giovedì 5 novembre 2026

PARLIAMONE BENE O MALE DI TINTO BRASS, MA PARLIAMONE

 Se n'è andato ieri a 93 anni Tinto Brass, all'anagrafe Giovanni Brass, dopo essere stato uno dei registi più provocatori e discussi della storia del cinema italiano.


Certo, non era Fellini, Leone, Spielberg, ma era universalmente noto come il maestro del cinema erotico italiano, e la sua figura artistica è in realtà molto più complessa di quanto la sola etichetta dell'eros lasci supporre, avendo attraversato decenni di sperimentazioni visive, avanguardia e inevitabili scontri con la censura. 
Dopo un periodo, alla fine degli anni 50, trascorso a Parigi a stretto contatto con i registi della Nouvelle Vague, Tinto torna in Italia e fa la gavetta come aiuto regista per maestri del calibro di Roberto Rossellini. Il suo debutto alla regia avviene nel 1963 con Chi Lavora È Perduto (In Capo Al Mondo),

un'opera anarchica e fortemente influenzata dal cinema d'oltralpe che si fa notare dalla critica del tempo. 
Prima di dedicarsi interamente all'erotismo, Brass sperimenta con successo i generi più disparati come il western all'italiana con Yankee (1966), il giallo-pop con Col Cuore In Gola (1967), interpretato da Jean-Louis Trintignant e film di forte impegno civile e grotteschi come Dropout (1970) e La Vacanza (1971), entrambi con Vanessa Redgrave.

La vera svolta trasgressiva arriva a metà degli anni '70, quando nel 1976 dirige l'ambizioso e cupo Salon Kitty, incentrato sul tema del controllo e del potere durante il nazismo. 
Nel 1979 firma invece la regia del kolossal internazionale Io, Caligola, con stelle del calibro di Malcolm McDowell, Helen Mirren e Peter O'Toole.

Ma il film affronta una travagliatissima vicenda produttiva poiché il produttore Bob Guccione (fondatore della rivista Penthouse) inserisce di testa sua nel montaggio finale sequenze schiettamente hardcore all'insaputa del regista. 
Brass quindi, incazzato nero, disconosce la paternità della pellicola così modificata, avviando una lunghissima battaglia legale perché erotismo e pornografia sono cose ben diverse. 
Il cinema erotico di Tinto Brass infatti si è sempre distinto dalla pornografia per la ricercatezza, la fotografia curata, i costumi d'epoca e, soprattutto, per la sua componente ludica e goliardica. 
Per Brass l'erotismo era sinonimo di libertà intellettuale, una forza vitale e giocosa. 
Il suo approccio "voyeuristico" indugiando spesso sui fondoschiena delle sue attrici, e spesso sottolineato dal regista stesso che amava fare camei nei suoi film mentre fumava l'immancabile sigaro, era comunque un piacere preso con leggerezza. 
Ed è così che, a partire dagli anni 80, Brass abbandona lo sperimentalismo politico per dedicarsi esclusivamente all'esplorazione del desiderio, del voyeurismo e della carnalità. 
Il suo cinema diventa una celebrazione gioiosa, ironica e senza tabù del corpo femminile, sfidando costantemente la censura dell'epoca. 
La chiave (1983) con Stefania Sandrelli, la rilettura della goldoniana La Locandiera reintitolata Miranda (1985), Capriccio (1987), Paprika (1991), la rilettura dell'opera di Mozart Così Fan Tutte (1992) che mantiene lo stesso titolo, e Monella (1998) consolidano il suo stile, come l'uso ricorrente del grandangolo e l'esaltazione della bellezza giunonica delle sue protagoniste, molte delle quali lanciate o rilanciate proprio dalle sue pellicole (tra cui Serena Grandi, Debora Caprioglio, Claudia Koll).

E, se leggete queste pagine, avrete già visto come io stesso abbia parlato già in passato di CINEMA EROTICO fatto bene, ma così bene che non si può certo considerare un porno e infatti quelle pellicole venivano proiettate nelle sale tradizionali, non nei cinema a luci rosse. 
Insomma, dietro alla facciata del provocatore col sigaro in bocca e il fare sornione, si nascondeva un profondo conoscitore della letteratura classica e cinematografica, capace di trasformare il genere erotico in un'espressione d'arte colta, goliardica e profondamente vitale che ha combattuto per decenni contro le forbici dei censori dello Stato. 

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PARLIAMONE BENE O MALE DI TINTO BRASS, MA PARLIAMONE

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