martedì 4 agosto 2026

QUEL CALCIO CHE NON C'È PIÙ

 Lo sapete che non sono un tifoso di calcio, anche perché quel tifo violento che si vede ultimamente non credo possa essere considerato parte vera e propria dello sport.


Tuttavia quando ci lascia un grande calciatore del passato, di quando il calcio non era ancora fatto da fotomodelli e stuntmen, allora credo che possa trovare spazio anche qui dalle mie parti, come nel caso di Franco Baresi che se n'è andato nei giorni scorsi a 66 anni dopo essere stato una leggenda del calcio mondiale, e considerato uno dei più grandi difensori di tutti i tempi. 
Fedele al Milan per oltre 20 anni e capitano di poche parole ma di immenso carisma, era cresciuto nel vivaio rossonero, esordendo in prima squadra nel 1977 ed è diventato capitano a soli 22 anni. 
È rimasto con i rossoneri anche nei momenti più bui, retrocedendo in Serie B agli inizi degli anni '80 e guidando poi la squadra a una rinascita epica. 
Con il Milan ha vinto 6 Scudetti, 3 Coppe dei Campioni (le attuali Champions League), 2 Supercoppe UEFA e 2 Coppe Intercontinentali. Ha giocato la sua ultima stagione nel 1997 e, in suo onore, il club ha ritirato la sua maglia numero 6, il che significa che nessun altro giocatore porterà quel numero sulla schiena.
Anche la sua storia con gli Azzurri è stata ricca di emozioni poiché ha fatto parte della rosa che ha vinto il Campionato del Mondo in Spagna, nel 1982 pur senza scendere in campo. 
È stato invece poi protagonista assoluto negli Stati Uniti guidando la difesa fino alla finale di Pasadena nel 1994 giocando una gara stoica contro il Brasile, a sole poche settimane da un grave infortunio al menisco per il quale tutti dubitavano del suo ritorno in campo. 
Purtroppo nella stessa occasione c'è anche il lato amaro perché fu suo il primo errore nella sfortunata sequenza dei calci di rigore

(scoppiò in lacrime per questo) dove poi hanno sbagliato anche Daniele Massaro e Roberto Baggio. 
Come difensore libero (un ruolo che con l'evolversi delle tecniche di gioco ormai non esiste più) sapeva anticipare gli avversari prima che potessero ricevere palla e alcuni commentatori lo definivano una vera belva in campo. 
Tant'è che gli venne dato il soprannome "Kaiser Franz" italiano, in omaggio al grande Franz Beckenbauer, altro nome storico del grande calcio. 
Addio Franco. 

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