Da queste pagine web arriva oggi un doveroso ultimo saluto a Diane Keaton: aveva 79 anni.
Tra le tantissime cose memorabili che aveva fatto in carriera c'è il ruolo di Kay Adams, la moglie di Michael Corleone ne Il Padrino, e molti film diretti da Woody Allen suo compagno per lungo tempo, tra cui Io E Annie, per cui vinse l'Oscar (tra l'altro Annie era il suo soprannome da piccola e nel film il suo personaggio aveva il suo vero cognome Hall), e Manhattan.
Sono poi sono da ricordare In Cerca Di Mr. Goodbar, film che ha lanciato Richard Gere, Redscon Warren Beatty e Jack Nicholson e diverse commedie come Il Club Delle Prime Mogli, perché essere un'attrice eclettica era proprio una caratteristica di Diane che le permetteva di rendere bene in qualsiasi genere.
L'addio di oggi va anche a Paolo Bonacelli,
ovvero il Leonardo Da Vinci che Benigni e Troisi incontravano nel passato in Non Ci Resta Che Piangere e al quale provavano a far capire come si gioca a carte, ma con scarsi risultati.
Paolo è stato anche diretto da Pasolini in quel controverso Salò O Le 120 Giornate Di Sodoma,
film che definire pieno di perversioni non rende l'idea, specie se rapportato al 1975, l'anno in cui uscì al cinema poiché adesso con certe serie tv ti capita spesso di vedere anche di peggio.
Bonacelli, deceduto la scorsa settimana, aveva 88 anni.
Anche la moda italiana ha un lutto con la scomparsa a 67 anni di Cesare Paciotti, lo stilista del celebre marchio di calzature.
Come volete fare una discesa negli inferi nel migliore dei modi? In completo di Armani? Magari al volante di una Mercedes cabrio?
È quanto succede in American Gigolò dove un giovane Richard Gere se la spassa facendo "compagnia" a ricche signore, ma dato che la regia non è di Adrian Lyne, come certe luci filtrate dalle tapparelle farebbero invece pensare già dalla locandina, ma di Paul Schrader, tali momenti intimi rimangono perlopiù suggeriti.
Tutto bene finché qualcuno non decide di incastrare il nostro amico con un omicidio che non ha commesso, e da quel momento tutto comincia ad andare storto che più storto non si può (potrebbe piovere, direbbe qualcuno),
e invece non viene giù una goccia, ma dalla metà in poi va storto anche un po' il ritmo del film francamente, fino al finale un po' sbrigativo (ma si doveva stare dentro alle due ore) che, più che terminare con un minimo di pathos, va a spegnersi lentamente.
E se te lo dice anche quel giovialone di Neil Young che quello non è un buon modo per finire (ascoltare HEY HEY MY MY)...
Ma a proposito di musica, il personaggio di Julian Kaye ha aperto gli anni 80 portandosi dietro una colonna sonora firmata da Giorgio Moroder (oltre ai BLONDIE sempre con la sua firma e produzione), con musica glaciale per synth, che riprende il tema di Call Me in varie maniere e che in quelle scene con Julian in auto si sposa perfettamente con le luci al neon (quelle vere che mica si usavano i led come in JOHN WICK 4 allora) che colorano la notte di una città in cui il protagonista cerca a tutti i costi di risolvere un problema mica da poco. Anni 80, si perché l'uscita del film è del 1980, ma, se ci si fa caso, un paio di indizi fanno capire che la vicenda si sta svolgendo all'incirca un anno prima, dato che un negozio di dischi ha in vetrina in pompa magna l'appena pubblicato Outlandos D'Amour dei POLICE (novembre 1978, ma quasi sicuramente negli Stati Uniti dovrebbe essere arrivato nei primi mesi dell'anno successivo in concomitanza con il tour della band) e un maxiposter nella scena del pedinamento pubblicizza I Guerrieri Della Notte che uscirà nel 1979.
Purtroppo ne è stato realizzato anche un BRUTTO SEQUEL disponibile su Paramount+ al quale non voglio nemmeno pensare adesso, ma in realtà l'avevo già fatto tempo fa (e difatti è stata pure cancellata una seconda stagione), dove a sorpresa cambia pure sesso il detective Sunday che qui invece era interpretato da Hector Elizondo e che Gere ritroverà in Pretty Woman nei panni del maitre dell'albergo dove alloggia con Vivian (Julia Roberts).
Solo un dubbio mi è venuto in una delle prime scene, quella famosa diventata simbolo del film in cui vediamo Julian che si appende per le caviglie e fa pesi studiando lo svedese:
se lui sta appeso lassù, come si vede dopo che si è issato con la forza delle braccia, come li raccoglie da terra i pesi che adesso sono invece rimasti là sotto ad almeno 20 cm dalle sue mani?
Stretching tipo Reed Richards?
O magari sa già usare in anteprima la "Forza" di Guerre Stellari come un Luke Skywalker istruito da Yoda nel secondo episodio (ops... Episodio V, scusate) che uscirà nello stesso anno, per far levitare quei pesi?
Boh, sono sicuro che pochi avevano notato questa stranezza.
Mentre le gentili spettatrici invece avranno notato di sicuro il fisico di tutto rispetto mostrato sia durante l'allenamento che nell'altra scena
in cui lui se ne sta completamente nudo alla finestra mentre conversa amabilmente con Lauren Hutton ancora a letto, ovviamente sempre con quella tapparella a filtrare la luce...
Il titolo del post di oggi porta quella citazione un po' Vecchioni e un po' Francesco Nuti perché il mondo della moda nei giorni scorsi ha dato l'addio a Mary Quant, 93 anni, stilista britannica famosa soprattutto per l'invenzione della rivoluzionaria minigonna, e celebrità che è stata una delle principali figure della moda degli anni '60 e '70, si può dire al pari dei Beatles nella musica, contribuendo in modo significativo alla creazione della moda "moderna" del tempo.
Mary è stata una delle prime stiliste a creare abiti "alla moda" adatti alle giovani donne, utilizzando tessuti innovativi come il vinile e il nylon con abiti corti, stivali alti sopra al ginocchio e capi colorati che sono diventati simboli della moda femminile dell'epoca, quella della Swinging London da cui arriva Austin Powers, e moda in contrasto con le gonne anni 50 sotto al ginocchio che comunque hanno pure loro un indiscutibile fascino come canta anche Edoardo Bennato.
Ma Mary Quant non è stata solo una designer di moda dato che ha anche aperto una serie di negozi, tra cui il celebre "Bazaar" di Londra, che divenne un luogo di ritrovo per gli appassionati di moda e di cultura giovanile; inoltre, ha creato una linea di cosmetici, che comprendeva il famoso mascara effetto "Twiggy", ispirato alla modella omonima e sua amica.
Mary è stata insignita di numerosi premi per il suo contributo alla moda, tra cui l'Ordine dell'Impero Britannico nel 1966 e il premio Hall of Fame del British Fashion Council nel 1990, guadagnando anche il titolo di "Dame".
Considerata una delle grandi icone della moda del XX secolo, i suoi capi continuano ad essere esposti nei più importanti musei di moda del mondo.
Aggiungo in coda anche l'addio a Julia Ituma,
pallavolista italiana diciottenne caduta dal sesto piano di un albergo di Istanbul, pare con chiare intenzioni di suicidarsi.
Sabato dedicato alla musica iniziando con Meghan Trainor ovvero la paladina (con anche Lizzo, non dimentichiamola, ma lei è decisamente supercurvy) delle curvy girls che è tornata con MADE YOU LOOK, un singolo che mantiene il mood di quella sua All About That Bass di qualche anno fa che già mi piaceva un sacco e pure questa, anche se è parecchio simile, me l'ascolto sempre volentieri anche perché alla radio passa in heavy rotation.
Bello anche il videoclip tutto colorato di rosa come il mondo di Barbie sulla scia del film con Margot Robbie che arriverà in estate.
Beh, già che ci sono posto anche il VIDEO tratto dal Tonight Show di Jimmy Fallon, prossimo presentatore degli Oscar 2023.Altro grande successo del momento, e pure piacevole, è quello dei Boomdabash che mi vengono da canticchiare tutto il giorno e che stavolta seguono L'ESEMPIO dato da David Guetta con Bebe Rexha pescando dagli anni 90 (che stanno tornando esattamente come ogni operazione revival) mashuppando Too Much Of Heaven degli Eiffel 65 nella loro nuova HEAVEN.I Pinguini Tattici Nucelari continuano la loro carriera musicale dopo essere passati attraverso i Coldplay e prendendo spunto stavolta dagli ultimi singoli degli Imagine Dragons dove le parole sono cantate con una particolare ritmica spezzettata, ma non sto parlando di plagio perché la canzone RICORDI sta comunque in piedi da sola senza assomigliare per forza a qualcosa di già sentito,e inoltre, anche se non sembra, se si guarda il video si capisce che il brano parla di una malattia subdola come l'Alzheimer.
Curioso invece il singolo di Clavdio dal titolo FRECCIA, un brano da ascoltare parola per parola perché in questo caso le parole contano più del "flow" dei trappers, della musicalità e della potenza vocale ostentata a tutti i costi, esattamente come lo era anche la sua Cuore di qualche anno fa.Ma le note dolenti ci sono anche oggi e sono per Fabio Rovazzi, così geniale quando muoveva i suoi primi passi sul trattore ed ora invece lo sopporto a fatica.
Ma so che a molti NIENTE È PER SEMPRE piace perciò rispetto l'opinione di tutti anche se rimango della mia idea sull'inutilità di un disco così.Tanto il mio parere sicuramente non lo tange perché Fabio dorme lo stesso sonni tranquilli grazie alle pilloline che reclamizza 😜.
Concludo con un ultimo saluto a Paco Rabanne, stilista che per primo ha portato la musica sulle passerelle della moda, per cui in perfetta coerenza con il post di oggi, e che ci ha lasciati ieri ad 88 anni.
Paco era di origine spagnola, ma era fuggito in Francia durante la rivoluzione e lì ha fatto la sua scalata nel mondo della moda utilizzando anche materiali insoliti come metallo e plastica, e, se avete visto BARBARELLA allora avete le idee più chiare perché gli outfits indossati da Jane Fonda portavano la sua firma.
Di solito è il sabato che dedico alla musica, ma mi sento di dover anticipare di un giorno perché è di ieri la notizia che è mancato Jeff Beck, cioè colui che aveva iniziato la carriera con gli Yardbirds sostituendo Eric Clapton e che poi ha passato il testimone (e il marchio) a Jimmy Page, il quale li farà diventare i LED ZEPPELIN.
Poi con il Jeff Beck Group e con svariate collaborazioni con i più famosi musicisti, Jeff è diventato senza dubbio uno di quei chitarristi leggendari che saranno presi sempre come esempio da chi imbraccia lo strumento.
Della sua collezione di chitarre (molte, secondo sua ammissione, solo di figura e praticamente mai suonate) le sue dita prediligevano far sentire dal vivo la Fender Stratocaster e la Gibson LesPaul, prevalentemente con le dita senza usare il plettro.
Una delle canzoni di maggior successo con gli Yardbirds è stata FOR YOUR LOVE,coverizzata anche dagli Humble Pie, dove militava Peter Frampton, e dai primi Fleetwood Mac (quelli ancora senza Stevie Nicks e Lindsey Buckingham), e trasformata poi nel 1978 addirittura in un pezzo disco dai CHILLY, una produzione tedesca (a Monaco Di Baviera sfornavano dischi dance a getto continuo, e che dance!) in quel periodo in cui furoreggiavano gli emuli di John Travolta anche sulle piste delle discoteche nostrane,ma canzone che stranamente, in quegli anni 60 in cui è nata, non ha avuto nessuna cover italiana nonostante fosse un brano con lo stile da Caterina Caselli al 100%.
Ci penseranno a colmare tale lacuna in tempi molto recenti Lisa Beat E I Bugiardi, cover band specializzata in quel tipo di sound vintage, a renderla un brano italiano dal titolo FINIRÀ con allegato un videoclip che prende le sequenze da La Ragazza Con La Pistola dove possiamo ammirare ancora una volta una splendida Monica Vitti.Come solista lo possiamo riascoltare in PEOPLE GET READY del 1985 dove, oltre a mettere la sua chitarra molto più in evidenza, ritrova Rod Stewart che era stato il cantante del suo gruppo alla fine degli anni 60 dopo la fuoriuscita dagli Yardbirds.Una meningite batterica ha purtroppo stroncato Jeff a 78 anni.
E sempre nei giorni scorsi (e con la musica non c'entra) è stato trovato senza vita nella sua casa di Los Angeles Adam Rich, 54 anni, ovvero il piccolo Nicolas Bradford dell'omonima famiglia televisiva,
quello con i capelli a scodella.
Anche se non aveva avuto un successo memorabile dopo la serie tv che invece duró per quattro anni, lo possiamo ricordare anche in un film degli anni 80 con Bill Cosby, Il Diavolo E Max.
A questa lista di addii si è aggiunta più di recente anche Tatjana Patitz,
ex supermodella del periodo di Naomi Campbell e Cindy Crawford, con anche qualche apparizione al cinema, per esempio in Sol Levante con Sean Connery.
Tatjana aveva un tumore al seno e ci ha lasciati a 56 anni.
E in conclusione dobbiamo salutare anche Lisa Marie Presley, figlia del famoso Elvis, anche lei cantante e stroncata da un infarto a 54 anni.
Lisa Marie è stata all'onore delle cronache per il suo matrimonio con Michael Jackson, mentre successivamente aveva sposato Nicolas Cage.
Eccoci alla terza stagione coloratissima di EMILY IN PARIS, uno dei campioni di ascolti di Netflix, perché ok, è vero che c'è tanta fuffa su questa grossa ENNE rossa e alcune serie, come 1899, vengono cancellate dopo una sola stagione, però ogni tanto quella giusta la imbroccano.
Stavolta con la terza stagione troviamo coppie che scoppiano, ritorni di fiamma (perché te lo diceva pure Antonè che certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano), relazioni alternative, scarpe zeppatissime, stivaloni e outfit ancora più fantasiosi tipo quelli della cara amica Mindy, sempre più lanciata nella carriera musicale, tipo quando da sotto un mantello nero sorprende il pubblico svelando un'aderentissima tuta fluo per cantare un brano di Dua Lipa,
un po' come fece Achille Lauro sul palco dell'Ariston (ma sono entrambi debitori verso il videoclip HUMAN di Sevdaliza) oppure la vediamo disinvolta vestita in latex da dominatrice (viene detto chiaro e tondo nei dialoghi) per una serata al cinema all'aperto.
Quindi tutto si evolve e tutto cambia, pur restando sempre nello standard che abbiamo visto nelle precedenti stagioni.
Lily Collins, che qui vedremo con una nuova frangetta e sempre più somigliante ad una novella Audrey Hepburn,
ha trovato un'ottima collocazione sia come attrice che come produttrice, e per la quarta stagione è già al lavoro dopo il cliffhanger finale che tiene sospesi noi spettatori, ma anche i personaggi della serie, un po' tutti in bilico sulle decisioni sentimentali e, alcuni, anche lavorative.
Un'ottima stagione questa terza, nonostante qualcuno abbia l'criticata definendola poco divertente e incapace di portare a scelte definitive.
Non sono d'accordo, naturalmente, un po' perché il trend della "scelta o non scelta" è proprio un tema ricorrente perché anche "non scegliere" è comunque una scelta, ma forse io son anche di parte perché, lo ammetto, potrei guardare la serie anche con il volume a zero dato che mi basta vedere Lily e i suoi outfit sempre più incredibili.
In realtà, a dirla tutta la moda parigina che sfila sulle passerelle della moda non è meno pacchiana di quanto si vede qui, eh; difatti tali modelli indossati da Lily sono presi esattamente da lì.
E le stanno da favola alla Lily che adoro, ma lo faccio con la preghiera di non perdere ancora ulteriore peso.
P.s.
La canzone che ho citato nel titolo del post, oltre alla cover fatta dal gruppo di Carmine Appice e da Kim Wilde, era uno dei tanti successi delle SUPREMES di Diana Ross.
Oggi segnalo due dipartite per quanto riguarda il fantacinema e i fantalibri, ma che rimangono, come spesso succede, strettamente collegati come nel caso di Ray Nelson, autore e illustratore di fantascienza noto soprattutto per il racconto breve Alle Otto Del Mattino dal quale John Carpenter ha ricavato il soggetto per Essi Vivono,
film un po' sottovalutato quando uscì al cinema, ma invece molto carino che viene citato puntualmente in migliaia di situazioni quando la realtà che vedi non è quella vera e, tramite un escamotage, riesci ad aprire gli occhi e soprattutto la mente (se qualcuno ha pensato a Matrix oppure a FREE GUY ha fatto bene).
Ray, che vediamo in un autoritratto stile fumetto, ci ha lasciati a 97 anni.
Un altro nome, legato questo direttamente al cinema, ma anche alla moda, è Mylène Demongeot, prima modella e poi attrice francese che, fra i tanti ruoli da lei interpretati, è da ricordare sopratutto per quello di Hélène,
la fidanzata di Fandor, cioè il giornalista che sfida Fantomas nella saga di film fantacomici con Louis De Funes nei panni del commissario Juve sempre a caccia del misterioso criminale dalle molteplici facce e dai mille gadget tecnologici.
Nel primo dei tre film appare anche Marie-Hélène Arnaud, anche lei una ex modella, nel ruolo di Lady Beltham, amante di Fantomas,
personaggio che appariva già, ma ovviamente non interpretato da lei, nel film muto originale del 1914 diretto da Louis Feuillade, colui che portò al cinema (ancora muto) anche la saga di IRMA VEP.
Mylène, dopo una carriera durata 70 anni, ci ha lasciati nei giorni scorsi dopo essere arrivata ad 87 primavere.
Era già stata vittima di fake news negli anni 90 in cui molti erano convinti che fosse già morta, e invece Irene Cara è arrivata fino a 63 anni, ma le cause del decesso (stavolta vero) non sono state rese note.
Irene univa il mondo del cinema con quello della musica per il suo ruolo in Saranno Famosi di ALAN PARKER, cioè Coco Hernandez, e per la CANZONE portante della soundtrackche le valse anche in seguito la collaborazione con Giorgio Moroder per FLASHDANCE, dove però non recitava.Ora però devo aprire una parentesi perché lo so che è difficile, però vi prego di non pensare a FRANCESCO PANNOFINO mentre ascoltate questa canzone; lo dico perché io stesso sono incappato in tale visione.
Ma torniamo seri.
Il debutto importante di Irene avvenne da giovanissima, ma il primo ruolo importante lo ebbe un anno prima di Saranno Famosi in Radici - Le Nuove Generazioni, miniserie sequel dello sceneggiato tv dal grande successo di pubblico, quello del famoso KUNTA KINTE cantato anche da Daniele Silvestri,(ma non avevo detto che tornavamo seri? Niente... non c'è verso), mentre dopo i due exploit di cui ho parlato prima ha poi sempre fatto piccole parti in alcune pellicole comunque di successo.
Anche la moda deve salutare per l'ultima volta un suo grande rappresentante in Italia e nel mondo, cioè Renato Balestra che ci lascia a ben 98 anni.
Alla veneranda età di 98 anni se ne va Pierre Cardin, marchio storico della moda mondiale con origini italiane (Pietro Costante Cardini era il suo vero nome).
Nome quello di Cardin che qui dove si parla di cinema, tv e musica potrebbe sembrare fuori posto, eppure c'entra perché lo stile di Cardin ha sempre avuto qualcosa di futuristico,
ispirando ed ispirandosi vicendevolmente alla sci-fi cinematografica che imperava negli anni 50/60/70; per dire... anche l' oggettistica che porta la sua firma sembra uscita da un set di James Bond di quelli inventati dallo scenografo Ken Adam.
Inoltre Pierre è stato fondamentale anche nella musica e in particolare per i Beatles poiché è stato proprio lui a creare il caratteristico look dei quattro in occasione della tournée americana, look che passerà alla storia come vera iconografia quando pensi ai FabFour.
I capelli a scodella invece quelli no, non erano opera sua, e comunque i seguito i quattro ragazzi ci penseranno da soli a personalizzare la propria immagine negli anni successivi, tra barbe, abiti stravaganti e viaggi lisergici in India.