Oggi, come se fossimo nella serie tv Cold Case - Delitti Irrisolti, parliamo di quello che accadde nella notte tra il primo e il 2 novembre del 1975, quando era stato appena pubblicato da un giorno il singolo BOHEMIAN RHAPSODY dei Queen, e sul lungomare del Lido di Ostia veniva brutalmente assassinato Pier Paolo Pasolini, il regista di cui ho parlato diverse volte come, per esempio, QUI.
Pino Pelosi, allora diciassettenne, confessò di essere lui l'autore del delitto avvenuto in seguito ad una lite per motivi sessuali perché pare che il regista volesse forzare il ragazzo ad avere un atto completo dopo aver consumato prima con lui un rapporto orale.
Dopo la condanna però Pino ritirasse la sua confessione facendo apparire nella nuova versione dei terzi elementi che sarebbero stati i veri esecutori del pestaggio mentre lui scappava a razzo con l'Alfa del regista per finire presto fermato dalle forze dell'ordine.
La vicenda quindi non è mai stata chiarita del tutto ed è stata raccontata da Marco Tullio Giordana in Pasolini, Un Delitto Italiano, film del 1995.
Pier Paolo in quel periodo era molto provato essendo appena uscito dalla lunga relazione avuta con Ninetto Davoli, suo attore in molti film e protagonista dello spot Sfornation dove consegnava i crackers Premium Saiwa in bicicletta.
Un'altra versione della vicenda racconta che il regista venne tirato dentro una trappola facendogli credere che avrebbe recuperato i negativi rubati di un suo film, il tutto mettendo in mezzo fazioni politiche che lo consideravano un personaggio scomodo.
La vera verità però, come spesso accade, la conoscerebbe solo la vittima.
Da queste pagine web arriva oggi un doveroso ultimo saluto a Diane Keaton: aveva 79 anni.
Tra le tantissime cose memorabili che aveva fatto in carriera c'è il ruolo di Kay Adams, la moglie di Michael Corleone ne Il Padrino, e molti film diretti da Woody Allen suo compagno per lungo tempo, tra cui Io E Annie, per cui vinse l'Oscar (tra l'altro Annie era il suo soprannome da piccola e nel film il suo personaggio aveva il suo vero cognome Hall), e Manhattan.
Sono poi sono da ricordare In Cerca Di Mr. Goodbar, film che ha lanciato Richard Gere, Redscon Warren Beatty e Jack Nicholson e diverse commedie come Il Club Delle Prime Mogli, perché essere un'attrice eclettica era proprio una caratteristica di Diane che le permetteva di rendere bene in qualsiasi genere.
L'addio di oggi va anche a Paolo Bonacelli,
ovvero il Leonardo Da Vinci che Benigni e Troisi incontravano nel passato in Non Ci Resta Che Piangere e al quale provavano a far capire come si gioca a carte, ma con scarsi risultati.
Paolo è stato anche diretto da Pasolini in quel controverso Salò O Le 120 Giornate Di Sodoma,
film che definire pieno di perversioni non rende l'idea, specie se rapportato al 1975, l'anno in cui uscì al cinema poiché adesso con certe serie tv ti capita spesso di vedere anche di peggio.
Bonacelli, deceduto la scorsa settimana, aveva 88 anni.
Anche la moda italiana ha un lutto con la scomparsa a 67 anni di Cesare Paciotti, lo stilista del celebre marchio di calzature.
Oggi abbiamo qui un film premio Oscar, ovvero Kramer Contro Kramer che fece incetta di statuette nel 1980, premiando sia la pellicola che i protagonisti Dustin Hoffman e Meryl Streep.
La storia racconta di una coppia con un figlio dove lei ad un certo punto prende e se ne va per i fatti suoi in cerca di sé stessa (una scusa come un'altra), per poi tornare come se niente fosse dopo un po' di tempo durante il quale il Dustin si è dedicato anima e corpo a crescere il pargolo, ma con la conseguenza di gravi problemi sul lavoro derivati dalle attenzioni che doveva dedicare al figlio.
Il fatto è che adesso la rediviva madre (particolarmente lagnosa) pretende di avere lei la custodia del figlio come se niente fosse accaduto e da qui ti parte un drammone giudiziario diretto da una solida regia.
Difatti un'altra delle statuette era andata a Robert Benton, regista purtroppo mancato di recente a 92 anni, e che però, dopo questo, non ha poi avuto altri riconoscimenti con il ruolo di regista, ma solo come sceneggiatore nel 1984 per Le Stagioni Del Cuore (da non confondere con la più recente miniserie televisiva Mediaset con Alessandro Gassman e con lo stesso titolo che però non c'entra nulla), pellicola dove ha diretto Sally Field nel ruolo di una vedova coperta dai debiti e alle prese con una piantagione di cotone, e parte per la quale l'attrice ha preso pure lei l'Oscar.
Film del quale pubblico sia la locandina originale che la versione infame photoshoppata per il dvd (solita storia del voler rinnovare l'immagine a tutti i costi) e che nel cast comprendeva anche Ed Harris, John Malkovich e Danny Glover, cioè colui che nel giro di tre anni vedremo poi al fianco di Mel Gibson ad aprire la saga di Arma Letale.
Sempre per il mondo del cinema, ma stavolta italiano, segnalo la scomparsa di Franco Merli,
69 anni, attore scoperto giovanissimo da Pier Paolo Pasolini che lo scelse consigliato dal suo attore feticcio Ninetto Davoli e lo fece debuttare da non professionista (faceva di lavoro il benzinaio) ne Il Fiore Delle Mille E Una Notte.
Dopo quel film Franco era entrato poi nel cast de Le Collegiali dove recitava anche nudo e si dice che fosse proprio per tale motivo che Pasolini lo rivolle anche nel discusso Salò dove nudi maschili e femminili ce n'erano in abbondanza.
Franco in Salò, se avete avuto il fegato di vederlo, era il ragazzo con il collare da cane al quale veniva mozzata la lingua.
Comparirà poi anche in Brutti, Sporchi E Cattivi di Ettore Scola nel ruolo del giovane travestito.
Tuttavia, nonostante i nomi dei registi con i quali aveva lavorato (ma su Pasolini ho già espresso certi miei dubbi), non si può dire che Merli abbia avuto una grande carriera, anzi tutt'altro, e secondo molti furono proprio i ruoli da lui interpretati a portargli più danni d'immagine che profitti.
Gli anni 70 sono stati, per il cinema italiano, un calderone che sfornava a getto continuo pellicole commedia dal sapore erotico che il più delle volte subivano il divieto ai minori di anni 18 e il cui filone si ispirava spesso al Decameron di Pasolini del quale ne uscirono diversi cloni, oppure si andava sulla classica vicenda di corna e intrallazzi.
Del mucchio fa parte anche Quel Movimento Che Mi Piace Tanto, con Carlo Giuffrè, Martine Brochard, Enzo Cannavale e Renzo Montagnani (di casa in film come questo).
E film questo che, prima dell'uscita nelle sale nel 1976, fu sottoposto ad una severa censura che ne tagliò via ben 63 metri di pellicola per un totale di sei sequenze giudicate troppo esplicite.
Sequenze che poi, casomai potesse interessare per un valore puramente "artistico", saranno ripristinate integralmente nell'edizione home video.
Il film non è certo un capolavoro e, per dirla tutta, a mio parere nemmeno quelli di Pasolini lo erano, però chissà perché la critica li pesava in maniera differente...
Ed ora mettetemi pure in croce in sala mensa per questa mia affermazione.
Ma un vero pregio possiamo trovarlo in questo film poiché segna la prima volta di Carlo Verdone come comparsa e anche come assistente alla regia, stavolta accreditato come si deve dopo una precedente pellicola dove il suo nome non compariva.
Pellicola che capita oggi qui anche per via della scomparsa dell'attrice Francesca Benedetti
che Wikipedia (giuro!) ha scelto di mostrare in questa scena del film dove appariva brevemente anche lei con Carlo Giuffrè, e che, dopo un esordio in questo tipo di produzioni che allora era quasi obbligatorio per tutte le nuove leve del gentil sesso, si dedicherà invece al teatro quasi fino alla sua scomparsa arrivando ad 89 anni, ma già malata da tempo.
Quando nell'estate del 1971, esattamente il 25 agosto, cioè domani, questo film di Pier Paolo Pasolini è uscito al cinema, ha suscitato non poco clamore e si è beccato un divieto ai minori di 18 anni, nonché un ritiro dalle sale per un certo periodo.
Clamore mai grande però come quello che provocherà 4 anni dopo sempre il Pierpa con Salò O Le 120 Giornate Di Sodoma, film uscito postumo dopo la morte prematura del regista quel 2 novembre sul lido di Ostia, e film che se non hai lo stomaco forte non lo vedi di buon grado, e hai voglia a dire che tanto stanno recitando e tanto è solo finzione.
Comunque, scandaloso o no, questo DECAMERONè tratto dalle novelle del Boccaccio... Cioè è letteratura colta tradotta in immagini, mica un film sulle barzellette sporche di Pierino che si raccontavano all'epoca... e infatti poi non ti arriveranno anche quelle nel decennio successivo grazie ad Alvaro Vitali? Ecco appunto...
Scherzi a parte, si sa bene di che genere siano i racconti contenuti nel DECAMERONE, nel senso che non sono certo le fiabe di Andersen; per cui era inevitabile che un film tratto da tale opera vertesse su argomenti pruriginosi ed erotici pur restando sulla commedia, il che si contrapponeva decisamente al Trinità, assolutamente non vietato, che, per dire, nello stesso periodo usciva nelle sale con il secondo episodio, per cui potevi benissimo scegliere lo spettacolo che più ti aggradava, nel senso che nessuno ti obbligava ad andare per forza nella sala dove proiettavano (!!!) IL DECAMERON (!!!), che già il titolo così metteva timore. Tanto più che i minori non li lasciavano giustamente entrare, tagliando così una gran fetta di pubblico. Infatti al botteghino quell'anno vincono Bud & Terence lasciando il secondo posto al film di Pasolini.
Oltre ai suoi attori feticcio, cioè Ninetto Davoli e Franco Citti, lo stesso regista si ritaglia una piccola parte come allievo di Giotto, non tanto per narcisismo, ma in realtà perché non aveva più trovato nessuno che accettasse il ruolo.
Dopo il film di Pasolini arriveranno diverse pellicole di ispirazione boccaccesca, decisamente virate sul pecoreccio schietto; insomma era stata aperta una strada e in molti si metteranno a percorrerla con circa una trentina di pellicole ad imitare il capostipite.
Una curiosità è che la novella di Gemmata, la moglie dell'agricoltore che credeva alla possibilità di farsi trasformare in una cavalla per aiutare durante il giorno il marito al lavoro, esattamente l'anno dopo verrà sviluppata in un intero film dal titolo Una Cavalla Tutta Nuda,
pure quello vietato ai minori di 18 anni, ma con meno beghe legali intorno, e con protagonisti nientemeno che il cantante Don Backy e Barbara Bouchet, per la gioia di Alessandro Borghese
che, essendo quindi anche questo un prodotto che arriva dall'illustre Giovanni Boccaccio, sicuramente avrà acquistato lui tutti i DVD ormai introvabili (perché il raggioblù non esiste) con le avventure di sua mamma per tenerli nel suo caveau... Ehm... nella sua collezione.