Quella famosa maschera di Anonymous ha una storia dietro, e adesso non ditemi che è quella de LA CASA DI CARTA, per favore.
Si, perché, anche se può assomigliare, quella della serie tv spagnola rappresenta Salvador Dalì, mentre quella del gruppo hacker Anonymous ha il viso di Guy Fawkes, l'attivista cospiratore della Congiura Delle Polveri convertito al cattolicesimo, che nel Regno Unito, nel 1605 (giusto qualche secolo fa), durante l'attentato contro l'allora Re protestante Giacomo I d'Inghilterra, venne arrestato proprio mentre era a guardia dei barili di polvere da sparo pronti per essere esplosi, con conseguente fallimento dell'impresa.
Per festeggiare lo scampato pericolo vennero esplosi fuochi d'artificio per tutta Londra e in seguito, ogni 5 novembre, sarà tenuta annualmente una festa chiamata Guy Fawkes Night durante la quale verranno bruciati dei fantocci con le fattezze appunto di Guy Fawkes.
Tutto questo torna poi nel 1982 nella graphic novel di Alan Moore V Per Vendetta
e nel relativo film del 2005 dove un misterioso personaggio mascherato come Guy Fawkes organizza una nuova Congiura Delle Polveri contro il governo britannico in una Londra futura e distopica.
Film bellissimo prodotto (non diretto) dagli allora fratelli Wachowsky (ora sorelle) dove torna a recitare Hugo Weaving, ovvero l'agente Smith di Matrix,
ma tutto il tempo sotto quella famosa maschera con parrucchetta, e quindi non lo si vede mai in volto, il che fu una grande sfida per l'attore.
Altra protagonista con un'altra grande sfida nella pellicola è Natalie Portman che diventa alleata del cospiratore e durante il film subisce anche una vera rasatura dei capelli in una di quelle scene che devono venire per forza buone "alla prima".
Quindi, facendo un pò di ordine cronologico, solo dopo quella graphic novel degli anni 80 arriveranno il misterioso gruppo hacker Anonymous nel 2003, il film dei Wachowski nel 2005 e, più avanti ancora, quegli incredibili ladri spagnoli mascherati da Salvador Dalì con pure la VERSIONE COREANA e lo spin-off BERLINO.
Si racconta che nascesse un secolo fa il primo prototipo di televisione grazie all'ingegnere scozzese John Logie Baird, ed è vero avendo egli creato un sistema elettromeccanico di trasmissione delle immagini, ma in realtà il vero e proprio apparecchio da mettersi in casa per guardare gli show televisivi arriverà molto più avanti, per diventare poi sempre più evoluto fino alle nostre attuali smart tv ultrapiatte che ci portano in casa le amate (ma anche odiate) piattaforme con tutti i loro contenuti.
Ed è infatti sulla piattaforma Disney + la serie di cui parlo oggi, cioè High Potential, remake a stelle e strisce della franco-belga Morgane Detective Geniale, ovvero Haute Potentielle.
Anzi per i primi quattro episodi più che di un remake si tratta di un perfetto copia-incolla persino nelle frasi pronunciate dagli attori con un effetto straniante perché ti pare di vedere lo stesso video, ma tarocco come se lo avessi ordinato su Wish.
Addirittura il primo episodio inizia pure identico con HEAVY CROSS di Beth Ditto e i suoi Gossip, con la sola differenza che nell'originale Morgane esce di casa e va alla sua destra, mentre nel remake Morgan va alla sua sinistra.
Provate davvero a vedere gli episodi contemporaneamente e vedrete che viaggiano in sincrono.
Ma ormai tale copia-incolla dev'essere una routine nel mondo della serialità televisiva dato che anche La Casa Di Carta versione coreana produce lo stesso effetto di deja vu, forse solo un po' (ma poco) meno Tale E Quale Show.
Dopodiché i soggetti diventano più personalizzati sviluppando una trama orizzontale che si dipana apparendo a tratti durante i 13 episodi ognuno con la sua trama verticale che si conclude ogni volta.
La protagonista è appunto Morgan, una madre di famiglia single perché il marito è misteriosamente scomparso, e dotata di un Q.I. altissimo che le consente di risolvere i casi in cui la polizia locale, per la quale lei lavora inizialmente come donna delle pulizie notturna, invece brancola nel buio.
Alla prima uscita degli episodi sui social si era scatenata tutta una serie di commenti di plagio, ma non è proprio così poiché è scritto nei titoli di coda che la serie prende ispirazione dall'altra europea.
Si, ci sta scritto, ma peccato che tale scritta si legga per circa un decimo di secondo, giuro.
Tuttavia la guardo molto volentieri perché Kaitlin Olson è un gran bel vedere dato che è un mix tra Claudia Gerini e Meg Ryan prese entrambe nel loro periodo giovanile e rivisita all'americana il bizzarro modo di vestire e di presentarsi di Morgane.
L'ultimo episodio della prima stagione è ormai in arrivo, ma già si parla della conferma della seconda.
Di solito un trailer viene montato giustamente ad hoc per farti credere che un film ciofeca sia bellissimo, e infatti quante volte ci sono rimasto fregato; anzi, capita anche che nel trailer ci siano scene fatte apposta per quello e che poi nel film non vedrai, come succede in due famosi titoli del momento di cui tanto si sta parlando e uno dei due è il nuovo Joker.
Stavolta nel caso di Citadel: Diana, lo spinoff italiano che esce oggi della SERIE ACTION del fratelli Russo (bella, ma non priva di qualche difetto di lungaggine) che avevo visto un anno e mezzo fa su Prime Video, pare che succeda il contrario perché ho visto un TRAILER così brutto per com'è recitato che non mi viene per niente voglia di vedere la serie se non per le scene action badabum! Oppure questo è davvero il meglio che sono riusciti a fare per un trailer? Altro brutto segno allora.
Lo dico con tutto il rispetto per Matilda De Angelis che è bellissima anche con i capelli sbilenchi, ma già in quei brevi spezzoni la ragazza recita bofonchiando secondo la scuola corrente di recitazione italiana e questo proprio non lo reggo.
No, grazie.
Oppure, se la guarderete, provate a farmi cambiare idea dicendo che è un capolavoro, un po' come Berlino de La Casa Di Carta nello SPOT della macchina che chiede di farsi convincere a comprarla (citazione di una scena di The Wolf Of Wall Street).
Ma io non sono Berlino e non sono sicuro di potervi credere.
Oggi è il 25 aprile, ovvero l'anniversario della liberazione dell'Italia dal nazifascismo, che identifica anche la fine della Seconda Guerra Mondiale nel lontano 1945.
In tale occasione, musei e parchi archeologici saranno aperti gratuitamente su prenotazione, per un merendino alternativo magari però non proprio con il classico cestino da picnic e tovaglia.
Certo è che termini come nazifascismo e guerra mondiale, identificati come il male, come regola dovrebbero essere seppelliti nel nostro passato e invece tornano sempre di attualità sia per una temuta terza guerra che pare bollire in pentola, che per certe riunioni dove si fa il saluto romano che cozzano un po' con quella che sarebbe la condotta suggerita dalla nostra Repubblica.
Poi, vabbè, qualcuno avrà pensato che se vuoi fare una rievocazione storica delle guerre Napoleoniche con costumi e armi quello è concesso e quindi perché non fare anche altro?
De gustibus... ok, certo però discutibili perché discuterne mette sul piatto le diverse idee di ognuno ed è sempre meglio che tenersi tutto dentro a rimuginare.
Oggi comunque post breve che una bella uscita sulla due ruote muscolare non me la toglie nessuno, nemmeno il maltempo che sembra nuovamente terminato, e una canzone a tema che gli spagnoli ci hanno omaggiato in quella famosa serie tv, CANZONE che l'anno scorso avevo solo citato e di cui invece oggi posto anche il video. Buon merendino!!!
Ancora di crimine si parla oggi, ma sempre quello fantasioso delle sere tv, perché, certo, Alex Pina dopo la prima stagione di La Casa Di Carta deve essersi reso conto di aver fatto un grosso errore, madornale direi.
Cioè quello di far morire Berlino, personaggio che già dalle prime battute si sentiva avere del potenziale.
Così nelle stagioni successive Alex si inventa dei FLASHBACK per avere Pedro Alonso (l'attore che lo interpreta) ancora a disposizione raccontando del suo passato e del figlio che ha avuto, senza cadere nel triste escamotage del fratello gemello che in altri casi è stato utilizzato, eccome se è stato fatto, pure nella SERIE SCRAUSA dei Visitors.
Non contento di ciò, lo sceneggiatore chiede aiuto ad Esther Martinez Lobato e insieme si inventano anche una nuova serie dedicata tutta a lui, ma che in realtà non può essere un vero prequel dato che la tecnologia che vediamo utilizzata è troppo recente, per cui l'ho presa piuttosto come una cosa a sé anche se un paio di personaggi della serie madre tornano anche qui.
E come nella serie madre c'è un GRANDE furto da portare a termine in GRANDE stile con GRANDE dispiegamento di mezzi al punto che ti chiedi sempre come Andres (che è il vero nome di Berlino) e la sua banda riescano a procurarsi tutto, ma forse basta solo pensare in GRANDE, come nei sogni condivisi di INCEPTION.
Facezie a parte, qui si calca tantissimo la mano sul suo essere innamorato della bella di turno fino al limite dello stucchevole.
Relazioni amorose che fra l'altro vengono fuori anche per gli altri compari, dando ragione al vecchio adagio che diceva donne e malfattori, gioie e dolori, o qualcosa di simile, perché proprio a causa del gentil sesso ci saranno diversi imprevisti.
Anche qui troviamo degli omaggi alle canzoni italiane e stavolta tocca ad AlBano e Romina 😱.
Tutto sommato carina come serie con l'unica pecca di una recitazione molto spesso troppo enfatica, alla spagnola, per cui a volte invece dell'heist movie che ti aspetti, pare di vedere una telenovela. Olé Pedro!
Riecco Renny Harlin a dirigere un film alla sua maniera, o quasi, perché sto parlando di The Misfits andato in onda su Rai 2 molte settimane fa, cioè quella settimana precedente il Festival, ma disponibile anche su Prime Video e su Raiplay.
Renny, lo sappiamo, è un regista specializzato in film d'azione come 58 Minuti Per Morire - Die Harder, Blu Profondo e quel Cliffhanger con uno Stallone scalatore che sono alcuni dei suoi top, per cui sapevo già cosa aspettarmi da una pellicola che parla di ladri e rapine in grande stile.
Sapevo si, ma anche non sapevo che il ritmo calasse così tanto in alcuni momenti come la lunga scena nel deserto.
Tutto sommato però diverte con una coppia di antagonisti che continueranno a schivarsi tutto il tempo, e sto parlando di Pierce Brosnan gigione più che mai e Tim Roth in perfetta tenuta da Iena.
Pierce fa il ladro strafamoso che viene ingaggiato dal quartetto di fuorilegge che si fa chiamare The Misfits (molto carina la scena della scelta del nome) come una serie di molto tempo fa (titolo originale Misfits Of Science, ma in Italia solo Misfits) che andava in onda negli anni 80 su una piccola tv privata dove una dei protagonisti era una giovanissima Courteney Cox
ancora immune dalla chirurgia plastica, quindi molto diversa da com'è adesso, e non sto parlando solo di età.
Ma tralasciamo adesso le vecchie serie tv che tanto c'era stato anche un remake in tempi più recenti e magari molti si ricordano quello invece dell'originale oppure la band hardcore-punk con lo stesso nome.
Tant'è che, gira gira, anche qui il titolo è lo stesso originale anche del famoso film con Marylin Monroe e Clark Gable, Gli Spostati,
ma è tutta un'altra storia che, se gradite quelle appunto di superrapine tipo LA CASA DI CARTA o CALEIDOSCOPIO, qui c'è pane per i vostri denti, anzi oro, tanto oro a lingotti come in Goldfinger,
e vedi che Pierce un po' di Bond se lo ritrova sempre tra i piedi anche se allora c'era Sean.
Ricordate Black Mirror BANDERSNATCH, dove ad un certo punto si poteva scegliere come andare avanti nella storia?
Ecco, ora sempre su Netflix c'è Caleidoscopio, una serie dove l'ordine degli episodi, contrassegnati ognuno da un colore, potrebbe essere visto in maniera casuale, con la sola eccezione di Nero che, giustamente, è una brevissima presentazione e di Bianco che invece è la risoluzione della rapina per cui viene consigliato come episodio finale (ma su Bianco non sono d'accordo).
Questo perché il tema è quello di una rapina in grande stile come ne La Casa Di Carta, ma qui ci troviamo davanti ad una cosa più concettuale e decisamente meno tamarra della produzione spagnola.
Protagonista mattatore è Giancarlo Esposito ovvero il Gustavo Fring di Breaking Bad e Better Call Saul, con Paz Vega, Rufus Sewell e gli altri della banda.
Le intenzioni dei produttori, tra cui Ridley Scott, sarebbero quelle di poter far seguire la storia partendo da un episodio a caso poiché alcuni sono dei flashback che ci portano indietro di 7 o 24 anni, e qui entra in azione un de-aging abbastanza efficace, oppure di pochi giorni, ma è evidente che se si sceglie uno degli episodi successivi alla rapina si può rimanere straniati come se entrassi al cinema a spettacolo già iniziato.
Se invece si pensa a Irreversible di Gaspar Noè, dove la narrazione procede al contrario, o Memento di Nolan, allora forse può funzionare anche così.
In rete ci sono già diverse soluzioni per come mettere in ordine gli episodi a seconda se si voglia un racconto cronologico
oppure un effetto alla Tarantino di Pulp Fiction e Le Iene.
Ma può essere vista anche in altre cinquemila diverse combinazioni.
Io, per esempio, ho messo in coda Bianco, Rosso e Rosa, perché il finale l'ho preferito con un ordine cronologico, mentre se non ricordo male ero partito dal Giallo, e il Viola invece l'ho visto a metà come un flashback perché è così infatti.
C'è solo da provare, se uno ne ha voglia di provare davvero a mischiare le carte.
Sennò posto qui altre due diverse sequenze consigliate:
Ed anche in queste due l'episodio Rosa va a concludere la serie perché c'è l'ultima scena che rimane lì come il classico cliffhanger.
Il grande successo della serie spagnola di cui era ottima la prima stagione, ma francamente le successive hanno rasentato il ridicolo più e più volte, ha spinto i coreani ad acquistarne i diritti e a produrre una versione ambientata nel 2025 dove si ipotizza che la Corea sia diventata unita.
Si parte con un inizio diverso, ma con Tokyo sempre voce narrante, la quale in questo caso ha avuto un passato militare e da escort, cioè non solo da rapinatrice come nell'originale spagnolo.
Ma dopo un inizio con riprese particolari e movimenti di camera anche arditi fra luci al neon e prospettive, ad un certo punto ti ritrovi a vedere le stesse identiche scene fotocopiate in maniera pedissequa dalla sorella spagnola, che in pratica è una gemella omozigote, come se fosse stato usato un deepfake per mettere le facce degli attori coreani sugli attori spagnoli.
Persino le battute si ripetono pari pari, come il dialogo fra il direttore e la sua amante, quella che diventerà Stoccolma, sulla vasectomia e la gravidanza a sorpresa.
Identica anche la scena con, di nuovo, il direttore che sbircia da sotto la benda che gli ostaggi hanno sugli occhi e viene redarguito da Berlino e l'altra con Denver sdraiato sul mucchio di soldi.
Insomma, vale la pena vederlo?
Non so, il primo episodio su Netflix io l'ho guardato, ma adesso ho l'impressione di averli visti già tutti per cui non so se andrò avanti con questi primi sei di dodici, quindi meno dell'originale per cui qualche modifica ci dovrà essere per forza in favore di un ritmo più serrato, il che non sarebbe male così almeno si evitano menate e lungaggini.
Attendo aggiornamenti nel caso la serie prendesse una piega tutta sua, magari alla Squid Game (già che la locazione geografica è la stessa).
Squid Game, di cui penso di non dover specificare trama e contenuti perché è l'oggetto di ogni discorso di questi ultimi giorni quasi più del Covid-19, anche grazie ad una subdola campagna pubblicitaria che si avvale anche del passaparola è diventato in poco tempo un nuovo cult che se non lo hai visto sei fuori dal mondo.
Sono nate persino leggende di fantomatiche associazioni di genitori che chiedono la rimozione dalle piattaforme streaming di tale prodotto...
Ma se la cosa fa tanto clamore, non sarebbe più sensato controllare cosa guardano i propri figli in tv che i Teletubbies, molti non lo sanno, ma quelli son veramente satanici 😱 ed ora hanno anche una loro web tv che tutto il giorno trasmette solo quello?
Però non sono io sicuramente la reincarnazione della Montessori per cui torno nel mio ruolo che più mi confà, per cui ognuno può decidere come comportarsi.
Dico solo che dopo averlo visto e sopportato in quell'episodio finale extra lento che manco Snyder lo avrebbe immaginato così coi suoi ralenti, lottando contro dei colpi di sonno che mi stavano prendendo (ma anche il secondo episodio mi aveva già messo a dura prova), posso dire che in fin dei conti non è niente male anche se si rifà ad un sacco di altre cose già viste e, in alcuni a casi, anche migliori, perché gli orientali sulle cose gore e splatter ci si sono sbizzarriti più e più volte, solo che non avevano ancora il traino della ENNE rossa, per cui nel titolo del post mi è venuto naturale parafrasare un famoso libro di Remarque diventato anche un film in quel lontano 1979, anno fatidico di cui avevo parlato qui per VICENDE un pochino più personali, ma in cui c'entrava parecchio la musica.
Tanto per fare un po' di esempi, il film di Takashi Miike (il regista di YATTAMAN IL FILM) As The Gods Will
fa giocare ad Uno Due Tre Stella! più o meno nello stesso modo di Squid Game e con lo stesso destino per chi perde, e poi ALICE IN BORDERLAND, anche se qui in Squid Game i giocatori sono volontari, mentre di là erano obbligati a giocare loro malgrado come d'altronde anche in Battle Royale,
dove gli studenti si ammazzavano fra di loro, e pure in Gantz, dove degli aspiranti suicidi e altri che si trovavano in situazioni mortali senza via di scampo, venivano reclutati e resi combattenti contro una minaccia aliena da una sfera misteriosa.
Letteralmente catturati in un modo a dir poco originale, tipo un teletrasporto che li prende un microsecondo prima della morte e che poi nella ricostruzione dei corpi ha sicuramente le scene migliori dei due film.
Certo è che, in tutto questo bailamme, per i cosplayers di tutto il mondo è nata un'occasione per riciclare le tute che pochissimi anni fa avevano comprato per impersonare i ladri spagnoli e poi, quando nel 2020 è arrivato il lockdown non si poteva più fare nessun raduno tipo Lucca Comics, mannaggia, e magari ora vengono bene per Halloween
applicando giusto qualche particolare in più tipo la maschera da scherma.
Al di là di tutte le citazioni che si possono trovare nella serie Netflix, però a me nessuno mi toglie dalla testa che l'ispirazione fondamentale di tutto ciò la troviamo in Takeshi's Castle/Mai Dire Banzai e, perché no?, anche in Ciao Darwin, per cui ecco da gustare la versione di Squid Game montata come se fosse una puntata del programma di PAOLO BONOLIS.
Secondo la regola dei seguiti che devono sorprendere sempre di più lo spettatore, anche questo nuovo blocco di episodi della saga de La Casa Di Carta fa talmente tanto casino fra sparatorie, esplosioni, gente che urla cose, che hai quasi paura che anche il televisore ti possa scoppiare in faccia da un momento all'altro.
Blocco di episodi perché la malandrina Netflix ha spezzato di nuovo in due la terza stagione come aveva fatto con le precedenti (che quindi son come diventate 4), ma perlomeno stavolta la definisce "parte 5 volume 1", e gli altri episodi della "parte 5 volume 2" arriveranno solo a dicembre, quando su Prime ci sarà anche la "concorrenza" di The Ferragnez, una docufiction in 8 episodi con la coppia più bella del mondo (si, loro).
Vabbé, fatti e strategie di marketing tutte loro, un pochino fastidiose si, tant'è che qualcuno mi ha già detto che aspetterà di vedere gli episodi tutti insieme, ma io ho pazienza e mi son divertito comunque nella baraonda collettiva, cercando di non farmi influenzare da quella brutta, anzi pessima recitazione alla spagnola (molto simile a quella francese) che viene sempre più esasperata mettendo "cazzo" in ogni frase (cioè letteralmente "a cazzo") e da certe battute evitabili tipo "Me l'hai fatto venire duro!" (giuro che sono scoppiato a ridere per l'imbarazzo).
Lungo flashback su Berlino, deceduto nella prima serie con grande rammarico degli autori che ora si inventano storie retroattive su di lui per averlo in scena (e torna nello stesso modo anche Nairobi in un breve flashback) e stavolta il nostro amico, oltre alla nuova moglie, ci presenta pure suo figlio, un genio dei sistemi di sicurezza che per ora sta lì come un McGuffin in questi 5 episodi, ma che si sospetta avrà un ruolo fondamentale nella risoluzione della storia ambientata in questo mondo di ladri dove c'è sempre un gruppo di amici che non si arrendono mai... Hey!!! DAJE ANTONÈ!!!E ringraziate che non spoilero niente eh... Anche se ormai come si conclude questa prima parte è già stato scritto ovunque e quindi si sa chi muore a sto giro...