lunedì 16 gennaio 2023

THE FABELMANS: UNA VITA PER IL CINEMA, UNA VITA PER LA... CINEPRESA

 Elio E Le Storie Tese mi aiutano ad introdurre The Fabelmans, che non è esattamente la biografia di Steven Spielberg, però i fatti narrati sono chiaramente ispirati alla sua vita


la cui "dimensione artistica" è notevole, e non si può non notare che gli attori scelti per interpretare Sam, il giovane protagonista, lo ricordano da matti il nostro regista, specialmente il più piccolo, cioè la sorpresa Mateo Zoryan molto più di Gabriel LaBelle

che invece già conoscevo perché ha interpretato anche un giovane Julian Kay nella brutta serie AMERICAN GIGOLÒ, al punto che Mateo sembra un'immagine di Spielberg ringiovanito con Faceapp o qualche altra diavoleria del genere. 


Difatti la storia del film ripercorre in pratica i ricordi di Steven, ma, se ci fate caso, essi sono sempre filtrati dalla macchina da presa e da proiezione (e in questo secondo caso Spielberg può mettere in scena le sue famose luci preferite, quelle che riempiono buona parte dello schermo), e i due apparecchi sono due oggetti che in realtà, secondo la mia visione personale, sono loro i veri protagonisti del film in versioni sempre più evolute come in un classico racconto di formazione. 

Oggetto pure quello della cinepresa con il quale Sam stringe un rapporto che vedremo diventare quasi morboso tanto da portarsela a letto, e che verrà sublimato nell'incontro con il burbero John Ford, il famoso regista che qui è interpretato da David Lynch, con le sue parole sulla linea dell'orizzonte. 
Sarà infatti la macchina da presa a risolvere ogni situazione in cui si troverà Sam, a volte svelando segreti come in Blow Up di Antonioni lo faceva la macchina fotografica, altre volte in modi differenti, tipo con la sua prima ragazza

o con i bulli antisemiti, ma sempre con quella sua presenza così importante che se non ci fosse stata non sarebbe andata in quel verso. 
Notare a proposito la sequenza finale riferita proprio a quella frase di Ford, come viene corretta proprio dalla macchina da presa come a sottolineare ancora una volta chi sia il vero protagonista del film.

Due ore e mezza ben spese se non fosse per alcune sequenze superflue (dove infatti la cinepresa non c'entra), tipo l'arrivo di zio Boris e altre scene analoghe che nulla aggiungono alla storia,

e durata, per cui so che molti si sono lamentati, ma Steven è fatto così ed entro le due ore ci sta a fatica, ormai si sa, e se lo ami lo accetti così com'è. 
L'unico dubbio che mi è rimasto invece è sugli occhi dei due interpreti di Sam che da piccolo li ha azzurrissimi e da adolescente invece scuri. 
O magari si tratta solo di un'altro scherzetto voluto dalla cinepresa (e da Steven) che in questo modo ci mette alla prova. 

7 commenti:

  1. Dico solo: complimenti per la citazione Eliana!!

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    1. Pensa come sono messo... Appena ho letto il tuo commento ho detto: "Ma la Bolla non si chiama Eliana" 😂😂😂

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  2. film splendido, mi è piaciuto moltissiimo :)

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    1. Anche a me perché comunque lo stile di Steven si nota sempre e adoro il cinema che parla di cinema.

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Non c'è moderazione per i commenti perché sono un'anima candida e mi fido.
Chi spamma invece non è gradito per cui occhio!
Tengo sempre pronto il blaster.

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