Nel film The Aviator del 2004 diretto da Martin Scorsese, e pellicola di cui avevo parlato TEMPO FA dicendomi entusiasta a metà, quella metà viene come marcata dall'incidente
che Howard Hughes ebbe a Beverly Hills con lo schianto del suo prototipo da ricognizione Hughes XF-11, pilotato da lui (interpretato ovviamente da Leonardo DiCaprio), e il fatto accadeva il 7 luglio del 1946.
Era il primo volo di collaudo e un guasto all'elica e la conseguente perdita di potenza del motore costrinsero Hughes a tentare un atterraggio d'emergenza in un campo da golf, ma senza riuscire ad arrivarci. Il velivolo precipitò nel quartiere di Beverly Hills distruggendo tre abitazioni prima di prendere fuoco.
Nonostante le case fossero abitate, miracolosamente nessun civile rimase ucciso.
L'imprenditore invece subì gravissime lesioni e gravi ustioni su tutto il corpo.
Il lungo periodo di riabilitazione e i dolori cronici, uniti ai farmaci antidolorifici, contribuirono in seguito a scatenare il suo noto disturbo ossessivo-compulsivo e a farlo vivere isolato.
Ed è da lì infatti che, dopo quella SCENA altamente spettacolare che ti faceva rimanere a bocca aperta, il film cambiava registro, ma la storia in fondo era ben quella.
Luca Carboni cantava che Dustin Hoffman non sbagliava un film, e tale assunto avrebbe potuto valere pure per Robert DeNiro e Martin Scorsese, nonché per l'ultimo arrivato dell'allegra brigata cioè Leo DiCaprio.
Avrebbe potuto, ma forse solo fino a qualche anno fa, dato che stavolta Killers Of The Flower Moon non mi ha trovato così ben disposto verso il dinamico trio e forse il motivo maggiore è per la lunghezza del film che, anzi pensa te, sembra in alcuni momenti già montato selvaggiamente togliendo metri e metri di girato per il modo come si susseguono certi eventi.
La storia vera è quella degli Osage, nativi americani che nel loro territorio trovano il petrolio e grazie a quello si arricchiscono, ma qualcuno senza scrupoli cerca di farli fuori per prendersi tale ricchezza.
DeNiro porta in scena uno dei suoi personaggi bastardidentro ma celati da un'apparenza benevola, mentre Leo pare imitare la smorfia di Robert ottenendo un'espressione da babbeo lontana anni luce dai personaggi in cui l'abbiamo visto recitare finora.
Il trio si trasforma nei Fantastici 4 quando si aggiunge a loro la Monna Lisa della situazione
ovvero Lily Gladstone, in un western dove i motori sono entrati nella quotidianità e difatti sembra come essere un sequel di LA BALLATA DI CABLE HOGUE dove proprio il progresso decretava la fine del protagonista.
Progresso che anche qui con il petrolio porta ricchezza ma anche dolore e morte.
Cose che non cambiano ormai da secoli, a quanto pare.
Eccoci giunti al giorno di San Valentino che è stato come anticipato qualche giorno fa dai tanti baci malandrini (e non) dispensati durante il FESTIVAL DI SANREMO,
ma anche dalla riedizione di TITANIC, dato che è fondamentalmente una storia romantica con disastro colossale allegato.
Oggi quindi mi ricollego a tale capolavoro di James Cameron per ricollocare i due protagonisti, Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, in altrettanti film d'amore e anche morte perché il primo dei due è Romeo + Juliet, cioè la versione pop del dramma di William Shakespeare, che per me rimane uno dei migliori lavoro di Baz Luhrmann dove le spade sono sostituite dalle pistole in mano a gang dell'era moderna, ma il linguaggio rimane quello aulico dell'opera originale creando così un contrasto particolare che mi ha tenuto incollato allo schermo fin dalle prime immagini.
Leo, di poco pre-Titanic perché il film è del 1996, ovviamente è Romeo mentre Juliet è interpretata da Claire Danes, con John Leguizamo che quando c'è da "fare brutto col ferro in mano" sta sempre pronto.
Kate Winslet invece l'abbiamo ritrovata, alcuni anni dopo il naufragio, nel 2004 al fianco di Jim Carrey in un film dal titolo tremendo per il quale Eternal Sunshine Of The Spotless Mind (l'originale) è diventato Se Mi Lasci Ti Cancello che evoca solo sghignazzate e popcorn,
mentre invece è tutt'altro perché si parla della fantascientifica possibilità di cancellare i ricordi di una relazione quando questa finisce, lasciando però aperta la possibilità che i due si incontrino di nuovo e, in quel caso, è ben nota la frase "al cuore non si comanda".
E il cuore è il protagonista della giornata di oggi, sotto forma di scatole regalo, torte, pasticcini, o più semplicemente un cuore pieno d'amore perché di amore ne abbiamo bisogno tutti, come dissero una volta i BEATLES:E ancora oggi questa canzone del lontano 1967 ce la ricordiamo tutti...
Chissà se quelle del Festival appena passato avranno la stessa resa nel tempo?
Un "dubbione" che per risolverlo secondo me non serve nessun "binocolone".
La prima scena di 1899 sembra citare STRANGER THINGS con Undici maltrattata dagli sgherri del padre, mentre qui del padre della protagonista si vede solo la sagoma in controluce che per un attimo ricorda appunto Matthew Modine nella serie dei Duffer Bros.
Ma poi un sussurrato "svegliati" e tutto cambia portandoti su una nave che pare la copia del Titanic, con tanto di poveracci in terza classe come Jack/DiCaprio, quella terza classe che DeGregori ci ha spiegato che costa dolore, spavento, puzza di sudore e dal boccaporto arriva odore di mare morto.
Anzi di navi fatte così vedremo presto che ce n'è più di una.
Ma se anche "là in mezzo al mar ci stan camin che fumano" (altra canzone famosa), ci troviamo pure svolte di cui non voglio spoilerare nulla, dato che la serie è un mistero da scoprire lentamente (anche troppo in effetti) insieme ai protagonisti, cioè tutti personaggi che hanno alle spalle qualcosa di segreto e anche terribile in alcuni casi.
Produzione tedesca, ma per fortuna non siamo ai livelli (infimi) di Squadra Speciale Cobra 11 o L'Ispettore Derrick perché lo staff produttivo è quello di Dark, altra serie mystery che però non ho ancora recuperato.La SIGLA di suo m'ha creato un dejavu mica da poco perché molto molto simile a quella di ARCANE, sempre su Netflix, ma tutt'altro genere.
Gli effetti speciali fanno sfoggio della più avanzata tecnologia compreso l'uso dello schermo digitale avvolgente come negli ultimi prodotti Star Wars per creare i fondali che risultano così particolarmente realistici.
Altra cosa che apre il cuore con tanta delizia è che ogni episodio ha la scena finale sottolineata da un classico del rock, dai Deep Purple a Jimi Hendrix a Echo & The Bunnymen e altro ancora, mentre di Celine Dion nemmeno l'ombra.
Quindi tutto bello?
Beh non proprio perché il difetto in effetti c'è bello grosso e sta in tanta, troppa lentezza (lo dicevo prima) che più di una volta ha messo a dura prova la mia resistenza al sonno, complice anche la continua atmosfera buia degli interni della nave.
Per fortuna la curiosità ha prevalso e sono arrivato alla fine degli otto episodi con un finale come potrebbe essere quello di un episodio di AI CONFINI DELLA REALTÀ di quelli dove tutto si ribalta e pensi "azz... Ma va?".
Otto episodi che, per dare un po' più di dinamica, comunque potevano essere anche meno per la verità, ma si sa che se la piattaforma Netflix ti commissiona 8 episodi, tu ne fai 8 e muto.
Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence cercano di salvare il mondo da una gigantesca cometa in rotta di collisione, ma se nella Hollywood dei sogni di Michael Bay partono senza indugi le missioni con a capo Bruce Willis, nel mondo reale tutti se la ridono (presidente compreso) mettendoci davanti gli interessi economici illustrati da un simil Jeff Bezos che ha le mani in pasta ovunque, dai cellulari allo spazio e, grazie ai suoi algoritmi, riesce a prevedere il futuro di chiunque.
Fantasia degli sceneggiatori?
No, per me no.
Per me davvero è più plausibile una trama come questa piuttosto che lo strappalacrime filmone (tra l'altro con Willis e Liv Tyler doppiati malissimo perché in quel periodo c'era uno sciopero in corso) con gli Aerosmith che cantano QUELLA CANZONE di Diane Warren.Leo è sempre Leo anche se sovrappeso e barbuto con due figli che sembrano piuttosto i suoi fratelli minori, ma è l'effetto che DiCaprio mi fa in ogni suo film e NE HO GIÀ PARLATO in passato.
Jennifer Lawrence pare poco più che diciottenne con un look squisitamente goth
e difatti Jonah Hill (odiosissimo) la sfotte chiamandola come Lizbeth Salander, cioè "girl with the dragon tattoo".
Meryl Streep fa la presidente americana con più scheletri nell'armadio della storia, ma ricorda tanto tanto anche Donnie Trump.
Thimothee Chalamet per poco non lo riconoscevo sotto la tenuta da skateboarder e senza le "DUNE" di sabbia.
Cate Blanchett supersexy è l'anchor woman
che si fila Leo in barba alla moglie che lo aspetta a casa.
Insomma c'è uno di quei cast che nei film degli anni 70 ti veniva messo in bella vista con una serie di fototessera in fondo alla locandina tipo così
per dirti "ehi, guarda un po' chi c'è", che a volte il nome non ti dice niente ma la foto si.
Ok, qualcuno l'ha visto come una furba metafora della pandemia per il Covid-19, e difatti molti comportamenti a riguardo sono identici, tipo il negare ripetutamente che la minaccia sia reale e i disordini in città.
Fatto sta che Adam McKay, dopo essere stato il regista di film demenziali con protagonista Will Ferrell, e che generalmente fanno ridere solo gli americani, qui cambia registro e punta sul drammatico e il finale lo è davvero drammatico, ma con punte sparse qua e là di ironia bastardadentro che ci sta benissimo nei personaggi che la portano in scena.
Ironia più che confermata dalle due scene post credits.
Dura parecchio, si, ma tiene un bel ritmo e mi sta bene anche Jennifer, basta che la smetta di fare Mystica nella sua VERSIONE.
Sta per arrivare ad agosto Tenet, il nuovo intrigante film di Christopher Nolan di cui ho parlato QUI, ma oggi vorrei risolvere un dubbio su Inception che ritengo sia uno dei suoi più bei lavori.
Un regista Nolan stimolato in questo film evidentemente dal marzulliano dubbio se la vita è sogno o se il sogno aiuta a vivere. Forse Inception è anche (boom! la sparo grossa...) uno dei più bei film in assoluto, per come è congegnato, per come si sviluppa, e specialmente per come termina.
Si, perché sul suo finale sono stati aperti forum, blog, ecchipiunehapiunemetta.
Per molti il colpo di scena sta nella trottola che non si sa se cade o gira all'infinito.
Per me il plot twist si svolge invece già sull'aereo sul quale Cobb/DiCaprio si sveglia circondato dai suoi compari di impresa.
Ecco: quelli che lo guardano un po' annoiati taluni o sorpresi altri, in realtà non hanno la minima idea di chi sia il signore che si è appena svegliato vicino a loro.
In quanto Cobb si è sognato tutta la storia di due ore e passa, mettendo come protagonisti del sogno, gli altri viaggiatori che stavano casualmente sul suo stesso volo.
Mi ero permesso di segnare su Wikipedia questa mia versione del finale, ma è stata brutalmente cancellata, per cui la recupero qui. Perciò il macchinario per il sogno condiviso non esiste, se non nel sogno che si è fatto Cobb durante il viaggio.
Lo dimostrano, oltre a Michael Caine che lo accoglie all'arrivo, diversi altri momenti del film, che si svolgono esattamente come in un sogno anche quando si dovrebbe essere nella realtà.
Piccoli particolari da scoprire dopo alcune visioni ripetute, almeno nel mio caso l'ho rivisto tre volte per verificare certi passaggi e avere la conferma della mia tesi.
Ma poi la trottola che gira prima dei titoli di coda lascia il dubbio se quella sia realtà o ancora sogno. Comunque è visivamente spettacolare e mentalmente intrigante.