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venerdì 7 agosto 2026

CARO IL MIO FRANCESCO... CANTAVA LIGABUE

 Quando un grande se ne va non posso fare a meno di sovvertire l'ordine dei post che avevo già preparato per dedicare la giornata a lui.


Ed è di Francesco Guccini che sto parlando e che ci ha lasciati ad 86 anni. 
Francesco era il classico esempio di quando vuoi definire un cantautore nel senso più tradizionale essendo autore di AUSCHWITZ,

inizialmente scritta per l'EQUIPE 84 (era il lato B di Bang Bang) con un testo leggermente diverso e ancora impossibilitato a firmarla perché all'epoca non era iscritto alla SIAE, e di CANZONE PER UN'AMICA

resa famosa anche dai Nomadi per i quali aveva scritto anche DIO È MORTO (censurata dalla bacchettona Rai, ma trasmessa invece da Radio Vaticana  che ne aveva compreso il significato)

e loro per contraccambiare avevano inciso un album tutto di canzoni sue scritte nel primo periodo. 
Altro suo classico è ovviamente LA LOCOMOTIVA, la lunga canzone con cui raccontò la storia del macchinista anarchico Pietro Rigosi, che si schiantò con la sua locomotiva in un gesto diventato un simbolo della protesta contro le ingiustizie sociali e della lotta di classe.

Canzone questa per la quale ho dei ricordi di quando andavo in colonia e c'era uno dei ragazzi più grandi che si esibiva alla chitarra nelle serate dopo cena cantando canzoni come questa e un paio di classici di Bennato. 
E poi L'AVVELENATA,

la famosa invettiva dedicata alle sue insofferenze nei confronti dell’industria discografica e dei critici musicali, in particolare Riccardo Bertoncelli che aveva stroncato il suo primo disco, canzone feroce questa, ma con tanta ironia dentro e che cresce musicalmente ad ogni strofa, e altre tante sue canzoni tra gli anni 60 e 70 contribuirono a definire appunto lo stile musicale cantautorale con risvolto politico che diventò un riferimento per la sinistra studentesca e di movimento di quel periodo. 
Per me poi rimane divertentissimo Opera Buffa dove Francesco ti racconta a modo suo LA GENESI.

L'immagine di Guccini fu legata alla città di Bologna, città in cui si trasferì ventenne insieme alla famiglia e che faceva spesso da sfondo alle storie raccontate nelle sue canzoni come VIA PAOLO FABBRI 43.

Fu dal 1967 che cominciò ad esibirsi con quel suo primo disco, Folk Beat N°1 che non si filarono in molti, in effetti, ma c’era già molto del Guccini che sarebbe diventato uno dei cantautori più importanti della storia della musica italiana. 
Conteneva già tra le altre Canzone Per Un’Amica che ho già citato prima. 
Nel 1970 uscirono altri due suoi dischi, Due Anni Dopo e L’isola Non Trovata, ma fu soprattutto Radici del 1972 a dargli un primo vero successo.

Ancora oggi è tra i suoi album più amati, per canzoni come IL VECCHIO E IL BAMBINO. Ha scritto anche libri e ha fatto l'attore per esempio in Radiofreccia di Ligabue che gli ha dedicato la CANZONE citata nel titolo del post, in pratica una Avvelenata 2.0.

E rimaniamo in tema di musica con invece un compleanno per l'ex disc jockey Gerry Scotti, ora conduttore televisivo, che oggi compie 70 anni e quindi dovrebbe conoscere più che bene questo cantautore anche se dubito fortemente che su Radio Deejay dove lavorava abbia mai messo sul piatto un suo vinile. 
Auguri Gerry e addio Francesco. 

mercoledì 25 marzo 2026

QUANDO LA RELIGIONE FA SPETTACOLO

 Giornata molto triste per la musica italiana poiché è mancato ieri il grande Gino Paoli a 91 anni (ne parleremo domani insieme ad altri nomi che se ne sono andati), mentre, secondo la tradizione cattolica, oggi che è il 25 marzo sarebbe stato molto tempo fa il giorno del Passaggio del Mar Rosso, evento che è stato immortalato in I Dieci Comandamenti di Cecil B DeMille,

film kolossal che aveva soffiato l'Oscar per gli effetti speciali a IL PIANETA PROIBITO (infatti anche questo "peplum", come il classico della fantascienza, compirà 70 anni il prossimo ottobre), e che, al contrario di quello che si potrebbe pensare, non è per niente un mattone anche perché si avvale di un cast di altissimo livello con nomi come Charlton Heston (Mosè), Yul Brynner, Anne Baxter,

Edward G. Robinson, John Derek, Yvonne De Carlo, Vincent "Thriller" Price e altre celebrità dell'epoca. 
Tale scena del Mar Rosso che apre le sue acque per permettere il passaggio degli ebrei e le richiude subito dopo mentre stanno passando anche i soldati egizi che gli stanno dando la caccia, rimane tuttora un effetto speciale grandioso specie se si pensa che venne realizzato nel 1956 proiettando al contrario il riempimento di un vascone d'acqua che in questo modo dava l'idea del mare che si apriva.

Molto meno imponente la versione di Franco Zeffirelli nel televisivo Gesù Di Nazareth dove vedevamo l'acqua ritirarsi come una bassa marea, ma a conti fatti forse era questa la versione più realistica. 
Cioè io ve lo confesso anche se vi sembrerà strano, ma quel 25 marzo non c'ero proprio a verificare come fossero andate veramente le cose. 
Certo è che la versione hollywoodiana è senza dubbio più spettacolare, fatta apposta per lasciarti a bocca aperta. 
Restando sempre nel cinema, il 25 marzo è considerato anche il giorno in cui Dio mise alla prova Isacco ordinandogli di sacrificare il suo primogenito, ma fermandolo un attimo prima di compiere il gesto. 
La scena in questo caso era stata inserita da John Houston nel 1966 in La Bibbia,

film dove il regista interpreta Noè e con molti nomi italiani nel cast poiché era una ambiziosa produzione di Dino De Laurentiis. 
Sempre lo stesso giorno di marzo, ma in anni/ere differenti, oltre ad essere anche la data della caduta di Lucifero che, ricordiamolo, era stato un angelo bellissimo (il nome significa "portatore di luce") prima di finire giù negli Inferi, è anche quella che il cristianesimo attribuisce alla creazione di Adamo (anche quella raccontata nel film di Houston) ma, in questo caso, preferisco lasciare la parola al maestro Francesco Guccini che ce la racconta in quell'irresistibile, divertentissimo brano che è LA GENESI.

 Enjoy! 

venerdì 27 gennaio 2023

UNA CANZONE PER IL GIORNO DELLA MEMORIA

 Per il Giorno della Memoria che cade oggi, finora ho sempre pensato a citare film che fossero legati a tale evento, e in effetti son tanti (ieri sera in tv c'era JOJO RABBIT), mentre oggi tiro fuori un po' di musica con quello che, nonostante sia un classico, non aveva ancora trovato spazio su queste pagine web, forse perché sono solo poco più di tre anni che riverso qui giornalmente i miei pensieri spesso sghembi, ma che mi segnano giorno per giorno un diario di cose viste e sentite.


Sentite come AUSCHWITZ, la famosa canzone del 1967 di Francesco Guccini che mantiene il titolo aggiuntivo (Canzone Del Bambino Nel Vento) anche nella versione dei NOMADI un po' più curata e pompata dal punto di vista musicale come ci si può aspettare da una band al completo. 

La canzone, che qui sopra ho postato cantata dallo storico Augusto, ha avuto una genesi particolare dato che la troviamo in realtà pubblicata per la prima volta l'anno precedente come retro di Bang Bang, il grande successo dell'Equipe 84, e accreditata sul disco a Lunero e Vandelli

perché il giovane Francesco, che aveva curato anche il testo italiano del lato A che era una cover della hit di Sonny & Cher, non era ancora iscritto alla Siae, ma qui IL BRANO appare con il titolo breve ed un arrangiamento ancora più scarno insieme ad un testo con piccole variazioni rispetto alla versione che conosceremo in Folk Beat N.1, primo album di Guccini. 
Canzone quindi che nel 2016 è stata portata proprio ad Auschwitz dal suo autore in un docufilm che, come ogni anno in seguito, è stato proiettato lo scorso martedì a Bologna, e dal titolo Son Morto Che Ero Bambino: Francesco Guccini Va Ad Auschwitz.

Perché lo sappiamo che, alla fine, musica e cinema sono strettamente legati, specialmente in questa galassia lontana lontana. 

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