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lunedì 10 agosto 2026

THE BEATLES - REVOLVER: 60 ANNI FA I RAGAZZI DECIDEVANO CHE ERA IL MOMENTO DI CAMBIARE

 Ricordate che vi avevo dato APPUNTAMENTO ad agosto per l'anniversario di Revolver dei Beatles?


Ed eccoci qua con quel disco che venne pubblicato per la precisione il 5 agosto 1966 come settimo album dei FabFour e ne avrei parlato prima, ma nel frattempo FRANCESCO se n'è andato e non potevo evitare di dedicargli un intero post. 
Disco questo considerato il loro momento di svolta nel quale i ragazzi metteranno da parte la musica pop da concerto (anche per via di certe DISAVVENTURE di cui vi ho già raccontato) per buttarsi nelle prime, complesse sperimentazioni in studio, tra cui l'uso pionieristico di nastri magnetici, il tape loop e le prime influenze psichedeliche e orientali. 
Registrato agli Abbey Road Studios di Londra sotto la guida del produttore George Martin, l'album contiene 14 brani e, per la prima volta ben tre sono composizioni di George Harrison

(in precedenza i due "capi" gliene concedevano al massimo due per disco), tra cui la celebre canzone d'apertura TAXMAN che potrebbe ricordare il tema musicale della nota serie tv Batman e difatti entrambe uscirono nello stesso anno, ma non è mai stato chiarito bene chi avesse ispirato chi. 
C'è poi TOMORROW NEVER KNOWS scritta da John Lennon,

che con quel sitar dominante è considerata la canzone che ha dato il via alla psichedelia essendo costruita su un unico accordo di Do, e utilizza loop di nastri registrati al contrario. 
ELEANOR RIGBY è tutta di Paul McCartney,

ma, per il famoso accordo tra di loro, risultano tutte divise con Lennon ed è arrangiata unicamente per un ottetto d'archi, difatti i quattro non suonano nessuno strumento e, anzi, Ringo nemmeno canta. 
Lo fa invece in YELLOW SUBMARINE, marcetta apparentemente infantile (Paul l'aveva concepita proprio pensando ad una canzone per bambini e fu pubblicata come singolo), ma diventata una specie inno generazionale e oso dire che quasi sicuramente è stata la mia prima canzone dei Beatles che ho ascoltato.

Era naturalmente la colonna sonora del celebre FILM D'ANIMAZIONE omonimo. 
All'interno della canzone, oltre all'intervento a sorpresa di una banda musicale, c'è anche una lunga serie di rumori inseriti da John Lennon, come suoni di campane e vari altri tipo colpi e cigolii, compresa una sequenza di parole pronunciate in lingue diverse. Esiste anche una VERSIONE cantata in italiano da Nada,

con il testo scritto da Mogol e un risultato finale al limite del terrificante, e nel numero 2934 di Topolino del 21 febbraio 2012, a pag. 97 appare un sottomarino giallo usato da Zio Paperone e Paperino per esplorare il fondale del mare uguale allo Yellow Submarine. 
Infatti Zio Paperone specifica che arriva da un set cinematografico... 
HERE, THERE AND EVERYWHERE è poi diventata un classico di Paul

che la propone spesso nei suoi concerti e la si sente anche in quel suo bistrattato film GIVE MY REGARDS TO BROAD STREET (non era così orrendo, dai) e una menzione particolare invece va a GOT TO GET YOU INTO MY LIFE, bella, ma che viene largamente superata dalla cover che ne faranno gli Earth Wind per quel disastro di film che era stato SGT. PEPPER e se volete confrontarla la trovate nel post che avevo dedicato a quel passo falso di Robert Stigwood e i Bee Gees. 

Nonostante il titolo Revolver, non ci si riferisce ad un'arma da fuoco come potrebbe pensare anche la mia cara amica blogger RITA (che parlando dei Beatles ci sta benissimo perché loro canteranno in futuro di una Rita Meter Maid), ma piuttosto al movimento rotatorio del piatto del giradischi. 
La copertina poi l'avevo anche ridisegnata io per la classica cassetta che mi ero fatto registrare da un amico, ed era formata da un collage di foto e disegni realizzato dal bassista e amico Klaus Voormann (sarà poi nella Plastic Ono Band) che ha vinto con questa il prestigioso Grammy Award come Best Album Cover, Graphic Arts. 
Pochi giorni dopo la pubblicazione i Beatles sbarcheranno in America per il loro ultimo tour, quello che si concluderà il 26 agosto a San Francisco.

E più avanti il loro percorso di crescita e sperimentazione continuerà con SGT. PEPPER, ma quello vero, eh... 

sabato 5 aprile 2025

SE CI SONO TROPPE BRUTTE NOTIZIE AL FEMMINILE, IO RIBATTO SEMPRE AL FEMMINILE CON BELLA MUSICA

 Durante questa settimana abbiamo dovuto ricevere ancora tristi notizie di femminicidi, il che mi fa domandare se davvero chi li commette ormai pensa di farla franca con tutti i mezzi che adesso abbiamo a disposizione per sgamare i colpevoli, e cosa, quella degli ultimi ritrovati scientifici e tecnologici, che sta facendo rimettere in gioco anche delitti ormai decennali.


Ma lasciamo questo lavoro a chi di dovere e in questo sabato musicale oggi mi allontano dalla facile commercialità per rimanere però a tema tutto femminile (che non serve sicuramente a nulla a fronte della cronaca nera, ma oggi mi andava così) con Aurora la cui canzone del 2016 THROUGH THE EYES OF A CHILD la si può ascoltare durante Adolescence, la miniserie di Netflix che tanto sta facendo parlare di sé per il tema di attualità da una parte (femminicidio anche qui addirittura in ambito scolastico come sentito proprio di recente ai TG) e per il modo tecnico con cui è realizzata dall'altra, e alla quale dedicherò presto un post.

Dalla radio e dal 2019 invece mi è arrivata questa avventura onirica di Grimes (come lo è anche il videoclip) ascoltata durante Il Volo Del Mattino con Fabio Volo su Radio Deejay e intitolata SO HEAVY I FELL THROUGH THE EARTH che mi ha raggiunto in replica notturna mentre guidavo, perciò ancora più onirica. 
Concludo sempre al femminile, ma andando molti anni più indietro nel tempo, precisamente nel 1970, come se avessi una DeLorean equipaggiata con il flusso catalizzatore, con Dusty Springfield e la sua super raffinata SPOOKY,

ascoltata anche questa di recente, ma non ricordo in quale frangente. 
Poco importa però. 
Buon weekend. 

lunedì 10 marzo 2025

101 AUGURI, INTESO COME RADIO

 Il 10 marzo del 1975 nasceva Radio Milano International, ovvero la prima delle radio libere, ma libere veramente (cioè senza licenza) come cantava Eugenio Finardi, tanto che, per essere davvero libera e non farsi beccare dall'Escopost, si spostava con gli impianti su un furgone dopo che le forze dell'ordine avevano sigillato i trasmettitori del primo tentativo realizzato in una camera da letto con un apparecchio militare di seconda mano.


Eh... Sembra di ricordare la storia della britannica Radio Caroline anche se quella non stava su ruote, ma su una nave per lo stesso motivo e vicenda raccontata nel film I LOVE RADIO ROCK
Vita dura quindi per i pionieri dell'etere milanese dove fra i nomi impegnati in tale missione contro il predominio della Rai c'era un giovane CLAUDIO CECCHETTO

(perfettamente riconoscibile qui sopra) e in seguito anche Gerry Scotti con entrambi che poi migreranno verso altri orizzonti (leggi Radio DeeJay). 
L'ascoltavo spesso di notte tra la fine degli anni 80 e l'inizio dei 90 dato che mi capitava di viaggiare spesso in macchina, ed il motivo principale era perché, rispetto alle altre, la programmazione guardava molto all'America, come i ragazzi di oggi di Ramazzotti, ma sopratutto perché, grazie a dei compressori di nuova generazione, aveva di suo un suono stereo pazzesco che mi pareva di avere un impianto spaziale in auto (e invece avevo solo i due classici altoparlanti nelle portiere) per cui ti faceva piacere per forza le canzoni che mandava in onda anche se non le conoscevi. 
Da allora fino ad oggi che compie 50 anni, sono passate davanti ai suoi microfoni altre voci storiche come quella profondissima di Massimo Oldani, con la sua passione per la musica black, e il compianto Leonardo "Leopardo" ReCecconi, mentre l'emittente ha modificato spesso il nome fino a diventare l'attuale R101 passata sotto il dominio Mediaset e quindi meno "libera" di quella che era l'idea degli esordi, ma pur sempre un'ottima stazione radio nel panorama italiano. 
E la radio, non questa in particolare, ma il suo mondo, si ricollega un po' anche ad Ornella Muti

che proprio ieri ha festeggiato i 70 anni, poiché in uno dei migliori film di Francesco Nuti, Stregati, girato a Genova, l'attore, mai dimenticato in questa galassia, era proprio uno speaker notturno dell'immaginaria emittente Radio Strega.
Se non lo avete mai visto, questo è un consiglio per tutti. 

sabato 29 giugno 2024

CUORE DI ANTONELLO VENDITTI: CERTI DISCHI FANNO DEI GIRI IMMENSI E POI RITORNANO

 Sarà un mese fa che stavo ascoltando Antonello Venditti su Radio Deejay intervistato da Linus e Nicola in occasione dell'uscita del nuovo disco che non è poi così nuovo perché è la riedizione rimasterizzata di Cuore,


album che compie i suoi bei 40 anni, del cantautore romano dde Roma, che contiene la super hit CI VORREBBE UN AMICO e dove adesso c'è un brano inedito in più che è la cover di Say Something di Christina Aguilera e A Great Big World che in italiano diventa DI' UNA PAROLA,

e, durante l'intervista, i nostri amici hanno preso ovviamente a parlare anche di Notte Prima Degli Esami, presente come apertura della tracklist del disco come anche in ogni concerto di Antonello, persino anche quella volta che l'aveva presentata nel 2018 in occasione di Pino È, il concerto tributo a Pino Daniele dove era stato apprezzabile l'impegno di ogni cantante per interpretare i brani del cantautore, ma non tutti erano stati all'altezza, a cominciare da Biagio Antonacci che si sforzava di prendere note un po' a caso, Giuliano Sangiorgi che violentava Quanno Chiove, la Nannini rauca più che mai e via così.

Si salvavano invece Fiorella Mannoia che quando tocca una canzone le dà sempre una luce particolare, e a sorpresa Jovanotti e J-Ax che mantennero la propria linea musicale regalando nuova linfa ai brani e scaldando anche gli animi del pubblico. 
Cosa che invece non è riuscita ad alcuni dei comici che hanno presentato dei monologhi, vuoi per la banalità di quello che dicevano o vuoi perché alla gente interessava la musica.

Un punto interrogativo mi era rimasto su Venditti che quella sera aveva cantato appunto NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI (quindi chiaramente non di Pino) giustificandola raccontando che il pianoforte sulla spalla citato nel testo, era trasportato fra mille imprecazioni proprio da Pino Daniele agli inizi della carriera, quando era bassista (tutto a sinistra nella foto) del gruppo fusion Napoli Centrale

(ma ricordo perfettamente lo stesso aneddoto raccontato da Antonello, con protagonisti diversi come Ernesto Bassignano, Giorgio LoCascio e Francesco DeGregori ai tempi del Folkstudio senza nominare nessun altro...). 
O forse vuoi vedere che il riferimento a Daniele era nella frase "Come i Pini di Roma, la vita non li spezza, questa notte è ancora nostra"???
O Antonè... se nun c'avevi er tempo de preparatte 'n brano potevi dillo no? A sto punto chiamavamo Guzzanti che cce cantava Er Grande Raccordo Anulare e eccallà. Ugguale!!! 
Ed ecco che durante l'intervista su Radio Deejay oltre a dare un'ennesima nuova versione dei quattro ragazzi con la chitarra dove anche stavolta la presenza di Pino non viene nemmeno accennata, l'Antonello ti attacca pure una tiritera su quanto siano speciali le sue canzoni tipo "le mie canzoni hanno qualcosa che ti rimane dentro e te le fa sentire tue" e cose del genere. 
Giuro, stavo morendo di vergogna io per lui, perché quelle cose vanno bene se a dirle è qualcun'altro, ma diventano un ridicolo autoincensarsi se se le dice addosso lo stesso protagonista. 
Non vi pare?
Che poi è pur vero che Antonello ha scritto canzoni bellissime, che la sua Roma Capoccia l'aveva partorita quando aveva solo 14 anni, che Sotto Il Segno Dei Pesci è un disco che riascolto spesso tutto intero perché non c'è una canzone che sia una brutta ed è pure legato ad un bel periodo della mia vita da canaglia. 
Ma ricordo anche circa 20 anni fa un'altra intervista radiofonica dove intervenivano gli ascoltatori al telefono e Venditti, invece di aspettare di ricevere i complimenti che di solito un fan rivolge al suo idolo, lo anticipava chiedendo "T'e piaciuto lo spettacolo, le luci, il palco?", come dire "eh dimmelo quanto so' bbravo eh". 
Bravo senza dubbio si, ma un po' di umiltà a volte non guasta. 
Tornando invece a quel concerto tributo del 2018, Rai 1 aveva trasmesso in diretta quel grande omaggio all'artista napoletano prematuramente scomparso, con un gran finale che vedeva riuniti i superstiti dei Napoli Centrale, però, se fosse stata una ciambella, il buco non sarebbe stato perfetto, per tutto quello che ho scritto prima che ha composto una lunga maratona musicale con alti (pochi) e (tanti) bassi. 
Incluso lo strafalcione di Raiplay che citava come location Piazza Del Plebiscito, mentre era allo Stadio San Paolo... (non ho più controllato, ma suppongo che abbiano poi corretto). 
O vuoi vedere che noi quella volta abbiamo visto lo spettacolo sbagliato?, 

martedì 9 gennaio 2024

PEOPLE FROM CECCHETTO: DICIAMO CHE ALL'INIZIO IO E CLAUDIO ERAVAMO UGUALI

 La prima cosa che ho sentito dire da Claudio Cecchetto nel documentario (un altro trasmesso dalla Rai ed ora su Raiplay) mi ha fatto fare un salto sul divano perché anch'io come lui andavo in discoteca per cercare di cuccare, come tutti, ma poi mi perdevo ad ascoltare il DJ che metteva i dischi, per come li metteva in sequenza, in perfetta battuta come un brano unico.

Poi, vabbè, le cose sono andate in maniera diversa per me e per lui, con me che nel mio piccolo sono passato dietro alla consolle di radio e discoteche, mentre lui ti ha messo su una radio della madonna con personaggi che ancora adesso sono delle vere star, segno che Claudio è stato un vero talent scout come pochi. 
Jovanotti, Amadeus, 883, Gerry Scotti, Sabrina Salerno, Fabio Volo, Fiorello, Dj Francesco (Facchinetti), Leonardo Pieraccioni, sono tutti partiti da lì, dalla sua corte, dalla Deejay's Gang che negli anni 80 spensierati dopo i 70 intellettuali, dettava legge nell'etere radiofonico e poi anche nella televisione con Deejay Television.
Tutti sono lì a raccontare aneddoti, compreso Claudio, su quei "bei tempi", e, se posso dirlo, anche se non ho avuto la stessa fortuna di Cecchetto, posso comunque considerarmi fortunato perché in quel decennio, quello giusto, quello della musica e dei film più belli del mondo io c'ero. 
Diciamo che chi non c'era può solo rosicare.

Anche Linus, a quanto pare rosica anche se lui c'era, ma con Claudio non sono rimasti molto amici per tutta una serie di faccende loro. 
E difatti non viene nominato nemmeno una volta nei 93 minuti del documentario. 
Manco fossero i fratelli Gallagher, eh? 

mercoledì 11 ottobre 2023

LUTTO PER LA PINA E...

 Oggi tramite il blog mando prima di tutto le mie condoglianze a La Pina, la nota speaker di Radio Deejay conduttrice di Pinocchio, ovvero Orsola Branzi, ed anche ex rapper anni 90, prima con Le Pine (dalle quali ha mantenuto il nome d'arte) poi con gli Otierre e quindi da solista.


È mancato infatti ad 84 anni il suo papà, l'architetto Andrea Branzi che negli anni 60 e 70, insieme ad altri due colleghi aveva messo le basi per progetti all'avanguardia soprattutto nel design dei mobili.

Essere estroso, controcorrente, fuori dagli schemi si vede che era proprio una cosa di famiglia. 
Di tutt'altro genere invece la scomparsa di Anthony Hyckox a 64 anni trovato senza vita nel suo appartamento, e regista con la preferenza dell'horror condito con una punta di umorismo, come viene mostrato nei suoi due capitoli di Waxwork, ma anche più serio come in Warlock (di cui avevo parlato in occasione del ritrovamento del cadavere di JULIAN SANDS) e Hellraiser III dove invece c'è ben poco da sorridere.

Addio Andrea, Anthony e ancora un abbraccio ad Orsola.

sabato 8 aprile 2023

IL PRIMO DISCO NON SI SCORDA MAI... IN MACCHINA D'ESTATE

 Ricordo che mesi e mesi fa stavo ascoltando Radio Deejay dove c'era Rudy Zerbi in onda (era ancora estate, pensa te, e fra poco ritorna) che raccontava del suo primo disco acquistato per cui andava letteralmente matto da ragazzo che era BORN TO BE ALIVE di Patrick Hernandez, pure lui chiamato da Amadeus all'ARENA DI VERONA per il suo programma revival anni 60, 70, 80 e 90.

Disco che però Rudy non riuscì mai a mettere sul piatto del giradischi perché, dopo averlo acquistato ebbe la malaugurata idea di lasciarlo sul sedile della macchina di sua mamma in un rovente giorno d'estate con conseguenze disastrose.

Al che mi sono ricordato del mio primo disco davvero mio (poiché in casa già ne circolavano di 45 giri acquistati dai miei genitori, ma si andava da Claudio Villa a Iva Zanicchi) e, lo avevo già detto tempo fa rispondendo ad un commento, si trattava di CROCODILE ROCK di Elton John,
personaggio che allora conoscevo solo per quella simpatica canzone che pareva un po' Speedy Gonzales di Pat Boone perché faceva Laaa Lalalalalaaa, ma da lì sono andato avanti a scoprire tutta la sua discografia rendendomi conto che ne valeva davvero la pena come il bellissimo film ROCKETMAN dimostra. 
E ricordo anche una mia cugina che mostrava di gradire l'acquisto perché lo faceva girare tutte le volte che entrava in casa mia, la buongustaia. 
Come tempo fa avevo fatto un post su quale fosse stato il mio PRIMO VIDEO cliccato su YouTube e dove chiedevo anche ai lettori se per caso si ricordavano pure loro quale fosse stato il loro primo accesso sul Tubo, anche qui sarebbe interessante scoprire il vostro primo contatto con il vinile, che sia stato in 45 giri o padellone, o anche in versione cassetta o STEREO 8
Ovviamente, per i più piccini, vale anche il primo CD acquistato eh...

sabato 18 marzo 2023

CALEXICO - BALLAD OF CABLE HOGUE: LA MUSICA COME UN WESTERN VECCHIO STILE

 Son passati più di 20 anni da quando, per colpa di Linus che la metteva su RadioDeejay, mi sono innamorato di questa canzone dei Calexico, gruppo che prende il nome da quella città sul confine fra California e Messico vicina all'altra città ibrida Mexicali, anche se la band è di Tucson, e il suono che ne viene fuori infatti è un po' mariachi.


BALLAD OF CABLE HOGUE, cioè la canzone in questione, prende invece il nome da un VECCHIO FILM di Sam Peckinpah che in questi ultimi tempi è tornato spesso in questo blog per tutta una serie di MOTIVI e c'è gente come CASSIDY che lo conosce pure bene dato che sul suo blog trovate tutto quanto riguarda la pellicola e anche di più. 
A valorizzare il brano, che parte con un riff di chitarra che sembra una citazione di White Wedding di Billy Idol, ci sono gli interventi sussurrati di Marianne Dissard, cantante francese che apporta anche un ottimo contributo visivo vagamente goth nel videoclip, grazie ai costumi di ispirazione western femminili che sono sempre bellissimi, e che per molti anni ha vissuto proprio a Tucson. 
Notare nel video al minuto 1:53, durante l'assolo di tromba, la scordatura al volo della chitarra per ottenere quel particolare effetto bending. 
In concerti PIÙ RECENTI purtroppo le parti di Marianne sono state cantate su un'ottava superiore da Andriana Babali, la nuova vocalist di origini greche che l'ha succeduta, perdendo però molto in sensualità.

Un genere musicale questo che vedrei bene nelle preferenze di Quentin Tarantino, visto che fra gli extra di Kill Bill 2 ci trovi cose del tipo i Chingon con MALAGUENA SALEROSA.


E nel mio piccolo mondo musicale dal gusto messicano ci metto anche i Green Car Motel che, con DESTINO DE ABRIL, musicano i titoli di coda di quel capolavoro che è Collateral di Michael Mann con Tom Cruise e Jamie Foxx.

Inutile dire che, se ne sto parlando adesso, la canzone dei Calexico mi piace tuttora come allora, come se tutto questo tempo non fosse mai passato. 
¡Hasta luego! 

sabato 22 gennaio 2022

TUTTA L'ITALIA STASERA ALLE 18.05 BALLERÀ CON GIGI D'AGOSTINO, MENTRE MEAT LOAF CI HA LASCIATI (E NON SOLO LUI)

 Anche oggi mi trovo a parlare di addii ed in particolare di un altro pezzo "grosso" e storico del rock che purtroppo se ne va a 74 anni, e che risponde al nome (o meglio soprannome) di Meat Loaf, dato che il suo di battesimo era Marvin Lee Aday (poi cambiato in Michael), ma in arte, per la sua stazza da sempre evidente, era conosciuto così come "polpettone".


Nome che aveva dato anche alla sua band e conosciuto per quel campione di vendite che è Bat Out Of Hell, scritto da JIM STEINMAN con quel suo stile squisitamente barocco, ma non diventato ricco per quello, poiché Meat Loaf ricevette solo un cospicuo assegno per aver cantato le canzoni come questa I'D DO ANYTHING FOR LOVE (BUT I WON'T DO THAT),

mentre i diritti hanno fruttato soldoni solo al suo autore. 
Era sempre lui nel 1975 il motociclista Eddie nel mitico Rocky Horror Picture Show dove interpretava la canzone HOT PATOOTIE, BLESS MY SOUL,
ed è apparso anche in altre pellicole famose come il meraviglioso Fight Club, e serie tv, da Dr.House a Glee. 
Decisamente meno rock, anzi completamente dedito alla canzone popolare genovese, era Piero Parodi che ci ha lasciati ad 86 anni e questo era uno dei suoi CAVALLI DI BATTAGLIA.
Piero era stato uno dei rinnovatori della canzone dialettale, eredità che da anni stanno portando in giro anche i Buio Pesto con concerti benefici, loro però nei grandi stadi e con impianti da fare invidia ai Rolling Stones. 
Un altro nome che se ne va, relativo però solo al cinema, è quello di Camillo Milli,

caratterista visto in un'infinità di film, quasi sempre in abiti ecclesiastici a causa del suo "phisique du role". 
È stato vittima del Covid e ci lascia a 92 anni. 
In conclusione voglio segnalare un'iniziativa di Radio Deejay che, dietro richiesta di un'ascoltatrice, questa sera alle 18.05 manderà in onda L'AMOUR TOJOURS di Gigi D'Agostino
per rincuorare il celebre dj e amico che sta passando un brutto momento riguardante la sua salute; l'intenzione sarebbe di far alzare a palla il volume delle radio in tutta Italia e suonare tutti insieme la canzone con le finestre aperte come in un flash mob. 
Io lo farò... i miei vicini non so... 
Per cui un addio per Meat Loaf, Piero e Camillo, ed un salutone affettuoso (e a palla) per Gigi D'Ag. 

C'ERA DUE VOLTE A HOLLYWOOD

 Facciamo un salto indietro a quando usciva nelle sale il 18 settembre del 2019 C'era Una Volta A… Hollywood (Once Upon a Time in Hollyw...