Eh beh, se Rai1 ha deciso di trasmettere questa sera la Notte Degli Oscar è normale questo fermento, anche perché in lizza c'è pure Matteo Garrone con il suo Io Capitano in mezzo ai top della gamma che sono OPPENHEIMER, POVERE CREATURE!, Killers Of The Flower Moon (che ho già visto pure quello, ma non ho ancora scritto un post perché non ho capito se mi sia piaciuto o meno) e BARBIE, che è un film tutto scemo, lo ammetto, ma geniale, ed io mi sa che sono uno dei pochi che si è divertito un sacco a vederlo.
Inoltre si parla anche delle interpretazioni di rilievo di Bradley Cooper e Annette Bening, con Jimmy Kimmel come conduttore e Alberto Matano negli studi di Via Teulada a commentare per l'Italia, per cui, se soffrite d'insonnia, una tazza di latte caldo oppure mettetevi a seguire La Notte Degli Oscar dalle 23.30 di stasera.
Ora attenzione perché arriviamo alla domanda racchiusa nel titolo del post di oggi, perché era proprio il 10 marzo del 1964 quando due ragazzi, Paul (Simon) e Arthur (Garfunkel), finivano di registrare il loro primo disco, tutto chitarra e voci in acustico dal titolo THE SOUNDS OF SILENCE che finirà, in questa prima versione scarna, ma che verrà suonata così anche nello storico concerto in Central Park, nel loro primo album passato del tutto inosservato, forse perché stava nascendo l'epoca del Beat con l'invasione dei Beatles in America, e qui, nel disco, di beat, cioè di ritmo, non ce ne stava manco un po', tant'è che i due, delusi, se ne andarono ognuno per i fatti suoi cantandosi Amici Come Prima di Paola & Chiara con le pive nel sacco.
Senonchè (questa storia l'avevo già raccontata TEMPO FA, ma la rinfresco per l'occasione) il loro produttore, che l'anno successivo avrebbe appena terminato la registrazione di Like A Rolling Stone per Bob Dylan, si riascolta quella canzone del duo e sente che c'è del potenziale, per cui non si dà per vinto e, chiamati tre session men a suonare chitarra elettrica, basso e batteria, riprende il master del brano e riveste il pezzo di Paul e Art con un sound elettrico in stile BYRDS, la band di Roger McGuinn che consiglio a tutti di riscoprire se caso mai non la conosceste (ma non ci credo).
Di tutto sto lavoro in post produzione (allora non si chiamava ancora così, ma è esattamente quello ed è ciò che faceva anche George Martin sulle ultime registrazioni dei Beatles) i nostri due amici non ne sapevano assolutamente nulla e grande fu la loro sorpresa nel trovarsi dopo due anni nel 1966 al primo posto di Billboard con quel 45 giri.
Spronati da tale inaspettato successo Paul e Art si rimettono al lavoro e sfornano un secondo album, stavolta arrangiato con più mezzi tecnici e strumentali, che conterrà la nuova versione della canzone, la quale finirà poi, ancora un anno dopo, anche nella colonna sonora di Il Laureato, film che nel successivo 1968 verrà candidato agli Oscar, ma sarà battuto da La Calda Notte Dell'Ispettore Tibbs, con la statuetta che sarà comunque presa da Mike Nichols per la miglior regia.
E così vedi che anche Simon & Garfunkel c'entrano un po' con gli Oscar.
Adesso probabilmente non lo fa più nessuno, ma all'epoca dei vinili non era raro trovare nella busta interna del disco, riportata tutta la discografia precedente dell'artista, così come adesso quando guardi un film su una piattaforma poi ti vengono proposti altri titoli con la motivazione "potrebbe piacerti", e nei dischi dei Genesis del periodo Charisma c'erano infatti sempre riportate tutte le copertine degli album precedenti e anche quelli solisti, nonché, nel caso di Phil Collins, persino i dischi incisi insieme ai BRAND X, gruppo jazz/fusion di cui avevo parlato tempo fa.
Stessa cosa accadeva per Renato Zero dove insieme agli album Invenzioni, No Mamma No, Trapezio, cioè lavori di quando ancora non aveva fatto il botto arrivato con Mi Vendo, Il Cielo, Triangolo ecc., c'era anche uno strano disco uscito nel 1973 chiamato Orfeo 9 intestato a Tito Schipa Jr. ovvero il figlio del famoso tenore omonimo e sul quale era stato messo furbescamente in grande anche il nome del nostro amico romano. Tale disco era una vera e propria opera pop rappresentata per la prima volta nel 1970 al Teatro Sistina di Roma che a riascoltarla adesso sente una mazzata di anni sulla schiena (anche per come è registrato), ma aveva la particolarità di avere nel cast un giovanissimo Renato Zero nei panni ambigui e anche un po' in stile Alice Cooper del Venditore Di Felicità (con la voce purtroppo filtrata in una maniera fastidiosa) e anche una altrettanto giovane Loredana Bertè, nonché Tullio De Piscopo, Santino Rocchetti, Ronnie Jones e una schiera di musicisti di quegli anni tutti pop. Tale opera rileggeva in chiave moderna il mito di Orfeo e Euridice ambientando la scena in una chiesa e arrivava dopo una precedente opera di Tito Schipa Jr. basata sulle canzoni di Bob Dylan anticipando di decadi quel MammaMia che ha fatto sfracelli, ma siccome mr. Zimmermann non è mai stato un tipo gioviale e tantomeno uno degli Abba, aveva mandato una diffida al nostro artista affinché non utilizzasse più le sue canzoni. Da lì Tito insieme a Bill Conti, quello del famoso tema di Rocky (e lo stile si sente) pure lui scritto bello grande sul disco e che all'epoca lavorava come arrangiatore per i nostri cantanti (infatti un embrione delle musiche per il film con Stallone la si trova già in un disco di Ornella Vanoni) ha partorito questo Orfeo 9, dapprima opera teatrale, e nel 1973 anche disco e film dove personalmente adoro alla follia LA CITTÀ FATTA A INFERNO, con quello strano balletto su e giù che nella mia testa mi sa persino di ispirato a Metropolis e dove verso la fine canta anche Renato Zero che ha di suo, tutto per sé anche il brano del suo personaggio, cioè VENDITORE DI FELICITÀ che, non è difficile capirlo, è un personaggio che procura piacere sintetico e tale argomento, compresa qualche siringa di troppo che campeggia anche sulla copertina del disco, costrinsero la Rai ad una messa in onda in tarda serata. Loredana la si sente, nelle parti corali che fanno da narrazione alla vicenda, come la canzone Invito, e in alcune parti soliste. Certo tutto suona e si mostra antico, vintage, demodé e anche a tratti kitsch, ma nella testa mi fa provare sensazioni molto migliori di certe cose nate, create, suonate (o "suinate") di questi tempi.
Oggi è l'8 marzo, Festa Della Donna e anche da qui mando un augurio a tutte le lettrici, anche occasionali che per sbaglio hanno cliccato su codesto blog pensando che fosse qualcosa di serio.
Ricorrenza festeggiata anche dal Vasco nazionale che, abituato a mettere protagoniste femminili nelle sue canzoni e a scriverle per loro (Irene Grandi, Noemi, Patty Pravo), ne regala stavolta una nuova di zecca a Denise Faro, giovane cantante e attrice (ha al suo attivo dei musical e una piccola parte in THE FATHER) che esce proprio oggi con questo disco che si chiama LIBERA E SE MI VA.
Da parte mia, senza andare sulla retorica, mi affido ad una signora della musica italiana che, nonostante l'età avanzata, continua a farsi sentire, in canzone e anche in esternazioni sui suoi colleghi dato che Ornella Vanoni è una che dice le cose così come le vengono fuori senza pensarci troppo.
Molto prima dell'avventura con i suoi Toy Boys Colapesce e DiMartino, l'Ornella se ne usciva bella bella con una serie di album sempre a tema molto femminile, uno dei quali, del 1980, aveva proprio il titolo palese di Ricetta Di Donna.
Da Sheherazade del 1995 invece ho scelto oggi un'altra ricetta che Ornella ha mandato alle sue ascoltatrici, una ricetta di seduzione fatta con buon gusto ed eleganza fra makeup e arte culinaria. La canzone è ROSSETTO E CIOCCOLATO, il cui intro, care Madonnare e (perché no?) Madonnari, vi farà ricordare sicuramente una famosa canzone della Ciccone, ma è solo quello perché poi la canzone si sviluppa in tutt'altro modo fra archi e consigli di sensualità.
E chissà mai che certi animali di sesso maschile che popolano le cronache possano tornare a riscoprire le buone maniere e ad apprezzare quella sensualità vecchio stile che pare ormai perduta per sempre.
Perché dai, diciamolo chiaro che sono piovute critiche alle nostre cantanti spesso un po' troppo scoperte (Elodie, Annalisa), frecciate anche mandate da nomi molto noti e stimati, ma chi ha mosso tali critiche secondo me ha visto la loro immagine con gli occhi di chi cerca il male ovunque, mentre invece, dal mio punto di vista, trovo piacevole se una bella donna mostra la sua bellezza, attrice o cantante che sia.
Lo dico perché non mi sento di fare il bigotto come tanti che uuuuh gridano allo scandalo però intanto poi magari sono frequentatori abituali di siti porno (me l'ha detto un amico che esistono quei siti 😜).
E quindi, dato che non siamo, per fortuna, in un regime dove comandano gli Ayatollah, consideriamoci fortunati se possiamo godere di tale bellezza.
C'è stato un gran battage pubblicitario su questa nuova, quarta stagione di True Detective denominata Night Country, anche per la presenza di Jodie Foster che ti fa sentire come un un finto sequel di Il Silenzio Degli Innocenti, ma passata la prima sorpresa per l'ambientazione fra i ghiacci (ma ci troviamo in Alaska) in stile John Carpenter di LA COSA, mi sono ricreduto e ho trovato più attinenza con THE HEAD, dato che tutto mi si è spento un po' forse a causa di una trama non proprio "sul pezzo", ma piuttosto rivolta a scavare molto nei personaggi, il che non sarebbe un male perché così facendo magari si verifica anche un po' di quella che si chiama empatia, ma se più che altro ti interessa fare chiarezza sul delitto, e sei magari abituato ai ritmi di CSI che ti fanno stare tutto in 50 minuti, a dire il vero qui ci si perde parecchio tempo, forse troppo e a me sono venuti dei colpi di sonno che non mi pare una cosa del tutto positiva.
L'impressione che ho avuto è che ci sia l'ispirazione, l'intenzione a voler essere come Twin Peaks, dove anche lì la si tirava molto per le lunghe, ma il risultato non è lo stesso, magari perché non c'è quel pazzerello di David Lynch a dirigere il tutto.
Teniamo conto anche come sono state le precedenti stagioni di True Detective che ogni volta cambiano personaggi e ambientazione e che, dopo la prima che aveva fatto il botto, specie la seconda, non avevano retto il confronto.
Fosse che, se per ipotesi, allora prendiamo solo il titolo Night Country, senza alcun riferimento ingombrante a True Detective, magari allora potrebbe avere una ragione di esistere come prodotto standalone...
Se non si viene sopraffatti dalla noia, che non è quella di Angelina Mango purtroppo, e, a riguardo, cosa ne pensi Jodie?
Posso dire che questo è il primo film di Yorgos Lanthimos che vedo e adesso forse sono curioso di vedere anche le sue opere precedenti, perché Povere Creature! è una gioia per gli occhi con inquadrature insolite e fish-eye a rendere tutto così onirico.
Cioè è vero o no che il cinema deve farti sognare, no? E infatti quelle immagini che ti passano davanti sono quelle che a volte ti girano nei sogni, magari quelli fatti dopo un po' troppa peperonata serale.
Che poi la storia del cervello trapiantato non è una novità (c'era anche GAMMA, uno sceneggiato tv dei tempi del bianco e nero con Giulio Brogi dove veniva trattato questo tema) e infatti la sceneggiatura è dichiaratamente ispirata a MEL BROOKS...
ehm daiiii... a Frankenstein di Mary Shelley, con la differenza che stavolta non si tratta di maneggiare un cervello AB-normal, ma solo infantile ancora da formare, e con in scena una Emma Stone che magari l'Oscar non lo prenderà nemmeno fra quelle 11 nominations che ha il film, ma di sicuro ha portato sullo schermo il suo personaggio più difficile da quando fa l'attrice.
Si, perché con un ruolo simile era facile fare un passo falso e finire nel ridicolo eppure, anche se tutto appare evidentemente assurdo, tale sensazione non viene mai a galla.
Oddio, magari potrebbe giusto dare qualche avvisaglia se lì per lì ti torna alla mente FRANKENHOOKER, commedia horror da vedere se non l'avete mai fatto, ma, lo consiglio vivamente, fatelo solo dopo il film di Lanthimos.
Forse è solo perché il cartone animato non mi è mai piaciuto granché, e nemmeno Naruto per dirla tutta (che lo so che non hanno nessun collegamento però nella mia testa le vedo simili), ma pure la serie live action One piece su Netflix, non mi ha "preso dentro", seppure possa riconoscere che c'è un gran lavoro dietro, con tanta CGI, ma congeniale nel far rendere delle scene dal vero come fossero le scene del cartone (ok, uff... si dice anime, lo so).
Ma so che invece a molti questa serie è piaciuta perciò capisco che i miei gusti spesso siano difficili, magari controcorrente, e difatti non posso dirmi nemmeno del tutto soddisfatto dalle live action di Lupin III e spinoff, seppure magari potrei essere incuriosito da un film standalone su Fujiko, se mai saltasse fuori...
Piuttosto, visto che siano in tema di live action, la butto lì a quel genialaccio di Hideaki Anno per rendere viva una serie o un film su Evangelion che sia quello vero (che non è solo una semplice storia con robottoni) e non quel tentativo, seppure interessante, ma senza copyright, di Guillermo Del Toro fatto con Pacific Rim.
Su tale progetto so che sarebbero molti gli otaku united interessati, e, a dimostrazione di ciò, escono continuamente dei FAKE TRAILER persino credibili a riguardo, ma per ora nulla di concreto all'orizzonte...
Ok, il 4 marzo è da tempo ricordato come il compleanno di Lucio Dalla, che in realtà non se n'è mai andato perché tuttora lo ascoltiamo ed escono nuovi dischi, e data sulla quale, per non farcela dimenticare, il cantautore ci aveva fatto su una canzone intitolata proprio così, ma siccome del simpatico musicista (occasionalmente anche attore) ne ho già parlato praticamente ad ogni ricorrenza, fra aneddoti e pubblicazioni rimasterizzate, oggi si parla di cinema in lutto per la morte di Paolo Taviani, fratello del già scomparso Vittorio con cui ha formato quella coppia registica degli anni 70/80 non esattamente da cinepanettone come potrebbe invece essere stata quella dei Vanzina.
Eleganza stilistica e impegno civile erano infatti le regole che facevano funzionare ogni loro film, da Padre Padrone a La Notte Di San Lorenzo (con quel poster originale qui sopra, così agghiacciante, ma dall'immagine iconica che nelle riedizioni è stata messa in secondo piano... ma perché?), passando per Good Morning Babilonia per entrare negli anni 90 fino al 2017 in cui arriverà il loro ultimo Una Questione Privata, tratto dal romanzo di Beppe Fenoglio. Da solo poi Paolo ha scritto e diretto nel 2022 Leonora Addio e se n'è andato di recente quando aveva raggiunto ormai i 92 anni
(qui sopra, senza berretto, col fratello Vittorio) e da questa galassia lontana lontana, caciarona, si, trash, si, ma amante del cinema sotto tutte le sue forme, non potevo non mandargli l'ultimo saluto.
Di tutt'altra levatura invece è Iris Apfel, collezionista, arredatrice di interni e imprenditrice di ben 102 anni, ma, a dispetto dell'età, attivissima su Instagram con un ben nutrito numero di followers, e anche icona di stile nel mondo della moda per i suoi look decisamente sopra le righe, da fare invidia a Cristiano Malgioglio.