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martedì 16 giugno 2026

JETHRO TULL: STORIA DI UN BEL PASTICCIO

 Nel 1980, per colpa della casa discografica Chrysalis, l'intesa di una storica band prog andò a ramengo e il gruppo si sciolse all'improvviso.


La band era quella dei Jethro Tull e al loro leader Ian Anderson, secondo una clausola del contratto con la casa, era stato chiesto di realizzare un album solista, magari sullo stile folk. 
Ian si mise al lavoro di buon grado però con la condizione di poter collaborare anche qui con il fido chitarrista Martin Barre con lui dagli inizi dei Jethro Tull, per la precisione dal secondo album Stand Up. 
Per il resto dei musicisti Ian, che nella sua testa voleva anche giustamente adeguarsi ai tempi entranti cioè gli anni 80 che saranno pieni di sintetizzatori (vedi l'evoluzione dei suoi colleghi prog Genesis, per esempio), cercò musicisti nel giro della musica elettronica tra Roxy Music e Frank Zappa, e in breve tirò fuori il disco che riprendeva, riarrangiate, alcuni sue vecchie composizioni mai pubblicate e altre del tutto nuove.

Il disco si sarebbe chiamato semplicemente A, come lui, Anderson, ma con quei suoni moderni suonava come quello di una vera rock band, altro che folk, e lo potete ascoltare qui in VERSIONE ESTESA (con più brani rispetto alla tracklist originale e in effetti è un gran bel disco prog),

per cui ecco che alla Chrysalis viene in mente di pubblicarlo lo stesso a nome Jethro Tull con una copertina che abbandonava gli outfit da folletto per un'immagine ispirata a Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo, causando le ire dei componenti dei veri Jethro Tull che non avevano partecipato alle registrazioni, e quindi mollano definitivamente la band. 
E lo fanno con tutte le ragioni perché la situazione era un pò come se Mick Jagger e Keith Richards avessero fatto uscire un disco a nome Rolling Stones, ma senza Ronnie Wood, Bill Wyman e Charlie Watts all'epoca in cui questi ultimi due erano ancora nella band. 
A nulla servirono le spiegazioni e le scuse di Ian che era fermamente intenzionato a tornare alla formazione di prima per l'album successivo. 
L'intesa si era spezzata (ripeto, non per causa sua) e fra i fuggitivi c'era anche l'allora David Palmer,

(quello con il foulard al collo) tastierista che era entrato ufficialmente come componente nel 1976, ma che anche prima arrangiava i brani per i Jethro Tull. 
David purtroppo è mancato nei giorni scorsi a 88 anni, ma nel frattempo, dopo la morte della moglie, nel 2004 aveva anche cambiato sesso diventando Dee.

Sempre restando nel genere prog è mancato anche Dave Greenslade, 83 anni, pure lui compositore e tastierista inglese

che, oltre ad aver fondato una band che portava il suo cognome, ha fatto prima di tutto parte dei Colosseum, noti soprattutto per il loro secondo album VALENTYNE SUITE, quello con la famosa copertina che raffigura una modella tra due alti candelabri futuristici come si vede nel video allegato (il secondo candelabro sta sul retro della copertina che è una foto intera).

Da tutt'altro genere invece arrivava il rapper Oliver Tree deceduto a soli 32 anni in uno scontro tra elicotteri. 
Oliver aveva uno stile molto ironico anche nel modo di presentarsi con i capelli a scodella, e il suo pezzo più famoso era (ironicamente) questa LIFE GOES ON,

che ha raggiunto una popolarità virale venendo usata anche per meme e video di TikTok. 
Quindi goodbye Dave, Oliver e Dee (o David). 

giovedì 9 aprile 2026

ANGINE DE POITRINE: QUESTO È IL FUTURO?

 Certo, presentarsi in modo da farsi notare conta molto nel mondo della musica e l'hanno dimostrato in passato i KISS, i Residents, i DAFT PUNK, i ROCKETS e anche i nostrani Liberato e Tre Allegri Ragazzi Morti.


Nel caso del duo canadese ANGINE DE POITRINE (che significa Angina Pectoris) le loro strane maschere supportano un suono con influssi math rock e influenze che chi li sta osannando dice che spaziano dai Television a Frank Zappa. 
C'è chi li ama e chi invece non li capisce, e fra questi secondi mi ci metto anch'io, ma ogni volta che apro uno dei social che frequento me li trovo davanti, per cui non posso rimanere indifferente al fatto che la loro promozione sta funzionando ed è per questo che ne parlo oggi. 
C'è molta tecnica nelle loro esecuzioni, ma nel mio mondo non riesco proprio a definirla musica "musicale", ma piuttosto li vedo come esercizi atti a dimostrare qualcosa che non mi arriva nonostante questo grande battage mediatico a cui ci stanno sottoponendo da prima di Pasqua. 
Perché questo mi sembra, ovvero una grande operazione di marketing costruita ad arte per far conoscere questi due che non sentirai mai passare nelle radio che invece mettono su le hit del momento (attenzione... non sto difendendo a spada tratta le canzoni di Sanremo). 
Tengo a precisare che non sono uno di quelli che rifiuta a priori ogni novità musicale restando confinato in casa ad ascoltare i Genesis di Gabriel come se fosse ancora il 1975, anzi, a mio parere, basterebbe guardarsi meglio intorno per trovare nuovi artisti che, oltre alla tecnica fine a sé stessa, riescono a mettere insieme qualcosa di anche gradevole all'ascolto proprio come quella band britannica ha dimostrato in passato (ho citato i Genesis come esempio, ma vale per tutti gli artisti del passato). 
Ma se voi che state leggendo li considerate, questi ADP, dei veri geni a tutti gli effetti, potete benissimo contraddirmi, magari dandomi delle motivazioni sensate. 
Grazie. 

domenica 22 febbraio 2026

GENESIS: A TRICK OF THE TAIL, OVVERO: LA NECESSITÀ AGUZZA L'INGEGNO

 Anche oggi c'è musica dalle mie parti, legata al fatto che 50 anni fa nella storia dei Genesis, un bel giorno di febbraio (era per la precisione il 13) del 1976, arrivava il momento di una svolta importante poiché usciva allora l'album A Trick Of The Tail, ovvero il primo dopo che Peter Gabriel aveva abbandonato il gruppo portando via con sé tutto il suo bagaglio di particolarità istrioniche teatrali e il suo posto di vocalist sarà preso dal batterista Phil Collins, non senza qualche dubbio iniziale da parte dei colleghi che stavano provinando altri cantanti. 


Ecco che i Genesis, che i più davano per finiti, si ritrovano ad essere guidati principalmente dai soliti Tony Banks e Mike Rutherford per un album registrato in tempi relativamente rapidi. 
È un disco che non cerca più di disturbare con le storie inventate da Peter, ma di affascinare e avvolgere. 
Lo si vede già dalla copertina che mostra una sfilata di personaggi (ce n'è uno per ogni canzone) bizzarri, buffi. 
Mai disturbanti. 
Il disco è comunque straordinario e contiene anche questo grandi visioni in stile "gabrieliano", quasi dei rimandi a SELLING ENGLAND BY THE POUND.


Le vere novità sono rappresentate dagli inediti accenni jazz rock (DANCE ON A VOLCANO, LOS ENDOS)

d
ato che Phil in quel periodo suonava contemporaneamente anche nei BRAND-X, e da SQUONK dove Collins si è ispirato, per sua stessa ammissione, a John Bonham dei Led Zeppelin.

Insomma un gran disco che tornerà con ben quattro brani contenuti nel live Seconds Out, uno dei miei primi approcci con i Genesis. 
Tale successo porterà Banks, Rutherford e Collins a voler sempre più indirizzarsi verso il pop più commerciale
I risultati li conosciamo tutti, nel bene e nel male con ancora un disco a quattro con presente Steve Hackett e in seguito ridotti a trio proprio per le divergenze creative del chitarrista. 
Diventeranno sempre più Pop, ma sempre di gran classe. 

mercoledì 21 gennaio 2026

AIRPORT 80 (MA VECCHIO DI UN ANNO)

 Oggi un post retrospettivo anche relativo allo stesso mio blog poiché è trascorso mezzo secolo da quando il Concorde ha spiccato il primo volo.


Un aereo supersonico innovativo con quel muso che si abbassava come un becco e diventato protagonista anche di Airport 80, l'ultimo dei film ufficiali a tema CATASTROFICO/VOLANTE e film che però curiosamente il titolo originale riportava sia il nome dell'aereo che l'anno 79,

perché da noi lo avremmo visto un anno esatto dopo con ALAIN DELON che si faceva un mazzo tanto come pilota a causa di tutta una serie di tentativi di sabotaggio/abbattimento, e George Kennedy che ancora non aveva incontrato Frank Drebin. 
Piccola curiosità sul doppiaggio italiano che chiama Dallas l'aeroporto di Washington mentre invece è Dulles che in effetti ha una pronuncia quasi simile. 
Aereo, proprio quello usato per le riprese,

che finirà distrutto nel terribile incidente del 24 luglio del 2000. 
Velivolo inoltre rivelatosi utile a Phil Collins durante il Live Aid per fare un volo intercontinentale dopo la sua esibizione e andare a riesibirsi con i Led Zeppelin. Purtroppo non al meglio poiché una volta sul palco il drummer dei Genesis si accorse di non conoscere così bene le canzoni del Dirigibile e così preferì fare un quasi playback toccando piano i tamburi e lasciando fare il grosso del lavoro all'altro batterista Tony Thompson come già avevo raccontato QUI
Sempre in quel post avevo anche raccontato di come la serie tv britannica U.F.O. avesse anticipato con un velivolo molto simile l'apparizone dell'aereo francese che arriverà alla fine del suo compito nel 2003, anche quello già raccontato su queste pagine web in quello stesso POST dedicato.

domenica 4 gennaio 2026

REGALI TRA NATALE ED EPIFANIA

 Allora... Avete aperto i regali di Natale?Contenti? Delusi?


Mah... forse può anche capitare, ma "Un regalo non si butta mai via" cantava Mal negli anni 60 rifacendo in italiano una canzone dei Bee Gees del periodo in cui non cantavano ancora in falsetto. 
E tra poco arrivano pure quelli della Befana che in genere però sono dolcetti. 
Tra i tanti regali che non passano di moda ci sono sempre i libri, nonostante la tecnologia sia imperante, ma tanto per restare al passo esistono anche le versioni e-book. 
A riguardo avevo parlato di un libro a fumetti su QUENTIN TARANTINO, ma anche il Tenente Colombo ci può fare scoprire tanti segreti della serie grazie a Carmelo Calanni che ce li racconta in Devo Dirlo A Mia Moglie

(frase ricorrente nei telefilm con Peter Falk nonostante quella moglie non si sia mai vista). 
E a proposito... c'è un libro fra quelli che avete letto che poi avete riletto più volte? 
Io si, ce l'ho anche in e-book ed è Alice Nel Paese Delle Meraviglie

con le illustrazioni di John Tiennel il cui Cappellaio Matto qui sopra andrà a finire nel logo della Charisma Records distributrice fra gli altri dei Genesis e de Le Orme per il mercato estero fino al 1983, anno in cui ha chiuso i battenti.
E non per niente il Bianconiglio ispirerà sia i Jefferson Airplane che gli allora fratelli Wachowski. 
Un altro è Il Libro Delle Bestie di Rudyard Kipling

proprio in questa edizione qui sopra e li trovate entrambi nominati nella mia presentazione del profilo insieme ad altre mie letture che ho avuto il piacere di ripetere più volte. 
Perché comunque leggere un libro (ma spesso anche un blog) ha sempre il suo fascino. 

martedì 17 giugno 2025

MARILLON - MISPLACED CHILDHOOD: L'ALBUM PROGRESSIVE CON LA HIT DENTRO

 Ecco un altro disco che compie oggi i suoi bei 40 anni, infatti usciva il 17 giugno del 1985 MISPLACED CHILDHOOD dei Marillon che personalmente avevo già scoperto l'anno prima con Fugazi, il loro secondo disco, dopo aver letto recensioni interessanti riguardanti il loro stile che ricordava da vicino quello dei Genesis del periodo con Peter Gabriel.


Questo per alcuni era invece un punto a sfavore perché, secondo loro, scopiazzavano la band di Selling England By The Pound invece di avere uno stile personale. 
Mah... Secondo me invece già da Fugazi ci avevo trovato dentro molto più rock che sarà portato avanti poi dai Dream Theater i quali nascevano proprio mentre usciva il disco di cui parliamo oggi, cosa che invece nei Genesis non era così evidente. 
La hit di cui ho scritto lassù nel titolo del post è naturalmente Kayleigh, canzone stupenda che sul 45 giri ha subìto quel maledetto trattamento per cui gli assoli di chitarra pare non siano così importanti e infatti quella parte viene accorciata tristemente. 
Se confrontate la versione sull'album (la seconda traccia del video lassù in alto) con QUESTA editata per il singolo

(sono stati costretti a fare così il playback a Top Of The Pops), vedrete, anzi, sentirete che scherzo gli hanno fatto a Steve Rothery che tanto si era impegnato a suonare la sua chitarra in quel lungo solo.
In realtà questo "danno" di solito è dovuto alla maledetta strategia di marketing della casa discografica per invogliare il pubblico ad acquistare l'intero album, come era successo anche per Heroes di David Bowie che sul 45 giri durava la metà del minutaggio che trovi sul LP.
Cosa questa della supremazia della casa che aveva portato ad un certo malumore in Fish, il frontman, il quale si dice avesse scritto i testi in una decina di ore sotto effetto dell'LSD e aveva intenzione di pubblicare il disco come due suite sui lati A e B, più o meno come fecero i Jethro Tull con Thick As A Brick, infatti le canzoni sono tutte collegate tra loro, mentre il colosso EMI (casualmente la stessa degli album di Bowie che aveva modificato anche i singoli estratti dal suo Let's Dance) impose la classica divisione in brani. 
Notevole anche la copertina che riprende lo stile dei due precedenti album

con, sul retro, il jester stavolta pronto a saltare dalla finestra, un po' come un anticipo dell'uscita di Fish dalla band che avverrà dopo il disco successivo. 
E non me ne vogliano gli appassionati, ma dopo questo capolavoro i Marillon non sono stati più gli stessi, con tutto il rispetto per Steve Hogarth che succederà a Fish come frontman. 


giovedì 29 maggio 2025

GIOCHI SENZA FRONTIERE: VAGLIELO A DIRE A CHI INVECE "GIOCA" ALLA GUERRA

 Sessant'anni fa, precisamente il 26 maggio del 1965, iniziava la prima edizione dei Giochi Senza Frontiere, uno dei programmi cult della televisione italiana, un'altra tv molto diversa da quella attuale.


Personalmente collego tali giochi al countdown dei giudici Guido Pancaldi e Gennaro Olivieri che con il loro “Attention... troix, deux, un” seguito dal trillo del fischietto, facevano partire la gara del momento dove c'era la particolarità che se una squadra si sentiva particolarmente forte in quella prestazione, spesso ostacolata da pupazzoni giganti e costumi ingombranti, ma divertenti, poteva giocare il Jolly che raddoppiava i punti totalizzati.

I due suddetti giudici sono quelli nella foto con le giacche chiare. 
E poi c'era il Fil Rouge che ogni squadra invece doveva affrontare singolarmente tra un gioco di gruppo e l'altro.
Giochi, si, ma erano in realtà vere prove che, per essere eseguite, richiedevano una preparazione atletica non da poco. 
Oltre a quanto ho scritto sopra, la mia memoria mi lega anche ai presentatori che erano negli anni 70 Giulio Marchetti e Rosanna Vaudetti,

quest'ultima anche signorina buonasera cofanata che ti annunciava i programmi della serata, ma non dimentichiamo che la primissima edizione era condotta da Enzo Tortora con il già presente Marchetti. 
Ovviamente in quegli anni per la tv italiana era tutto in bianco e nero, seppure il programma fosse già trasmesso a colori per le altre nazioni a partire dal 1973, ma c'era dentro una specie di magia che ti faceva percepire ugualmente quegli stessi colori delle scenografie che c'erano sul campo di gioco.

Programma nato in Francia, come probabilmente si capiva appunto già da molte parole precedenti, per iniziativa dell'allora presidente Charles De Gaulle per cementare o perlomeno buttare le basi di una Unità Europea che in futuro diventerà realtà, manteneva lo stesso titolo tradotto in ogni lingua dei paesi europei partecipanti, tranne che per il Regno Unito dove era chiamato It's A Knockout, cambiando anche la sigla, ma sappiamo bene quanto siano fatti a modo loro i britannici già dal modo di guidare al contrario. 
Negli anni 80 venne sospeso poiché molti Paesi non avevano più intenzione di partecipare per questioni economiche, ma i telespettatori chiamavano lo stesso a gran voce i Giochi, perciò il programma tornerà un po' raffazzonato negli anni 90, nel senso che non tutte le grandi nazioni erano presenti e così, per fare numero, erano entrate in gioco le rappresentanze della micro repubblica di San Marino, insieme a quelle di Malta, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovenia che successivamente entreranno a far parte dell'Unione Europea.

Tra gli altri presentatori che portarono avanti i giochi ci sono stati lo storico e ironico Ettore Andenna, il simpaticissimo Claudio Lippi, l'iper entusiasta Milly Carlucci e persino... Harrison Ford, o meglio, la sua voce italiana, ovvero Michele Gammino.

Oltre alla famosa marcetta che era la SIGLA dei giochi su immagini animate, pure Peter Gabriel ha fatto una citazione/riferimento al titolo del programma, nominando nel testo anche il titolo inglese, con quel suo singolo GAMES WITHOUT FRONTIERS dove nei cori c'è anche Kate Bush che ripete lo stesso titolo, ma in lingua francese.

Una canzone questa che parla di guerra e diplomazia parafrasando i giochi da bambini, e vinile da 7" che orgogliosamente possiedo e dal quale mai mi separerò, anche perché sul lato B c'è la versione di THE START/I DON'T REMEMBER leggermente diversa da quella dell'album (il suo terzo da solista) e sostanzialmente differente da quella che era stata pubblicata su un'altra edizione in 45 giri dell'ex Genesis uscita nel 1983 a supporto del doppio Peter Gabriel Plays Live.

Eh... son chicche... 

mercoledì 16 aprile 2025

A COMPLETE UNKNOWN: LE CANZONI AL SERVIZIO DEL CINEMA

 Oggi 16 aprile è la Giornata Mondiale Della Voce, per cui, oltre alla voce di Katy Perry portata nello spazio per 11 minuti baciando la terra al ritorno (ma poteva evitarlo, eh...) grazie a Jeff Bezos, calza a pennello anche A Complete Unknown, film diretto da James Mangold, che non è un musical dove le voci cantanti sono fondamentali, ma ci si avvicina molto, poiché le canzoni coprono il 90 per cento del minutaggio e i testi sono comunque complementari alla storia che viene raccontata.


Forse per questo motivo di coerenza mancano nel film un paio di altri pezzi strafamosi come Knockin' On Heaven's Door e Mr. Tambourine Man (questa viene solo citata in un dialogo), proprio perché non ci stavano dentro al contesto del Bob Dylan che, da cantautore folk, diventa rocker elettrico scontentando i puristi che lo avevano invitato più volte al Newport Folk Festival. 
Solita mania bislacca che se un artista comincia con un genere musicale poi dovrebbe essere uguale a sé stesso per tutta la vita. 
Tanto per dire, il Bob io l'ho conosciuto solo nel 1975 con HURRICANE,


cioè un pezzo meraviglioso lungo più di 8 minuti (infatti sul 45 giri la canzone è divisa sui due lati del vinile) che racconta la storia vera del pugile Rubin Carter (soprannominato appunto Hurricane) accusato di omicidio solo perché nero (nel 1999 ne è stato tratto anche Hurricane - Il Grido Dell'Innocenza, un film con Denzel Washington), e canzone che di folk non ha più nulla se non il suono di un violino suonato da Scarlet Rivera


(qui sopra in una foto di quel periodo) che fa la parte fondamentale nel brano, ma mica il classico violino triste qui eh, anzi qui vale quanto una chitarra elettrica.
Scarlet lo scorso anno ha anche partecipato ad un concerto dove Neri Marcorè (purtroppo in braghette corte!!!) cantava in maniera da brividi DeAndrè e in questo VIDEO c'è un estratto della cover italiana di Suzanne di Leonard Cohen fatta dal cantautore genovese, dove Scarlet duetta cantando le parti in originale, e di seguito anche uno spezzone dove suonano doverosamente anche Hurricane.

Ecco, tornando sull'argomento dei generi musicali ho già spiegato più volte che invece io, al contrario dei cosiddetti "puristi", un artista musicale lo vedo bene se amplia i suoi spazi come sempre è accaduto nella storia della musica.
Provate a sentire il primo e l'ultimo disco dei Pink Floyd o dei Genesis, come vale anche per gli YES, i Coldplay, ma pure gli esordi di Bennato, Dalla, Pino Daniele e tanti altri confrontati con il loro dischi più recenti e troverete differenze abissali.

Comunque Timothee Chalamet qui fa un lavoro eccezionale nel dar vita ad un giovane Dylan e nel CANTARE davvero le sue canzoni imitandone la voce (che appunto oggi viene festeggiata). 
Forse solo l'imitazione si spinge un po' troppo oltre nelle pose che richiamano certe foto famose, ma spesso sembrano un po' forzate.

A parte questo il film anche se molto lungo è davvero molto bello (Mangold sa il fatto suo), con l'unico limite che se non piace Dylan, magari solo per il fatto che lui in effetti non è la persona più simpatica del mondo, allora potrebbe essere un problema. 
Ma credo che ben pochi possano dire di non gradire le canzoni di Bob.

Comunque, se proprio le cose stanno così, si può tornare invece alla Katy Perry "spaziale" che (mannaggia) invidio moltissimo perché è stata a fluttuare senza peso lassù, come si vede nel VIDEO (che già molti sostengono sia tutto un fake), insieme ad altre cinque donne, fra le quali c'era anche la fidanzata di Jeff,

come gli astronauti veri (ma dico... che fortuna ha la ragazza?), e il cui ultimo album 143 era stato bocciato dalla critica mentre invece (ne avevo PARLATO tempo fa) personalmente l'avevo trovato molto gradevole e lo consiglio.
Beh, lo ripeto, io sono fatto così, cioè molto aperto verso i generi musicali (e come al solito ho "spaziato" off topic forse un po' troppo), ma vedi che alla fine è solo questione di gusti? 

venerdì 22 novembre 2024

SCARLETT JOHANSSON & GENESIS: INSOLITO DUETTO?

 No, niente strani duetti musicali qui, anche se l'attrice in questione (pochi lo sanno) ha avuto anche esperienze come cantante nel cui primo album aveva collaborato anche David Bowie.


La concomitanza è che quarant'anni fa nasceva appunto una bambina che la famiglia Johansson (papà danese e mamma americana) chiamerà Scarlett Ingrid, quindi auguri per il traguardo dei suoi 40 alla Black Widow della Marvel. Esattamente nello stesso giorno, però di dieci anni prima, invece usciva un doppio LP dei Genesis

dal titolo THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY che, oltre ad essere un concept album, cioè una vera e propria opera prog, era anche il disco che sanciva la fine del quintetto inglese nella versione con Peter Gabriel come frontman. 
La band andrà avanti ancora con due dischi di studio in formazione a quattro con Phil Collins a cantare al posto di Peter mantenendo comunque anche il ruolo di batterista, e con il doppio live SECONDS OUT

terminerà anche la collaborazione con Steve Hackett alla chitarra, arrivando così alla formazione a tre che conosceremo da lì in poi, e anzi, probabilmente molti hanno in mente solo quella poiché è proprio il trio ad aver avuto il maggior riscontro commerciale durante gli anni 80, con il supporto dal vivo di Chester Thompson e Daryl Stuermer (seconda batteria e chitarra)

in posa agli estremi della foto insieme ai tre. 
Tornando però al disco in questione, questo arrivava dopo il mitico Selling England By The Pound, che ebbe un successo clamoroso e nello stesso anno era stato potato live anche in Italia, perciò era inevitabile il confronto tra i due, dove "The Lamb" risultava essere molto più introverso (dissero anche pretenzioso) per la storia che raccontava (pare che Jodorowski ne volesse fare un film), a tratti pareva quasi recitato con melodie non proprio immediate, e all'inizio non venne recepito molto bene dal pubblico. 
Inoltre le rappresentazioni dal vivo stavano diventando sempre più un one man show di Peter come quelli che porterà in scena poi nella carriera solista

(quel meraviglioso Secret World Tour) specie qui che, interpretando l'opera, finiva per mettere in ombra il resto della band che si sentiva come ridotta ad un gruppo di accompagnamento per l'istrione davanti a loro. 
Tali malumori portarono quindi a quella famosa separazione che, tutto sommato, venne tamponata dai rimanenti musicisti nel migliore dei modi, come dicevo prima, certamente cambiando anche il modo di fare musica, orientandosi più direttamente al pop, ma saper cavalcare il successo è anche questo. 
Da questo disco i Genesis in trio continueranno ad eseguire dal vivo comunque la title track e la meravigliosa THE CARPET CRAWLERS,

canzone che, nonostante arrivasse da un album prog e il testo fosse tutt'altro che romantico, in quegli anni 70 (e anche in seguito) faceva anche da colonna sonora per momenti da alcova, magari diffusa dagli altoparlanti dell'autoradio. 
"The Lamb", anche se è un disco difficile, comunque rimane una pietra miliare della musica al punto che spesso musicisti famosi lo hanno portato in scena integralmente proprio come un'opera classica, ma non solo internazionali perché lo HA FATTO anche il nostro Max Gazzè

che, ci tengo a ricordarlo, è uno dei migliori bassisti che abbiamo nonostante molti conoscano il suo repertorio per canzoni che fanno lililli lalalla e basta. 
Anche nel suo caso è pop, ma fatto molto bene. 
Tant'è che comunque nel 2025 uscirà una versione super extended di "The Lamb" con demo e inediti, e con anche un disco live incluso. 
E il bello è che, già così com'era, era un maxi disco che durava più di un'ora e mezza, essendo doppio, ma per i collezionisti va bene tutto dai... 

domenica 15 settembre 2024

ADDIO AI MANESKIN?

 Io l'avevo detto già tempo fa da qualche parte tipo TRE ANNI FA, credo anche rispondendo ad un commento su un post o forse commentando io stesso su qualche social, ma allora nessuno mi credeva.


Adesso, eccallà, succede che il prossimo 27 di settembre Damiano David, frontman dei Måneskin se ne uscirà con il suo primo singolo da solista dal titolo Everywhere. 
Si ripete così la pantomima delle uscite dai gruppi famosi come da sempre succede. 
Riccardo Fogli che se ne va dai Pooh (poi tornato di recente), Robin Gibb che molla i fratelli Bee Gees (ma lui poi ci ripensa quasi subito), Peter Gabriel che se ne va fuori dai Genesis, Cesare Cremonini dai Lunapop e la lista potrebbe comprendere anche gli 883 senza Mauro Repetto, ma qui la faccenda è forse più complicata perché il fuggiasco non è rimasto come solista e la vedremo raccontata nella serie tv ad ottobre. 
Insomma dal 27 vedremo se Damiano adesso tirerà lo stesso senza le poppe al vento di Victoria che nel frattempo avrà esclamato un "porca putt..." come sa fare bene, e si sta attrezzando per un tour solista pure lei. 
Loro dicono entrambi che non è uno scioglimento, ma solo una pausa, però intanto Damiano ha cancellato i Måneskin dalla bio del suo Instagram...  
Uhmmm... 
Quelle famose pause di riflessione che si prendono le coppie in crisi lo sai come vanno a finire poi... 
Si accettano scommesse. 

sabato 6 luglio 2024

BEATLES, LED ZEPPELIN E GENESIS UNITI NELLO STESSO FILM (CON ANCHE 007)

 Sabato beatlesiano oggi perché esattamente 60 anni fa usciva nelle sale britanniche A Hard Day's Night, il primo film con i Beatles diretto da Richard Lester e che arriverà da noi con il titolo Tutti Per Uno, con una locandina italiana che sarebbe da denuncia per la bruttezza dei ritratti dei quattro.


In effetti ne avevo già parlato all'incirca una settimana fa ricordando L'USCITA in anteprima del vinile con la colonna sonora del film, ma senza mettere nemmeno una canzone dei Fab Four, quasi come succedeva in quel film su John Lennon dal titolo NOWHERE BOY.

Oggi invece recupero qualcosa come la TITLE TRACK perché intanto non sono quella canaglia di James Bond e ascoltare i Beatles, al contrario della famosa spia, a me piace sempre, mentre lui nella nota scena di Goldfinger era abbastanza esplicito nei loro riguardi, ma, aggiungo io, senza motivo senonché entrambi i film erano un prodotto della United Artists dello stesso anno e quindi citare i quattro in quel modo ironico potrebbe essere stata anche una furbetta manovra promozionale dato che il romanzo di Fleming è del 1959 e quindi tale frase nel libro ovviamente non c'era perché i Beatles ancora non erano nati. 

E aggiungo anche qualche altra gustosa curiosità in più, come che nel film si sente suonare anche Jimmy Page in ben due momenti, uno sul treno tramite una radiolina che Ringo accende per un attimo, e poi il futuro Led Zeppelin suona la chitarra ritmica durante RINGO'S THEME che altro non sarebbe che la versione strumentale di This Boy, canzone che accompagna sempre Ringo in giro da solo per Londra.

Una simpatica curiosità sull'attore Wilfrid Brambell è che, nonostante facesse la parte del nonno di Paul, all'epoca aveva solo 52 anni, ed è anche da notare (se ci riuscite) il cameo di un giovanissimo tredicenne Phil Collins, che all'epoca ovviamente non era ancora il batterista dei Genesis, e che appare tra il pubblico che assiste al concerto dei Beatles.

Concludo il post di oggi esattamente come il film, cioè di nuovo con la canzone che dà il titolo alla pellicola e che alla fine si riascolta sulla scena di chiusura coi ragazzi che partono in elicottero e sui consecutivi TITOLI DI CODA che in questo caso non sono dei semplici nomi che scorrono su fondo nero come siamo abituati oggi, e il fatto che ci siano stati dei titoli di coda era cosa molto rara nei film dell'epoca dove invece si tenevano più in considerazione quelli di testa come 007 (eccolo che torna) ne ha fatto un vero e proprio marchio di fabbrica.


sabato 9 marzo 2024

ORFEO 9: IL PRIMO DISCO DI DUE RAGAZZI CHIAMATI RENATO ZERO E LOREDANA BERTÈ

 Adesso probabilmente non lo fa più nessuno, ma all'epoca dei vinili non era raro trovare nella busta interna del disco, riportata tutta la discografia precedente dell'artista, così come adesso quando guardi un film su una piattaforma poi ti vengono proposti altri titoli con la motivazione "potrebbe piacerti", e nei dischi dei Genesis del periodo Charisma c'erano infatti sempre riportate tutte le copertine degli album precedenti e anche quelli solisti, nonché, nel caso di Phil Collins, persino i dischi incisi insieme ai BRAND X, gruppo jazz/fusion di cui avevo parlato tempo fa.


Stessa cosa accadeva per Renato Zero dove insieme agli album Invenzioni, No Mamma No, Trapezio, cioè lavori di quando ancora non aveva fatto il botto arrivato con Mi Vendo, Il Cielo, Triangolo ecc., c'era anche uno strano disco uscito nel 1973 chiamato Orfeo 9 intestato a Tito Schipa Jr. ovvero il figlio del famoso tenore omonimo e sul quale era stato messo furbescamente in grande anche il nome del nostro amico romano. Tale disco era una vera e propria opera pop rappresentata per la prima volta nel 1970 al Teatro Sistina di Roma che a riascoltarla adesso sente una mazzata di anni sulla schiena (anche per come è registrato), ma aveva la particolarità di avere nel cast un giovanissimo Renato Zero nei panni ambigui e anche un po' in stile Alice Cooper del Venditore Di Felicità (con la voce purtroppo filtrata in una maniera fastidiosa) e anche una altrettanto giovane Loredana Bertè, nonché Tullio De Piscopo, Santino Rocchetti, Ronnie Jones e una schiera di musicisti di quegli anni tutti pop. Tale opera rileggeva in chiave moderna il mito di Orfeo e Euridice ambientando la scena in una chiesa e arrivava dopo una precedente opera di Tito Schipa Jr. basata sulle canzoni di Bob Dylan anticipando di decadi quel MammaMia che ha fatto sfracelli, ma siccome mr. Zimmermann non è mai stato un tipo gioviale e tantomeno uno degli Abba, aveva mandato una diffida al nostro artista affinché non utilizzasse più le sue canzoni.


Da lì Tito insieme a Bill Conti, quello del famoso tema di Rocky (e lo stile si sente) pure lui scritto bello grande sul disco e che all'epoca lavorava come arrangiatore per i nostri cantanti (infatti un embrione delle musiche per il film con Stallone la si trova già in un disco di Ornella Vanoni) ha partorito questo Orfeo 9, dapprima opera teatrale, e nel 1973 anche disco e film dove personalmente adoro alla follia LA CITTÀ FATTA A INFERNO, con quello strano balletto su e giù che nella mia testa mi sa persino di ispirato a Metropolis e dove verso la fine canta anche Renato Zero che ha di suo, tutto per sé anche il brano del suo personaggio, cioè VENDITORE DI FELICITÀ che, non è difficile capirlo, è un personaggio che procura piacere sintetico e tale argomento, compresa qualche siringa di troppo che campeggia anche sulla copertina del disco, costrinsero la Rai ad una messa in onda in tarda serata.

Loredana la si sente, nelle parti corali che fanno da narrazione alla vicenda, come la canzone Invito, e in alcune parti soliste. Certo tutto suona e si mostra antico, vintage, demodé e anche a tratti kitsch, ma nella testa mi fa provare sensazioni molto migliori di certe cose nate, create, suonate (o "suinate") di questi tempi. 

martedì 8 agosto 2023

BUSTER: LA STORIA DI UN BATTERISTA RAPINATORE...

 L'8 agosto del 1963 è per il Regno Unito una data storica perché è quella in cui, 60 anni fa, avvenne la famosa rapina al treno postale Glasgow - Londra e che nel 1988 è stata raccontata in un film dal titolo Buster


dove, oltre a recitare da protagonista, Phil Collins cantava nella soundtrack anche quella canzone che aveva smascherato Ivan Graziani e il suo presunto plagio (in buona fede perché entrambe le canzoni si ispirano alla Sonatina in Sol Maggiore di Muzio Clementi della fine del 700) di AGNESE,

molto simile ad A Groovy Kind Of Love, brano storicamente di molto precedente perché la prima versione originale è del 1965, seguita da parecchie cover negli anni come anche QUELLA DI PHIL che rimane la più recente.

Sempre a proposito di Ivan è da notare la chicca della frase con cui apre la canzone, che in pratica è la traduzione del titolo di While My Guitar Gently Weeps dei Beatles. 
Nel disco della colonna sonora di Buster invece ci sono anche canzoni originali d'epoca di artisti come, per esempio, Sonny & Cher, Dusty Springfield e Spencer David Group, oltre ad altre due cantate dall'ex batterista dei Genesis. 
Possiamo vedere anche i camei del vero Buster Edwards e della sorella di Phil nella pellicola che, nonostante il traino di Collins, in quel periodo all'apice del successo anche in versione solista, e che invece purtroppo adesso si trova in queste condizioni,

non ebbe il successo sperato e infatti, al momento, non si trova su nessuna piattaforma streaming.
Il film non era per niente male, in realtà, e si portò a casa comunque un Golden Globe per la colonna sonora, nonché diverse lodi per Julie Walters e Phil Collins in particolare che era davvero carismatico nel ruolo, ma in patria la pellicola venne criticata perché secondo alcuni romanzava troppo il crimine facendoti sentire dalla parte dei criminali, e quel furto in particolare di quasi tre milioni di sterline (mai più recuperate del tutto) era stato un duro colpo per l'U.K., tant'è che, prima di distribuirlo, ne venne fatta una visione privata per la Regina (metti che...). 
Certo, i tempi di Gomorra e Romanzo Criminale erano ancora lontani... 

domenica 21 maggio 2023

C'ERA UNA VOLTA UNO CHE SUONAVA CON PHIL COLLINS, UN ALTRO CON MORRISSEY E...

 Durante lo scorrere di questa settimana ci siamo perduti un bassista scozzese il cui nome non è uno di quelli che ti fa dire "È lui!", ma è un musicista che abbiano sentito suonare senza alcun dubbio tutti indistintamente.


Sto parlando di John Giblin, 71 anni, il cui strumento è stato al servizio di artisti come Peter Gabriel, Kate Bush, Simple Minds, con anche collaborazioni in Italia con Lucio Battisti, Eros Ramazzotti, Franco Battiato e Claudio Baglioni. 
La sua versatilità lo fa entrare a cavallo degli anni 70 e 80 nella band jazz-rock-fusion dei Brand-X dividendosi i brani con il padrone di casa Percy Jones (un vero fuoriclasse del basso) e dove alla batteria suonava un barbuto Phil Collins in parallelo con i Genesis.

Cioè mica degli scappati di casa eh, anche se a guardarli in questa foto in effetti lo sembravano... 
E infatti, sempre a cavallo degli anni 70 e 80, se avete acquistato qualche disco come Duke dei Genesis, per esempio,

(tipico esempio di album che non si deve giudicare dalla copertina) all'interno della busta trovavate le foto con tutta la loro discografia (Foxtrot, A Trick Of The Tail, Selling England By The Pound, ecc...), ma anche quella dei Brand-X che pure loro si fregiavano di immagini molto particolari come questa che mi incuriosiva non poco.



Ammettiamolo. 
Non si può rimanere indifferenti davanti ad un tale copertina, e di copertine interessanti ne avevo già parlato riguardo a quella di DREAMS di Grace Slick, di cui ero segretamente innamorato, ma all'epoca non c'era Youtube, né Spotify, cioè non c'era internet, ecco, perciò se volevi ascoltare un disco, o te lo compravi o approfittavi di un amico che te lo registrava su una cassetta come ho potuto fare con Pink Floyd e Genesis. 
Ma nessuno, dico, nessuno che conoscessi aveva idea di chi fossero i Brand-X. 
Quindi solo in tempi più recenti poi, grazie alla rete, ho avuto anche la possibilità di ascoltarlo quel disco dalla copertina bizzarra, rendendomi conto che non sono certo facili i lavori di questo simpatico complessino.

Per fare un esempio, questo VOIDARAMA è uno dei brani dove ha suonato John, mentre quest'altro dal titolo CAMBODIA (non c'entra la hit anni 80 di Kim Wilde), dove si sente di brutto il tipico drumming di Collins, si può definire il brano più "pop" del disco, ma sempre molto progressive, dove però troviamo Percy Jones al basso, e di tutta la tracklist era quello che, a istinto, mi era piaciuto di più (qualcuno mentre lo ascoltavo mi ha pure chiesto se fossero i Dream Theatre, pensa un po'), ma ancora non sapevo sta faccenda dei diversi musicisti che vi avevano suonato a seconda delle canzoni.

Quindi un gruppo piuttosto "aperto" e un genere musicale questo dove veniva messa in mostra grande tecnica, ma nessuna velleità commerciale da farti dire "magari con questo pezzo ci passano in radio". 
No, John alla radio lo avete sentito con cose completamente diverse, per esempio con questa CANZONE di Lucio Battisti tratta da Una Giornata Uggiosa, 

con quel giro di basso "elastico" e brano che, riascoltato oggi, mi fa capire quanto abbia ispirato Colapesce e DiMartino. 
Oppure se siete andati ad ascoltare Claudio Baglioni dal vivo nel 2003, John era lì a suonare il basso con la sua flemma scozzese. 
È invece proprio di ieri la notizia di un'altro bassista che ci lasciati e si tratta di Andy Rourke,

59 anni, che ha suonato negli Smiths di Morrissey e Johnny Marr portandosi dietro anche i suoi problemi di dipendenza dall'eroina. 
In seguito Andy apparirà anche in un disco solista del leader oltre ad aver collaborato con altri artisti come Sinéad O'Connor e Dolores O'Riordan. 
Anche il cinema piange un paio di nomi ed uno è famosissimo, cioè quello di Helmut Berger, attore e modello austriaco prediletto da Luchino Visconti, con il quale ebbe anche una relazione sentimentale, e legato perciò ad un certo cinema d'autore, ma che, da canaglia quale sono, non posso fare a meno di ricordare anche in Mia Moglie È Una Strega con Renato Pozzetto ed Eleonora Giorgi, dove Visconti ovviamente non c'entra e Berger era un perfetto, diabolico e, diciamolo pure, fighissimo diavolo Asmodeo.

Helmut aveva 78 anni. 
Meno conosciuto invece è il nome di Ray Austin, regista, attore e stuntman britannico che ha diretto sì alcuni film per il cinema, ma soprattutto ha lavorato a moltissime serie tv che fanno parte delle mie preferite, come SPAZIO 1999 e AGENTE SPECIALE, e in particolare di questa ha curato anche gli stunt in una cinquantina di episodi.

Lo vediamo nella foto sopra infatti fra Diana Rigg (Emma Peel) e Patrick MacNee (John Steed). 
Proprio per la sua origine di stuntman, i lavori da lui diretti avevano sempre scene molto "fisiche" con scazzottate e acrobazie.

Ray Austin aveva 91 anni e durante la sua carriera gli era stata affidata anche la regia del ritorno di Steve Austin, che, nonostante l'omonimia, non è un suo parente, ma è L'Uomo Da Sei Milioni Di Dollari interpretato da Lee Majors. 
Addio John, Andy, Helmut e Ray. 

sabato 17 dicembre 2022

ADDIO AD UN GRANDE EX CALCIATORE ED ALLENATORE CON RICORDI MALINCONICO-MUSICALI

 Di solito il post del sabato lo dedico alla musica, ed anche oggi è così, però prima di tutto, anche se non sono un tifoso di calcio, devo mandare un ultimo saluto a Sinisa Mihajlovic che ieri ha perduto la sua battaglia contro la leucemia, battaglia che stava combattendo dal 2019 senza però aver mai abbandonato il suo ruolo di allenatore.


Sinisa, è stato ricordato durante la giornata di ieri anche da molti personaggi dello spettacolo incluso Amadeus che lo aveva avuto come concorrente a I Soliti Ignoti


e ospite durante il Festival di Sanremo (nella foto sopra sono con Fiorello e Ibrahimovic), e ci ha lasciati a soli 53 anni. 
Dopo il doveroso addio, ci starebbe bene anche una canzone, magari un po' malinconica e, guarda caso, ho proprio una ballad nel cuore ed è tutta italiana, una canzone di un gruppo prog nostrano nato alla fine degli anni 60 sulla scia dei vari Yes, Jethro Tull, Genesis, E.L.&P. che arrivavano da oltremanica.

La canzone è AMICO DI IERI (sono sicuro che coloro che sono stati vicini a Sinisa in campo calcistico e dintorni lo consideravano anche tale) del gruppo Le Orme e tratta da Smogmagica del 1975, album dal sound parecchio chitarristico-rockeggiante dovuto forse all'arrivo di Tolo Marton, aggiunto al trio di base, e sound che si allontanava un po' dal progressive a cui il gruppo veneto ci aveva abituati fino ad allora. 
Non è, a dirla tutta, uno dei loro ellepi migliori come invece lo erano stati Collage, Felona E Sorona, Uomo Di Pezza (con la super hit Gioco Di Bimba, ma per me sopratutto FIGURE DI CARTONE con quel suono di Moog che "muggiva"),
tutti ascoltati nel garage di un amico impallato con il prog italiano, e non solo, che aveva trasformato il piccolo locale in una saletta da ascolto (e anche alcova per le occasioni particolari...) dove troneggiava una tamarra bandiera a stelle e striscie stesa sul soffitto sovrastante un divano che se avesse potuto parlare... 
Il disco Smogmagica con quei suoni prettamente rock era stato quasi una sperimentazione mai più ripetuta, infatti quello era un periodo in cui anche Giampiero Reverberi stava per mollare la produzione della band per dedicarsi ad altri progetti tra cui negli anni 80 il RONDÒ VENEZIANO,
ma la ballad, presa così da sola, rimane secondo me una delle loro più belle canzoni al punto da sembrare una pinkfloydiana Wish You Were Here all'italiana. 
A conferma di come Le Orme fossero influenzate anche a livello amichevole dalla musica inglese dell'epoca, ecco una famosa foto nella formazione di base a tre, cioè Toni Pagliuca, Aldo Tagliapietra e Michi Dei Rossi, con i Genesis dove potete divertirvi a riconoscere i vari componenti,


certo molto diversi da come sono adesso, ma tuttavia si capisce bene chi sono, in particolare Peter Gabriel che è quello che, per qualche motivo strano (leggi Foxtrot 😉) risulta più in vista. 
E comunque ancora in coda, addio Sinisa. 

mercoledì 8 giugno 2022

STRANGER THINGS 4: STRANE COSE E STRANE STRATEGIE DI MARKETING

 Riecco la serie dei Duffer Bros. che torna con la quarta stagione dove apprendiamo che Hopper è vivo nonostante l'esplosione finale della STAGIONE PRECEDENTE, dove però già la scena post credits faceva capire come stessero le cose.


Come al solito gli episodi sono una compilation di famosi pezzi anni 80, con BMX (già in apertura dalla primissima scena) e tutto il resto dei cliché, con l'aggiunta che i fratelli stavolta devono aver visto il SUSPIRIA nella versione di Guadagnino

e anche Carrie Lo Sguardo Di Satana mettendoli al servizio del proprio gioiellino, inclusa la morte che arriva nel sonno come in Nightmare. 
Ma questo ultimo punto forse è da collegarsi anche alla presenza di Robert Englund

(il cui incontro avviene esattamente come Jonathan Demme ha insegnato a noi e ai Bros.) nel nuovo cast che riconferma tutti i sopravvissuti delle stagioni precedenti. 
E fra i sopravvissuti c'è naturalmente quel Finn Wolfhard che ormai, sebbene abbia l'età media degli altri, con i suoi lineamenti spigolosi pare già un po' fuori target come teenager nonostante il capello lungo che lo faccia assomigliare un po' a Joey Ramone,

anzi... prendete nota creatori di biopics, che in rete son già apparse diverse ipotesi anche sugli altri componenti della band mettendoci pure Noah Schnapp nella parte di Dee Dee Ramone, e se davvero uscisse un film su quei quattro simpatici punk newyorkesi sarebbe molto supergradito da parte mia (e non solo mia).


Ecco... Sul taglio di capelli alla Scemo E Più Scemo che porta ancora Noah Schnapp invece ci sarebbero gli estremi da denuncia verso trucco e parrucco, ma, ok, il personaggio è così, perciò sorvoliamo. 
Squadra che vince non si cambia, anche se la terza stagione era palesemente un gradino più bassa delle altre e la si ricorda solo per Neverending Story, e, come dicevo prima, i sopravvissuti ci sono tutti, però stavolta si trovano separati a gruppi, coppie, o anche singoli in diverse locations dove dovranno cavarsela in situazioni sempre più complicate. 
La cosa buffa è che non fa nemmeno tanto strano vedere i russi (pure Lucio Dalla agli inizi di quel decennio cantava in Futura "I russi, i russi, gli ammericani...") fare la parte dei cattivi in questo periodo attuale in cui i russi fanno appunto la parte dei cattivi, ma negli anni 80 era davvero un po' così con la Guerra Fredda in corso, finché con Gorbachov (o Gorbachev che dir si voglia) non arrivó la cosiddetta "distensione", e l'indipendenza dei vari stati che invece Putin vuole di nuovo riunire, che tanto che gliene può fregare di meno a lui se parte una guerra nucleare che tanto, dicono, è pure malato di cancro? 
Ed è proprio di ieri l'esternazione del vice ministro della difesa Medvedev: "Occidentali bastardi e degenerati, voglio farli sparire" aggiungendo benzina su un fuoco già vivo di suo. 
Cioè capito a che livelli siamo nella realtà? 
Ma non fatemi divagare che è meglio... Dai...
Piuttosto, a nessuno è venuto in mente Peter Gabriel?

A me si, ma è colpa della mia mente distorta da anni di concerti psichedelico/progressive 😂😂😂. 
Di sicuro al teenager che guarda la tv quell'immagine lì sopra non dice nulla. 
Quindi tutto bene per quanto riguarda la serie tv? 
Non proprio, dato che in rete serpeggia già il malcontento a causa della solita Netflix malandrina (ma da alcune fonti pare anche che possa essere una scelta stessa dei fratelli) che renderà disponibili i due episodi finali, che saranno di durata extra lunga come già questi primi 7, solo a luglio... 
Grrrr. 
E nel frattempo? 
Che ci guardiamo Don Matteo su RaiPlay? 
Idea migliore: passeggiate all'aria aperta e cerchiamo di goderci la buona stagione in vista di un'estate che molti temono possa raggiungere temperature africane. 
Ma noi possiamo farci ben poco, poiché se il tempo atmosferico sta cambiando è solo dovuto al nostro pianeta che si adatta modificandosi per sopravvivere ai danni che gli stiamo procurando. 
Era accaduta la stessa cosa tanto tempo fa in questa galassia (vicina vicina) con l'era glaciale e, ancora prima, con l'estinzione dei dinosauri (consiglio Leo Ortolani su questo tema). 
 
Con la differenza che all'epoca nessuno degli abitanti aveva provocato direttamente alcun danno al pianeta, quindi tutto era avvenuto in maniera naturale, mentre adesso crediamo di essere diventati i padroni del mondo e ce le stiamo studiando tutte per cercare di comandare il clima, riuscendo solo a farci del male. 
Cose che, al confronto, le trovate horror dei Duffer Bros. sono:

Oh... a proposito... 
È mancata pochi giorni fa la figlia di Totò, l'attrice e scrittrice Liliana DeCurtis ad 89 anni, perciò, saltando di palo in frasca come il mio solito (non riesco a farne a meno), mando un ultimo saluto pure a lei e anche a Roberto Brunetti, attore che stava attraversando un periodo di crisi dopo aver lavorato con Pieraccioni e Parenti, conosciuto anche come Er Patata, trovato morto in casa a 55 anni, probabilmente a causa di un infarto, ma sul luogo sono state anche trovate sostanze stupefacenti.
 
Addio Liliana e Er Patata. 
 

CON QUELLA FACCIA UN PÒ COSÌ

 Ma sarà un effetto ottico o sono tracce di vita extraterrestre? Questo si domandavano in milioni tra spettatori e lettori di fronte alla f...