDO Brano di Karol G e Manu Chao che per me e per le radio che lo mandano attualmente in onda perché uscita come singolo a maggio, è la delizia di quest'estate anche se in realtà l'album era già stato pubblicato nel 2025.

Canzone basata su campionamenti della famosa Me Gustas Tu dell'ex Manonegra, ma chissenefrega, basta che sia bella. 
In coda gli auguri per i recenti 80 anni dell'ultimo Kraftwerk originale, Ralf Hutter,

di cui questa è la copia sintetica. 

martedì 23 giugno 2026

GLI ANNI 80 FRANCESI E L'EROTISMO

 C'erano una volta gli anni 80, ma quelli con Lio, Plastic Bertrand, Caroline Loeb e molti altri artisti d'oltralpe che davano il loro contributo in risposta alla british invasion di Duran Duran, SPANDAU BALLET, Depeche Mode e simili.


Anche Guesch Patti (all'anagrafe Patricia Porrasse) si dava parecchio da fare e scalava le classifiche di tutta Europa, quindi anche italiane, con ÉTIENNE, dove, al pari della canzone Kobra di Donatella Rettore, le allusioni non proprio velate alla fellatio nel testo della canzone (qui nel video con traduzione italiana) sono chiarite dal fatto che in francese il nome proprio maschile Étienne,

che tradotto in italiano sarebbe Stefano, è uno dei nomignoli francesi del pene (cosa che allora non sapevo assolutamente), un pò come gli americani lo chiamano Dick e i britannici anche Willy. 
Disquisizioni linguistiche a parte, la cantante, il cui padrino era Bernard Blier (lo ricordiamo come vittima della ghenga di AMICI MIEI), è deceduta un paio di giorni fa ad 80 anni dopo aver fatto qualche piccola apparizione nel mondo del cinema, e ricordiamo anche le sue performances musical-recitative al Festival di Sanremo del 1988 e al Festivalbar dello stesso anno con l'altro singolo LET BE MUST THE QUEEN.

Adieu Guesch Patti. 

sabato 6 giugno 2026

TRAVISARE UNA PAROLA È UN ATTIMO

 Di travisare le parole delle canzoni mi è successo spesso (e non solo a me) e anche di recente con questa nuova che vede in duetto Emma e Rkomi, VACCI PIANO,


e che ad un certo punto nel ritornello ripetuto più volte dice "Svegliamo tutti stanotte mentre ci urliamo" e quel "ci urliamo" l'ho immediatamente travisato con "ciuliamo", anche perché nel contesto ci stava. 
Poi però mi sono detto che non era possibile che dicessero una cosa così, e infatti non era così.
Un pochino come era capitato a Fiorella Mannoia al Festival di Sanremo nella sua MARIPOSA

dove quella frase "Orgogliosa e canto", sulle prime era sembrata una clamorosa bestemmia.
Ma torniamo piuttosto ad oggi: a parte il fastidioso modo di pronunciare le frasi che ha Rkomi ed Emma che trascina le parole come Achille Lauro, questa canzone fa parte di quei brani di nuova generazione che terminano così "de botto, senza senso" (direbbe René Ferretti), e purtroppo sono moltissimi ultimamente, segno di un modo di comporre secondo me usa e getta, come fossero canzoni da sottofondo e basta.

Cioè, voglio portare un esempio molto chiaro con un brano come PARSIFAL dei Pooh che ha una conclusione monumentale che ti porta ad un vero e proprio climax. 
Nello stesso periodo, sempre tenendo gli stessi Pooh come esempio, se sul disco non volevi dare per forza una chiusura al brano, questo continuava ad libitum sfumando il volume fino a non sentirlo più, ma quando lo stesso brano veniva eseguito dal vivo, la CHIUSURA c'era eccome.

Adesso invece si Usa fare così e... Che Fastidio! Vabbè, hai visto però che comunque la musica del sabato l'abbiamo avuta, eh?

martedì 2 giugno 2026

FESTA DELLA REPUBBLICA CON SIPARIETTO TRASH

  Oggi è la festa della Repubblica Italiana che si celebra per commemorare la nascita della Repubblica, ma tranquilli che un pizzico di trash lo troveremo anche in questo post.


La data si riferisce ad 80 anni fa, precisamente il 2 e 3 giugno del 1946, quando si tenne il referendum a suffragio universale con cui gli italiani decisero quale forma di stato preferivano, dopo la caduta del fascismo. 
E fu così che l’Italia divenne una repubblica e i Savoia, allora regnanti, furono esiliati. 
Per un periodo però l'evento era andato a cadere la prima domenica di giugno e il motivo l'avevo spiegato QUI. 
Ma i Savoia non si daranno per vinti e torneranno nella figura del principe Emanuele Filiberto, durante il Festival di Sanremo del 2013, in cui lo abbiamo visto in gara con la canzone ITALIA AMORE MIO, cantata insieme a Pupo e al tenore Luca Canonici.

La canzone fu pesantemente contestata soprattutto per la partecipazione di Emanuele Filiberto e il fatto che un esponente di Casa Savoia potesse intonare un canto d'amore verso l'Italia a causa dei cattivi rapporti che la sua famiglia ha mantenuto con la nazione, culminati nella richiesta di un risarcimento milionario nel 2007. 
Per non parlare poi delle scarse qualità canore del principe, nonché una certa (tanta) retorica nel testo del brano. 
Per cui, siccome il trash fa pure quello parte del mio bagaglio musicale, eccola qui sopra oggi. 
Godetevela e inorridite! 

sabato 23 maggio 2026

POOH 60 - LA NOSTRA STORIA (NOSTRA NEL SENSO DI TUTTI, MA PROPRIO TUTTI)

 Stasera, 23 maggio, andrà in onda su Rai1 la finale di Dalla Strada Al Palco che non sono riuscito a seguire forse perché Carlo Conti mi ha un pò saturato i maroni.


Dall’altra parte dunque è pronta la replica di Canale 5 con i Pooh che festeggiano quest’anno i sessant’anni di carriera anche se tempo fa avevano già tenuto il classico concerto d'addio. 
In effetti da allora non hanno più prodotto nuove canzoni, ma solo una versione riveduta ed estesa di PARSIFAL, a solo nome di Roby Facchinetti, album rimasterizzati e concerti eventi che continuano a riunire migliaia di fans. 
Questo perché i Pooh rimangono una delle band più celebri ed iconiche del nostro panorama musicale e, diciamolo pure chiaramente, sempre all'avanguardia nella strumentazione e negli allestimenti scenografici, tant'è che si è dibattuto a lungo su chi avesse per primo usato gli effetti laser tra loro e i ROCKETS (hanno vinto però i francesi). 
Per questi 60 anni in cui siamo cresciuti insieme a loro quindi, i Pooh si sono esibiti per tre serate all'Arena di Verona e Canale 5 ha registrato tutto montando, suppongo, il meglio dei tre concerti poiché la prima del 14 maggio è stata funestata da un forte temporale durante il quale la band ha lasciato il palco e molti del pubblico sono andati via pensando che non riprendessero più a suonare e invece, dopo circa mezz'ora, il concerto è ripreso per i pochi coraggiosi rimasti, ma accorciato di molto. 
Intero invece quello del 16 maggio, ma anche lì c'è stato un grave imprevisto con uno spettatore colpito da infarto e prontamente soccorso, ma purtroppo invano. 
Senza ulteriori problemi la terza serata del 17 maggio e per festeggiare questi 60 anni con i Pooh sul palco hanno duettato anche Giuliano Sangiorgi dei Negramaro

(in UOMINI SOLI), Noemi (in Tanta Voglia Di Lei), Ermal Meta (in Stai Con Me) e Marco Masini (in Pierre) con anche l'apporto di una vera orchestra sinfonica. 
Non sono mancate alcune critiche sulla posizione completamente laterale per il giovane Phil Mer, il figlioccio di Red Canzian che i Pooh hanno chiamato ormai da alcuni anni a sostituire il compianto batterista Stefano D'Orazio (che appare in video). 
Phil infatti (lo si vede anche dalle ospitate in tv) viene tuttora considerato più un ottimo turnista piuttosto che un vero membro dei Pooh, come succede anche a Danilo Ballo, polistrumentista fondamentale per la resa live, che adesso sta sul palco con loro, in posizione laterale opposta a Phil, mentre in precedenza era letteralmente dietro le quinte. 

I Pooh invece, per risultare sempre in quattro perlomeno sulle locandine, hanno fatto rientrare il fuggitivo Riccardo Fogli che negli anni 70 li aveva mollati convinto dalla sua compagna di allora, Patty Pravo, a dedicarsi ad una carriera solista

che per un lungo periodo è stata pure fortunata con diversi successi e anche la VITTORIA al Festival di Sanremo. 
Una piccola curiosità è che, in realtà, nessuno di loro quattro faceva parte della formazione originale dei Pooh

che ha debuttato con questo nome nel 1966, dopo essersi chiamati inizialmente Jaguars, con questa COVER dello Spencer Davis Group. 
Tutto questo al grido di "Si può essere amici per sempre!".


giovedì 7 maggio 2026

SONY: L'IMPERO DEL SOLE

 Sapevate che la Sony, colosso dell'elettronica moderna e dintorni, in realtà compie oggi i suoi bei 80 anni?


Era infatti il 7 maggio del 1946 quando a Tokyo l'ingegnere Masaru Ibuka e il fisico Akio Morita (nessuna parentela con il Pat di Happy Days e Karate Kid) fondavano la società Tokyo Tsushin Kogyo K.K., che contava all'epoca circa 20 dipendenti. 
Nome però un pochino complicato per un'azienda di quel tipo e mancante di quell'appeal capace di caratterizzare i suoi prodotti per attrarre i clienti. 
Intanto l'acronimo TTK venne bocciato poiché c'era già la compagnia ferroviaria Tokyo Kyuko, chiamata TKK, e inoltre esisteva gia la TDK che, con ancora un acronimo più simile, sarebbe stata pronta per diventare una delle maggiori case produttrici di nastri magnetici

insieme alla stessa Sony, Maxell, Basf e altre case che ci hanno fornito il materiale per scambiarci i nostri brani preferiti molto prima che arrivassero gli Mp3 in un'epoca in cui non ci facevamo tante menate sulla perfezione del suono. 
Comunque il nostro Morita voleva una parola che non esistesse in nessuna lingua, identificabile solo con i suoi prodotti. 
Ed ecco che nel 1955 viene trovato il nome Sony, ufficializzato tre anni dopo e che deriva da un incrocio tra la parola latina sonus, quella inglese sunny, cioè soleggiato come l'impero del film di Steven Spielberg, 

dove era alla sua seconda prova attoriale, dopo un fantasy non andato molto bene, un bimbo che crescendo diventerà il famoso Cristian Bale, e anche nome di un variopinto duo pop musicale,

e l'espressione del gergo giapponese Sonny boys che indica i giovani brillanti, destinati a una rapida carriera, preso così come un buon auspicio. 
Da allora tale marchio (reso spesso lucido metallico quando viene rappresentato), oltre all'elettronica di consumo, si è evoluto in altre branche come il cinema con l'ex TriStar Pictures,

quella del cavallo bianco alato, che passata nelle mani del colosso orientale diventerà Sony Pictures Entertainment (suo è il più recente fenomeno K-POP DEMON HUNTER e già nel 1996 la ditta aveva preso l'Oscar per l'introduzione del SDDS Digital Sound System) e la musica, e a tal proposito ne abbiamo GIÀ PARLATO di come la Sony (Music) sia molto presente anche nel nostro Festival di Sanremo al punto da dividersi la più grossa fetta di artisti con la Warner Music e la Universal. 
Eh... gli affari sono affari... 

mercoledì 6 maggio 2026

RIFLESSIONE SUL CONCERTONE DEL PRIMO MAGGIO(NE)

 Ho sentito cose che voi umani... Si, cioè, in realtà "ho letto" critiche sulla selezione dei partecipanti al Concertone del Primo Maggio del 2026 definendoli artisti mainstream come infatti sono, ma aggiungendo che non sia quello il loro posto.


È chiaro che tali critiche arrivino principalmente da gente che negli "anni di piombo", quelli difficili ANCHE PER LA MUSICA live, ha vissuto indossando l'eskimo e che pretende dall'artista sul palco un "impegno" e possibilmente uno schieramento politico ben dichiarato, dimenticando però che l’impegno vero riguarda le motivazioni personali che non devono per forza materializzarsi, in modo sistematico e intellegibile, all'interno di una canzone pop di stampo mainstream. 
A battersi per i diritti, secondo alcuni, dovrebbero essere solo i poveri, mentre quelli che, grazie alla musica, hanno "fatto i soldi" dovrebbero starne fuori perché, sempre secondo il ragionamento di cui sopra, se partecipano diventano istantaneamente degli ipocriti o degli opportunisti. 
L'ho già detto molte, moltissime altre volte che dal 1990, anno del primo Concerto del Primo Maggio, condotto allora da Carlo Massarini e Ombretta Colli, le cose sono molto cambiate, e non sto certo affermando che sia in meglio, tuttavia dovremmo accettare la possibilità di una via pop all'impegno sociale, non dico con favore, ma almeno con maggior serenità anche se vedere, per fare un esempio, Fulminacci sul palco ti fa domandare chi sia

e poi invece quando attacca la sanremese Stupida Sfortuna fai "aaah, ecco!". 
È vero che modificare il testo di Bella Ciao! sia stato un passo falso per Delia, ma non notato dal pubblico teen che forse conosce la canzone più per La Casa Di Carta che per il suo reale significato, e che lo "spessore artistico" di molti presenti equivalga a quello della carta velina, eppure sono sempre i ragazzi nel pubblico che quelle canzoni se le cantano tutte perché fanno parte della loro generazione e tutto sommato le conosco anch'io che sono cresciuto con Bennato, Dalla e DeGregori, e pure alcune di queste nuove leve le apprezzo davvero. 
Sarà anche l'effetto delle radio che martellano con gli stessi artisti visti venerdì sera, ma non dimentichiamo che il motivo di tali passaggi è che le emittenti sono ormai diventate da tempo dei veicoli promozionali per le majors, mentre i ragazzi legati a etichette indipendenti che si sono esibiti invece nel pomeriggio ben difficilmente li sentirai passare in radio. 
In questo caso funziona il passaparola, le piattaforme streaming (Spotify ospita moltissimi nomi nuovi, ma non sempre eclatanti) che sono un concetto indirizzato perlopiù sempre ai ragazzi, cioè quelli che nel mondo del lavoro non ci sono ancora, per cui il vero significato di questo concertone non lo conoscono se non per sentito dire, e manco sanno cosa significhino quelle misteriose sigle CIGL, CISL, UIL, ma piuttosto valutano l'importanza dei like e dei followers, e magari si sono pure chiesti cosa ci facessero là quei vecchietti fiorentini coi capelli grigi (i Litfiba).

Anzi, quelli che aspettavano la band di Pelù e Renzulli erano sicuramente a casa davanti alla tv, mentre i ragazzi del pubblico in piazza San Giovanni avranno invece apprezzato molto di più il DJ set (finto) del pomeriggio.
Quello che poi è anche cambiato notevolmente è quel mondo del lavoro dove una volta ci si sentiva "a posto" lavorando da dipendenti di una ditta consolidata, mentre adesso il giovane cerca di essere subito indipendente al grido di "io sono mio e mi gestisco io" (frase famosa anche in un altro contesto) e si apre una partita IVA come libero professionista, con tutti i pro e i contro del caso, per cui anche i classici sindacati dovranno presto prendere coscienza di ciò e adeguarsi ai tempi. 
Ecco... curiosando sui social ho letto fin troppi commenti nello stile "ai miei tempi..." e inevitabilmente mi sono figurato l'autore come uno che nel tempo libero sta lì a guardare un cantiere. 
E allora ancora una volta dico no e prometto solennemente che io non sarò mai così.

E purtroppo devo aggiungere in coda l'addio a Evaristo Beccalossi, storico calciatore del Brescia, dell'Inter e della Sampdoria che ci ha lasciato stanotte a 69 anni per le complicazioni di un'emorragia cerebrale. 
Addio Evaristo. 

mercoledì 18 marzo 2026

BRIDGERTON STAGIONE 4 SI È CONCLUSA

 Come la storia di Cenerentola, a cui questa stagione di Bridgerton SI ISPIRA,


alla fine, con gli ultimi quattro episodi arrivati su Netflix durante il Festival di Sanremo, possiamo vedere che vivranno quasi tutti (perché un decesso improvviso ci sarà) felici e contenti, alcuni magari meno soddisfatti di altri proprio come succede durante la kermesse musicale che quest'anno si è tirata addosso un mare di critiche, forse ancora più del solito specialmente per la "toccata e fuga" dei Pooh mandati in onda durante la finale con una sola canzone, Uomini Soli,

e la consegna sbrigativa del premio alla carriera che Conti non poteva mica perdere tempo, mentre in Piazza Colombo hanno tenuto un vero e proprio mini-concerto con orchestrali al seguito. 
Ma torniamo alla nostra serie tv dove, oltre alla vicenda principale, ricordiamo che Penelope,

la novella moglie di Colin Bridgerton, alla fine della STAGIONE PRECEDENTE aveva promesso di smettere con le pubblicazioni gossipare di Lady Whistledown, ma qualcuno non ben identificato ne raccoglie l'eredità e la Lady misteriosa riappare a condire e pepare le giornate di quella Londra ucronica che vediamo sullo schermo, oppure leggiamo nei libri dai quali sono tratte le sceneggiature seppure con alcune libertà. 
Stagione poi particolarmente interessante perché questi ultimi episodi mi hanno fatto fare tardi con il binge-watching per la curiosità che ad ogni chiusura mi rimaneva, e nemmeno mi calava la palpebra,pensa te. 
Quindi, miei cari lettori e gentili lettrici (per dirla in tono), potete stare tranquilli che Bridgerton tornerà ancora a deliziarci con la giusta ricetta di ironia, erotismo e anche molta fantasia che non ci sta mai male. 

venerdì 13 marzo 2026

FRANCO BATTIATO: IL LUNGO VIAGGIO (NON COSÌ LUNGO, FORSE)

 Come era accaduto per TRON: ARES, sul web si è scatenata una marea di critiche anche per Il Lungo Viaggio,


il film per breve tempo al cinema e poi trasmesso di recente da Rai1, che racconta la vita di Franco Battiato dall'infanzia in Sicilia (quando si rompe quel naso che sarà il suo tratto distintivo) fino a La Cura. 
Brano che torna più volte durante la visione a sottolineare momenti particolarmente intensi e anzi i suoi suoni si sentono già in apertura nella sequenza onirica sull'Etna innevato

e che torna anch'essa più volte. 
A parte la bravura di Dario Aita che interpreta Franco in maniera impeccabile nei movimenti e nella parlata identica, cantando anche tutte le canzoni contenute nel film che sono state risuonate ex-novo, compresi i videoclip rifatti identici, nella storia raccontata e che rimane dentro alle due ore, io ci ho trovato tutto quello che di fondamentale doveva esserci, 

cioè il periodo milanese della musica d'avanguardia sperimentale dopo un precedente passaggio nella musica leggera che però viene saltato e solo citato (in effetti non era così necessario per la narrazione). 
Periodo però che non portava nessun guadagno, anzi sui giornali dell'epoca fioccavano le recensioni negative sulle performances live elettroniche di Franco e i musicisti che lo accompagnavano. 
Particolare questo che non viene citato, ma era successo davvero di essere definito buffone. 
Per certi versi parevano le sperimentazioni sonore di Albanese nel suo ULTIMO FILM. 
Tuttavia uno di quei brani cervellotici dal mood particolarmente inquietante diventerà la sigla di TG2 DOSSIER,

ma anche questo nel film non viene detto. 
Ma siccome Battiato deve anche mangiare almeno ogni tanto, ad un certo punto decide di trarre profitto dalla musica e riesce a strappare un contratto con la EMI. 
Nasce così, incontrando Giusto Pio, L'ERA DEL CINGHIALE BIANCO con quel velocissimo solo di violino che nel 1979 farà alzare il sopracciglio agli ascoltatori delle radio,

grazie anche al testo che non parla di sole, cuore e amore, ma di alberghi a Tunisi, studenti di Damasco e sigarette turche. 
Il successivo Patriots però, specialmente per le vendite, non convince la casa discografica che invece preme per avere un disco da piazzare in classifica (d'altronde è quello il lavoro delle majors). 
Ed è a questo punto che Battiato lancia una nuova sfida, cioè va bene fare un disco da classifica, ma sarà senza filler inutili, cioè senza brani messi lì solo per allungare il minutaggio. 
Quando la EMI si vede proporre un disco contenente solo sette canzoni per un totale di 31 minuti scarsi, non esita ad esprimere i suoi dubbi su chi comprerà un album così breve, ma a pensarci bene è meglio un prodotto perfetto, ma essenziale oppure un'ora riempita con cose inutili?

Le vendite diedero ragione a Franco e LA VOCE DEL PADRONE rimane il suo capolavoro con tutte, ma proprio tutte e sette le canzoni passatissime in tutte le radio. 
Da lì a scrivere canzoni anche per altri cantanti il passo sarà breve e infatti Alice vincerà il Festival di Sanremo con PER ELISA scritta da lei con Battiato e Pio

e che porterà entrambi (Franco e Alice) all'Eurofestival, quello che poi diventerà l'Eurovision Song Contest (altro episodio che non si vede). 
Cosa che farà leggermente irritare la conterranea Giuni Russo che stava aspettando da un pò una canzone da Franco, e scena che qualcuno ha erroneamente creduto mostrasse una rivalità tra le due cantanti. 
In realtà non era mai stato così e per lei da Franco arriverà UN'ESTATE AL MARE che sarà un grande successo anche in discoteca.

Ma Giuni allora si trovava sotto l'ala protettiva di Caterina Caselli con la quale (apro un'altra parentesi che non c'è nel film) invece nacquero presto i veri dissapori poiché Caterina insisteva per tenere Giuni su un registro leggero, canzonettaro, mentre lei, che aveva doti vocali pazzesche, avrebbe preferito poter mostrare di più le sue capacità. 
Nel film si salta anche il periodo successivo de L'Arca Di Noè, disco in effetti meno di successo rispetto all'imbattibile precedente per cui comprendo la scelta di passare oltre, ma nel mio caso personale quel tour (altra ulteriore parentesi) fu anche il mio primo incontro live con Battiato che si portava dietro anche Alberto Radius alla chitarra e tutto il Coro dei Madrigalisti. 
Quindi per me non c'è nessuna critica negativa sul film se non una nota tecnica per l'effetto speciale leggermente scrauso che lo mostra sul palco dell'Arena di Verona dove si nota benissimo che il pubblico, anche se opportunamente sfocato, è posticcio e, specialmente in un'inquadratura, guarda da tutt'altra parte e applaude così a caso. 
Ma è una piccolezza rispetto alle due ore che questo film mi ha fatto passare tra i ricordi. Ma ai soliti mai contenti tutto questo non è bastato e allora giù critiche sui social e sul web. 
Che poi, se diventava un film di tre ore, magari gli stessi sarebbero stati lì a dire che era un mattone troppo lungo e che noia, che barba... 
De gustibus... 
E se non l'avete visto consiglio ancheIL CORAGGIO DI ESSERE FRANCO, un bel documentario sempre su di lui che, come scrissi in quel post, per me è stato "un amico con cui ho passato durante gli anni 80 una Summer On A Solitary Beach, cercando quel Centro Di Gravità Permanente, e volando via, grazie ad un Sentimiento Nuevo, come Gli Uccelli, per infine alzare Bandiera Bianca avendo trovato finalmente Segnali Di Vita al carnevale estivo sopra i carri in maschera dove stanno suonando Cuccurruccuccù" (la sintesi del suo disco di maggior successo).

sabato 7 marzo 2026

QUANDO LINDA PERRY (E NON MORGAN) SI CHIEDEVA "CHE SUCCEDE?"

 Sicuramente tutti conosciamo WHAT"S UP dei 4 Non Blondes, quella canzone che ti fa gridare "heeey heeey heeey yeah yeah",


grandissimo successo degli anni 90 dal giro di accordi sempre uguale, ma probabilmente non era un difetto perché era risultato decisamente efficace. 
E comunque anche LA CANZONE DEL SOLE di Battisti gira sempre uguale eppure piace a tutti.

Bene, Linda Perry, che, nonostante il suo look fosse carismatico e fosse lei l'autrice delle canzoni, non era la vera leader della band in quanto era stata reclutata in un secondo tempo dal trio quando questo era già formato, dopo quel primo e unico album si era dedicata a scrivere brani per altri artisti ed era uscita anche con un disco solista oltre 25 anni fa nel 1999, e ancora prima un altro nel 1996, ma sempre senza tanta promozione e infatti quasi nessuno se ne era accorto. 
Adesso Linda ha annunciato per il prossimo 8 maggio l'uscita del suo nuovo album solista Let It Die Here, e come singolo di presentazione ha appena pubblicato la sua versione di BEAUTIFUL


che ai suoi tempi aveva scritto per Christina Aguilera ed era stata una grande hit. 
Intanto, tra le altre cose, non ha escluso anche un ritorno con i 4 Non Blondes. 
E quindi oggi tutta musica che ci riporta un pò indietro, non molto, ma quanto basta per rendersi conto di come tutto sia cambiato nel giro di trent'anni. 
Tutto... tranne le guerre... 

venerdì 6 marzo 2026

BOWIE ANCHE A FUMETTI

  Amanti dei comics attenzione perché esce oggi la graphic novel "Low - David Bowie e gli anni di Berlino",


firmata dal fumettista tedesco Reinhard Kleist, ed è in pratica il seguito di "Starman" che invece ritraeva l'artista nel periodo di Ziggy. 
Qui infatti si prosegue con il trasferimento a Berlino Ovest nel 1976, quando Bowie lascia Los Angeles per prendere le distanze da certi eccessi che stavano diventando un pò troppo invadenti. 
Troviamo la scena underground, le sessioni di registrazione e Iggy Pop, tutto in una Berlino ancora divisa dal Muro. 
Il 31 marzo arriva invece in libreria "Ho lasciato ogni posto"

di Lorenzo Coltellacci e Mattia Tassaro che ci presentano un Bowie anche qui distante dall'immaginario glam di Ziggy Stardust, con Brian Eno e Robert Fripp come personaggi che gli gravitano intorno alla fine dei Settanta e con la nascita di post-punk e new wave. 
I due autori si sono già cimentati con Joy Division e Cure ed ora tornano in questo periodo che ricorda i dieci anni della scomparsa di David Bowie, l'artista che Carlo Conti su quel famoso palco televisivo si ostinava a chiamare "Baui"! in occasione dell'esecuzione di RAGAZZO SOLO, RAGAZZA SOLA,

orrenda versione italiana di Space Oddity che non c'entrava nulla con la drammatica vicenda del Major Tom nello spazio, e di cui lo stesso Duca Bianco, costretto ad inciderla dalla RCA, si era vergognato definendola "uno scempio". 
In conclusione gli auguri a un altro David che di cognome fa Gilmour e compie oggi 80 anni di cui in buona parte passati insieme ai Pink Floyd e tutte le beghe consecutive con Roger Waters.
Tra l'altro il compleanno proprio oggi pare non capitare così a caso poiché i due David hanno diviso il palco della Royal Albert Hall il 29 maggio del 2006 con due canzoni dei Pink Floyd: ARNOLD LAYNE e COMFORTABLY NUMB 

con 15 minuti di applausi tra un brano e l'altro e l'ovazione finale a conclusione del concerto. 
Nel frattempo in italia Povia aveva appena vinto Sanremo e nel giro di pochi anni ci saremmo trovati a dover convivere con la "trap"... 

mercoledì 4 marzo 2026

QUELLA VOLTA CHE JOHN LENNON NON AVEVA MISURATO LE PAROLE

 Quel lontano 4 marzo del 1966, mentre Lucio Dalla compiva 23 anni e aveva appena partecipato al Festival di Sanremo con Paff Bum!, prima di partire per un tour negli Stati Uniti, John Lennon in un'intervista all'Evening Standard si faceva scappare una famosa frase che venne subito male interpretata, e ne avevo accennato già qualcosa L'ANNO SCORSO.


Nella frase sosteneva che i Beatles (eh si, tornano anche oggi) erano diventati più famosi di Gesù, e concetto con il quale il beatle voleva solo evidenziare la portata planetaria della "Beatlemania" rispetto alla religione in quel periodo. 
Cioè hai presente il fanatismo, le ragazzine urlanti, le folle in delirio eccetera? 
Tutte cose che non potevano certo lasciare indifferenti quei quattro ragazzi di Liverpool e che, volente o nolente, ti infondono anche una certa autostima. 

E infatti Lennon per quei motivi aveva avuto la sensazione che il cristianesimo fosse in declino in quegli anni dato che le chiese erano sempre meno affollate, e che la band di cui faceva parte stesse semplicemente avendo un impatto culturale maggiore, un più forte effetto aggregante sulla gioventù dell'epoca rispetto alla religione. 
Se andiamo a vedere non aveva per nulla torto poiché John si riferiva solo alla popolarità pop del momento e non ad un confronto storico o teologico che esulava totalmente dalle sue competenze. 
Forse in effetti aveva preso come metro di paragone qualcosa di un pò troppo grande, buttandosi così candidamente, ingenuamente senza pensare tanto a quello che stava dicendo. 
Ma se le parole sono importanti, come DICEVA Nanni Moretti, conta anche molto come vengono interpretate, e per questo la dichiarazione causò enormi polemiche, in particolare negli Stati Uniti che su questi argomenti si mostravano particolarmente bigotti, portando a boicottaggi dei dischi dei Beatles con roghi dei vinili organizzati dalle radio cristiane e dalle associazioni religiose, nonostante le successive precisazioni di Lennon. 
Questa vicenda viene anche raccontata nel documentario del 2016 diretto da Ron Howard,

The Beatles: Eight Days A Week - The Touring Years dove Ringo Starr è doppiato in italiano da Pino Insegno, giuro. 
La frase di John, sempre con quel suo significato leggermente travisato, divenne un simbolo della supremazia della cultura pop e della musica rock negli anni '60. 
Il titolo PIÙ FAMOSO DI GESÙ è stato anche utilizzato da Gianluca Grignani per un brano del 1996, contenuto nel discusso album La Fabbrica di Plastica di cui avevo parlato tempo fa qui dalle mie parti.

Strano però che per Gianluca non si sia scatenato lo stesso putiferio... 

domenica 1 marzo 2026

SANREMO? TUTTO BENE O QUASI

 Eccoci finalmente nel dopo Sanremo, dove lo spettacolo in effetti c'è stato, questo tralasciando o cercando di dimenticare elementi inutili come Alessandro Siani e la cringissima A.i. di Papaveri e Papere.


Intanto è doveroso un ultimo saluto a Neil Sedaka, 86 anni, con all'attivo anche diversi 45 giri cantati in italiano e che nel 1965 avrebbe dovuto partecipare al Festival, ma una serie di beghe tra l'organizzazione e la RCA ne compromisero la presenza. 
Intanto, per quelli che hanno qualche annetto in più, lo ricordo io qui con quella che è la sua canzone più famosa, OH CAROL!. 


Tornando al Festival 2026 che ha dovuto svolgere la finale aprendosi con un clima tutt'altro che festaiolo (ma... the show must go on), lo sapevo che la mia favorita Ditonellapiaga non avrebbe mai vinto la kermesse ufficiale però il terzo posto sul podio l'ha preso e intanto ha sbancato insieme a Tony Pitony nella serata delle cover, e che cover la loro!

Con The Lady Is A Tramp ci hanno portato direttamente a Broadway! 
Comunque la sua canzone in gara Che Fastidio! è dance e va benissimo perché noi italiani la dance la sappiamo fare come dimostrano gli anni 80 e 90. 
Prevedo frequenti passaggi in radio per lei. 
Serena Brancale ha portato una ballata come altre duecento prima di lei con l'idea di voler essere Giorgia, ma missione non del tutto portata a termine. 
Fulminacci invece ha messo da parte il suo ispirarsi a Daniele Silvestri (ricordate la bellissima Tattica?) e si è adagiato sulla classica canzone da festival, comunque meglio di tante altre. 
Arisa, se ci fosse bisogno di ricordarlo, ha una voce da paura, ma la canzone pare un pò tanto Disney. 
Oddio, forse non è un difetto così grave. 
Sal Da Vinci, il vincitore (nomen omen)

dopo le standing ovation e le lacrime di commozione è stato già prenotato da circa 200 matrimoni. 
Elettra Lamborghini porta il nulla, ma tutto sommato su quel palco ho sentito di peggio. 
La canzone di Luché, se ascoltate la versione che passa alla radio pare tutta un'altra cosa con la voce effettata, mentre invece in tv tanti artfici tecnologici non si sono sentiti, non so se volutamente o per errore dei fonici che errori ne hanno fatti un bel pò, e il risultato quello si è sentito benissimo, doloroso per le orecchie. 
Per chi ha nostalgia di Max Gazzè, che latita dal Festival da qualche anno, c'è Sayf che con con la sua canzone ritmata e allegra si è preso il secondo posto, grazie ad un testo che è tutto il contrario di quello che propongono certi suoi colleghi trappers che parlano solo di zoccole e "lambo" (non Elettra). 
Mara Sattei... due palle. 
Eddie Brock, uno che parte sottovoce e poi urla di tutto alla tipa. 
LDA, figlio d'arte, in duo con Aka7even, ovvero Napoli versione latinoamericana. 
Dargen D'Amico lui si che sta sul pezzo, un pezzo disco vecchio stile che cita l'A.i., ma spero non quella delle papere di lassù. 
Tommaso Paradiso "struggente", ma come Albanese nel suo ULTIMO FILM? 
No dai, qui c'è il classicone forse già sentito anche perché l'ex dei The Giornalisti pare sempre uguale a sé stesso. 
Si chiama anche coerenza. 
Levante conferma quanto è brava con passaggi mica facili nella sua canzone. 
Patty Pravo? Divina. 
E per tutto il resto lasciamo la parola al tempo che verrà, che ho già detto tanto. 

sabato 28 febbraio 2026

DAVID BOWIE E GLORIA GAYNOR (AMBEDUE SOTTO MENTITE SPOGLIE) ED ALTRI CONTRO SANREMO

 Premetto che non ho nulla contro la kermesse musicale a parte la sua durata eccessiva (ma tanto c'è RaiPlay), anzi la seguo costantemente ogni anno (Fedez & Masini saranno i vincitori?), tuttavia oggi per la nostra musica del sabato porto in scena cose ben diverse da quelle che in questi giorni dominano anche l'etere radiofonico. 


Sono morti infatti nei giorni scorsi alcuni artisti che Carlo Conti non ha nominato durante la lunga lista di personaggi famosi scomparsi (Pippo, Peppe, eccetera) e posso capirlo poiché forse non erano popolarissimi, specie nel caso di Des De Moor (quello più paffutello nella foto di copertina del disco) che, in coppia con il pianista Russell Churney, si era divertito a rileggere in versione alternativa stile cabaret/chanson una serie di canzoni di David Bowie come per esempio questa THE MAN WHO SOLD THE WORLD, ed è anche forse l'unica che si riesce a trovare su YouTube.
Des aveva 64 anni.

Altra famosa cover uscita negli anni 90 riguarda I Will Survive di Gloria Gaynor che la band statunitense dei Cake aveva rifatto in una VERSIONE maschile strascicata, ma con il suo perché, e che sicuramente tutti abbiamo sentito passare in radio almeno una volta. 
Oggi la pubblico qui perché Greg Brown,

il chitarrista co-fondatore dei Cake che aveva lasciato la band dopo la pubblicazione dell'album relativo, è mancato nei giorni scorsi all'età di 54 anni dopo una breve malattia. 
Sempre di musica si parla con MARK KENNEDY,

batterista australiano che è entrato a far parte dei Men At Work nel 1985 quando Jerry Speiser ha lasciato la band dopo quel periodo di grande successo dei primi due album che ce li avevano fatti conoscere con hit come WHO CAN IT BE NOW? .

Mark aveva 74 anni. 
Infine una breve incursione nel cinema poiché Robert, il più giovane dei fratelli Carradine, si è suicidato a 71 anni. 
Colgo l'occasione allora, restando con la famiglia Carradine, di mettere qui nel post anche suo fratello Keith che con I'M EASY appariva nello storico film Nashville di Altman.

Goodbye Des, Greg, Mark & Robert. 

venerdì 27 febbraio 2026

ARRIVANO I POKÉMON... ACCHIAPPALI TUTTI!!!

 E lasciamola andare avanti così la kermesse sanremese che sui social non si parla d'altro dato che da un giorno all'altro diventano tutti critici musicali, mentre qui oggi torno indietro di trent'anni perché il 27 febbraio del 1996 usciva in Giappone il primo videogioco dei Pokémon nella versione rossa e in quella blu, mentre in Italia arriverà il 5 ottobre del 1999 con il traino della serie tv in onda su Italia 1.


In realtà la Nintendo avrebbe voluto far uscire il gioco in concomitanza con il Natale del 1995, ma alcuni ritardi hanno fatto slittare tutto due mesi dopo, con il timore di non essere più in un periodo di grandi vendite. 
La strategia però di mettere personaggi diversi nelle due edizioni fece in modo che molti giocatori acquistassero entrambe le versioni, quindi doppio guadagno. 
La grande particolarità del gioco era che, tramite un collegamento tra due consolle Game Boy, ci si potevano scambiare i personaggi e partecipare ad eventi dedicati che in seguito si terranno anche in Italia. Ricordo infatti a Mirabilandia di aver visto in anteprima il film Lucario E Il Mistero Di Mew,

uno dei tanti lungometraggi realizzati su Pikachu & Co. Eh si, guardo pure quelle cose perché si tratta pur sempre di cinema e non sono mai cresciuto. 
Non per nulla mi era piaciuto pure POKÉMON DETECTIVE PIKACHU, film live action al quale non avrei dato un euro, e invece... 

giovedì 26 febbraio 2026

LAVOREREMO DA GRANDI... E RIDEREMO DI GUSTO

 Oggi prendo una pausa dal Festival per dedicarmi a Lavoreremo Da Grandi,


l'ultimo film di e con Antonio Albanese coadiuvato da Giuseppe Battiston e non moltissimi altri in scena in un film che a tratti potrebbe essere quasi una pièce teatrale dato che principalmente l'azione si svolge in casa.

La pellicola si apre con ON THE ROAD AGAIN nella versione originale dei Canned Heat che paragonata a quella micidiale degli argentei e spaziali ROCKETS ne pare una loffia cover, e invece è il contrario. 
Si ride spesso tra morti presunti ed escort di passaggio,

mentre Albanese fa il musicista dodecafonico che fa sentire a tutti i costi le sue composizioni agli amici, definendole "struggenti", anche in auto e sarà anche quella la causa da cui partirà tutta la vicenda che si snoda nel film che fa ridere senza stare limitato dal solito politically correct... 
E per fortuna! 

mercoledì 25 febbraio 2026

QUANDO LA RAI NON SI FILAVA IL FESTIVAL

 A DITONELLAPIAGA è stata affidata l'apertura del Festival ed è stata una devastante apertura dato che pareva di sentire gli Underworld, cioè tutto quello che non è un classico brano da Sanremo e forse per questo l'ho già messa tra le mie preferite.


Un Festival questo che rende doverosamente omaggio a parecchi personaggi televisivi e musicali morti più o meno di recente. 
Tutto questo sorretto da un grande impianto scenico che definire faraonico non rende l'idea perché adesso la Rai per il Festival non bada a spese con gente che ci lavora su mesi e mesi prima con uno sbattimento che non ti dico. 
Ma immaginate invece un festival di Sanremo che andava in onda in tv solo con la serata finale (le altre si sentivano alla radio) organizzato in una manciata di giorni, con un presentatore che invece di stare sul palco rimane seduto a un tavolo sotto (Giancarlo Guardabassi aveva problemi a stare tanto in piedi) come si vede in apertura nel video più avanti, con la diretta della serata finale che finisce prima dell'annuncio del vincitore perché non c'erano santi... il tempo a disposizione per la diretta era già abbastanza (altro che i minutaggi spropositati di adesso) e doveva assolutamente andare in onda il telegiornale

(sarà annunciato lì che Peppino Di Capri ha vinto con NON LO FACCIO PIÙ) che chiude la programmazione serale della RAI, allora ancora monopolista. 
Era il 1976 e avevo registrato tutte le canzoni dalla tv con quel Philips K7 mio compagno musicale per lungo tempo, in un'Italia stretta tra sacrifici, crisi e poca movida, tra big in declino e tanti sconosciuti.

C'era un Toto Cutugno già cotonatissimo, ma in gara come leader degli Albatros portando una canzone bruttissima, VOLO AZ 504, che narra di lui che supplica lei incinta che invece se ne va via da lui con l'intenzione di abortire, in pratica una soap-opera. 
Personalmente invece avevo già la mia guilty pleasure in Mara Cubeddu, voce dei Daniel Sentacruz Ensemble che cantavano LINDA BELLA LINDA.

Festival che sul fatto di essere sottotono se la giocava con quello dell'anno precedente di cui ho parlato IERI. 
Entrambi parevano la sagra paesana citata da Vincenzo De Lucia mentre imitava Laura Pausini.

Poi sono arrivate le tv private e la Rai si è dovuta dare una svegliata per non perdere spettatori, così, anno dopo anno siamo arrivati a quel Festival supermaxi di adesso che personalmente seguo per buona parte il giorno dopo su RaiPlay. 
Magari poteva bastare una onesta via di mezzo? 

INTELLIGENZE ARTIFICIALI MOLTO DIVERSE TRA LORO AL CINEMA

  Amanti del cinema sul grande schermo, in questo autunno Nexo Studios, con Back to Cult, riporta in sala due titoli visionari molto lontani...