martedì 26 novembre 2024

IL RAGAZZO E L'AIRONE: SE SEI FIGLIO DELLA SOLITA ILLUSIONE E SE FAI CONFUSIONE...

 Il dodicesimo film di Hayao Miyazaki, Il Ragazzo E L'Airone, è difficile, molto difficile, per questo, facendo anche una doppia rima (non me ne voglia Madame), nel titolo del post ho citato una certa canzone di Lucio Battisti che forse conoscete.


Nel senso che, dopo che l'hai visto, ti pare di esserti svegliato da uno di quei sogni tutti incasinati tipo se mangi troppa peperonata alla sera, perché alla bellezza delle immagini, che per ogni frame sembra di vedere un quadro specialmente nei paesaggi esterni con tanto verde, si contrappone una cripticità che finora nei suoi film c'era, ma in maniera molto meno preponderante. 
Invece qui c'è molto della tradizione giapponese (e anche autoriferimenti al cinema dello stesso Miyazaki) già in quell'airone che fa visita al ragazzo, che lì per lì pensi, come logica, alla madre morta poco tempo prima e invece c'è tutta un'altra faccenda dietro.

Una faccenda in cui c'è un percorso che il protagonista Mahito deve fare, durante il quale succede veramente l'impossibile come succede in quei succitati sogni, e personaggio il suo che sembra ispirato proprio a Miyazaki dato che il padre del regista era un ingegnere aeronautico come quello del ragazzo del suo film con sullo sfondo la vicenda della guerra (ma solo sullo sfondo) come quella vissuta dal giovane Hayao. 
Ecco, la bellezza delle immagini e delle animazioni forse è l'unica cosa che ti spinge ad andare avanti nelle due ore del film che, molto sinceramente, ti spiazza più di una volta e ti fa dire "macchecc...?".
Uscito al cinema senza nemmeno tanta pubblicità, il suo doppiaggio internazionale si fregia di voci come Cristian Bale, Willem Dafoe, Dave Bautista, Florence Pugh, Mark Hamill (si, proprio Luke Skywalker) mentre in Italia è stato affidato ai classici doppiatori come Federica DeBortoli e Alessandro Rossi. 
E su questo punto apro una parentesi sul doppiaggio dato che anche Striscia La Notizia ha rigirato il coltello nella piaga di Elodie

dopo che è stata presa di mira da Lilli Manzini, doppiatrice di professione, per il suo lavoro svolto per dare la voce a Sarabi, la madre di Simba nell'ultimo film Disney prequel di Il Re Leone dal titolo Mufasa. 
Non è la prima volta che Lilli su Tik Tok accusa i personaggi dello spettacolo quando vengono inseriti per marketing nei lavori di doppiaggio. 
E molto spesso ha ragione dicendo che il risultato poi è mediocre. 
Nel caso di Elodie l'ha definita monocorde e inespressiva aggiungendo nella lista dei complimenti pure ciofeca parlando del risultato, mentre la cantante aveva cercato di dare del suo meglio sotto la direzione di Fiamma Izzo, da lei definita severissima, ma comprensiva per il fatto che non fosse una doppiatrice professionista. 
Elodie, che comunque ha anche già recitato in Ti Mangio Il Cuore (e chi l'ha visto dice pure che è un gran bel film), per la cronaca, poi è stata difesa da Simona Izzo,

attrice e sorella di Fiamma ed io, come d'altronde si suppone anche la Manzini, non ho ancora visto il film, perciò non posso giudicare. 
Il fatto però è che all'estero invece parecchi film animati vengono doppiati da attori di grosso nome e di recente ho citato anche IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL, come accade appunto anche in questo ultimo film di Miyazaki. 
Si parla però comunque di attori e non di cantanti, e tantomeno di vip improvvisati. 
Anch'io comunque a sostegno dei cantanti ci metto David Bowie

che aveva dato divinamente la voce a Maltazard in Arthur E Il Popolo Dei Minimei, fermo restando che David è stato pure attore in film tutt'altro che disprezzabili. 
Ma torniamo al nostro di film che, tirando le somme, non è male, ma se pensate a Il Castello Errante Di Howl o Il Mio Amico Totoro, è tutta un'altra storia... o un'altro sogno. 

lunedì 25 novembre 2024

BAND AID - DO THEY KNOW IT'S CHRISTMAS? (SI CHE LO SANNO)

 Oggi, che è la Giornata Mondiale per l'Eliminazione Della Violenza Sulle Donne (ma non dovrebbe valere solo oggi, sia chiaro), non so se ve ne siete accorti guardando le vetrine dei negozi, ma sembra proprio che siamo già in vista del Natale, ed infatti erano quarant'anni fa che in questo giorno 36 musicisti britannici e irlandesi venivano riuniti da Bob Geldof, l'ex leader dei Boomtown Rats, per incidere una canzone natalizia piena di campane che fanno din don dan, scritta da lui con Midge Ure degli Ultravox, con lo scopo benefico di raccogliere fondi per l'Etiopia sotto la produzione di "quel gran genio del mio amico" che è Trevor Horn. 


Quel supergruppo prenderà il nome di Band Aid, come i cerotti degli anni 80, ma con il significato di "aiuto dalla band" diventando una cosa forse più grande di quello che Bob, fresco (si fa per dire) del ruolo di protagonista nel film PINK FLOYD - THE WALL, aveva immaginato all'inizio. 
La canzone è DO THEY KNOW IT'S CHRISTMAS?, e avrà uno strascico notevole ispirando anche gli americani a fare la stessa cosa e portando anche a quel super maxi evento che è stato il Live Aid.
Fra le tante cose, la vicenda fece fare anche una brutta figura all'allora ministro Margaret Thatcher

che, nonostante il tutto fosse fatto per beneficenza e quindi nessuno dei partecipanti alla registrazione fosse stato pagato, non voleva rinunciare all'IVA sulle vendite del disco. 
Bob Geldof lo vedremo poi nel 1987 anche al Festival Di Sanremo a cantare THE BEAT OF THE NIGHT uscito l'anno prima, con un completo gessato che lì per lì ti farà pensare che gli sta benissimo, ma poi ti accorgerai che ad ogni uscita ufficiale,

tipo Azzurro su Mediaset da cui arriva il video dove il nostro amico si fa un baffo di fingere il playback, indossa sempre quello (anche più su, nella foto con la Thatcher) con spesso la stessa camicia, con il risultato che quei capi inesorabilmente diventano ogni volta più stazzonati, ma perfettamente intonati ai suoi allora lunghi capelli disordinati che comunque venivano anche imitati pure dal sottoscritto. 
Beh, diciamo che Bob in quel periodo badava più alla sostanza che al lato estetico dai, e, dato che oggi è lunedì, per far capire a chi non lo sapesse da che gruppo arriva Bob Geldof, concludo il post odierno con I DON'T LIKE MONDAYS,

la canzone più famosa dei Boomtown Rats che racconta di una ragazzina sedicenne alla quale, siccome doveva andare a scuola, non piacevano i lunedì, ma proprio tanto tanto, al punto che... beh meglio scoprirlo ascoltando la canzone. 

domenica 24 novembre 2024

HOT FROSTY - UNA MAGIA DI NATALE: UNA FAVOLA E NIENTE PIÙ

 Attenzione all'ennesimo film di Natale che c'è su Netflix perché dal titolo potrebbe sembrare un porno, e invece Hot Frosty - Una Magia Di Natale è una innocua favoletta moderna con protagonista Lacey Chabert che ho conosciuto ragazzina (non di persona, purtroppo) all'epoca di Lost In Space e Mean Girls, e da qualche tempo, con qualche anno in più, mi capita di ritrovarla in film dove l'amore impera, ma ripeto, non l'amore fatto a letto nel senso del porno.


Lacey l'avevo infatti citata qui per un altro FILM NATALIZIO tipo tre anni fa ed ora in quest'altro appena arrivato su Netflix si ritrova addirittura con un pupazzo di neve che prende magicamente vita e si innamora di lei. 
A parte gli attori di contorno che sono tremendamente stereotipati, merita una menzione anche il co-protagonista che, nonostante un fisico di tutto rispetto,

dal viso pare una caricatura di Matthew McConaughey. 
Ma è quasi Natale e perciò siamo tutti più buoni, e forse per questo motivo ho visto anche questo film. 

sabato 23 novembre 2024

BRUCE HORNSBY & THE RANGE CON GLI 883 (MA SOLO SUL BLOG)

 Ma si, dai, che due giorni di seguito di musica ci stanno se proprio oggi cade il compleanno di Bruce Hornsby che in questo sabato 23 novembre fa 70 anni.


La sua THE WAY IT IS è accreditata come Bruce Hornsby & The Range, cioè la band con cui lavorava all'epoca poiché in carriera il Bruce ne ha passate diverse, pure i Grateful Dead nella reunion degli anni 90, della quale è mancato nei giorni scorsi il bassista e co-fondatore con Jerry Garcia, PHIL LESH
Non ho mai ascoltato per intero quel LP, ma il singolo è uno dei miei dischi preferiti che, con quel sound malinconico, mi capitava di passare alla radio in quel 1986 così pregno di bella musica e concerti live. 
Però Bruce, pianista questo Bruce e lo si sente già dall'intro e poi con quel lungo assolo di piano in mezzo alla canzone, non mi è mai capitato nemmeno di vederlo dal vivo e mi sono accontentato del suo 45 giri. 
Di tutt'altra pasta invece l'altro disco che ho avuto modo di ascoltare di recente dopo il traino della SERIE TV, cioè l'album di esordio degli 883 intitolato Hanno Ucciso L'Uomo Ragno che qualche anno fa era uscito in edizione rimasterizzata extended con anche i due brani che erano stati rifiutati all'epoca da Cecchetto, cioè IL PROBLEMA, e da Pierpaolo Peroni, cioè LASCIALA STARE.

Nel caso della seconda do pienamente ragione a Pierpaolo perché è una canzone parecchissimo brutta, mentre l'altra invece mi trova in disaccordo con Cecchetto dato che secondo me ha anche il suo perché pur non essendo un capolavoro.

Completano gli extra un paio di demo e dei remix tipo Con Un Deca che si ascolta per pochi secondi anche nella serie quando i due incontrano Mario Fargetta che ci sta lavorando su. 
E comunque riascoltarlo per intero questo disco mi ha fatto un piacere immenso perché quel primo album degli 883 è un disco ruspante, ingenuo, è vero, ma ciò che conta è che è davvero bello perché dimostra che i ragazzi venticinquenni degli anni 90 sapevano ancora fare musica. 
E non fatemi dire altro... 

venerdì 22 novembre 2024

SCARLETT JOHANSSON & GENESIS: INSOLITO DUETTO?

 No, niente strani duetti musicali qui, anche se l'attrice in questione (pochi lo sanno) ha avuto anche esperienze come cantante nel cui primo album aveva collaborato anche David Bowie.


La concomitanza è che quarant'anni fa nasceva appunto una bambina che la famiglia Johansson (papà danese e mamma americana) chiamerà Scarlett Ingrid, quindi auguri per il traguardo dei suoi 40 alla Black Widow della Marvel. Esattamente nello stesso giorno, però di dieci anni prima, invece usciva un doppio LP dei Genesis

dal titolo THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY che, oltre ad essere un concept album, cioè una vera e propria opera prog, era anche il disco che sanciva la fine del quintetto inglese nella versione con Peter Gabriel come frontman. 
La band andrà avanti ancora con due dischi di studio in formazione a quattro con Phil Collins a cantare al posto di Peter mantenendo comunque anche il ruolo di batterista, e con il doppio live SECONDS OUT

terminerà anche la collaborazione con Steve Hackett alla chitarra, arrivando così alla formazione a tre che conosceremo da lì in poi, e anzi, probabilmente molti hanno in mente solo quella poiché è proprio il trio ad aver avuto il maggior riscontro commerciale durante gli anni 80, con il supporto dal vivo di Chester Thompson e Daryl Stuermer (seconda batteria e chitarra)

in posa agli estremi della foto insieme ai tre. 
Tornando però al disco in questione, questo arrivava dopo il mitico Selling England By The Pound, che ebbe un successo clamoroso e nello stesso anno era stato potato live anche in Italia, perciò era inevitabile il confronto tra i due, dove "The Lamb" risultava essere molto più introverso (dissero anche pretenzioso) per la storia che raccontava (pare che Jodorowski ne volesse fare un film), a tratti pareva quasi recitato con melodie non proprio immediate, e all'inizio non venne recepito molto bene dal pubblico. 
Inoltre le rappresentazioni dal vivo stavano diventando sempre più un one man show di Peter come quelli che porterà in scena poi nella carriera solista

(quel meraviglioso Secret World Tour) specie qui che, interpretando l'opera, finiva per mettere in ombra il resto della band che si sentiva come ridotta ad un gruppo di accompagnamento per l'istrione davanti a loro. 
Tali malumori portarono quindi a quella famosa separazione che, tutto sommato, venne tamponata dai rimanenti musicisti nel migliore dei modi, come dicevo prima, certamente cambiando anche il modo di fare musica, orientandosi più direttamente al pop, ma saper cavalcare il successo è anche questo. 
Da questo disco i Genesis in trio continueranno ad eseguire dal vivo comunque la title track e la meravigliosa THE CARPET CRAWLERS,

canzone che, nonostante arrivasse da un album prog e il testo fosse tutt'altro che romantico, in quegli anni 70 (e anche in seguito) faceva anche da colonna sonora per momenti da alcova, magari diffusa dagli altoparlanti dell'autoradio. 
"The Lamb", anche se è un disco difficile, comunque rimane una pietra miliare della musica al punto che spesso musicisti famosi lo hanno portato in scena integralmente proprio come un'opera classica, ma non solo internazionali perché lo HA FATTO anche il nostro Max Gazzè

che, ci tengo a ricordarlo, è uno dei migliori bassisti che abbiamo nonostante molti conoscano il suo repertorio per canzoni che fanno lililli lalalla e basta. 
Anche nel suo caso è pop, ma fatto molto bene. 
Tant'è che comunque nel 2025 uscirà una versione super extended di "The Lamb" con demo e inediti, e con anche un disco live incluso. 
E il bello è che, già così com'era, era un maxi disco che durava più di un'ora e mezza, essendo doppio, ma per i collezionisti va bene tutto dai... 

giovedì 21 novembre 2024

AUGURI ALLA TELEVISIONE CON UNA DELLE PIÙ BELLE SERIE TV: SHRINKING STAGIONE 2

 Oggi è la Giornata Mondiale della Televisione, sempre più diversa dal concetto ormai desueto di quell'elettrodomestico che trasmette i programmi quando lo decide lui, dato che con l'avvento delle piattaforme streaming tutto viene deciso dall'utente stesso, ma rimane comunque un mezzo per portarci in casa film e serie tv che, insieme alla musica, sono il pane quotidiano di questo blog. 

Per tale motivo mi pare giusto dedicare il post del giorno alle serie tv, o meglio una in particolare, dato che su tali piattaforme proliferano in mezzo, bisogna dirlo, anche a tanta fuffa. 

Per fortuna non è fuffa Shrinking come lo conferma anche stavolta la presenza di Harrison Ford che sennò sicuramente non avrebbe firmato il contratto. 

Dopo una PRIMA STAGIONE praticamente incentrata su Jason Siegel nel ruolo di uno psicoterapeuta che diventa un po' troppo sincero con i suoi pazienti e provoca conseguenze anche gravi come lo si vedeva nel finale di stagione scorso, la seconda (l'avevo ACCENNATO la scorsa settimana) si concentra di più sui personaggi di contorno rimanendo divertente, ma forse un po' meno "effetto Scrubs" della precedente, facendo salire alle stelle il cinismo che la contraddistingue. 

L'unica pecca è che gli episodi, di soltanto mezz'ora ciascuno, escono a spizzichi e bocconi, cioè uno alla settimana, su Apple Tv + e so di qualcuno (Cattelan) che di queste serie preferisce aspettare che esca il blocco completo per poterle vedere anche in uno sfrenato binge watching, se lo desidera, proprio per non sentirsi dipendente dal mezzo televisivo.

Tornando comunque su Harrison Ford, nel suo ruolo del mentore di Siegel è semplicemente pazzesco, al punto da aver già confermato la terza stagione. 

Piccolo consiglio "Easter egg": fate attenzione alla scritta sulla maglietta di Liz nel flashback dell'ultimo episodio... 

mercoledì 20 novembre 2024

IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL: CAPOLAVORO ANIMATO

 Compie vent'anni Il Castello Errante Di Howl, sesto film di Hayao Miyazaki che in Giappone usciva appunto il 20 novembre del 2004


e presentato in anteprima sottotitolato alla Mostra Del Cinema di Venezia, mentre nelle sale normali in Italia arriverà a settembre dell'anno successivo, quando sempre alla Mostra Del Cinema di Venezia a Miyazaki verrà assegnato il Leone D'Oro alla Carriera e con il doppiaggio curato da quel ben noto GUALTIERO CANNARSI che con il suo adattamento tanti danni aveva fatto alla serie di Evangelion quando è stata pubblicata su Netflix, ma che però stavolta, nell'ambito di questa storia, quel linguaggio un po' aulico ci stava dentro molto meglio. 
Da allora il regista giapponese noto anche come il creatore della Heidi animata, quella delle caprette che le fanno ciao, ha lavorato ancora a diversi film fino a sembrare avere di recente tirato i classici remi in barca, ma a sorpresa quest'anno è arrivato Il Ragazzo E L'Airone del quale presto parlerò, uh se ne parlerò. 
Nel "Castello" invece si racconta della giovane Sophie che, dopo aver involontariamente fatto salire la scimmia della gelosia ad una strega, da quest'ultima viene trasformata in una rugosa vecchietta e, per riavere il suo aspetto, Sophie dovrà affrontare un lungo viaggio durante il quale farà la conoscenza anche del mago che aveva già incontrato per caso e che abita quel famoso castello errante realizzato con la CGI in mezzo ad animazioni tradizionali. 
Film delizioso che, nonostante le apparenze, riesce ad appassionare anche un pubblico di non-bambini, sopratutto per la bellezza delle immagini che sono da sempre un tratto distintivo del regista. Immagini che sono la traduzione del libro pubblicato da Diana Wynne Jones nel 1986, o meglio l'interpretazione poiché il "Castello" nel libro era raffigurato come una alta torre scura

mentre nel film è più tondeggiante, ma sempre pieno di tubi e camini, e immagini che è stato possibile rivedere rimasterizzate anche in questo caso di nuovo al cinema tra la fine dello scorso settembre e i primi di ottobre in occasione dell'anniversario. 
Nota particolare per l'edizione americana che aveva come doppiatori Christian Bale, Billy Crystal, Blythe Danner, Emily Mortimer, Jean Simmons e Lauren Bacall,

si, proprio quella Lauren di Humphrey Bogart con una delle sue ultime performances, mentre per noi se ne sono occupati gli ottimi doppiatori che troviamo spesso a lavorare nell'ombra, come quella manifestazione che si chiama appunto Voci Nell'Ombra dedicata al mondo del doppiaggio e che tempo fa mi aveva dato modo di conoscere personalmente alcune delle voci a cui sono più legato a... orecchio. 

AMORI & INCANTESIMI 2: MAGICAMENTE SEQUEL

 Ci sono legami che nemmeno il tempo può spezzare. Questo, e altri slogan come quello in foto, sono quanto ci dicono tante presentazioni la...