Il 10 giugno del 1966 veniva pubblicato il singolo dei Beatles PAPERBACK WRITER.
Ma facciamo un passo indietro a quando i ragazzi entrarono in studio nell'aprile dello stesso anno per incidere la canzone, e Paul McCartney decise di mettere da parte il suo iconico basso Höfner per impugnare un più aggressivo Rickenbacker 4001 (ma nel videoclip imbraccia l'altro), cercando di tirare fuori un suono che potesse competere con la potenza delle produzioni americane dell'epoca dato che i Beatles ne venivano dalle esperienze massacranti delle TOURNÉE negli States e l'intenzione era quella di cominciare a lavorare e sperimentare di più in studio che buttarsi ancora in simili contesti live.
Con l'aiuto dell'ingegnere del suono Geoff Emerick che fece alcune modifiche alle apparecchiature, dribblando i rigidi protocolli degli studi EMI, il risultato fu una spinta di basse frequenze talmente potente che fu possibile solo perché ad Abbey Road era appena stata introdotta un'altra invenzione tecnologica, chiamata ATOC, che serviva proprio per evitare dei dannosi picchi di bassi che viceversa avrebbero dato dei problemi nell'incisione.
Il brano, con il suo impatto sonoro molto più pesante rispetto al passato, è arricchito dalle classiche armonie vocali impeccabili e dall'uso di chitarre come l'Epiphone Casino e la Gibson SG, che avrebbero poi caratterizzato le sessioni di RAIN
(il lato B del 45 giri) e gran parte del successivo capolavoro Revolver che non conterrà questi due pezzi.
(il lato B del 45 giri) e gran parte del successivo capolavoro Revolver che non conterrà questi due pezzi.
Tutto ciò sotto la supervisione di George Martin che, lo sappiamo bene, quando c'era da giocare con i suoni dei Beatles non si tirava mai indietro, ma di questo ne parleremo in maniera più approfondita ad agosto, quando Revolver compirà 60 anni.
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Chi spamma invece non è gradito per cui occhio!
Tengo sempre pronto il blaster.