Il 12 novembre del 1984 veniva pubblicato l'album degli Eurythmics intitolato come l'anno in corso,
ma non a caso poiché era la colonna sonora del film britannico tratto dal romanzo di George Orwell (ne avevo parlato brevemente QUI) e diretto da Michael Radford, con John Hurt e Richard Burton del quale è anche l'ultima apparizione cinematografica.
È il film del Grande Fratello, no, non quello con Alfonso Signorini (Dio ce ne scampi!), ma quello del romanzo che ipotizzava un futuro distopico dove venivamo costantemente controllati da telecamere.
Beh, diciamo che George Orwell aveva anticipato di qualche decade quello che invece succede adesso dove, oltre alle telecamere di sorveglianza che ci sono in giro, che ben vengano in casi di crimini, siamo controllati anche dalle nostre ricerche su internet per cui se vai su un sito dove si parla di polli, poi ti arrivano dei pop up a tema e ti rendi conto che il pollo sei tu.
Vabbè, l'uscita al cinema in UK era stata il 10 ottobre, mentre arriverà solo alcuni mesi più tardi nel 1985 per l'Italia dove (non si sa perché) lo troveremo con l'aggiunta di Orwell davanti a 1984, ma questo è uno dei danni minori dei distributori nostrani.
Nel frattempo noi dj dell'epoca facevamo ballare il pubblico delle discoteche con SEXCRIME (NINETEEN-EIGHTY-FOUR), il singolo degli Eurythmics tutto vocoder e campionature a raffica tipo 19 di Paul Hardcastle che uscirà l'anno successivo.
Pezzo, questo del duo, che aveva comunque un gran tiro, e, come succedeva sempre in quella decade la musica faceva da traino per il film. Cercasi Susan Disperatamente, Breakfast Club, Ghostbusters, Flash Gordon, Electric Dreams, La Storia Infinita, Guerre Stellari e moltissimi altri avevano creato l'hype grazie alle colonne sonore che riempivano le piste delle discoteche e suonavano alla radio diversi mesi prima che arrivasse il film, ma tante volte era capitato anche che poi, alla visione, ti trovavi davanti qualcosa che non era come pensavi.
E, in questo caso infatti, se conoscevi Orwell e il suo 1984 come libro, allora eri già preparato, mentre se andavi al cinema solo perché ti piaceva quella canzone, beh, in questo caso tanti sono rimasti delusi.
Non che sia un brutto film, sia chiaro, ma anche la critica all'epoca rimase divisa fra quella internazionale che lo elogiava e quella italiana che faceva il confronto con Nel 2000 Non Sorge Il Sole del 1956, cioè la prima trasposizione cinematografica del romanzo che, secondo molti critici che ne sanno più di me, era superiore a questa nuova versione e anche quella in realtà aveva come titolo originale 1984, modificato per l'edizione italiana con quel titolo lungo che conteneva un anno 2000 che non c'entrava una cippa, ma faceva tanto fantascienza.
Fatto sta che anch'io del disco 1984 (For The Love Of Big Brother) di Dave Stewart & Annie Lennox (perché era un disco fatto proprio in duo senza altri musicisti) ricordo ad oggi solo quel maxisingolo che mettevo in radio e in discoteca perché mi riempiva la pista in quel periodo così lontano nel tempo in cui noi dj lavoravamo ancora sui vinili.
Da stasera per tre giorni torna al cinema per il suo decimo anniversario Interstellar,
il filmone di Christopher Nolan dove Matthew McConaughey, siccome la vita sulla terra sta diventando difficile, parte, in cerca di risposte e nuovi orizzonti, per un viaggio nello spazio dove il tempo scorre in un modo diverso dalla terra (si, come nei sogni di INCEPTION, ma con il parametro opposto) e quindi, quando torna, trova tutto un po' cambiato, anche sua figlia adolescente, ma nel frattempo gli verranno chiariti certi fatti strani che accadevano in casa sua prima della sua partenza.
Amato da molti e criticato da altrettanti, ed anche l'ultimo con la partecipazione di Michael Caine che è stato un punto fisso, quasi un feticcio per il regista fino ad allora, per me rimane ancora uno dei film buoni di Nolan che "arruolerà" anche l'idolo delle teenagers Harry Styles in Dunkirk
(nessuno mi toglie dalla testa che anche Leonardo DiCaprio lo avesse ingaggiato a causa di una certa auto-somiglianza), e che invece poi la farà un po' fuori dal vaso con TENET e arriverà pure ad annoiarmi leggermente con OPPENHEIMER (si, avevo preferito BARBIE nello scontro fra i due).
E comunque non posso non apprezzare un film dove c'è anche Anne Hathaway in tenuta da astronauta, eh...
Siamo a posto perché adesso abbiamo visto la "Luce", ma non quella dei Blues Brothers, bensì la mascotte del Vaticano nata per il Giubileo del 2025.
Si tratta di una bambina kawaii (espressione giapponese che significa tenero, carino) ispirata al mondo dei Manga con impermeabile giallo tipo Greta Thunberg o Georgie, il bimbo che fa una brutta fine all'inizio di It, se preferite,
ed è stata creata per Tokidoki da Simone Legno, designer romano che vive spesso in Giappone, appunto, e si è ispirato proprio a quel mondo anime che conosce bene.
Nota curiosa è che sempre lui in passato aveva disegnato anche dei sex toys, ma vabbè... erano molto kawaii lo stesso anche quelli.
Altra nota curiosa è che, con l'intelligenza artificiale, sono già apparse in rete numerose versioni diciamo alternative di Luce
di cui questa è la più casta.
Eh, ma non è una novità, poiché già si usava fare questo procedimento nel mondo del cinema porno con le versioni osé di famosi film come Flash Gordon che era diventato Flesh (carne) Gordon
(con l'aggiunta del titolo italiano Andata E Ritorno Dal Pianeta Korno o anche Porno a seconda delle edizioni) con la particolarità che questo arrivava molto prima di quello musicato dai Queen (era il 1974), e anche con i personaggi della tv tipo Raffaella Carrà con la sua Maga Maghella di Canzonissima
che si vide uscire in edicola una serie di fumetti per adulti con quel nome anche se il personaggio era tutta un'altra cosa rispetto alla soubrette bionda e ne avevo parlato TEMPO FA.
Per la musica del sabato, oggi propongo l'album di Meghan Trainor uscito lo scorso marzo dal titolo Timeless.
Disco che, a mio parere, vale la pena di guardare appunto sia davanti che dietro, e anche, volendo, nella versione deluxe.
Qui la nostra bionda amica curvy pare aver perso qualcosina in fatto di peso (è così infatti) e, per un attimo, apparentemente anche in fatto di verve perché in apertura del disco non ho sentito quella spensieratezza di canzoni yeye sue del passato tipo Made You Look e All About That Bass.
La ragazza sembra essersi diretta in parte verso la tendenza delle "bitches" (nel senso buono) contaminando le sue canzoni di r'n'b e hip hop, che comunque tutto sommato non guastano. Questo lo si sente appunto in apertura con TO THE MOON dal videoclip fantascientifico dove Meghan appare in formissima con diversi outfit e con diversi ospiti tra i quali suo marito, suo figlio e l'attrice comica Niecy Nash pure lei curvy e in outfit notevole.
La canzone era già stata messa in versione strumentale in coda al precedente video di BEEN LIKE THIS (mentre scorrevano i titoli di coda come in un film), dove è ospite TPain che forse lo si può notare fra uno schiaffetto e l'altro sui fondoschiena.
In WHOOPS, il terzo singolo estratto, invece c'è solo lei in scena moltiplicata a fare la bad girl spaccatutto.
Alla fine dell'ascolto quindi mi sono accorto che quello smarrimento iniziale per fortuna era solo un'impressione perché subito in ogni canzone ci ritrovo sempre quella Meghan che conosco, quella dai ritmi vintage e quindi capisco che nel suo caso si tratta di evoluzione, di apertura verso altri mondi la sua, e ci sta benissimo, ma dico anche "basta perdere peso eh..." che anche in questo senso ci sta benissimo così la Meghan.
Arriva oggi qui sul blog non a caso l'ultimo film diretto da Michele Placido, Eterno Visionario, che racconta Luigi Pirandello nel pubblico e in particolare nel privato.
Non a caso poiché oggi, 8 novembre, cadono i novant'anni dell'assegnazione del Premio Nobel per la letteratura al famoso drammaturgo.
Certo può fare fare specie parlare di Pirandello in un blog dove ieri c'era un robot della Marvel/Disney, e prima ancora Godzilla, e ancora prima una spia di fantasia, per non parlare della settimana horror dedicata ad Halloween.
Ma, pensandoci bene, perché no?
Dopo la VERSIONE FANTASIOSA di due anni fa con un perfetto Toni Servillo e il duo Ficarra & Picone, nel film di Placido, presentato in anteprima alla Festa Del Cinema di Roma e distribuito da ieri nelle sale, lo scrittore è interpretato da Fabrizio Bentivoglio che, grazie al trucco, gli diventa davvero molto simile, mentre Toni già lo è di suo.
Qui si vede Pirandello che si sta recando in treno a Stoccolma per ritirare il Nobel e, durante il viaggio, ricorda in flashback i momenti della sua vita, espediente questo ormai molto usato, specie nei biopic, per non stare legati ad un rigoroso ordine cronologico degli eventi e che permette quindi di saltare a piacimento nelle vicende.
Ricordiamo che Pirandello raggiunse la popolarità grazie a Il Fu Mattia Pascal del 1904, di cui si racconta l'abbia scritto durante le veglie alla moglie paralizzata alle gambe, libro che è stato trasposto due volte in bianco e nero in pellicola tra gli anni 20 e 30, di cui la prima versione era un film muto.
Qui invece abbiamo sia il colore che il sonoro con la COLONNA SONORA degli Oragravity, ovvero il duo italiano composto da Umberto Iervolino e Federica Luna Vincenti e ideato dal manager Raffaele Chiecchia, che sottolinea le immagini del film con suoni ambient, elettronici, classici dall'effetto un po' straniante che sembrano ispirati a cose come quelle dei Sigur Ros.
Qualcosa doveva essere già lì da un po' che bolliva nella pentola della Disney dato che nel 2004 erano già arrivati Gli Incredibili, film chiaramente ispirato ai supereroi dei fumetti tipo I Fantastici 4, e dieci anni dopo nasceva la prima vera collaborazione con la MARVEL acquistata dalla Casa Del Topo nel 2009, ma per il momento si trattava ancora di un prodotto animato, cioè il genere che ha reso famosa la Disney degli anni d'oro.
Era infatti il 7 novembre del 2014 quando usciva negli States Big Hero 6 che era un film appunto animato prodotto da John Lasseter (Toy Story, Gli Incredibili) per la Disney Animation Studios che si basava su una serie di fumetti Marvel.
La storia parla di ragazzini nerd che diventano una squadra di supereroi aiutati da Baymax, un buffo robot pacioccone che da noi parla con la voce di Flavio Insinna.
Hiro, il giovane protagonista invece è stato doppiato dal figlio di Robin Williams... versione italiana, cioè Arturo Valli, figlio di Carlo Valli.
Molto molto divertente secondo me ed è la conferma che se c'è di mezzo Lasseter il prodotto vale sicuramente la pena di essere visto.
In Italia arriverà lo stesso anno già per le feste di Natale il 18 dicembre e si prenderà l'Oscar nel 2015 come miglior film animato.
E comunque, per chi non l'avesse visto all'epoca, è su Disney +.
Eccoci qua ormai all'habemus president, e c'è chi è contento e chi no, tipo Jennifer Lopez e Harrison Ford che si erano schierati per Kamala Harris (a proposito dell'ex Indiana Jones, su Apple Tv+ stanno uscendo gli episodi della seconda stagione di SHRINKING, ancora più cinica della precedente), mentre in questo 2024 un gigantesco e amatissimo mostrone, forse quasi il più famoso del mondo, quello modificato dalle radiazioni atomiche e chiamato Godzilla, ha appena compiuto la scorsa domenica 70 anni.
Per la precisione era il 3 novembre del 1954 quando arrivava nelle sale giapponesi il primo film in bianco e nero diretto da Ishiro Honda, pellicola che doveva essere la risposta giapponese al King Kong americano, inventando così, fra una cosa e l'altra, anche il genere kajiu.
King Kong in persona... ehm... in gorilla poi dividerà la scena con la maxi lucertola preistorica in alcuni film successivi sempre giapponesi, tra i quali anche uno in cui il gorilla è un robot gigante, e anche più di recente, quando la saga passerà in mano agli americani, succederà che i due si scontreranno.
Ma i furbissimi orientali, per facilitare la distribuzione all'estero, già settant'anni fa mettevano nei film di Godzilla anche attori americani con parti più o meno importanti come anche in questo primo episodio che due anni dopo, per arrivare in America, venne sforbiciato in parecchie scene sostituite da altre recitate appositamente ex novo da Raymond Burr che interagisce con gli attori giapponesi per rendere credibile il montaggio finale.
Tecnica questa usata anche per le serie dei Power Rangers che abbiamo visto 20 anni fa in Italia dove le scene dei combattimenti con i costumi erano quelle originali nipponiche, mentre poi gli attori orientali nelle sequenze "in borghese" erano sostituti da altri americani con un abile "taglia e cuci".
Passerà ancora un anno e nel 1957 questa versione giappoamericana arriverà anche in Italia dove Burr sarà doppiato da Emilio Cigoli,
voce storica del cinema con più di diecimila film in oltre quarant'anni di doppiaggio.
All'inizio il nostro gigante, che in originale si chiama Gojira (tradotto sarebbe più o meno tipo "gorillabalena"), è una minaccia da combattere, la personificazione della violenza e dell'odio contro l'umanità, ma dai film successivi, un po' come succederà in Terminator, diventerà un difensore del pianeta.
Anche se non viene citato nel titolo del film (nemmeno in quello originale), lo vedremo anche in L'INVASIONE DEGLI ASTROMOSTRI, il sesto sequel sempre diretto da Honda nel 1965 e distribuito in Italia qualche anno dopo dalla Titanus che in quel periodo, avendo fiutato il filone proficuo, stava facendo man bassa di cinema orientale tra mostri e wuxia, compresi quelli con Bruce Lee.
Nato in Giappone come film per adulti, per cui un prodotto anche abbastanza violento, in seguito sarà edulcorato per permetterne la visione anche ai bambini che mostravano di apprezzare molto quel genere kajiu e, non ultimo, anche per il motivo del merchandising nel quale i giapponesi sono sempre stati avantissimo e lo sono tuttora.
La saga di Godzilla poi è stata rinnovata, come dicevo sopra, in versione stelle e strisce prima da Roland Emmerich e, più di recente, da Gareth Edwards con una nuova serie di film che hanno pure avuto un ottimo riscontro di pubblico.
Se poi vi capita di passeggiare per Tokyo, potrete vedere l'amico mostro spuntare da dietro uno dei tanti palazzi della città che tante volte ha raso al suolo per sconfiggere gli altri mostri cattivi.
Ho avuto in passato anche un gioco per la PlayStation in stile picchiaduro dove Godzilla combatteva contro tutti i mostri avversari della saga facendo naturalmente anche i soliti danni alla città.
Da notare, nella serie dei film giapponesi, che Godzilla all'inizio emetteva una specie di raggio di energia atomica dalle fauci,
mentre in seguito, per economizzare l'effetto speciale, tale raggio diventerà un più semplice getto da lanciafiamme tipo drago.
Per questo ora mi sorge il dubbio che forse, per il suo compleanno, sia meglio che Godzilla si astenga dal soffiare sulle 70 candeline.