Non sono impazzito, no, e vi spiego subito il perché di questo titolo tutto matto.
Oggi per la musica del sabato diamo l'ultimo saluto a Walt Maddox, 88 anni, che ha fatto parte del gruppo doo-wap The Marcels la cui canzone più famosa è BLUE MOON del 1961 già interpretata in precedenza in versione ballad da nomi come Frank Sinatra e Elvis Presley, ma la versione dei Marcels con quell'intro pazzesco di Fred Johnson che fa "bomp-baba-bomp-ba-bomp-ba-bomp-bomp... vedanga-dang-dang-vadinga-dong-ding..." rimane la più famosa, riportata in auge anche da Meco negli anni 80 per la colonna sonora di Un Lupo Mannaro Americano A Londra. La canzone è anche nel film Grease nella SCENA delle "chiappe di luna" cantata dagli Sha-Na-Na nella versione ballad di cui sopra.
Tornando invece a Walt, in effetti bisogna precisare che entrò nella formazione l'anno successivo all'uscita di Blue Moon in sostituzione di uno degli elementi originali del quintetto che in origine era nato multirazziale, ma qualche volta l'ha comunque cantata live e ne ho la prova video in questo MEDLEY, seppure di qualità pessima preso da qualche VHS.
Dal pop con tendenze prog invece arrivava Christopher North, tastierista
che con i suoi Ambrosia al completo aveva suonato anche nell'album di debutto dell' Alan Parsons Project dal titolo TALES OF MYSTERY AND IMAGINATION, tutto ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe.
Come Ambrosia invece probabilmente il loro brano più famoso è questa BIGGER PART OF ME dallo stile raffinato tipico da locali notturni in cui in quel finire degli anni 70 si sono trovate a suonare in precedenza anche altre band come, per fare un esempio molto molto simile, i Player di BABY COME BACK, quel gruppo dove c'era al basso un certo Ron Moss (lo vedete nel video qui sotto) che poi farà sfracelli in Beautiful. Ma smettiamola di divagare e torniamo a Christopher che aveva 75 anni, per concludere con ancora un addio nella musica per Greg Elmore, 79 anni e membro fondatore dei Quicksilver Messenger Service, band che con i Jefferson Airplane e i GRATEFUL DEAD erano in rappresentanza del rock psichedelico di San Francisco.
Piccola curiosità sui Quicksilver è che per un periodo vi ha fatto parte come tastierista anche NICKY HOPKINS che troveremo negli anni 70 come session man in molti dischi italiani.
Quando si sente parlare della Rock'N'Roll Hall Of Fame a volte la si immagina una cosa tipo nata negli anni 50, magari legata all'arrivo di Marty McFly nel passato.
E invece è nata come museo a Cleveland nel 1983 e poi, esattamente 40 anni fa, vi sono stati inseriti i primi dieci artisti, questi estremamente legati al rock'n'roll e ritratti sulla copertina di Rolling Stone, mentre in seguito vi faranno ingresso anche altri decisamente più pop come gli Abba e lo scorso anno Cyndi Lauper.
Quel 23 gennaio del 1986 erano questi gli artisti: Chuck Berry, James Brown, Ray Charles, Sam Cooke, Fats Domino, gli Everly Brothers, Buddy Holly, Jerry Lee Lewis, Little Richard e naturalmente Elvis Presley, di cui alcuni all'epoca ancora in vita e altri no, e forse anche per questo verrebbe naturale datarla più indietro nel tempo.
Piccola curiosità: il nostro Zucchero, nonostante le sue frequentazioni blues, non è mai stato inserito nella Hall Of Fame, ma è stato il primo e unico italiano ad essersi esibito là, il che è comunque un onore.
Tutto molto bello però ci sono state anche critiche sui metodi di scelta degli artisti da fare entrare.
E adesso in chiusura non devo certo dirvi chi mi ha ispirato il titolo del post.
La prima regola dell'Heartbreak Hotel è che non si parla dell'Heartbreak Hotel...
Scusate, ma trovandomi davanti a un autore che porta il nome di Tommy "DURDEN" mi è venuto troppo naturale aprire così il post di oggi.
Tommy (non Tyler, certo) insieme a Mae Axton sono infatti coloro che hanno scritto HEARTBREAK HOTEL per Elvis Presley esattamente 70 anni fa ispirandosi ad un cupo fatto di cronaca. E infatti anche la canzone che ne viene fuori è tutta diversa dalle cose che avevano reso famoso Elvis, tant'è che alla RCA erano contrari a fargliela incidere seppure nell' incedere del brano ci fosse posto per i suoi ancheggiamenti e ammiccamenti.
Ma al ragazzo era piaciuta da subito e insistette tanto che una settimana dopo era in sala a registrare facendola diventare una delle tante hit legate al nome di Elvis Presley. Come potete vedere e sentire qui sopra, esiste anche la VERSIONE cantata da Tommy, uscita successivamente, ma è arrangiata in stile Jessica Rabbit.
Al contrario di tanti altri successi del Re, questa non ebbe una trasposizione cinematografica, ma, se volete abbiamo lo stesso il classico film con Elvis con questo titolo, ma un Elvis comprato su Temu interpretato da David Keith che viene rapito da un ragazzino per "regalarlo a sua madre" in una pellicola del 1988 diretta da Chris Columbus.
Niente di che, anzi...
Stessa cosa per un film svedese del 2006 dove invece due donne mature riscoprono il piacere di vivere senza tanti problemi.
Ma, sai com'è... il titolo a volte aiuta ad acchiappare, come ben sanno i distributori.
Di tutt'altro genere una Graphic novel italiana di Micol Arianna Beltramini e Agnese Innocente uscita nel 2024 dove i cuori spezzati sono adolescenziali.
Le due canzoni omonime invece, cantate una da MICHAEL JACKSON ai tempi dei Jacksons (ma conosciuta anche come This Place Hotel) e l'altra da una WHITNEY HOUSTON ormai appannata a fine carriera, riprendono solo lo stesso titolo e nient'altro.
Oggi, 3 marzo, oltre ad essere il giorno successivo alla Notte Degli Oscar che ha visto vincitore Anora, con Adrien Brody invece premiato per The Brutalist, e cerimonia che si ricorderà anche per l'apparizione di Doja Cat, è la data che segna nel 1955 la prima apparizione in assoluto di un allora sconosciuto Elvis Presley in tv nel programma Louisiana Hayride.
In realtà c'era già stato l'anno prima ad ottobre in quel programma, ma allora tale show andava in onda solo alla radio (anche da noi certi programmi di successo come La Corrida erano nati per la radio) e quella volta il ragazzo aveva cantato THAT'S ALRIGHT MAMA, il suo primo 45 giri PUBBLICATO nel luglio del 1954 per presentarlo appunto al pubblico radiofonico, mentre stavolta in tv lo si poteva anche vedere per la prima volta ancheggiare in casa propria con tutto il suo carisma e, perché no, sex appeal.
Di quell'evento però non esistono purtroppo documenti video, ma solo foto come quella su in alto e qualche audio di pessima qualità.
Ciò che conta però è che quella sera Elvis lasciò un segno indelebile nei telespettatori, o meglio, nelle telespettatrici ammaliate dai suoi movimenti di bacino, al punto che forse manco stavano a sentire la canzone che cantava quel ragazzone col ciuffo impomatato.
Tant'è che il grande successo di quella prima apparizione lo porterà più avanti anche in altri programmi prestigiosi come l'ED SULLIVAN SHOW. Nasceva così quel mito che non si è mai spento.
Mentre, tornando a parlare di Doja Cat alla Notte Degli Oscar, non so se lei entrerà nel mito, però almeno un paio di foto
(una sul Red Carpet in abito di Balmain e l'altra durante l'esibizione) merita comunque di averle nel post di oggi.
Dopo la rassegna di film natalizi più o meno scrausi (tanti scrausi) ne ho ripescato uno del 2002 dove c'entra ancora il Natale, ma in maniera diversa dal solito film tutto musichette e decorazioni.
About A Boy ha come protagonista Hugh Grant nel ruolo di uno che non ha mai lavorato (beato lui) grazie ai diritti d'autore di una canzone natalizia scritta dal padre, e la cui unica preoccupazione è rimorchiare il più possibile inventando pure storie strampalate come un figlio inesistente per poter partecipare ad un incontro di mamme single.
Da quello partirà una serie di conseguenze che faranno entrare nella sua vita Marcus, un ragazzino pieno di complessi a causa di una madre con grossi problemi.
Tra i due nascerà qualcosa che cambierà profondamente le vite di entrambi e di quelli che stanno intorno a loro.
Cast di grossi nomi di quel periodo dove oltre a Grant ci sono Toni Collette e Rachel Weisz, nonché un giovanissimo Nicholas Hoult
che ritroveremo anni dopo un pochino più grande nei panni pelosi e blu di Bestia degli X-Men.
E, nonostante la musica sia sempre importante nel cinema, qui ci sono moltissimi momenti in cui non c'è nessun sottofondo sonoro al contrario di quei film invece fatti in serie di cui ho già parlato.
Musica che qui arriva distillata solo nei punti giusti con anche la canzone di BADLY DRAWN BOY che torna più volte e anche adesso che sto scrivendo me la sto riascoltando con le immagini del film ancora nella mia mente dato che l'ho rivisto ieri sera.
Già che siamo nella musica apro una piccola parentesi off topic per ricordare che oggi, 8 gennaio, The King Elvis Presley avrebbe compiuto 90 anni, ma nell'immaginario collettivo ormai rimane come ce lo mostrano le immagini d'epoca
e quel bel FILM di Baz Luhrmann (ok, tralasciamo l'ultimo periodo sovrappeso, dai), e, come la sua musica quindi, invecchia benissimo.
Comunque chiudo una parentesi non del tutto campata in aria poiché, anche se questo film ha più di vent'anni, sembra pure lui non invecchiare per niente e ti fa notare una volta di più che nel 2002 era tutto un'altro modo di fare cinema.
Data storica questa per il rocknroll dato che in questo stesso giorno di 70 anni fa veniva pubblicato il primo 45 giri di un ragazzone che scriverà, o meglio, canterà ancheggiando la storia della musica.
Sto parlando naturalmente di Elvis Presley che allora debuttava nel mercato discografico con THAT'S ALRIGHT MAMA, cover di un BRANO scritto e inciso già da Arthur "Big Boy" Cudrup otto anni prima, ma con scarsa fortuna nonostante ne avesse realizzato ben due versioni più una terza con un testo diverso, ma riutilizzando la stessa musica che poi si rifaceva ai giri del Blues. Quello che mancava alla canzone ce lo mise quel ragazzone di Memphis che già prima di apparire in pubblico, e fare letteralmente sfracelli, riusciva a scaldare i cuori delle fans con quella sua voce calda che tanti in seguito cercheranno di imitare, ovviamente anche in Italia e sapete bene di chi parlo.
La canzone in sé stessa però non si ferma mica li con la versione di The Pelvis, ma anzi in seguito vedrà anche la COVER di Bob Dylan in coppia con quel cowboy di Johnny Cash.
Per non dire poi le mille esecuzioni dal vivo di svariati artisti durante i loro concerti, tipo Eric Clapton e Paul McCartney, e naturalmente la CANZONE la troviamo anche nel film ELVIS di Baz Luhrmann del 2022, pellicola discussa, ma per me bellissima
dove Austin Butler porta in scena un Elvis magari non perfettamente identico fisicamente, ma assolutamente credibile. Un po' come succedeva nella splendida SERIE di Danny Boyle sui Sex Pistols dove gli attori che ci azzeccavano con i personaggi originali erano decisamente pochi, ma funzionavano lo stesso perfettamente perché si tratta in entrambi i casi di prodotti fatti da gente che sa fare bene il suo mestiere. E ce ne fosse di gente così...
Può capitare che una copertina di un disco, per qualche motivo diventi assolutamente iconica al punto da essere presa come ispirazione o omaggiata da altri artisti.
È il caso questo del primo album di Elvis Presley, la cui foto di copertina in bianco e nero viene ripresa come le stesse scritte colorate e con lo stesso font per London Calling dei Clash dove Paul Simonon viene ritratto intento a fare qualcosa di brutto al suo basso, mentre invece The Pelvis imbracciava normalmente la chitarra in quel disco del 1956 che conteneva fra le altre Blue Suede Shoes, Tutti Frutti e Blue Moon.
Immagine che, come si vede qui sopra, in seguito verrà nuovamente omaggiata da altri nomi musicali e non, a conferma che l'idea non era piaciuta solo a Joe Strummer & Co., ma in questi casi successivi il riferimento diventa molto spesso proprio il disco dei Clash con la stessa posa curva, ma impugnando oggetti differenti.
Simile era anche l'omaggio fatto dai Rolling Stones ai Beatles con la copertina di Their Satanic Majesties Request
(disco dal titolo meraviglioso, ma un mezzo passo falso per la band) ricavata dalla fusione di alcune foto dello stesso fotografo che aveva realizzato quella per SGT. PEPPER'S LONELY HEARTS CLUB BAND, uscito pochi mesi prima, fatte con lo stesso identico stile e colori dove, grazie ad un effetto tridimensionale i membri della band si voltavano a guardarsi l'un l'altro e apparivano anche i visi dei 4 di Liverpool, mentre invece con uno spirito totalmente diverso era quella dei Mothers di Frank Zappa che risultava un vero e proprio sberleffo al capolavoro dei FabFour.
Ma di Frank ne abbiamo già parlato QUI, e sappiamo bene che era fatto così...
I Bastardi Di Pizzofalcone con Alessandro Gassman e Carolina Crescentini, è stata una fiction Rai tra le più seguite degli anni scorsi ed era stata diretta per tre stagioni da Alessandro D'Alatri che, da tempo malato, purtroppo ci ha lasciati a 68 anni.
Per correttezza, e perché non sono un paraculo, invece devo ribadire che non avevo trovato entusiasmante UN PROFESSORE, che riportava in scena Alessandro Gassman con un risultato (a parer mio) molto al di sotto del minimo richiesto a tutto il cast, e infatti ne avevo già parlato in toni tutt'altro che entusiastici su queste pagine web.
D'Alatri, prima di dedicarsi alla regia di fiction e film, ha avuto anche una breve esperienza come attore in un paio di pellicole di cui una era Il Giardino Dei Finzi Contini diretta da Vittorio DeSica dove interpretava il protagonista Giorgio (Lino Capolicchio) da ragazzino.
Anche la musica lo ricorda per i videoclip realizzati per gli Articolo 31, Elisa, Negramaro, Renato Zero, Laura Pausini e Chiara Galiazzo.
E restiamo sempre in musica con Gordon Lightfoot, star del country canadese, grande amico di Bob Dylan, mancato ad 84 anni le cui canzoni sono state reinterpretate da decine di artisti fra cui Barbra Streisand, Elvis Presley e Johnny Cash. Il suo brano più famoso è IF YOU COULD READ MY MIND, che consiglio davvero di ascoltare perché, anche se il country non è il campo in cui mi barcameno meglio, non posso fare a meno di riconoscere come una splendida ballad della quale ne è stata realizzata persino una versione dance, che invece gradisco di meno perché perde tutta l'atmosfera, nel 1980 da parte di Viola Wills, ma già che ci siamo posto pure QUELLA. Vero o no che è tutta un'altra cosa?
Viola, mancata nel 2009 a causa del cancro, era quella che aveva fatto il botto nel 1979 con un altro singolo, che di sicuro ricordiamo tutti meglio, dal titolo GONNA GET ALONG WITHOUT YOU NOW. Addio Alessandro e Gordon.
Per vedere Stramorgan su Raiplay sono partito per caso dall'ultima puntata dove venivano messi a confronto Lucio Battisti e David Bowie, artisti molto diversi, ma che alla fine scopri che avevano diversi punti di contatto e non solo per quella COVER fatta da Mick Ronson di cui avevo raccontato diverso tempo fa.
In effetti Bowie aveva inciso anche una versione italiana di Space Oddity il cui testo (tremendo) era stato tutto inventato da Mogol, il fido paroliere di Lucio, parlando banalmente di amori adolescenziali invece di basarsi sul problemino che aveva il Maggiore Tom in missione spaziale, ed era così diventata RAGAZZO SOLO, RAGAZZA SOLA, ma stranamente questo non è stato raccontato né da Morgan né da Pino nella puntata che comunque è stata forse la migliore delle quattro. E per fortuna ho cominciato da quella puntata, perché se partivo dalla prima dove i due artisti a confronto erano invece Domenico Modugno ed Elvis Presley forse non avrei retto del tutto bene le elucubrazioni in cui Morgan si produce per tutto il tempo, anche tenuto conto del fatto che Modugno, il vero tema della puntata, lo sento molto distante dai miei gusti dato che l'unico disco di Domenico che mi piaceva (e che possiedo pure) è L'AVVENTURA, sigla dello sceneggiato Scaramouche (visto non nel 1965, ma nelle repliche e comunque c'è su Raiplay) in cui recitava il Mimmo e che finirà pure come Lato B di quella hit strappalacrime dal titolo Piange Il Telefono (con consecutivo e omonimo film).
Mentre Morgan racconta, arrivano in studio ospiti vari per duettare col padrone di casa e non sono solo legati al tema della puntata, perlomeno non direttamente, come, per esempio, l'ex Spandau Ballet Tony Hadley che esegue Through The Barricades oltre a NO TIME NO SPACE di Battiato giusto perché era da quelle parti in tour (e come canta ancora il Tony!!!). Per fortuna quindi le puntate successive hanno corretto un po' il tiro, ma la cosa più strana di tutto lo show è però la "presenza" di Pino Strabioli, perché sì che dovrebbe essere un programma diviso tra Pino Strabioli e Morgan, e infatti il titolo unisce i due nomi insieme, senonchè l'ego di Morgan è veramente "stra" e deborda ogni volta che si trova davanti ad un microfono quando parte a spiegarti l'intenzione dell'autore in quella certa canzone, che si tratti di uno o dell'altro protagonista della puntata, tanto che di Pino ne perdi spesso e volentieri le tracce.
E comunque ne sa Morgan, nel senso che non si è preparato la lezioncina da ripetere a memoria davanti alla telecamera.
No, quella è roba che ha lui dentro a quella sua testa anche matta che ogni tanto va per conto suo come QUELLA FAMOSA VOLTA a Sanremo con Bugo.
Può apparire arrogante per questo suo modo di fare, però mentre parla ti accorgi che ormai ti ha preso nella sua rete e lo stai ad ascoltare pendendo dalle sue labbra e nel momento che comincia a cantare lo perdoni anche per quella sua voce così afona e che i tecnici cercano di aiutare con effetti speciali che ben poco riescono a migliorare.
Ma lo perdoni perché in quel momento lui sta cantando col cuore, come quella volta che è stato sommerso di critiche per aver realizzato uno special sui Queen cantando le canzoni di Freddie, ed una delle quattro puntate è proprio dedicata a lui a confronto con Umberto Bindi (in realtà molto Bindi e solo un pizzico di Queen) mentre l'altra ancora vede protagonisti Franco Battiato (come ho detto prima) e Brian Eno (pure qui molto più Battiato).
È vero che cantate con quella voce ruvida quelle stesse canzoni di Freddie fanno un'altro effetto, però a mio parere è stato sempre meglio di vedere tanti sosia baffuti
(alcuni molto bravi, ma altri spesso improbabili) che si strizzano le corde vocali per cercare di arrivare a quei livelli che solo quella band ha raggiunto (ascoltare i PRIMI TRE ALBUM che roba dell'altro mondo sono) e parlo della band con Freddie, Brian, John e Roger (lui con i suoi "screams"), non di quella che stanno portando in giro i due Queen rimasti (John Deacon sta bene, ma non ha la minima intenzione di suonare senza Mercury preferendo godersi la pensione).
Insomma, se a Morgan piace raccontare le sue passioni musicali e a noi piace ascoltarle, abbiamo trovato la quadratura del cerchio, no?
Di solito è il sabato che dedico alla musica, ma mi sento di dover anticipare di un giorno perché è di ieri la notizia che è mancato Jeff Beck, cioè colui che aveva iniziato la carriera con gli Yardbirds sostituendo Eric Clapton e che poi ha passato il testimone (e il marchio) a Jimmy Page, il quale li farà diventare i LED ZEPPELIN.
Poi con il Jeff Beck Group e con svariate collaborazioni con i più famosi musicisti, Jeff è diventato senza dubbio uno di quei chitarristi leggendari che saranno presi sempre come esempio da chi imbraccia lo strumento.
Della sua collezione di chitarre (molte, secondo sua ammissione, solo di figura e praticamente mai suonate) le sue dita prediligevano far sentire dal vivo la Fender Stratocaster e la Gibson LesPaul, prevalentemente con le dita senza usare il plettro.
Una delle canzoni di maggior successo con gli Yardbirds è stata FOR YOUR LOVE,coverizzata anche dagli Humble Pie, dove militava Peter Frampton, e dai primi Fleetwood Mac (quelli ancora senza Stevie Nicks e Lindsey Buckingham), e trasformata poi nel 1978 addirittura in un pezzo disco dai CHILLY, una produzione tedesca (a Monaco Di Baviera sfornavano dischi dance a getto continuo, e che dance!) in quel periodo in cui furoreggiavano gli emuli di John Travolta anche sulle piste delle discoteche nostrane,ma canzone che stranamente, in quegli anni 60 in cui è nata, non ha avuto nessuna cover italiana nonostante fosse un brano con lo stile da Caterina Caselli al 100%.
Ci penseranno a colmare tale lacuna in tempi molto recenti Lisa Beat E I Bugiardi, cover band specializzata in quel tipo di sound vintage, a renderla un brano italiano dal titolo FINIRÀ con allegato un videoclip che prende le sequenze da La Ragazza Con La Pistola dove possiamo ammirare ancora una volta una splendida Monica Vitti.Come solista lo possiamo riascoltare in PEOPLE GET READY del 1985 dove, oltre a mettere la sua chitarra molto più in evidenza, ritrova Rod Stewart che era stato il cantante del suo gruppo alla fine degli anni 60 dopo la fuoriuscita dagli Yardbirds.Una meningite batterica ha purtroppo stroncato Jeff a 78 anni.
E sempre nei giorni scorsi (e con la musica non c'entra) è stato trovato senza vita nella sua casa di Los Angeles Adam Rich, 54 anni, ovvero il piccolo Nicolas Bradford dell'omonima famiglia televisiva,
quello con i capelli a scodella.
Anche se non aveva avuto un successo memorabile dopo la serie tv che invece duró per quattro anni, lo possiamo ricordare anche in un film degli anni 80 con Bill Cosby, Il Diavolo E Max.
A questa lista di addii si è aggiunta più di recente anche Tatjana Patitz,
ex supermodella del periodo di Naomi Campbell e Cindy Crawford, con anche qualche apparizione al cinema, per esempio in Sol Levante con Sean Connery.
Tatjana aveva un tumore al seno e ci ha lasciati a 56 anni.
E in conclusione dobbiamo salutare anche Lisa Marie Presley, figlia del famoso Elvis, anche lei cantante e stroncata da un infarto a 54 anni.
Lisa Marie è stata all'onore delle cronache per il suo matrimonio con Michael Jackson, mentre successivamente aveva sposato Nicolas Cage.
Succede spesso che un film abbia nel trailer un certo doppiaggio e poi la pellicola definitiva presenti voci italiane diverse, come nel caso di Elvis, l'ultima fatica di Baz Luhrmann, dove a doppiare Austin Butler è stato assunto a sorpresa (per lui) Maurizio Merluzzo, il quale ha raccontato la vicenda in un video sui social manifestando il suo stupore dopo aver visto e sentito che il trailer invece era già stato doppiato dal collega Jacopo Venturiero.
Grande onore certo quello di doppiare un personaggio come Elvis, però, essendo Maurizio conosciuto in genere per altri tipi di personaggi come lo Shazam di Zachary Levy giocati sui toni brillanti oppure altri nomi del mondo degli anime, quindi sempre un po' gridati secondo lo stile giapponese, gli sono anche arrivate alcune critiche negative poiché qui cambia del tutto il registro per adattarsi alla voce originale di Austin Butler, tenendo un tono così strascicato e cupo, da risultare a volte pure poco comprensibile, al punto che qualcuno lo ha sentito al limite della parodia.
E invece quanto si è impegnato Maurizio molti non lo sanno, anzi: invece di stare davanti al microfono fisso come in una normale sessione di doppiaggio, ha chiesto espressamente di avere un altro tipo di microfono da tenere in mano in modo da potersi muovere come Austin così che la voce uscisse davvero come una presa diretta e non con quei toni troppo perfetti e finti che purtroppo sentiamo spesso, tipo nelle soap opera.
Il risultato secondo me si nota parecchio e in realtà pure Austin non è meno cavernoso nel fare Elvis, perché The King, quello vero, in effetti era così e forse il motivo di queste critiche è che ci hanno distratti i vari FILM da Presley interpretati in passato, dove i più erano francamente ai livelli dei nostri musicarelli ed erano stati doppiati all'epoca da Pino Locchi, cioè la voce di Terence Hill e Tony Curtis (per dirne solo un paio), in maniera del tutto diversa dalla sua vera intonazione.
Poi com'è il film, che si basa sul punto di vista del Colonnello Parker interpretato da Tom Hanks e che è anche la voce narrante per quasi tutto il tempo, lo giudicherete voi, perché dal mio punto di vista è un buon film di Baz con tutte le acrobazie visive che il regista poteva inventarsi (ho solo temuto un pochino perché era stato incensato parecchio pure questo da Fabio Fazio), anche se magari non è un capolavoro, ma mi rendo conto che molto spesso mi ritrovo a fare il Bastian Contrario e me ne vanto pure 😜.
E nemmeno mi lamento della durata, anzi ne avrei voluto ancora di più, perché Austin Butler fa davvero un GRAN LAVORO nell' immedesimarsi in Elvis,rinchiuso dal Colonnello in quella gabbia dorata che sarà per lui Las Vegas, tanto che dimentichi anche che il vero Presley era un pochino più massiccio, tipo un giovane KURT RUSSELL che, nel 1979, pure lui aveva interpretato The King in un lungo film tv (2 ore e 50 min.)
diretto da John Carpenter iniziando così la sua collaborazione con il regista che darà i frutti che tutti conosciamo, mentre il nostro pur bravissimo attore, che nel finale cosi truccato da obeso Luhrmann lo fa sembrare un po' Ciccio Bastardo, ha in realtà un fisico quasi tipo Damiano dei Maneskin.
Ah a proposito...
Se vi chiedete dov'era la canzone cantata da loro, è perché non avete lasciato scorrere tutti i titoli di coda per arrivare a conoscere i nomi degli attrezzisti...
Era proprio l'ultima.
Comunque il film arriva perfetto quest'anno per ricordare i 45 anni della morte di Elvis che avvenne proprio il 16 agosto.