Chi ha qualche anno in più sul groppone non può non aver mai sentito parlare dei 4+4 di Nora Orlandi che erano coristi continuamente al lavoro nelle sale di registrazione degli anni 50/60/70 fino ai primi anni 80, in contrapposizione (ma non concorrenza) con I Cantori Moderni di Alessandroni (Alessandro, il fischiatore di Ennio Morricone).
Entrambe le formazioni partecipavano a dischi e colonne sonore dove in queste facevano perlopiù i classici ooooh, aaaah, papapaaaa o dabadabadà sulle musiche di autori tipo Armando Trovajoli, Pino Donaggio, Guido e Maurizio De Angelis, che magari sembra anche una cosa ridicola detta così, ma i Manhattan Transfer faranno poi esattamente le stesse cose per esempio in Birdland e cacchio se le faranno bene... In particolare I Cantori Moderni erano specializzati nelle soundtrack western di Ennio Morricone, e nella formazione erano passati anche le due sorelle Bertè e ANNIBALE GIANNARELLI, voce della colonna sonora di Lo Chiamano Trinità e vincitore di The Voice Senior nel 2022, mentre i 4+4 di Nora Orlandi erano fissi nelle trasmissioni Rai dal Festival Di Sanremo
a Canzonissima (anche se in quest'ultima si utilizzava il playback) e inizialmente le voci erano solo 4, infatti si chiamavano I 2+2 di Nora Orlandi, che vediamo molto giovane (e, permettetemi, bella) nella foto d'epoca qui sotto.
Quando i quattro mollarono, Nora non si perse d'animo e amplió la formazione con otto nuovi elementi, mai del tutto fissi, anzi molto spesso sostituibili, fra i quali sono passati anche Marco Ferradini e Santino Rocchetti, nonché una giovane Silvia Annichiarico al suo debutto nel mondo dello spettacolo.
Purtroppo il primo giorno di quest'anno appena iniziato si è portato via proprio Nora Orlandi che aveva nel frattempo raggiunto i 91 anni.
Perciò da queste pagine web così legate a musica e cinema non poteva mancare un saluto da parte mia.
Con lei il signore qui sopra, che si chiamava Brenton Wood, non c'entra, se non solo per il motivo che al Festival Di Sanremo del 1969, dove i 4+4 c'erano sul palco, venne stranamente abbinato a Rosanna Fratello per cantare la canzone Il Treno che veniva presentata con due arrangiamenti completamente diversi e decisamente rhythm'n'blues nel caso del cantante di colore.
Brenton, cantante soul statunitense, è mancato ad 83 anni e nel 1967 fece il botto con GIMME LITTLE SIGN, singolo che avevo sepolto negli archivi della mia memoria (sicuramente anche la vostra di voi che leggete) e l'ho rispolverato quindi per l'occasione, e che nel tempo ha poi avuto molte cover fra le quali quella di DANIELLE BRISEBOIS che la portó al Festivalbar nel 1995 (qui nel video viene presentata con un lungo cappello introduttivo da Federica Panicucci) prodotta da Gregg Alexander (New Radicals), e la VERSIONE SKA secondo l'usanza di Giuliano Palma & The Bluebeaters.
Addio Nora, con un grazie per aver fatto la storia della musica italiana, e addio Brenton.
Spero che a qualcuno il titolo parafrasato del post abbia ricordato un vecchio film comico/western con Tomas Milian, perché così perlomeno avrei la certezza di non ricordare solo io i suoi due film sul personaggio di Provvidenza, cacciatore di taglie alquanto bizzarro simile a Charlot, dove la comicità era di grana molto grossa, a livello appunto di comiche, ma all'epoca funzionava.
L'altro film, per dovere di cronaca, era il sequel Ci Risiamo, Vero Provvidenza? e in entrambi si sentiva la vera voce di Tomas perché non veniva doppiato da qualcun altro, ma si autodoppiava, e dava al personaggio quel qualcosa di ancora più bizzarro.
Inoltre era della partita anche Ennio Morricone che aveva curato in entrambi i film le musiche.
La butto lì nel caso voleste darci un'occhiata, dato che rientrano uno peggio dell'altro nei parametri del trash così caro a questo blog, e che tanto il primo sta lì bello bello su Prime Video.
Certo è che, non posso negarlo, a rivederli adesso si sente tutto il peso del mezzo secolo che hanno sulla schiena.
Introduzione a parte, che alla fine era un semplice gioco di parole, ma sempre con il cinema di mezzo, questo 9 agosto del 1974 (che non c'entra nulla con il West se non che si parla di America e i due film di cui sopra erano là ambientati, ma girati invece alla periferia di Roma) fu un giorno fatidico per l'allora presidente americano Richard Nixon, poiché fu quel giorno in cui presentò le dimissioni essendo stato beccato con le mani in pasta per il famoso Scandalo Watergate, quello delle intercettazioni che Robert Zemeckis in Forrest Gump ci mostrava come se fosse stato scoperto, per puro caso, proprio dal protagonista del suo film.
Gerald Ford prenderà il posto di Nixon alla guida del Paese, ma la vicenda in realtà stava andando avanti dal 1972 con quelle intercettazioni illegali legate anche alla vicenda del Vietnam, atte a cercare di fare rileggere Nixon nonostante tutti gli remassero contro perché quella stramaledetta guerra non la voleva nessuno e i suoi reduci infatti non venivano esattamente trattati da eroi come infatti mostra Oliver Stone in NATO IL QUATTRO LUGLIO (ma anche Rambo di Ted Kotcheff ha qualcosa da dire a riguardo).
Vicenda quindi politica, certo, ma con il suo bel collegamento al cinema che tanto ci piace come, oltre al film di Zemeckis, TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE di Alan J. Pakula e il finale di THE POST di Steven Spielberg, giusto per citarne un paio.
E a leggere queste cose magari ti viene da pensare che la politica brutta, coi ministri magna magna e corruzione varia, non sia solo in Italia, anzi... vedi che in America sono sempre stati avantissimo!!!
Concludo con un'altra parafrasi di una battuta tratta dal secondo film con Milian:
Con perizia e con pazienza, chi ti frega... non è solo Provvidenza...
Il titolo del post, se conoscete un minimo di storia del cinema, è la citazione di una frase famosa di C'Era Una Volta In America, per la regia di Sergio Leone, pronunciata da Noodles, il personaggio interpretato da Robert DeNiro che, se è vero ciò che dice e se tanto mi dà tanto, non seguiva il Festival Di Sanremo nemmeno su Raiplay, forse perché all'epoca non c'era.
Scherzi a parte, il film usciva a New York il 17 febbraio del 1984, ma non era per niente il classico film degli anni 80 come Ritorno Al Futuro o I Goonies, oppure musica e scaldamuscoli, bensì un western di Leone portato negli anni 50 in mezzo ai gangsters con un cast che sostitutiva le classiche facce scolpite dal sole delle praterie con volti se possibile ancora più duri come quelli di DeNiro e James Woods, e già così sulla carta si capiva che quel manipolo di attori non poteva fallire.
A proposito del cast, prima di Elizabeth McGovern c'erano state altre candidate al ruolo di Deborah, fra le quali persino Romina Power per cui in uno sliding doors nella mia testa per un attimo mi son visto Robert invitato da Amadeus e Fiorello al Festival al posto di Travolta...
E stai serio una buona volta!
Ma niente non ci riesco.
Leone per la colonna sonora diede l'incarico al fido Ennio Morricone affiancando alle sue composizioni anche brani di McCartney, Gershwin, Rossini, Porter.
Dalla sua Mastro Ennio chiamò come collaboratore anche Gheorghe Zamfir, suonatore di flauto di Pan in quel BRANO che viene spesso usato per sottolineare un momento di tensione (anche da Pino Insegno in Il Mercante In Fiera e dalla Gialappa's quando commentava i rigori nei Mondiali), e musicista del quale ho già parlato per la meravigliosa soundtrack di PICNIC A HANGING ROCK; si può ascoltare nel film anche la fidata vocalist di Morricone, Edda Dall'Orso che aveva già partecipato alle più famose colonne sonore western del Maestro.
Comunque il film così come era uscito in America non aveva convinto granché a causa di un montaggio che lo aveva accorciato a 139 minuti perdendo per strada molte scene invece importanti e inoltre presentava la storia in ordine perfettamente cronologico, mentre nelle intenzioni di Leone ci sarebbero stati dei flashback, ma al produttore quell'idea non piaceva per cui uscì così.
Per fortuna prima di farlo arrivare in Europa nel settembre dello stesso anno, Sergio rimise mano al montaggio facendosi un mazzo tanto per rimettere insieme il tutto secondo la sua idea originale e il film raggiunse una lunghezza di 229 minuti, tuttavia ancora comunque minore della versione definitiva che il regista aveva in mente dato che aveva materiale girato per circa 10 ore, ma forse si ricordava che avevano trovato già da ridire a Coppola per la lunghezza che avrebbe dovuto avere APOCALYPSE NOW.
Proprio come per il film di Francis Ford infatti è uscita nel 2012 un'ennesima riedizione, prima al cinema e poi in home video, che ha la durata di 259 minuti e include anche altre scene sottotitolate che erano rimaste fuori dalla versione precedente e che danno più chiarezza agli eventi narrati.
Eventi che poi secondo alcuni sono tutto un sogno nella testa di Noodles sotto l'effetto dell'oppio e teoria che anche il regista aveva in un certo senso avvalorato durante un'intervista riportandoci un po' alle domande esistenziali tipo quelle di Marzullo
Qualche sera fa stavo stendendo il bucato (lo faccio anch'io, embè?) con le mie fide cuffiette e dalla radio sento che James Blunt è tornato con un nuovo disco, BESIDE YOU,
carino, ma che passa e va così senza sfracelli, anzi abbastanza in sordina se non fosse per il fatto che già dalla prima battuta ricorda quel primo singolo dei Planet Funk, CHASE THE Sun, che già mi piaceva un sacco. Certo, si, se non fosse però che a sua volta il riff di tale canzone era stato preso pari pari da Alla Luce Del Giorno firmata da Ennio Morricone per il film METTI UNA SERA A CENA con Annie Girardot, quindi sono più propenso ad immaginare che James si sia ispirato all'originale del Maestro.
Torna con la tediosa inevitabilità di una stagione non amata (cit. Moonraker) anche Ligabue con il secondo singolo estratto dal nuovo album Dedicato A Noi, cioè UNA CANZONE SENZA TEMPO tutta dedicata a Rrrooomaaaa, calandosi come nei panni di un novello Venditti, ma francamente non la trovo granché eclatante, nel senso che magari l'omaggio alla città eterna sarà anche gradito, però mi fa sentire un Liga un po' stanco.
Non che a casa di Vasco, per citare il suo diretto antagonista, le cose vadano meglio in fatto di creatività eh, tanto più che il rocker di Zocca, dopo aver visto su RaiPlay È Andata Così, la bioserie sul Luciano di Correggio, ha realizzato per Netflix Il Supervissuto, giusto per non essere da meno.
E fatevelo un disco insieme prima o poi, magari davanti ad una piadina e un bicchiere di lambrusco, dai...
Sabato di musica come al solito, ma c'entra anche il cinema che manda l'ultimo saluto a Giuliano Montaldo, 93 anni e rinomato regista genovese di film dall'impegno sociale, e anche attore più volte, per esempio per Nanni Moretti in Il Caimano.
Di Montaldo si ricordano certamente Sacco E Vanzetti e Giordano Bruno, entrambi con Gian Maria Volontè, e dove nel primo, del 1971, c'era come colonna sonora, oltre alle composizioni di Ennio Morricone, quella famosa canzone di Joan Baez (sempre firmata con il Maestro) dal titolo HERE'S TO YOU che divenne un inno generazionale. No, quello in manette sulla copertina del disco non è Freddie Mercury, ma è comunque sempre molto importante su queste pagine il legame fra musica e cinema.
Restando quindi nella musica (e nel cinema) di quegli anni (70) devo segnalare anche la scomparsa di Gary Wright cantante e musicista statunitense, ma anche attore apparso in piccole parti in in una manciata di film tra cui quella benemerita ciofeca di SGT. PEPPER'S.
Gary, che qui sopra con la keytar imbracciata pare un po' Art Garfunkel che imita Sandy Marton, aveva studiato pianoforte, ma poi, pensando che la musica non sarebbe stata un impegno molto sicuro per il suo futuro, si era iscritto a medicina, finché verso la fine degli anni 70 venne contattato per far parte di una band hard rock dove, ci sarebbero stati ben due tastieristi, ovvero gli Spooky Tooth, cosa abbastanza rara portata avanti allora solo da gruppi come, per esempio, THE BAND e i PROCOL HARUM.
Più avanti, ok ci sarebbero stati i Toto a segnare un'altra epoca di superband con due tastieristi e gente che suona da paura, e dei quali butto lì ST. GEORGE AND THE DRAGON, canzone del loro secondo album che mi piace in maniera particolare per quel piano "percosso" anche se non è stata un successo planetario come la sorella Hold The Line (e vediamo cosa ne pensa Vanessa 😜).
Ma tornando a Gary, l'esperienza con la band durò solo per un paio di album e nemmeno di grande successo, finché venne chiamato da George Harrison per suonare nel suo triplo All Things Must Pass, il disco che, secondo alcuni, sarebbe così "corposo" perché conteneva tutte le canzoni che Paul e John gli avevano scartato, fra le quali il singolo MY SWEET LORD, dove Gary suona il piano elettrico, e poi in tutti gli altri suoi lavori, compresi anche alcuni di Ringo Starr.
Proprio con l'ex batterista dei Beatles parteciperà alla All Starr Band che Ringo compone ogni volta che organizza uno dei suoi maxi concerti chiamando vari musicisti tipo dai Men At Work, Mr Mister, Eagles, Yes, Toto, e in particolare Gary appare in quello al Greek Theater del 2019 dove eseguirà quello che era stato il suo unico vero grande successo da solista, ovvero questa DREAM WEAVER, presa proprio da quel live.
Gary è deceduto nei giorni scorsi ad 80 anni a causa delle complicazioni portate dal Parkinson di cui era affetto da tempo.
E gira gira il Western (passione che era del mio papà) e Trinità ogni tanto tornano su queste pagine web che partono già con la presentazione del mio profilo avente un occhio di riguardo per Bud & Terence, dato che anche stavolta si parla di un disco molto simile a quel sound ma non c'entrano né ANNIBALE GIANNARELLI, né Alessandro Alessandroni, il fischiatore ufficiale di Ennio Morricone, che è fra gli intervistati in ENNIO, il bel documentario di Tornatore, anche se il titolo è WANTED e si rifà direttamente a quei suoni western che ci presentavano Terence Hill mentre dormiva sulla branda trascinata dal suo quadrupede.
L'intestatario della canzone qui è Doogy Degli Armonium, dove gli Armonium erano il gruppo che accompagnava Pupo nelle sue prime esibizioni e sarà grazie a lui, piccolo, ma powerful, che otterranno un vero contratto con una casa discografica.
Qui il 45 giri è solo musica e fischio con quell'andamento che ti evoca immediatamente cavalli e panorami del vecchio, selvaggio ovest a stelle e strisce, e l'avrete sentita già sicuramente da qualche parte, mentre personalmente io l'avevo conosciuta su Radio MonteCarlo ai tempi di Awanagana (che tempi!).
Editata anche all'estero con il titolo Se Busca, ci sta da ascoltare magari spaparanzati sotto il sole rovente di quest'estate, sole come quello del selvaggio ovest, sentendoti così esattamente come Trinità,
finché non riapri gli occhi e ti accorgi che sei soltanto sul lettino della spiaggia.
Ennio Morricone purtroppo non l'ho mai conosciuto di persona, però ha fatto parte della mia vita come fosse un amico fin da quando nel cortile di casa ascoltavamo dei 45 giri in un mangiadischi di una vicina un bel po' più grande che aveva una discreta collezione di dischi, ed io la invidiavo già enormemente anche se alcuni dei supporti erano senza copertina, per cui soggetti a graffi che su un impianto stereo hi-fi avrebbero prodotto il classico rumore di "frittura", ma che invece in quel riproduttore di plastica non facevano una gran differenza.
Fra tutti quei 45 giri di Patty Pravo, Celentano e Morandi, quello che più mi aveva colpito era solo strumentale con un fischio in bella evidenza che faceva la melodia della canzone.Dall' etichetta nera sul disco scopro che si chiama semplicemente TITOLI e sull'altro lato c'è Per Un Pugno Di Dollari tratti entrambi dalla colonna sonora di un film western omonimo che non conoscevo ancora, ma a giudicare dalla musica, cavolo, pensavo che doveva essere proprio bello.
Tale 45 giri era intestato ad Ennio Morricone, nome che mi accompagnerà per anni sottolineando alcuni dei più bei film visti al cinema e in casa, per cui per me Ennio era un amico anche se non ci eravamo mai incontrati.
Si parla di 500 colonne sonore firmate da Ennio, ma io più modestamente di quei film ne avrò visti per intero poco più della la metà, per cui ho da recuperare un po' di lavoro arretrato.
Anzi, quasi due anni fa, il giorno della sua SCOMPARSA mi ricordo che ho fatto un post breve poiché in quel periodo mi sentivo di farlo così, proprio per la mia non completa conoscenza della sua opera e infatti tante cose che in realtà avrei voluto scrivere le ho riscoperte in questo film dedicato al musicista firmato da Giuseppe Tornatore, il quale, quando chiese ad Ennio di fargli la colonna sonora del suo Nuovo Cinema Paradiso, sulle prime rifiutò, salvo poi ricredersi dopo aver letto la sceneggiatura.
Perché Ennio era così e nel 90 per cento dei casi non si sentiva adeguato al lavoro che gli chiedevano di fare, alcune volte anche perché certi registi forzavano la sua creatività proponendogli degli esempi da seguire; esempi che lui accettava anche, ma alla fine il lavoro che ne usciva era sempre suo personale.
La stessa cosa gli era accaduta molto tempo prima, quando arrangiava le canzoni di musica leggera per la RCA e più di una volta si era scontrato con gli autori per nette divergenze di idee, come con Franco Migliacci per IN GINOCCHIO DA TE di Gianni Morandi,che Ennio avrebbe voluto più delicata al contrario di Franco che desiderava invece quella pomposità solenne che poi è stata messa nel disco dopo averla fatta rifare da Morricone per ben tre volte, e alla fine Ennio, consegnandogli la partitura, gliel'ha definita davanti a lui una schifezza.
Andava invece molto orgoglioso di SE TELEFONANDO di Mina per come aveva gestito i tempi e la musica della canzone facendo cadere la battuta sempre sulla nota successiva a quella del giro precedente: cosa apparentemente facile mentre la ascolti, ma inventala te se sei capace.Insomma Ennio, legato per lungo tempo alle colonne sonore western dei film di Sergio Leone, ha valicato ogni confine geografico e temporale arrivando anche alla nomination per l'Oscar con la colonna sonora di Mission, premio però soffiatogli da Herbie Hancock per Round Midnight e la cosa non gli era andata proprio giù ad Ennio perché il suo lavoro era totalmente originale, mentre la soundtrack di Round Midnight conteneva anche brani jazz non originali.
Ma Ennio, seppure urtato da tale irregolarità, non ha mica preso a sberle Chevy Chase, Goldie Hawn e Paul Hogan che erano i presentatori quella volta lì, optando invece per una silenziosa uscita dalla sala come era nel suo carattere, tanto si sarebbe preso poi in seguito l'Oscar alla carriera (commosso fino alle lacrime) e quello per The Hateful Eight, colonna sonora con la quale aveva giocato uno dei suoi tiri birboni a Quentin Tarantino che l'aveva contattato per una cosa fischi e chitarre alla Sergio Leone e invece Ennio gli ha fatto una partitura orchestrale a dir poco maestosa che ha conquistato comunque il regista di Kill Bill.
Un carattere che emerge chiaro e bizzarro come quando ti spiega i passaggi di un pezzo mimandoli nell'aria così anche tu li "vedi" come li vede lui, in questo documentario lungo si, ma io lo avrei voluto ancora più lungo, perché già mi manca il mio amico Ennio.