Paolo Sorrentino con La Grazia rimette al centro della scena Toni Servillo nel ruolo di un inventato Presidente della Repubblica Italiana alla fine del suo mandato che si trova ad esaminare due richieste di grazia e un importante disegno di legge da approvare.
Cemento Armato è il soprannome con cui tutti lo chiamano per la sua nota inflessibilità sulle prese di posizione, ma lui non lo sa e nemmeno sua figlia che lavora per lui glielo ha mai rivelato.
Un personaggio che ricorda a tratti Francesco Cossiga, ma certamente c'è anche dentro un pò di Scalfaro e Mattarella.
Tuttavia credo che nessuno di loro abbia mai rappato un brano di Guè (che appare anche in un cameo nel film con Shablo),
mentre Toni lo fa e pure bene sotto lo sguardo dubbioso di un corazziere (a proposito, questo rap sta da monito contro quelli doppiati male di cui parlavo l'altro ieri).
mentre Toni lo fa e pure bene sotto lo sguardo dubbioso di un corazziere (a proposito, questo rap sta da monito contro quelli doppiati male di cui parlavo l'altro ieri).
Servillo per tutto il film ha quell'espressione dubbiosa alla ricerca di qualcosa come lo avevamo visto in LA STRANEZZA dove interpretava Luigi Pirandello.
Ci sono i dubbi su cosa firmare, approvare, il ricordo ricorrente della moglie Aurora, pronunciando il nome con la "o" chiusa, che quarant'anni prima lo aveva tradito e c'è anche chì sa chi fosse l'amante, ma nessuno glielo vuole rivelare.
Tutto intorno Sorrentino mette le sue bellissime inquadrature così suggestive che a volte sembrano create con l'intelligenza artificiale e invece è maestria.
Momenti quasi onirici come il ministro che barcolla al ralenti sotto pioggia e vento, ma se lo aiutano è squalificato...
no, forse quella era un'altra storia.
no, forse quella era un'altra storia.
E pensare che qualcuno, quando glielo avevo proposto, nemmeno voleva vederlo sto film.



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Chi spamma invece non è gradito per cui occhio!
Tengo sempre pronto il blaster.