Compie oggi i suoi bei 80 anni il mio quasi omonimo Bobby Solo, ovvero colui che ha rigirato in versione italiana il modo di cantare vellutato di Elvis Presley, mentre il suo collega Little Tony (gran bella voce pure lui) puntava decisamente più nel replicarne le movenze ancheggianti e l'abbigliamento glam.
Roberto Satti è il suo nome all'anagrafe, mentre il "Solo" si dice sia nato da una specie di equivoco ai suoi esordi, quando lui voleva farsi chiamare soltanto Bobby, specificando Bobby solo, nel senso di soltanto, solamente, ma quel "solo" divenne invece parte del suo nome d'arte.
Di Bobby avevo già parlato tempo fa in UN POST su uno dei tantissimi 007 all'italiana dove lui canta in inglese sui titoli di testa sembrando davvero Elvis. Anzi, per dirla tutta in QUESTA CANZONE io ci ho sentito pure qualcosa di Goldeneye scritta dagli U2 molti anni dopo per farla cantare a Tina Turner nel primo Bond versione Brosnan (che dicono potrebbe pure tornare al servizio di Sua Maestà nonostante l'età).
Compleanno festeggiato in anticipo inoltre il suo già domenica scorsa a "casa" di Mara Venier durante Domenica In, alla faccia delle superstizioni che dicono che farlo prima porti male.
Purtroppo oltre ad un compleanno musicale c'è anche un addio di (letteralmente) tutt'altra musica che va a Dandy Bestia,
l'ex chitarrista degli Skiantos il cui vero nome era Fabio Testoni ed aveva 72 anni.
Fabio aveva lasciato la band di rock demenziale alla fine degli anni 70, ma poi era sempre tornato per tutte le reunion.
Oggi andiamo a parlare della mai dimenticata Tina Turner, un po' perché ci ha lasciati proprio nel maggio dello SCORSO ANNO, e ricordarla non è mai un male, ma anche per un evento eclatante di 40 anni fa nella sua carriera poiché era dal 1979 che la signora non pubblicava più un disco, e francamente quel Love Explosion così legato ancora al rithm&blues che faceva con l'ex marito Ike, non era stato un grande successo, tant'è che la casa discografica EMI non le rinnovó il contratto, tutto forse perché nell'aria c'era già un sentore di cambiamenti musicali, di "nuove onde" e stili che gente colpita dal sacro fuoco della genialità come i Buggles di Video Killed The Radio Star stavano facendo conoscere.
Ma quel 29 maggio del 1984 qualcosa stava per accadere perché per la Capitol usciva Private Dancer, disco costruito apposta per lei dal produttore Rupert Hine, che in quell'anno aveva già lavorato con Howard Jones e i Thompson Twins, collaborando con due membri degli Heaven 17 (e anche ex Human League), cioè Martyn Ware e Ian Craig Marsh che di successi ne sapevano pure loro giusto qualcosa, e mettendo insieme una decina di canzoni una più bella dell'altra, di cui ben sette furono pubblicate come singolo. Primo fra tutti il brano WHAT'S LOVE GOT TO DO WITH IT, che rimase per tre settimane alla vetta delle classifiche americane, ed è da notare anche PRIVATE DANCER, la title track scritta da Mark Knopfler, che però in realtà non era nata esattamente per lei, ma per essere inserita nell'album dei Dire Straits Love Over Gold.
La canzone venne invece poi lasciata fuori dalla tracklist perché il leader non era del tutto convinto che fosse adatta a lui (le famose canzoni che rimangono poi negli altrettanto famosi cassetti), così la passó allo staff di Tina che la modificó nella tonalità e nei suoni per adattarla alla cantante. Quindi a tutti gli effetti si trattó di un riciclo, ma di gran classe.
Da quel disco (l'unico di Tina che venne ristampato anche in digitale) ci fu la rinascita artistica di Tina con un tour in grande stile che le permise di cavalcare al meglio gli anni 80 in contrapposizione alla new wave e alla italo-disco imperanti, con, invece dei synth (ma ci sono anche lì, seppure dai suoni più soft), quel sound smooth-soul seguito anche da altri artisti, da Sade ai Simply Red e molti altri che mettevi nell'autoradio a cassette (eh... all'epoca era così) per darti un tono da figo anche se guidavi una Fiat 127 di seconda mano o una Autobianchi A112 sempre usata
(che era quello che potevi permetterti) coi sedili che si ribaltavano all'istante tirando una leva... ma questa è un'altra storia 😉.
30 anni fa con il Trattato Di Maastricht veniva messo in atto quel grande cambiamento che avrebbe creato l'Europa Unita, ma se sulla carta funzionava tutto bene, qualcuno invece ha preferito ad un certo punto tirarsi fuori con la Brexit, dato che il Regno Unito è sempre stato un po' controcorrente essendo ancora legato alla monarchia, e non per niente guidano pure al contrario, pensa te sti matti.
In effetti per tante cose forse non è stato un grande affare nemmeno per l'Italia aver aderito a questa novità e buttare via la vecchia lira, nonostante tutti i pensieri positivi che elargiva all'epoca Romano Prodi, e visto anche come viene gestita finora la questione dei migranti che arrivano da noi e nessun altro li vuole in Europa (che dovrebbe appunto essere "unita") ci sarebbe da pensarci e ripensarci se davvero è stato vantaggioso questo grande cambiamento.
Primo novembre anche legato al cinema che racconta di cambiamenti, mutamenti, trasformazioni, dato che 20 anni fa usciva nelle sale statunitensi Koda Fratello Orso, film carino della Disney dove appunto il protagonista si ritrova tramutato in un orso, e che strappa qualche sorriso, ma francamente non è uno di quelli che mi ha lasciato qualcosa di particolare dentro.
Nelle nostre sale invece lo abbiamo visto dal 5 marzo del 2004, e nel cast dei doppiatori originali c'erano attori come Joaquin Phoenix, Rick Moranis e Michael Clarke Duncan, mentre per l'Italia ci hanno lavorato soltanto dei doppiatori di professione senza il VIP che a volte viene infilato così per attirare il pubblico.
La colonna sonora è stata curata da Phil Collins, al suo secondo ingaggio con la Disney dopo Tarzan, il quale avrebbe avuto piacere che la canzone SPIRITI DEGLI ANTICHI EROI fosse interpretata dalla nostra Laura Pausini, ma non se ne fece nulla e venne affidata a Lalla Francia, mentre la versione originale era cantata da TINA TURNER.
E anche per oggi abbiamo avuto la nostra bella razione di musica e cinema.
Già vi avviso: mettetevi comodi perché questo post oggi sarà piuttosto lungo poiché il 24 maggio, cioè ieri, verrà ricordato negli anni a venire come il giorno in cui la leonessa del rock Tina Turner ci ha lasciati ad 83 anni dopo una malattia e una grandiosa carriera musicale, in parte anche cinematografica.
Le sue interpretazioni di Aunty Entity in Mad Max Oltre La Sfera Del Tuono, ma soprattutto (per me) la Acid Queen in TOMMY sono infatti ormai marchiate a fuoco nella storia.
I duetti che hanno costellato la sua discografia erano ogni volta una gradita sorpresa e uno spettacolo con lei che regolarmente si mangiava la scena.
Rod Stewart, Mick Jagger, Robert Palmer, Bryan Adams, Eros Ramazzotti e, naturalmente, l'ex marito Ike di cui ha tenuto il cognome (lei era Anna Mae Bullock all'anagrafe) e pure il ricordo di qualche sganassone di troppo, sono fra i nomi che hanno diviso il microfono con lei.
Lei che era tornata alla grande negli anni 80 grazie ad un album stupendo che era Private Dancer (con la TITLE TRACK firmata da Mark Knopfler) a dare del filo da torcere ai rappresentanti della new wave patinata contrastandoli con una grinta e una criniera (finta) da leonessa, appunto, ed un fisico sempre ostentato con orgoglio nonostante non fosse già più una ragazzina.
Per Tina ho modificato al volo il post oggi aprendolo con lei, perché lei, interpretata al cinema in un biopic da Angela Bassett nel 1993 dal titolo Tina - What's Love Got To Do With It, quando ancora non ne arrivavano così tanti di biopic, nella nostra memoria sarà sempre e simply THE BEST. Ma torniamo adesso a parlare della giornata di oggi, il 25 maggio che 50 anni fa vedeva la pubblicazione di un disco destinato a cambiare per sempre la concezione di colonna sonora per un film horror, cioè Tubular Bells, album di debutto di Mike Oldfield e disco di cui avevo parlato già sotto Halloween in UN POST tutto sulla musica dei film horror e dove, appunto, spiegavo che il musicista aveva composto tale suite, divisa sui due lati del vinile, di cui vi posto IL PRIMO, senza pensare ad un ipotetico film da musicare. La scelta di William Friedkin, il regista, di usare una parte del disco per la colonna sonora de L'Esorcista, fu una cosa non pianificata, ma si può dire che fu anche una di quelle congiunzioni astrali che accadono una volta ogni millennio, legando per sempre il nome di Oldfield a tale pellicola e spianando la strada a millemila altri compositori (Giorgio Gaslini, i Goblin) che prenderanno ispirazione da quel disco.
Ok, ho ripetuto un po' di quanto avevo già scritto all'epoca, ma si tratta di un punto fondamentale quando si parla di un disco così speciale.
Speciale perché Mike Oldfield l'ha registrato quasi tutto da solo andando in anticipo di sette anni contro le idee del prof Shorofsky
di Saranno Famosi che considerava masturbazione tale modo di fare musica.
Scherzi a parte, Mike ha ottenuto il risultato sovrapponendo le tracce di tutti gli strumenti che erano più di una ventina (cosa mai fatta fino ad allora), lavorandoci sopra diversi mesi, e tale suo primo disco è da considerare speciale anche perché è stato il primo album pubblicato dalla Virgin Records di Richard Branson che probabilmente sentiva che qualcosa di grosso stava bollendo in pentola, tanto che mise di tasca sua 3000 sterline per aiutare Mike a realizzarlo.
Inutile dire che quella cifra iniziale Richard l'ha tranquillamente ammortizzata nel corso degli anni dato che poi, dopo aver avuto il coraggio di mettere sotto contratto i SEX PISTOLS, negli anni 80 anche parecchia della new wave che furoreggiava usciva sotto il marchio Virgin (Human League, Culture Club, Simple Minds, e molto altro).
Forse comunque questo disco aveva nel suo destino di essere considerato come un film poiché nel 1992, dopo un turbolento passaggio dalla Virgin alla Warner, Mike Oldfield realizza un vero e proprio sequel del primo Tubular Bells chiamandolo Tubular Bells II, con pure un terzo capitolo che arriva nel 1998, dove in entrambi non suonerà più tutto da solo, mentre nel 2003 ha ritoccato il primo capitolo con una nuova registrazione digitale che segue l'originale, alla quale sono state aggiunte piccole parti, ma, in realtà, questo può essere considerato anche come un escamotage per permettere alla Warner di avere in catalogo anche il capostipite; tale manovra viene messa spesso a contratto quando un'artista cambia casa discografica e pubblica un greatest hits con le sue canzoni, ma risuonate e ricantate, magari anche non troppo diverse dalle versioni originali (in alcuni casi simulando pure un finto live, giuro), in modo che la nuova etichetta ne possa rivendicare i diritti (sono furbi i discografici).
Sempre il 25 maggio, ma nel 1983, usciva invece nelle sale americane Il Ritorno Dello Jedi, il terzo capitolo conclusivo della trilogia fondamentale di Guerre Stellari, perché da noi all'epoca si chiamava così, però in Italia dovremo aspettare il 21 ottobre per vederlo.
Film che compie i suoi bei 40 anni, e capitolo dove fanno la comparsa gli Ewoks mentre finalmente Han Solo viene liberato dalla carbonite in cui era finito ibernato tre anni prima (vatti a fidare dei vecchi amici) con quel blooper che in questo film fa sparire la legatura che il contrabbandiere, mio alter-ego, doveva avere ancora sopra ai gomiti oltre a quella dei polsi che gli era stata invece tolta poco prima di essere calato giù.
Inoltre Leia, diventata nel frattempo schiava di Jabba The Hutt, si presenta con quel famoso outfit che poco lascia all'immaginazione (Carrie non era esattamente felice di doverlo indossare) e che è diventato un classico per le cosplayers più disinibite.
Gustosa, e anche nostalgica rivedendo quelli che purtroppo se ne sono andati, questa foto che vi regalo con la cumpa al completo fuori dal set tipo pronti per una serata in pizzeria (divertitevi a riconoscerli uno per uno).
Di tale film potrei scrivere di tutto, ma sarebbero cose che già stanno sul web da decenni ormai, mentre invece posso aggiungere un ricordo molto personale di quando, nell'estate dello stesso anno, eravamo quattro galli in vacanza in Spagna e in una discoteca locale proiettavano senza tanti problemi una copia piratata del film di cui vedevamo solo le immagini durante il set del dj che mixava pezzi come Sweet Dreams Degli Eurythmics, Go Deh Yaka di Monyaka, Paris Latino dei Bandolero e via così.
E poi tutti sversi per le strade di Lloret De Mar fino all'alba senza che nessuno si facesse male mai...