Dopo essere stata su Netflix tre anni fa abbondanti ed essere arrivata alla terza stagione, la prima serie di La Legge Di Lidia Poët, costruita su un personaggio realmente esistito, è stata acquistata dalla Rai che alcuni giorni fa l'ha mandata in onda su Rai1 facendo sollevare un mare di proteste sui social per un audio pessimo nel quale non si capiva una parola di quello che gli attori dicevano.
Forse anche per quello è stata poi spostata su Rai3.
Ma cari amici seriali... se ricordate bene, di questo problema ne avevo già parlato tempo fa PROPRIO QUI appunto tre anni fa, e c'ero pure andato giù pesante nonostante io abbia un debole per la protagonista Matilda De Angelis.
Ma a sto punto ormai credo che quel mio interesse sia solo per la sua bellezza perché dalle capacità attoriali sue ho già ricevuto ALTRE DELUSIONI amare come anche dai suoi colleghi in scena, magari anche per colpa di certi script fatti con i piedi.
Comunque mi compiaccio di non essere l'unico ad aver rilevato tali problemi in quella serie che poteva anche essere bella, ma fatta così è inaccettabile.
E la cosa più strana è che Matilda, se diretta invece da Sydney Sibilia (magari lui glielo diceva di rifare la scena alzando di più la voce?) e con una sceneggiatura fatta bene, ha funzionato benissimo in L'INCREDIBILE STORIA DELL'ISOLA DELLE ROSE e la voce l'avrebbe anche perché l'abbiamo sentita già cantare SU QUESTE PAGINE WEB insieme ad Elisa.
Perché allora questa continua de-evoluzione?
Per risolvere il mistero misterioso che gira intorno a Matilda (e al modo attuale di recitare nelle fiction italiane) ci vorrebbe Lidia Poët, ma quella vera...
La prende un po' larga Sydney Sibilia per raccontare la storia degli 883.
Parte infatti dall'800 spiazzandoti un po' perché non lo facevi così vecchio Max Pezzali e nemmeno di origini teutoniche, ma presto capiremo il vero motivo di quel salto nel passato.
E ora, a fronte di ciò, non venitemi a dire che il mio post è troppo lungo, eh...😜.
In Hanno Ucciso L'Uomo Ragno, la serie su Sky, fisicamente tutti gli attori non assomigliano pe'nniente agli originali (il finto Repetto somiglia molto più a Stewart Copeland dei Police, per dire...), però è la recitazione che li rende identici, come succedeva con Danny Boyle e i SUOI Sex Pistols, e infatti Elia Nuzzolo è bravissimo a rifare il modo di esprimersi di Max che, se avete sentito alcune sue interviste, sembra sempre fra il vago e l'imbarazzato; nelle frasi del copione ci avrei solo aggiunto qualche "tendenzialmente" e "fondamentalmente" che sono due parole molto usate da Pezzali in quelle occasioni
(e qui viene da cantare "gli anni in motorino sempre in due").
Sex Pistols che poi c'entrano attivamente nella formazione musicale di Pezzali che ascoltava tutta new wave lontana dal pop facile e Nuzzolo lo sottolinea nella serie con tutto un set di magliette a tema.
Mauro Repetto, che qui ha il volto di Oscar Matteo Giuggioli visto già in diverse fiction come BUONGIORNO MAMMA!, invece amava il pop tamarro da discoteca e risulta essere il più fuori di testa fra i due, anzi, è quello che più di Max ha dato il "La" per l'inizio dell'avventura musicale in duo.
Quello che poi li porterà alla separazione, evento che rimane fuori dalla serie, è perfettamente in linea con il carattere del Mauro che vediamo in video.
Cisco, il carissimo amico di Max nominato in diversi brani, invece non l'ho mai visto nella sua versione originale, ma nella serie è proprio come me lo immaginavo dalle canzoni degli 883 ed è interpretato dal comico Davide Calgaro lanciato da Zelig.
Insomma un cast che funziona perfettamente anche se non c'è di mezzo un novello Leonardo DiCaprio (che un paio di giorni fa ha festeggiato il mezzo secolo), anzi, forse funziona proprio perché gli attori hanno quel tanto di anonimo che basta per non cadere invece nel problema che ho già esposto sull'attore americano, cioè che nei suoi film ci vedo sempre lui e non il personaggio che interpreta.
Ma è sicuramente un problema solo mio, lo so perché DiCaprio non credo sia mai stato interpellato per questa serie tv.
Stop alle divagazioni però perché, come accadeva in Mercoledì, la serie spinoff degli Addams, dove Tim Burton dirigeva solo i primi quattro episodi, anche qui Sydney, che finora non ha mai sbagliato un film (come Dustin Hoffman per Luca Carboni), dirige solo i primi due che, in effetti, così come si conclude il secondo, cioè con il Festivalbar, potrebbero benissimo essere un suo film fatto e finito.
Alice Filippi e Francesco Ebbasta si occupano invece di raccontare tutto quello che c'è stato nel mezzo ovvero i sei episodi successivi che, proprio come succedeva nella serie di Boyle, riescono ad prenderti anche se non sei fan di quel genere musicale.
So infatti che certi all'inizio hanno snobbato la serie dicendo "ma chissenefrega degli 883 che facevano musica finta tutta campionata" (vero, ma solo per il primo LP e, in parte, il secondo), salvo poi ricredersi quando si sono trovati davanti un vero e proprio film (appunto quei primi due episodi) che ti racconta una bella storia come Sibilia sa sempre fare, e dal quale non riesci a staccarti.
Ed è comunque tanta, ma tanta roba da raccontare.
Così tanta che anche Mauro Repetto sta raccontando la sua versione in teatro fra monologhi e canzoni in uno show dal titolo Alla Ricerca Dell'Uomo Ragno.
Perché anche la sua è stata un'avventura da raccontare, sicuramente anche più pazza di quella di Max, mollando tutto quando il duo era al top e partendo per l'America con l'intenzione di fare cinema, ma soprattutto per cercare di conoscere la modella Brandi per la quale aveva perso la testa.
Voci maligne invece dicono che tale separazione sia stata indotta e supportata dal manager Cecchetto (che nella serie infatti ne esce come uno che pensa solo ai soldi) al quale, dopo due album, interessava tenere solo il personaggio cantante Max per affiancargli le sue due nuove scoperte, cioè due nuove coriste, le sorelle, Paola e Chiara.
Mauro infatti contemporaneamente al terzo disco di Pezzali cioè La Donna, Il Sogno E Il Grande Incubo che manteneva il nome 883 e conteneva alcune canzoni firmate anche da Repetto che cantava anche in una canzone già registrata prima di mollare, se ne usciva da solista con un suo singolo orribile dal titolo BACIAMI QUI con relativo album allegato (che andò malissimo) dal titolo Zucchero Filato Nero.
Repetto poi tornerà in Italia dopo poco tempo con le classiche pive nel sacco per rifarsi una vita e una famiglia negli uffici di Disneyland Paris, finché per tutta questa serie di congiunzioni astrali gli 883 tornano adesso contemporaneamente su più fronti.
Anche perché la serie ha come base il libro autobiografico di Max Pezzali I Cowboy Non Mollano Mai - La Mia Storia e anche Max 90, quindi è giusto sentire anche l'altra metà degli 883 che su Sky sono raccontati in quello che sta diventando il prodotto televisivo più visto di questi ultimi tempi.
Questo forse anche perché fino a poco tempo fa stavamo a celebrare gli anni 80 in tutte le salse, ma adesso giustamente tocca al revival dei 90, vedi anche IL RITORNO, non a caso, degli Oasis che tornano si ad esibirsi insieme, ma per tutto il resto del tempo staranno a debita distanza con due management separati.
A proposito, a scanso di malintesi e scazzottate, i due verranno pagati solo dopo aver portato a termine ogni concerto, data per data.
Sicuramente i migliori rappresentanti di quegli anni 90 per l'Italia sono proprio quei due ragazzi di Pavia che sono partiti da zero e ce l'hanno fatta a raggiungere il successo come confermano anche gli ascolti della serie su Sky.
Il finale rimane aperto perché infatti si parla già della seconda stagione che non mancherò assolutamente di vedere perché, come ho già scritto, c'è ancora tanto da raccontare, e dove forse ci sarà anche il momento dell'addio di Mauro a Max.
No Activity è una serie tv prima di tutto australiana, poi l'hanno rifatta gli americani, e solo adesso è arrivata su Prime Video la sua versione italiana con un cast corale tutto incentrato sulle coppie di persone al lavoro, anche se di lavoro ci si trova anche quello poco ortodosso, per non dire fuorilegge.
Quindi ci sono due poliziotti in appostamento (Luca Zingaretti e Alessandro Tiberi), due narcotrafficanti (Rocco Papaleo e Fabio Balsamo), e due centraliniste della polizia (Carla Signoris ed Emanuela Fanelli), con altri personaggi di contorno (tipo Lorella Cuccarini, Diego Abatantuono, Maccio Capatonda e altri ancora) che creano una serie di sketch del tipo Camera Café, ma in locations diverse.
Si ride perché gli attori coinvolti sono tutti molto bravi, ma, essendo uscito su una piattaforma come Prime Video, potrebbe essere un prodotto che non passerà alla storia, mentre invece Camera Café aveva dalla sua Italia 1 che lo mandava in onda, eppure ha i numeri, se non altro perché è una produzione Groenlandia, cioè la casa fondata da Matteo Rovere e Sydney Sibilia e questo si sente molto perché, come in tutti i lavori di Sibilia, non c'è una sola scena girata male, tutte basate sull'interazione fra gli attori.
Può ricordare anche per certi versi Boris e non solo per la presenza di alcuni del cast.
Cioè per farla breve durante i sei episodi in effetti non succede granché, perché non è un prodotto d'azione né un crime, però intanto succede di tutto fra i personaggi con, secondo me, un momento top nell'episodio con Francesco Pannofino quando Emanuela Fanelli sbotta, e scena paragonabile alla TELEFONATA di Aldo in Tre Uomini E Una Gamba.
Su tutti comunque si fanno notare per qualche punto in più la Signoris, scontrosa e cinica, e Zingaretti con la sua passione per Marcella Bella...
Ora ne ho la conferma: Sydney Sibilia ha uno stile che mi piace un sacco. Dopo la trilogia di Smetto Quando Voglio che ha dato una bella scossa alla commedia all' italiana (Neri Parenti prendi nota di sceneggiatura e attori), ora il regista è tornato con questo film che racconta la storia vera di un giovane ingegnere con tanti sogni per la testa, dei quali il più grande è stato quello che l'ha portato a mettersi contro lo stato italiano. Ma mica per fare una rivoluzione o cosa... solo per dimostrare come Gene Wilder che "si può fare". E così dopo aver costruito un aereo e un automobile totalmente privi di ogni omologazione, l'ingegner Giorgio Rosa (uno splendido Elio Germano alle prese con l'accento emiliano) stavolta la fa un bel po' fuori dal vaso e costruisce addirittura un' isola al largo di Rimini!!!
Tuoni e fulmini, lampi e saette agli alti vertici dello stato che lo vedono subito come un sovversivo rivoluzionario per cui bisogna far sparire questa scomoda isola. Chissà cosa avrebbero mai pensato quei politici se avessero saputo che qualche anno dopo un buffo e tutto matto ex presidente degli U.S.A. avrebbe scatenato un casino che levati... tipo una rivoluzione, ecco... altro che una inoffensiva isoletta indipendente che poi alla fine dei conti era semplicemente una discoteca.
Gli eventi non li dico, nel caso non abbiate ancora visto il film oppure, come è successo a me, siate all' oscuro di questa vicenda della fine degli anni 60.
Luca Zingaretti mette qualche mossa ed espressione di Montalbano nel suo presidente Giovanni Leone e Fabrizio Bentivoglio si fa odiare per la sua cattiveria nei panni del ministro Franco Restivo.
C'è anche Matilda De Angelis che recentemente è stata vista su twitter senza trucco e senza inganno, con i problemi di acne che hanno tutti i ragazzi della sua età.
Periodo storico ben evocato sia con le immagini (mezzi, oggetti d'epoca e CGI per modificare alcuni particolari) che con la colonna sonora che pesca alla grande in quegli anni un po' così alternativi (per non dire lisergici, ecco).
Rende bene su Netflix, che finalmente sta correggendo il tiro dopo tutta quella fuffa spagnola comprata per contratto insieme alla Casa Di Carta, ma forse per i momenti musicali sarebbe stato ancora meglio in una grande sala con un bel sistema audio.
Ma tant'è... per ora è così... alzo il volume dell' impianto di casa evvai... con THE SHOCKING BLUEEd è subito il passato che ritorna... Potenza della musica😀