Per la ricorrenza dei dieci anni della morte di David Bowie, Rai 5, sempre molto legata alla musica, ha proposto Moonage Daydream, il film documentario dedicato all'artista e che ancora non avevo visto.
Beh, si tratta di un vero e proprio viaggio nel mondo di David condito da colori su colori, a tratti con effetto lisergico per quanto mi sono apparse ipersature quasi fluorescenti anche le immagini tratte dal film concerto Ziggy Stardust che ricordavo invece per una fotografia piuttosto cupa/scura.
Davanti agli occhi ti passano montaggi di immagini a raffica come se fossi Alex DeLarge durante la Cura Ludovico, e che ti ricordano quante cose ha fatto Bowie durante la sua esistenza. Cioè non solo musica, ma anche cinema, teatro, mimo, pittura, e ti viene da pensare che a te, per fare lo stesso, non basterebbero due vite come quelle cantate da Mengoni.
Interviste ce ne sono in cui si racconta, ma sono sempre blocchi molto brevi dove alla sua voce viene sovrapposta quella di Roberto Chevalier che lo ha doppiato in alcuni film
(forse i migliori) e ti accorgi che in effetti quella di David sarebbe un pochino più profonda, ma sinceramente Roberto è talmente bravo (c'è bisogno di dirlo?) che posso dire di non aver avuto per nulla l'impressione di sentire parlare Tom Cruise.
(forse i migliori) e ti accorgi che in effetti quella di David sarebbe un pochino più profonda, ma sinceramente Roberto è talmente bravo (c'è bisogno di dirlo?) che posso dire di non aver avuto per nulla l'impressione di sentire parlare Tom Cruise.
Durante la visione segui l'evoluzione della sua musica (ma non solo quella) passando anche dalla gelida Berlino, dagli arrangiamenti Chic di Nile Rodgers, e più avanti per quel periodo in cui con Reeves Gabrels ha fondato i Tin Machine che (oddio!) non ho mai sopportato, ma glielo concedo lo stesso perché l'ho già detto più volte che un artista non deve per forza essere legato a degli stili o cliché che in genere ti impongono i manager mangiasoldi.
Lui invece ha sempre scelto di essere libero di reinventarsi ed è finito pure in un brutto film con Pieraccioni e la Marcuzzi, pensa te.
Si, David Bowie ha davvero provato qualsiasi cosa... in tutti i sensi.



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Chi spamma invece non è gradito per cui occhio!
Tengo sempre pronto il blaster.