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sabato 3 gennaio 2026

MEL GIBSON E I SUOI 70 ANNI TRA MULLET ED EXTENSIONS

 Auguri a Mel Gibson per i suoi 70 anni ed età che, se gli proponessero un nuovo episodio di Arma Letale (foto mullet) o Mad Max, gli farebbe esclamare la frase del suo collega Murtaugh, ovvero "sono troppo vecchio per queste c@22@te" (ma sono sicuro che certi suoi colleghi invece accetterebbero).


E infatti Mel da tempo è passato dietro alla macchina da presa dopo un periodo in cui stava ancora contemporaneamente anche davanti come in Braveheart (momento extensions), poi con filmoni come La Passione Di Cristo, di cui arriverà il sequel nel 2027, e Apocalypto. 
Comunque anche la musica ha fatto parte del cinema d'azione di Mel e uno dei brani più famosi dei suoi film è WE DON'T NEED ANOTHER HERO,

cantata da Tina Turner che faceva Aunty Entity nel terzo episodio della saga di Mad Max. 
Pezzo dal tempo medio che mettevo anche in discoteca, ma con il pitch della velocità opportunamente alzato per renderlo più vivace.

Sempre il terzo episodio, ma di Arma Letale, quello dove entrava in scena Joe Pesci, ci faceva ascoltare ben due brani con Eric Clapton in duetto prima CON STING sui titoli di testa e poi CON ELTON JOHN su quelli di coda.

Adesso qualcuno mi dirà che la Disney lo ha fatto anche cantare il Mel essendo stato doppiatore per John Smith di Pocahontas, ma in realtà Gibson si era occupato solo delle parti recitate del film dato che anche in italia vengono sempre usate due voci diverse, una per la recitazione (qui c'era Pino Insegno) e l'altra per il canto affidato a cantanti veri. 
Auguri Mel!!! 

mercoledì 14 agosto 2024

DUNE - PARTE DUE: COME PRIMA, PIÙ DI PRIMA

 Siamo alla vigilia di ferragosto, in piena estate, dove la sabbia la fa da padrona ed ecco che alla fine mi sono messo a vedere anche Dune - Parte Due,


perché volevo andare fino in fondo nel confronto con la versione girata e compressa da David Lynch negli anni 80 anche se la PRIMA PARTE non mi era piaciuta granché per tutta una serie di motivi che ho elencato nel post, fra cui verbosità e noia. 
Nella versione di Lynch avevamo la novità di vedere una Silvana Mangano completamente calva

e uno Sting cattivo che, essendo stati i Police dei miei miti degli anni 80, è stato uno dei motivi che mi hanno portato al cinema (anzi se volete un'altro film con uno Sting diabolico dovete vedere Le Due Facce Del Male), e non erano niente male nemmeno le scenografie tutte vere, mentre al contrario erano pessimi i vermi di Rambaldi e le scene relative.

Infatti alla fine ero uscito dalla sala molto annoiato come anche con il remake di Villeneuve che si fregia qui da me di un post con un titolo che avevo già usato per ZOOLANDER 2 (ma per motivi diversi), perché stavolta forse annoiato lo ero anche di più, ma di buono qui però c'è che sono davvero bellissime tutte le inquadrature che ci mostra Denis.

E poi continua anche la scoperta di embrioni di Star Wars come appurato ormai, con la rivelazione chiave che stavolta non è "Sono tuo padre", ma "Sei mio nonno", rimanendo comunque in tema happy family. 
Rimango quindi dell'idea che, seppure il romanzo di Frank Herbert abbia senza dubbio un peso importante nella nascita di una delle mie saghe preferite, non riesco a metterlo nemmeno in questa versione nei miei film preferiti. 
Che volete farci? L'ho già detto l'altra volta che sono una brutta persona... 

giovedì 18 luglio 2024

MANDELA DAY E RICORDI DI MAXICONCERTI

 Oggi è il Mandela Day, giorno dedicato dall'ONU al leader sudafricano poiché sarebbe la data del suo compleanno, o perlomeno lo è stato fino alla sua morte avvenuta nel 2013.


Del curioso EFFETTO MANDELA avevo anche parlato poco tempo fa in un post, per cui oggi invece voglio soffermarmi su quel concerto di 11 ore che l'11 giugno del 1988 a Wembley invocava la liberazione di Nelson e al quale parteciparono con piacere molti artisti dato che i concertoni di quel tipo erano una vera e propria usanza anni 80 nata con il Live Aid di Bob Geldof. 
Certo, molto prima c'era stato lo storico Woodstock, non lo metto in dubbio, ma era davvero molto tempo prima e comunque non era certo stato in diretta tv. 
Nelson compiva 70 anni esattamente una settimana dopo quel concerto che fu trasmesso in diretta mondiale tranne che nel Sudafrica dove venne vietato dal regime di allora. 
I set musicali più lunghi furono quelli dei DIRE STRAITS (con Eric Clapton),


gli Eurythmics, Whitney Houston e i Simple Minds, con questi ultimi che, oltre a duettare con Peter Gabriel in Biko, presentarono fra i loro successi anche la nuova canzone inedita scritta per l'evento, MANDELA DAY.

Erano dei Simple Minds molto diversi da quelli che abbiamo visto di recente in concerto dove la maggior parte della formazione adesso è femminile, il che non guasta alla vista, ma se avete vissuto gli anni di New Gold Dream (io si) è difficile accettarli come quella stessa storica band. 
Altri famosi artisti si presentarono senza la band nella quale militavano di solito, come Tony Hadley senza Spandau, Curt Smith senza Roland Orzabal suo socio nei Tears For Fears, e Fish senza Marillon, mentre STING, anche lui con uno show sostanzioso, era già da tempo solista dopo i Police.

Alle canzoni si alternavano interventi di personaggi del cinema e non solo, ma alcuni di quei discorsi vennero censurati negli States dal canale Fox con la scusa che a loro interessava mandare in onda solo la musica. 
Quegli States che non perdono occasione per farsi parlare male addosso, quelli che non si dichiarano razzisti ma in realtà quella cosa lì non gli è mai passata, quelli che sono sempre su tutti i TG e sappiamo bene perché, dato che se non si parla di un attentato c'è sempre qualche pazzerello che se ne va in giro armato di tutto punto a fare qualche strage ridimensionando di brutta maniera quello che per molti è il mito americano.
Non per me. 
A me piace l'Italia anche con i suoi difetti, che sono tanti e uno è un certo aeroporto appena rinominato. 
Vabbè... È un male minore questo, dai. 

giovedì 16 maggio 2024

C'ERANO UN MUSICISTA, UN CANTANTE E UN ATTORE...

 Non è una barzelletta, perché anche oggi perdiamo un grande nome della musica, cioè David Sanborn, 78 anni.


David era un sassofonista che ha potuto vantare collaborazioni con i più grandi nomi dello show business con il suo stile che mischiava il jazz con il funky e, grazie a quello, è stato fra i musicisti che hanno suonato in YOUNG AMERICANS, l'album che per David Bowie segnò una transizione netta dal rock al funky appunto

dove il sax di Sanborn la fa da padrone specie nella title track. 
In tempi più recenti, per modo di dire perché si parla pur sempre di anni 90, aveva partecipato anche alla colonna sonora di Arma Letale 3 con Sting ed Eric Clapton nel brano IT'S PROBABLY ME.

Purtroppo un cancro alla prostata è riuscito alla fine a portarselo via nonostante lui avesse continuato imperterrito a suonare dal vivo e anzi c'era già pronto un tour per l'anno successivo, ma tant'è... 
Da tutt'altro mondo musicale invece arrivava Enrico Musiani, cioè da quel canto all'italiana melodico portato avanti da Claudio Villa che lo presenta in questo video con il suo più grande successo LAURETTA MIA.


Enrico, che aveva 86 anni, aveva cantato anche Rose Rosse portata al successo però da Massimo Ranieri che all'epoca era senza dubbio più dentro ai circuiti commerciali anche per la sua immagine molto accattivante per il pubblico femminile e un modo di cantare molto più "power" di quello di Musiani. 
Anche il cinema è da citare oggi per la scomparsa di Mark Damon, 91 anni, attore statunitense che aveva iniziato la carriera (guarda un po' com'è piccolo il mondo) con ROGER CORMAN in I Vivi E I Morti

e I Diavoli Del Grand Prix, dopodiché in Italia ha lavorato in diversi titoli horror e western con i nostri registi che, spesso sotto nome fittizio, sfornavano pellicole a getto continuo, quelle con i titoli molto creativi, e chissenefrega se spesso si trattava di b-movie, tanto il suo mentore Corman era specializzato proprio in quello e ci aveva fatto su una fortuna.

Negli anni 80 invece lo troveremo fra i produttori di film di grande successo fra cui 9 Settimane E 1/2. 
Addio Mark, Enrico e David. 

sabato 27 gennaio 2024

CLAUDIO BAGLIONI - OLTRE (UN PO' COME BATTISTI)

 Mentre oggi si celebra ovunque doverosamente il Giorno Della Memoria con manifestazioni di ogni genere, qui oggi, dove stiamo di solito più sul leggero e spesso anche caciarone come argomenti (ma per domani ho già un post a tema cinematografico bello pronto), secondo quanto mi permettono le mie competenze, oggi si parla invece di Claudio Baglioni che sta arrivando sulla Rai con A Tutto Cuore, il suo nuovo show, come annuncia già da un po' una promo fra un programma e l'altro senza però dirti quando, ma si parla del 14 febbraio, ovvero per San Valentino dove gli auguri col cuore sono di prammatica.


Nel frattempo mi sono ripescato (dalla memoria si, ma la mia) un suo disco doppio dal titolo Oltre, che Claudio aveva registrato negli studi di Peter Gabriel con il quale si erano conosciuti a Torino ad un concerto per Human Rights Now! dove il nostro cantante era stato fischiato perché tutti fremevano per sentire Springsteen, Tracy Chapman, Sting e Gabriel, appunto, e quest'ultimo era uscito a rimproverare gli stolti (vabbè che Baglioni faceva un genere molto diverso però la musica va sempre rispettata). 
Disco quindi trainato dalla canzone DAGLI IL VIA,

e dove qua e là partecipano anche i musicisti che solitamente collaborano con l'ex Genesis, ma nelle canzoni dell'album li troviamo solo uno alla volta, mai tutti insieme. 
Anche perché già di suo è un lavoro pieno di ospiti come Pino Daniele, Manu Katche, Mia Martini, Paco DeLucia, Oreste Lionello, Youssou n'Dour (si, l'ho notato che molti di loro purtroppo non sono più tra noi). 
Disco che si pone come apertura di una trilogia del tempo ideata da Claudio per raccontare qui il suo passato, mentre poi in Io Sono Qui canterà il presente e quindi in Viaggiatore Sulla Coda Del Tempo guarderà al futuro. 
Grande produzione questa, ma con un difetto che mi facevano notare in molti amici all'epoca in cui l'avevo registrato su una cassetta da ascoltare in macchina, cioè che, secondo loro l'avevo registrato male perché non si capivano molte parole che Baglioni cantava, o meglio, sussurrava in diversi brani con un tono particolarmente sommesso e spesso sovrastato dai suoni degli strumenti tipo in QUESTO.

Critica che in realtà era stata mossa veramente a Claudio e alla quale il cantautore rispondeva che in quei casi aveva cercato di rendere le parole parte dei suoni puntando sulla loro ritmica, un po' come fanno i trapper e rapper di adesso (il famoso flow), ma a quei tempi in cui il rap italiano era Jovanotti che le cose te le gridava forte a squarciagola, tale idea era sembrata forse un pochino troppo all'avanguardia. 
A sua discolpa posso invece citare Anima Latina di Lucio Battisti, album del 1974, quindi ancora più vintage dove la voce del cantautore molto spesso mancava di "presenza" e si sentiva solo l'effetto eco come in lontananza tipo COSÌ.

Anche lo stesso Mogol era rimasto interdetto sentendo le sue parole che aveva scritto con tanta cura alla fioca luce di un lumicino, missate in quel modo così insolito e, secondo molti, tutto sbagliato. 
Ma Battisti era fatto così ed era già avanti con la sua idea di usare la voce come un semplice strumento, uno strumento che emetteva un suono da amalgamare con il resto. 
E così aveva pensato anche Baglioni realizzando Oltre che rimane comunque un gran bel lavoro che ho riascoltato di recente in cuffia nella sana pace di una bella passeggiata nei boschi e lì le sue parole diventano un pochino più intelleggibili. 
Ma poi, alla fine dei conti, un artista sarà o no padrone di decidere come fare un disco o deve uniformarsi ai gusti del pubblico?
Dato che se facessero così, tali artisti sarebbero poi definiti ruffiani (e ce ne sono, uh se ce ne sono), Claudio e tutti i musicisti che fanno la musica che preferiscono fare senza imposizioni, li vedo come riuniti in una delle canzoni dell'album che si chiama NOI NO.

Perché, come dice nella canzone, loro sono "sogni di poeti". 

sabato 19 agosto 2023

DOLLY PARTON CANTA I QUEEN PER LE OLIMPIADI

 In vista delle prossime Olimpiadi del 2024 che si terranno a Parigi, gli americani scelgono come loro rappresentante musicale un'icona del country come Dolly Parton, dalle notevoli doti canore e, diciamolo, in passato anche fisiche nel senso di sexy nonostante ormai non abbia più un'età da ragazzina 18enne (già allora sulle scene) come quando aveva conosciuto il suo futuro marito.

Fin qui tutto bene anche perché fa sempre piacere rivedere Dolly, ma quello che invece mi ha lasciato un po' perplesso è stato sentirla (e soprattutto vederla) cantare WE ARE THE CHAMPIONS/WE WILL ROCK YOU dei Queen in occasione di queste prossime olimpiadi, come anticipazione di un disco che la vedrà cimentarsi in una trentina di canzoni di Led Zeppelin, Rolling Stones, Police, Beatles, Elton John e molti altri con, in alcuni casi, pure il duetto con gli interpreti originali. 

Adesso, dopo aver saputo ciò, sono molto curioso di sentire anche tutto l'intero album e spero che sia un po' meglio del singolo appena uscito che non mi ha convinto granché. 
È anche vero che personalmente avevo scoperto Dolly Parton solo nel 1978 con BABY I'M BURNING,

un 45 giri frizzantino pure quello un po' distante dal suo solito genere country & western, ma molto carino e divertente in stile Abba, perciò anche questa sua incursione nel rock potrebbe essere una sorpresa. 
Dicevo che fa piacere sapere che Dolly è ancora sulla breccia perché non molto tempo fa aveva avuto dei gravi problemi di salute che le avevano provocato una forte perdita di peso facendole sospendere tutti i concerti, e potrei sospettare che in effetti anche adesso non sia esattamente nel massimo della forma fisica poiché nel video la si vede cantare solo da seduta. 
E quella di cantare per il suo pubblico è stata sempre la sua priorità anche quando i medici le consigliavano di mettersi a riposo. 
Forse Dolly Parton è più Rockstar (questo è il titolo dell'album) di quanto non si possa immaginare. 

sabato 13 febbraio 2021

MUSICA IN LUTTO PER CHICK COREA

 Io non sono un appassionato di Jazz anche se ho visto SOUL e l'ho apprezzato molto. Le poche cose sul jazz che conosco le ho assimilate tramite la rivista CIAO 2001 che parlava spesso anche di fusion, il genere che mischia il jazz con il rock, per cui, grazie alla carta stampata, certi nomi, come per esempio i Weather Report e Pat Metheny, non mi erano del tutto estranei. Anzi, proprio grazie alla recensione letta sulla rivista ho acquistato uno stupendo disco di Joni Mitchell dal titolo WILD THINGS RUN FAST. Si aggiunga anche che lo Sting post-Police ha suonato spesso e volentieri con musicisti provenienti da quel mondo, contribuendo a far conoscere ancora di più il genere al grande pubblico affamato fino ad allora solo di Pooh, Viola Valentino e tutto il Festival Di Sanremo in blocco.


Da quel mondo musicale arriva anche Chick Corea, pianista jazz scomparso ieri all'età di 79 anni, ma anche lui non legato solo al jazz puro, ma anzi sempre pronto a collaborazioni varie. Tra i nomi con cui ha incrociato lo strumento: Miles Davis, Pat Metheny, Paco DeLucia, Herbie Hancock e persino i nostri Stefano Bollani e Pino Daniele sono solo alcuni dei nomi che costellano la carriera di Chick. 
Proprio insieme a Pino mi va di ricordarlo e rivederli insieme in questo loro VIDEO LIVE

Purtroppo la qualità del video è da VHS, ma è la musica che conta.

Goodbye Chick... ma anche Pino, perché no? 

GLI ANNI 80 FRANCESI E L'EROTISMO

 C'erano una volta gli anni 80, ma quelli con Lio, Plastic Bertrand, Caroline Loeb e molti altri artisti d'oltralpe che davano il lo...