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martedì 1 settembre 2026

DISCLOSURE DAY: TORNANO GLI ALIENI DI SPIELBERG, MA C'È DELL'ALTRO

 Sono stati 79 anni di segretezza e te lo ripetono più volte (riferendoso al caso Roswell del 1947 nel New Mexico) nel corso del film che i file sugli UFO e sulle intelligenze extraterrestri sono stati tenuti nascosti al pubblico per esattamente 79 anni.


Finché nelle sale non è uscito appunto Disclosure Day di Steven Spielberg che manda in onda mondiale quei filmati nascosti e torna così su uno dei temi a lui cari, ovvero gli incontri con gli alieni.
Ma in realtà gli alieni, che ci sono e si vedono pure, sono la parte meno importante della trama che invece si basa sulle tante cose da complottista che lo Stato tiene segrete, su fughe mozzafiato dai cattivi comandati da Colin Firth

(ultimanente sempre più legato a questi ruoli) che usa un aggeggio che fa un effetto tipo il Cerebro del professor Charles Xavier (X-Men) e che per la sua forma, se avete visto Project Hail Mary di cui parlerò nei prossimi giorni, dovrebbe ricordarvi qualcosa (perlomeno a me è sembrato qualcosa di simile seppure più piccolo) e pure di divertite auto citazioni di Steven. 
Ho riso come un cretino infatti quando i fuggitivi sono arrivati all'Inn-Di-Ana Motel, easter egg che non devo certo spiegare.
Anche la scena del treno


(girata in maniera pazzesca da Oscar per stunt ed effetti speciali) ricorda vagamente la sequenza iniziale di Indiana Jones E L'Ultima Crociata, in cui un giovane Indy scappa su un treno del circo e cade in una vasca piena di serpenti, dando origine alla sua celebre fobia. 
Film di due ore e venti che inizia come se mancasse una parte introduttiva (nei cinema di una volta capitava a volte che proiettassero le "pizze" nell'ordine sbagliato e Celentano NE SA QUALCOSA) e che si rivela invece essere un'ottima mossa perché così anche noi spettatori ci troviamo nelle condizioni di Emily Blunt straniata che non capisce cosa le stia succedendo, a lei e a qualcun altro, e pellicola che non ti molla un attimo condita poi magistralmente dalle famose luci che Spielberg mette in scena sempre nei suoi film (ricordate che ne avevo parlato per West Side Story?) e che non solo illuminano, ma fanno davvero la scenografia,

anche certi lensflare che molti considererebbero un difetto e qui invece fanno il marchio del regista.
E attenzione che adesso voglio puntare l'attenzione sul fatto che come regista e sceneggiatore, insieme a David Koepp, Steven sia stato però criticato per questo finale troncato sull'ultima frase un pò come è successo a Il Codice Da Vinci IN TV, ma lì era stato per un pasticcio tecnico. 
Chi è rimasto deluso probabilmente non ha capito il vero senso del film perché quella frase sussurrata che non si percepisce (chi non ha pensato al FINALE di Lost In Translation?)

e l'invito successivo del personaggio di Emily Blunt ad "ascoltare" sono un invito ad aprirsi meglio verso gli altri che stanno intorno a noi, di qualsiasi provenienza siano, cosa che invece tendiamo a fare sempre meno rinchiudendoci sui nostri display dei telefoni anche quando andiamo ad un concerto e passiamo tutto lo show guardando lo schermo invece che la performance sul palco. 
Dico così perché vedo molti, troppi che lo fanno davvero (forse per poi postare per primi sui social eventuali defaillances dell'artista come è successo di recente a Samurai Jay che ha avuto problemi con l'autotune), mentre io, giuro, preferisco godere appieno del momento live sul palco.
Tutto il succo del film comunque si può condensare nel testo di Imagine di John Lennon, che ci parla di idee semplici: empatia, rispetto per le differenze, condivisione, superamento della religione.
E lo fa dal lontano 1971, ma forse stiamo diventando troppo ottusi per capirlo. 

martedì 28 luglio 2026

THE UNION: QUANDO CRITICA E PUBBLICO NON SONO PER NIENTE "UNITI"

 The Union è la classica action comedy di Netflix uscita nel 2024 con protagonisti Halle Berry e Mark Wahlberg che interpreta Mike McKenna, un tranquillo operaio edile del New Jersey con una vita del tutto ordinaria.


La sua routine viene stravolta quando incontra Roxanne Hall (la Berry che adoro), la sua ex fidanzata del liceo che adesso lavora per "The Union", un'agenzia segreta governativa che recluta persone comuni per missioni speciali dove servono volti non noti nel mondo dello spionaggio. 
E quando ti trovi davanti a Halle non vuoi cadere come un pollo?
Roxanne infatti porta Mike a Londra dopo averlo narcotizzato, per reclutarlo in una missione ad alto rischio, poiché l'identità di tutti gli agenti ufficiali è stata compromessa, ma ovviamente Mike non ha tutta questa voglia di impelagarsi in una faccenda così tanto più grande di lui. 
C'è anche J.K. Simmons che veste i panni di Tom Brennan,

il capo dell'agenzia. 
Il film parte con diverse scene d'azione mozzafiato ambientate e girate a Trieste con inseguimenti e stunt spettacolari. 
Sulla ENNE rossa ha avuto un enorme successo in termini di visualizzazioni da parte del pubblico, nonostante le recensioni decisamente negative da parte della critica specializzata che l'ha definita una commedia d'azione prevedibile e priva di vera originalità. 
Ma da parte mia invece me lo sono goduto parecchio perché leggero, divertente e ben realizzato in tutto, ovvero un classico "popcorn movie". 
E anche i dati di visione hanno decretato il film come un grandissimo successo commerciale. 
Quindi... Vox populi, Vox Dei... oppure, come ci diceva il buon BATTIATO,

si può sempre scegliere un bel film di Ėjzenštejn sulla rivoluzione... 

venerdì 22 maggio 2026

MISSION: IMPOSSIBLE (INIZIA LA SAGA AL CINEMA)

 Compie trent'anni poiché era uscito nel 1996 e diretto da Brian De Palma, il primo Mission: Impossible.


In Italia arriverà il 13 settembre quel leggendario film che ha lanciato l'iconica saga cinematografica e che era nato da un'idea di Tom Cruise, grande appassionato dell'omonima serie TV degli anni '60. 
Tom è l'agente dell'IMF (Impossible Mission Force) Ethan Hunt che partecipa a una missione a Praga per sventare il furto di una lista di agenti segreti. 
L'operazione si rivela però un tranello in cui l'intera squadra viene sterminata e Hunt, unico sopravvissuto, viene accusato di essere la "talpa". 
Per provare la propria innocenza, Ethan è costretto a fuggire a gambe levate (che tanto Tom c'è abituato) e a mettere insieme un nuovo team con agenti rinnegati, cercando di incastrare il vero traditore e trafficante noto con il nome in codice "Max". 
Magari era un pò improbabile (o impossible) la scena dell'elicottero nella galleria del treno, ma piuttosto è diventata da antologia la sequenza della rapina al caveau blindato di Langley in cui, per rubare la lista di agenti senza attivare i sensori di peso, allarmi termici e acustici, Ethan si cala dal soffitto rimanendo sospeso a mezz'aria

(si dice che avesse dei pesi nelle scarpe per mantenere la posizione), una scena iconica parodiata e omaggiata innumerevoli volte, come lo è anche la famosa scena di Entrapment in cui Catherine Zeta-Jones "danza" insinuandosi tra i raggi del sistema d'allarme supervisionata da Sean Connery.

Da allora la saga "impossibile" non si è più fermata con Tom ogni volta più spericolato in scene d'azione spettacolari, ma sempre realizzate con sistemi di sicurezza come cavi e imbragature cancellati in post produzione. 

lunedì 13 aprile 2026

RAPITO DA UNA PRETTY WOMAN

 Tempo fa ero rimasto "agganciato" alla tv che in seconda serata mandava in onda il SECONDO BEVERLY HILLS COP, come rapito da quelle immagini e musiche di film fine anni 80.


La stessa cosa mi è capitata di recente con Rai 1 che ha rispolverato Pretty Woman e mi ha confermato quanto fosse forte la Touchstone in quel periodo che, in questo caso, era esattamente il 1990. 
Potrei elencare una marea di titoli Touchstone che hanno fatto il pieno ai botteghini, ma non lo farò, pensando invece a come venivano pensati i film allora, senza tante menate di urtare la sensibilità di qualcuno (il mestiere della Vivian di Julia Roberts è arcinoto e Edward/Richard Gere sarebbe passibile di favoreggiamento alla prostituzione). 
Fatto sta che me lo sono riguardato per intero anche se sapevo ogni battuta a memoria

(giuro, le ho recitate a tratti in sincrono come al ROCKY HORROR PICTURE SHOW e in particolare questa qui sopra della Roberts l'ho anche già usata in un VECCHIO POST) e ammetto che, tra tante risate come per la scena delle lumache o quella con l'esultanza di Vivian alla partita di Polo,


alla fine mi son trovato con gli occhi umidi. 
Perché son canaglia, è vero, ma un film fatto così bene non mi lascia indifferente neanche dopo l'ennesima visione. 
Piccola curiosità sulla famosa locandina lassù in alto dove il volto è di Julia, ma il corpo è di Shelley Michelle, cioè colei che l'ha sostituita anche in alcune scene, non pericolose come quelle di Tom Cruise, ma solo un pochino più piccanti. 
Ma solo pochino poiché il film rimane tutt'altro rispetto alle commedie sexy all'italiana di cui parlavo proprio la SCORSA SETTIMANA. 

venerdì 12 dicembre 2025

IL RITORNO (ENNESIMO) DI WISH YOU WERE HERE (MA PENSIAMOCI BENE)

 Esce oggi in vista di Natale (metti anche oggi come IERI che vuoi fare un regalo) la riedizione di Wish You Were Here dei Pink Floyd in un periodo che da ambo le parti (Waters e Gilmour) le nuove produzioni non brillano certo più come ai bei tempi di quel momento così speciale per la band inglese.


Tra le chicche di questa costosissima edizione che è disponibile in diversi formati e con un sacco di gadgets allegati, c'è la ristampa del 45 giri di Have A Cigar che era stato pubblicato solo in Giappone.

CANZONE questa in cui ha cantato come ospite Roy Harper per sostituire Roger Waters che quel giorno non ci prendeva il verso dopo avere registrato già diverse takes di cui UNA con le voci sovrapposte sua e di David Gilmour. 
In effetti, analizzando il testo del brano, rimane persino coerente che a cantare non sia nessuno di loro poiché le parole sono quelle di un discografico senza scrupoli che si rivolge alla band e chiede pure chi di loro sia Pink. 
Manco a dirlo, Roger in seguito sosterrà che comunque la versione cantata da lui era meglio di quella di Roy.

Ci sono anche 16 tracce live prese da quei bootleg del 1975 di cui ultimamente già MOLTI ALTRI erano entrati a far parte della discografia ufficiale. 
Ritengo che oggi non sia il caso di rimettere nel post le canzoni contenute nel disco poiché già in passato ho tributato il giusto verso i Pink Floyd di questo album in diverse occasioni e quindi ho messo tutti i link a riguardo. 
Fatto sta che il disco rimane una presenza costante nelle classifiche di tutti i tempi e ha APPENA COMPIUTO 50 anni. 
Chi lo avesse acquistato nel 1975 ricorderà che si presentava avvolto nel cellophane nero con un adesivo di due mani meccaniche sopra ai 4 elementi di terra, aria, acqua e fuoco, cioè l'immagine della copertina del 45 giri lassù in alto. 
Solo aprendo la confezione poi vedevi la famosa FOTO dell'uomo incendiato. 
Tuttavia, chi ha in casa quella edizione o quelle successive sempre in formato standard, ha già detto che di tale super costoso box non ne sente proprio il bisogno. Neppure io... 

martedì 19 agosto 2025

SUPER CINEMA E SUPERSTUNTMEN

 È morto a 87 anni Terence Stamp, attore britannico di grande fama, diventato molto popolare negli anni Settanta grazie anche al ruolo del cattivo nei primi due Superman con Christopher Reeve, dove interpretava il Generale Zod.


Attore che spesso ha affiancato anche i nostri nomi del cinema come Monica Vitti in quel disastro di MODESTY BLAISE, LA BELLISSIMA CHE UCCIDE, un film di cui ho già parlato abbastanza male tempo fa e che considero un compendio di come realizzare un pessimo prodotto con un ottimo cast, ma in questo caso lui, Terence, non aveva nessuna colpa del risultato di tale pastrocchio. 
Anche Fellini e Pasolini hanno beneficiato delle sue prestazioni attoriali,

mentre, in tempi più recenti, poi lo abbiamo visto tornare come drag queen in Priscilla, La Regina Del Deserto, e poi ancora nel primo disneyano LA CASA DEI FANTASMI nel ruolo del patibolare maggiordomo.

Adesso se invece dico il nome di Ronnie Rondell Jr. sicuramente nessuno lo ricorderà poiché era uno stuntman che nei film prendeva il posto degli attori famosi nelle scene pericolose. 
Tuttavia credo che chiunque lo abbia visto sulla copertina di Wish You Were Here, l'album dei Pink Floyd dove nella foto due uomini si stringevano la mano e uno di loro prendeva fuoco.

Ecco, quello era Ronnie che è mancato ad 88 anni (ora qualcuno farà la battuta dicendo che "si è spento"). 
Molti, quando uscì il disco, pensavano che quello infuocato fosse solo un manichino (oggi tale effetto verrebbe ottenuto con un procedimento digitale sicuramente meno pericoloso e I Fantastici 4 lo dimostrano), mentre invece ecco le foto backstage che mostrano Ronnie (protetto da una tuta ignifuga sotto gli abiti)




durante le varie sessioni fotografiche eseguite presso gli studi della Warner Bros. a Los Angeles e che duravano non più di nove secondi, dalle quali è poi stata scelta l'immagine ufficiale. 
Immagine che però nel packaging esposto nei negozi era coperta (nonostante le proteste della EMI) da un imballaggio di plastica nera (tipo i sacchi della spazzatura) con questo adesivo applicato sopra.

E infatti se compravi la versione in cassetta, solo questa era l'immagine di copertina (cosa molto triste perché invece il packaging del vinile era molto curato e pieno di altre foto). 
L'altro nella foto, quello che sembra Little Tony, è un altro stuntman collega di Ronnie, Danny Rogers, mentre l'idea dell'artwork era dello studio Hypgnosis, che ha curato la maggior parte delle copertine della band britannica anche dopo l'abbandono di Roger Waters. 
Goodbye Terence & Ronnie. 

 

martedì 12 marzo 2024

THE GRAND TOUR - SAND JOB: SIAMO AGLI SGOCCIOLI (PERLOMENO SU PRIME VIDEO)

 Sono tornati su Prime Video Jeremy, James e Richard, ovvero i tre simpatici inglesi di The Grand Tour con l'ennesima e purtroppo penultima avventura a tre dal titolo Sand Job, cioè un viaggio in Africa con arrivo a Dakar sulla spiaggia dove era locato l'arrivo della famosa gara motoristica che partiva da Parigi.


A bordo di tre auto non nate per tale percorso, ma modificate anche in maniera assurda per poterlo affrontare, i nostri amici si faranno come al solito scherzi anche pesanti, dovranno risolvere problemi ai veicoli, e sopportare condizioni climatiche molto diverse da quelle del Regno Unito, ma ciò, anche se non te lo dicono, avviene con l'aiuto di stuntmen provetti, seppure i tre abbiano una certa esperienza di guida (ma mica si chiamano tutti Tom Cruise, eh...).
Lassù in alto dicevo che si tratta della penultima avventura dei tre e ciò è dovuto più che altro a Jeremy Clarkson che già aveva avuto dei problemi con la BBC quando il loro show andava in onda per la rete britannica (il conduttore aveva scatenato una rissa durante la trasmissione), problemi per i quali era stato licenziato. 
Ma siccome il trio è legato anche da una vera amicizia, anche James e Richard mollarono il programma per seguire Jeremy nelle successive produzioni Amazon Studios. 
Tuttavia anche di recente Clarkson si è fatto notare per certe dichiarazioni su Meghan, la duchessa del Sussex, secondo le quali la vedrebbe bene camminare nuda mentre la gente le lancia addosso degli escrementi, frase buttata lì così giusto per esternare la sua antipatia verso di lei. 
Adesso, se siete cultori delle serie tv, avrete capito sicuramente che Jeremy si riferiva ad una famosa scena di Il Trono Di Spade in cui Lena Headey (o meglio, la sua controfigura nelle inquadrature in cui si vedeva completamente nuda) era costretta a fare la "camminata della vergogna",

però tale affermazione, rivolta direttamente a quella persona della famiglia regale, ha spinto i dirigenti di Prime Video a prendere le distanze dal conduttore e a chiudere il contratto con lui. 
In questo caso non è ancora noto cosa faranno stavolta i suoi amici, ma diciamo che ci sono molte altre piattaforme che potrebbero essere interessate al trio. 
Fatto sta che anche questo penultimo episodio diverte e fa scoprire paesaggi che non vedi tutti i giorni, per cui sono sicuro che anche stavolta MADAME (non la cantante) lo apprezzerà. 

lunedì 29 maggio 2023

FAST X: SEMBRA IL GRAN FINALE, MA...

 Venerdì scorso era il 26 maggio 1923, data storica per le corse in auto perché partiva la prima 24 ore di LeMans che, ovviamente, si sarebbe conclusa il giorno successivo, e, forse ispirato da tale ricorrenza motoristica, proprio in tale serata ho visto l'ultimo episodio della saga di Fast & Furious che si chiama semplicemente Fast X, perché è il decimo della serie ufficiale.


Dopodiché posso dire che le buche sulle strade di Roma forse non sono poi un grosso problema dopo che sono passati Toretto & Co. a devastarla dandoci giù pesante. 
Ma tranquilli che tutto il disastro era solo magia del cinema e nessun edificio o scalinata ha subìto danni, e, anzi, la scena del bus sventrato, 


come anche altre, per dire, è stata persino girata in tutt'altra location, cioè a Torino perché la città, come architettura si presta bene ad imitare la capitale e così il lavoro si può dividere su due set velocizzando le cose.

Non è la prima volta infatti che nel cinema una città viene spacciata per un'altra e in uno di quei casi c'ero pure io come testimone, perché in quel periodo abitavo in quei dintorni, durante le riprese di MARK IL POLIZIOTTO SPARA PER PRIMO (proprio come Han Solo) in cui la zona portuale di Vado Ligure (Savona) faceva la parte della periferia di Genova. 
Certo, dal trailer si rivede Toretto nel bel mezzo di una location notturna dove si tiene una corsa clandestina che pare presa dal primo film, e pensi che il franchise sia finalmente tornato alle origini mentre invece si tratta solo di un breve momento/scontro con il cattivo della situazione, cioè Dante Reyes, che ha le fattezze di Jason Momoa così gigione da diventare stucchevole ad un certo punto. 
Cioè va bene fare il villain sopra le righe, ma qui (eccolo con lo stuntman) diventa davvero una macchietta.

Avevo preferito la glacialità di Cypher nello scorso episodio, cioè Charlize Theron, che qui vediamo arrivare alla guida di una moderna DeLorean tutta led dopo essere stata surclassata e minacciata proprio da Dante Reyes in una scena dove nasce un piccolo problema di doppiaggio perché la frase "Allora dovrai vedere morire chi ami" funziona bene in inglese perché "you" è sia singolare che plurale, ma non in italiano dove il pronome rimane "tu" e non "voi", e questo non gioca a favore della battuta che quindi perde l'effetto voluto. 
Tant'è che pure Cypher cerca aiuto a casa di Toretto dove non è che venga accolta a braccia aperte. 
Comunque, dato che la saga è nota per essere piena di morti ammazzati che miracolosamente ritornano con qualche escamotage inventato ad arte, non mi preoccuperei troppo di quelli che vediamo palesemente lasciarci le penne in questo episodio che, tra l'altro termina sospeso lì sul più bello e ti dà l'appuntamento al prossimo film, anzi due, con cui la saga "dovrebbe" concludersi.


Si rivede anche Helen Mirren in quel di Roma, una Roma che, nelle scene adrenaliniche di prima, sembra di tornare in 6 UNDERGROUND di Michael Bay all'ennesima potenza, film che invece devastava Firenze. 
Altra apparizione, un po' più lunga, la fa Brie Larson che, essendo nota nel mondo intero per esser cazzuta, quando in un bar di Napoli si trova davanti a dei malintenzionati, il barista lancia il fucile a canne mozze a lei invece di impugnarlo di persona...

Scena figa, senza dubbio, ma ben poco logica. 
Non per la presenza dell'arma che, purtroppo, alcuni commercianti abbiamo visto che tengono davvero in caso di emergenza e non solo a Napoli. 
Ma questa è forse la più insignificante delle cose davvero troppo impossibili che Louis Leterrier ci fa vedere in questo film dopo essere succeduto a Justin Lin che ha mandato a cagare gli sceneggiatori dopo svariati litigi, ma nonostante ciò è rimasto in carico alla produzione.

Quei "numeri esagerati proprio impossibili" (citazione del Liga da Bar Mario) li vediamo fare da Toretto sulla sua Dodge Charger e mi riferisco alla sua interazione con aerei ed elicotteri, nonché salti da viadotti con parapetti sfondati senza manco danni a sospensioni, braccetti e quant'altro. 
Anzi, ad un certo punto devi davvero smettere di ragionare ed è meglio guardare il film con lo spirito che hai quando vedi Vil Coyote spiaccicato sotto un masso e uscirne fuori a fisarmonica che tanto "ai cartoni può succedere qualsiasi cosa".



Occhio alla scena post credit che mostra che anche i non morti della saga ritornano per unirsi di nuovo a quella famiglia allargata che è quella di Toretto & Co. 
Famiglia di cui fa sempre parte Brian Conner, cioè Paul Walker che appare anche qui, in persona all'inizio in un flashback (nel NONO EPISODIO invece lo vedevamo arrivare alla fine con la Nissan Skyline blu e, anche se non lo si vedeva, si capiva che era lui) e poi più avanti troviamo anche sua figlia che interpreta un'hostess che sta dalla parte di Dom, il quale sta viaggiando in aereo con il piccolo Brian. 
E famiglia che, tra l'altro, come parola la si sente ripetere nel film per ben 56 volte in due ore, che è una buona media, giusto per chiarire il concetto base della pellicola, proprio come una famosa CANZONE delle Sister Sledge

che nel 2008 era stata utilizzata pure da una nota compagnia telefonica.
Videoclip fatto con quattro spicci rispetto agli standard di adesso, ma che musica ragazzi... 

domenica 21 maggio 2023

C'ERA UNA VOLTA UNO CHE SUONAVA CON PHIL COLLINS, UN ALTRO CON MORRISSEY E...

 Durante lo scorrere di questa settimana ci siamo perduti un bassista scozzese il cui nome non è uno di quelli che ti fa dire "È lui!", ma è un musicista che abbiano sentito suonare senza alcun dubbio tutti indistintamente.


Sto parlando di John Giblin, 71 anni, il cui strumento è stato al servizio di artisti come Peter Gabriel, Kate Bush, Simple Minds, con anche collaborazioni in Italia con Lucio Battisti, Eros Ramazzotti, Franco Battiato e Claudio Baglioni. 
La sua versatilità lo fa entrare a cavallo degli anni 70 e 80 nella band jazz-rock-fusion dei Brand-X dividendosi i brani con il padrone di casa Percy Jones (un vero fuoriclasse del basso) e dove alla batteria suonava un barbuto Phil Collins in parallelo con i Genesis.

Cioè mica degli scappati di casa eh, anche se a guardarli in questa foto in effetti lo sembravano... 
E infatti, sempre a cavallo degli anni 70 e 80, se avete acquistato qualche disco come Duke dei Genesis, per esempio,

(tipico esempio di album che non si deve giudicare dalla copertina) all'interno della busta trovavate le foto con tutta la loro discografia (Foxtrot, A Trick Of The Tail, Selling England By The Pound, ecc...), ma anche quella dei Brand-X che pure loro si fregiavano di immagini molto particolari come questa che mi incuriosiva non poco.



Ammettiamolo. 
Non si può rimanere indifferenti davanti ad un tale copertina, e di copertine interessanti ne avevo già parlato riguardo a quella di DREAMS di Grace Slick, di cui ero segretamente innamorato, ma all'epoca non c'era Youtube, né Spotify, cioè non c'era internet, ecco, perciò se volevi ascoltare un disco, o te lo compravi o approfittavi di un amico che te lo registrava su una cassetta come ho potuto fare con Pink Floyd e Genesis. 
Ma nessuno, dico, nessuno che conoscessi aveva idea di chi fossero i Brand-X. 
Quindi solo in tempi più recenti poi, grazie alla rete, ho avuto anche la possibilità di ascoltarlo quel disco dalla copertina bizzarra, rendendomi conto che non sono certo facili i lavori di questo simpatico complessino.

Per fare un esempio, questo VOIDARAMA è uno dei brani dove ha suonato John, mentre quest'altro dal titolo CAMBODIA (non c'entra la hit anni 80 di Kim Wilde), dove si sente di brutto il tipico drumming di Collins, si può definire il brano più "pop" del disco, ma sempre molto progressive, dove però troviamo Percy Jones al basso, e di tutta la tracklist era quello che, a istinto, mi era piaciuto di più (qualcuno mentre lo ascoltavo mi ha pure chiesto se fossero i Dream Theatre, pensa un po'), ma ancora non sapevo sta faccenda dei diversi musicisti che vi avevano suonato a seconda delle canzoni.

Quindi un gruppo piuttosto "aperto" e un genere musicale questo dove veniva messa in mostra grande tecnica, ma nessuna velleità commerciale da farti dire "magari con questo pezzo ci passano in radio". 
No, John alla radio lo avete sentito con cose completamente diverse, per esempio con questa CANZONE di Lucio Battisti tratta da Una Giornata Uggiosa, 

con quel giro di basso "elastico" e brano che, riascoltato oggi, mi fa capire quanto abbia ispirato Colapesce e DiMartino. 
Oppure se siete andati ad ascoltare Claudio Baglioni dal vivo nel 2003, John era lì a suonare il basso con la sua flemma scozzese. 
È invece proprio di ieri la notizia di un'altro bassista che ci lasciati e si tratta di Andy Rourke,

59 anni, che ha suonato negli Smiths di Morrissey e Johnny Marr portandosi dietro anche i suoi problemi di dipendenza dall'eroina. 
In seguito Andy apparirà anche in un disco solista del leader oltre ad aver collaborato con altri artisti come Sinéad O'Connor e Dolores O'Riordan. 
Anche il cinema piange un paio di nomi ed uno è famosissimo, cioè quello di Helmut Berger, attore e modello austriaco prediletto da Luchino Visconti, con il quale ebbe anche una relazione sentimentale, e legato perciò ad un certo cinema d'autore, ma che, da canaglia quale sono, non posso fare a meno di ricordare anche in Mia Moglie È Una Strega con Renato Pozzetto ed Eleonora Giorgi, dove Visconti ovviamente non c'entra e Berger era un perfetto, diabolico e, diciamolo pure, fighissimo diavolo Asmodeo.

Helmut aveva 78 anni. 
Meno conosciuto invece è il nome di Ray Austin, regista, attore e stuntman britannico che ha diretto sì alcuni film per il cinema, ma soprattutto ha lavorato a moltissime serie tv che fanno parte delle mie preferite, come SPAZIO 1999 e AGENTE SPECIALE, e in particolare di questa ha curato anche gli stunt in una cinquantina di episodi.

Lo vediamo nella foto sopra infatti fra Diana Rigg (Emma Peel) e Patrick MacNee (John Steed). 
Proprio per la sua origine di stuntman, i lavori da lui diretti avevano sempre scene molto "fisiche" con scazzottate e acrobazie.

Ray Austin aveva 91 anni e durante la sua carriera gli era stata affidata anche la regia del ritorno di Steve Austin, che, nonostante l'omonimia, non è un suo parente, ma è L'Uomo Da Sei Milioni Di Dollari interpretato da Lee Majors. 
Addio John, Andy, Helmut e Ray. 

venerdì 4 novembre 2022

ADDII NEL ROMBANTE MONDO DEI MOTORI

 Il mondo dello spettacolo a motore, o dei motori spettacolari che dir si voglia, piange due personaggi di cui uno è un artista che arriva dal circo, cioè Holer Togni, della famosa famiglia, ma presto staccatosi dal tendone per portare in giro per trent'anni uno spettacolo di acrobazie su automobili e camion dal titolo Stunt Cars con il quale si era esibito più volte anche al Motor Show di Bologna. 


Molte delle auto usate in uno dei suoi spettacoli che ho visto verso la fine degli anni 70 erano le 131 Mirafiori della Fiat

sulle quali Holer stava tranquillamente su due ruote, cosa vista anche in diversi film fatta da mille stuntmen perché è un classico delle acrobazie a quattro ruote come in quella famosa scena sbagliata di 007 Una Cascata Di Diamanti che inizia con l'auto sulle ruote destre e finisce su quelle sinistre (rifarla costava troppo perciò è rimasta così), ma lui era riuscito a farlo anche con un TIR e in alcuni film (non quello) ha partecipato proprio lui per realizzare tali stunt che poi a casa cercavamo di replicare con la nostra collezione di modellini. 
La sua pelata lo mostrava sui manifesti pubblicitari come la controfigura di Telly Savalas, cioè così perlomeno veniva descritto negli articoli dei giornali poiché in quegli anni in tv andava forte la serie Kojak, ma era solo una trovata promozionale un po' banfosa che comunque funzionava, e infatti la vera scritta riportava un più generico "lo stuntman del cinema"

come si vede in questa locandina originale dell'epoca. 
Ed era sempre lui che aveva terrorizzato Giorgio Faletti spacciandosi per taxista nelle prime puntate di SCHERZI A PARTE.
Purtroppo ci ha lasciati in questi giorni a 76 anni dopo una vita intera passata sfidando il pericolo. 
Sempre nel mondo dei motori, ma un po' diverso anche se fa sempre spettacolo, dobbiamo salutare anche Mauro Forghieri,

ingegnere, progettista e direttore tecnico della scuderia Ferrari dei tempi di Lauda e Reutemann. 
Mauro se ne va ad 87 anni. 
Addio Holer e Mauro. 

PROTESTE E VIOLENZA

 Oggi post brevissimo con una sola domanda: ma perché???