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martedì 17 febbraio 2026

ALLA MATTINA PRESTO COSA C'È DI MEGLIO DELL'ODORE DEL CAFFÈ CHE RIEMPIE LA CASA? FORSE QUALCOS'ALTRO?

 Eh, si, secondo qualcuno l'odore migliore per alzarsi la mattina è un altro.

Infatti è fresca di ieri la notizia della morte di Robert Duvall, 95 anni, noto soprattutto per amare "l'odore del Napalm la mattina" in APOCALYPSE NOW e per il ruolo dell'avvocato consigliere ne Il Padrino, entrambi al servizio di Francis Ford Coppola.
Carriera comunque la sua che non può essere ridotta a questi due soli ruoli, seppure iconici, perché costellata di vari premi e anche di un Oscar nel 1984, mentre il suo debutto risale al 1962 quando ha interpretato il malato di mente Arthur "Boo" Radley in Il Buio Oltre La Siepe. 
Rimanendo nel cinema è curioso che a febbraio di vent'anni fa, per la precisione era il 3, uscisse La Cura Del Gorilla,

film diretto da Carlo A. Sigon e che, nuovamente a febbraio, ma stavolta pochi giorni fa, sempre Carlo è mancato all'età di 61 anni. 
Sigon nel cinema ha fatto ben poco e anzi altre sue due opere sono documentari sportivi, 

mentre è stato prolifico per Elio E Le Storie Tese per quanto riguarda i loro videoclip musicali. 
Anche Baglioni ha avuto la sua direzione per Io Sono Qui.
Ma purtroppo sembra essere la sua regia, forse non essendo avvezzo alle durate cinematografiche, il punto più debole di questo film che in effetti non parte male con Claudio Bisio in scena e in perenne voice over come nei classici noir. 
Che noir in effetti lo è perché il morto c'è (ricordate Kledi della De Filippi?), ma anche con momenti di commedia dove passano di lì anche Bebo Storti, Antonio Catania, Stefano Chiodaroli (Pieraaaaa!!!) e Gigio Alberti a dare al film un'aria da Salvatores, ma preso su Wish. 
Perché man mano che va avanti, il film perde tutto quello che aveva dato nelle prime scene e a strappare un sorriso ogni tanto non sono le situazioni, ma solo alcune battute. 
Poi magari da Bisio, ormai associato a vita a Zelig, il pubblico si aspettava un film diverso da questo dove il suo personaggio del buttafuori Sandrone soffre di doppia personalità quasi come un Jekyll/Mr.Hyde, ma non sempre questo "doppio" rende bene come dovrebbe. 
Beh, diciamo che il film si può definire non pessimo dato che c'è anche il mitico Ernest Borgnine, nel senso che si lascia guardare, ma alla fine ti accorgi che è la classica pellicola che "vorrebbe essere", ma non ci arriva, ed è anche il classico caso in cui il libro di Sandrone Dazieri è migliore.

Colgo l'occasione, già che oggi siamo in tema di addii, per segnalare anche la morte di Pino Colizzi, 88 anni, attore, ma soprattutto storico doppiatore che ha dato la voce, oltre a quelli decisamente riconoscibili mostrati nella foto qui sopra, anche a Jack Nicholson, Robert DeNiro e moltissimi altri come si può vedere dalla sua pagina di Wikipedia. 
È stato anche direttore del doppiaggio per Pulp Fiction, Matrix e per James Bond nella versione di Pierce Brosnan.
E purtroppo non manca la musica all'appello poiché abbiamo perso anche Andrew Ranken,

72 anni e batterista membro fondatore dei Pogues, gruppo folk punk che è già passato su queste pagine web in occasione del Natale... pare strano? 
Non lo è, perché quella loro ballad che trovate QUI, è bellissima. 
Comunque addio Robert, Carlo, Pino e Andrew. 

lunedì 3 novembre 2025

BULLI E PUPE, MA QUELLO AL CINEMA

 Oggi musical vintage tradotto in film perché il 3 novembre del 1955 usciva nelle sale americane Bulli E Pupe (Guys And Dolls), tratto dall'omonimo musical teatrale.


La versione cinematografica vedeva in scena Marlon Brando, Frank Sinatra e Jean Simmons (ma anche Vivian Blaine seppure il suo nome sia messo in secondo piano nel poster vintage) e aveva anche qualche brano in più rispetto all'edizione teatrale come, per esempio, A WOMAN IN LOVE,


canzone che Adriano Celentano canterà molti anni dopo in un inglese a modo suo dicendo cose tipo "ior ais ar di ais ev a uoman in lov" in una pacchiana VERSIONE TANGO con pure a metà brano un inspiegabile inserimento di ROCK AROUND THE CLOCK e che, dopo averla ascoltata e valutata con tutti i dubbi del caso, mi faceva cambiare frequenza tutte le volte successive quando la passavano alla radio, mentre invece gli estimatori del molleggiato (che magari amano anche gli imbarazzanti JOAN LUI e ADRIAN) dicevano che era bellissima... mah...

In Italia, dove ci sarà anche un programma tv Rai con quel titolo che poi era la versione estiva in prima serata di Non È La Rai condotta da Paolo Bonolis, per vedere il film dovremo aspettare un intero anno dato che arriverà il 9 novembre del 1956 perché all'epoca era così, ma perlomeno ci sarà un ottimo doppiaggio con, per esempio, Emilio Cigoli che farà parlare in italiano il futuro colonnello Kurtz di APOCALYPSE NOW
Personalmente invece ricordo di averlo visto sulla tv ancora in bianco e nero sulla Rai all'interno di una rassegna di film con Frank Sinatra dove tra gli altri titoli c'erano anche Pal Joey e L'Uomo Dal Braccio D'Oro. 
Vecchia Hollywood con sempre un grande fascino. 

domenica 3 dicembre 2023

PARLANDO DI VIETNAM, GUERRA FREDDA E NON SOLO

 È dei giorni scorsi la notizia della morte di Henry Kissinger, ex segretario di stato americano arrivato a 100 anni tondi tondi, ma, forse per un effetto Mandela, personalmente ero convinto che fosse già passato a miglior vita da tempo, poiché è uno di quei nomi della politica a stelle e strisce che ti portano indietro di 50 anni e passa, addirittura ai tempi del Vietnam verso la cui guerra sia lui, allora responsabile della sicurezza nazionale, che l'allora presidente Richard Nixon si dichiaravano contrari, ma sotto sotto il capo di stato ordinava bombardamenti che manco Kilgore in Apocalypse Now.


In tale ruolo Henry aveva anche gestito le trattative della guerra fredda con l'Unione Sovietica, cioè quel clima in cui entrambi i paesi non facevano nessun attacco bellico, ma dovevi ricordarti che il ditino sul pulsante rosso era sempre lì pronto come quello di un concorrente ad un quiz in tv, e da cui sono arrivati poi diversi film a tema.

Dopo Nixon, con i suoi problemini dello scandalo Watergate, Kissinger mantenne il suo ruolo anche con il successivo presidente Ford. 
Per la letteratura invece diamo l'addio a John Nichols, 83 anni e autore del romanzo Milagro, La Guerra Del Campo Di Fagioli, dal quale ha tratto il suo secondo film Robert Redford nel 1988.

Titolo che in originale rimaneva nel film come quello del libro, ma per l'Italia i fagioli sono spariti di botto come in una pellicola di Trinità, forse perché sembravano portare verso una commedia che invece non era. 
Non ci facciamo mancare nulla, nemmeno per la musica poiché a 65 anni se n'è andato Shane McGowan, il leader dei Pogues che dal 2015 stava su una sedia a rotelle e aveva pure avuto una brutta dipendenza da alcool ed eroina.

E, dato che siamo già sotto il periodo giusto, possiamo anche riascoltare quella che forse è la loro canzone più famosa e pure natalizia, nonostante il gruppo fosse di genere folk-punk, cioè FAIRYTALE OF NEW YORK 
Quindi per concludere, terminiamo con la televisione e l'addio anche a Luca Sabatelli,

storico creatore degli iconici costumi di scena per Raffaella Carrà, fra spandex, ovvero la lycra, e applicazioni varie a iosa che magari saranno pure kitsch, ma sfido chiunque a non collegarle immediatamente all'artista, una delle più amate di sempre, segno che quindi hanno funzionato benissimo.
Luca, che aveva 87 anni, è stato collaboratore di Raffaella per almeno 30 anni

e poi ha lavorato anche per Heater Parisi e Lorella Cuccarini in Fantastico dove possiamo ricordare le due soubrette in queste altrettanto famose creazioni con tanto di autografo.


Addio Henry, John, Shane e Luca. 

mercoledì 28 giugno 2023

LUTTO NEL CAST DI APOCALYPSE NOW E DINTORNI

 Ultimamente mi sono trovato a parlare spesso di Francis Ford Coppola, sia per la splendida serie THE OFFER che per un altro post dove si parlava di KOLOSSAL dalla durata importante, caratteristica che nel regista è stata sempre presente, specie in APOCALYPSE NOW nelle sue varie edizioni con lunghezze di molto differenti.


Proprio da tale capolavoro devo segnalare la scomparsa nei giorni scorsi di Frederic Forrest, 86 anni, che interpretava Jay Hicks detto Chef, il baffuto (e un po' schizzato) membro dell'equipaggio che accompagnava Martin Sheen in quel viaggio/incubo sul fiume per andare a far la festa al colonnello Kurtz (Marlon Brando). 
Chef, per capirci, era quello che aveva un'insana passione smodata per una delle conigliette di Playboy. 
Frederic, che era malato da tempo, era anche stato candidato all'Oscar nel 1980 per The Rose dal quale vi regalo una foto da lui autografata,

il film, uscito nello stesso anno di quello di Coppola (1979), con Bette Midler chiaramente ispirato alla vita di Janis Joplin, ma poi realizzato senza poter utilizzare i veri nomi della vicenda a causa di diritti negati. 
Tant'è che la pellicola si doveva chiamare inizialmente Pearl, come era soprannominata Janis, cambiando poi invece totalmente titolo e sceneggiatura in corso d'opera. 
Di molto precedente invece è la morte di Julian Sands,

attore britannico che ha lavorato con registi prestigiosi come James Ivory e David Cronenberg. 
Julian è da ricordare in veste diabolica anche per i due capitoli di Warlock, dove il secondo supera di gran lunga il primo

(se vi piace il gore, splatter, body-horror) e per Smallville in tv dove è stato Jor-El indossando un costume identico a colui che l'aveva preceduto nel film con Christopher Reeve, ovvero Marlon Brando, il futuro colonnello Kurtz (and Coppola is back again).

Julian aveva 65 anni e a gennaio era stato dato per disperso dopo che era partito per un'escursione. 
Finalmente i suoi resti sono stati ritrovati e identificati in un bosco sulle alture della California. 
Goodbye Frederic e Julian. 

mercoledì 3 novembre 2021

DUNE (PARTE 1, MA QUESTI MICA TE LO DICONO PRIMA)

 Posso dire una cosa in breve di questo Dune, film di cui tanto si parla, e cioè che è tanto bello visivamente quanto pesante nello svolgersi della storia.


Ma se negli anni 80 con Lynch non avevo colto le idee prese dal romanzo di Frank Herbert e che erano state poi riciclate da George Lucas pochi anni prima per Guerre Stellari, anche perché il romanzo non lo avevo mai letto, in questa nuova versione di Denis Villeneuve mi son balenati davanti agli occhi più di una volta parecchi fotogrammi tratti dalla saga di quella galassia lontana lontana, e non solo. 
I Fremen per esempio, che sono palesemente i Sabbipodi,


in mezzo a sabbia, tanta sabbia come su Tatooine e pure in quel trashissimo L'UMANOIDE con Richard Kiel e Corinne Clery, le discese dalle navi giù dalla rampa/portellone tutti belli schierati, i mezzi cingolati e quelli volanti,

questi ultimi che sono una sorta di libellule meccaniche ma che ti fanno ricordare i Caccia Ala-X, ma tipo fatti al contrario,

e l'arrivo di Jason Momoa che scende dal velivolo sembra preso proprio dal film di Lucas, come i costumi fatti con ampi tessuti grezzi secondo la moda Jedi. 
Nome questo dei cavalieri Jedi che non puoi non collegare a Giedi Primo, il pianeta di origine dei feroci Harkonnen (nome simile a quello di un famoso pilota di Formula 1, ma decisamente diversi nell'aspetto). 
E poi la città che ti appare in volo identica al palazzo della Tyrell di BLADE RUNNER,

anch'esso già di suo somigliante ad una piramide Azteca, anche se qui siamo in casa di Ridley Scott, ma vale lo stesso perché Villeneuve ne ha firmato il seguito. 
E Tremors, eh si degli anni 90, non avrà qualche debito pure lui verso Herbert?
Diverso invece l'effetto che mi ha fatto Stellan Skarsgaard che interpreta il Barone Harkonnen e mi ha ricordato tale e quale Marlon Brando in APOCALYPSE NOW nel modo di sfregarsi la crapa pelata, ma forse questa era solo una cosa mia perché da poco ho rivisto il film di Coppola. 
Quindi tutto un cortocircuito? Una citazione della citazione dell'ispirazione? Non saprei. 
Di sicuro però trovo che Timothee Chalamet,

così sminchio, sia decisamente adatto al ruolo di Paul Atreides che sogna Zendaya e vuole partire per conoscerla personalmente, anche se è facile così eh buongustaio... ma prova a fare gli stessi sogni magari con, chessò, Anna Mazzamauro o Angela Merkel...

Non è la stessa cosa... Come diceva Francesco Guccini nell'intro di Statale 17 dal vivo portando l'esempio fra due racconti identici, ma uno ambientato in America con una Pontiac che corre da Tucson a Omaha e l'altro in Emilia con una Millecento lanciata da Piumazzo a Sant'Anna di Pelago... 
Ma meglio lui dicevo, di quanto invece fosse fuori ruolo Kyle McLachlan con Lynch, troppo maturo e fisicato per essere credibile.

Il fatto fondamentale però è che anche la nuova confezione non è riuscita a farmi piacere la saga. 
Lo so, sono una brutta persona, ma mi sento di non attendere così spasmodicamente il seguito (dai, ditemi, alzate la mano quanti sono rimasti spiazzati dalla storia interrotta così a metà...) dove si vedrà Paul Atreides che cavalca i vermoni e che nel film di Lynch era una scena supportata da effetti speciali pezzenti virati con quel filtro rossastro che pare lo stesso di LA NOTTE DELLA COMETA


che è un B-Movie girato in economia, il che è tutto dire. 
Perlomeno qui con Denis l'impianto scenico è di livello elevatissimo, ma tuttavia non basta per farmelo apprezzare. 
E poi il doppiaggio... mi chiedo perché deve cambiare completamente le intensità delle voci, che qui hanno una funzione molto importante nella storia con il loro potere di condizionare gli altri. 
Voci che sono anche molto diverse da quelle degli attori originali e in particolar modo ci ritrovo quell'Ennio Coltorti ancora una volta fuori luogo tipo come quando doppia J. K. Simmons in JUSTICE LEAGUE e LA GUERRA DI DOMANI
Eh, ma quelli davvero bravi a fare quel certosino lavoro che è il doppiaggio, purtroppo li stiamo perdendo tutti, come ho già scritto diverse volte anche recentemente. 

giovedì 10 giugno 2021

APOCALYPSE NOW - FINAL CUT (E POI BASTA)

 È il 1979 ed un geniale regista che di nome fa Francis Ford Coppola propone il suo film sul Vietnam dal titolo Apocalypse Now: belle scene, bella musica, ma "No Francis" si sente rispondere, "così è troppo lungo, non possiamo farlo uscire nelle sale, non siamo mica ai tempi di Via Col Vento eh...". In effetti durava 3 ore e venti!!! Così, dato che all'epoca non c'era ancora Zack Snyder a tirarti fuori 4 ore di JUSTICE LEAGUE in 4:3, il buon Francis si arma di forbici e taglia via una buona ora di quella pellicola, ma conserva tutto in una scatolina: metti caso che non torni utile più avanti? Tipo all'alba degli anni 2000, quando i film di durata oversize sembrano di nuovo sdoganati e allora Francis riprende quei pezzi di pellicola che aveva conservato gelosamente e li rimette tutti al loro posto, riportando il suo film alla lunghezza originale con il titolo Apocalypse Now Redux. Senonchè, dopo un po' di tempo, tipo 20 anni, pure il Francis si convince che forse proprio tutto tutto il materiale che aveva ripristinato non era così necessario e riprende quelle famose forbici per snellire nuovamente qua e là la sua opera rinominandola Apocalypse Now - Final Cut.


Come dire: "Ok, adesso questa è la versione di che non modificherò più"... Si vabbè... Fino al prossimo ripensamento...? Scherzi a parte, questa nuova versione definitiva di 3 ore, di cui avevo già parlato in OCCASIONE DELLA SUA USCITA, ha una rimasterizzazione tale che non sembra proprio un film girato più di 40 anni fa e il ridoppiaggio, che è quello di Redux, per una volta non fa rimpiangere le voci originali anche se qualche parola viene qua e là cambiata (Cazzo! al posto di Merda!... per dire... Ma il concetto è quello), ed è rimasta integra la scena nella piantagione francese che ben poco aggiunge alla storia, anzi forse in effetti ammoscia un po' lo scorrere degli eventi. Infatti l'edizione del 1979 funzionava benissimo anche senza. Ma è stata comunque una buona occasione per rivedermi un film bellissimo dove appaiono un giovane Harrison Ford

che aveva appena smesso i panni del contrabbandiere corelliano Han Solo, ed un ragazzino (allora) magrissimo che di nome fa Laurence Fishburne.

Disponibile su TimVision. 

domenica 18 ottobre 2020

AGUIRRE FURORE DI DIO, UN ALTRO FILM CHE TI CAPITA LÌ PER CASO

 Parlando di film conosciuti per caso, avevo raccontato QUI come negli anni 90 ho scoperto Irma Vep di Olivier Assayas, film che parla di cinema nel cinema con qualche concessione al fetish e diventato uno dei miei cult personali. Ma stavolta siamo ad una quindicina di anni prima. Era infatti la fine degli anni 70 ed eravamo riuniti in casa di un nostro amico fricchettonissimo con la tv accesa sulla Rai e com'è, come non è, mentre gli altri parlano di calcio e altre amenità, io vengo preso da questo film del 1972 che sta andando in onda.


Aguirre Furore Di Dio, un film sui Conquistadores alla ricerca dell' El Dorado, un film di follia resa egregiamente da quel folle di Klaus Kinsky diretto dal non meno folle Werner Herzog. Follia anche nel backstage perché si racconta di liti furiose tra i due galli dai caratteri appena un po' estroversi, e, se solo avete voglia di cercarli, aneddoti o leggende su Kinsky ed Herzog se ne trovano a bizzeffe anche presi singolarmente. Tipo la cifra esorbitante chiesta da Kinsky per ridoppiare il film in tedesco (perché girato recitando in inglese), la risposta di Herzog con vaffa incluso, e Werner che risolve in quattro e quattr'otto chiamando un altro attore a dar la voce a Klaus per l'edizione distribuita in Germania. Follia dopo follia il film è diventato un cult con quella storia dell'allucinante viaggio sul fiume che ha ispirato anche Francis Ford Coppola per il suo Apocalypse Now, con una lieve differenza di minutaggio perché Aguirre dura solo 90 minuti, ma sa portarti lo stesso nella follia senza la Cavalcata Delle Valchirie, ma con la colonna sonora psichedelico/ambient dei Popol Vuh.
https://youtu.be/zdeIN3sYcfk

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